martedì 12 dicembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTON PASTERIUS

Antòn Pasterius – "Blasfemie concettuali e aforismi"-- Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 147 - € 18,00

Il moldavo Antòn Pasterius, oggi ottuagenario, si trasferisce giovanissimo in Francia dove svilupperà i suoi polimorfi interessi. Nel 2007 pubblica la sua prima raccolta di poesie, L’amore dentro. L’immagine in copertina è dell’Autore. Altre sillogi poetiche sono inserite in varie antologie. Nel 2009 esce il romanzo L’attesa e l’ascolto. L’attività irriverente del poeta – aforista trova la sua concretizzazione nel volume Parole lesse e connesse, 2012. Nel 2013 viene pubblicato 3 d’union, nel quale l’A si è aggiunto con un gruppo di poesie e due racconti alla validissima coppia di amici Luciana Riommi e Giovanni Baldaccini, dando vita ad un volume particolarmente interessante. Segue la pubblicazione del romanzo Le vicissitudini della libertà, 2015, mentre è del 2016 la raccolta di racconti Nove pazzi facili. Tutti i libri del Nostro sono pubblicati con Fermenti Editrice. Ha scritto anche per il cinema e per il teatro e svolge in parallelo un’intensa attività nell’ambito dell’arte figurativa.
Blasfemie concettuali e aforismi mostra in copertina l’opera pittorica dello stesso Pasterius La bagarre, 2017, tecnica mista, che rappresenta linee curve in dinamico ondeggiare. L’immagine per questo movimento s’intona al discorso aforismatico.
È un libro che si può considerare in continuum con la precedente raccolta di aforismi dell’autore, Parole lesse e connesse comparsa nel 2012; presenta un’esauriente prefazione di Antonino Lo Cascio che è anche Traduttore dal francese e Curatore.
Come leggiamo nella scheda il volume è destinato ad un pubblico che ama riflettere su massime e pensieri, ora dolci, amari, scoppiettanti, saggi, etc, per chi su tutto indaga, strombazza, irride, in nome di una sagacia schietta e irriverente, com’è il caso di Pasterius.
Contrariamente al precedente libro di aforismi, che era scandito in diciotto capitoli tematici, Blasfemie concettuali e aforismi non presenta suddivisioni. Come scrive il traduttore Lo Cascio. L’Autore, sfoderando una nuova capacità innovativa, ha voluto ometterle, lasciando questo compito al lettore, che potrà eseguire il giochetto tassonomico in modo personale o con gli amici. Si crea quindi un’interazione tra chi scrive e chi legge.
Quanto suddetto rientra nella concezione ludica della sua produzione. Per questo la pagina dell’indice appare senza indicazioni, in attesa di essere redatta.
Il testo è costituito da quattrocento aforismi di diversa estensione, con versi formati spesso da una sola parola.
I vari brani hanno un tono epigrammatico e strutturalmente sono compatti e rarefatti.
Cifra essenziale della poetica di Antòn è quella di una pronuncia mordace che può essere gioiosa, amara, nel raggiungere una marcata dose di trasgressione.
Gli aforismi sono eterogenei e toccano campi esistenziali dell’esperienza umana, dal pubblico al privato, dal sesso alla religione, dalla politica alla sociologia, dal senso del tempo che passa alla natura.
Ogni singolo brano può essere percepito come una definizione nella quale attraverso il nonsense vengono espressi i concetti. Perciò si può considerare il libro, a partire dal titolo, intriso di un certo intellettualismo e di un ottimismo di fondo, sebbene non manchino nella sua sensibilità accenni al dolore più o meno sfumati.
Sembra che Pasterius giochi con le parole, plasmando nessi attraverso sintagmi che si realizzano con accensioni e spegnimenti subitanei sempre icastici. Questi sono il frutto di una coscienza letteraria intelligente e poliedrica e di una fantasia creatrice multiforme e feconda che consente allo scrittore di non essere ripetitivo.
A proposito del titolo blasfemie si deve mettere in luce che con garbo ma anche con sarcasmo si gioca anche con il concetto di Dio.
Il poeta si diverte anche producendo allitterazioni nell’esprimere quella che potrebbe essere definita una sua filosofia del quotidiano. Pare puntare la sua cinepresa sulla realtà, restituendocela con parole provocatorie nella loro paradossalità.
Una certa carica minimalistica s’inserisce nell’esauriente discorso aperto. Le parole pronunciate con intensità, producono strutture eleganti, raffinate e ben cesellate e il tono è assertivo.
Da notare che ogni aforisma sembra costituire brevi apologhi spesso intrisi di segmenti ilari.
Anche il tema etico è affrontato quando viene detto che nel momento in cui offendiamo gli uomini dileggiamo una certa matrice che ci appartiene.
L’aspetto giocoso che ci fornisce Antòn è dato anche da una polisemia dei vocaboli e dai frequenti doppi sensi.
Il genere aforismatico è praticato attualmente nel nostro panorama in maniera abbastanza diffusa, e Pasterius in tale ambito può essere definito un suo appropriato esponente.
L’autore sa di raggiungere verità che forse solo con l’ironia si manifestano.
Inoltre è da ricordare l’onnipresente dimensione surreale del poiein, prevalente nelle appropriate dizioni.
*
Raffaele Piazza




martedì 5 dicembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA GRANZIERO

ANDREA GRANZIERO : "INQUIETI GIARDINI" Edizioni dei leoni - 2017 - pagg.96 - € 10,00
La musica che giunge ritmata dal verso breve è un motivo dominante in queste liriche , tutte stemperate nel segno di un viaggio multicolore , attraverso giardini , paesaggi , cespugli , incantamenti , che il poeta raggiunge sia con la sua immaginazione, ricca di risvolti e richiami , sia con la memoria , pregna di palpitazioni e ricordi. "Il giardino suggerisce immagini di pace, di tranquillità. - Scrive Gian Domenico Mazzocato nella prefazione . - Il luogo del respiro, della pausa , del verde vivo primaverile, del grigio autunnale. Del rinnovamento e del declino , alba e crepuscolo. Qui l'ansia si dovrebbe placare o almeno trovare un equilibrio. E invece i giardini sono inquieti, quasi percorsi da una vibrazione segreta." Impalpabili e misteriose le brevi pause quotidiane , che ci danno il richiamo alla natura , diventando corporee e inseguibili ogni qualvolta il nostro pensiero attinge alla consapevolezza della visione. E spesso il dettato lirico scorre a ruota libera nel gioco della scrittura , tra metafora e incisione. La venatura riesce a decifrare il riandare del tempo , il ripetersi di luminosità nelle atmosfere certamente non magiche , ma incantate degli attraversamenti : "Vorrei sentirti/ nei cieli chiari/ imbevuti di azzurro/ vorrei sentirti/ nei pomeriggi lenti/ arrotolati di sonno/ vorrei sentirti/ nelle sere/ di inquietudine,/ vorrei sentirti / nelle notti/ piene di abbracci." Nostalgia e speranza hanno legami simbolici e l'ondeggiare dell'incanto rompe con impeto il silenzio .
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 1 dicembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Vagavi”

Vagavi delicata tra le foglie d’autunno
e tra le labbra i petali di rose,
innamorata e gentile eri la ninfa
dal viaggio indefinibile.
Fra le braccia il coro incontro al mondo,
cercando di placare la sete delle ore,
l’incendio della carne,
quando la sera lo schianto della luce
tacitava armonie.
Gioco alla veglia per le mie parole,
al pari di quei tuoi sfavillii
scagliati fra i capelli , intorno al collo ,
nel mormorio perduto all’orlo della notte.
*

“Cuscino”

Per leggere di nuovo il sillabario
delle tue labbra il gioco di sorprese,
contro i fantasmi dell’insonnia
che pungono il cuscino.
Quel delicato solco disegnato
punto per punto nelle guance rosa
racconta ora la cenere di una rapida sorte:
gli attimi macinati fra la luna e l’ultimo anelito.
Senza più parole il segreto di una chiave invecchiata
interrompe ogni scena,
io prigioniero del sogno più crudele
sbrano nel vuoto tremando di illusioni.
*

ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 30 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA GRAZIA CABRAS

MARIA GRAZIA CABRAS : " BESTIARIO DEL'ISTANTE" - Edizione Confine - 2017 - pagg.56 . € 13,00
Percorso difficile all' impatto,le pagine della prima parte dal sottotitolo "l'aperto", per lo scorrere inaspettato di brevi poesie offerte in lingua e in dialetto sardo-nuorese , ostico a chi , come me, è abituato al dialetto partenopeo , ricco di musicalità e ritmo. Ma la lettura affonda nei pensieri e nelle figurazioni e scopre anfratti e frammenti che giocano nella luce di fulminanti affabulazioni. Sono pensieri incisi nel marmo , frasi dettate dalla memoria , colori stemperati negli attimi della intimità , quasi eco del mormorio di animali delicati . La seconda parte del volume , dal sottotitolo "l'angusto" , apre pagine in lingua con profili , pitture , sculture , parole , che diventano presenze di un tempo antico , un non-tempo (propone la poetessa) , che si confrontano e sono il controcanto dei nostri tempi , chiusi in gabbie visibili o invisibili , coartati nel labirinto di transumanze e percorsi esibiti o nascosti , suggeriti o imposti. L'inquietudine di un viaggiatore percorre versi fecondi e scorrevoli , sia nelle illusioni che riflettono l'andatura tra le ombre , sia nelle certezze del sogno multicolore. Il linguaggio chiama il mistero del simbolo , perfettamente incardinato in una specie di diario stilisticamente ricamato.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 28 novembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia coltiva i verdi con pazienza"

Verde del salice chiaro
per ragazza Alessia
sotto di dicembre il sole
e quello opaco di eucalipto
nel tessersi del tramonto
la trama di luce a irrorare
l’anima di Alessia di 18
grammi contati come
semi da piantare nella terra
della vita. E il verde brillante
della begonia a determinare
stupore per Alessia nell’
interanimarsi con le foglie
che entrano dagli occhi
per stupore e magia determinare
e la voglia di un erbario.
E il prato è coltivato con pazienza
nell’infinita scena di Alessia
che vorrebbe tornare vergine
come la luce naturale per rifare
della prima volta l’esperienza.
Il verde acuminato del pino
guarda Alessia nel cogliere
una pigna nella tasca
e sorridere come una donna.
*

"Alessia torna da scuola felice"

E ride Alessia come una donna
nell’entrare nel cancello
del viale che porta alla casa.
Rosso lo zainetto sulle spalle
a contenere di Giovanni il regalo
l’anello d’argento tra quaderni
e alla rinfusa libri. Breve di Alessia
il tragitto. Apre la madre e fa Alessia
un gesto di vittoria (otto al tema
d’italiano) e viene a pranzo
il fidanzato. Anima di luna
Alessia e piove d’acqua
intravisto dal balcone un battesimo
i vetri a rigare e ci sarà
raccolto.
*

"Alessia trova la felicità"

Campo di grano immenso
sotto il solleone per Alessia
(nel rosavestita contemplarlo)
ieri sera vi ha fatto con Giovanni
secondo natura l’amore.
Vede le spighe ripiegate
dove l’hanno realizzato
attenti senza fare figli.
A poco a poco entra in Alessia
un lucore di stella, una poesia
sul bordo delle cose nell’
agglutinarsi il sembiante
terreno e giallo con il cielo,
un volo d’angelo.
Prende un foglietto
e scrive una poesia.
*

"Alessia corre felice"

Nelle cose del bosco
corre Alessia felice
come una donna
(sedici anni nell’anima
di stella). Scalza nell’
erba dopo l’acquata
bagnata nel tessere
l’azzurro con le nuvole
incanti. E prosegue
infinita di Alessia
la vita nell’entrare
nel sentiero già attraversato
un anno fa nell’estasi
leggera sottesa
agli albereti e a trarne
pace il lago alla finestra
dell’esistere nella
forma a iridarsi del tempo.
*

"Alessia nell’aria leggera"

Mattinale nel freddo aria
per ragazza Alessia della
leggerezza a piene mani
nell’ossigenarsi fino all’anima
di 18 grammi. E gioisce
Alessia nell’interanimarsi
alla fine di novembre
nel chiedersi se infinito
sarà il suo amore di fiore
libero dal prato non raccolto
dalla tinta azzurra.
Ride da sola Alessia
come una donna non facile
e al dono del bacio
pensa prima di constatare
che il Parco Virgiliano
ancora esiste.
*

"Alessia e l’illuminazione"

Ed è su quel pezzo verde
di prato nella luce sfolgorante
Alessia a illuminarsi e non
resta chiuso lì il pensiero
di Giovanni tra l’erba dove
ieri Alessia ragazza ha fatto
l’amore. Illuminazione di
Alessia sedici anni contati
come semi sulla ripetizione
dell’atto sensuale per il piacere
che tocca l’anima e infinitamente
la toccherà e giocano le ombre
della sera, Eden di cielo
infiorato da stelle – margherite
sotteso a mistica gioia.
*

Raffaele Piazza

lunedì 27 novembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Incastri”

Finestre ormai chiuse sugli ultimi tocchi
mentre la tua bellezza crolla
nella dolorosa inquietudine del grido.
Ho perso il gioco dell’avorio , l’incanto,
inseguendo le mani irrequiete,
le domande indiscrete , il rovescio dei colori ,
per recitare assoli negli angoli segreti.
Ora le notti hanno la convenzione dei gesti:
ampie petulanze sfaldate nei riflessi
per la tua bocca incendiata come una tarantola.
Dalla spalla alle reni adagi, elegante nel dirsi,
le immagini fermate dal tempo
quasi a scalfire i miei vecchi approdi
nel ricordo dei margini taciuti.
Attraverso di noi l’ombra del volo
ha il feltro attorniato da arbusti inariditi,
ricuce le ferite illeggibili negli incastri profondi.
*

ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 26 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Bestiario bizzarro
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 161 - € 16,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Bestiario bizzarro, che presenta un’esauriente prefazione di Filippo Sallusto e una postfazione della stessa autrice, è un testo di poesia non scandito che, per la sua unitarietà contenutistica e formale, può essere considerato un poemetto.
Il filo rosso che lega i vari componimenti, tutti senza titolo, consiste nel fatto che in ogni poesia l’io – poetante si rivolge, di volta in volta, a svariatissime specie animali. La poetessa fa riflessioni sugli animali stessi in modo da realizzare degli apologhi fondati sull’indole e il carattere delle bestie attraverso il loro relazionarsi tra loro e con l’uomo stesso.
Nella sua galleria di ritratti, con garbata e spesso amara ironia, la Dzieduszycka inserisce raffigurazioni tra le più svariate, da quelle pacifiche e rassicuranti del gatto e del coniglio, a quelle minacciose del serpente e dello scorpione, da quelle repellenti delle pulci e delle piattole, a quelle operose dell’asino e del cavallo.
Così si viene a creare un autentico excursus sul mondo animale, un vero e proprio Bestiario bizzarro, e non si deve dimenticare che anche chi vive sotto specie umana è pure lui un animale, sociale, come affermava Aristotele, e metafisico per il suo discernimento del bene, del male e della morte.
Da notare che il libro inizia con un componimento programmatico intitolato Introduzione nel quale la poeta fa riferimento ai vati e padri della descrizione dell’universo animale in letteratura come La Fontaine, Esopo e Fedro, che hanno raccontato storie esemplari ed educative.
Molto bella la prima strofa della suddetta poesia nella quale Edith afferma che vorrebbe che in qualche angolo divertite volteggiassero le ombre di questi scrittori che non hanno fatto risparmi raccontando tantissime storie edificanti dei tanti loro amici, noti protagonisti a quattro zampe, scaglie, penne, pinne e peli.
A livello formale e stilistico colpisce l’eleganza delle poesie ben strutturate ed armoniche, tendenti alla verticalità, tutte composte da strofe di quattro o cinque versi armonici e misurati.
In essi la musicalità si realizza attraverso il ritmo preciso nel loro procedere per accumulo.
Il libro è illustrato anche in copertina da efficaci disegni dell’autrice, che, attraverso l’intensità e l’icasticità del tratto, interagiscono con il contesto dei componimenti costituendo una cornice molto gradevole.
S’ invera così una continuità tra poesia e arte figurativa che si lanciano rimandi l’una con l’altra in un percorso che diviene un ipertesto, secondo le attitudini della poliedrica autrice che, nella sua produzione, spazia parallelamente in vari campi dell’arte.
A seconda delle circostanze dette dalla poeta emergono nella versificazione situazioni gioiose, come quando viene detta la giocosa e lieta famigliola dei pinguini, mentre altre sono dolorose e toccanti come quando viene nominata l’oca che è fatta ingozzare per il suo triste destino di essere ingrassata, uccisa e mangiata.
A proposito di quanto suddetto è emblematica la poesia, riportata anche in quarta di copertina, nella quale si parla della sorte della blatta che finisce sotto una suola e ed è schiacciata mentre la farfalla svolazza molto ammirata. Parimenti, mentre il gatto sonnecchia beato sul letto, in forno tagliato a pezzi arrostisce l’innocente coniglio e, nel momento in cui un pesce rosso nuota nell’acquario, in padella frigge suo fratello. Quindi anche il tema etico è affrontato e si potrebbe, come scrive Edith, andare all’infinito essendo implicito che in questo modo si toccherebbe per similitudine la dimensione della diversità dei destini umani, del mistero della vita, fatto che sarebbe scontato.
Con Bestiario bizzarro Edith produce la sua opera più originale ed è doveroso ricordare che sono stati scritti saggi sul bestiario in Montale, che nelle sue poesie nominava spesso gli animali.
Le bestie diventano occasioni per simboleggiare attitudini e caratteri dell’essere umano, sono umanizzate e messe in scena e in una poesia si parla degli esseri umani ai quali se viene amputato un arto o un dito non ricresce, mentre, al contrario. se le viene recisa, alla lucertola spunta una nuova coda.
Con la perizia di una naturalista la poeta tratta la sua materia e dai dati biologici parte per una definizione spesso ludica delle caratteristiche non solo morfologiche ma soprattutto psicologiche di ogni singola specie.
Quello che accomuna la raccolta di poesia in questione alle altre dell’autrice è lo stile architettonico dei versi nel loro disporsi sulla pagina sempre ben controllati e cesellati in maniera originale.
A volte c’è ottimismo nei testi, per esempio in quello dedicato alla coccinella, bestiola del buon Dio, che sembra trarre gioia dal suo svolazzare in pace suscitando sorrisi e non a caso a questo insetto è attribuita la capacità, il potere di portare fortuna.
Anche il tema del rapporto tra vittima e carnefice è inserito quando i protagonisti sono la mosca e il ragno sedentario che aspetta con pazienza che la malcapitata finisca nella ragnatela per divorarla.
Pregnante la poesia sul pappagallo perché è sul tema del parlare. In essa è intimato all’uccello di non ripetere quello che dice il suo padrone, ma di farsi un’opinione sulle cose astutamente: così l’autrice fa una metafora sul conformismo e tocca un tema sociale visto che si parla di padroni.
Un libro caleidoscopico da leggere tutto in un fiato, quello in questione, nel quale Edith magistralmente umanizza le varie specie, che però, nello stesso tempo, non perdono la loro essenza di animali.
*
Raffaele Piazza

venerdì 24 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA CACCIATORE

Anna Cacciatore – La linea curva
Pagine – Roma – 2016 – pag. 81 - € 23,00

Anna Cacciatore per quasi quarant’anni ha insegnato nei licei letteratura italiana e latina e scrive poesie fin dall’età giovanile, ma solo dopo la pensione si è dedicata a mettere un po’ d’ordine tra le sue carte, iniziando a pubblicare due raccolte di poesie, la prima nel febbraio 2007, Il pozzo del cuore, la seconda nell’estate 2009, intitolata A tratti. Ha pubblicato poi qualche poesia sull’agenda letteraria Le pagine del poeta, edita da Pagine, a partire dall’anno 2008 e sempre per Pagine ha partecipato all’antologia I poeti contemporanei (2012, 2013) e ad altre antologie In linea con la poesia (2012), Parole sparse (2013). Recentemente nella collana Perle d’inchiostro è stata edita sempre da Pagine una sua silloge di poesia L’eco del tempo (2014).
La linea curva è una raccolta di poesie non scandita che si può definire tout-court neo lirica.
La poetica che esprime qui la Cacciatore ha come cifra distintiva la tensione verso la ricerca della linearità dell’incanto, sia che si tratti delle descrizioni paesaggistiche, sia che i componimenti si rivolgano a persone care all’autrice nel suo effondere verso di esse la sua sensibilità e la sua anima cariche di affetto e amore.
Una capacità di stupirsi coglie nel segno in queste liriche, secondo un percorso originalissimo, che va controcorrente nel panorama odierno della poesia italiana, nella quale dominano gli sperimentalismi e i nei orfismi.
Chiarezza e immediatezza sono sempre presenti nei testi della poetessa che, d’altro canto, presentano anche una complessità intrinseca, frutto di un’avvertita coscienza letteraria e di una vasta cultura (a questo proposito non si deve dimenticare che Anna è stata professoressa di letteratura italiana e latina nei licei).
Colpisce una grande empatia nella genesi in queste composizioni, una riuscita sintonia, dono raro dell’autrice, nel suo relazionarsi con gli ambienti, gli altri, con sé stessa, nonché con i lettori.
La natura sembra essere la protagonista della maggior parte delle poesie, una natura idilliaca e rarefatta che viene colta in tutti i suoi particolari più segreti con attenzione e dedizione.
Per esempio in Il giardino, poesia nella quale il giardino stesso diviene personificato, Anna, nel rivolgersi ad esso, che presumibilmente è frequentato dalla poeta nella stagione estiva, afferma che quando lei sarà lontana, verranno le piogge a sciogliere i grumi di una terra essiccata dal sole d’agosto e a mettere in scena paesaggi d’autunno dei quali lei non conosce i colori, immagine molto bella.
Anche il tema etico è affrontato quando in Spietato cacciatore, parlando del suo gatto, prima ne fa le lodi dicendo che l’animale ha bisogno di calore umano e che è divertente giocare con lui, ma poi constata che può il felino diventare spietato predatore di lucertole e farfalle.
Nella suddetta poesia viene realizzato un apologo sulla condizione umana, sul bene e sul male, soprattutto quando, negli ultimi versi, la poeta afferma che nulla in natura di innocente esiste – uomo o bestia che sia.
A livello strutturale si riscontra nei versi un forte controllo e tutte le composizioni sono efficacemente risolte.
Quello che connota le poesie è una forte leggerezza che si coniuga all’icasticità del dettato. I sintagmi fluiscono nitidi e musicali, in modo misurato ed armonico, producendo esiti sorprendenti di magia e sospensione. Per esempio in Porto azzurro, la poetessa si rivolge ad una presenza – assenza che ha nel cuore dicendo di sapere che con essa mai avrebbe visitato il porto e tuttavia nel fruscio del vento l’autrice avverte questo tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, e ne ascolta la rassicurante voce.
*
Raffaele Piazza



martedì 21 novembre 2017

PREMIO = ANTONIO SPAGNUOLO

La commissione giudicatrice della XXXIII edizione del premio di poesia "Libero de Libero" assegna il primo premio assoluto alla silloge inedita "Svestire le memorie" di Antonio Spagnuolo - La cerimonia di premiazione Sabato 16 dicembre alle ore 18 nel Castello di Fondi -

domenica 19 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ARIODANTE MARIANNI

"La poesia e la vita"
Ariodante Marianni dieci anni dopo
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 179 - € 18,00

Ariodante Marianni, poeta e pittore, nacque a Napoli nel 1922. Ancora bambino si trasferì a Roma dove visse per molti anni. Abitò successivamente in età matura a Castel Giuliano di Bracciano e, negli ultimi anni della sua vita, a Borgo Ticino dove morì nel 2007. I suoi versi sono stati raccolti in vari volumi. Marianni fu anche impareggiabile traduttore di poeti moderni inglesi e americani quali Dylan Thomas, Emily Dickinson e dell’intera opera poetica di William Butler Yeats. Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento Marianni, con lo pseudonimo di Ario, si dedicò con successo alla pittura esponendo le sue opere in mostre personali e collettive in molte città italiane. La sua attività in questo campo è stata ampiamente documentata dal volume Pagina picta. Il caso l’allegoria e la volontà nella pittura di Ariodante Marianni (Comignago 2005, a cura di Eleonora Bellini). Marianni fu segretario di Giuseppe Ungaretti e addetto stampa del Festival dei due mondi di Spoleto, sempre negli anni Settanta del Novecento. Collaborò a lungo a trasmissioni radiofoniche e televisive e recitò come attore in rappresentazioni teatrali ed in sceneggiati per la RAI.
Il testo su Marianni, pubblicato a dieci anni dalla sua scomparsa, include inediti, contributi critici e testimonianze, raccolti a cura di Eleonora Bellini ed è strutturato in quattro sezioni che seguono la breve presentazione della stessa poetessa, narratrice per l’infanzia, traduttrice e saggista.
Le scansioni sono le seguenti: ARIODANTE MARIANNI, Inediti, rari, riproposti, SAGGI, AMICI e ALCUNE ISTANTANEE.
Come scrive la curatrice l’intento dell’opera è quello di contribuire a costruire una stabile memoria del segno da lui lasciato nella poesia e nella traduzione poetica italiana.
In questi scritti avvertiamo sempre che in Marianni il lavoro letterario si affianca alla passione e alla tenacia, all’acume e alla necessità quasi fisica di pensare il proprio lavoro, e specialmente la poesia, come progetto di vita e soprattutto come ineluttabile destino.
La scrittura è sempre vissuta da Marianni come attività alta, di valore in sé “civile” nella consapevolezza sia della grandezza pressoché inarrivabile dei maggiori che del dovere della fedeltà alla propria visione del mondo, da nutrire di sagace ironia e di misurata utopia. I suoi versi, all’apparenza semplici si rivelano ad ogni rilettura assai complessi per il loro continuo interrogarsi, attraverso il quotidiano – l’umile perfino – sui concetti ultimi, sui meandri inesauribili del pensiero e dell’essere.
La figura di Ariodante, dunque, è quella di una personalità di artista eclettica a tutto tondo nel suo praticare sia la letteratura che le arti figurative, ambiti tra i quali si realizza una forte osmosi, una grande continuità a livello formale e stilistico.
Quanto suddetto si è realizzato anche in maniera contenutistica quando il Nostro, ossessionato dal tema del labirinto, l’ha rappresentato sia con disegni sia con la realizzazione di testi poetici.
Uomo caratterizzato da una forte apertura ai contatti sociali con molti letterati, anche inseriti nel mondo accademico, ed artisti, teso sempre a fare interagire la sua opera e il suo pensiero con quelli di altri nel campo dell’arte, come dimostrano le testimonianze di molti amici inserite nel volume.
E il suo relazionarsi fu sempre di segno positivo, basato sulla stima e l’affetto, contrariamente a quanto si realizza spesso negli ambienti artistici nei quali prevalgono spesso, tra i suoi rappresentanti, rivalità che divengono spesso odi, disamore e litigiosità.
Per quanto riguarda la poetica di Marianni si può senza dubbio definire tout-court neo lirica, come emerge dalla silloge del Nostro contenuta nel volume, raccolta che ha per titolo Poesie sparse Una parziale retrospettiva. Dominano gli squarci naturalistici e si evince un certo ottimismo di Ariodante. Questo s’invera attraverso una struttura dei versi sempre perfettamente controllata, attraverso la capacità di stupirsi dell’autore di fronte alla luna, le lucciole, gli alberi e tutte le piante. Per esempio, in È ancora l’incanto della luna, nella quale sono dette notti serene, già dal titolo possiamo evincere che l’io – poetante si riferisce ad un eterno ritorno, ad una ciclicità della bellezza del creato che si rivela in scenari incontaminati.
In Come sarà quest’albero il poeta si chiede quale sarà la sorte dell’albero stesso quando legioni di architetti scaveranno città sotterranee e la linfa gelerà nei suoi condotti. Nell’ultima strofa è presente una riflessione sulla temporalità quando viene affermato che è assurdo piangere per i giorni che passano troppo in fretta per la nostra ingordigia.
In Mattino inverno, composta da tre quartine libere, è di nuovo protagonista la natura rappresentata da un cielo nel quale la testa calva di un sole si solleva da un cuscino di nuvole. Questo va contro le previsioni atmosferiche nelle quali era previsto “bello stabile” a conferma che la stessa natura non si lascia prevedere da calcoli umani.
Altre tematiche e un tono differenti si riscontrano nelle tre poesie che costituiscono la breve sequenza intitolata L’esperienza, edita per la prima volta nella rivista Fermenti n.245 (2017).
Nella prima di queste poesie è detta l’attesa di un treno alla stazione per la prossima vacanza. Il poeta legge il giornale che reca notizie di rapine, uccisioni, violenze, corruzioni e molti annunci economici e sente che la pienezza della mente è lontana e che la vita è una lotta quotidiana contro il male. Tuttavia, evento positivo, in un vocio vago di alcune donne (in una lingua incomprensibile) trova l’auspicio consistente nel fatto che almeno questa parte del cammino sarà di pienezza, calma e amore.
Nel secondo componimento della serie l’autore descrive una ricerca della felicità affermando che per curare i nostri malesseri chiediamo segni rassicuranti anche dal cielo e che la stessa felicità ci è dovuta tra le altrui sofferenze e i dolori del mondo.
Quindi qui il poeta, abbandonando le visioni idilliache, tocca temi esistenziali sul senso della vita che è degna di essere vissuta.
La terza poesia è enigmatica e misteriosa in quanto in essa viene descritta la corsa di un carretto traboccante di carbone, veicolo guidato da un cocchiere grasso, enorme e fiero somigliante a Vitellio, che torna alla testa dei suoi legionari a prendere Roma. Quindi si evidenzia qui il tema storico.
Una linearità dell’incanto domina nella maggior parte dei casi nel poiein dell’autore e anche il tema del tempo e della caducità delle cose e della vita viene affrontato in componimenti sempre controllati nei quali, oltre alla liricità, si riscontra una vena intellettualistica.
Una figura volitiva, quella di Marianni, che, nella sua lunga vita, ha dimostrato, con l’intelligenza e la sensibilità del suo operare, che la letteratura e le arti figurative sono salvifiche e necessarie per colmare la vuotezza del nostro mondo caotico e consumistico, divenendo strumento salutare e necessario esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza





martedì 14 novembre 2017

POESIA IN VERNACOLO = ANTONIOSPAGNUOLO

"NISCIUNO"
Nun songo cchiù nnisciuno pe ttramente,
so' addiventato ll'ombra di me stesso,
pure p' 'e figli mo nun conto niente:
me pigliano ogni vvota comme a ffesso !
'A gloria d' 'o passato ggià nuje sapimmo
sparita, comme fosse na maggìa,
pe ccomme vanno 'e fatte songo 'o primmo
a ccosere 'e ricorde e 'a pucundria.
'E juorne se ne vanno una vutata!
Natale, Pasca, primmavera e vvierno
volano senza luce, una nuttata,
scucchianno tre pparole a 'o Pateterno.
Mo cu 'e ddenocchia faccio paro e sparo,
songo nu superchiuso indifferente,
me sento comme fosse munnezzaro
e vveco 'a morte ca me tene mente.
*
Antonio Spagnuolo

sabato 11 novembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“ STUPORE”
Vibra ancora una luce nell’attesa
mentre le spade incidono macerie,
come quando il tuo sguardo volgeva altrove
e ripeteva l’opacità di una strana risposta.
Dubbio imperfetto , incantato , silenzioso,
nell’ingenuo attrito di un prodigio e di armonie,
che forse volevi ricucire nel donarmi
parole inconsuete , sgocciolio di azzurro
nel nostro impaziente ritoccare.
Tra il cuscino ed il lume ascolto lo stupore
che spacca quasi tutto il mondo,
in un solo momento , per divenire polvere,
o nel sottile velo di malizie
avvolge il mio ricordo nel segreto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 10 novembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA




"Alessia gioca alla fiorevole vita"

Tra i campi del grano
per dell’anima il pane
va Alessia ragazza
sotto una luna surreale.
Intorno degli albereti
il verde tesse un’infinita
polifonia di sfumature
da nominare in silenti
istanti di bellezza
pervicace. e la pace
del lago s’intesse con
il cielo e la marina
per Alessia vestita di rosa
pari ad albero il canto
libero di Alessia nell’
azzurrità a disperdersi
in lieta meraviglia
e di modulazioni incanto.
Voce di volatile di Alessia
dopo l’acquata e da
rinominare l’amore
e la vita.
*

"Alessia al timone felice"

Mattino di novembre
di candele solari per
Alessia al timone nel
mare di Napoli, barchetta
azzurra a interanimarsi
con l’amore per le acque
fredde e calme a raffreddare
di 18 grammi l’anima
di stella e luna di Alessia.
Cala la nebbia e tira
la lenza gettata con
devozione e un grosso
pesce mette Alessia
nel cestino a bordo.
Viene Giovanni vicino
in motoscafo salta
sulla barca e bacia
Alessia dall’estasi rapita
(allora mi ama!!!).
*

"Alessia nell’albereto della meraviglia"

Nell’attimo tra dolore e gioia
c’è di pini il verde per ragazza
Alessia nell’albereto dell’amore
profano con Giovanni. Sottesa
al cielo ragazza Alessia
nell’intensificarsi della tinta
da pastello a cobalto sul farsi
della sera di luna ostia di platino
e di stelle – margherite ad infiorarlo
in inesausta di colore sinfonia
a giungere a di 18 grammi
l’anima. E meraviglia tra i rami
in forma umana e le linfe invisibili
a irrorare di Alessia il pensiero
stellato da aghi vegetali – amuleti
per la vita in versi e non in versi
da scrivere le iniziali sulla corteccia
arborea A e G per vivere felici.
*

"Alessia e il cielo intenso"

Cielo d’intensità d’azzurro
da turbare di Alessia l’anima
nell’interanimarsi la ragazza
alla sorgente delle cose di sempre.
Nessuna nuvola a stellarlo polita
lastra di carta velina su di Alessia
la vita in versi e non in versi.
E viene sera e si fa cobalto
e poi pervinca su Alessia più
forte della tinta dell’ombretto
vicino alle ciglia dello sguardo
sull’orologio del telefonino
nell’attesa che Giovanni chiami.
*

"Alessia alla mostra di pittura"

Quadri campiti nel bianco
di pareti per ragazza Alessia
nell’interanimarsi a quelle
tinte. Fuori piove acqua fredda
dal cielo per Alessia al colmo
della grazia salvata dai dipinti
di marine e corse di cavalli.
Scendono le scene fino
a di diciotto grammi l’anima
e stupore di fronte alla verità
dell’arte che è vita e battesimo
perenne. E scrive Alessia
una poesia ispirata alla scena
delle ninfe nel lago della pace
sottesa a redenzioni ad ogni
sillaba detta o non detta
a farsi parola.
*

"Alessia esce con Martina"

Sera di plenilunio su Napoli,
al bar del porto ragazza Alessia
con Martina confidenze a farsi.
Sedici anni entrambe le fanciulle,
fragola vestite per redenzioni
ad ogni passo. Pensieri a incielarsi
nella dell’aria leggerezza,
ad avvolgerle di protettivo panno.
Chiede Martina: tu, Ale, lo fai
con Giovanni? Non risponde
Alessia, il bicchiere macchiato
di rossetto. S’intesse il tempo
con la risata di Alessia
nell’accendersi intermittente
delle luci per le navi.
Ride anche Martina e i cellulari
squillano. Urla un gabbiano:
attenzione!!!
*

"Alessia sopra le nuvole"

Nel jet ragazza Alessia
sopra le nuvole nell’
intravedere il bianco
sfioccarsi campito nell’
azzurro mattinale che
domina, attende di Giovanni
la telefonata nel mattino
di pace occidentale.
Ansia a stellarla Alessia
nell’iridarsi della storia
infinita dai sedici anni
contati come semi
nel pensare alla storia
dei baci in sparsa meraviglia
dello squillo e le sue
parole ti amo Alessia
*


"Alessia allegra al bar"

Allegra al Bar Celestiale
ragazza Alessia nell’attraversare
la vita infinita nel bere
una coca cola fredda
per rinfrescare l’anima
di 18 grammi. Allegra
Alessia per dei limoni
il giallo captato con l’azzurro
degli occhi mentre beccano
i passeri le briciole lanciate
con l’affilata mano in prossimità
della vita e della gioia.
Una polifonia di verdi
scorge Alessia, quelli
degli aghi di pini, dell’oleandro
e della magnolia nella tinta
a intensificarsi per gioco
naturale e appare il mare
per un gioco di riscoperta.
*
RAFFAELE PIAZZA

giovedì 9 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RIVISTA CRITICA LETTERARIA


Recensione di Ugo Piscopo su “Critica letteraria” (Loffredo), dir. Da Raffaele Giglio, n. 177,
Carlangelo Mauro, "Liberi di dire. Saggi sui poeti contemporanei", Avellino, Sinestesie, 2017, pp. 286.

Carlangelo Mauro, accreditato studioso di letteratura italiana moderna e contemporanea soprattutto sul versante poetico, dà un seguito al primo volume col medesimo titolo, pubblicato dalla medesima casa, e ne svolge, integra e allarga i reticoli di analisi e di sistemazione critica della poesia italiana contemporanea.
La maggiore e più significativa novità, che introduce questo secondo libro non solo rispetto al precedente, ma anche sull’orizzonte complessivo degli scandagli critici a livello nazionale, è la scommessa sull’importanza e sulla consistenza della produzione e delle proiezioni di gusto, di sensibilità e di creatività della poesia a Napoli e nel Sud oggi: su quattordici autori esaminati, nove sono di quest’area geografica, sollecitati (in maniera esplicita o implicita) nel loro immaginario dai rapporti con la terra di provenienza e con i suoi linguaggi.
Oggettivamente, questo nuovo lavoro di Mauro, senza farne dichiarazione, per un forte senso di pudore, ma facendo parlare i risultati e le prospettive degli autori, delinea in controluce un’effervescente e persuasiva situazione della letteratura e della poesia nel Mezzogiorno, sul cui conto circolavano e circolano come gettoni di uso giudizi sommari e preconcetti, secondo cui la nostra letteratura nel Sud degli ultimi decenni del secolo scorso e dei primi due – ammesso che si possa dire – del XXI secolo sia una piccola, povera, mortificata cosa, se considerata sullo scenario nazionale.
Più complessivamente, poi, la prospettiva, che è questa volta dichiarata, è quella dello scandaglio di una vicenda che riguarda anche il Sud, ma entro una situazione più ampia: il dialogo tormentato nella poiesi di questi anni di consonanza e di dissonanza dalla neoavanguardia, dall’epigonismo, dalle grandi narrazioni unilineari e ottimistiche di un nuovo sempre più nuovo all’infinito.
Nel libro gli autori non meridionali sono Elio Pagliarani, Maurizio Cucchi, Giancarlo Pontiggia, Umberto Piersanti, Loretto Rafanelli.
Per quanto concerne i meridionali, non è possibile, per l’economia della nota, soffermarsi dettagliatamente su tutti e nove gli autori analizzati da Mauro, ma ci si può velocemente affacciare su alcune situazioni.
Su quella, innanzitutto, di Antonio Spagnuolo, che appartiene alla generazione dei nati negli anni Trenta, e, dopo aver fondato la rivista «Prospettive culturali», è attualmente direttore di una collana editoriale per Kairòs. Autore di testi di poesia, di teatro, di narrativa, a molti dei quali sono stati attribuiti premi e sono stati dati riconoscimenti significativi da Saba ad Asor Rosa, si connota per strappi e spaesamenti della scrittura in omologia con le esperienze traumatiche e sconvolgenti del mondo di oggi.
Vengono, poi, scrutinate le ricerche suggestive e motivate da lucide e coerenti ragioni intellettuali, insieme con una scrittura lavorata al bulino, dei poeti delle generazioni successive. Come Luigi Fontanella, in ascolto della bouche d’ombre, come diceva Breton, e dei richiami dell’Altro. Come Sebastiano Aglieco, che disocculta il lontano nel vicino. Come Luigia Sorrentino, impegnata in tessiture aracnoidee di testi nel testo. Come Domenico Cipriano, preso dalle malie dell’appartenenza che chiama in causa la storia. Come Mario Fresa, assorto nelle trame delle analogie. Come Stelvio Di Spigno, attentissimo e coerente nel lavoro di spegnimento del sublime e dell’oratorio. Come Vincenzo Frungillo, che si ricollega a Pagliarani, ma per narrare in densità di rarefazioni.
Ugo Piscopo

SEGNALAZIONE VOLUMI = DAVIDE CUORVO

DAVIDE CUORVO : "LA MISURA DEL SILENZIO" ed. Manni 2017 - pagg. 78 - € 12,00
Le figure che il giovane poeta tratteggia , temperando un equilibrio di scrittura di lodevole impegno , rincorrono la luminosità esistenziale che si affaccia timidamente ad una componente onirica allusiva , pensosa , per illimpidirsi tra i versi nell'inseguire il senso troppo spesso illusorio della nostra presenza temporale.
"Fin dai primi versi - scrive Wanda Marasco nella prefazione - una dichiarazione di poetica : si richiede al fare poesia la restituzione dello stato intuitivo e dello shock memoriale per connetterli alla figura di pensiero e alla ricognizione dei significati....Si inizia a leggere guidati da un verso-rivelazione che in qualche punto si accosta alla tensione oracolare"
Figure colorate, in attesa del sussurro , ricamano trepidazioni , modellando e modulando il presente a volte per una semplice percezione estatica, a volte per una vibrazione musicale , così che la notte , il cielo , un tramonto , un paesaggio irragiungibile , un sussurro, sfiorano gli accenti e incidono nella memoria . Il rigore della parola poetica allora emerge nella pagina , così come tratteggia l'affiorare di un sentimento cosmico folgorante nella cifra. "Desiderai pattinare nei tuoi occhi / mentre tu chiudevi le imposte. / C'è sempre un esilio / a doppia corsia / nei passi che si involano alla luna, / una pupilla di di fiume presa in prestito / più leggera del fumo. / Dole l'anima al mancato appuntamento/ senza senso, senza sogno / sulla riva di un'altra silloge / di sassi."
Rievocazione e stimolo memoriale , registro di abbandono e trepidazione , evanescenza e nebbia , luce e colori , sono gli infingimenti che Davide Cuorvo riprende nel flusso di una suggestione musicale che si palesa fuori dalle astrattezze , ed oscilla per intrecciare analogie fulminanti.
ANTONIO SPAGNUOLO

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO - anno XXVI - luglio-settembre 2017
sommario :
Profilo d'autore : Adriano Sansa
Elio Andriuoli : La samaritana al pzzo ; L'adultera
Silvano Demarchi : Nell'oblio della notte ; Vi è cosa più dolce della sera
Guido Zavanone : Poesia , Ore notturne
Antonio Spagnuolo : Il segno ; Immagini
Dante Maffia : A imitazione del sonetto 55 di Shakespeare ; Il falchetto
Nazario Pardini : Il fiume ; Ottobre
Piera Bruno : Amicizia
Viviane Ciampi : Paese ; Lo specchio
opera grafica di Roberto Lanari
Recensioni a firma di Elio Andriuoli , Giorgio Galli
***

domenica 5 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAKSIM GOR'KIJ

Maksim Gor’kij – Minacciosi schiumano i flutti
Versi tra fine ‘800 e inizi ‘900
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 93 - € 15,00

Maksim Gor’kij nasce nel 1868 in una città della Russia centrale nella famiglia di un falegname. Rimasto orfano, trascorre l’infanzia con un nonno dispotico e una nonna legata alla cultura popolare. Ben presto è costretto a guadagnarsi da vivere con lavori umili (garzone, lavapiatti, aiuto fornaio…). Grazie all’eccezionale memoria, acquista grandi conoscenze come autodidatta. Nel 1884 a Kazan’ tenta di iscriversi all’università; non ci riesce, ma si avvicina ai circoli populisti e marxisti. Dal 1889 viene arrestato varie volte per propaganda rivoluzionaria. Tra il 1895 e il 1897 pubblica testi neoromantici e realistici, che attirano l’attenzione del pubblico. Svolge una vita avventurosa viaggiando molto in tutto il mondo e nel 1917 accoglie negativamente la rivoluzione d’Ottobre. Nel 1932 torna in patria e viene riconosciuto come importante autore della letteratura sovietica. Nel 1936 muore in circostanze misteriose.
“Minacciosi schiumano i flutti” è una raccolta di poesie non scandita del Nostro, curata da Paolo Galvagni, con testo originario a fronte, costituita da componimenti prelevati da varie fonti, riviste in massima parte.
Gor’kij narratore, drammaturgo, pubblicista e critico, anche nella poesia riesce a dire la sua. Così asserisce nell’introduzione lo stesso Galvagni, aggiungendo che della sua passione per i versi parla quasi con un senso di colpa. Si sentiva come uno che sottrae tempo all’occupazione principale (la prosa), scrivendo poesie ogni giorno.
Cifra essenziale della poetica di Maksim è quella di una limpida e avvertita liricità. Nel suo poiein domina la rappresentazione di una natura spesso idilliaca ma a volte anche minacciosa e numinosa soprattutto quando è detto il mare.
Non a caso il poeta riprende la tradizione letteraria nella quale il mare e la tempesta hanno un significato simbolico.
Da notare che tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola, elemento che ne accentua l’icasticità e che crea un ritmo avvincente.
Il primo componimento senza titolo, databile tra il 1880 e il 1890, ha un carattere programmatico. In esso il poeta usa un tono colloquiale, immediato e spontaneo nel rivolgersi ai suoi lettori pregandoli di non rimproverare la sua musa. Chiarezza, luminosità e leggerezza connotano questa poesia ed è interessante e ottimistico che qui il poeta affermi di comporre un canto non al passato ma proiettato nel futuro.
Intriganti i versi nei quali dice di nuotare provando una forte inquietudine causata dai minacciosi flutti che si stagliano dietro di lui, onde che costituiscono la via marina che è ignota all’anima. Il mare per l’io poetante potrebbe voler significare anche un inconscio collettivo e personale sempre dominato. Di fronte alla potenza terribile del mare stesso il poeta prova la profonda fiducia che da dietro le nubi brillerà un raggio del sole glorioso, metafora di un avvenire felice.
I temi toccati dall’autore sono eterogenei: si va da quello amoroso, quando la voce poetante si realizza sia dal punto di vista maschile che femminile, a quello etico, da quello religioso a quello della morte.
Si deve evidenziare, nella scrittura di Gor’kij, la forte osmosi tra la produzione narrativa e quella poetica, un notevole interagire tra i due generi, elemento del quale il russo è pienamente consapevole.
Non a caso una delle sue principali opere, “La fanciulla e la Morte”, pubblicata nel 1917, poesia molto corposa e affabulante e che ha un vago andamento teatrale, è sottotitolata Favola.
Il suddetto componimento è suddiviso in sette parti e potrebbe essere considerato un poemetto autonomo.
Nell’incipit della composizione è detto un re che vaga per le campagne provenendo dalla guerra, sovrano che sente una fanciulla ridere forte. Lo stesso re, già triste per essere stato battuto dal nemico, diventa furioso perché considera la risata della ragazza un’offesa alla sua persona. Allora la stessa figura femminile ordina al re di allontanarsi perché sta discorrendo con il suo amato. Lo stesso re viene preso da una rabbia selvaggia e ordina al suo seguito di gettare la fanciullina in carcere. Allora, come diavoli, stallieri e scudieri del re si gettano su di lei e la consegnano alla Morte, che viene raffigurata come una vecchietta che amerebbe Satana.
Si tratta quindi di una Morte umanizzata, simile a quella dell’immaginario artistico medievale. Qui i temi sono proprio quelli dell’amore e della morte perché la terribile Morte alla fine, dopo un’articolata serie di vicissitudini, risparmia la ragazza che raggiante può vivere la sua storia. La Morte quindi dimostra di avere un potere sui destini delle persone maggiore di quello dello stesso re.
Di genere e tematica completamente differente il componimento Dal diario, pubblicato nel 1924, che costituisce un apologo in versi sulla Prima Guerra Mondiale. Si tratta di una poesia che sfiora la prosa poetica nella quale sono evidenti magia e sospensione. Qui sono dette in modo traslato le atrocità della guerra che genera odio e dolore e il poeta lancia strali contro il diavolo che ha saputo bruciare tutta la stupidità umana, riducendo la felicità in polvere.
È presente sempre una vena di pathos nelle poesie di questo autore che crea continuamente atmosfere in bilico tra gioia e dolore qualsiasi siano gli argomenti trattati. Ma c’è anche una tensione verso la ricerca di un atteggiamento di fondo positivo nei confronti della vita che è degna di essere vissuta.
Si riscontra, spesso, nel versificare una notevole linearità dell’incanto attraverso le descrizioni di una natura idilliaca che vive una sua vita umana. Ma la natura stessa spesso emerge come impervia e dominatrice. A questo riguardo in Sul Mar Nero, pubblicata nel 1895, dopo l’incipit, che è un inno alla vita e alla bellezza, seguono immagini inquietanti come quella delle rocce che hanno sepolto i pensieri.
Protagonista della lirica è il mare e, in un’aurea di sogno ad occhi aperti, con l’icona di una chiara altitudine azzurra, nella quale ghirlande di sogni sfrecciano. Al poeta sembra di vivere proprio un sogno stupendo. Bella anche l’immagine del cielo e del mare che si abbracciano, si uniscono e dormono.
A livello strutturale si riscontra una grande eleganza della forma e si produce una misurata musicalità.
C’è sempre un controllo estremo in questi versi che sgorgano in modo naturale senza il minimo sforzo da parte dell’autore con un’apparente scorrevolezza che sottende una grande coscienza letteraria legata ad una raffinata cultura.
*
Raffaele Piazza


sabato 4 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI

Andrea Rompianesi : “Quote di non proletariato” – Ed. Scrittura creativa edizioni . 2017 – pagg. 80 - € 14,00 –
Una voce insistente e rapida incide versi cadenzati da una sottile ansia di citazioni , di imperativi colorati , di sollecitazioni , nel magma incandescente del potere materiale o del vertiginoso incalzare politico . Il tocco sociale è evidente tra le capacità di acquisto di un denaro sempre barcollante e l’abbrutimento di un lavoro incostante, che si dilania tra una morale in penombra e una organizzazione economica dalla lunga onda. Poesie asciutte , fulminanti , queste di Rompianesi , che riescono a illuminare e mettere in gioco le precarietà , le derive , di una quotidianità che ci avvolge , anche se non la inseguiamo. Privato e pubblico si alternano conquistando musicalità martellanti , scalpellando una individualità mai convenzionale , mai trasfigurata , che potrebbe perdersi , travolta dal corso caotico e inconcludente dei giorni . Spigoli e torsioni frenano o addirittura arrestano il flusso del tempo cercando di illuminare ambienti e personaggi che si presterebbero facilmente a un gioco crepuscolare , ma che invece riescono a tratteggiare un autentico mondo da rivisitare.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 26 ottobre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO



“Palpebre”
Ho gli occhi di mio padre , le palpebre socchiuse
nel crepuscolo grigio che si increspa,
un’opaca dolcezza che a volte seduce
a volte bruscamente cancella una carezza.
Superato i suoi anni ora conosco la cenere
che annulla i profili e fuori dell’ora
rende inaudibili le sillabe a fior di labbra.
Tranne i colpi che a tanto caro sangue
segnava nei suoi tratti nulla rimane
e ancora la candela consumata
rifiuta le preghiere indiscrete.
Cerchio perpetuo che non riesce a fermarsi,
segnato dall’avvicendarsi del ricordo,
e rompe nel mio petto ad una ad una le costole
con i silenzi cuciti alle pareti.

*

“DEMONE”
Soltanto una figura , intarsiata,
un solo momento nel tenero candore d’uno sguardo,
poi il tremore d’una vita nella pausa scomposta,
fragile meraviglia,
che rimane nel vecchio disegno delle mani.
Inutile sorprendere di luoghi nel dramma di uno scatto,
inventare illusioni che riaccendono
l’ultima trasgressione,
mentre si frantuma la passione una volta ancora
offrendo proprio in un sussurro
il demone scarlatto.
*

“MISTERO”

Nel muto scorrere delle pietre si infosserà l’orizzonte,
dagli artigli appuntiti, per decidere finzioni
dell’arte , perenne irrisione di esperienze.
Per ghermire sospiri oggi ritorna la minaccia
beffarda e goffa, quasi tentazione
di un lieve peccato da eseguire
deludendo l’incerta fede dei bianchissimi lini.
A ritroso sull’orlo vaghiamo al mutamento,
arretrando nella luce di un giorno molto avaro
e tra le mani il tepore di un corpo ,
cancellando possessi .
Ecco il mistero che sfiora le apparenze
ed intreccia progetti.
Ora si può anche vagare con furore
al desiderio di dolcezze invecchiando nei ritmi.
*

"RICORDI"

Entrava la notte d'estate
senza gli scherzi della luna
e potevi ancora cercare nei sogni
rincorrendo le immagini sbiadite,
il susseguirsi dei segreti , le parole non dette,
contro le fratture del tempo.
Ai tuoi capelli le dita in semplice carezza
per incurvare le forme della tua simiglianza.
"Non stringermi" - dicevi - "mi piacciono
le speranze della tua voce,
l'inabissare dei dubbi,
richiamare le gemme della tua nudità."
Ora succhio al bicchiere dei gIorni
l'inconsapevole inconsistenza dei sorrisi,
imprudente nella scelta degli anni,
e la malinconia ritorna dai colori.
Quell'angolo di mondo che ci apparteneva
raccoglie la mia solitudine,
mentre ancora trasparenze incidono
le ciglia profonde dI ricordi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 22 ottobre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = STAVROS ZAFIRìU

Stavros Zafirìu – Quando il rumore della vita teme la propria eco---Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 153 - € 18,00

Stavros Zafirìu è nato a Thessaloniki dove risiede. Il poeta è autore di numerose raccolte di poesia, di una prosa e di alcune favole. I suoi versi sono stati tradotti in sei lingue. Svolge attività di critico letterario nelle maggiori riviste elleniche, mentre sue poesie sono comprese in tutte le antologie della Poesia Contemporanea Greca.
“Quando il rumore della vita teme la propria eco”, che presenta l’introduzione e la traduzione a cura di Crescenzio Sangiglio, è stato pubblicato in collaborazione con la Fondazione Marino Piazzolla di Roma presieduta da Velio Carratoni.
Il volume è composito, articolato e bene strutturato architettonicamente anche perché comprende componimenti tratti dalle raccolte “La seconda farfalla e il fuoco (1992), Atropo dei giorni (1998), Corporis Verbum (2004), Territoriali (2007), Reità (2010) e Difficile (2014)”.
Una poetica intellettualistica, complessa, sempre in progress, in continua evoluzione per forma, stile e tematiche è la cifra essenziale del poiein di Zafirìu. Egli è uno degli esponenti di maggior rilievo per spessore creativo e valenza ispirativa della generazione greca dell’80.
Nell’impossibilità in questa sede di analizzare in maniera profonda e particolareggiata tutti i materiali prelevati dai sei testi dell’autore, ci si sofferma sulla definizione delle caratteristiche fondamentali del suo lavoro. Si parte dalla costatazione del dato della sua estrema eterogeneità, ponendo come premessa che Stavros è un poeta al di fuori di ogni corrente.
Sembra opportuno fare una riflessione sul titolo, nel quale è detto che il rumore della vita teme il suo riflesso. Da questo possiamo renderci conto che l’etimo che sottende l’opera in toto è quello di una concezione della vita stessa vista come connotata da una serpeggiante inquietudine, da quello che Montale stigmatizzava come il male di vivere.
Viene in mente, riferendoci al rumore di vivere, il titolo del romanzo di Cesare Pavese Il mestiere di vivere, pur essendo i due autori lontanissimi tra loro per vissuti, appartenenza geografica e sensibilità.
Se andare avanti nell’iter esistenziale da adulti è difficile, sembra che Zafirìu voglia farci intendere che ad ogni azione umana (il rumore) in tutti i settori (nel pubblico e nel privato) segue una conseguenza, quella che lui definisce un eco.
Del resto la realtà è fatta di ostacoli ed esami da superare in tutti i suoi settori e nulla di quello che è stato fatto, come ogni singola parola pronunciata, rimane senza effetto, nemmeno i sintagmi della poesia.
Nel discorso del poeta si riscontra una molteplicità di registri espressivi e i versi, pur essendo quasi sempre anarchici, fino a sfiorare l’alogico, hanno un andamento narrativo e affabulante.
Le atmosfere prodotte sono molte volte grottesche nella loro visionarietà con le loro suggestioni da onirismo purgatoriale.
Le descrizioni sono molto intense e in esse si evidenziano densità metaforica e sinestesica.
Alta la poesia Lilith, tratta da La seconda farfalla e il fuoco, nella quale sembra rivelarsi un virtuale osservare situazioni da parte dell’autore, esemplificato in immagini poetiche.
Qui è affrontato il tema della metamorfosi quando la dodicenne amazzone con le fosche brachesse dell’incipit, che invita il poeta a venirsi a coricare con lei, nella chiusa si trasforma in una vecchia sdentata.
Alcuni componimenti hanno per oggetto una tematica religiosa come Età del corpo, tratta da Atropo dei giorni, libro nel quale si manifesta l’universalizzante coercizione del tempo.
Nella suddetta composizione in forma di monologo l’io – poetante molto autocentrato s’identifica in Gesù tradito e crocifisso, un Cristo sui generis che ha vissuto a carponi in branchi di sciacalli e che si è rincantucciato nelle tane dei rettili. Paradossalmente è un Cristo guidato dallo spirito del male, dato sconvolgente e provocatorio. Ed è un Cristo che ha visto nudo nel Tempio il corpo della donna, bella immagine trasgressiva sul filo del binomio erotismo – misticismo, estremi che si toccano.
Non a caso nella concezione cristiana Gesù è la Parola, il Verbo incarnato e bene s’intonano, s’inseriscono, la sua raffigurazione e la sua presenza in poesia, perché la stessa poesia è fatta di parole.
Si riscontrano spesso nei componimenti mistero, sospensione e magia legati ad un senso di precarietà.
In Teofagia, tratta da Corporis Verbum, il tu è Dio e la fisicità si fa voce attraverso i sensi che affrancano il corpo e il poeta non possiede null’altro per invocare. Proprio attraverso il percorso dei sensi si arriva al grido primo della nascita in un’esistenziale diacronia.
Il termine teofagia designa la consumazione di una vittima sacrificale di carattere divino e bene si adatta ai contenuti e alle atmosfere della poesia.
Si tocca quindi la tematica religiosa della mistica corporea essendo il poeta concentrato soprattutto sulle sue sensazioni fisiche, sulla sua propriocezione, che vengono prima del pensiero nel dualismo corpo – mente.
Nell’esteso componimento sono presenti delle strofe in corsivo nelle quali ci si rivolge ad un tu presumibilmente femminile al quale viene chiesto di ripristinargli proprio la forma del corpo.
I componimenti sono pieni di mistero e hanno venature neo orfiche e in essi la mera fisicità proviene da un corpo cogitante.
Tra le immagini, che scaturiscono da un inconscio controllato, si stabiliscono spesso connessioni e a volte viene toccato il tema dell’epica del quotidiano.
In altri casi le icone si dispiegano con una suadente dolcezza evocativa attraverso una forte eleganza formale.
Con il loro andamento notevolmente ritmico i versi sgorgano con naturalezza, senza il minimo sforzo apparente, e nello stesso tempo, sono concentratissimi e avvertiti nella loro icasticità. Queste caratteristiche rendono irripetibile un’esperienza che diviene un vero unicum non solo nella letteratura greca contemporanea.
*
Raffaele Piazza


venerdì 20 ottobre 2017

POESIA = LIDIA PAOLA POPOLANO

"E invece"
Ho smesso di dare per scontata la mia vita
come se il fatto di essermela sudata
mi desse il diritto di averla a mia disposizione
come se il fatto di averla accudita e curata
mi rendesse sempre capace di darle una direzione.
Non do più alcunché per scontato e invece ...
ho perso l’ordine, ho perso la vergogna
ho perso la pettinatura, l’eleganza e anche la piega della gonna
ho smesso i sogni, ho smesso i rimpianti
ho ritrovato i miei riccioli, il sorriso e i colori vibranti
ho indossato la malinconia, le aspettative trepidanti e la timidezza
ho ritrovato il piacere del silenzio, dell’ascolto e della tenerezza
ho imparato ad ascoltare i tepori, ad assaporare gli scricchiolii
e ad amare l’imprevedibilità della natura
lasciando una volta per tutte il pianto della sconfitta, le recriminazioni per gli errori
e soprattutto la terribile abitudine alla paura.

Roma, aprile 2014
*

"Desideri"
I miei desideri sono come bolle di sapone
scoppiano appena salgono alla mente
troppo simili alla ricerca di qualcosa perduto
che so bene non tornerebbe, perché immaginato.
Meglio non stare troppo a rimuginare,
meglio restare con i piedi a terra
fermarsi al piacere del presente
e alla infinitesima e concreta tensione
verso ciò che è vicino e realizzabile
meglio circondarsi di molte di queste
infinitesime e infinite gioie tutt'intorno.
Loro si rinforzano l'una con le altre
loro sono sinergiche e potentissime.
Sono colorate e animate.
Sorridono, ti prendono,
ti danno coraggio e voglia di vivere
più di qualunque vago e vacuo desiderio
e, soprattutto, sono più brillanti
se vissute insieme agli altri.
Le gioie hanno bisogno di compagnia.

Trapani -agosto 2014
*
Lidia Paola Popolano

giovedì 19 ottobre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA -


"Alessia e l’altana per l’azzurro"

Azzurrità mattinale per ragazza
Alessia sull’altana protesa verso
del cielo le cose a vestirsi Alessia
di quel celeste che arriva fino
all’anima. Nuvole grandiosa
di pioggia annunciatrici per Alessia
nel ricominciare nel nuovo
giorno a tessere la vita su
delle ore il telaio. E il velario
dell’aria resistente abbraccia
la scena prima della telefonata
dell’amato. Esce Alessia dal suo
film ed entra nell’esistere.
*

"Alessia esce con Paolo"

Appuntamento a via dei Mille
con l’amico Paolo per Alessia
(gli piacerò? ci proverà visto
che ha la macchina e il Parco
Virgiliano dove farlo è vicino?
mi toccherà? se lo sapesse
Giovanni mi lascerebbe subito).
Trepida Alessia attende un po’
bagnata e guarda l’ora: le 18
e con tempismo la Ferrari
appare e scende Paolo
sportivissimo sotto un cielo
di ottobre che ha qualcosa
di paradisiaco. Emozionata
Alessia entra nel bar con Paolo
e vede che le guarda i seni
rotondi e ride.
Poi tutto il tempo parlano di poesia.
*

"Alessia esce con Veronica"

Napoli d’ottobre di fiorevole
sole, tepore a entrare nell’anima
di Alessia partendo da Piazza
Trieste e Trento con Veronica
nell’attraversare Via Chiaia
dalle vetrine eleganti: vede
un jeans rosapesca Alessia
e una camicetta blu elettrico
e chiede se sono belle per l’amica
(così gli piacerai molto sarai
sexy, Alessia). Entrano e Alessia
prova nello spogliatoio gli
indumenti come nuvole a coprirla,
Alessia – cielo. Si riveste
al colmo della grazia Alessia,
€ 70 paga alla cassa ed esce.
Poi al bar le amiche a farsi
confidenze (a che età, Alessia,
l’hai data per la prima volta?
È stato magico?). Non risponde
e vivace ride ancora Alessia.
*

"Alessia esce con Virginia"

Napoli, via Roma, ad accogliere
Alessia fresca del bagno di mare
con il sale addosso che a Giovanni
piace nell’incontrarsi con Virginia.
Sedute al bar le amiche. “Alessia, dice
Virginia, io non ho mai baciato,
nessun ragazzo mi ha vista nuda
e mai ho fatto sesso e il mio
unico fidanzato mi ha lasciata.
Ho fatto male, Alessia?”
Alessia risponde: “Secondo
il mio confessore hai fatto male,
ma non preoccuparti troverai
un altro partner perché
sei bella e sexy”.
Piange Virginia e abbraccia Alessia.
*

"Alessia e la tenerezza di Mirta"

Attimo tra la solitudine al bar
e di Mirta l’apparizione. Tutta
d’attesa una vita in un battere
di ciglia per ragazza Alessia.
Arriva Mirta e sorride e dice:
non essere turbata, Alessia:
non ti lascerà!!! Piange
Alessia come una donna
ragazza acqua e sapone
senza trucco. Mirta l’abbraccia
e ripete: non ti lascerà!!!
Squilla di Alessia il telefonino
È lui è lui è lui. E dice: non
piangere, Ale, ci vediamo
stasera!!! Poi sullo scontrino
(ha pagato Mirta) Alessia
scrive una poesia.
*

"Alessia e le rose selvatiche"

Il luogo per Alessia ragazza
è la Valle dei Re, nell’inalvearsi
nel sentiero a prendere gioia
dai verdi del prato dagli occhi
azzurri all’anima. Ossigeno
per Alessia nello scorgere
delle rose selvatiche le
forme a destarle pensieri
di stupore. Si addentra Alessia
nel posto vegetale e guarda
il mare dall’incantato belvedere
giocare con un cielo di
carta velina tra nuvole grandiose
di fine ottobre senza pioggia
sottesa a mistica felicità
(lui non mi lascerà mai
come ha detto Mirta).
Si ricompone il sembiante
serale, firmamento infiorato
da Venere e le stelle altre
e luna ostia di platino.
Accade ancora la felicità per
Alessia che scrive una poesia.
*

"Alessia esce con Francesca"

Sera delle vetrine di via Chiaia
di luci scintillanti per Alessia
e Francesca levigate dall’amore.
Al Bar Celestiale le ragazze e
prende una coca cola ragazza
Alessia ghiacciata per l’anima
di 18 grammi. Silenzio d’argento
nell’aria di fine ottobre
lontane le porte dell’inverno
e di gennaio il mese del nevaio.
Beve un’aranciata Francesca
sorridente e ad Alessia dice:
vedi che Giovanni non ti lascia.
Pensa Alessia alla storia dei baci
*

"Alessia esce con Antonella"

Rosavestita Alessia nel camminare
non in prove di esistere o di danza
per Via Crispi per l’appuntamento
a Piazza Amedeo con Antonella.
È bella la vita, pensa Alessia ragazza,
perché lui non mi lascerà mai,
come ha detto Mirta. Davanti
all’edicola occhi negli occhi le
fanciulle e poi si abbracciano e ridono
felici. Ho superato di matematica
l’interrogazione con 7 dice Alessia
e Antonella si è diplomata in ragioneria.
Sedute al bar della stazione a bere
coca cola le anime a rinfrescare chiede
Antonella: Alessia, tu e Giovanni
fate tutto? Non risponde e ride Alessia.
Urla un gabbiano: attenzione!!!
*

Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO CAROLLO

Antonio Carollo : “Poesie” Ed. Tracce – 2017 – pagg. 224 - € 14,00 –
La sensibilità delicata con la quale il poeta riesce a tessere l’eco della natura che circonda tra il divenire della quotidianità , il calore nascosto del fuoco , il richiamo ad una intimità sottesa e pregnante , al profilo di numerosi colori che l’onda delle parole aggruma in versi capaci di rubare emozionanti segni , si delinea in queste pagine , raccolte in venti capitoletti , tutti segnati con rintocchi della memoria .
Versi già apparsi in riviste , in volumi , in antologie e versi nuovi , inediti , scelti con cura per gusto di musicalità e ritmo , offrendo una poesia che passa di sicuro attraverso un bagaglio culturale personale di notevole spicco .
Immagini e simboli, metafore e cadenze , ricordi e illusioni , sospiri e preghiere , suggestioni e incisioni , sono particolari figure che attraversano pensiero ed emozioni per suggerire una lirica irrequieta , intensa , sorprendente. Emerge tra le riga una incondizionata disponibilità che traccia le molteplici linee dell’esistenza , personale e universale , sorprendendo , mutando scenari , inventando soluzioni e dissoluzioni, concretizzando l’infinito , riallacciando il silenzio , quasi a incidere in un singolare panorama , dal presente al passato , dal passato ai ricordi , dai ricordi alle emozioni , che quasi sempre affiorano nella vulnerabile e fragile testimonianza del sussurro.
“O mie parole,
non sarete che riverbero d’un cuore,
luccichio di polvere
al lampo di memoria,
oblio,
sogno non sognato
fin che l’occhio vi segue e vi pervade.
Sarete l’ultimo mio vivere
quale spola tra l’albero e i suoi nomi
(Pendono vivi i frutti dell’ulivo
in attesa di una mano
nel giardino intirizzito
nella sera di dicembre.)
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 ottobre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


“OMBRE”
Mi tuffo nella luna a piedi scalzi
come un soffio di vento che traluce,
e sfigura ogni ombra , nel delirio di sagome
quasi a voler andare nei riflessi
che propongono fiabe.
Come sussurro gli smalti in dissolvenze
hanno parole delicate, per l’improvviso lume
che scricchia in cielo ed avviluppa
ogni illusione.
E’ l’infinito che precede ogni sguardo,
scatta , rompe , intercetta ,
precipita nella corteccia di cose inaspettate.
Il velo ha oggi escluso anche il mio nome.
*

"CRISTALLI"
Avrei voluto sciogliere ancora il sangue nella mia solitudine
prigioniero dei segni che le ombre
incastrano in cemento, tra questi vicoli oscuri.
Avrei voluto inseguire le impazienze di un tempo
fra gli angoli grigi delle lettere e dei versi
nel gesto di sgomento dello sguardo disperso alle parole.
Resta avvizzito il segno di ferite
nello stridore delle stanze estreme.
Troppo brevi i sussurri , le illusioni , le preghiere
in questi archi senza luce , che serbano memorie,
nel trasparente gioco delle consuetudini
che ingannano i tuoi occhi di cristallo.
*

"PREGHIERE"
Scuotono ombre i borghi in capogiro,
arrossano le fiamme del tramonto
per tentare varianti ,incastonate .
Le palpebre appagano le sere nelle misure ingorde
gonfie di memorie , e tu compari ancora
tra le lenzuola , alla falda del cigno frettoloso
per segnare complici trasgressioni.
Interrompi gli scherzi
per ingabbiarmi nella tua vanità
invece di scomporre le preghiere.
*

Antonio Spagnuolo

giovedì 5 ottobre 2017

AUGURI = LA CAPRIA

Raffaele La Capria ha compiuto novantacinque anni il 3 ottobre . In una chiacchierata – intervista rilasciata a Silvio Perrella per Il Mattino di Napoli egli dice con un sorriso delicato che non si illude più , ma contemporaneamente ha bisogno di illudersi , perché l’illusione non è altro che una forma di poesia. La mente è abitata dai pensieri e per tal motivo risorge quotidianamente il desiderio della parola . Una vita dedicata alla scrittura , inseguendo lo stile del narratore , per il quale il senso del limite definisce l’avvicinarsi della fine. “Aiutato dalla vecchiaia – egli aggiunge – che essenzializza ogni cosa , penso che le cose del mondo si restringono in due campi : il caos e l’ordine. Dal caos primigenio bisogna tirar fuori un’ordine : la razionalità.” – Resta nell’uomo scrittore un luminoso appetito della vita.

martedì 3 ottobre 2017

PREMIO DI POESIA = RITRATTI DI POESIA

Anche quest’anno “Ritratti di Poesia”, manifestazione ideata, promossa e organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con InventaEventi S.r.l. – divenuta ormai nella Capitale un appuntamento culturale tradizionale ed imprescindibile, per gli addetti ai lavori, per le scuole e per gli amanti del genere – propone nuovamente il concorso “RITRATTI DI POESIA.140”, che nelle quattro precedenti edizioni ha riscosso molto successo.

Il concorso, a partecipazione gratuita, vuole essere un incontro tra la poesia e il registro espressivo immediato e sintetico dei social, in particolare la modalità di comunicazione richiesta da Twitter.

Al concorso si partecipa inviando un testo poetico inedito di 140 caratteri al massimo (spazi compresi) all’indirizzo di posta elettronica ritratti.140@libero.it. Richiedere il Bando completo -

lunedì 2 ottobre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= PIETRO SALMOIRAGHI

Pietro Salmoiraghi – Un infinito istante--Edizioni Joker – Novi Ligure (AL) – 2017 – pag. 89 - € 13,50

Pietro Salmoiraghi, architetto, nasce nel 1941. Docente dal 1964 in diverse istituzioni (in particolare nella facoltà di Architettura del Politecnico di Milano) svolge al contempo attività di libero professionista, pubblicando anche saggi nei principali libri e riviste del settore.
Ha pubblicato un romanzo e varie sillogi di poesia. Ha inoltre pubblicato anche alcuni aforismi in antologie pubblicate da Edizioni Joker.
“Un infinito istante”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta inizialmente un’esauriente “Nota dell’Autore” e in conclusione la prefazione di Sandro Montalto.
Il libro è strutturalmente ben articolato nella sua complessità ed è scandito nelle seguenti sezioni: “Testuale” (2011-2012), “Stato confusionale” (2013 – 2014) e “Abreazioni” (2014 – 2015).
Rispetto a quanto suddetto non si deve dimenticare che Salmoiraghi è architetto e si può riconoscere l’influenza di questo fattore nella sua opera letteraria.
La poetica di Pietro ha per cifra essenziale una vena epigrammatica.
Nei componimenti, tutti senza titolo e quasi sempre brevi, prevale un forte segno di riflessione sui vari settori della vita attraverso una parola sempre avvertita e detta con urgenza.
Eleganza formale si riscontra e l’autore, con uno stile calibrato riesce, attraverso quella che potremmo definire un’alchimia nel collegare i sintagmi nell’esprimersi, a coniugare narratività, chiarezza e complessità, producendo un risultato originalissimo e spiazzante soprattutto quando entra nel merito di questioni di linguistica dette in versi: - “Paradossalmente/ il non detto è la forma più esplicita/ del comunicare/ Ovvero:/ il silenzio può essere a volte/ la miglior forma per relazionarsi/ con il mondo/”.
Questa composizione, tratta dalla sezione Stato confusionale, fa venire in mente la genesi di tutte le arti. Per esempio anche la musica emerge da quella modalità del non detto stesso, che è il silenzio e inoltre nei brani musicali ci sono interruzioni nel fluire delle note.
Così in poesia, come anche nel linguaggio, nella vita vissuta di ogni giorno, il non detto è il blocco di partenza, l’attimo, l’istante, il momento, da cui scaturiscono le frasi.
Non si deve dimenticare, a questo proposito, che nell’antico testamento biblico è scritto che non ci sarà parola che sarà senza effetto.
Il titolo della scansione nella quale è inserita questa poesia, “Stato confusionale”, fa venire in mente un senso di autocompiacimento produttivo in senso estetico, perché il poeta sa benissimo di avere una lucidissima coscienza letteraria dei suoi intenti precisi e centrati.
Del resto nelle altre opere del Nostro, in continuum con questa, è stata evidenziata l’ironia dell’autore oltre al suo pessimismo cosmico, che trova proprio nei versi leggeri e icastici il suo riscatto, la sua redenzione.
Una poesia profonda e salvifica, che diviene tout-court consapevole esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza



sabato 30 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Alessia----ilmiolibro.it – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00
*
Come costruire un viaggio di luoghi e date di avvenimenti e cose in modo originale. Questo è Alessia opera importante e acuta. Si rimane sbalorditi dall’estro e dal ritmo che Raffaele impone ai suoi versi. Pregevole l’idea di partenza il 1984 e poi luoghi stagioni oggetti che diventano simboli dove incastonare Alessia figura che rappresenta il fulcro dove si muove con molta abilità il nostro autore. Ogni poesia sorprende per il ritmo che entra nel nostro inconscio nel nostro quotidiano non concedendo spazio alle pause ai ripensamenti. Tutto procede ed emoziona si citano poeti, luoghi che meravigliano soltanto ad ascoltarli e noi rimaniamo incollati a questo personaggio. Poesia che si assapora anche nella ricerca mai esasperata ma attenta al senso simbolico delle parole che ridefiniscono limiti e contrasti. Il poeta napoletano che collabora con numerose testate letterarie prestigiose ha pubblicato molte raccolte poetiche delineando un percorso prezioso dove la ricerca stilistica “si accorda con l’acutezza visiva dell’autore”, così Antonio Spagnuolo nella centratissima prefazione che ben delinea il lavoro nella sua essenzialità. Cosa nasconde il nostro all’interno di ogni verso, cosa muove l’autore a dipingere un personaggio femminile incalzato dalla frenesia di Raffaele nel rendere tecnicamente ritmica ogni frase direi ogni parola, questo mi colpisce dell’opera, il ritmo, la presenza costante di una meticolosità da esplorare. Cosa racchiude nel suo involucro “Alessia”, un viaggio inconscio, una disperata attualizzazione del presente, un film muto, una scorribanda di sogni e metafore, una giostra emozionale. Si può interpretare la parola e la forma, invadere il campo d’azione dove si svolge la quotidianità, dove anche il personaggio maschile Giovanni interpreta l’oggetto, il corpo, la condivisione. Un viaggio, un brivido senza certezze senza proclami.
*
Alfonso Ravazzano

venerdì 29 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANMARIO LUCINI

Gianmario Lucini – Sapienziali--puntoacapo Editrice – Novi Ligure (AL) – 2010 – pag. 93 - € 10,00

Gianmario Lucini (1953 – 2014) ha frequentato l’Istituto Magistrale, studiando pianoforte e pittura. Negli anni ’80 scrive su alcune riviste e pubblica una breve raccolta. Dal 1998 si dedica con assiduità alla scrittura e al sito web Poiein.it, pubblicando la raccolta “Allegro moderato” (2001). Su Poiein ha scritto centinaia di recensioni di poeti contemporanei, note di costume e note polemiche, oltre a centinaia di poesie.
Si è occupato, oltre che di poesia e di critica, di filosofia, fotografia e filmati culturali, organizzando anche per conto dell’Associazione Poiein il Premio “David Maria Turoldo”, giunto alla IX edizione.
I Libri Sapienziali, dai quali Lucini ha preso il punto di partenza, lo spunto ispiratore, per la stesura della raccolta che prendiamo in considerazione in questa sede, nell’Antico Testamento della Bibbia cristiana, sono libri didattici o di etica morale. Essi hanno lo scopo d’insegnare la Sapienza. Sono presentati, non a caso, in forma poetica e quindi vengono anche detti Libri Poetici. per lo stile immaginifico e il fraseggio elegante e musicale.
Il volume, scandito in due parti, quella eponima e “Scirocco”, si conclude con una “Nota dell’autore” nella quale il Nostro scrive che “Sapienziali” apparirà, alla lettura che cerchi una coerenza logica, assolutamente incoerente e anzi, un crogiolo di suggestioni, dove di biblico ci sono solo i riferimenti che le hanno generate.
I nove “poemetti” potrebbero sembrare così nove sillogi. Il nesso che li unisce non va quindi cercato solo in quello che viene detto, ma piuttosto nella suggestione che l’autore vuole trasmettere, con l’idea che ognuno di essi li contiene in qualche modo tutti, limitandosi a sviluppare un aspetto del tema generale. E se un tema vi può essere, una specie di argomento conduttore, questo va cercato nella riflessione sull’ingiustizia (o il nascondimento dell’ingiustizia che in termini filosofici teologici, consegue al nascondimento/assenza di Dio) e la condizione di un mondo dominato dalla boria tecnologica, servita dalla scienza e a sua volta al servizio del potere.
Diversa è la scrittura in “Scirocco”, imperniata però sul medesimo tema che si riconduce all’esperienza dell’autore in Calabria, nella dolorosa constatazione di un’ingiustizia più palese (violenta, schiavista, totalizzante) che cresce nell’indifferenza generale del Paese e risponde al nome di ‘ndrangheta. È questa una scrittura dai tratti realistici, quasi un diario.
Lucini, quindi, articolando una struttura che dal tema sacro e mistico trae la genesi, riesce a penetrare con i suoi versi nel mondo della contemporaneità arrivando a denunciare gli aspetti che la caratterizzano più aberranti a livello umano.
Si può intendere che i suddetti sono le guerre e le corse agli armamenti, la cui causa sono fatti di natura essenzialmente economica oltre che religiosa, come nel caso del terrorismo.
Non è utopistica l’operazione di Gianmario: la sua poetica originalissima, che dal sacro passa alle tematiche civili, è uno strumento di sensibilizzazione per scuotere le coscienze dei lettori e farli riflettere sul fatto che proprio da una riscoperta dei valori religiosi cristiani autenticamente, oltre i responsi della Chiesa non sempre condivisibili, si può arrivare anche a livello politico – sociale alla realizzazione di una vita migliore del singolo e delle masse.
*
Raffaele Piazza

giovedì 28 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e l’esame della vita"

Non sa ragazza Alessia se
chiamare Giovanni o
la telefonata attenderne.
Guarda l’ora Alessia (10.30)
e di aspettare decide.
Telefonino nelle mani affilate.
(Questo è un esame della vita,
pensa Alessia). Poi nella conca
di gioia di Alessia lui telefona
e dice: “Ti amo, fatti bella per
stasera”.
Meraviglia per Alessia sedicenne
al Bar Celestiale seduta.
Beve la coca cola fredda e si
rinfresca l’anima Alessia.
*

"Alessia al saggio di pianoforte"

Rosa vestita nell’intonarsi
a del pianoforte il nero
polito ragazza Alessia
dalle mani affilate sui
tasti e gli occhi chiusi.
Emozione ed estasi controllata
nell’eseguire di Bach le
invenzioni a due voci.
Ed esiste solo la musica
e non il pubblico o la sala.
Ultima nota della senza
spartito esecuzione
e gli applausi scroscianti.
Apre gli occhi Alessia
e lo vede. Stupita Alessia
nel decriptarne lo sguardo.
Risultato: mi ama!!!
*
"Alessia si specchia"

Specchio frontale per Alessia
nel mirarsi nuda al colmo
della grazia dopo la doccia
sinuosa e sensuale come
una donna (sedici anni
contati come semi).
Si guarda Alessia i seni
rotondi, i fianchi, il pube
e il sedere armonico.
(Dio mi ha fatta bella
e sono contenta di piacere
agli uomini).
Prova i sorrisi Alessia
(quello di rondine azzurra
e quello di farfalla rosa).
Poi il telefonino squilla.
*

"Alessia irradiata dalla luna"

Vago selenico incantesimo
sulla spiaggia di sabbia
bianca per Alessia illuminata
da raggi di luna ostia di platino
e da stelle margherite campite
nel cobalto. Luce sulla pelle
di Alessia per ad ogni passo
resurrezioni terrestri all’ombra
dell’albereto dei pini accanto.
Il golfo si fa leggerezza nella
storia di ogni giorno consecutivo
come freddezza d’acque di
ruscello per Alessia nel tempo
della vita che dà luminosità
ai sedici di Alessia anni.
*

"Alessia sottesa al cielo"

Attimi iridati nel proseguire
nel chiaro orizzonte da volatili
solcato sotto di ottobre
un cielo a perdifiato. Sottesa
Alessia si fa azzurra nell’anima
di 18 grammi e sedici anni
come una donna. Avanza
tempo per l’amore e a farlo
va nella camera calcinata
nello splendore dell’ossigeno.
Aurora immensa per il piacere
duale dei fidanzati e fuori
l’arcobaleno dei responsi.
*

"Alessia osserva il firmamento"

Ansia stellante Alessia
nella gioia a pervadere.
Tolta dalla tenda della casa
a scendere nel tepore
di un ottobre come una donna
(16 anni contati come semi).
Poi le camere della funicolare
da Piazza Amedeo al Vomero
giungere per grazia gratis data.
S’inalvea il pensiero
nel lago della felicità e della pace
per risurrezioni ad ogni passo
su del giorno consecutivo
il pensiero fiorevole nel
giungere a di salvezza la meta
nel condominiale delle ragazzine
il giardino. E dietro la palizzata
saltata dal bianco del
cavallo della mente
attende Alessia qualcosa
ed è la poesia, la sintonia,
la suggestione dei luoghi
visibili del corpo e della mente
azzurra in un attimo infinito.
*

"Alessia e la fisica gioia"

Di sette gradi si abbassa
su Napoli la temperatura,
Alessia vestita d’autunno
sottesa ad alberi frondosi
nella pace del Virgiliano
Parco nel giocare con la
fisica gioia sulla pelle di ragazza
fino a di 18 grammi l’anima.
In riva al mare dallo strapiombo
intravisto dove ha acceso
una candela dopo quella
solare, Alessia in sintonia
con il sembiante beve
una coca cola per trovare
quella freschezza dell’
adolescenza dei 16 anni
contati come semi e come
una donna ride divertita
dall’esame superato
alla scuola della vita
senza nome.
*

"Alessia sul bordo della vita"

In limine al sentiero
delle alberate dell’anima
(pini centenari nel cielo
svettanti nelle cime di
foglie - aghi verdi a tessere
la vita), ragazza Alessia
nella resistenza dell’aria
protesa a bere ossigeno
per rigenerarsi. Ed è vita
e non nuotando esistere
per Alessia sul suo bordo
nell’incielarsi di un
gabbiano per foschia.
Storia infinita ai blocchi
di partenza per la scuola,
le interrogazioni, il motorino,
l’abbonamento alla
metropolitana e tende Alessia
al letto dell’amore.
*

"Alessia sottesa alle nuvole"

Il luogo dell’albero cavo
per ragazza Alessia
al colmo della grazia
sottesa a d’ottobre le nuvole.
C’è qualcosa di nuovo
nell’aria, forse d’antico
ed è la poesia nell’
interanimarsi con le canne
al vento nella verde isola.
Segue delle cose l’azzurro
silenzio delle vele al vento
per Alessia nel tendere
le mani affilate al bordo
di tramonto conca d’arancia.
E beve all’invisibile sorgente
a dissetarsi di 18 grammi
l’anima.
*

"Alessia compra un dono"

Trepida, ansia a stellarla,
entra Alessia ragazza
nel negozio per comprare
una camicia per Giovanni.
La sceglie azzurro cielo
nel ricordare il letto
dell’amore di ieri che non
torna. (È stato bello, speriamo
che non mi lasci).
La vita è bella, paga
Alessia € 20, prende il
pacchetto ed esce nelle
strade conniventi.
Anima di Alessia felice
tra alberi urbani
dei quali non sa il nome,
sottesi a redenzioni
ad ogni passo. Entra
nella camera della funicolare
per salire Alessia.
*

"Alessia felice come una donna"

Di pochi anni Alessia
(16 contati come semi).
La strada della vita si fa
bella per ragazza Alessia
in minigonna azzurra
felice nel sentirsi donna
nell’albereto al Parco
Virgiliano con di ginnastica
le scarpe azzurro chiaro
a fare footing nell’incielarsi
di un pensiero nel vento
di ottobre. Fresco a levigare
Alessia nell’interanimarsi
con dei monti azzurrini
il sembiante ricomponendosi
l’affresco.
*

"Alessia pensa a un bambino"

Sembiante di monti azzurrini
a incorniciare il pomeriggio
di Alessia nel tendere le mani
al ramo dell’arancio del giardino
di Mirta. Veste rosa cielo Alessia
e pensa che le sue cose le sono
venute anche se lui non è stato
attento. Pensa ragazza Alessia
che le piacerebbe essere incinta
e allevarlo con Giovanni
che guadagna € 3000 in banca
e avere una casa con una soglia
da consumare in due. Pensa alla
culla e vorrebbe un maschietto
ragazza Alessia. Squilla il telefono:
è lui.
*

"Alessia vede un neonato"

Nella carrozzina azzurra
vede ragazza Alessia
un neonato che dorme
e pensa Alessia (16 anni
contati come semi), che
a 18 anni vuole fare un
bambino con Giovanni.
Quando consumeranno
una duale soglia della
loro casa (lui guadagna
€ 5000 in banca).
Sorriso a illuminare
di Alessia il viso
sotteso al lattante che dorme.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 27 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“SILENZI”
Non aggiungo che piccoli brandelli
per quei sogni tagliati nei solchi delle ore,
chiedo un segno che possa custodire
l’impossibile attesa di un credo,
avvezzo ormai al diniego di un Dio inclemente.
Il silenzio
per gesti intessuti in solitudine
ha scansioni di pupille e di impazienze:
riflesso di una lampada dietro le vecchie foto
che ripetono avventure ormai sbiadite.
Nulla coincide con le mie promesse
per le tue labbra di cenere.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = GINO RAGO


"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri è colma di gente.
Il sole pigro non vuole tramontare.
A destra una parte del popolo in festa
A perdifiato urla: «Dio salvi il Re…»
Dal lato sinistro si leva
Un altro grido che sembra di guerra: «Dio salvi la Regina…»
Il centro della piazza non si lascia intimorire.
Altro urlo: «Dio salvi il Re e la Regina…»
In lontananza il boia lucida i legni dell’impianto
Con la palla di grasso ottenuto dai cani.
La corda con il cappio pende luccicante.
Al sole del crepuscolo sembra più splendente.

Un urlo soltanto unisce la piazza
Da destra a sinistra passando
Per il centro: «Muoia il Re. E muoia la Regina».
Ma rimane strozzato in tutte le forre.

Passano cesti con pane bianco.
La botte con il vino sembra una fontana.
Il cappio in lontananza risplende più di prima.
«Dio salvi il Re… Viva la Regina».

Soltanto il poeta lascia Piazza dei Martiri.
Non desidera il pane d’altri. Rifiuta anche il vino.
Non vuole il Re. Non vuole la Regina.
Cento usignoli nel suo petto si destano. Si destano.
Alzano il canto della sua libertà.
*
Gino Rago
*
"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri is full of people.
The lazy sun does not want to go down.
To the right some of the persons celebrate
Howling with wide-open throats “God Save the King…”
To the left rises up
Another yell: “God save the King and the Queen…”
Far away the executioner polishes the fork of wood
With a grease ball obtained from dogs.
The hanging rope shiningly swings.
In the dawning sun it seems more shining.
A single howl unites the square
From right to left crossing
The center: “Let the King die let the Queen die”.
But it is choked in every gorge.
Baskets pass hands with white bread loafs.
A wine barrel sprouts like a fountain.
Far away the noose shines more than before.
“God save the King… Hurrah for the Queen”.
Only the poet abandons Piazza dei Martiri.
He does not want other people’s bread. He also refuses the wine.
He doesn’t want the King. Does’nt want the Queen.
A thousand skylarks awakein in his breast. They do wake up.
Uplifiting his song of freedoom.
*
Gino Rago

© 2017 American transposition by A. P. Nicolai of the poem “Piazza dei Martiri…” by Gino Rago.
All Rights Reserved for the original poem and its translation.

martedì 26 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO ZAVANONE

Guido Zavanone : “Percorsi della poesia” – Ed. San Marco dei Giustiniani – 2017 – pagg. 96 - € 15,00 –
Affidato alla tradizione più luminosa , quasi legato ad un passato letterario che in veste linguistica non muta segno e senso , diventando perfettamente omogeneo al ritmo del tempo e alle immagini che si creano nei riflessi, Guido Zavanone intraprende con queste sue poesie , proposte in due distinti capitoli “per terra” e”per cielo” , un vero e proprio viaggio tra la propria quotidiana esistenza ed il progetto di quelle misure che accompagnano realtà e illusioni.
Il racconto , perché così si scioglie il tessuto delle composizioni , dispone di quelle caratteristiche capaci di resistere alle continue reazioni che la fantasia insegue per inquietudini e per ritrovamenti . Un racconto pacato , scorrevole , comunicativo , con la massima apertura proiettata nelle capacità di una poesia dotta e contenuta.
Gli estremi temporali si traducono negli squarci luminosi del verso, che riesce a comporre filigrane in ogni “passaggio” , ove arcobaleni , nuvole , luci accecanti , cinguettii di parole , martellanti rintocchi , cancelli magnetici , fulgide costellazioni , radure erbose e profumate , sguardi improvvisi , domande sospese , scogli spumeggianti, diventano figure poetiche di eccellente selezione.
Scrive Giuseppe Conte nella postfazione : “Zavanone…dice che , andando per terra e per cielo, si può compiere un grandioso tentativo di capire l’universo e se stessi, e che , se l’apocalisse è in agguato , c’è un’energia spirituale soltanto che può arginarla, con la sua voce debole ma ricca di tutto il meglio che l’uomo ha dato nel suo percorso sulla terra e nel cosmo.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 25 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia"
Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00

“Alessia”, la silloge poetica che ci propone Raffaele Piazza, è opera che si legge come se si sfogliasse insieme all’autore un album di ricordi, un diario in cui il filo della continuità e della parola è nell’Io di Alessia e nel dialogo d’amore erotico e tenero tra Alessia e Giovanni. Alessia attraversa il tempo e lo spazio (Alessia a Ischia nel 1984, Alessia a Salisburgo, Alessia verso febbraio 2012, Alessia nel 2014) e il tempo e lo spazio che attraversa si fanno stanza di ripresa e poi pellicola dove a rivelarsi è la nudità, immensa e pura, della voce e del mondo interiore di Alessia. Scorrono i fotogrammi (Alessia e il campo animato, Alessia e il fulmine, Alessia e il sole, Alessia e le gocce del mare, Alessia mistica) e la pellicola si fa vita e canto, amore vissuto, emotivamente e fisicamente, in totale pienezza. Meglio, si fa volo che diventando, a poco a poco, comunione con l’infinito ci mostra il mistero dell’esistenza, la misura dei suoi echi e disorientamenti, l’osmosi tra mondo interiore e realtà esterna.
Alessia è memoria biografica e storia personale ma è anche specchio che accoglie e dilata, specchio in cui riconoscersi e che si amplia e ci amplia in un disvelamento/estensione di storie personali. Alessia, dunque, come una sorta di specchio cosmico ma Alessia anche come cassa di risonanza perché in Alessia quelle parole e quelle emozioni che sono anche le nostre parole e le nostre emozioni si fanno più intense, di un timbro più nitido.
Alessia, e il personaggio Alessia, seducono per la luminosità e il nitore della loro essenza, per il linguaggio che Raffaelle Piazza ci dona. Un lessico ancorato nel quotidiano, ma che, proprio perché ancorato e tattile, schiude geografie interiori e picchi di mondi e vita che ci riportano all’origine della parola, al suo sodalizio con il nostro essere ed esistere, con il nostro esserci.
Alessia, ossia: una testimonianza che scolpisce luoghi e tempo di vita e di amore e che, così scolpendoli, li fa orientare e perdurare nel loro orizzonte.
*

Silvia Comoglio

sabato 23 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"ATTESE"
Non ho più doni !
La tua custodia tramutava pupille nell'oblio
ed oggi il ricordo ed il sogno
percorrono la cupola del cielo divorando gli inganni.
Rapidi i giorni strisciano monotoni
rinserrano nel buio nostalgie e brezze
imporporate alla sera tra il pensiero ed il sangue
per inventare gli incanti delle stanze.
Dove era il tuo corpo recito stupori
già composti in una storia che è solo sconfitta,
mentre fra la rabbia e la danza
una cicatrice ha il blocco d'una attesa corrotta.
Vorrei stroncarti ancora in un sussulto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 22 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MOBILI

Giorgio Mobili – "Waterloo riconquistata"--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 123 - € 13,00
Giorgio Mobili (1973) vive negli USA dal 1999. Attualmente insegna alla California State University di Fresno. È autore di vari saggi e di uno studio. La sua poesia in lingua italiana è apparsa nel volume collettivo “1° non singolo: Sette poeti italiani” (2005) e in varie riviste. Ha pubblicato due raccolte in lingua italiana e una in spagnolo.
“Waterloo riconquistata”, il volume del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Rossano Pestarino esauriente e ricca di acribia.
Il libro è corposo e composito, bene strutturato architettonicamente.
Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: “La battaglia, A l’amour comme à la guerra, Intermezzo: undici nostalgie e Situs inversus”.
Cifra distintiva della poetica di Nobili espressa nel testo è quella di una poetica intellettualistica che a tratti diviene criptica e oscura con un accumularsi delle immagini, di poesia in poesia, che è spesso caratterizzato da una connotazione anarchica, che giunge a sfiorare l’alogico.
In sintonia con quanto suddetto molti testi hanno per argomento accadimenti storici, fatti di politica, società e costume e anche avvenimenti biblici.
Un’atmosfera di onirismo purgatoriale domina in molti componimenti e nel leggerli, per la magia delle atmosfere evocate, sembra di affondare nella pagina.
Icasticità e leggerezza sono le caratteristiche prevalenti nel libro e il discorso si fa denso e intenso nei vari tessuti linguistici.
Dominano densità metaforica e sinestesica in un rivelarsi di parole che si fanno immagini cariche di accensioni e spegnimenti.
La scarto dalla lingua standard, nel linguaggio di Nobili, raggiunge livelli notevolissimi e l’esito di quella che si potrebbe definire un’originalissima sperimentazione è quello di una scrittura neo orfica, fortemente imbevuta di mistero nella sua controllata ridondanza.
S’incontra nella lettura un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto, al quale il poeta si rivolge non sentimentalmente, ma in maniera filosofica e speculativa.
Tale misteriosa presenza potrebbe essere identificata come una figura femminile, un’amata, quando il poeta, rivolgendosi a lei, le dice che vorrebbe stare sotto le sue lunghe ciglia.
Del resto in ogni poesia più che mai la tensione dell’io – poetante è quella verso un irrefrenabile, continuo e stabile esercizio di conoscenza, che si dirige di volta in volta, verso ogni campo dell’esperire umano e tutto è imbevuto di una riflessione in bilico tra gioia e dolore, bene e male, vita e morte e sul dualismo luce-ombra.
Nonsense e ironia serpeggiano sulla pagina, un sottile sarcasmo domina, fatto che crea un’aurea di vaga bellezza che coinvolge il lettore.
Il poeta produce spesso raffigurazioni altissime proprio per la loro forte carica di pensiero divergente, pur mantenendosi il tono sempre controllato.

Sembrerebbe che il poiein di Giorgio sfoci nell’irrazionale, ma in realtà c’è un grande rigore logico e per spiegare le intenzioni dell’autore bisogna ricordare che in poesia tutto è presunto: - “…oggi basta gridare/ alla gente da un balcone/ e ti seguiranno in tutto.” …, versi memorabili nella loro ambiguità che fanno davvero riflettere sul senso di straniamento dell’uomo contemporaneo, tematica fondante della raccolta.
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Raffaele Piazza