venerdì 20 ottobre 2017

POESIA = LIDIA PAOLA POPOLANO

"E invece"
Ho smesso di dare per scontata la mia vita
come se il fatto di essermela sudata
mi desse il diritto di averla a mia disposizione
come se il fatto di averla accudita e curata
mi rendesse sempre capace di darle una direzione.
Non do più alcunché per scontato e invece ...
ho perso l’ordine, ho perso la vergogna
ho perso la pettinatura, l’eleganza e anche la piega della gonna
ho smesso i sogni, ho smesso i rimpianti
ho ritrovato i miei riccioli, il sorriso e i colori vibranti
ho indossato la malinconia, le aspettative trepidanti e la timidezza
ho ritrovato il piacere del silenzio, dell’ascolto e della tenerezza
ho imparato ad ascoltare i tepori, ad assaporare gli scricchiolii
e ad amare l’imprevedibilità della natura
lasciando una volta per tutte il pianto della sconfitta, le recriminazioni per gli errori
e soprattutto la terribile abitudine alla paura.

Roma, aprile 2014
*

"Desideri"
I miei desideri sono come bolle di sapone
scoppiano appena salgono alla mente
troppo simili alla ricerca di qualcosa perduto
che so bene non tornerebbe, perché immaginato.
Meglio non stare troppo a rimuginare,
meglio restare con i piedi a terra
fermarsi al piacere del presente
e alla infinitesima e concreta tensione
verso ciò che è vicino e realizzabile
meglio circondarsi di molte di queste
infinitesime e infinite gioie tutt'intorno.
Loro si rinforzano l'una con le altre
loro sono sinergiche e potentissime.
Sono colorate e animate.
Sorridono, ti prendono,
ti danno coraggio e voglia di vivere
più di qualunque vago e vacuo desiderio
e, soprattutto, sono più brillanti
se vissute insieme agli altri.
Le gioie hanno bisogno di compagnia.

Trapani -agosto 2014
*
Lidia Paola Popolano

giovedì 19 ottobre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA -

"Alessia esce con Veronica"


Napoli d’ottobre di fiorevole
sole, tepore a entrare nell’anima
di Alessia partendo da Piazza
Trieste e Trento con Veronica
nell’attraversare Via Chiaia
dalle vetrine eleganti: vede
un jeans rosapesca Alessia
e una camicetta blu elettrico
e chiede se sono belle per l’amica
(così gli piacerai molto sarai
sexy, Alessia). Entrano e Alessia
prova nello spogliatoio gli
indumenti come nuvole a coprirla,
Alessia – cielo. Si riveste
al colmo della grazia Alessia,
€ 70 paga alla cassa ed esce.
Poi al bar le amiche a farsi
confidenze (a che età, Alessia,
l’hai data per la prima volta?
È stato magico?). Non risponde
e vivace ride ancora Alessia.

Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO CAROLLO

Antonio Carollo : “Poesie” Ed. Tracce – 2017 – pagg. 224 - € 14,00 –
La sensibilità delicata con la quale il poeta riesce a tessere l’eco della natura che circonda tra il divenire della quotidianità , il calore nascosto del fuoco , il richiamo ad una intimità sottesa e pregnante , al profilo di numerosi colori che l’onda delle parole aggruma in versi capaci di rubare emozionanti segni , si delinea in queste pagine , raccolte in venti capitoletti , tutti segnati con rintocchi della memoria .
Versi già apparsi in riviste , in volumi , in antologie e versi nuovi , inediti , scelti con cura per gusto di musicalità e ritmo , offrendo una poesia che passa di sicuro attraverso un bagaglio culturale personale di notevole spicco .
Immagini e simboli, metafore e cadenze , ricordi e illusioni , sospiri e preghiere , suggestioni e incisioni , sono particolari figure che attraversano pensiero ed emozioni per suggerire una lirica irrequieta , intensa , sorprendente. Emerge tra le riga una incondizionata disponibilità che traccia le molteplici linee dell’esistenza , personale e universale , sorprendendo , mutando scenari , inventando soluzioni e dissoluzioni, concretizzando l’infinito , riallacciando il silenzio , quasi a incidere in un singolare panorama , dal presente al passato , dal passato ai ricordi , dai ricordi alle emozioni , che quasi sempre affiorano nella vulnerabile e fragile testimonianza del sussurro.
“O mie parole,
non sarete che riverbero d’un cuore,
luccichio di polvere
al lampo di memoria,
oblio,
sogno non sognato
fin che l’occhio vi segue e vi pervade.
Sarete l’ultimo mio vivere
quale spola tra l’albero e i suoi nomi
(Pendono vivi i frutti dell’ulivo
in attesa di una mano
nel giardino intirizzito
nella sera di dicembre.)
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 ottobre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


“OMBRE”
Mi tuffo nella luna a piedi scalzi
come un soffio di vento che traluce,
e sfigura ogni ombra , nel delirio di sagome
quasi a voler andare nei riflessi
che propongono fiabe.
Come sussurro gli smalti in dissolvenze
hanno parole delicate, per l’improvviso lume
che scricchia in cielo ed avviluppa
ogni illusione.
E’ l’infinito che precede ogni sguardo,
scatta , rompe , intercetta ,
precipita nella corteccia di cose inaspettate.
Il velo ha oggi escluso anche il mio nome.
*

"CRISTALLI"
Avrei voluto sciogliere ancora il sangue nella mia solitudine
prigioniero dei segni che le ombre
incastrano in cemento, tra questi vicoli oscuri.
Avrei voluto inseguire le impazienze di un tempo
fra gli angoli grigi delle lettere e dei versi
nel gesto di sgomento dello sguardo disperso alle parole.
Resta avvizzito il segno di ferite
nello stridore delle stanze estreme.
Troppo brevi i sussurri , le illusioni , le preghiere
in questi archi senza luce , che serbano memorie,
nel trasparente gioco delle consuetudini
che ingannano i tuoi occhi di cristallo.
*

"PREGHIERE"
Scuotono ombre i borghi in capogiro,
arrossano le fiamme del tramonto
per tentare varianti ,incastonate .
Le palpebre appagano le sere nelle misure ingorde
gonfie di memorie , e tu compari ancora
tra le lenzuola , alla falda del cigno frettoloso
per segnare complici trasgressioni.
Interrompi gli scherzi
per ingabbiarmi nella tua vanità
invece di scomporre le preghiere.
*

Antonio Spagnuolo

giovedì 5 ottobre 2017

AUGURI = LA CAPRIA

Raffaele La Capria ha compiuto novantacinque anni il 3 ottobre . In una chiacchierata – intervista rilasciata a Silvio Perrella per Il Mattino di Napoli egli dice con un sorriso delicato che non si illude più , ma contemporaneamente ha bisogno di illudersi , perché l’illusione non è altro che una forma di poesia. La mente è abitata dai pensieri e per tal motivo risorge quotidianamente il desiderio della parola . Una vita dedicata alla scrittura , inseguendo lo stile del narratore , per il quale il senso del limite definisce l’avvicinarsi della fine. “Aiutato dalla vecchiaia – egli aggiunge – che essenzializza ogni cosa , penso che le cose del mondo si restringono in due campi : il caos e l’ordine. Dal caos primigenio bisogna tirar fuori un’ordine : la razionalità.” – Resta nell’uomo scrittore un luminoso appetito della vita.

martedì 3 ottobre 2017

PREMIO DI POESIA = RITRATTI DI POESIA

Anche quest’anno “Ritratti di Poesia”, manifestazione ideata, promossa e organizzata dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con InventaEventi S.r.l. – divenuta ormai nella Capitale un appuntamento culturale tradizionale ed imprescindibile, per gli addetti ai lavori, per le scuole e per gli amanti del genere – propone nuovamente il concorso “RITRATTI DI POESIA.140”, che nelle quattro precedenti edizioni ha riscosso molto successo.

Il concorso, a partecipazione gratuita, vuole essere un incontro tra la poesia e il registro espressivo immediato e sintetico dei social, in particolare la modalità di comunicazione richiesta da Twitter.

Al concorso si partecipa inviando un testo poetico inedito di 140 caratteri al massimo (spazi compresi) all’indirizzo di posta elettronica ritratti.140@libero.it. Richiedere il Bando completo -

lunedì 2 ottobre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= PIETRO SALMOIRAGHI

Pietro Salmoiraghi – Un infinito istante--Edizioni Joker – Novi Ligure (AL) – 2017 – pag. 89 - € 13,50

Pietro Salmoiraghi, architetto, nasce nel 1941. Docente dal 1964 in diverse istituzioni (in particolare nella facoltà di Architettura del Politecnico di Milano) svolge al contempo attività di libero professionista, pubblicando anche saggi nei principali libri e riviste del settore.
Ha pubblicato un romanzo e varie sillogi di poesia. Ha inoltre pubblicato anche alcuni aforismi in antologie pubblicate da Edizioni Joker.
“Un infinito istante”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta inizialmente un’esauriente “Nota dell’Autore” e in conclusione la prefazione di Sandro Montalto.
Il libro è strutturalmente ben articolato nella sua complessità ed è scandito nelle seguenti sezioni: “Testuale” (2011-2012), “Stato confusionale” (2013 – 2014) e “Abreazioni” (2014 – 2015).
Rispetto a quanto suddetto non si deve dimenticare che Salmoiraghi è architetto e si può riconoscere l’influenza di questo fattore nella sua opera letteraria.
La poetica di Pietro ha per cifra essenziale una vena epigrammatica.
Nei componimenti, tutti senza titolo e quasi sempre brevi, prevale un forte segno di riflessione sui vari settori della vita attraverso una parola sempre avvertita e detta con urgenza.
Eleganza formale si riscontra e l’autore, con uno stile calibrato riesce, attraverso quella che potremmo definire un’alchimia nel collegare i sintagmi nell’esprimersi, a coniugare narratività, chiarezza e complessità, producendo un risultato originalissimo e spiazzante soprattutto quando entra nel merito di questioni di linguistica dette in versi: - “Paradossalmente/ il non detto è la forma più esplicita/ del comunicare/ Ovvero:/ il silenzio può essere a volte/ la miglior forma per relazionarsi/ con il mondo/”.
Questa composizione, tratta dalla sezione Stato confusionale, fa venire in mente la genesi di tutte le arti. Per esempio anche la musica emerge da quella modalità del non detto stesso, che è il silenzio e inoltre nei brani musicali ci sono interruzioni nel fluire delle note.
Così in poesia, come anche nel linguaggio, nella vita vissuta di ogni giorno, il non detto è il blocco di partenza, l’attimo, l’istante, il momento, da cui scaturiscono le frasi.
Non si deve dimenticare, a questo proposito, che nell’antico testamento biblico è scritto che non ci sarà parola che sarà senza effetto.
Il titolo della scansione nella quale è inserita questa poesia, “Stato confusionale”, fa venire in mente un senso di autocompiacimento produttivo in senso estetico, perché il poeta sa benissimo di avere una lucidissima coscienza letteraria dei suoi intenti precisi e centrati.
Del resto nelle altre opere del Nostro, in continuum con questa, è stata evidenziata l’ironia dell’autore oltre al suo pessimismo cosmico, che trova proprio nei versi leggeri e icastici il suo riscatto, la sua redenzione.
Una poesia profonda e salvifica, che diviene tout-court consapevole esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza



sabato 30 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Alessia----ilmiolibro.it – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00
*
Come costruire un viaggio di luoghi e date di avvenimenti e cose in modo originale. Questo è Alessia opera importante e acuta. Si rimane sbalorditi dall’estro e dal ritmo che Raffaele impone ai suoi versi. Pregevole l’idea di partenza il 1984 e poi luoghi stagioni oggetti che diventano simboli dove incastonare Alessia figura che rappresenta il fulcro dove si muove con molta abilità il nostro autore. Ogni poesia sorprende per il ritmo che entra nel nostro inconscio nel nostro quotidiano non concedendo spazio alle pause ai ripensamenti. Tutto procede ed emoziona si citano poeti, luoghi che meravigliano soltanto ad ascoltarli e noi rimaniamo incollati a questo personaggio. Poesia che si assapora anche nella ricerca mai esasperata ma attenta al senso simbolico delle parole che ridefiniscono limiti e contrasti. Il poeta napoletano che collabora con numerose testate letterarie prestigiose ha pubblicato molte raccolte poetiche delineando un percorso prezioso dove la ricerca stilistica “si accorda con l’acutezza visiva dell’autore”, così Antonio Spagnuolo nella centratissima prefazione che ben delinea il lavoro nella sua essenzialità. Cosa nasconde il nostro all’interno di ogni verso, cosa muove l’autore a dipingere un personaggio femminile incalzato dalla frenesia di Raffaele nel rendere tecnicamente ritmica ogni frase direi ogni parola, questo mi colpisce dell’opera, il ritmo, la presenza costante di una meticolosità da esplorare. Cosa racchiude nel suo involucro “Alessia”, un viaggio inconscio, una disperata attualizzazione del presente, un film muto, una scorribanda di sogni e metafore, una giostra emozionale. Si può interpretare la parola e la forma, invadere il campo d’azione dove si svolge la quotidianità, dove anche il personaggio maschile Giovanni interpreta l’oggetto, il corpo, la condivisione. Un viaggio, un brivido senza certezze senza proclami.
*
Alfonso Ravazzano

venerdì 29 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANMARIO LUCINI

Gianmario Lucini – Sapienziali--puntoacapo Editrice – Novi Ligure (AL) – 2010 – pag. 93 - € 10,00

Gianmario Lucini (1953 – 2014) ha frequentato l’Istituto Magistrale, studiando pianoforte e pittura. Negli anni ’80 scrive su alcune riviste e pubblica una breve raccolta. Dal 1998 si dedica con assiduità alla scrittura e al sito web Poiein.it, pubblicando la raccolta “Allegro moderato” (2001). Su Poiein ha scritto centinaia di recensioni di poeti contemporanei, note di costume e note polemiche, oltre a centinaia di poesie.
Si è occupato, oltre che di poesia e di critica, di filosofia, fotografia e filmati culturali, organizzando anche per conto dell’Associazione Poiein il Premio “David Maria Turoldo”, giunto alla IX edizione.
I Libri Sapienziali, dai quali Lucini ha preso il punto di partenza, lo spunto ispiratore, per la stesura della raccolta che prendiamo in considerazione in questa sede, nell’Antico Testamento della Bibbia cristiana, sono libri didattici o di etica morale. Essi hanno lo scopo d’insegnare la Sapienza. Sono presentati, non a caso, in forma poetica e quindi vengono anche detti Libri Poetici. per lo stile immaginifico e il fraseggio elegante e musicale.
Il volume, scandito in due parti, quella eponima e “Scirocco”, si conclude con una “Nota dell’autore” nella quale il Nostro scrive che “Sapienziali” apparirà, alla lettura che cerchi una coerenza logica, assolutamente incoerente e anzi, un crogiolo di suggestioni, dove di biblico ci sono solo i riferimenti che le hanno generate.
I nove “poemetti” potrebbero sembrare così nove sillogi. Il nesso che li unisce non va quindi cercato solo in quello che viene detto, ma piuttosto nella suggestione che l’autore vuole trasmettere, con l’idea che ognuno di essi li contiene in qualche modo tutti, limitandosi a sviluppare un aspetto del tema generale. E se un tema vi può essere, una specie di argomento conduttore, questo va cercato nella riflessione sull’ingiustizia (o il nascondimento dell’ingiustizia che in termini filosofici teologici, consegue al nascondimento/assenza di Dio) e la condizione di un mondo dominato dalla boria tecnologica, servita dalla scienza e a sua volta al servizio del potere.
Diversa è la scrittura in “Scirocco”, imperniata però sul medesimo tema che si riconduce all’esperienza dell’autore in Calabria, nella dolorosa constatazione di un’ingiustizia più palese (violenta, schiavista, totalizzante) che cresce nell’indifferenza generale del Paese e risponde al nome di ‘ndrangheta. È questa una scrittura dai tratti realistici, quasi un diario.
Lucini, quindi, articolando una struttura che dal tema sacro e mistico trae la genesi, riesce a penetrare con i suoi versi nel mondo della contemporaneità arrivando a denunciare gli aspetti che la caratterizzano più aberranti a livello umano.
Si può intendere che i suddetti sono le guerre e le corse agli armamenti, la cui causa sono fatti di natura essenzialmente economica oltre che religiosa, come nel caso del terrorismo.
Non è utopistica l’operazione di Gianmario: la sua poetica originalissima, che dal sacro passa alle tematiche civili, è uno strumento di sensibilizzazione per scuotere le coscienze dei lettori e farli riflettere sul fatto che proprio da una riscoperta dei valori religiosi cristiani autenticamente, oltre i responsi della Chiesa non sempre condivisibili, si può arrivare anche a livello politico – sociale alla realizzazione di una vita migliore del singolo e delle masse.
*
Raffaele Piazza

giovedì 28 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e l’esame della vita"

Non sa ragazza Alessia se
chiamare Giovanni o
la telefonata attenderne.
Guarda l’ora Alessia (10.30)
e di aspettare decide.
Telefonino nelle mani affilate.
(Questo è un esame della vita,
pensa Alessia). Poi nella conca
di gioia di Alessia lui telefona
e dice: “Ti amo, fatti bella per
stasera”.
Meraviglia per Alessia sedicenne
al Bar Celestiale seduta.
Beve la coca cola fredda e si
rinfresca l’anima Alessia.
*

"Alessia al saggio di pianoforte"

Rosa vestita nell’intonarsi
a del pianoforte il nero
polito ragazza Alessia
dalle mani affilate sui
tasti e gli occhi chiusi.
Emozione ed estasi controllata
nell’eseguire di Bach le
invenzioni a due voci.
Ed esiste solo la musica
e non il pubblico o la sala.
Ultima nota della senza
spartito esecuzione
e gli applausi scroscianti.
Apre gli occhi Alessia
e lo vede. Stupita Alessia
nel decriptarne lo sguardo.
Risultato: mi ama!!!
*
"Alessia si specchia"

Specchio frontale per Alessia
nel mirarsi nuda al colmo
della grazia dopo la doccia
sinuosa e sensuale come
una donna (sedici anni
contati come semi).
Si guarda Alessia i seni
rotondi, i fianchi, il pube
e il sedere armonico.
(Dio mi ha fatta bella
e sono contenta di piacere
agli uomini).
Prova i sorrisi Alessia
(quello di rondine azzurra
e quello di farfalla rosa).
Poi il telefonino squilla.
*

"Alessia irradiata dalla luna"

Vago selenico incantesimo
sulla spiaggia di sabbia
bianca per Alessia illuminata
da raggi di luna ostia di platino
e da stelle margherite campite
nel cobalto. Luce sulla pelle
di Alessia per ad ogni passo
resurrezioni terrestri all’ombra
dell’albereto dei pini accanto.
Il golfo si fa leggerezza nella
storia di ogni giorno consecutivo
come freddezza d’acque di
ruscello per Alessia nel tempo
della vita che dà luminosità
ai sedici di Alessia anni.
*

"Alessia sottesa al cielo"

Attimi iridati nel proseguire
nel chiaro orizzonte da volatili
solcato sotto di ottobre
un cielo a perdifiato. Sottesa
Alessia si fa azzurra nell’anima
di 18 grammi e sedici anni
come una donna. Avanza
tempo per l’amore e a farlo
va nella camera calcinata
nello splendore dell’ossigeno.
Aurora immensa per il piacere
duale dei fidanzati e fuori
l’arcobaleno dei responsi.
*

"Alessia osserva il firmamento"

Ansia stellante Alessia
nella gioia a pervadere.
Tolta dalla tenda della casa
a scendere nel tepore
di un ottobre come una donna
(16 anni contati come semi).
Poi le camere della funicolare
da Piazza Amedeo al Vomero
giungere per grazia gratis data.
S’inalvea il pensiero
nel lago della felicità e della pace
per risurrezioni ad ogni passo
su del giorno consecutivo
il pensiero fiorevole nel
giungere a di salvezza la meta
nel condominiale delle ragazzine
il giardino. E dietro la palizzata
saltata dal bianco del
cavallo della mente
attende Alessia qualcosa
ed è la poesia, la sintonia,
la suggestione dei luoghi
visibili del corpo e della mente
azzurra in un attimo infinito.
*

"Alessia e la fisica gioia"

Di sette gradi si abbassa
su Napoli la temperatura,
Alessia vestita d’autunno
sottesa ad alberi frondosi
nella pace del Virgiliano
Parco nel giocare con la
fisica gioia sulla pelle di ragazza
fino a di 18 grammi l’anima.
In riva al mare dallo strapiombo
intravisto dove ha acceso
una candela dopo quella
solare, Alessia in sintonia
con il sembiante beve
una coca cola per trovare
quella freschezza dell’
adolescenza dei 16 anni
contati come semi e come
una donna ride divertita
dall’esame superato
alla scuola della vita
senza nome.
*

"Alessia sul bordo della vita"

In limine al sentiero
delle alberate dell’anima
(pini centenari nel cielo
svettanti nelle cime di
foglie - aghi verdi a tessere
la vita), ragazza Alessia
nella resistenza dell’aria
protesa a bere ossigeno
per rigenerarsi. Ed è vita
e non nuotando esistere
per Alessia sul suo bordo
nell’incielarsi di un
gabbiano per foschia.
Storia infinita ai blocchi
di partenza per la scuola,
le interrogazioni, il motorino,
l’abbonamento alla
metropolitana e tende Alessia
al letto dell’amore.
*

"Alessia sottesa alle nuvole"

Il luogo dell’albero cavo
per ragazza Alessia
al colmo della grazia
sottesa a d’ottobre le nuvole.
C’è qualcosa di nuovo
nell’aria, forse d’antico
ed è la poesia nell’
interanimarsi con le canne
al vento nella verde isola.
Segue delle cose l’azzurro
silenzio delle vele al vento
per Alessia nel tendere
le mani affilate al bordo
di tramonto conca d’arancia.
E beve all’invisibile sorgente
a dissetarsi di 18 grammi
l’anima.
*

"Alessia compra un dono"

Trepida, ansia a stellarla,
entra Alessia ragazza
nel negozio per comprare
una camicia per Giovanni.
La sceglie azzurro cielo
nel ricordare il letto
dell’amore di ieri che non
torna. (È stato bello, speriamo
che non mi lasci).
La vita è bella, paga
Alessia € 20, prende il
pacchetto ed esce nelle
strade conniventi.
Anima di Alessia felice
tra alberi urbani
dei quali non sa il nome,
sottesi a redenzioni
ad ogni passo. Entra
nella camera della funicolare
per salire Alessia.
*

"Alessia felice come una donna"

Di pochi anni Alessia
(16 contati come semi).
La strada della vita si fa
bella per ragazza Alessia
in minigonna azzurra
felice nel sentirsi donna
nell’albereto al Parco
Virgiliano con di ginnastica
le scarpe azzurro chiaro
a fare footing nell’incielarsi
di un pensiero nel vento
di ottobre. Fresco a levigare
Alessia nell’interanimarsi
con dei monti azzurrini
il sembiante ricomponendosi
l’affresco.
*

"Alessia pensa a un bambino"

Sembiante di monti azzurrini
a incorniciare il pomeriggio
di Alessia nel tendere le mani
al ramo dell’arancio del giardino
di Mirta. Veste rosa cielo Alessia
e pensa che le sue cose le sono
venute anche se lui non è stato
attento. Pensa ragazza Alessia
che le piacerebbe essere incinta
e allevarlo con Giovanni
che guadagna € 3000 in banca
e avere una casa con una soglia
da consumare in due. Pensa alla
culla e vorrebbe un maschietto
ragazza Alessia. Squilla il telefono:
è lui.
*

"Alessia vede un neonato"

Nella carrozzina azzurra
vede ragazza Alessia
un neonato che dorme
e pensa Alessia (16 anni
contati come semi), che
a 18 anni vuole fare un
bambino con Giovanni.
Quando consumeranno
una duale soglia della
loro casa (lui guadagna
€ 5000 in banca).
Sorriso a illuminare
di Alessia il viso
sotteso al lattante che dorme.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 27 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“SILENZI”
Non aggiungo che piccoli brandelli
per quei sogni tagliati nei solchi delle ore,
chiedo un segno che possa custodire
l’impossibile attesa di un credo,
avvezzo ormai al diniego di un Dio inclemente.
Il silenzio
per gesti intessuti in solitudine
ha scansioni di pupille e di impazienze:
riflesso di una lampada dietro le vecchie foto
che ripetono avventure ormai sbiadite.
Nulla coincide con le mie promesse
per le tue labbra di cenere.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = GINO RAGO


"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri è colma di gente.
Il sole pigro non vuole tramontare.
A destra una parte del popolo in festa
A perdifiato urla: «Dio salvi il Re…»
Dal lato sinistro si leva
Un altro grido che sembra di guerra: «Dio salvi la Regina…»
Il centro della piazza non si lascia intimorire.
Altro urlo: «Dio salvi il Re e la Regina…»
In lontananza il boia lucida i legni dell’impianto
Con la palla di grasso ottenuto dai cani.
La corda con il cappio pende luccicante.
Al sole del crepuscolo sembra più splendente.

Un urlo soltanto unisce la piazza
Da destra a sinistra passando
Per il centro: «Muoia il Re. E muoia la Regina».
Ma rimane strozzato in tutte le forre.

Passano cesti con pane bianco.
La botte con il vino sembra una fontana.
Il cappio in lontananza risplende più di prima.
«Dio salvi il Re… Viva la Regina».

Soltanto il poeta lascia Piazza dei Martiri.
Non desidera il pane d’altri. Rifiuta anche il vino.
Non vuole il Re. Non vuole la Regina.
Cento usignoli nel suo petto si destano. Si destano.
Alzano il canto della sua libertà.
*
Gino Rago
*
"Piazza dei Martiri"

Piazza dei Martiri is full of people.
The lazy sun does not want to go down.
To the right some of the persons celebrate
Howling with wide-open throats “God Save the King…”
To the left rises up
Another yell: “God save the King and the Queen…”
Far away the executioner polishes the fork of wood
With a grease ball obtained from dogs.
The hanging rope shiningly swings.
In the dawning sun it seems more shining.
A single howl unites the square
From right to left crossing
The center: “Let the King die let the Queen die”.
But it is choked in every gorge.
Baskets pass hands with white bread loafs.
A wine barrel sprouts like a fountain.
Far away the noose shines more than before.
“God save the King… Hurrah for the Queen”.
Only the poet abandons Piazza dei Martiri.
He does not want other people’s bread. He also refuses the wine.
He doesn’t want the King. Does’nt want the Queen.
A thousand skylarks awakein in his breast. They do wake up.
Uplifiting his song of freedoom.
*
Gino Rago

© 2017 American transposition by A. P. Nicolai of the poem “Piazza dei Martiri…” by Gino Rago.
All Rights Reserved for the original poem and its translation.

martedì 26 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO ZAVANONE

Guido Zavanone : “Percorsi della poesia” – Ed. San Marco dei Giustiniani – 2017 – pagg. 96 - € 15,00 –
Affidato alla tradizione più luminosa , quasi legato ad un passato letterario che in veste linguistica non muta segno e senso , diventando perfettamente omogeneo al ritmo del tempo e alle immagini che si creano nei riflessi, Guido Zavanone intraprende con queste sue poesie , proposte in due distinti capitoli “per terra” e”per cielo” , un vero e proprio viaggio tra la propria quotidiana esistenza ed il progetto di quelle misure che accompagnano realtà e illusioni.
Il racconto , perché così si scioglie il tessuto delle composizioni , dispone di quelle caratteristiche capaci di resistere alle continue reazioni che la fantasia insegue per inquietudini e per ritrovamenti . Un racconto pacato , scorrevole , comunicativo , con la massima apertura proiettata nelle capacità di una poesia dotta e contenuta.
Gli estremi temporali si traducono negli squarci luminosi del verso, che riesce a comporre filigrane in ogni “passaggio” , ove arcobaleni , nuvole , luci accecanti , cinguettii di parole , martellanti rintocchi , cancelli magnetici , fulgide costellazioni , radure erbose e profumate , sguardi improvvisi , domande sospese , scogli spumeggianti, diventano figure poetiche di eccellente selezione.
Scrive Giuseppe Conte nella postfazione : “Zavanone…dice che , andando per terra e per cielo, si può compiere un grandioso tentativo di capire l’universo e se stessi, e che , se l’apocalisse è in agguato , c’è un’energia spirituale soltanto che può arginarla, con la sua voce debole ma ricca di tutto il meglio che l’uomo ha dato nel suo percorso sulla terra e nel cosmo.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 25 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia"
Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00

“Alessia”, la silloge poetica che ci propone Raffaele Piazza, è opera che si legge come se si sfogliasse insieme all’autore un album di ricordi, un diario in cui il filo della continuità e della parola è nell’Io di Alessia e nel dialogo d’amore erotico e tenero tra Alessia e Giovanni. Alessia attraversa il tempo e lo spazio (Alessia a Ischia nel 1984, Alessia a Salisburgo, Alessia verso febbraio 2012, Alessia nel 2014) e il tempo e lo spazio che attraversa si fanno stanza di ripresa e poi pellicola dove a rivelarsi è la nudità, immensa e pura, della voce e del mondo interiore di Alessia. Scorrono i fotogrammi (Alessia e il campo animato, Alessia e il fulmine, Alessia e il sole, Alessia e le gocce del mare, Alessia mistica) e la pellicola si fa vita e canto, amore vissuto, emotivamente e fisicamente, in totale pienezza. Meglio, si fa volo che diventando, a poco a poco, comunione con l’infinito ci mostra il mistero dell’esistenza, la misura dei suoi echi e disorientamenti, l’osmosi tra mondo interiore e realtà esterna.
Alessia è memoria biografica e storia personale ma è anche specchio che accoglie e dilata, specchio in cui riconoscersi e che si amplia e ci amplia in un disvelamento/estensione di storie personali. Alessia, dunque, come una sorta di specchio cosmico ma Alessia anche come cassa di risonanza perché in Alessia quelle parole e quelle emozioni che sono anche le nostre parole e le nostre emozioni si fanno più intense, di un timbro più nitido.
Alessia, e il personaggio Alessia, seducono per la luminosità e il nitore della loro essenza, per il linguaggio che Raffaelle Piazza ci dona. Un lessico ancorato nel quotidiano, ma che, proprio perché ancorato e tattile, schiude geografie interiori e picchi di mondi e vita che ci riportano all’origine della parola, al suo sodalizio con il nostro essere ed esistere, con il nostro esserci.
Alessia, ossia: una testimonianza che scolpisce luoghi e tempo di vita e di amore e che, così scolpendoli, li fa orientare e perdurare nel loro orizzonte.
*

Silvia Comoglio

sabato 23 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"ATTESE"
Non ho più doni !
La tua custodia tramutava pupille nell'oblio
ed oggi il ricordo ed il sogno
percorrono la cupola del cielo divorando gli inganni.
Rapidi i giorni strisciano monotoni
rinserrano nel buio nostalgie e brezze
imporporate alla sera tra il pensiero ed il sangue
per inventare gli incanti delle stanze.
Dove era il tuo corpo recito stupori
già composti in una storia che è solo sconfitta,
mentre fra la rabbia e la danza
una cicatrice ha il blocco d'una attesa corrotta.
Vorrei stroncarti ancora in un sussulto.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 22 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MOBILI

Giorgio Mobili – "Waterloo riconquistata"--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2017 – pag. 123 - € 13,00
Giorgio Mobili (1973) vive negli USA dal 1999. Attualmente insegna alla California State University di Fresno. È autore di vari saggi e di uno studio. La sua poesia in lingua italiana è apparsa nel volume collettivo “1° non singolo: Sette poeti italiani” (2005) e in varie riviste. Ha pubblicato due raccolte in lingua italiana e una in spagnolo.
“Waterloo riconquistata”, il volume del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Rossano Pestarino esauriente e ricca di acribia.
Il libro è corposo e composito, bene strutturato architettonicamente.
Il testo è scandito nelle seguenti sezioni: “La battaglia, A l’amour comme à la guerra, Intermezzo: undici nostalgie e Situs inversus”.
Cifra distintiva della poetica di Nobili espressa nel testo è quella di una poetica intellettualistica che a tratti diviene criptica e oscura con un accumularsi delle immagini, di poesia in poesia, che è spesso caratterizzato da una connotazione anarchica, che giunge a sfiorare l’alogico.
In sintonia con quanto suddetto molti testi hanno per argomento accadimenti storici, fatti di politica, società e costume e anche avvenimenti biblici.
Un’atmosfera di onirismo purgatoriale domina in molti componimenti e nel leggerli, per la magia delle atmosfere evocate, sembra di affondare nella pagina.
Icasticità e leggerezza sono le caratteristiche prevalenti nel libro e il discorso si fa denso e intenso nei vari tessuti linguistici.
Dominano densità metaforica e sinestesica in un rivelarsi di parole che si fanno immagini cariche di accensioni e spegnimenti.
La scarto dalla lingua standard, nel linguaggio di Nobili, raggiunge livelli notevolissimi e l’esito di quella che si potrebbe definire un’originalissima sperimentazione è quello di una scrittura neo orfica, fortemente imbevuta di mistero nella sua controllata ridondanza.
S’incontra nella lettura un tu del quale quasi ogni riferimento resta taciuto, al quale il poeta si rivolge non sentimentalmente, ma in maniera filosofica e speculativa.
Tale misteriosa presenza potrebbe essere identificata come una figura femminile, un’amata, quando il poeta, rivolgendosi a lei, le dice che vorrebbe stare sotto le sue lunghe ciglia.
Del resto in ogni poesia più che mai la tensione dell’io – poetante è quella verso un irrefrenabile, continuo e stabile esercizio di conoscenza, che si dirige di volta in volta, verso ogni campo dell’esperire umano e tutto è imbevuto di una riflessione in bilico tra gioia e dolore, bene e male, vita e morte e sul dualismo luce-ombra.
Nonsense e ironia serpeggiano sulla pagina, un sottile sarcasmo domina, fatto che crea un’aurea di vaga bellezza che coinvolge il lettore.
Il poeta produce spesso raffigurazioni altissime proprio per la loro forte carica di pensiero divergente, pur mantenendosi il tono sempre controllato.

Sembrerebbe che il poiein di Giorgio sfoci nell’irrazionale, ma in realtà c’è un grande rigore logico e per spiegare le intenzioni dell’autore bisogna ricordare che in poesia tutto è presunto: - “…oggi basta gridare/ alla gente da un balcone/ e ti seguiranno in tutto.” …, versi memorabili nella loro ambiguità che fanno davvero riflettere sul senso di straniamento dell’uomo contemporaneo, tematica fondante della raccolta.
*
Raffaele Piazza

giovedì 21 settembre 2017

PREMIO POESIA : LA GORGONE D'ORO

IL CENTRO ISTITUTO DI RICERCA SULLA POESIA CONTEMPORANEA "SALVATORE ZUPPARDO" indice il premio "La Gorgone d'oro" 2017 -
A) Poesia religiosa e / o poesia a tema libero
B) Volume edito di poesia in lingua italiana -
Scadenza per la presentazione dei testi 31 dicembre 2017 - presso la sede del Centro - via Cammarata 4 -- 93012 Gela (CL)
telefono 0933937474 -
E' richiesta tassa di lettura, per spese di segreteria -
Primo premio : Trofeo e assegno di 500,00 euro
Secondo premio : Trofeo e assegno di 250,00 euro -
Richiedere il Bando completo a : centrozuppardogela@gmail.com

mercoledì 20 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il segreto giardino"

Segreto giardino per Alessia
ragazza delle piante rare
da rinominare, infiorescenze
dalle belle tinte dal rosso carminio
al celeste, dal giallo al rosa fuxia.
Si compongono i pensieri
nella camera della mente
di Alessia sottesi al sogno più
dolce. È preghiera e vita
nell’anelare all’amica della
verità. Trasgressione passata
(ha baciato Paolo Alessia).
Poi con coraggio di ragazza
si veste Alessia e va a scuola.
*

"Alessia va a casa di Giovanni"

Attimo bello (premere il tasto
del citofono della casa di Giovanni
nell’attenderne la voce).
“Vieni Ale”, dice lui. Sale i tre
piani ragazza Alessia nello
scorgere le piante ornamentali
delle quali non sa il nome.
Si fonde con natura Alessia
rosavestita per la vita e gioca
la carta del rossetto che a lui
piace. Poi in esatta meraviglia
lui apre e la bacia sulla bocca.
Entra Alessia e lui la prende
in braccio pari a una sposa
fresca. Poi la mette sul letto
e spoglia Alessia ed entra in lei.
Felice Alessia spera che non
la lasci mai vedendosi con
lui nello specchio frontale.
*

"Alessia danza il flamenco"

Spettacolo delle ballerine,
ragazza Alessia in sintonia
con il complesso danza il
flamenco dopo prove di danza
e di vita. Il pubblico non esiste
per Alessia sullo spazio scenico
ad aggettare sulla sala.
Scorge tra la gente Alessia
imprevisto Giovanni e non
sbaglia le movenze e i passi
nel trasalire per l’amato
a sorpresa in prima fila.
Finisce la prova: Alessia
nel camerino ad attenderlo.
*

"Alessia e il suo film"

Libera nel suo film
privato ragazza Alessia
al fiore della grazia.
Volontà di farcela nella
vita se non è nuotando
esistere nell’intessere
chiari mattini nell’
agglutinarsi alle sere.
Eterno ritorno. 16 anni
contati come semi.
Alessia dai seni rotondi
nel presagio di vittoria
nella felicità nel
guidare l’auto nuova
fino all’Albergo degli
angeli e lì fare l’amore,
piacere di redenzione.
*

Raffaele Piazza

martedì 19 settembre 2017

POESIA = GIUSEPPINA PALO

"Lungo le rotte del tempo..."

Campi del Sud, io vi ho lasciati.
Sotto lo sguardo di Dio,
ho contemplato fontane di piazzali antichi,
che accolgono bianche colombe in riposo,
e, sudata,
ho riempito brocche, sotto il lento gettito d'acqua.
Arrivederci pianure lontane
ov'io vivevo, nella casa paterna!
Fra i venti che soffiano e i rossi papaveri,
dall'angolo sperduto del Sele
alle radure vicino all'Università,
ho sostato.
Lungo il corso di Salerno
operosi lavoratori di intarsi marmorei
ricamare le strade con arte,
ho ammirato.
Spruzzata dalle acque del litorale d'Amalfi,
tra arbusti selvaggi a lungo ho camminato,
ricordando l'odore del mirto e del finocchietto
dell'amata Sardegna.
L'argento pallido della luna
accarezzava, con dolcezza,
il mio volto sfinito
e mi incitava al riposo.
Poi fui rapita da un sogno:
viaggiatori mi ospitarono su una nave
conducendomi sulle coste di Cadossene,
fra more, ginestre, boschi, coralli, porpore e miniere.
Passeggera del tempo,
agli albori del giorno mi risvegliai,
approdata ai ricordi d'infanzia,
sulla terra sarda.
Buongiorno mare leggiadro
ove mia madre, fanciulla, bagnava la chioma!
Percorsi ancora sentieri, in caldi meriggi,
e, fra chiese romaniche, portali remoti, colonne di Tharros,
balconi fioriti, stradine ariose, gatti fuggenti,
canti di cicale, ginepri silenti, dune soleggiate,
lungo spazi infiniti,
udii la celebrazione sublime della pace.
*
Giuseppina Palo
*

Giuseppina Palo, nata ad Eboli (Salerno) nel 1965 ,
ha pubblicato: il volume Il dono selvaggio, Poesie (1989, by Edizioni Ripostes Salerno - Roma);
Favole moderne (1993, i tascabili Ripostes); Dell'Amore eterno, Poesie (2016, Edizioni
Il Saggio Ars Poetica). Inoltre, quattro poesie sull'Antologia In my end is my beginning - I poeti
italiani negli anni ottanta /novanta (1992, i tascabili Ripostes); Una poesia è sull'Antologia Lo
sciame dei sogni (Printed in Italy 1997 by Edizioni Terni); Una poesia è sull'Antologia Note
nuove alla vita (2010, Edizioni Ape - Agostino Pensa Editore). Un Poema è sull'Antologia
Navigare 22 (2016, by Casa Editrice Pagine - Roma). Due poesie sono presenti ancora
sulle Antologie Carezze al cuore e Versi diversi, sedicesima edizione (2017, Edizioni Il Saggio).

lunedì 18 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO GRIMALDI

Fabio Grimaldi : “Gazzella” – Ed. Lietocolle – 2017 – pagg.82 - € 13,00
Si conclude , avverte l’autore , con questo volume un percorso poetico che egli chiama “Trilogia degli ultimi”, rifacendosi alle raccolte precedenti “Via Dolorosa Via Gloriosa . XXIV Segni sulla Passione di Cristo” e “Mi chiamo Barbone” rispettivamente degli anni 2008 e 2015. Un iter severamente cesellato che ripropone una figura dolente e rifiutata del Cristo , una riflessione lacerata dell’uomo emarginato, ed infine una partecipazione emotiva e sofferta al dramma contemporaneo delle centinaia di vittime di migranti , che tentano quotidianamente di raggiungere lidi incandescenti.
Il canto si fa corpo , si fa parola incisa nell’illusione , si fa parola che traspare nelle cromatiche immagini che scandiscono il ritmo , parole che riflettono la sconfitta e assaporano la sorpresa, tra consonanze e dissonanze che riescono a ribadire le pause inaspettate del tempo , nei suoi continui rinvii.
L’inadeguatezza dell’uomo davanti all’ignoto , o davanti al destino , costituisce la dura epifania dell’angoscia di fronte alla temporalità , qui in balia di quel mare che promette luccicanti libertà , ma inganna nelle increspature delle sue onde.
“All’infrangersi violento delle onde sulla barca,
i nostri figli,
accatastati come legna da ardere,
da poco appisolati,
sobbalzano di scatto, atterriti.
*
Infanzie violate,
soffocate in singhiozzi impalliditi.”

Fabio Grimaldi sembra osservare con voluta attenzione la sorte troppo spesso agghiacciante di quei migranti , sospesi al dubbio , all’incertezza , alla negazione, per ripetere attonito , appassionatamente legato alla musica del verso , i riflessi dei fantasmi arroventati dal sole o serrati nell’abbraccio letale.
“Il peschereccio imbarca acqua,
non c’è più tempo,
in un secondo tutto è già inghiottito, perduto;
la luce, i bisbigli, il calore di un bacio,
il tenersi per mano, lo scambiarsi uno sguardo:::
il tempo è un’ombra allucinata,
interrotto da un silenzio di marmo.”

La visione è simbolo archetipico del singhiozzo , lo scorgere dell’affanno nel divenire esistenziale che pulsa , plasmando labbra serrate.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 17 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = INQUIETE INDOLENZE

AA - VV- : INQUIETE INDOLENZE -- Fermenti Editrice, 2017, pp.274, euro 27,00

L’antologia di poeti “Inquiete indolenze” curata dal poeta Raffaele Piazza, è già nella consonanza dei due termini, un’efficace e implicita indicazione di ciò che il lettore può attendersi: inquietudine e indolenza sono le contraddizioni programmatiche dell’attuale polifonia delle più svariate tendenze dei poeti antologizzati.
Niente è meno riconducibile all’ordine e alla disciplina di un preoccupante main stream collettivo, tra le diciotto libere avventure individuali che l’antologia “Nuovi fermenti” ha proposto.
Fermenti Editrice (ferm99@iol.it) 2017 ha al suo attivo anche narrativa e teatro. La connotazione più specifica, indicata dallo stesso Raffaele Piazza nella sua introduzione, è un dato fondamentale dello “scrivere per se stessi”, riconoscibile per una caratteristica che ha attraversato ogni letteratura non ideologica: la scrittura per se stessi è l’unico e forse l’ultimo luogo abitabile per l’essere umano costretto all’ultima prova di sé, quella di “esserci” ma anche il suo estremo “messaggio in bottiglia”.
Quanto scrive Piazza nell’introduzione: “La pratica della poesia come uscita di sicurezza (forse un’eco del romanzo di Silone?)dall’edificio della vita di ciascun poeta come cittadino del proprio tempo” è da sottoscrivere, soprattutto nella sensazione di essere individui costretti talvolta in un edificio-mondo più adatto ad un soggiorno obbligato che ad una residenza liberamente scelta. Infatti, conclude Piazza, “ogni possibile conclusione risulterebbe vana nei nostri tempi d’inquiete indolenze”
*
Franco Celenza

lunedì 11 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

Felice Serino – Le voci remote-- Poesieinversi.it – 2017

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino. Copiosa la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio – boomerang” del 1978 a “La vita nascosta” del 2017); ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. È stato tradotto in otto lingue. Intensa anche la sua attività redazionale. Gestisce vari blog e siti.
“Le voci remote” presenta un’introduzione di Giuseppe Vetromile acuta e ricca di acribia.
Con questa nuova raccolta Serino prosegue il suo percorso, già intrapreso nelle precedenti prove, espressione di una vena mistica, di un senso della trascendenza e del sacro calati nel quotidiano e non solo, discorso secondo il quale la poesia stessa si fa costantemente preghiera.
Libro non scandito, costituito da 45 componimenti, per la sua compattezza strutturale, contenutistica e semantica può essere letto come un poemetto.
Bella nella sua vaghezza e con intenti programmatici la poesia eponima che apre il volume.
Da un lato la suddetta composizione nella prima strofa si potrebbe considerare una poesia sulla creatività, quando l’io – poetante afferma che un’accoppiata di parole o una frase sentita o letta risuonano e sono una fitta nella mente che inizia a elaborare; e qui viene in mente Borges quando, a proposito dell’ispirazione afferma che il primo verso è dato e poi si sviluppa il tessuto linguistico di un testo poetico.
D’altro canto nella seconda strofa è detto che il letto di un fiume è un sudario che raccoglie le voci remote delle anime in sogno e qui pare che venga toccata la tematica di poesia e sogno connessa a quella delle voci che tracciano i tragitti della poesia stessa, che potrebbero essere quella che gli antichi chiamavano musa, gli psicoanalisti nominano come inconscio e gli ebrei e i cristiani designano come Spirito Santo.
A proposito di religiosità viene toccata anche la tematica della spiritualità pagana: per esempio in Sogno di Cupido il figlio di Venere, voce poetante, afferma che come doppio incorporeo aleggiava “per l’aere” e che con molte frecce al suo arco germinava amore.
La tematica della genesi di un componimento poetico è ripresa in Fuoco azzurro nella quale il poeta afferma che da una forzatura dell’ispirazione stessa verrebbe un pastrocchio e che deve essere invece la poesia stessa a visitare col suo fuoco azzurro a pervadere le viscere e a calare nell’humus della parola.
Cifra distintiva della poetica di Serino, evidenziata soprattutto in quest’ultimo lavoro, è quella di una vena vagamente intellettualistica, che si esprime con una parola scabra ed essenziale che sembra procedere per accumulo con intermittenze di accensioni e spegnimenti.
Tutte le composizioni iniziano con la lettera minuscola e questo crea un senso di sospensione, come si provenisse da una regione delle cose e della mente arcana e come se ogni poesia fosse la prosecuzione di quella precedente anche se questa non è stata mai scritta.
In “Primavera canterina” viene realizzata una bella immagine naturalistica che ha qualcosa di pittorico: nell’incipit viene detto che la natura si riveste di verde in chiome folte a specchio di sole e poi viene detto il chiurlo che fa il verso se si abbozza un motivetto.
La dominante venatura mistica di Felice è pregnante in “Tutto è preghiera” quando il poeta afferma che la natura riflesso del cielo è preghiera, affermazione che riporta a quella religiosa ma paganeggiante di Goethe, secondo la quale la natura è l’abito vivente della divinità.
Originalissima e alta per stile, forma e contenuti questa scrittura nella sua forte sensibilità che si coniuga ad amore per la vita.
*
Raffaele Piazza

sabato 9 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Ombre"
Ho tradotto le ombre per chiedere abbandoni
sorteggiando gli spazi che le mura
mi lasciano in sospeso.
Ho gli anni che intrecciano stanchezze indicibili,
traforato da rughe clandestine e dagli antichi accenti
che giocavano al disinganno delle primavere.
L'iride improvvisa ha il mandorlo della gioventù
qualche bisbiglio tra le linee tracciate nei cristalli
per rilanciare promesse.
La tua assenza scivola , e affogo l'ultima illusione.
*
Antonio Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA AA.VV.

AA. VV., "Inquiete indolenze"; collana Antologia Nuovi Fermenti Poesia; volume antologico con introduzione e note di R. PIAZZA, Roma (Fermenti Editrice), 2017, pp. 276, euro 22.

Raffaele Piazza, oltre ad essere un bravissimo poeta in proprio, è anche un acuto lettore di poesia, cosa che lo porta a diventare un raffinato critico letterario. Proprio in questa veste, di lettore e di “analista” della poesia altrui, Piazza, per l’editore romano “Fermenti”, molto attivo nel campo sia della prosa e della poesia che del teatro con edizioni di autori sia noti che meno noti, ma comunque sempre interessanti, ha selezionato 18 poeti, chiedendo loro di produrre una breve silloge di testi, di cui egli ha curato la presentazione con una acuta, e spesso penetrante, scheda critica che si è aggiunta ad una breve auto-presentazione bio-bibliografica del poeta stesso.
Tutti gli autori presentano testi in lingua italiana, tranne il torinese Dario Pasero, che ci offre una silloge di 10 brevi testi in piemontese con relativa traduzione italiana.
Non potendo, per non appesantire la lettura, parlare analiticamente di ogni sezione, e quindi di ogni poeta, mi limiterò ad alcune osservazioni en passant, toccando comunque (dato che lo meritano) ciascuno dei 18 scrittori, che hanno tutti dato un titolo, coerente ed esplicativo, alle sillogi predisposte.
Si parte dunque, procedendo la raccolta in rigoroso ordine alfabetico, da Giovanni Baldaccini (Alla mia estraneità), nelle cui “interpretazioni onirico-psicologiche” (non per nulla egli è psicologo e psicoterapeuta) non mancano rimandi al volo ed agli uccelli, quasi cadute nel sogno e trasporti notturni in altri mondi, a Franco Celenza (Scenario dei brevi splendori), nei cui distici notturni nascono le invenzioni che chiudono i componimenti tutti rigorosamente monòstrofi, e Bruno Conte (Stridocosmo), le cui invenzioni retoriche e lessicali meravigliosamente periclitano sul confine tra la sciarada e il frammento ellenistico. Si passa poi ad Antonino Contiliano (Trafficanti armi, pas oubliant), sperimentatore energetico di lingue parole immagini anche diversive/eversive, Gianluca Di Stefano (Esilio terrestre), che senza paura ci rivela autori e passi da cui la sua ispirazione dipende, atomo di lucida sincerità (rara avis negli intellettuali) poetica, Edith Dzieduszycka (L’erba incredula), alsaziana nutrita di cultura classica ed italica, lucreziana nel suo “pulviscolo dorato”, e Marco Furia (Ecco, sorprende), nei cui dinamici testi prevalgono le immagini che rimandano al fluire. Procediamo poi con Maria Lenti (Frutti di stagione), poesia di alta quotidianità in cui all’italiano icasticamente innovativo si mescidano versi nella lingua della realtà più intima (romagnolo? marchigiano?; poco importa: ciò che conta è che essa è l’espressione splanchica della nostra verità), Loris Maria Marchetti (Breve suite estiva e Traversata), che già nell’indicazione topografica della nascita (Villafranca arcaicamente Sabauda, invece che modernamente Piemonte) ci fa sentire la sua poetica del “sempre” trasfuso nell’“oggi”, privilegiando quel mare che per i piemontesi ha in sé qualcosa di magicamente inquietante, Dario Pasero (Tor Bronda), l’unico – si dceva – a non presentare testi in italiano, la cui u-topica Torre Bronda è metafisico segnale del “nulla” attuale trasfigurato nel “tutto” arcaico, Antòn Pasterius (I capelli sono sempre fuori di testa), nelle cui composizioni risaltano la critica ai mass-media (e quindi in ultima analisi a buona parte della società contemporanea) e la “scattosità” dei versi, brevi in genere e costruiti su paronomasie e antitesi lessicali, e Pietro Salmoiraghi (Inseguire le voci): passato e presente, memoria e realtà, fine delle illusioni metaforizzata nel vento che non muove più “le mie amate/bandiere rosse”. Per concludere con Italo Scotti (Politikòn Zoòn, ma un grecista noterebbe che il termine, aristotelicamente properispomeno, è in realtà Zóon), esempio di poesia “civile”, una sorta di “instant poetry” testimone delle ansie del nostro tempo, quello di oggi e quello appena passato, Antonio Spagnuolo (Svestire le memorie), con i suoi versi lunghi, che si fanno recitare nell’anima, che raccontano di amore e di ricordi, di sensazioni tattilo-notturne, e che svolgono, a volte con acribia chirurgica, pensieri e tocchi fugaci di donna, Liliana Ugolini (Pellegrinaggio con eco a Firenze), in cui la città del giglio, protagonista assoluta coi suoi luoghi più o meno noti, è davvero – come recita il titolo – “eco”, nei particolari talora microscopizzati, di una inquieta volontà di sublimazione che si fa spesso gioco lessicale, Silvia Venuti (Dediche), coi suoi componimenti tutti (o quasi) bi-strofici in cui ad una prima strofa (stampata in tondo) che presenta uno scorcio concreto risponde una seconda (in corsivo) nella quale l’io poetico interviene a completare e a dare senso al quadro iniziale, Vinicio Verzieri (In attesa di risurrezione), che, grafico e ideatore di ex-libris d’arte, arricchisce i suoi versi con inserti che stanno tra l’illustrazione e lo schizzo ideogrammatico, giungendo ad un esito di grande efficacia sperimentale, e, infine, Giuseppe Vetromile (Da questi treni non attendo più notizie), che con andamento quasi prosastico (nel suo senso più alto) fa scorrere la sua ricerca tra amore e realtà quotidiana.
Un plauso all’editore ed al curatore per l’impegno culturale: al primo anche per la precisione tipografico-editoriale, al secondo anche per il coraggio delle scelte, sempre controcorrentemente azzeccate.
*
Cristina Zaccanti

mercoledì 6 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RENATO FIORITO

Renato Fiorito – La terra contesa--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 63 - € 10,00

Renato Fiorito è laureato in Economia ed è stato dirigente della Banca d’Italia. È presidente del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Don Luigi di Liegro”. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Tradimenti” (Edizioni Zerounoundici) e nel 2011 il romanzo “Ombre”, ambientato nel mondo dei clochard. In poesia ha pubblicato la silloge “Legàmi” (Lepisma, 2012) con la prefazione di Dante Maffia. Ha ottenuto importanti riconoscimenti per i suoi testi in prosa e in poesia. Suoi scritti sono presenti in numerose antologie, riviste e blog letterari. Dirige il blog “La bella poesia”, nel quale vengono segnalate le voci più interessanti del panorama letterario italiano.
“La terra contesa” presenta un’esauriente prefazione di Vincenzo Vita e uno scritto ricco di acribia di Manuel Cohen intitolato “Renato Fiorito: al fuoco della controversia, quasi un reportage”.
Il testo è un poema ispirato al film documentario “Route 181 – Frammenti di un viaggio il Palestina – Israele” di Eyal Sivan (cineasta israeliano) e Michel Khleifi (cineasta palestinese).
Il volume, tripartito, è preceduto dal componimento programmatico che ha per incipit il verso “Non emetto sentenze”.
La PARTE I è intitolata “È per questa strada che si muore?” la PARTE II “Un soldato quando nessuno lo vede può fare quello che vuole”, la PARTE III “Ma io dico che tra noi dobbiamo fare la pace”.
L’opera si può considerare nel panorama odierno un raro esempio di poesia civile, non nel senso pasoliniano di scrittura politico – sociale – economica per una più equa distribuzione dei beni e dei diritti per le classi proletarie, ma nel senso di voler essere una testimonianza in versi del doloroso e duraturo conflitto tra palestinesi e israeliani, che, come ogni guerra, è un’offesa all’intelligenza e si basa, oltre che sul fattore religioso, su quello economico.
Non pare un caso che “La terra contesa” sia ispirata ad un film documentario, perché nel complesso il libro ha un andamento cinematografico.
Il fatto che il lungometraggio che sta a monte sia stato prodotto da un regista israeliano e da uno palestinese insieme fa pensare ad un ideale irenico e pacifista che è il background sul quale si basa il tessuto linguistico che costituisce il libro.
Il poema è molto particolareggiato per i riferimenti storici e questo porta a credere che l’autore si sia documentato profondamente sulle tematiche del conflitto che è il tema del testo.
A volte, elemento interessante e originale, nella scrittura di Fiorito è il sostituirsi all’io – poetante di voci di realistici personaggi maschili e femminili che vivono la quotidianità tragica nei territori tra lavori alienanti per procurarsi il pane quotidiano nei territori occupati dove sono insediati anche rumeni e thailandesi.
Le condizioni descritte sono inumane anche se in un componimento è scritto utopisticamente che la gente è fatta per vivere insieme.
A livello stilistico e formale colpiscono il lettore la chiarezza e la narratività del linguaggio sempre nitido e leggero e nello stesso tempo icastico.
Per il suo genere l’opera è del tutto antilirica ed è portatrice, attraverso la denuncia di un messaggio destinato al lettore occidentale per sensibilizzarlo nei confronti di situazioni a lui estranee.
Se la poesia non può cambiare il mondo può diventare un forte strumento per riflettere sulla mancanza di gioia in Israele e Palestina, detta con urgenza dal poeta.
*
Raffaele Piazza




sabato 2 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la pioggia di settembre"

Attimi verticali di pioggia
ad accadere per ragazza Alessia
nei capelli e sulle ciglia
a rinfrescare di 18 grammi
di Alessia l’anima nell’intessersi
la vita a camminare fino
all’albereto frontale nell’ossigenarsi
al colmo della grazia Alessia.
E luna polita nell’ inter animarsi
di Alessia con il lascivo lucore
per d’amore fatti stasera
con Giovanni. Attimi di pioggia
a bagnare e benedire le vite
di Alessia e l’amato nel farlo
nell’auto tra i giornali
ai finestrini al Virgiliano
Parco.
*

Alessia e l’acquazzone di settembre

Scende dal cielo fiume
vorticoso d’acque su
Napoli e settembre è al 7.
Suono di liquidità sulle
piante del condominiale
giardino. Aria umida
nella casa per Alessia
come una donna di vedetta
sull’amore. Si prepara
per stasera Alessia (una doccia,
la lingerie nera e la gonna
rossa più corta oltre
al nero delle scarpe).
Gli piacerò? Verrà all’
appuntamento? Proverò
piacere? Avrò l’orgasmo
come una donna io
sedicenne?
Attende Alessia ed ecco
squillare il telefono.
È lui.
*

"Alessia vede venire Mirta"

Alessia ragazza nell’albereto
rosavestita al vento di settembre
sottesa vede Mirta incontro
venirle. Duale abbraccio tra
la pelle di Alessia e di Mirta
l’anima. Senza parole all’inizio.
Occhi negli occhi. Accenna
Mirta un passo di flamenco
e dice amore. Si specchia
sul fondo del lago adiacente
Alessia poi risale felice
del verdetto di Mirta.
S’incamminano le amiche
per il campo di grano
profano luogo per Alessia
e Giovanni. Mirta scompare.
*
"Alessia gioca alla vita"

Vita sottesa al gioco
fiorevole per ragazza Alessia
campita nell’azzurro di settembre.
Così è l’amore nel rigenerarsi
nel farlo con Giovanni.
Come scalza correre nel prato
giocando alla California Alessia
e abbeverarsi ad acque di
sorgente nella fuori stagione
freddezza e ridere come
una donna, sedici anni contati
come semi. Ludico incanto
dopo il sette in matematica
nella scuola – vita che procede
per Alessia nel ricordarsi
vergine.
*

"Alessia sotto il cielo"


Attimi nell’iridarsi
del pensiero di Alessia
sotto il cielo. Fioriscono
dal bianco profumo
i gelsomini nel giardino
di Alessia nell’affrontare
i giorni salva Alessia
una preghiera come
un segreto mantra.
Attesa a scuola dopo
l’autobus o il motorino
a portarla Alessia in
limine ai tronchi dei limoni.
poi nel folto dei segreti
sui sagrati della chiesa
dei responsi. Tesse il
cielo una sinfonia fantastica
nelle mani a scrivere poesie.
Passano le ore nell’incanto
prealbare nel giorno
della festa del santo
e Alessia attende trepida
l’amato nerovestito.
*
"Domenica di Alessia"

C’è qualcosa di nuovo
nella di settembre seconda
domenica. per ragazza Alessia,
forse d’antico dopo l’acquata
dal cielo un solicello a
rallegrare il sembiante
nella visione del mare.
Celestiale Bar ad attendere
Alessia con Giovanni
per una ghiacciata coca cola
per raffreddare l’anima
di diciotto grammi.
Mirta dice che non la lascerà.
Domenica napoletana di Alessia
capelli al vento e occhi azzurri
nell’attenderlo con il nero
dell’auto ai lieti colli della vita.
Procede il tempo azzurro
dell’attimo fino alla telefonata.
*

"Alessia e la festa di San Gennaro"

Tra gli scogli e gli iceberg
della memoria si aggrappa
Alessia al mantra segreto,
la preghiera azzurra che non
fallisce. San Gennaro ha
il miracolo rinnovato aria di
festa. Polita è la camera per
poetare e pregare. Felice
fa l’amore Alessia con nuove
forze nel segno della vita.
Poi prende tra le mani il Rosario.
*
RAFFAELE PIAZZA

PREMIO = ALBEROANDRONICO

PREMIO ALBEROADRONICO - SCADENZA 30 SETTEMBRE 2017

1.Possono partecipare tutti i cittadini, ovunque residenti, solo con opere in lingua italiana e, limitatamente alla sezione I, con Opere in
dialetto.
2.Ogni concorrente è libero di partecipare ad una o più sezioni.
3.Alla sezione A si partecipa con una poesia dattiloscritta, che non deve superare i 40 versi.
4.Alla sezione B si partecipa con un massimo di 8 poesie, ognuna delle quali non deve superare i 40 versi.
Alla silloge occorre dare un titolo e un indice.
5.Alla sezione C si partecipa con un elaborato (racconto, saggio, favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute
spazi compresi.
6.Alle sezioni D, G e H si partecipa con un elaborato letterario, svolto in poesia (che non deve superare i 40 versi) o in prosa (racconto, saggio,
favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute spazi compresi, che approfondisca il tema indicato.
7.Alla sezione E si partecipa con un volume edito dal 1 gennaio 2007 alla data di scadenza del Premio, da inviare in 4 copie (non è necessaria
la firma). Sono ammesse anche edizioni elettroniche da inviare all’indirizzo e-mail alberoandronicoediti@gmail.com una sola copia in
formato pdf. Per edizione elettronica si intende opera edita in tale categoria con codice ISBN e non copia sostitutiva di opera in cartaceo.
8.Alla sezione F si partecipa con un testo per una canzone, dattiloscritto, che non deve superare i 40 versi.
9.Alla sezione I si partecipa con una poesia dattiloscritta, in dialetto, con traduzione in italiano a fronte, che non deve superare i 40 versi.
10.Alla sezione L si partecipa con una fotografia inedita a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare per posta elettronica all’indirizzo alberoandronicofotografia@gmail.com,
in formato JPG, della dimensione massima di 1.600 x 1.200 pixel. I file devono essere nominati con
Nome - Cognome - Titolo Foto. Sulla fotografia non dovrà essere indicato né l’autore né alcun altro segno identificativo. Saranno ammesse
solo immagini prodotte tramite apparecchiature fotografiche e non alterate da fotomontaggi e/o fotoritocchi tali da snaturarne l’idea
fotografica e la valenza artistica. Per questa sezione è necessario inviare all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione
e alla ricevuta di cui al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
11.Alla sezione M si partecipa con un cortometraggio a tema libero, di durata non superiore a 15 minuti titoli inclusi, da inviare alternativamente
in 4 copie Dvd o attraverso un link all’indirizzo alberoandronicocortometraggi@gmail.com. Sono ammessi filmati sia in lingua
italiana che straniera; questi ultimi dovranno essere sottotitolati in lingua italiana. L’Autore assume ogni responsabilità per le riprese
effettuate compreso l’utilizzo di musica non originale protetta da diritti d’autore, ogni responsabilità civile e penale del filmato prodotto
e dichiara di avere la disponibilità legale del film, ne autorizza la pubblica proiezione senza pretendere alcun compenso, liberando l’Associazione
Alberoandronico da qualsiasi responsabilità presente e futura. I video che perverranno su supporto non funzionante non saranno
valutati. L’Associazione si riserva il diritto di utilizzare le opere inviate per fini esclusivamente culturali, senza nulla a pretendere da parte
dell’Autore. Per questa sezione è necessario inviare , all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione e alla ricevuta di cui
al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
12.Alla sezione N si partecipa con un romanzo o saggio o raccolta di poesie inediti. Sono ammesse anche raccolte di racconti purché riuniti
sotto un unico titolo. Le opere classificate al primo posto delle categorie narrativa e poesia saranno pubblicate da primaria Casa editrice.
E'richiesta tassa di lettura di 20,00 euro
Riferimento :alberoandronico@libero.it

venerdì 1 settembre 2017

POESIA = CONCETTA AVELLA



ULISSE ---

Nudo eri trasparente
Così dolce e delicato che,
Guidato dal respiro
L'istinto si è chinato e
Laddove era il dolore
Con un bacio ti ha sfiorato.

Tepore del mattino
In una fresca brezza.
L'approdo di un guerriero
Che a lungo ha navigato e ,
Dentro la mia carezza,
Ha il capo abbandonato

Un attimo rubato
Sfuggito all'attenzione.
Nudo frammento d'anima
che...
Come scintilla ardente
Rivela l'emozione.

Quel gesto accomunava
Il tuo bisogno al mio e...
Se avessi detto :
T'amo.
Avrei risposto:
Anch'io.
*
Concetta Avella

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO RAVAZZANO

Alfonso Ravazzano – Luce che nutre---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 83 - € 12,00

Alfonso Ravazzano è nato a Novi Ligure nel 1963. Ha pubblicato due raccolte di poesia, “Cantilena inesorabile” (1994) e “A Luca” (1996). È stato membro del laboratorio letterario “Parole e cose” di Novi Ligure e ha curato per anni una rubrica poetica per “Il novese” e “Il nostro giornale”. Suoi testi appaiono su siti letterari, sia a nome proprio che con lo pseudonimo Nika Otare. Ha partecipato per Radio Pieve al programma “Caleidoscopio” condotto da Andrea Bobbio.
“Luce che nutre”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Emanuele Spano ricca di acribia ed una puntuale e acuta postfazione di Mauro Ferrari.
Da notare che tutti i componimenti sono senza titolo e che questo elemento ne accresce il senso di indeterminatezza dal quale sono connotati.
Il testo, composito e articolato architettonicamente, è scandito nelle seguenti sezioni: “L’io dei miracoli, Avrebbe goduto il dolore, La nudità dell’acque e Sincronie”.
Il titolo della raccolta fa pensare al principio vitalistico della luce stessa che fa crescere le piante e riscalda la terra, una luce che pare irradiare le composizioni stesse e farsi foriera del principio primo della poesia stessa in generale, che è qualcosa di catartico e salvifico sotteso al pensiero divergente che è quello che anima e stimola la creatività.
Del resto le poesie, che fluiscono spesso anche in lunga ed ininterrotta sequenza attraverso le strofe, esprimono un amore per la vita e sono a volte permeate da un vago misticismo, come quella iniziale che si chiude con il distico: - “ma l’angelo s’incaricò di lasciarti insonne/ e amando il tuo sguardo lo sorprese” -.
Bisogna mettere in evidenza che un tema centrale del libro è quello del dolore, un’angustia che diviene personificata: - “Avrei voluto essere il tuo dolore…”.
Pare che il dolore detto da Ravazzano sia qualcosa di atavico, che inizia con la nascita, con lo strappo nell’entrare nel mondo e che prosegue per tutta la vita connesso all’esserci nella realtà e che trova nella scrittura la sua espressione nelle immagini, frutto di una fortissima urgenza del dire.
Del resto, tornando al tema dell’origine, della provenienza, che è quella dell’io –poetante, non è un caso che in molti componimenti si parli del padre e della madre del poeta stesso che divengono archetipi della sua genesi e che sono sempre descritti, non a caso, con partecipazione commossa.
Il poeta descrive le figure (e non manca un tu femminile del quale ogni riferimento resta taciuto) come strettamente e necessariamente inserite nel cronotopo spazio – temporale: - “Vorrei inventarti all’origine di tutto/ come se nulla fosse mai stato/ il nulla a creato lo spazio/ oltre si resta avvinghiati” -.
La poetica di Alfonso ha come cifra distintiva una forte carica intellettualistica e i versi si sdipanano sempre icastici e avvertiti.
I tessuti linguistici sono sempre antilirici e anti elegiaci e le struttura delle poesie è eterogenea.
Infatti le poesie sono di diverse lunghezze (da quelle brevissime a quelle lunghe e articolate, da quelle verticali a quelle costituite da versi lunghi).
Quello che emerge come una costante è il ritmo sincopato e serrato che produce una stridente e misurata musicalità.
Ci sono aperture all’ottimismo, secondo il vitalismo di cui si diceva: - “Ho preferito guardarti risorgere, porpora e spirito, quasi invisibile” -.
*
Raffaele Piazza




mercoledì 30 agosto 2017

POESIA - PLINIO PERILLI -

Eclissi totale
21 Agosto 2017

(- ad Alfredo de Palchi,
amico transgenerazionale e autore
(squisito paradosso) dell'opera forse
più ottimista degli ultimi anni, veloci
e impoetici, del nostro sciagurato
Occidente: NIHIL, Niente, il Niente...
E questo è tutto, davvero non c'è altro.)
*
1 –

Il Niente avanza, s'irradia ma anche
ombreggia se stesso, s'incupisce...
e forse si rinnega: squallido, tronfio
bilancio occidentale di pieno Agosto,
che i media non han certo il coraggio
di far uscire dalla metafora "cosmica",
astrologica... Lo spettacolo del Secolo!
pulsa, promette al mondo la Rete tutta...
E invece, Nihil: eccolo, il Nulla – matura
e prodigiosa, irripetibile Eclissi totale!
Azzimati, i resoconti on line disegnano
una mappa da cono d'ombra in progress
programmabile nel multisala della fantasia.
Mentre noi stiamo ancora contando i morti
per terrorismo sulla Rambla di Barcellona...

............................................................................................
VITTIME E SOCCORRITORI ... Sei colpi quattro terroristi uccisi
– L'applauso per l'agente eroe che deve restare senza nome.....
2 –

L'Eclissi è in ogni caso ormai annunciata,
proclamata come reboante decreto legge.
... Si parte dall'Oregon, ma non è un film
di John Ford! – vorrei dirlo ad Alfredo,
il mio fiero, acre amico italo-americano
senatore di Poesia, esperto d'atrocità subite
e rinarrate... Viziose avversioni, le chiama
lui, che individua comunque, nel Moderno
che ci spetta e ci spezza, seduce e avvelena,
una Anonymous Constellation (1997)
che già vent'anni fa proclamava l'Ombra
della mente sul cuore, l'Eclissi totale
che la Storia-ancella, satellite ostile e
passivo, assegna a Divina Sovrana-la Natura.

.............................................................................................................
La Luna oscura completamente il disco solare... Da costa a costa negli USA l'eclissi totale durerà poco più di un'ora e mezza. In ogni singola località l'oscuramento completo durerà al massimo 2 minuti e 40 secondi, con il cono d'ombra della Luna che si sposterà da Ovest a Est a una velocità di circa 43 chilometri al minuto....................................................................................
3 –

I Politici avulsi vanno al circo, tragicomico,
dei propri discorsi... Gentiloni parla a Rimini...
Vecchi riti democristiani, Re Magi travestiti,
oro incenso e mirra, imposture e genuflessioni,
le palingenesi di là da venire, riformismo strategico!
"Neanche l'Italia sarà al riparo Ma non cediamo"...
Salviamo invece il coraggio, i doveri dell'Uomo.
Onore ad "Harry lo sconosciuto", il turista inglese
che in Catalogna consola il povero Julian, dolce
bimbetto morente, senza neanche capire il perché!
"... Era privo di sensi, aveva la gamba piegata e
la testa piena di sangue..." Lui dunque gli racconta
la morte, in diretta come fosse la sua ultima favola.

............................................................................................................
«Ho cercato di prendergli il polso, ma già non c'era più. Ho pensato che
se n'era andato, gli ho carezzato i capelli e l'ho riempito di lacrime e sono rimasto seduto accanto a lui, non volevo che restasse lì in mezzo alla strada... Sembrava mio figlio: è la loro età, circa sette-otto anni» (intervista
a Harry Athwal, di Birmingham, 44 anni – "Corriere della Sera", lunedì 21 agosto 2017).............................................................................................
4 –

Un'apocrifa, trafelata parabola evangelica!
Consolare gli afflitti, dare luce ai moribondi...
È l'Eclissi del Cuore: nostra, transeunte e totale.
Esplode, lacera dentro, sutura tessuti, disinfetta
l'anima, e certo non va su Google! Non cadenza
i social... A un bimbo, poi, come spiegare il Male?
Con l'immagine del cono d'Ombra, il piano-sequenza
imploso e inesorabile della Luce che resta dentro,
dietro... Lo romanzò Dostoevskij, ma non riuscì
a zuccherare quel trapasso piccolo e immenso...
O il volo inquieto degli angeli di Rilke! Tu Alfredo
l'hai mai avuto, un angelo custode?: "Penso alle
assuefazioni ai dinamismi / integrali / come si congiura
per esistere / – congiuro contro me stesso / e ascolto
i fatti / le narrazioni olfattive i difetti / abbelliti di parole"...

.......................................................................................................
L'Eclissi totale genera a Terra un fenomeno noto come bande d'ombra (shadow bands), in cui al suolo si alternano striature di luce e di buio // Eclissi totale di sole 2017 – dove vederla in diretta streaming..................
5 –

Con Nina ormai ogni giorno si va a correre
e si vivono, scattano foto... Villa Pamphili arida
d'agosto, assetata tra pini e colline educate:
i fasti romani dal Rinascimento al Barocco,
il casino Algardi rigorosamente chiuso, adornato
da quel sublime e geometrico giardino all'italiana:
Signorile e sbarrato, nel parco che pure è pubblico,
democratico... Anche questa è un'Eclissi, la morale
d'ogni Stato Moderno, come lo profetò Machiavelli,
principesca magione che àdula ma frusto sottomette
il volgo... Oggi, poi, lo colonizza, rapinosa l'omologa
al consumo. Tutti a correre per smaltire il benessere,
il troppo stroppia, il nuovo secolo obeso, sigla XXI.

......................................................................................................
Negli Stati Uniti l''eclissi totale di Sole durerà 92 minuti e attraverserà
14 Stati: Oregon, Idaho, Montana, Wyoming, Nebraska, Iowa, Kansas, Missouri, Illinois, Kentucky, Tennessee, Georgia, Nord Carolina, Sud Carolina // ... Il miglior punto d'osservazione in assoluto (best eclipse site),
è stato vinto dalla cittadina di Casper, nel Wyoming ..................................
6 –

Scendono le cornacchie, ogni sera, grigie e nere
come nelle favole – Fedro, Esopo, La Fontaine...
Scendono verso le sette e quasi passeggiano,
dismesse ali e voli, sull'erba ormai secca e gialla,
incalvita, impolverata... Mentre i pappagalli
sbraitano lassù a gazzarra, goffi e variopinti –
e le molte, volitive atlete per diletto, fanciulle
belle o donne in età, sovrappeso, corrono, sudano
cocciute ciccia e stress, sognano corpi perfetti
che non hanno, ma tanto più sublimano, s'inventano
penando... "L'Eclissi totale da noi non giungerà"
– dicono – o forse per i filosofi sarà estro e piglio
d'un pensiero nuovo, filosofema di Futuro in 3 D.

..........................................................................................
ECLISSI anche delle notizie; buffe, nobili o atroci, è quasi lo stesso:
"Caronte, la luna di Plutone vista da vicino" (Ecco il più grosso satellite naturale di Plutone ripreso dalla sonda New Horizons della Nasa)... /
"Talco e cancro ovarico, in USA condanna record da 417 milioni di dollari". / "Ius soli, spinta del Papa" / "I cinesi vogliono strappare la Jeep a Fca"...
7 –

No che non basta la cronaca, a risarcire il vivere,
i poveri, maldestri casi dell'Esser-ci: che il NIHIL
lo incorniciano, o meglio lo incoronano sovrano,
assoluto e ben poco illuminato... Io invece resto
e m'affascino, uscendo con Nina tardi dalla Villa,
carpendo i giochi estremi di due giovan ciclisti
un po' acrobati, smargiassi e in bilico o rodeo...
fra cielo e asfalto! È uno sport nuovo, BMX: dove
il motore in fondo diventi Tu... Zompare in bici
su due larghe ruote, divagare nell'aria come moto
da cross. Per rabbia e credo, solo le gambe, la spinta,
possenti guizzi da élan vital!, diceva Bergson. Ma
affanculo cultura e idee! La rivoluzione è surplace...

..........................................................................................
Quelle inchieste gustose e ridicole, con il "Corriere" à la page, sempre pronto a tuffarcisi: Il Viminale: barriere anche a costo di disagi – Progetti d'autore: Mimmo Paladino: Colori, estetica, corni e grandi croci... – "All'orrore replichiamo con l'ironia". Un'alleanza con l'arte per battere la paura: "I luoghi simbolo circondati d'acqua" – sogna l'architetta Benedetta Tagliabue...
8 –

"Perché non si vedrà dall'Italia" – spiega Google.
E intanto, una scossa magnitudo 4, l'ennesimo
infausto terremoto italico, polverizza l'isola
d'Ischia, le sue case e bellezze, l'antica pace!
..."Bimbi tra le macerie, si scava per salvarli"...
... Io invece l'ho vista eccome – tellurica Eclissi
totale che si rifrange dentro, ti prende e forse
ti contamina, in pensieri parole opere e omissioni.
"Il salvataggio dei tre fratelli: Pasquale, Matias,
Ciro"... L'ho vista, profetata in cuore, incarnata
come un'unghia ostile, un'usuale maxima culpa.
"Dalle 18:04 italiane la Luna si frapporrà tra
il Sole e la Terra"... E neanche Giacomo saprebbe
più poetarla: "tacita luna / Commoverammi il cor".

................................................................................................
Oltre 200 milioni di americani hanno assistito allo spettacolo storico che
non accadeva da 99 anni / Purtroppo dovremo attendere fino al 2026 affinché si verifichi un'altra eclissi totale di Sole in Europa............
9 –

Riparto dal tuo NIHIL, Alfredo, caro Mister
De Palchi che da ragazzo sei andato in guerra
forse come si va a giocare e infatti ti ha giocato,
imprigionato i primi anni sbagliati – e ti tolse
il Sole, abbacinandoti col buio di una Luna che
invece tu sognavi bianca,
pura sposa di Poesia.
"... che mai avrò il coraggio / di confrontarmi e
mettere a nudo lo spirito quanto / il corpo fedele
allo specchio... / strip the spirit naked as I / do
the body faithful to the mirror...".
Amare insomma
l'Eclissi davvero come uno Specchio Totale, che
finalmente ingigantisca tutto, colpe e meriti: la
Libertà e la sua abiezione, negazione, sopraffazione.
*

(20-25 agosto 2017)
*
Plinio Perilli

martedì 29 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIOVANNI MARCO PRUNA

Giovanni Marco Pruna – “D’inettitudine e d’amore”--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 95 - € 11,00
Giovanni Marco Pruna è nato a Iglesias nel 1981.
E’ laureato e specializzato in fisica teorica delle alte energie. “D’inettitudine e d’amore” è la sua prima pubblicazione individuale dopo alcune collaborazioni antologiche.
La pubblicazione del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è articolata e composita architettonicamente.
Non a caso, rispetto a quanto suddetto, è suddivisa in varie parti che presentano tra loro una certa eterogeneità.
Il libro è scandito in cinque sezioni: “Diario di un nomade, Impressioni di un cannibale, Bozze di un pittore, D’inettitudine e d’amore verso il mondo, Tre canti agli dei ed un falso finale”.
Il componimento intitolato “Sbagliato”, situato nel terzo segmento del testo, sembra illuminarci sull’approccio del giovane poeta alla sua materia; in questa composizione, costituita da otto scarni distici e da un verso finale di cinque righi, con ironia e sarcasmo, apparentemente autodistruttivi, Pruna afferma di non sapere scrivere niente di giusto e che il suo poiein consiste nell’imbruttire pagine bianche.
“Una cazzo di pagina bianca/ e non la so riempire.//…” suona l’incipit di “Sbagliato”, poesia sulla creatività ricca di nonsense nella quale si manifestano le tendenze dissacratorie di una poetica basata sullo scetticismo e una certa forma di pessimismo cosmico.
Del resto la parola inettitudine del titolo designa la mancanza di attitudine a fare qualcosa.
Ma, contrariamente alle sue mordaci dichiarazioni, Giovanni Marco è un bravo e originale poeta e ha una forte coscienza letteraria.
Una parola detta con urgenza, sempre icastica ma leggera connota il versificare di Pruna, frutto di un io – poetante non lirico ma sempre molto autocentrato su se stesso, un io che avverte il mondo esterno profondamente ed empaticamente per poi tradurlo in versi acuminati, vagamente anarchici e nei quali domina una certa forma di straniamento che si coniuga ad anamorfosi.
E’ variegato il ventaglio della fantasia del poeta che passa da poesie che hanno per ambientazioni città come Amsterdam, che sembra dargli un senso di pace e calma e Londra, che invece gli trasmette una forte inquietudine, a testi di forte impatto emotivo come “Il ragno e la farfalla”, nel quale viene detta la cattura di una farfalla da parte di un ragno.
L’evento permeato da una forte naturalità, qualcosa che va secondo i meccanismi del creato, è pervaso anche da un forte senso di peccato e pentimento da parte del ragno stesso quando come una cosa sola la farfalla entra in lui.
Anche a livello formale e strutturale si realizza una grande varietà nella scrittura, nei tessuti linguistici del Nostro che giostra tra composizioni brevi e concentrate, a volte verticali, e poesie in terzine dai versi lunghi che possiamo considerare come poemetti autonomi.
Nel giovane poeta, in questa opera prima, si manifestano intelligenza e bellezza in un fare poesia come cosciente esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza



mercoledì 23 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO VITOLO

ANTONIO VITOLO : " L'ultimo porto" - Ed.Centro di promozione culturale del Cilento - 2017 - pagg.76 - s.i.p.
Componimenti pregni di una caldissima musicalità spirituale , quasi tutti raffinati in una particolare atmosfera, che raccoglie le gocce di un pensiero dominante e le moderazioni di un palpito vitale multicolore. Tutti portano in calce la data in San Mauro del Cilento (2013-2015), paese dove l'autore ha dato il meglio di se stesso sia professionalmente che culturalmente , in una quotidianità autentica e sicuramente connaturata con il sacrificio morale e sociale. Una energia simpatetica ci avviluppa , quasi nella doppia accezione di arcaico e di classico , mentre la parola si chiude in una scorza come se volesse giocare una partita al di fuori di ogni trucco, nella tensione che custodisce l'armonia segreta del paesaggio e si fa canto , sensazione concreta, per figure e ombre , mitiche o reali.Nel miracolo del vissuto , nell'illusione delle memorie , nell'intimo mosaico dell'anima ,il linguaggio, sempre generosamente propenso allo scavo, si libera proponendo incisioni ritmiche di plasticità personale. Arricchiscono questo agile volume dodici foto del giovane Federico Scarpa.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 22 agosto 2017

POESIA = GIOVANNI PERRI

"Cose"
Ho sistemato, sai, con cura, ogni piccola cosa: il rubinetto che perde,
la scala che da al seminterrato, il piede del tavolo in giardino. Ho messo
persino una lucina al ripostiglio, che tanto, dicevi, mancava. E ora che tutto è a posto
in questi cavi minuscoli del giorno, io mi sistemo: e riesco persino a parlarti, per ogni
goccia, passo, inclinatura del mondo.
A volte, lascio il televisore acceso su quei canali che vendono tappeti
e lì mi addormento: antenna, fossile, conchiglia. Più di ogni cosa
soffro lo squillo del telefono, ma anche lo specchio nell'armadio,
l'odore di questa saponetta che scappa dalle mani.
Sono le cose che restano, questioni antiche da sopportarne ogni piccola dose:
isole idiote, poesie che girano gli occhi
nidi all'orecchio che fanno paura.
*
"Cinema di pomeriggio"
Sembriamo due miracolati, io e te,
venuti via da chissà quale dramma,
salvati con la bocca, due bambini intaccabili.
Siamo legati con la lava, una sola memoria, frusta, vetusta, bandita.
Appena un grammo di dolore ci sbilancia
e la trama ci avvolge.
Siamo noi il cinema, il buio: poltrone reclinabili
che inghiottono bottiglie, borselli, storie.
*
"Figure"
e non soltanto gli occhi, quelli davanti al giorno che muore:
mi prende la parola, il gesto, ed ogni resto di luce incastrata,
l'ora che in un suo giro d'onde mi ritorna:
e riconosco i suoi sottomarini,
la gioia che inchioda l'acqua e più su, le vette avvistate lamelle
della malinconia.
Son'io lo spazio prolungato, il volto venuto dalla sabbia
l'uomo che studia al tavolino le costellazioni,
la carica dei pesci sotto il materassino.
*
GIOVANNI PERRI

POESIA = LIDIA POPOLANO

"Malinconia"

Indugio, e non dovrei,
talora in pensieri
rassegnati,
a volte
compiaciuti,
(un nonnulla di amaro
che condisce la giornata
e stuzzica le sfumature)
come di abrasivo,
mortifero e mortale,
colorati.
Inquieta vago
nei pensieri grigi
e nubiformi
senza trovarne
il senso o la forma.
Pastelli che tracciano
ombre tenui e solide,
tangibili.
Ora, posa la tua
amorevole mano,
i tuoi freschi pensieri
e dammi motivo
di tacere.
*


"Demetra"

E ora che ho chiuso gli occhi alle illusioni
Ora che ho lasciato per sempre gli inferi
Ora che maternamente amo Persefone,
In tutte le donne, e dolcemente venero
Ade caro, nell'uomo che tanto ho amato,
ora apro il cuore mio al presente e vivo.
Vivo così, come Demetra deve e può.
*

"Specchio"

strappati questo artificio con le unghie!
basterebbe una goccia di pioggia per svelarlo
vai a testa alta con le tue imperfezioni
non hai altro da presentare di te.
*
LIDIA POPOLANO
(da "Mura diroccate" - inedito)
*

Lidia Popolano è nata a Trapani, dal 1974 vive a Roma, dove ha studiato Scienze Biologiche all’Universita La Sapienza e, oltre ai master relativi alla docenza, ha frequentato i seminari interdipartimentali di Neuroetica e Cognizione Sociale NeuCoS.
Alterna l'attività creativa, all’insegnamento.
Ha scritto un romanzo, dal titolo Via Trionfale, una donna senza qualità.
Autrice dei monologhi teatrali "Di notte per i vicoli di Roma antica" e "Di notte per i vicoli di Firenze antica", messi in scena dal 2007 al 2013, nell’ambito dell’Estate Romana e dell’Estate Fiorentina, quali itinerari notturni narrati, recitati e accompagnati da musica dal vivo.







lunedì 21 agosto 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NICOLINO LONGO

NICOLINO LONGO : "La sottomissiva funzione dei verbi servili" Ed. Bastogi - 2017 - pagg.104 - € 15,00
Strano libro , questo che Nicolino Longo presenta con le edizioni Bastogi , ricco di varianti e di sorprese . Un volume che raccoglie una quindicina di poesie e in seconda "parte" scritti critici, interventi , memorie , letture , lettere e numerose testimonianze bibliografiche . Il poeta calabrese cuce e ricuce nei suoi versi pensieri originali , con la delicatezza della satira o con l'impulso del suggestivo, con l'acribia del ricercatore ormai incallito , e l' intarsio dei sentimenti , sia nel proporre le sfaccettature dell'amore , sia nell'incidere del sarcastico , dell'ironico , del piacevole. Versi brevi , penetranti , accattivanti , tesi al guizzo di parafrasi o intessuti di una realtà sempre colorata e limpida. La seconda parte ha pagine in prosa di notevole interesse , dal testo che interroga la lingua madre , alle riproduzioni di articoli di stampa pubblicati negli anni, dal discorso cultural/politico pronunciato per una intitolazione di un plesso scolastico allo scritto memoriale del medico di base. Moltissime le notizie biobibliografiche , che ci fanno conoscere la lunga e ricca militanza dell'autore.
ANTONIO SPAGNUOLO .

martedì 15 agosto 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Ferragosto senza Mirta Rem Picci" (morta suicida il 17/7/2017)

Un anno fa, Mirta, per telefono rosa
pesca ci sentivamo prima dell’
incontro di gennaio del nevaio
il mese. Villeggiatura laziale
per te, Napoli sempre Napoli
per me. Lieta andavi al
supermercato. Facevi i bagni
della termale gioia a entrare io
nella tua vita (ora vado a bere
chiamami tra un’ora). Tua madre
e tua zia a stellarti nel senso
buono del domestico profitto.
Eri serena non ci pensavi a morire.
Ci sentivamo solo prima dei 4
incontri del 2017. Sana mi rispondevi
poi ci vedremo e ci siamo visti.
Chiedevo a Dio di perdonarmi
i pensieri per te, Mirta, così bruna
e così donna. Le tue ceneri, Mirta,
eppure una voce, una presenza
di te ineffabile, mi dice che mi
sei ancora più vicina e m’inviti
a non avere paura.
*

"Un po’ del mio tempo migliore con Mirta Rem Picci"

L’auto segue una scia di resurrezione
(è gennaio del nevaio il mese)
arrivo al cancello dopo sforzi per
giungere alla meta di materica gioia.
Ti ho telefonato con il cellulare
per il percorso nel giorno dell’Epifania
che è vita. Mi hai gettato il filo
d’Arianna e sono giunto. Sei felice nel
vedermi, Mirta, così come ora che
la tua anima mi è accanto nel folto
dello studio. Bruna e sexy come una donna
leggi sul divano la quarta di copertina
di “Alessia” a donartelo trepido. Poi
mi hai portato nella tua camera e mi
hai mostrato i tuoi lavori di architettura
al monitor. Dovevo andarmene a mezzogiorno
e invece mi hai invitato a pranzo
il giorno della fredda luce. Abbiamo
passeggiato in della villa il giardino
e hai colto un’arancia e ho lanciato
un ramo al cane e mi hai donato la fortuna.
Poi il sonno senza sogni e il risveglio
e il tuo invito a dormire a casa tua.
Ricordo le nostre risate in un soffio
di brina e le ricordi anche tu, Mirta.
*

"Ti ricordo, Mirta"

Tu, Mirta, nel desiderare
la tua sorgente anche
nella sensualità di luglio
e le tue parole nel giocare
alla vita. Donna dei boschi,
prostrato dal dolore davanti
alle tinte della tua fotografia.
Più matura di prima ti
definivi nel toglierti la fisicità
ma non l’anima.
Ti ricordo, Mirta, sorella, amica,
icona dei momenti perfetti,
anima di stella a sussurrarmi
a cose fatte questa poesia.
*

"In viaggio con Mirta"

Ora ci sei più di prima
sull’autostrada per Viterbo
nel guidare sicura come
una donna. Ti siedo accanto
e ridiamo dei tuoi segreti
benedetta innocenza,
verginità morale. Siamo
arrivati ai bagni termali
e ci immergiamo nelle
sulfuree acque che fanno
bene, Mirta, perché ancora
esisti. Poi nella tua villa
enorme leggiamo poesie
e mi dici come si pronuncia
Alessia in francese. Sempre
più amici affermi con gioia
come quella dell’erba azzurra
di mistico cielo nel dedicarti
questo sogno ad occhi aperti
ora che non posso più
telefonarti o dividere con
te il pane della felicità.
*

"Mirta ancora vicina"

Anima di luna, tu Mirta
nelle cose aurorali ancora
mi parli e mi dici di non
avere paura. Abbiamo attraversato
il sentiero azzurro della vita
la tua villa faro per me
per la nostra connivenza.
Sei volata via dal terzo
piano della Reggia e hai
aperto in me la ferita.
Ora passano i giorni
senza te e non si ricompone
l’affresco del tempo che nelle
nostre risate si fermava
nella gioia.
Grazie per avermi dettato
questa poesia.
*

"Di Mirta il dono"

Mi hai donato, Mirta,
della tua anima il libro
(quello che volevi
e non avevi). Ridevi
anche il giorno prima
del gesto, pareva che
nulla ti mancasse.
Desideravi il vero
amore oltre il sesso,
Mirta sorella, l’uomo
della tua vita e un figlio.
Ora mi sei accanto,
Mirta, innocente e
mentre scrivo mi sorridi.
*

"Mirta nelle acque del cielo"

Ti vedo nuotare, Mirta,
nel fiume del paradiso
che hai raggiunto, ancora
così bruna e così donna.
Non hai rimpianti per la
valle che hai lasciato
né per noi che rimaniamo
nell’esilio. Acque fresche
per te che fortuna attiri
per chi ti nomina dopo
il tuo suicidio. Non avevi
peccati e sei stata presa
a braccia aperte. Ti vedo
nuotare nelle acque del cielo,
Mirta, invidiata e fraintesa
qui sulla terra. Adesso
mi disseto a un rigo della
pena che ho per te, Mirta,
che te ne sei andata,
unica amica nella ressa dei
giorni di quando mi traevi
da tutti della vita i labirinti.
*

"All’unisono con Mirta"

Annulla le distanze, Mirta,
l’amicizia nostra. Tu nell’
altrove per altri del tuo flamenco
passi, io mentre scrivo.
Ancora all’unisono le risate
nostre, la connivenza, l’eccitazione
sintomo d’amore.
Mirta, è tutta da ricominciare
la vita in versi e non in versi.
A non avere paura m’inviti, Mirta,
e a credere nei sogni,
vedi, parlano anche del tuo giardino
gli alberi svettanti.
*

"Mirta sorgente viva"

Dove sei ora, Mirta, inter animata
a mari freschissimi dove nuoti
sei nella grazia che cercavi
in terra e non trovavi. E te
li ha dati Dio, oceani sicuri
dove t’immergi e ti fai sorgente
di parole, queste parole.
A me che sono rimasto dici
di non temere questo nulla
di vita che è bella come
un paleocristiano in una chiesa
affresco, tinte pastello ad entrare
nell’anima. Non mi manchi,
Mirta, perché ti sento ora più
vicina di quando mangiavamo
insieme. Sento che adesso sei
felice come una donna e lavori
e stai con tuo padre e Massimo.
Serena senza peccati mi apri
alla gioia il varco, Mirta.
*

"Mirta oltre il nulla"

Il nulla, ma ad emergerne
tu, Mirta, viva più di prima
di essertene andata per
tua scelta di dolore. Ma, adesso,
mi sei accanto mentre scrivo
e mentre lavoro dolce e ridente
sinuosa e sensuale
come quando mangiavamo
insieme la vita o mi invitasti
a dormire nella tua villa:
era gennaio e il rimpianto
della purezza tua e del freddo
mi entra nell’anima nell’estate
torrida e mi insegna l’arte
di recitare la vita se non è
nuotando esistere.
Mirta, ora che sei morta suicida
a 44 anni, se alzo lo sguardo
ti vedo sorridere nell’azzurrità
e non è finzione.
*

"Nuvole e Mirta"

Quella che sto osservando
dallo studio ha la tua silhouette
e sembra nel suo panneggiare
di neve, Mirta, che sei di nuovo
tu figura celeste danzante
il tuo flamenco. Nell’inalvearsi
il mio pensiero mi congiungo
all’anima tua volata via,
e leggo in te tanta gioia dopo
del suicidio il dolore.
Ti ha presa Dio, mi dici, e non
rinunci alla felicità e in infiniti
spazi fai l’architetto e stai
con Massimo e tuo padre.
Ora nessun luogo è lontano
e ti tendono le mani le stelle
dietro le nuvole, Mirta.
*

Raffaele Piazza