sabato 30 gennaio 2016

RIVISTA = CAPOVERSO

CAPOVERSO -rivista di scritture poetiche - N° 30 - luglio - dicembre 2015
Sommario
Franco Dionesalvi : A che serve la poesia.
- Saggi :
Saverio Bafaro : Amelia Rosselli stretta nel nodo del mistero
Pietro Civitareale :Poeti italiani del novecento
Francesco De Napoli : Le primavere di Attilio Bartolucci
- Testi :
Luca Benassi : Sette poesie
Maria Grazia Cabras : da "Boches"
Carlo Ciparrone : L'ultimo volo
Maria Amelia Comito : Tre poesie
Daniele Falcinelli : Tre poesie
Elio Grasso : La santa irata
Lea Melandri : Diario del tempo presente
Sotirios Pastakas : Due poesie
Nicola Romano : Cinque Haikù
Maurizio Soldini : Tre poesie
- Interventi :
Mario Bonofiglio : La timeline bidirezionale nella poesia di T. Kemeny
Pietro Civitareale : Editoria e cultura
Pino Corbo : Massimo Bontempelli poeta
Luigi Fontanella : Pasolini ieri e oggi
Alessandro Gaudio : Una cascata di pura gioia
Maria Lenti : Franco Scataglini , necessità della poesia
Carlangelo Mauro : Il centro del mondo di D. Cipriano
Mario Melis : Sui "Motetti" di Montale
Anna Petungaro : Es.senza , le parole di creta di F. Araniti
Merys Rozzo : Il sovrasenso inesplorato della sfida
Sangiuliano : Pensieri igienici : poesia e natura
- Letture
a firma di Vincenzo Guarracino , Antonio Spagnuolo ,Luca Benassi ,Fabio Dainotti ,Davide Puccini,
Vitaliano Angelini , Stelvio di Spigno , Anna Petrungaro, Elio Grasso , Saverio Bafaro, Daniele Santoro,
Alessandro Gaudio , Oronzo Liuzzi .
- Cronache di poesia
- Notizie sugli autori.
Riferimento : alimenaf@libero.it

giovedì 28 gennaio 2016

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO


"CENERE"


L’alba non si era ancora aperta
del tutto, quando sono arrivati e
per ben due volte hanno
pesato e misurato
l’inferno fino all’ultimo grammo
dei suoi ultimi millimetri,
così da dargli un senso
un valore un prezzo.
Inferno poi (per settantuno volte
sette) venduto e riciclato sotto
gli occhi neri del Sole
e nel cuore corroso della notte.
Inferno. (Se gli dai fuoco, ti incendia
più rapidamente ed
ancora più rapidamente dal
sangue ti arriva al petto,
dandoti alla testa.
Ti trasforma in inferno. Così, quando
ti specchi, puoi vedere la sua faccia
che ti ride in faccia tra le fiamme
di carta crespa realmente in fiamme.
Cenere in un istante.)
*
GIANFILIPPO GRAVINO

mercoledì 27 gennaio 2016

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il lago blu"

Specchio di cielo cobalto
nell’inazzurrarsi acquoreo
nella forma. A scorgerlo
ragazza Alessia per attimi
di limbo (dopo l’amore
con Giovanni).. Prosegue
il lago blu della vita,
l’ora mistica per ragazza
Alessia uscita dalla tenda
camera sul balcone del
freddo. Una manciata
di parole legge nell’e-mail
di lui: Ti amo perché sei
bella!!! Trasale Alessia
nella luce nel tempo delle
fragole.
*
"Alessia e la casa"

Casa di Alessia nel viverla
ragazza al lago di specchio
(la vita a riflettere), albereto
nel freddo per l’anima di
Alessia nel risalire la via
dell’esistere.
Si anima il tempo, la città
si placa nel prato della
sera tra alberate di pini
aghi vegetali a fare il bene.

Casa di Alessia: l’ombra
a disegnare cavalli di nuvole
e nell’azzurrità anime
campite in forma di stelle
e lune disegnate nel gioco
aurorale delle cose accadute.

Casa di Alessia e storie
di baci nella Villa Comunale
dove era già stata con
Giovanni in chiara ebbrezza
dei sensi, il primo orgasmo
con un ragazzo.
*

"Alessia e la terrazza"

Parco condominiale del Vomero
nell’abitarlo Alessia, palazzina 8,
costruzione degli anni ’70. Attimi
rosapesca nell’interanimarsi
il pensiero a di cielo un rigo,
di jet una scia bianca, sciarpa
per affrontare il freddo di
gennaio, del nevaio il mese.
A poco a poco le scale sale
Alessia ragazza dello studio
nel giungere al terrazzo dove
era già venuta la sera precedente
che non torna nell’inverarsi del
bacio con Giovanni e il dono
dell’amore, una maglietta rosa-
aurora. Un gabbiano urla:
non avere della felicità paura!!!
Trasale Alessia, ansia a stellarla,
bussano alla porta ed è
Giovanni…
*
"Alessia e la sorgente fresca"

Acque azzurre di sorgente fresca
pari a metallo, platino o argento,
per Alessia auroravestita in limine
alla vita. Albereto nell’anima
di pini e abeti, verdi per rinascere.
Beve Alessia nel refrigerarsi
atmosfera di limbo ad ogni passo
come in prove di danza, flamenco
o valzer. Attimi disadorni, per
colmarli con gli occhi e essere
felice come una donna, Alessia.
*

"Alessia e il nevaio"

Febbraio entrato in scena
da due giorni per Alessia
nell’intessersi il filo leggero
del pensiero con il cielo.
Febbraio del nevaio a
disegnarsi nel limbo di
Alessia dove era già stata
(il sublime nevaio per
rinfrescarsi l’anima in
di ragazza fisicità ai blocchi
di partenza della vita).
Ci sono ancora le alberate
dei pini, l’ebbrezza del
freddo purissimo.
*
"Alessia e il verde dell’albero"

Sera di Alessia al Parco
Virgiliano, alberate di pini
nell’interanimarsi ragazza
Alessia con delle foglie il
verde, nel respirare dell’ossigeno
secondo natura di sogno
il fresco vegetale, gioia a
irrorarla. Nell’albereto di
febbraio se stessa ritrova
nel cogliere di eucalipto
la foglia in un rigo del pensiero
dove è già accaduto con
Giovanni l’amore.
*

Raffaele Piazza

martedì 26 gennaio 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = MICHELE URRASIO

Michele Urrasio : “Il privilegio del vivere” – Ed.Catapano – Lucera - 2015 – Pagg. 384 – s.i.p.-
Ampia raccolta di liriche , che vanno dal 1965 con “Fibra su fibra” al 2010 con “Le radici del sentimento” , arricchita da un ampio capitolo di “Testimonianze critiche”, che da solo riesce a puntualizzare tutta la creatività di un autore , delicatamente decifrato nella sua lunga e colta esperienza di ricerca. Gli interventi sono a firma di Giorgio Bàrberi Squarotti, Andrea Battistini , Giuseppe De Matteis, Francesco D’Episcopo, Emerico Giachery, Mario Sansone , Donato Valli e Francesco Zerillo.
Urrasio ha cercato di raccogliere quei testi che presentano una certa uniformità di scrittura e di elaborazione , pur riportando quelle espressioni mistiche, quei tocchi simbolici, quelle sequenze di solitudine , quelle prospettive assolute del “vivere” , che illuminano le dilatazioni prospettiche del tempo e del pensiero, plasmando pagina dopo pagina quel respiro che sostiene la musica di ogni poesia. Qui si rivela la sospensione tra il presente e il passato , tra l’illusione e la speranza , tra il canto e la preghiera, nel tentativo di interrompere il sopraggiungere di Thanatos , nei colori della nostalgia e delle spirali di un subconscio pronto a disvelarsi.
Il taglio esistenziale sottolinea quella sobrietà che distingue l’uomo attento alle trasformazioni della memoria , nella diversità dei tempi e nel susseguirsi di eventi e stagioni . Scrive l’autore : “Dai primi fermenti suggeriti dal luogo di origine e , in particolare, dagli affetti domestici, il nostro obiettivo si è spostato gradualmente sui temi sociali che hanno inciso sulla nostra maturità : il fermento delle piazze , lo stupore degli attentati, lo sgomento della madre che vede dissiparsi nel nulla il valore dei suoi precetti, il disincanto di una più confortante proiezione di vita. In punta di piedi ho tentato di decifrare il mistero della storia sospesa tra passato e futuro, e ne ho centrato le cadute e le incoerenze, le ingiustizie e le prevaricazioni sociali, e, cercando di essere fedele ai principi morali e mistici, mi sono avventurato nei meandri del cuore per capire i sussulti segreti dell’anima”. Ecco che il “privilegio del vivere” diventa la stagione dominante per gli sprazzi di poesia che giocano con la musica del verso e il sussulto del ritmo.
“Sarà vita il tuo volo di falco/ nel fuoco immenso del sole/ al tramonto : misurerà i passi / incerti del mio autunno. / Del tumulto delle prove sofferte/ non resta che il tuo richiamo: / fuggono lontano le voci / che frastornarono i miei / giorni. La mia, rifiorita / dentro i tralci del tuo balbettare/ sereno, veleggia nell’innocenza/ del tuo sguardo …”
La partecipazione del poeta diventa voce dell’immaginario , connesso alla memoria , immerso nella temporalità , agganciato alla speranza , sia tra la presenza delle ombre che incalzano , sia nello splendore delle occasioni palpabili, tutto nella unità di lettura omogenea ed una selezione che si arricchisce pagina dopo pagina per lo spessore che restituisce alla realtà il simbolo del mito e della incandescenza .
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 25 gennaio 2016

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Dubbio”
Errabondo , nascondo le torri di vetro che accerchiano
trascinando fantasie presso le pietre
senza sapere che il mondo non finisce al bivio
e altrove le ombre lasciano impazzire il gioco.
Se riuscissi a riprendere il tuo pensiero,
qui nel fondo della tazza,
un breve sospiro , preghiera alla preghiera ,
perderei tra le rughe , e resterebbe poco tempo
per le menzogne che racconto in giro,
tra le dita sfrenate lungo l’oscura acredine del dubbio.
L’avessi saputo che sarebbe corso nelle vene
solo malinconia avrei spezzato prima anche il mio giorno.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 23 gennaio 2016

PREMIO POESIA E PROSA = G. LEOPARDI

Il premio internazionale “G. LEOPARDI” riguarda narrativa, poesia, giornalismo,pittura,scultura,fotografia,teatro,decorazione su vetro e ceramica,insomma l’arte in generale ed è a cura della redazione “Il mio giornalino” di Aversa,organo ufficiale dell’Associazione culturale “Scuola centro Kant”. Nasce libero da qualunque convenienza associativa e opprimente ufficiosità, per una cultura del terzo millennio vera e per puro amore della parola. Si divide in sette sezioni:
1. Racconto in vernacolo (edito ed inedito) a tema libero.
2. Racconto in lingua italiana o straniera a tema libero (edito ed inedito).
3. Poesia in lingua italiana o vernacolo o straniera o silloge a tema libero (edita ed inedita).
4. Articolo giornalistico a tema libero o dossier giornalistico (edito ed inedito).
5. Quadro o collettiva, scultura o una serie di oggetti in ceramica artistica,pittura,decorazione su vetro a tema libero (editi ed inediti).
6. Musica, canzoni o danza a tema libero(editi ed inediti).
7. Fotografia o raccolta di foto e immagini storiche,opere teatrali a tema libero (editi ed inediti).
E’ prevista una quota di partecipazione di 20,00 euro per ogni sezione. L’importo dovrà pervenire a mezzo vaglia postale o in contanti ai seguenti indirizzi:
Segreteria del premio, sita in via Publio Virgilio Marone, 3, Aversa (CE) – 81031 – alla giornalista Maria Conte (e-mail:mariacaonte@libero.it).
La scadenza della presentazione dei lavori è prevista per il 31- 01 -2016. Gli elaborati dovranno essere consegnati in cinque copie.
Richiesta informazioni: tel. 081-8903375/328-1664378,tel. e fax 081-8150027.


La giornalista Maria Conte
Presidente Associazione culturale
“Scuola centro Kant” e Direttrice
de “Il mio giornalino”

martedì 19 gennaio 2016

PREMIO DI POESIA

XLIX PREMIO NAZIONALE DI POESIA "PIETRO BORGOGNONI"
per opere edite o inedite , mai premiate in precedenza
inviare sei copie a "Premio nazionale P. Borgognoni". casella postale 277 - 51100 Pistoia , entro il 31 marzo 2016.
E' richiesta tassa di lettura di 15 euro.
Premiazione 12 giugno 2016
Richiedere il bando completo : gio_pol@alice.it -

sabato 16 gennaio 2016

POESIA = POESIE DI CETTI

"TEMPESTA E SERENO"

Ho visto una nuvola procedere nel mare
E subito la luce
Inebriare e spumeggiare.
Ho visto il verde chiaro
E il profondo
E l’argento.
E il vento dentro.
Devo pensare a te,
non posso farne a meno
e, a volte tutto questo è il mio…
è il mio sereno.
*

"PERLE"

Lacrime come le perle,
perle come le lacrime.
Bagnarono i Suoi piedi,
perdono dei peccati.
In rivoli percorrono sentieri designati,
non perdono il calore
degli occhi ormai inondati.
Per cui, signori uomini,
orsù non esitate
e delle vostre donne
di intrecci e fil di perle ,
per dono, il collo ornate,
e, se di ciò ch’io dico,
vostra virtù voi fate,
vedrete, di sicuro ,
le corna perdonate.
*

"RACCONTI DI VIAGGIO"

Vorrei tanto parlarti di terre assai lontane
di cieli sconfinati in cui
immergere i pensieri raccontarti
Dell’albe e dei tramonti
luci di mille iridi i colori
del sol che va dal mare al cielo
e poi dal cielo al mare
di tutti i dì del tempo io ti vorrei narrare
di quella bianca spuma
a prua della sua nave
quando col vento in poppa
e pronti alla partenza
scorgo negli occhi suoi
la grande libertà
e tanta della Sua
Divina Onnipotenza
ma dubbio poi m’assale :
e… se nella realtà
proprio così non fosse?
in fondo
io son ragazza madre
io non ho fatto neanche
o’ viaggio e’ nozze !!!
*
CONCETTA AVELLA
da "Opera quasi omnia"
*

Concetta Avella è Nata a Napoli, Leone. Scrive poesie pubblicate in tre raccolte : "Stanze Inesplorate" , "Chesta è Napule" e "Opera Quasi Omnia”. I suoi libri sono arricchiti da graziose illustrazioni che esegue di persona. Nella vita è un poeta ed una mamma felice.








venerdì 15 gennaio 2016

POESIA = PAOLO CARNEVALI

*
Luci come grappoli
si accendono
sui rilievi scuri
vibrazioni e fumo
tra il tempo
in cocktail ansioso
di pioggia sporca.
Qualcosa che aspetto
o che deve arrivare.
E sono presente
nascosto e visibile
come una luce
a grappolo appesa.
Mi è permesso il
discuto del.
Poi vibrazioni e fumo
e ancora il tempo.
E tu la mia tranquilla speranza,
le mie mani.
*****

Sono uscito.
Gialle foglie attorno.
Questa notte
ci sarà la luna.
Notte pulita.
Domani sarà
come scivolare
su una foglia
sudicia e viscida.
Il mio sguardo
vitreo e freddo
come un clik fotografico.
*****

Tutte quelle luci
tutti quei corpi
il vento che passa
tutto che corre via.
Soffermo lo sguardo:
"vietato chiamarsi"
arrendersi all'attimo
al tempo senza tempo
al tempo che corre
che corre via
e lascia nude le cose
aride le immagini
sola la mia figura
in mezzo a tanta gente.
*****

Una nebbia nascondeva St.Paul
londra viveva frenetica la sua guerra urbana.
Come formiche indifferenti al pericolo
parlavamo di pace,della vita che di giorno in giorno,
nascondeva guerre dimenticate.
C'era aria di tempesta in Cannon Street
che muoveva le foglie caduche degli alberi,
calpestate e portate dal vento.
Una scritta parlava di Missioni di pace,
ci guardammo nell'opprimibile menzogna
di un a pace inquinata e ormai bugiarda.
"Dobbiamo costruire una nuova storia,
nuovi stili di vita, rifiutare le armi."
Dicesti,incrociando il mio sguardo,
"Solo un disarmo mondiale spezzerà la catena di morte,
la cultura della guerra,opporsi al ricatto della difesa militare,
al pericolo grave, al peso economico inutile." Risposi.
Il respiro si faceva nuvola di vapore
quando indicasti London bridge.
Mi piaceva quella tua passione
per tutte le cause nobili.
Il mondo non doveva finire nell'incoscienza
di una catastrofe atomica,
nella follia di un'altra Hiroschima.
*****
PAOLO CARNEVALI
**
Paolo Carnevali
nato a Bibbiena (Arezzo) nel 1957. Traduttore. Aderisco al Movimento per il Disarmo unilaterale
di Carlo Cassola. pubblico "Idialoghi di Ebe e Liò"ed.lalli dal cui testo è stata realizzata una pièce
teatrale(1984).Nello stesso anno redigo "Poetica Città" un poetry-zine adatto alla distribuzione
underground. pubblico in ciclostile "Poesie contro la guerra" distribuite in serate di lettura al The
Poetry Cafe of London. Nel 1985 entro nella redazione del Circolo letterario Semmelweis di A.
Australi a Figline V.no con la presenza di Peter Russell, Giorgio Van Straten, Romano Bilenchi,
Giorgio Torricelli ecc. Pubblico la plaquette poetica "Trasparenze"ed.Tracce(1987) recensita sul
Manifesto(1988)e sul Corriere Adriatico(1990). Pubblicato su riviste e blog di poesia.
*

mercoledì 13 gennaio 2016

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO (trimestrale) anno XXIV n° 4 (ottobre-dicembre 2015)
Sommario:
La redazione : Ricordo di Carmelo Pirrera
Carmelo Pirrera : poesie
Luciano Luisi : Il viandante
Marcello De Santis : A un tavolino zoppo del caffè
Raffaele Urraro : Ritrae l'onda stanca la lingua / Affacciato sull'abisso della notte
Bruno Rombi : Non v'è mare
Palo Senna : Tra noi / Rimmel / Vanità, resistenze / Lo specchio di Tiresia
Aldo Forbice :Le rocce gemono / La palla in bocca
Angelo Taioli : Nell'aria di novembre
Leone D'Ambrosio : L'anguilla di Montale
Giovanna Giordano : Adesso
Recensioni : a firma di Elio Andriuoli (per Valerio Magrelli ,Kjell Espmark ,Antonio Spagnuolo)
e Davide Puccini ( per Francesco Guerrieri, Silvia Rizzo)
In copertina e all'interno : grafiche di Graziella Fraschini .
Riferimento : elioandriuoli@alice.it

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia attende la stella"

Sera di mistico lucore
tra le alberate al Parco
Virgiliano. Alessia
riemersa dal suo film
con il sogno più dolce
nella tasca su un foglio
sgualcito . La sinfonia
dei pini. Attimi disadorni
nell’attesa di Venere
che la vittoria annunci,
la stella a inverare
desideri dopo prove
della danza della vita.
Rosavestita Alessia
la fragola sparge,
la voglia di se stessa,
fino all’abetaia fantastica.
Si aprono i cancelli,
lei al bar nella sua attesa.
E viene l’astro a congiungere
anelito ed esistere
nell’anima a entrarle.
*

"Alessia e la festa di gennaio"

Vestita verde abetaia Alessia
nell’entrare nella festa. Villa
dell’amica Veronica per Alessia
nella bianca gioia nell’interanimarsi
con il cielo azzurro. Portano
i pensieri dove era già venuta,
la stessa casa, e in men che non
si dica balla Alessia un lento
con Giovanni, anima nell’anima,
occhi negli occhi. (Quindi mi ama)
pensa Alessia protesa al frutto
della felicità, la rossa fragola.
Per attimi di limbo fino alla
salvezza nell’uscire tra le stelle
sul balcone del bacio.
*

"Alessia azzurrovestita"

Aria di pioggia: attende Alessia
che ricominci l’azzurro
a vestirla. Nuda prende dal cassetto
jeans e maglietta della tinta
del pastello e si veste come una donna.
Sono venuti gli albereti e l’abetaia
nell’anima di ragazza Alessia
a dare ossigeno a poco a poco
protesa al luogo dove era già
venuta (la sua camera)
per fare l’amore con Giovanni.
Aria tersa, fuori dal tempo,
studia di dipingere la vita
l’arte e così esiste Alessia.
*
"Alessia e il freddo giardino"

Neve a imbiancare attimi
di silenzio per Alessia
nel freddo giardino tra abeti
e pini. Tersa azzurrità
nello scendere nell’anima
di Alessia a rinfrescarla
(magia di albereto).
Ritrova il sogno nella tasca
Alessia rosavestita e trasale,
un foglietto sgualcito
dove è scritta la gioia.
Poi nel parco condominiale
entra Alessia e a studiare
va a casa nell’incanto.
*

"Alessia in piscina"

Sera della piscina per ragazza
Alessia. Arriva guidando
come una donna al Parco
Manzoni nel luogo della grazia
di fredde acque per rigenerarsi.
Il caseggiato in limine con
lo spogliatoio: si sveste Alessia,
una doccia e il due pezzi rosa fuxia
indossa sentendosi ragazza.
Cammina felice (Giovanni le ha
detto che vuole sposarla).
Storia di baci e amplessi per
Alessia fino al contatto con la
liquidità. Tuffo di testa nel
lambire l’elemento. Tocca il fondo
e trova un anello d’oro,
una fede e gioisce del presagio.
*

"Alessia guarda la luna piena"

Sera nell’albereto dell’anima
tra abeti e pini sempreverdi
per di Alessia la vita la finestra
sulla gioia ad aprirsi
(sposerò Giovanni). Aria tersa
e fredda sulla pelle di Alessia
nell’attimo del limbo
dove si trova il letto dell’
amore di ieri sera per il pervasivo
giardino viatico.
Luna piena a intessersi con
l’acqua di sorgente dai raggi
illuminata, una camera, il tempo,
la città è Napoli, l’anno il 2016.
*

"Alessia guarda le stelle"

Osservatorio di Capodimonte
per Alessia. Telescopio puntato
oltre le cose delle nuvole nel
trasalire di ragazza Alessia
nel sembiante rarefatto. S’inciela
un pensiero nel lucore a pervaderla
(non mi lascia). Ama Giovanni
Alessia e vorrebbe fare l’amore
guardando Luna, Marte e le stelle
a stellarla pari ad amuleti.
Lenti passi di Alessia. Freddo
è il cielo. Magica la forma
delle cose di luce polita
in sintonia con gli occhi
nell’interanimarsi dove era
già venuta.
*

"Alessia e l’azzurrità di gennaio"

Fredda azzurrità a entrare
nell’anima di Alessia
nella forza degli occhi.
Gennaio del nevaio,
in controcampo dei volatili
il canto e il volo a destra
delle cose di Alessia
per resurrezioni ad ogni passo.
Deterse ferite per guarigioni
e illuminazioni per Alessia
campita nel cielo come una
donna. Squilla il telefonino
in gocce di azzurra gioia
per Alessia. Lui le dice:
non ti lascio.
*

"Alessia e la chiostra di monti"

Dell’aria fredda incantesimo
dopo il sogno, uscita dalla
torre di vedetta ragazza Alessia,
nel respirare della vita nuova
il senso nell’interanimarsi
con dei monti la chiostra per
resurrezioni ad ogni passo,
Alessia nel salvarsi in leggerezza
di acque di sorgente polite
nel tendere a dove era già venuta.
con Giovanni (l’albergo celestiale).
A poco a poco s’illumina
di Alessia la vita presso dell’ironia
i salici e sale la gioia
(occhi negli occhi con Giovanni).
*
Raffaele Piazza

martedì 12 gennaio 2016

POESIA = MANUEL PAOLINO

"INCONTRO"

La pioggia non ci ha afferrati con le sue chele bagnate di rose,
in quella putrida fonte di veleno boscoso nella quale
ci eravamo imbattuti una sola lunghissima notte sola
e sonnambula – barcollante lì, dove negli angoli gialli spenti
volteggiavano gli ubriachi stanchi all’ultimo scalino del lombrico.

Avevi perso il mio nome
e rimasta indietro con le gocce
di pioggia la tua sofferenza,
aveva la bocca tappata da lacci stretti
dal caro destino.
*

"PLUTONE"

Ho sparso semi qua e là,
Dopo aver dipinto dal basso
Intricatissime trame nel terriccio
Che dall’alto appaiono a Plutone
Danzando col loro rumore vivo e capriccioso,
Come quel mondo risplendente di metallo e di pietra
Delle cose dove il suono si mescola alla luce,
Così caro a Baudelaire.
Cresceranno alberi maestosi: verdi,
Rossi, con dolci frutti gialli, le ninfe
Sazieranno la loro sete da foglie larghe
Come lune, i fanciulli correranno
Dietro ai lupi e ai corvi tra lapidi calde
E d’oro erette alla memoria dei poeti silenziosi
Ma così puri, da far fiorire i prati
Fino agli occhi più sorpresi di Caronte.
*

"IL VOSTRO BACIO"

La lingua nel ristoro dolciastro, liquido –
Piccolo intaglio d’ebano – più dolci ancora
I graffi duri arrivati dalle spine di tenebra.
Morire tra le gonfissime mongolfiere di Hans Phaall
Fiere nell’incursione dell’ignobile dio buono –
Dentro col firmamento tutto!
E il Bacio a te dovuto.

Le mani soffici sui vetri di Murano.
La clessidra calda che decora il portone dove
Sulla soglia mi spoglio nudo poi,
Contemplo con furore fra due perle
Incredule il paesaggio haitiano della discesa:
Sul mare d’olio della schiena accesa
Scivola il Bacio a te dovuto!
*
MANUEL PAOLINO
*
Nato nel 1977 a Trieste. laureato in Lettere, Manuel Paolino fra il 2011 e il 2015 pubblica sei raccolte e il suo pensiero, in questi anni, segue di pari passo la sua opera. “Carmina lapidea” (Gilgamesh Edizioni, 2015) l’ultimo libro di poesie editato; in precedenza pubblica “Leunam, Prima del crepuscolo e Calipso” con la Midgard Editrice e in seguito autoproduce altre due raccolte, “I luoghi sepolti” e “Nuova poesia pura”. Tra il 2005 e il 2015 sue liriche sono entrate a far parte di ventisette antologie poetiche e una rivista letteraria; ha ricevuto inoltre vari riconoscimenti e menzioni. Amante della poesia pura, dell’ermetismo, del simbolismo, attento indagatore del sentimento poetico, e dell’umana natura, Paolino con “Il sentimento del veggente”, inedito, manifesta un nuovo volto, espressione del compimento di una sorprendente maturazione artistica. Segno di svolta rispetto ai lavori precedenti e al medesimo tempo prosecuzione di un’indagine poetica. Si cimenta qui anche nelle traduzioni di Baudelaire e Verlaine. Tutta la sua produzione passata, presente e futura, fa parte di un progetto letterario denominato “L’idromele”.






lunedì 11 gennaio 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORENA TURRI

Nota di lettura di Valeria Serofilli al volume "Leggi una donna" - Kairós Edizioni, Napoli 201- di Lorena Turri.

Un autentico invito a indagare il mondo dell’universo femminile il volume Leggi una donna che Lorena Turri ha pubblicato per i tipi di Kairós Edizioni di Napoli nel gennaio 2015 e prefato da Antonio Spagnuolo, curatore della collana “Le parole della Sibilla”.Una pubblicazione, la prima della Turri, frutto di un premio editoriale ricevuto dall’Autrice per essersi classificata al primo posto del Concorso Voci di Abano Terme del 2014,sezione poesia, organizzato da IPLAC.
Una esortazione rivolta all’uomo, amico, amante, compagno o addirittura figlio che sia, ma anche a tutte le donne che in questi versi si possano riconoscere e trovare la forza per risorgere.
Così, partendo dal quotidiano per giungere all’universale, come professato dal grande Aristotele, Lorena Turri si fa voce di donna.
"Parto sempre dal quotidiano", scrive infatti l’autrice, "da me, dalle mie esperienze, dal basso, con l’intento di salire verso un sentire comune, verso un universale che chiamo cielo. Salgo e scendo scale, in sostanza, scrivendo . Uso quasi esclusivamente la prima persona per interpretare me stessa ma anche gli altri".
Questo il messaggio della poesia eponima che trova eco in Io Donna come in tutte le poesie contenute nelle sei sezioni in cui è articolato il volume. Una donna - libro che molto spesso gli uomini leggono solo per metà. Ma non i poeti, aggiungo, perché solo i poeti sanno tutto il resto (…) vedono il “Paradiso e anche l’Inferno”. Sei sezioni in cui la poetica dell’Autrice non è ingabbiata dalla rima né da una comunicazione immediata e semplificata del suo travaglio interiore. E la Turri sta ungarettianamente sola, distesa come il mare senza più sensi né un senso, (da Io e il mare).

Una solitudine che leggendo il libro, sembra avere inizio una volta coniugatasi, mentre “mai da solo palpitava il suo cuore da bambina e adolescente” (da Intanto crescevamo). Solitudine ma non rassegnazione, perché chi ha la forza di generare non si può arrendere alle difficoltà. Il suo poieo è un’intima necessità, quella di urlare un urgenza assai comune, veicolata dalla bellissima e suasiva immagine di chi, dopo aver stirato le lenzuola, si accorge di non aver nessuno che ti aiuta a piegarle: “è in quel momento che devi farti forza e allungare le tue braccia più che puoi ( nota alla seconda sezione Di solitudine,silenzio,speranza).
E la Turri lo fa con un verso libero proprio dell’ultimo novecento, inserito in un ricco apparato fonoprosodico di consonanze e allitterazioni che conferiscono una forte musicalità alla versificazione. Un esempio su tutti:

Il mio silenzio sgocciola su un foglio
appeso con un cappio ad un perché.
Con me lontana, in cerca d’agrifoglio,
cola il pensiero gravido, da sé.

Non è una novità se ancora piango
tentando della luna d’afferrare
il cerchio della luce, il casto tango,
il senso della sfera e il suo ultimare.
(…)
da “Io, poeta”.

Il tono è colloquiale, malinconico, ma a volte intriso d’ironia e pungente autoironia,
con occhio rivolto ad Oscar Wilde, autore caro alla Turri.

Un’esplorazione poetica dunque, questa dell’Autrice, sia dell’universo femminile tout court che del suo personale microcosmo. Un terreno da esplorare intimo e delicato, perché sfogliare una donna significa leggerla nelle sue infinite sfaccettature di diamante.
Una ricerca condotta con tenacia, sincerità ed acutezza, permettendo al lettore di immedesimarsi a sua volta nelle dimensioni opposte sia del dolore che, sul fronte opposto, di una tenace ricerca di una dimensione più vivibile e umana. A parte tutto sorride (“A parte tutto”) e aspetta (“Ti aspetto”) chi l’ha ferita e offesa. Perché anche il dolore più grande può ammutolire oppure dare voce e infondere la necessità del canto, spingere a cercare l’oblio oppure fare riscoprire a poco a poco una memoria comune in un dialogo con se stessa, se andarsene o restare:

(…)
Perché, quando tu sarai stanco di andare
e io stanca di restare,
a quella porta ci appresseremo entrambi,
tu per entrare,
io per uscire.
(…)
da “Andarsene o restare”.

Eros e Thanatos dunque, fin dall’immagine riportata in copertina, raffigurante due ballerini forse balinesi incastonati in un cammeo di luce giallo oro sole, in complementare gioco di colore col cielo cupamente viola e scelta dalla Turri per l’atteggiamento ambivalente di possesso e sottomissione ma anche di fierezza da parte della donna. Perché l’anima della donna è una piccola luce che brilla, nonostante tutto.Questo anche il messaggio dell’haiku conclusivo “Venere”, in sapida ring composition col verso finale della poesia eponima in cui “la parola fine lascia il posto a una piccola luce, che è la sua grande ANIMA”(da “Leggi una donna”):

Notti di tigli
e un vanigliate d’albe
Venere brilla.
-da “Venere”

A Lorena Turri, poeta e donna, non possiamo che dire grazie. Grazie perché da questa sua situazione di disagio è sbocciato un fiore, il fiore della poesia, avvalorando l’espressione “Nulla sapevo poi incontrai la poesia”, posta ad esergo della quinta sezione del volume qui oggi presentato, cui la sensibilità, la fierezza e in primo luogo l’originalità e la sincerità dei versi conferiscono il valore di testimonianza oltre che di valida opera letteraria.
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Valeria Serofilli
Incontri Letterari dell’Ussero,Pisa, 28 Gennaio 2016


domenica 10 gennaio 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABRIZIO BAJEC

Fabrizio Bajec – “La cura” – Fermenti Editrice – Roma – 2015 – pagg. 79 - € 12,00

Fabrizio Bajec (1975) italo – francese, vive a Parigi. Poeta, drammaturgo, traduttore di autori anglofoni e francofoni (tra cui William Cliff, del quale ha curato “Poesie scelte”, Fermenti Editrice/ Fondazione Marino Piazzolla, 2015 e Adam Rapp). Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e per il teatro ha scritto varie sceneggiature fra cui Rage (2009).
La cura è un libro di versi bene strutturato architettonicamente, scandito nelle seguenti sezioni numerate: “I. E adesso?, II. La cura, III. Per oscura obbedienza, IV. L’avventura (2002 – 2006) e V. Coda (2014)”. Presenta una postfazione accurata di Paolo Febbraro.
La cifra essenziale della poetica di Bajec è quella di uno stile visionario e spesso affabulante, sempre diretto, del tutto antilirico e antielegiaco. Tema di fondo si rivela quando il poeta parla di componenti dell’organismo umano, che si potrebbero ammalare, o del cadavere della madre in “Ospedale, madre morta”, primo toccante componimento della parte del volume eponima.
Nella suddetta composizione si nota un’insolita esplicità. L’io – poetante si rivolge ad un tu, suo padre, del quale si sente compagno nel dolore. Il figlio riflette sull’argomento della sorte dei morti attraverso una serie di immagini intriganti e inquietanti. Anche una vena di vago misticismo, legato all’ebraismo e al cristianesimo, si rivela a tratti nel discorso dell’autore per esempio in Yom Kippur, nella sezione “Coda” (2014). In questo componimento è descritta una scena, presumibilmente ambientata in Israele, nella quale un rabbino intona i versi del perdono e ha alle spalle gli indifferenti.
Nell’incipit è detto che non c’è Gesù che scacciava i mercanti e gli usurai, prevalendo un senso di sincretismo religioso del tutto immanente. Il poeta afferma che c’è una famiglia a ripararlo con una tenda e sul marciapiede il Tempio riversa i suoi naufraghi. L’ultimo verso, che dovrebbe esprimere le parole del rabbino stesso, è emblematico sull’importanza dell’avere figli nella concezione veterotestamentaria:-“Che i figli rimpiazzino i genitori”.
Le poesie sono spesso composite e molto articolate e caratterizzate da un andamento anarchico e sfiorano, a volte, l’alogico. Altre volte, invece, sono più immediate ma senza mai essere elementari, per la complessità delle situazioni trattate attraverso immagini alte.
Il tessuto linguistico è connotato da accensioni e spegnimenti e da una sensibile magia che si coniuga a sospensione. Espressione di scrittura intellettualistica, quella di Fabrizio, caratterizzata da un’avvertita e forte icasticità della parola, dei sintagmi detti con una notevole urgenza.
Un elemento centrale, in questa raccolta, è quello di una forma sempre sorvegliatissima ed elegante e non manca mai una consapevole dose di ironia. I versi sono leggeri, veloci e ogni strofa è costituita da brevi frasi, che spesso producono visioni apparentemente irrelate tra loro, che hanno effetti stranianti. Anche la tematica del male sublimato è presente soprattutto in alcuni testi nei quali sono detti il killer e l’assassino, con un tratto di maledettismo.
La cura è un libro che, di poesia in poesia, tocca motivi sempre eterogenei. Non manca il tema erotico amoroso e in qualche caso l’io-poetante si rivolge in modo confidenziale a varie ragazze.
Per esempio in 15 anni, tratta dalla sezione “L’avventura” (2002 – 2006), l’interlocutrice di Bajec, che non risponde, è una quindicenne incontrata nella metro. Ella diviene oggetto dello sguardo del poeta che desidererebbe penetrare nel suo mondo, nella sua intimità, nella sua costellazione personale di adolescente.
La donna come enigma, quella nominata qui da Fabrizio. Partendo da particolari fisici, come le unghie verniciate, i seni piccoli e il culo sformato dai jeans, vorrebbe sapere la sua storia personale: la scuola frequentata, cosa fa sulla terra e se è una straniera.
Anche in “Canal Saint Martin”, che si trova nella stessa scansione, la protagonista è una ragazza, questa volta già conosciuta dall’io-poetante. Il poeta l’interpella usando una forte connivenza, indicandole un tipo di ragazzo fascinoso, con un gatto nero sulla spalla.
Secondo lui il giovane potrebbe renderla felice e sono descritte situazioni concrete e idilliache, intime, di una loro potenziale storia amorosa. Una sensuale dolcezza si evince dal suddetto componimento nel relazionarsi dell’io – poetante con la giovane.
Una costante nelle varie composizioni è quella che fa emergere un forte stupore sofferto del poeta dinanzi al mondo e alle cose. Questo è spesso amaro e compiaciuto, fornendo sensazioni empatiche che Bajec sa trasmettere al lettore che affondi nelle sue pagine.
Nell’approccio al reale, che traduce in versi, il poeta sa farci comprendere il suo senso della vita profondo e disincantato, pessimista, per giungere consapevolmente alla salvezza dopo essersi specchiato sul fondo. Il sentimento del dolore, di fronte a moltissime situazioni dell’esistere è mirabilmente controllato, rivelandosi attraverso poesie in cui Fabrizio non si geme mai addosso.
Invece, con strumenti sottesi ad una forte coscienza letteraria, con scaltrezza, scava con la penna per giungere a raffigurazioni traslate dell’universo, che, nella sua visione, vorrebbe trasformare da caos in cosmo. Allora "La cura" diviene un potente antidoto all’angustia del vivere e al mal d’aurora, una terapia fatta di poesia dalla forte valenza etica per l’autore e i lettori, nonostante la grande carica trasgressiva che spesso sottende.
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Raffaele Piazza

PREMIO DI POESIA =FARINA

FONDAZIONE «ROBERTO FARINA» Onlus

Premio Internazionale di Poesia «Roberto Farina»
XIV Edizione

Contrada Foretano – 87070 MONTEGIORDANO MARINA
www.fondazionerobertofarina.it
premiodipoesia@fondazionerobertofarina.com


1. Il Premio è destinato a volumi di poesia di Autori italiani o di Autori stranieri (tradotti in italiano) editi tra il primo di Gennaio 2013 e il 31 Marzo 2016.

2. Le opere, da inviare direttamente ai componenti della Giuria, di cui si fornisce l’indirizzo, dovranno pervenire entro il 30 Aprile 2016 con la dicitura scritta sul plico o su un foglio: «Partecipa al Premio Farina». Una copia va inviata anche al Dott. Antonio Farina, Contrada Foretano, 6 – 87070 Montegiordano Marina (Cosenza). I libri inviati non potranno per nessuna ragione essere richiesti indietro.

3.Il vincitore riceverà la somma di euro 2.000 (Duemila) e una targa artistica oltre all’ospitalità. Non sono ammesse deleghe. L’eventuale assenza del vincitore alla cerimonia di premiazione, che si terrà domenica 1° Giugno 2016 a Roseto Capo Spulico, nell’Alto Jonio Cosentino, avrà il significato di rinuncia al Premio.
La Giuria – il cui giudizio è insindacabile - si riserva si segnalare alcuni poeti con una targa artistica.

Il Presidente della Giuria e il Dott. Antonio Farina, Presidente della Fondazione, assegneranno una targa artistica a una personalità illustre nel campo della scienza, dello sport, della politica, della cultura o delle attività ricreative.

GIURIA

Dante Maffia, scrittore (Presidente)
Via Adolfo Ravà, 76 – 00142 ROMA

Carmine Chiodo, storico della Letteratura Italiana
Via della Marranella, 129 – 00176 ROMA

Gennaro Mercogliano, saggista
Contrada Amica, 370 – 87067 ROSSANO STAZIONE (CS)

Eugenio Nastasi, poeta
Viale S. Angelo, 33 – 87067 ROSSANO SCALO (CS)

Luigi Reina, storico della Letteratura Italiana
C.so Vittorio Emanuele, 14 – 84123 SALERNO
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Il Premio è arricchito anche dalle Sezioni: “Angelo Lippo”, il cui vincitore riceverà un’opera d’arte, dono della famiglia, e una targa artistica; e “Vincenzo De Palo”, il cui vincitore riceverà un’opera d’arte, dono di Dante Maffia, e una targa artistica.
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sabato 9 gennaio 2016

POESIE = ANTONIO SPAGNUOLO

– “MARMO”
Sul vetro è l’ombra repressa che incidi,
che smemora e arrende in silenzio per sbalze.
Hai nel volto il turbinio delle stelle riflesse
e nel calco la voce si stacca ai rintocchi scanditi
per un gioco di luci.
Ho scritto ai margini dell’anno il bivio
che mi distoglie dalla tua tomba aperta
a colpire il lutto incrociato alla frana della pietra.
Azzittite le musiche nelle cadenze istantanee
ogni impronta ha un fulgido gioco
sospeso all’attimo ed il marmo ha arabeschi proibiti.
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– “ABBAGLIO”
Gioco nell’ora che imbruna contro l’eternità,
perché il tuo viso riappare nelle ebbrezze
perdendo contro il vuoto nelle strane scintille.
Le tue ceneri hanno inciso il desiderio
nel raggio obliquo delle polveri,
trascrivendo memorie che corrodono
il mio labbro assetato.
Abbagli nell’onda brusca di un tramonto
che mi rende sconfitto.
*
– “SUSSURRO"
Tocco d’amore rimane l’intimo sussurro,
vanificato ai margini degli incontri, ma prosegue
l’incanto delle notti insonni .
Rinchiuso fra le ombre del passato
ripeto il tuo nome , inutilmente,
nel desiderio di un lampo a cicatrice
del profumo di un piede indispettito.
La voluttà del tuo ventre traspariva furori,
irrefrenata melodia della carne,
nella stanza che pullulava melodie
ed ora cade nel buio per stordirmi.
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ANTONIO SPAGNUOLO


venerdì 8 gennaio 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABRIZIO GIULIETTI

Considerazioni su “Involucri” di Fabrizio Giulietti


“Involucri” di Fabrizio Giulietti è una raccolta che dimostra la piena maturità espressiva dell’autore sottesa ad una forte originalità che si traduce in una parola pronunciata con urgenza nella sua icasticità.
Già nella poesia eponima, breve e concentratissima, si riscontra la cifra distintiva della poetica di Giulietti, che si rivela in immagini scabre ed essenziali,.visionarie ed enigmatiche, simboliche e arcaiche.
In essa, nell’incipit si affiancano l’acqua, simbolo di vita, e la morte, nel dualismo tra eros e thanatos, che è al centro del discorso dell’autore, nel suo scavare con la penna in profondità.
Anche se i secchi sono vuoti la vita resiste nel rimanere a guardare con la forza degli occhi un insieme da levare con una fisicità di involucro di pelle, in una tensione che, nell’urto della carne, si realizza in un vago amplesso.
I componimenti, che tendono alla verticalità, sono pervasi da un’aurea di magia e sospensione.
Sulla pagina tra detto e non detto si crea una zona di limbo, di attimo in senso heidegeriano, zona dalla quale sgorgano senza sforzo i versi del poeta raffinati e ben cesellati, connotati da un senso di mistero che sfiora l’indicibile.
Accensioni e spegnimenti continui s’inverano sulla pagina producendo effetti stranianti nel loro tendere all’alogico.
Poesia quella di Giulietti del tutto antilirica e antielegiaca che emerge da un inconscio controllato stabilizzandosi in un continuum di sintagmi situati sulla linea intermedia tra gioia e dolore.
Su questa retta imprendibile s’invera il discorso di Giulietti nel quale l’aggettivazione mirata fa cogliere le sfumature anche minime.
I componimenti sono leggeri e scattanti, nitidi e luminosi connotati da un’essenza fortemente intellettualistica.
Una vena epigrammatica e assertiva è tipica nel poiein dell’autore, che arriva, tramite la rarefazione, a suggestioni che non lasciano indifferenti il lettore.
Ogni singolo verso è densissimo in sé stesso come un rivelarsi criptico, pari a un mantra che viene alla luce.
In L’urlo, una delle poesie più alte, si realizza un tema ricorrente della raccolta, quello della precarietà e dell’evanescenza delle situazioni dell’esistere, che porta al dono del turbamento, attraverso l’acume contemplativo.
Questa poesia è tutta giocata sui movimenti di persone che si realizzano tramite la loro corporeità in una scrittura avvertita e sensuale, nella quale non manca la tematica del male sublimato.
Sono detti personaggi vaghi che si ritrovarono tutti in basso in un contesto evocativo, nel loro armeggiare con una corda e una leva. e poi nella lotta corpo a corpo.
I misteriosi individui riescono a vedere e poi si m mettono a urlare, rimandando al celebre quadro di Munch, quando nessuno più sentiva.
Venature neo orfiche connotano la poesia di Giulietti, nel suo realizzarsi con tessuti linguistici eleganti e sinuosi nella loro stringatezza.
Un fare poesia che, dal dato concreto tout-court sfocia in una costellazione surreale e onirica.
A volte emerge un tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, elemento che aumenta il senso sibillino del contesto.
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Raffaele Piazza

domenica 3 gennaio 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = TOMMASO PUTIGNANO

Tommaso Putignano – “L’ultimo nome scolpito” -Fermenti Editrice – Roma – 2015 – pagg. 73 - € 12,00

Tommaso Putignano è nato ad Urbino nel 1972 e attualmente residente a Roma.
Ha pubblicato con Fermenti le sillogi di poesia: “Mezzagamba" e "Millesguardi”, (2005), “ Navigatori a vista” (2009).
“L’ultimo nome scolpito”, raccolta prefata con notevole acribia da Donato Di Stasi, è un testo che, per la forte dose d’introspezione, non lascia indifferente il lettore.
Chi legge tende ad identificarsi con l’-io poetante e ad entrare nel suo universo virtuale.
E’ un libro ben strutturato architettonicamente, anche perché scandito in numerose e composite sezioni: WIFI Overload, Porta Girevole, Vagiti Metropolitani, Una boccata d’aria e Commiato.
Da notare che tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola, elemento che dà ad essi una notevole forza espressiva.
Interessante il primo componimento dell’opera, senza titolo, che si può considerare un esempio di poesia visuale e sperimentale.
Infatti è costituito unicamente dal sintagma Kernel panic che viene ripetuto sulla pagina tre volte per ogni rigo per trentuno volte.
Il termine Kernel indica il nucleo di un sistema operativo e, associato a panic, può farci immaginare il senso di sgomento ed inadeguatezza che una persona può provare di fronte al fenomeno dei media internet ed e-mail.
Tale sensazione si rivela, in generale, nello sperimentare quotidianamente la rivoluzione che, nella nostra epoca, ha provocato il computer.
E in realtà questo mezzo ha radicalmente mutato, nella nostra contemporaneità, i rapporti tra gli individui e quelli dell’uomo con la società, nell’era della globalizzazione.
Scrittura tout-court antilirica e antielegiaca, quella di Putignano, connotata da chiarezza, luminosità, leggerezza e velocità, con uno stile che tende, a volte, al narrativo e all’affabulante.
Cifra essenziale della poetica di Tommaso, che avevamo già identificato in “Navigatori a vista”, è quella di un tessuto linguistico avvertito, icastico, che si realizza con urgenza e che risulta, nello stesso tempo, controllato.
Un tono crudo e inquietante è presente in vari componimenti come Zitto, tratto dalla sezione “Vagiti metropolitani”.
Nella suddetta composizione l’io-poetante si rivolge ad un tu, presumibilmente un bambino, un ragazzo, un figlio, al quale dice, in modo autoritario, di prendere la pasticca e di stare buono, di non fiatare e non parlare.
Al futuro ed addirittura al passato dell’interlocutore penseranno loro, la persona interpellata deve solo stare tranquilla e andare a dormire.
Si può intuitivamente pensare che la somministrazione forzata di uno psicofarmaco, necessaria e dolorosa, sia il tema della poesia nella quale non mancano versi quasi gridati:nella loro tragicità: “…Prendi la pasticca e vatti a far fottere il cervello/ Così se la tua carne non sarà da galera/ Lo sarà la tua mente…”.
Il tema amoroso, erotico è presente in L’ultimo nome scolpito, quando l’io poetante si rivolge ad un “tu” femminile, cosa che frequentemente avviene nelle varie scansioni del testo.
La donna viene intesa come connubio di bellezza salvifica e intrigante sensualità.
Un’atmosfera vagamente surreale si realizza nei componimenti di Putignano, quando si perde ogni concretezza nelle immagini, prodotte con nitore e contenute, generalmente, in strofe brevi.
Tale caratteristica si riscontra in maniera notevole in “Ti ho sposata ieri”, inserita nella sezione “Una boccata d’aria”.
In questa poesia il poeta, nel rivolgersi all’amata, nel descrivere le scene di uno sposalizio, delinea situazioni che escono da qualsiasi logica razionale.
Per esempio scrive che la chiesa era piena di gente ma che gli sposi erano soli, mentre i testimoni erano la città, e che ha amato la sposa prima d’incontrarla e che lei gli ha dato cento figli.
Nella chiusa viene detto lo stesso matrimonio come mai morto, mai nato.
In “Poesia per C”. Putignano si relaziona ad un’identità femminile, della quale ogni riferimento resta taciuto, definendola in vari maniere: “libeccio e tramontana, cielo sereno e scuro, miele più dolce e fiele più amaro, libellula e ragno divoratore”.
Pare che la dimensione amorosa sia vissuta in modo conflittuale dall’autore, con una diffidenza strutturale verso le destinatarie dei suoi sentimenti e del suo eros.
Del resto l’intero libro oscilla, tra accensioni e spegnimenti, in una dimensione di limbo, tra vita e morte come in “Apocalisse”, inserita sempre in “Una boccata d’aria”.
In essa l’io – narrante immagina, inserendo un titolo che si riferisce ad un fenomeno collettivo, la sua fine privata, che sottende però una rinascita: ma rinascerò domattina.
Una stabile inquietudine, che, si coniuga ad una grande rarefazione formale, connota L’ultimo nome scolpito, nome che è quello del poeta inglese John Keats, scolpito eternamente nell’acqua, come leggiamo nell’ultima poesia, a lui dedicata, inserita nella sezione Commiato.
In copertina viene inserita la composizione originale Stati antagonisti, 2015 pigmenti naturali su carta di Giancarla Frare, un’artista stimolante che si è formata alle Accademie di Napoli, Urbino e Venezia.
Con all’attivo numerose mostre personali e rassegne internazionali in Europa, America e Oriente.
Prevalgono nel disegno per Putignano effetti segnici dai contrasti marcati, collegati ad atti di accusa nei confronti di esasperate vicissitudini della memoria.
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Raffaele Piazza