lunedì 19 giugno 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA FERMENTI n° 11

"Inquiete indolenze" - antologia a cura di Raffaele Piazza . Ed. Fermenti 2017 - pagg.278 - € 22,00
Raffaele Piazza , con l'impegno ormai noto che lo distingue nel riferirsi alla poesia che oggi si affaccia timida nella ricerca culturale , ha riunito in volume alcune poesie scelte di diciotto autori . In rigoroso ordine alfabetico sono presenti : Giovanni Baldaccini , Franco Celenza , Bruno Conte , Antonino Contiliano , Gianluca Di Stefano , Edith Dzieduszcka , Marco Furia , Maria Lenti , Loris Maria Marchetti , Dario Passero, Anton Pasterius , Pietro Salmoiraghi, Italo Scotti , Antonio Spagnuolo , Liliana Ugolini , Silvia Venuti , Vinicio Verzieri , Giuseppe Vetromile . Per ciascun autore una breve scheda di presentazione , stilata con il garbo della della riflessione e dell'incipit critico, ed in riferimento al registro che l'inquietudine dei versi riesce a trasmettere fra le sensazioni musicali e visive della parola. Le voci si rincorrono armoniose per sobrietà di scoperta, nelle atmosfere multicolori che riescono a realizzare un panorama abbastanza ricco , in questo momento esistenziale così torturato e complesso. La poesia continua a sorprenderci anche nella illusione del tempo.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 18 giugno 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MAURO DE MARIA

Mauro De Maria, “Beatritz”, Book Editore, 2017, con una nota critica di Giuseppe Marchetti.

Ci sono libri di versi che si aprono fiduciosi al nostro sguardo, che se ci vedono indugiare smarriti ci offrono immediatamente delle tracce, degli indizi, tali da permetterci di proseguire agevolmente la lettura. Ci sono al contrario volumi di poesia più ostici e oscuri, quasi arroccati; la loro parziale impenetrabilità ci tiene un poco in disparte e però, proprio per i segreti che sembrano gelosamente custodire, allo stesso tempo fortemente ci attirano.
Di fronte al primo tipo di libro dobbiamo evitare di scivolare fra le pagine, di credere che la lettura sia facile (troppo facile); nel secondo caso dobbiamo invece evitare di arrenderci presto (troppo presto), di abbandonare subito il campo, di non accettare la sfida.
Le raccolte di versi di Mauro De Maria, sia il primo e precedente “Trame e orditi” sia, soprattutto, l’attuale “Beatritz” (entrambi pubblicati da Book Editore), hanno l’aspetto di una fortezza compatta, dove i pieni prevalgono sui vuoti, dove non si scorgono comode vie di accesso. Allora bisogna prendere tempo, girare pazientemente attorno ai suoi recinti finché, come premio della nostra costanza, all’improvviso si spalanca una porticina che ci invita ad entrare.
Una volta dentro, scenari e paesaggi radicalmente mutano. Ci si trova proiettati e immersi nel medioevo prezioso e incantato dell’amor cortese, dei trovatori e dello Stilnovo. Nella “Nota a margine” l’autore di questo libro davvero originale, insolito e sostenuto da notevoli maestria e abilità stilistica, precisa: “Beatritz si configura come una riproposizione, il più possibile personale, dell’idealizzazione della donna amata e della sua trasformazione in una sorta di figura angelicata. Al contempo abbondano nel testo dichiarazioni di fede nell’arte e nella poesia che divengono elementi di potenziale superamento del tempo e si delineano come un credo parallelo a quello della donna trasformata in elemento divino”.
Beatritz è la principale, quasi assoluta protagonista. Evitiamo qui di inoltrarci e di lasciarci irretire dal labirinto di citazioni e riferimenti colti, limitandoci a segnalare, per il momento, che le poesie (cinquanta, più un incipit e un congedo) formano una coesa collana di versi dove la parola conclusiva di ogni singola composizione diviene quella iniziale della successiva. Giustamente il critico Giuseppe Marchetti, nella sua Nota conclusiva, sottolinea che l’opera di De Maria è “una conversazione ininterrotta con l’oggetto amato”.
L’amore di cui nel libro si parla è fondato sulla gentilezza d’animo e dei modi; è casto e spirituale. Tra innamorato e amata si frappone una distanza incolmabile, ad ogni slancio in avanti del primo segue uno spontaneo retrocedere della seconda. E questa impossibilità di raggiungersi, di sfiorarsi, di toccarsi, genera contemporaneamente sofferenza e desiderio. L’incontro è perennemente rinviato e procrastinato, il tempo dell’attesa si dilata a dismisura; “la compenetrazione di due corpi” e la fusione di “due esistenze” si rivelano mete impossibili. Lui (“il vinto trovatore”) e lei (la “dama irraggiungibile”) si muovono all’unisono e in maniera sincronica, mantenendo inalterata la loro distanza. Non esistono varchi e scorciatoie, esiste invece un “flusso d’amore / che migra verso te ogni giorno / varcando le colline / e di notte riporta tue notizie / avanti e indietro senza posa”.
Al poeta non resta che tradurre in versi questo amore sfolgorante e sfuggente, intenso e negato; alla poesia spetta la magia di farlo vivere in parole e di renderlo memorabile: “Guardare la tua vita a me negata / ha mutato i miei tremuli silenzi / in parole posate sulla carta / nella fragile attesa che i tuoi occhi / guidassero nei solchi della stampa / anche il tuo cuore che il mio sempre scarta”.
*
Giancarlo Baroni

venerdì 16 giugno 2017

Napoli teatro festival - un evento che segna nel tempo la ricerca poetica -


Dal 14 al 24 giugno 2017, inizio ore 19
Poeti di oggi e del passato a Villa Pignatelli (Napoli - Riviera di Chiaia)
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Io e tu / Pagine nascoste
Sezione Letteratura e Cinema del Napoli Teatro Festival Italia
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Io e tu: sono i due pronomi dei poeti.
L’io che scava in se stesso, come volesse arrivare al centro della terra.
Il tu che si cerca, sporgendosi verso l’altro: amandolo, lasciandolo, anelandolo. Il tu che appare e scompare, come la passante di Baudelaire. O come il tu snodabile e plurimo, ma pur sempre uno, di Montale.
Nella loro relazione, io e tu s’inarcano nel ponte del noi.
Io e tu: è il titolo di una rassegna che nasce in contiguità con il teatro.
È la poesia la pratica letteraria più vicina a quella del teatro.
È la poesia che non ha mai abbandonato il rapporto con l’oralità.
Sono spesso i poeti a ricordare la necessità di essere accoglienti con chi è fuori di noi.
Ecco dunque dieci incontri, nati dal desiderio di fare un cerchio, prima che il sole tramonti, e di abitarlo bene.
Ci sono attori che amano poeti e se ne fanno palcoscenico vocale. Ci sono poeti che dialogano con altri poeti.
E ci sono voci che dalla parola parlata sanno trasbordare nel canto, come in una risalita verso l’origine.
E ci sono jam session poetiche. Si ascolteranno parole dal vivo e si potranno vedere film che raccontano storie di poeti del passato. E ci sarà anche una libreria interamente dedicata alla poesia.
Il tutto è accolto da Villa Pignatelli, la quale per dieci giorni sarà una vera e propria casa della poesia.
Come anni fa si trasformava nella casa della musica da camera, lasciando che il pubblico potesse con libertà frequentare le prove. A quel modello s’ispira deliberatamente Io e tu.

Agli incontri con i poeti d’oggi si accosteranno storie di poeti del passato, raccontate in alcuni cortometraggi, messi a disposizione dal Festivaletteratura di Mantova e Cine Agenzia.
È un work in progress. Versi che contengono altri versi. Tracciati di esperienze. Film.
Pagine nascoste. Titoli e pellicole che è molto difficile trovare nelle consuete sale cinematografiche.

Silvio Perrella

martedì 13 giugno 2017

RIVISTA = FERMENTI 245

Rivista “Fermenti” 245
Considerazione su poesie facenti parte del n. 245 (2017) di “Fermenti”.

- Poesia -

Ricco per numero di pagine e con un sommario articolato il numero 245 di “Fermenti”, rivista a carattere culturale, informativo, d’attualità e costume, diretta da Velio Carratoni,
In questa sede ci soffermiamo sulla sezione poesia, in particolare su “Le insegne non radiose” di Domenico Cara, “L’esperienza” di Ariodante Marianni, “Hai negli occhi il fulmine d’autunno” di Antonio Spagnuolo, “Extravaganti indignazioni” di Eleonora Bellini e “Il libro d’Ismaele” di Mauro Ferrari.

“Le insegne non radiose” è costituita da trentaquattro componimenti in massima parte brevi ed eterogenei per quanto riguarda le tematiche affrontate. Con questa sequenza Domenico Cara, studioso d’arte e di letteratura, editore e giornalista, conferma la cifra essenziale della sua poetica che è intellettualistica nella sua originalità, del tutto antilirica e fondata sulla riflessione.
A livello formale si registra un controllo in tutte le composizioni risolte nella loro compattezza. Nella raccolta si evince un pessimismo a partire dal titolo, scetticismo mitigato da una raffinata ironia e da un sottile psicologismo.
La scrittura è avvertita e ben cesellata. I versi procedono per accumulo nello sgorgare le immagini le une dalle altre. Si realizza un tono epigrammatico e gnomico nelle strofe in ininterrotta sequenza.
Le poesie hanno un carattere didascalico e lo stile è spesso anarchico, tendente all’alogico. S’inverano magia e sospensione in questi lavori che possiedono una forte densità semantica, metaforica e sinestesica.
Non mancano, nel tessuto linguistico, permeato da accensioni e spegnimenti, splendidi squarci naturalistici molto rarefatti. Visionarietà e magia sono presenti nel creare un’atmosfera di forte onirismo purgatoriale. Dominano armonia e musicalità arcane raggiunte attraverso il ritmo cadenzato e sincopato.
In ogni incipit i versi decollano sulla pagina per planare dolcemente nelle chiuse.
Alcune poesie esemplificano in versi concetti: questo avviene, per esempio, in quelle intitolate Turbamento, Allegoria quotidiana, Il pittoresco e Fermento. Altri testi hanno per nucleo di fondo le icone di animali e specie vegetali viste in modo sempre intellettualizzato.
Un cosciente esercizio di conoscenza quello di Cara nella serie composita e articolata architettonicamente.
“L’esperienza” di Ariodante Marianni, nato a Napoli, già segretario di Giuseppe Ungaretti, è costituita da tre poesie elegantemente risolte, che fanno parte di liriche inedite, composte probabilmente ai primi anni del duemila.
Tema centrale nei suddetti componimenti è quello del dolore che può essere superato attraverso la ricerca della felicità, tentativo raggiungibile, che non rimane una chimera. Secondo Marianni, che era ossessionato dal tema del labirinto nel suo poiein, la felicità ci è dovuta e può accadere.
Nella prima poesia, la più estesa, mentre il poeta pensa di stringere in pugno i bisogni dell’anima, s’imbatte in un giornale nel quale legge notizie di rapine, uccisioni, violenze, corruzioni e molti annunci economici.
La triste quotidianità degli articoli di cronaca, letti sul giornale stesso, ha per antidoto la pienezza della mente attraverso la poesia, il vivere poeticamente ogni momento come diceva Borges.
Nel vocio di alcune donne il poeta capta l’augurio per se stesso che una parte almeno del cammino che l’attende sia di calma, di fortezza e amore.
La terza poesia è contrassegnata da evocazioni suggestive di Roma e della sua storia attraverso l’immagine di un carretto evocatore di fascino, guidato da un cocchiere, che corre colmo, traboccante di carbone sui sampietrini.
Le composizioni, senza titolo, presentano il numero dal quale sono contrassegnate. Nella maniera affabulante e narrativa di Ariodante ritroviamo chiarezza insieme alla luminosità del dettato.
“Hai negli occhi il fulmine d’autunno” di Antonio Spagnuolo, nato a Napoli, inserito in molte antologie e che ha pubblicato numerosi volumi poetici, molti dei quali premiati, è una sequenza costituita da sette componimenti corposi. In essi anche i versi lunghi sono ben controllati. Nella silloge riemerge il tema delle recenti raccolte dell’autore, quello del trapasso della sua amatissima compagna di vita e del suo relazionarsi con lei che continua nell’immaginario rievocativo.
Da notare che Spagnuolo, pur soffermandosi sempre sullo stesso argomento, realizza un repertorio di variazioni che sembra inesauribile.
Il “tu” al quale il poeta si rivolge è proprio la consorte, nella sua presenza – assenza, della quale sono detti anche elementi fisici. Questi creano atmosfere erotiche, nei versi raffinati e ben cesellati, dove dominano metafore e sinestesie folgoranti.
In un componimento viene svelato il nome di Elena, che penetra nel sangue del poeta.
Nei testi si delinea un lavoro suggestivo, tramite architetture testuali che hanno qualcosa di barocco.
L’autore prova un forte struggimento per il silenzio della compagna che non profferisce “ti amo” quando il labbro rimane serrato.
Si realizza uno scatto e uno scarto memoriale che non è nostalgia, ma tentativo di una riattualizzazione dei momenti caratterizzati da un’immensa attesa sottesa all’amore. Solo con la poesia si può raggiungere la suddetta condizione e Spagnuolo ne è pienamente conscio.
Nei testi, paragonabili a partiture musicali articolate, emerge una liricità tormentata.
Il dolore e l’ansia sono controllati e sono evocati eros e pathos nel desiderio del poeta che la moglie non sia morta. L’angustia diviene produttiva e catartica nei versi ben controllati e cesellati.
Nel fluire icastico dei sintagmi si realizzano continue analogie e straniamenti che creano atmosfere di un’atemporale magia, che diventano varchi salvifici.
In “Extravaganti indignazioni”, breve silloge costituita dai componimenti L’illuminazione della biblioteca, La manutenzione e Il ringhio, Eleonora Bellini, poetessa e scrittrice, ispiratrice e dedicatoria del volume Un amore senile, di Ariodante Marianni, realizza una poetica nello stesso tempo vaga e inquietante nel serpeggiare del tema della morte e del suo senso, connesso esplicitamente a quello del male.
Si tratta di un fare poesia descrittivo nella sua vena sarcastica e lo stile è caratterizzato da chiarezza e narratività.
L’illuminazione della biblioteca è una composizione originalissima per il suo tono affabulante, permeata spesso da nonsense, che si potrebbe definire un racconto in versi.
C’è nella rappresentazione della nuova illuminazione della biblioteca stessa una ricerca dei particolari più minuziosi e si evince dal discorso che l’autrice rimpiange la precedente illuminazione. Questa diviene simbolo di una storia migliore, di un passato nel quale la stessa luce diveniva metafora della pienezza.
Quelle prodotte dalla Bellini nei testi in questione, come dal titolo, sono immagini stravaganti. L’indignazione si coglie nell’incipit del suddetto componimento, mista a dolore, quando la poeta afferma che l’illuminazione della biblioteca stessa fu affidata ad un imbecille. Qui viene trattato il tema del lavoro congiunto con quello spinoso della meritocrazia, perché è detto che lo sprovveduto mai avrebbe potuto degnamente illuminare piazze, incroci, sale consiliari e uffici di manager.
Gli fu affidato l’incarico forse per motivi clientelari. E qui il discorso si fa originalissimo perché è trattato il tema economico nel privato, che si riflette nel pubblico.
C’è cinismo e dissacrazione nei versi della Bellini quando afferma che le lunghe lampade usate sarebbero state più intonate agli obitori, nelle sale d’autopsia, negli hangar, nei depositi bagagli e forse anche nei magazzini dei prosciutti di Parma.
Così Eleonora produce sensazioni e atmosfere di tipo kafkiano, inquietanti e misteriose, nonché surreali.
Tinte grottesche e quasi macabre e cimiteriali si ritrovano in La manutenzione. In essa si parla della manutenzione stessa di un futuro cadavere (espressione intrigante, ambigua e paradossale) con vari riferimenti alla corporeità. Infatti viene manifestato il fitness come rimedio e come alimentazione acqua in abbondanza, verdura e frutta secca e anche cosmetici per le rughe (creme e riempitivi), gel intorno agli occhi e infine a tutto il corpo massaggi d’Oriente sopra i prati.
Nelle due strofe finali del suddetto componimento l’autrice si chiede se si può dilatare il tempo e assaporarlo come si fa coi bei pensieri consegnati ai più riposti segreti della mente. Nel distico che chiude il componimento la Bellini risponde pessimisticamente alla suddetta domanda, affermando che la vita è breve e conviene ingurgitarla.
Nel componimento più breve, Il ringhio, emergono descrizioni sconcertanti nella loro icasticità. Si parla di una prima cittadina che, oltre a lanciare un ringhio, con la bocca, vorrebbe anche morsicare.
Ella, in un sogno ad occhi aperti, se la prende, sputando ingiurie, contro imprecisati volumi allineati. A tali imprecazioni risponde il silenzio misterioso dei personaggi dei libri e poi un volume, una raccolta di leggi, in un’atmosfera irreale, le plana sul capo, quasi animato da un meccanismo, una forza oscura.
Una crudezza di toni permea le poesie della Bellini anche nella chiusa del suddetto componimento, quando la prima cittadina tace attonita, non tanto per la temeraria impudenza di quel libro, ma per avere inghiottito un dente.
Nelle descrizioni di Eleonora, nell’enuclearsi del peggio possibile, è presente un forte controllo formale e la materia, sempre incandescente, non si apre mai alla mera disperazione, grazie all’ingrediente dell’ironia.
“Il libro di Ismaele” di Mauro Ferrari, nato a Novi Ligure, direttore di Puntoacapo, dell’Almanacco Punto della Poesia italiana e della Biennale di poesia d’Alessandria, è una serie strutturata in sette poesie.
C’è da evidenziare che nell’Antico Testamento biblico Ismaele è il figlio di Abramo e della schiava Agar e che Sara, moglie di Abramo, s’ingelosisce vedendo giocare Ismaele bambino con Isacco, suo figlio.
Nel racconto biblico Dio disse ad Abramo che dallo stesso Ismaele sarebbe nata una grande stirpe.
Ferrari, rifacendosi alla Bibbia, nel primo componimento, che sembra fare da prologo, afferma che Ismaele era tornato, aggrappato al suo nulla per galleggiare, quasi morto senza aver vissuto, avendo schivato rischi ed errori.
Ismaele è conscio di essere lui il predestinato nel raccontare quella vera storia essendo alla ricerca della sua identità come se dovessero definirla gli altri. Vuole farsi raccontare chi era, andando per il mondo.
I versi di Mauro, connotati da magia e sospensione, creano atmosfere vaghe, essendo colme di un’armonia rarefatta. Negli altri sei componimenti è stabile quasi sempre la presenza di un “tu” al quale il poeta si rivolge, presenza che, presumibilmente, è Ismaele stesso nella sua misteriosa ricerca di pace e di salvezza.
Affabulante è la poetica del Nostro in queste composizioni a volte chiare, nitide e luminose, nelle quali c’è una forte dose di narratività, che potrebbero essere definite di prosa poetica.
Sembra che in ogni attimo, nel dipanarsi della scrittura, la voce del poeta si metta in relazione con Ismaele stesso, uomo eletto, per rasserenarlo, tranquillizzarlo e per trarlo in salvo dai pericoli:-“…/un braccio teso può salvare, trarti via//”.
Lo stile è sinuoso e avvertito e la forma controllatissima e in alcuni passaggi il tono si fa quasi iniziatico:-“/E poi considera: non sai/ in fondo, che abbraccio vai cercando/ e quale voce ti darà la voce; che fine/ per i tuoi troppi inizi. Se guardi/ in basso vedi le offese/ di chi ha percorso questa stessa ascesa:/…”.
Nei suddetti sintagmi in un’aura magica ci si rivolge con urgenza proprio a Ismaele che poi sale per la massima pendenza, senza smuovere un sasso, come se non avesse impronte.
La trama, nella sua visionarietà, si può considerare di qualità, anche per la sua originalità e ricerca umana biblica. Quello che emerge, nonostante le tante difficoltà che incontra il protagonista, è una vena di ottimismo perché il personaggio veterotestamentario non soccombe ma trova alla fine la vittoria.
Infatti, non a caso, nell’ultima delle poesie di quello che potrebbe essere considerato un poemetto, Ismaele riferisce a genti amiche di come fu salvato, lui, che avrebbe avuto vita e dimora duratura.
*
Raffaele Piazza









lunedì 12 giugno 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Palpebre”
Ho gli occhi di mio padre , le palpebre socchiuse
nel crepuscolo grigio che si increspa,
un’opaca dolcezza che a volte seduce
a volte bruscamente cancella una carezza.
Superato i suoi anni ora conosco la cenere
che annulla i profili e fuori dell’ora
rende inaudibili le sillabe a fior di labbra.
Tranne i colpi che a tanto caro sangue
segnava nei suoi tratti nulla rimane
e ancora la candela consumata
rifiuta le preghiere indiscrete.
*
Antonio Spagnuolo

domenica 4 giugno 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia incinta a 16 anni"

Si ridesta Alessia ragazza dal sonno
senza coperte e pensa e si aggrappa
a un sogno. Poi nuda allo specchio
intravede del ventre la rotondità
(sono incinta a 16 anni). Lo sa solo
Giovanni che possiede € 200 e io
nulla. I genitori non lo sanno.
Piange Alessia lacrime salate
a giungerle alla bocca nel sapore.
(Mi faccio ammazzare ma il bambino
nascerà).
Squilla il telefono ed è Giovanni
(Non ti lascio Ale non temere!!!
Sono presto a casa tua!!!).
Il fazzoletto bianco per Alessia
a contare gli attimi.
*

"Alessia conta le stelle"

Lo spazio scenico è il Parco
Virgiliano. Notte. Il cielo è
infiorato da stelle – rose a
sbocciare in luce ad alonare
di Alessia del sorriso la forma.
Estasi mistica nell’accadere
del realizzarsi dei desideri di
ragazza Alessia. Squilla il
telefonino e lui dice: ti amo!!!
Ansia a stellare Alessia nel
lucore rarefatto e la casa
non è lontana. Attimi disadorni
poi scopre la luna Alessia
e pensa che le sono venute.
*

"Alessia si abbronza al sole"

Sapore di sale per Alessia
dopo di mare il bagno a Torregaveta.
Imminenza di spiaggia
per ragazza Alessia in due pezzi
ad abbronzarsi. Il sole è diventato
un rosso dischetto nel tempo
meridiano di un giugno che mantiene
le promesse di caldo e luce.
Bionda Alessia con occhi azzurri
la pelle a farsi scura senza intervento
di persona. (Così gli piacerò di più)
pensa Alessia nel rinfrescarsi
al vento.
*

"Alessia e la pace"

Il lago nell’anima di Alessia,
di aprile acque fresche a tessere
una freddezza nuova. Attimi
stellanti e lentamente sul suo
bordo liquido Alessia ragazza
una candela accende dove
era già venuta in settembre
a bere la luce velata di momenti
di platino e d’aurora. Attesa.
La pace si distende in di Alessia
l’anima sinuosa e infinita.
La trova nella sua fotografia
con la scritta Ad Alessia per la
vita. E sarà una bella vita pensa
Alessia dopo 3 esami all’università
e quelli dell’esistere.
*

"Alessia e il rossetto"

Labbra baciate di Alessia
ieri da Giovanni. Adesso
ragazza Alessia le tocca
e pensa (è stato qui).
Poi sparge il rossetto
pari a fragola, la tinta
dell’anima e nello specchio
si guarda Alessia come
una donna (sedici anni
come sedici fiorite rose).
A poco a poco spedisce
il bacio ragazza Alessia
e per gioco toccano
della vita la sorgente
*
Raffaele Piazza

sabato 3 giugno 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Futuro”
Mi curvo a scrutare il futuro,
un futuro che non concede speranze,
perché ha le notti interrotte dall’insonnia.
Fra queste quattro mura , sempre eguali ,
dove il fruscio delle tue cosce rompeva il tempo,
vado scorrendo le ore senza più pazienza
e interrompo preghiere poco fedeli
perché non credo agli incanti , arruffati
all’antico genio delle crepe.
Cerchio perpetuo che non riesce a fermarsi,
segnato dall’avvicendarsi del ricordo,
e rompe nel mio petto ad una ad una le costole
con i silenzi rimbalzo alle pareti.
*
ANTONIO SPAGNUOLO
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Riceviamo e pubblichiamo : ---Caro Antonio, in questa poesia trovo (sento) la tua più forte vibrazione esistenziale. In cui la speranza si coniuga con la consapevolezza dei limiti assegnati dalla storia e dal tempo. Versi autentici, fini , sino alla sofferenza per non potere decidere dove e quando. Versi di grande sentimento della mancanza della persona amata, che amplifica il senso di vuoto che include l'io poetico alle scadenze inesorabili dell'umana vicenda.
Caro Antonio, questa è vera poesia. Un abbraccio

Ottavio Rossani -----

giovedì 1 giugno 2017

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO -- anno XXVI - gennaio marzo 2017 -
Sommario :
Elio Andriuoli : Ad Aurelio Valesi , Ad Archiloco
Silvano Demarchi : A Maiorca , Gli usignoli di Samotracia
Guido Zavanone : Tastiere , Verrò fuori di nuovo
Giuseppe Cassinelli : A Elena Bono pensando una sua lirica
Lucio Pisani : La cosa più bella , Tendono alla chiarità le cose oscure
Luigi De Rosa:Approdo in Liguria , Perché tanto splendore?
Enrico Rovegno : Parole nella sera
Bruno Bartoletti : Un angelo caduto , Dove sei ? , Solo un segno
Tiziana Monari : Gino (dedicata) , Sulla rotta di Mordor
- Opera grafica di Remo Abelardo Borzini
- Recensioni a firma di Elio Andriuoli , Luigi Reina, Franca Alaimo

martedì 30 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

FELICE SERINO : “ LA VITA NASCOSTA” - Ed. Il mio libro – 2017- pagg. 368 - € 22,00 ----
Con una propria narrazione pacata e teneramente cucita Felice Serino (1941) riesce a realizzare volumi di poesia concepiti nel ritmo musicale corposo e ricco di sfumature , validamente sostenuto dalla sua intaccabile coagulabilità di autodidatta. Poesie scritte tra il 2014 e il 2017 , e qui sciorinate in capitoli : “trasfigurati aneliti” , “nell’infinito di noi” , “lo sguardo velato”, colmi di partecipazioni oniriche , di illusioni visive , di fragili vertigini, di aneliti di infinito , di vaghe chimere , di indicibili essenze.
“Ha un titolo davvero bello – scrive Giovanni Perri in prefazione – la silloge che il poeta mette in stampa affinché ci colga da subito pienezza e fragilità di un canto da cui discendere , o salire appunto, nel medesimo barbaglio, in un solo grande abbraccio di luce a raccoglierci, a definirci : scintilla interminabile di occhi inconclusi eppure trattenuto nella stessa ferita, nella stessa livida vitalità.”
Un tipo di poesia che fa leva sugli occhi, sulle capacità visive policromatiche degli occhi, questo organo della vista che ci permette di vedere, a volte, cose inaudite se accompagnato e potenziato dalla immaginazione. In questa poesia, da un semplice atto di osservazione, l’autore ricostruisce tutto un universo di sensazioni, di percezioni, di idee che altrimenti sarebbero rimaste nel buio del non-detto. Con la freschezza degli spazi precisi e centrati , con la tensione condivisa e affascinante degli incantamenti, Felice Serino ripropone i suoi esperimenti stilistico formali, ricchi di figure retoriche di armoniose e ampie declinazioni, mostrando le possibilità che la parola , povera e sussurrata , scopre nel fermarsi e fuggire, con levigatezza e nitore. L’alba e il tramonto, la primavera e l’autunno , l’amore e la morte , le vele e i sussulti , le nudità e i tumulti , vanno oltre il ripiegamento solipsistico, ove la superficie della tela ha la ricchezza di sinestesie e di nascondimenti coloristici, quasi a suggerire toni e controcanti in emblemi e stilemi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 29 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

FRANCESCA LO BUE : "Itinerari" - ed. Soc. Editrice Dante Alighieri - 2017 - pagg.152 - € 8,00
"Itinerarios" , indica il titolo del libro , una traduzione a fronte in spagnolo rende ricche di luminosità queste pagine di tenera poesia , di plastica misura. Il viaggio che l'autrice propone è un lungo intrattenersi tra improvvise visioni di paesaggi colorati , di sogni inseguiti con il cuore fragile e pure insaziabile , di parole sussurrate per rompere i silenzi , di azzurre carezze che il vento sospinge verso lampade sgargianti, di remote rappresentazioni nel groviglio del labirinto , di languidi abbandoni all'oblio inciso nell'orizzonte. I luoghi simbolici hanno particolare concretezza nelle cornici scheggiate della visibilità , con attento rigore lessicale e metrico, che sostiene un ritmo musicale per originali risultati. L'orditura procede per unità a concentrazioni variabili , dove i versi sono a volta brevi , a volta polifonici , ricchi di sostantivi e di verbi tenuti insieme da una ricercata articolazione. Ancora una volta la poesia procede con sostenuta musicalità tra un'ombra estetica ed una luce che rivela l'innocenza del sensibile. Non tradisce Francesca Lo Bue il suo nutrito bagaglio culturale , che ha maturato tra gli studi compiuti in Argentina e gli approfondimenti raggiunti a " La Sapienza" di Roma, curando egregiamente studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 maggio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“A sera”
Ascolta !
Ascolta !
Ascolta !
Il rintocco delle campane ha sempre l’eco
delle tue parole,
delle tue parole sussurrate in penombre vespertine,
delle tue parole incise nel mio ricordo
per incendiare convulsioni improvvise .
A sera il vuoto ha bracciate insicure:
il richiamo insistente del tuo profilo sbiadito,
confuso ancora una volta a quei frammenti
che la memoria vagheggia, confonde i polpastrelli,
per lunghe nostalgie tra le mura.
Il fruscio ha luci tremolanti , e dilegua
all’assordante suono di campane.
*
"DISTANZE"
All'orizzonte naufrago per simboli
per distanze di ore
incenerito al colore dei tuoi occhi
dove muore il torpore dell'inganno.
Manca alla mia tristezza il gioco
delle mattine di giugno
quasi inganno aggiogato all'illusione
di nuove pantomime , di carezze
che non hanno più pelle.
Sei fiume del tempo nell'incastro
di figure per ombre.
*

ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 27 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= GEMMA FORTI

Gemma Forti – “Spille da balia - Punte di diamante” - (Poesie 2013 – 2016)
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 105 - € 16,00

Gemma Forti, poetessa e scrittrice, vive a Roma dove è nata. Ha pubblicato per la poesia: Zeffiro cortese (1996), Finestra in alto (1997), Gli occhi della genziana (2000), Candidi asfodeli vezzose ortiche (2004), Zeero (2007), Il pollice smaltato (2013). Per la narrativa è autrice di: La casta pelle della luna (2002), Ruvido lago (2010), e numerosi racconti.
“Spille da balia - Punte di diamante”, raccolta prefata da Marcello Carlino, presenta in copertina un’immagine policroma di Bruno Conte. Questa si può considerare un collage, raffigurando una mano ed un aereo stilizzato. Lo stesso aereo, che pare ricavato da un foglio di quotidiano con le sue scritte, pare planare sulla mano stessa colpendola con la sua punta.
All’interno il libro è illustrato da icone in bianco e nero dello stesso artista vagamente figurative, magiche ed evocative. Il testo è scandito in sei sezioni: “Vox, Vento di scirocco, Punte di diamante, Il colletto bianco, Arcadiette e d’intorni e Forse”.
A livello tematico si deve sottolineare che la maggior parte dei testi hanno un carattere civile, toccando argomenti politici e sociali e anche fatti di cronaca e costume. Altri componimenti riguardano la sfera dell’interiorità e sono vagamente neo lirici.
Si può considerare questo libro, per quanto riguarda la struttura e i contenuti, in continuum con quella precedente “Il pollice smaltato”, che pure contiene opere pittoriche di Bruno.
Per la forma delle composizioni la poetica dell’autrice si può vagamente considerare visuale a causa della disposizione sulla pagina dei versi. Questi presentano caratteri di dimensioni varie e tipi dei caratteri stessi eterogenei. Infatti si alternano lo standard, il corsivo e il neretto nei sintagmi e nelle strofe che si susseguono con un ritmo sincopato che crea una suadente musicalità.
La suddetta forma si coglie pienamente nell’affascinante connubio tra le poesie e le figure di Conte. Tra esse esiste una relazione che crea un senso di mistero e di vaghezza nella sinergia dei livelli espressivi.
Quindi Gemma riesce a produrre una struttura permeata da un affascinante sperimentalismo, unico nel nostro panorama, che si realizza anche nelle linee in inglese con effetti intriganti. Inoltre, nel suo insieme il libro è bene costruito architettonicamente e anche in maniera composita. Tutti i componimenti sono centrati sulla pagina, elemento che ne accentua l’icasticità.
Comune denominatore delle composizioni è quello di un dettato connotato da nitore, chiarezza e immediatezza e i righi spesso sono brevissimi. Sono costituiti anche da una o due parole, elemento che accentua le suggestioni dei tessuti linguistici.
Ogni singola poesia può considerarsi come un poemetto autonomo, una sequenza non irrelata con le altre.
A volte la Forti utilizza parole del gergo fumettistico come splash o crash. In altri casi nel versificare inserisce riferimenti intellettualistici come la stringa “squarcia il velo/ del pensiero unico/ orizzontale/” che fa parte di Great Wall, prima poesia del volume nella scansione Vox. In essa, dopo l’incipit ridondante “Down down/ giù giù/ Great Wall/ giù giù”, si prosegue con una originale descrizione della storia recente riguardante la caduta del Muro di Berlino nel 1989, evento centrale nei fatti della fine del comunismo dell’URSS.
Insieme alla falla aperta nel muro, episodio epocale, si realizza un invito alla speranza, nell’aprire ad essa i cuori: si gioisce, ci si abbraccia, si canta e si balla con gli altri che divengono amico, amica e sorella mentre s’inneggia alla vittoria che è quella della libertà.
Eppure nella terza parte di Great Wall, in un’atmosfera che potremmo definire di gelo, astratta, da sola si erge una prima pietra, poi una seconda e poi una terza. Così a poco a poco si costruisce una muraglia che si staglia immensa, più alta, più grande di quella appena abbattuta. Quindi, pur rimanendo nel vago, la poesia ha una fine pessimistica con il realizzarsi imprecisato di una nuova barriera fisica ed ideologica, visibile ed invisibile.
Altre sequenze civili sono quella sull’omicidio di Pasolini e quella nella quale vengono dette con cruda efficacia le atrocità del terrorismo dei nostri giorni dell’Isis.
Completamente diverso il tono e gli argomenti nella parte eponima Punte di diamante. In quest’ultima, in “Cosmogonia”, c’è un tu al quale l’io – poetante si rivolge, una bambina della quale ogni riferimento resta taciuto.
Ella, nelle sere estive cariche di fascino, osserva con occhi smarriti e stupiti la volta celeste illuminata da miriadi di punte di diamante, le stelle. In quella che sembra una narrazione per l’infanzia è detto che la piccola ascoltava col fiato corto le sciocchezze del nonno sulle costellazioni. Nella sua ingenuità, si alzava in piedi sulla sedia nella speranza di afferrare quei lumi. Ma inesorabilmente più saliva in alto più aumentava la distanza tra lei e gli astri stessi. Queste vicende vengono descritte in una maniera ludica e intrisa di dolcezza.
A proposito del discorso cosmico si parla in “Cosmogonia” di stelle polari e comete e viene citato il “Cantico delle creature” di San Francesco. Qui si fa riferimento in modo intrigante anche al pianeta Kepler che secondo la NASA è a 500 anni luce dalla terra e nel quale forse c’è vita. Nel finale viene menzionato l’universo infinito dove abitiamo in un pianetino sperso tra miliardi di altri per un gioco del caso, ma anche della necessità.
Molto alta nella sezione Forse la poesia Amistà sull’amicizia che viene paragonata ad acqua sorgiva che sgorga pura dalla vetta alta del monte. Al componimento sono associate varie massime profonde di filosofi e scrittori sul tema dell’amicizia stessa.
Il poiein, nella sua unicità, è assertivo e non manca una vena gnomica che si mescola a ironia e sarcasmo.
Andando controcorrente Gemma Forti nelle ultime raccolte produce una poesia impegnata, di attualità, toccando anche il fatto di cronaca dei recenti sismi che hanno devastato l’Italia. Compone con maestria ed equilibrio una sintesi in versi di fatti sia storici che di fantasia.
Il discorso realizzato dall’autrice è intriso di bellezza ed eleganza, alto e sempre ben controllato, nella sua vena affabulante e nitida, luminosa e leggera.
Così, ancora una volta, la poeta conferma la sua piena consapevolezza e coscienza di intenti. Essi si inverano nei versi luminosi che procedono per accumulo e, spesso, in ininterrotta sequenza, piacevoli alla lettura nell’affondare nella pagina.
*
Raffaele Piazza

giovedì 25 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARISA PAPA RUGGIERO

MARISA PAPA RUGGIERO : “ JOCHANAAN” – Ed. Giuliano Ladolfi - 2015 – pagg. 54 - € 10,00
Il passo che Marisa Papa Ruggiero intraprende in queste liriche, tutte senza titolo e quasi fuse in un ritmato poemetto , è un passo sostenuto , un passo di ferro , un passo marziale , attraverso il quale e con il quale la parola diventa corrispondenza suprema di ricerca , quale irruente proiezione del non dicibile , vuoi per il non detto , vuoi per lo smarrimento che il segno ricuce nel subconscio. Ella si muove tra il declamare a voce alta e l’aspettativa di un’ eco , nell’ambito di un vero e proprio ordito narrativo , tra più personaggi , tra variegate figurazioni , tra intrigati fili retorici. L’attesa diviene compressione spazio temporale ed è un fiume che presiede al nostro anti-inconscio , acquietabile simulacro prenatale , rintracciabile nella psiche , e vero locus del verbo. Totalizzandosi in ogni frammento questa poesia viaggia senza freni tra lo spazio ed il tempo , ricucendo lontananze e profondità , angolature e visioni , eventi e illusioni , denunce e ripensamenti , secondo una agilità stilistica che diviene personale ricerca della scrittura . Una dinamica del tendere verso , del tendere oltre , del rigenerare il ritmo per accaparrarsi le armonie della lirica, amalgama dai contenuti lessicali e semantici mutante in vorticose congerie , senza mai indulgere al volteggiare colorato degli ondeggiamenti.
Il metodo da officina è per Marisa Papa Ruggiero una continua lotta per la conquista della parola , sacra e lecita , insidiosa e plastica , ben segnata in un post moderno, che non ammette né regole fisse né deleghe, vibrato com’è in fraseggi che nulla hanno più a che fare con il parlato quotidiano , con la comunicazione verbale familiare , con il guardarsi negli occhi per comprendere e appropriarsi dell’altro. Un viaggio che apre suoni , illumina paesaggi, nella metafora e nelle significazioni, “raggela le forme “ e “spacca i cristalli” , “attende il sillabare freddo del circolo linfatico” , o “ stremato di sogni si desta dal coma letargico”.
La completezza di un intero ciclo umorale produce una scala emotiva , dai solchi profondi , quasi gemma avulsa dal simbolo.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il brivido"

Sulla spiaggia di maggio,
stabilimento con tre persone
(padre, madre e bambino),
Alessia al sole sdraiata
nell’inalvearsi dei pensieri
nelle acque del Mediterraneo,
non reprime un brivido
ragazza Alessia in limine
al moto delle onde sottili
come la vita. Regola la felicità
Alessia e prova il brivido
nell’aria tiepida del mese
mariano. Dà alla cosa un
significato che non si può
dire e Alessia tiene per sé.
*

"Alessia s’immerge nel mare"

Mare a Torregaveta per Alessia
nell’iridarsi delle onde
sotto il cielo di ora. S’immerge
ragazza Alessia dove era già
venuta. Mediterraneo a ripetersi
negli occhi di Alessia dopo
un anno di studio e superati
tre esami. La via alle acque,
la passerella si tuffa nel liquido
spessore nel rigenerarsi
nel fresco marino paria a sasso
levigato dall’attesa.
(Mi ama). E’ felice come
una donna Alessia appoggiata
all’acquorea gioia.
*

"Alessia tocca il fondo marino"

Discesa verticale nella profondità
delle marine acque per ragazza
Alessia in costume azzurro cielo
nel protrarsi il tempo nello
spazio dell’abisso. Trova sul fondo
una bianca pietra Alessia
pari a portafortuna nella mente.
La prende e riemerge nel segreto
della gioia Alessia poi sulla sabbia
ad abbronzarsi.
*

"Alessia con i tacchi alti"

Nelle cose del Parco virgiliano
in forma umana i pini da rinominare
e altri alberi sconosciuti
selva di giugno luminosa per
Alessia en plein air a tessere
la vita ragazza furba come Dio
comanda. Nel pensiero le fragole
nello spargere sensualità Alessia
in un filo di compostezza, nell’
abbeverarsi alla sorgente fresca
e azzurra come la sua vita
sottesa ad arboree infiorescenze
con gli occhi nel lambirle
di fianco e di traverso per entrare
e vincere in dell’amore il gioco
con i tacchi alti come una donna
Alessia.
*

Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIULIANA PIOVESAN

Giuliana Piovesan : “Le immagini dell’aria” – Ed Biblioteca dei leoni – 2017 – pagg. 64 - € 10,00 –
Il titolo piuttosto attraente lascia mille sfumature da intendere , giacché l’aria , impalpabile ed invisibile , nella realtà materiale non potrebbe incidere alcuna immagine , né per forza di suggestioni , né per rivelazioni illusorie. Eppure in queste pagine una certa levitazione trasporta il lettore ad ormeggi luminosi , a sfavillii cesellati , a tessiture impreviste di inquietudini , ad agglutinazioni dolci e gustose , che rendono la poesia un percorso ricco di espressività a livelli diversi, che dalla semplice parola giungono molto spesso al tracciato filosofico. Il fondo stesso della scrittura cerca di ingabbiare le minime offerte che la consapevolezza delle percezioni riesce ad articolare , riferendosi all’esistenza , alla lucentezza del tempo , all’istante che fugge pur rimanendo incompiuto. “Tutto vive – scrive Paolo Ruffilli in prefazione – nella raccolta in una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale : la presenza costante dell’assenza , che è sostanza stessa delle visione , dell’invenzione fantastica che rappresenta il mistero, anche nella consapevolezza dei suoi aspetti più disincantati.” Non c’è contrasto fra la perfusione metaforica, che domina moltissime pagine con energie espressionistiche personali , e il dettato che sbalza senza crepe , tra versi sempre compiuti e segnati sopratutto da una plausibile etica, volta a cercare e a richiamare amore e pulsioni del sub conscio .
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 24 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO SEVERINO -

ALFONSO SEVERINO – "RIFRAZIONI" - Ed. Dante & Descartes - 2017 - pagg.72 - € 10,00
-- Prefazione --
In questi tempi difficili anche per i poeti non è facile trovare un soffio illuminante che crei l’atmosfera magica del dettato , tra armonia del verso e rigore dello stile. . Ma con sorpresa troviamo ancora fortunatamente qualche autore che tenta disperatamente di incidere la sua voce in un panorama culturale purtroppo disattento e impegnato in momenti disastrosi sia politici che economici. E’ il caso di Alfonso Severino , che ostinatamente calca la sua penna con passione , con intelletto lucido e con vigile preparazione. Egli propone in questo volume una ricca scelta di poesie che hanno il dono quasi tutte della semplicità di scrittura e della limpidezza del ricamo che cerca di assumere un rilievo inconsueto per argomento e resa stilistica

Sempre densa di lusinghe , nel riflesso delle luci mutevoli , la poesia appare quotidianamente tra gli anfratti delle sfumature del dicibile. Il linguaggio consuetudinario perde il suo spirito di appiattimento per diventare intuizioni immediate e spirito di deliberazione , referenza nell’ambito della dinamica creatrice dell’idioma. Nelle tonalità , nel timbro , nel ritmo , i versi sono coerentemente ed intimamente connessi al pensiero che vaga in maniera incontestata tra quelle immagini che garantiscono la forma e la sintonia della cifra. Il lievito, che richiede una precisa determinazione, ingenera la natura mitica della poesia stessa , che muta per ampiezza e per sensibilità, e proietta la propria vitalità al di la di se stessa, nello spazio della conoscenza e dentro il sapere .
Tra l’essere invisibile ed il provvisorio ecco l’incrocio della parola , che in un gesto simbolico riflette il riserbo del poeta per poter lasciar coincidere il contrario che appare tra la verità e l’errore. Nel cammino poetico allora la solitudine rappresenta il passaggio cruciale che il battito della scrittura irradia in una navigazione perigliosa tra i flutti della materialità e il sospetto della illusione, perché la metafora disinneschi il rapporto tra realtà e finzione . Anche Severino cerca la strategia dello sdoppiamento, nell’orizzonte della unità che riesca a trattenere la poesia nella materia , il pensiero nel sospeso , la passione nel verso inciso , il tremore dell’anima nell’indeterminato. Tratteggia pennellate di abbandono tra le improvvise visioni di binari roventi nel sole di una stazione, di abiti bianchi in attesa di danze, di parole che riescano a spogliare le pietre, o proietta particolari schermi luminosi tra le foglie , i rami , le mura che ritagliano porzioni di volteggi.
Dentro le cose e dentro le azioni gli impulsi della immaginazione hanno una evoluzione rapida , tale che il pensiero dominante emerge nella rappresentazione, tra le caratteristiche storiche della musicalità e le frequenti testimonianze del vissuto.
Il registro cerca di intravedere un varco nel fragore delle suggestioni che la parola incide, attraverso le armonie che vorrebbero intaccare l’infinito per scardinare il mistero dell’insondabile e ritrovare le sorprendenti tessiture del noumeno . Le immagini quindi hanno la spazialità nella successione temporale che caratterizza la presenza dell’io poetico nel caos delle corrispondenze , nella immediatezza della comunicazione, nella sublimazione dell’invenzione onirica. E anche là dove la spezzatura dei versi irrigidisce il sistema di attesa ci sorprende la voce contenuta , per gli spazi interiori , la velocità cruda , la tenerezza sempre contenuta , il vigore di una testimonianza indiscutibile. Come uno scalpellino egli plasma le partecipazioni dello spirito nell’ascolto dell’indefinito.
Anche la fascinazione estetica gioca un ruolo rilevante , nel proporre un poeta immerso nel proprio tempo , nella scissione moderna del dettato, nel rovello delle vicissitudini della forma , nelle tracce colorate dell’ordito dei ricordi , delle nostalgie , delle speranze , delle illusioni. Momento , in sequenze metaforiche e metonimiche , intrecciato ai simboli, alle icone , alle figure , ai personaggi , al paesaggio, per un’atmosfera ampia e rutilante ove il reale e l’onirico si alternano , si inseguono , si frappongono e si giustappongono , si elidono e si integrano nel dominio di una fertile creatività . Lessico saldo ed effuso ,semplice ma radioso , nella vorticosa congerie della sua personale “recherche” , fra tempo perduto e ritrovato , fra sculture e ondeggiamenti , fulgide rarefazioni , lieti scoscendimenti , friabili volteggi nel controllo dei frammenti cromatici.
“Abito color cioccolato
respiro bianco di colle
celeste cielo nell’iride,
mare azzurro incontra riva ed orizzonte
Mani legate a quest’abbraccio
ti stringo sul petto
piantato tra le nuvole e i sogni
la voce di ogni opera lontana
segni tra cielo e terra
Custode di quest’attimo
infinito annodo fazzoletti
di tutte le promesse degli amanti,
nell’aria corrono nastrini rossi rosa
verde bianchi gialli indaco
sorridono di tutte le incertezze
sulla lavagna del giorno.”
Evocativo e illusorio il verso diviene spettacolo nella lacerazione di un quotidiano dai colori cangianti.
*
Talvolta capita di scorgere il profilo delineato di una persona cara scandita nello scorrere di una traccia , in una rassegnazione che indica lentezze e ripetizioni per non poter far altro che dimenticare. Ma dimenticare non è possibile perché anche il presente ha molto da raccontare in frammenti che solo l’abitudine riesce ad occultare in un crepuscolo , in un fremito , che sembra allontanarsi sempre di più, via via che procediamo nel nostro viaggio verso il giorno, dentro quella luce che è vertice della visone poetica.
Le allusioni sfruttano con sapienza gli interstizi delle parole e delle immagini senza pretendere con esattezza una verità, che esiste soltanto come fantasma della fantasia, delle nostre illusioni , e cercano di testimoniare un transito che ritorna di volta in volta alla memoria per tradurre il tempo e le incertezze.
Così personaggi o paesaggi , visioni o abbagli , diventano bisbiglii che emozionano e lasciano aperta quella spinta interiore a comprendere le profondità remote e segrete della immaginazione
Tutto ristagna nell’anima , in quella zona neutra in cui le emozioni giocano nel luccichio o giacciono nella penombra dell’incanto, per essere improvvisamente partecipe di un qualsiasi rapporto con la quotidianità : il tempo cade nel tranello delle sensazioni, non per capriccio , ma perché guidato da una forza etica che no ammette deroghe.
“Migranti”

La sorpresa , il dolore umano, l’incapacità a soccorrere , la vergogna che sfiora , dilata le pause del ritmo in oscillazioni debordanti , tra assonanze ed accordi , nel groviglio stesso dell’esistenza che accetta passivamente la storia di un mondo alla deriva.
Tutto è ritorno , egli scrive , mentre l’aspirazione dell’artista si ritrae sino a raggiungere nel suo inconscio l’immagine primordiale, che potrà compensare nel modo più efficace l’imperfezione e la parzialità della contemporanea illusione, che si impossessa delle immagini stesse, modificandone le forme e delineandone la cifra espressiva. Senza ricorrere a temi astratti o a complicati esercizi stilistici la poesia di Severino si snoda tra musicalità di sottofondo e immagini che non seguono un metro preciso ma si muovono liberamente assecondando le incisioni che il poeta ricama. Poesie potremmo dire semplici , sbocciate fra le presenze o le incursioni , fra i profumi o le immagini , a volte sincopando la danza , a volte nell’affabile porgere del sussurro. Una poesia che mostra la serenità dell’autore , immerso nei suoi variegati pensieri , che permettono di non scomporsi e di accettare quel che accade , mentre tutto continuerà ad andare avanti come sempre .
La figura femminile appare e scompare , tratteggiata quasi in sospensione , con la semplicità che serve a rendere la presenza quasi un abbraccio allegro, tra sensazioni estremamente elementari e radicate nella naturalezza più accesa. I versi spesso sono accumuli di umori che a volte affiorano nonostante l’attenzione del poeta volesse nasconderli .
Non manca , tra una pagina insolita, anche la denuncia :
“ …Bambole di carne per uomini di carta
spengono miseri destini di povera gente
macelleria a cielo aperto
le loro notti di brividi
La loro anima consumata
da uomini senza vergogna:
politici-servi
tengono aperto il mercato del falso clandestino
complici bastardi nati da parti oscuri
da madri assoggettate al bisogno
da padri vili senza parola
Voi, dal cuore corroso, date dignità al cazzo
non pensate a fare marchette.”
Ove l’abbaglio diventa buio della notte nel rappresentare e suggerire quanto di pericoloso e indecoroso vi sia nel coagulo che attende in occasioni esplosive. Ed ancora echeggia altrove un imperativo suggello nella disperazione di un profugo nero che sussurra titubando alla madre qualche parola di calore , nel grido della disperazione di annegati senza fortuna.
*
L’atto poetico , per quanto in se stesso indefinibile, se non nella pratica che lo fa scorrere , si inscrive in una costellazione di segni e di forze, di momenti e di luoghi che lo inclinano in una certa direzione e ne dicono il come , il dove , il rapporto con il visibile e l’invisibile, recitando nel ritmo il riconoscimento di ciò che può avvenire , attraverso lo sguardo ed il sospetto , la luce e le ombre , e ci apre all’attesa di quel che potrebbe apparire e coinvolgere , nell’inatteso , nel non ancora avvenuto , alla soglia tra percezione ed essenza , apparenza e realtà.
“Quando mi vedi così
non essere triste
non guardarmi con quel viso
ciò che vedi , è la sola mia tristezza
sono quasi felice d’ averla
questa culla che dondola passi lenti
ha imparato da tempo a consolarmi
il dolore che sommano
i tuoi occhi smarriti non lo sento
Viene da un’altra bocca
da altre mani
da un abbraccio perduto
non guardarmi
lasciami come sono.”
Ricucire i sentimenti diventa un momento di abbandono , un leggero tocco che dall’onirico sboccia nella leggerezza di presenze, rese diafane e lattiginose da uno schermo che , mentre le vela , nella loro improvvisa luminosità anche le rivela, e in particolare per forza e suggestione sottolinea la partecipazione del disinganno. Accanto alle esperienze della vita , del quotidiano , l’inventiva fantastica ricompone in questi versi un continuo gioco di autoconoscenza, che continuamente divarica in assonanze ed accordi che sorprendono nel limbo assolato della pannellata.
Il racconto spesso muove dalla convinzione che «alzare gli occhi al cielo», a scrutare il volo degli uccelli, entrare nel fondo di una visione e tendere l’orecchio a riconoscerne il canto, riapre i varchi del pensiero emotivo e fortifica i legami logici del ragionamento, ammesso che si possa inserire una parentesi logica all’abbaglio che non si riesce a decifrare. Il pensiero stesso è sentito dall’Autore come un’immensa nube carica di umido in cui le idee volano sulle ali del simbolo. Nella raccolta si alternano registri diversi. Se in alcuni testi prevalgono i toni lirici,sostenuti da una pacifica e serena aspettativa, in altri è un’amara ironia a caratterizzare una poesia animata da un forte impegno morale e civile che non manca di sottolineare l’indifferenza degli uomini rispetto alle tragedie. Altre volte, quando il dettato si fa onirico, le immagini divengono surreali, come. Le scelte metriche assecondano l’alternarsi di temi, con prevalenza di endecasillabi, mai giocando con rime, assonanze e allitterazioni, a creare un procedere che, con efficacia ritmica, veste i diversi registri.
La materia qui prende di tanto in tanto forma di canto e l’affabulazione è una leggenda che va letta e riletta , per rincorrere le onde della musicalità. Ogni pagina ha la sua filigrana , molto spesso sottile e speculativa , ove la pregnanza è incipit di chiare visioni , di sofferte esperienze, di fanciullesche preghiere , tutto nel crogiolo della “parola” e del “verso”
ANTONIO SPAGNUOLO


domenica 21 maggio 2017

POESIA = CHARLES BAUDELAIRE

IL NEMICO
La mia giovinezza fu bufera tenebrosa
qua e là attraversata da vividi soli;
piogge e fulmini han fatto tanti disastri che
nel giardino rimangono pochi vermigli frutti.
Ecco , ho assaporato le idee dell'autunno,
e di pala e rastrello bisogna lavorare
per rimettere a nuovo questa terra inondata
dove l'acqua scava buche grandi come tombe.
E chi sa dei fiori nuovi che sogno chi sa
troveranno nei detriti di un'alluvione
il mistico alimento che può ridare vigore.
- O dolore ! O dolore ! Il tempo corrode la vita,
e l'oscuro nemico che ci rosicchia il cuore
cresce si fa forte con il sangue che noi perdiamo.
*
CHARLES BAUDELAIRE - 1861 -

venerdì 19 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

NAZARIO PARDINI : “DI MARE E DI VITA” – ed. Mcabor – 2017 – pagg. 68 - € 10,00 –
Il ritmo serrato e melodioso dell’endecasillabo ricama con colorati riverberi pagine di pregiata fattura , vuoi nella forma , vuoi nei contenuti. Un cesello che Nazario Pardini riesce a elaborare con passione , con emozione , con quella spiccata capacità culturale che lo distingue in ogni sua stesura.Così come egli agisce con quella energia logica ed analizzante che si dispiega nei simboli e nelle metafore, variegata da suggestioni ,o da ricordi, che inducono ad un lavorio di scavo e di introspezione. “… nel comporre versi – scrive Sandro Angelucci nella prefazione – si gioca al gioco più serio del mondo. Scrivere è come arrampicarsi a piedi nudi sugli alberi , come correre dietro alle farfalle o cercare di acchiappare una piccola lucertola…. Costruire castelli sulla battigia, vederli franare all’arrivo dell’onda e riempire di nuovo il secchiello di sabbia è propedeutico, è fondamentale.” La presenza sulla scena del Parnaso si illumina di una miriade di poesie , di innumerevoli saggi critici , di contatti corposi , di incisivi programmi in rete , che affermano nel poeta uno stabile punto di riferimento per gli esiti raggiunti e per la evidente rifrazione di un tirocinio poetico quotidiano. Di particolare interesse , in questo volume , la seconda parte , composta da undici stanze, quasi un poemetto , dedicate a Delia , la donna da amare , la musa da corteggiare , la carne da accarezzare , la depositaria delle parole sussurrate “penetranti fra i corpi rosati di cielo”. L’humor che aleggia rincorre con melodia il mare , per ogni suo ondeggiare , per ogni risacca che gonfia e lenisce la malinconia , nel tramonto che lento misura il tempo troppo pigro per chi soffre. Così anche le pressanti preoccupazioni quotidiane hanno stanze musicali nelle emozioni che si tingono di porpora o nelle fantasie che hanno risvolti incandescenti, e la sospensione della scrittura ha il movimento significativo della coagulazione. Il pensiero, amoroso e non, investe l’inesprimibile nel segno della proiezione , nel segno della fantasia che diviene di volta in volta fattura lirica, ove l’io poetante risente il tormento della ricerca e delle corrispondenze.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 18 maggio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Silenzi”
Giunge anche il silenzio su questo percorso di cenere.
L’ultimo ciclamino sbalzato nell’oro,
sottile nel profumo , tra la bocca e il seno,
scioglie il sussurro che scheggia le mie ore.
Nel nome delle bianche pietre ammucchiate
la fenditura del tempo afferra le parole
che non riusciamo più a dire,
delle cose taciute ,
del volteggio che aggruma,
come la luce che ti spegne dopo anni.
L’orlo delle ciglia tarda in questo buio,
che carpisce le ombre e indugia
nella selvaggia sete di silenzi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – “Concerto domestico”-- Edizioni Joker – Novi Ligure (Al) – 2017 – pag. 35 - € 8,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Cifra essenziale di “Concerto domestico”, la plaquette del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, caratteristica che emerge anche in altre sue opere, sembra essere quella dell’ironia, qualsiasi siamo le tematiche toccate dall’autore, che sono molto eterogenee.
Una quotidianità, che va dal privato al pubblico, nella quale non mancano momenti a contatto stretto con una natura rarefatta e trasfigurata, sembra essere il comune denominatore dei componimenti.
Quello che caratterizza la poetica di Marchetti è una parola avvertita che, di composizione in composizione esprime un senso di disincanto verso la vita che viene vissuta attraverso le poesie come qualcosa che è degna di essere vissuta, nonostante le sue contraddizioni e nonostante il male che ci circonda.
Di raccolta in raccolta Loris Maria esprime il suo antidoto al male di vivere di montaliana memoria, proprio tramite un tono dimesso e segue il filo rosso del difendersi dell’io – poetante nei riguardi del mondo, che va pure affrontato.
Sembra nei versi di questo autore, qualunque sia il tema trattato, dall’amore alla poesia stessa, che se la realtà è impervia e infida, si può dominarla, uscendo vincitori dal combattimento, con un atteggiamento di attenzione che supera il dono del turbamento, che comunque resta un dono.
Loris Maria Marchetti, da feticista del quotidiano, ripercorre nei suoi versi le esperienze della vita come i suoi viaggi; per esempio nella poesia “Notre France” nella quale viene rievocata la magica atmosfera di Strasburgo con il suo magnifico parco, le cicogne e il lago artificiale, che creano una visione idilliaca e riescono a fermare la vita stessa come nell’attimo di uno scatto fotografico.
Malgrado il pessimismo di fondo, rispetto ad un’esistenza che sembra dare scacco, il Nostro sa riscattarsi egregiamente dal gap di un senso di inettitudine ed inadeguatezza.
Quanto suddetto avviene proprio l’autocoscienza della considerazione della scrittura poetica stessa come catartica e salvifica.
A livello formale la poesia dell’autore torinese è cristallina, nitida, sorvegliata e controllatissima in ogni suo singolo sintagma, nella produzione di immagini impeccabili luminose, nitide, veloci e leggere.
Quindi Concerto domestico come espressione di qualcosa di dolce, del ritrovamento del senso della vita proprio tenendo presente che c’è una casa, una dimora, a cui fare ritorno, dopo averla lasciata nei numerosi spostamenti.
Sentito il tema dei luoghi come toponimi, delle città, come per esempio Torino, il cui segreto sembra essere in una luce di qualità assai rara e misteriosa che l’avvolge, la taglia e la feconda.
Nonostante la profondità e la complessità del pensiero che lo sottende, il poiein di Marchetti emerge sempre con una grande chiarezza nei suoi versi scabri ed essenziali e non mancano lo scatto e lo scarto memoriale come in Anni cinquanta, nella quale il poeta affronta i ricordi di una sua domenica da bambino con la nonna essendo i genitori assenti.
*
Raffaele Piazza







mercoledì 17 maggio 2017

POESIA = PAUL CELAN

TI CONOSCO
ti conosco , sei colei che sta ricurva,
io ,il trafitto, ti sono soggetto.
Dove divampa un verbo , che sia d'entrambi
testimonianza ? Tu - interamente,
interamente vera.Io - pura follia.
*
CORROSA E SCANCELLATA
Corrosa e scancellata
dal vento radiante della tua lingua
la chiacchiera versicolore
dei fatti vissuti - la linguacciuta
mia poesia, la nullesia.
Dal
turbine
aperto
il passo attraverso le umane forme
di neve - neve di pentimenti,
fino alle accoglienti
stanze
dei ghiacciai, ai deschi.
In fondo
al crepaccio dei tempi,
presso il favo di ghiaccio
attende , cristallo di respiro,
la tua irrefutabile
testimonianza.
*
PAUL CELAN ( 1920 - 1970 )

martedì 16 maggio 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la scommessa"

Scommette Alessia con Veronica
che Giovanni non la lascia e fa
il tifo per lei l’amica – testimone
della ricerca della felicità di
ragazza Alessia, di una gioia
grandiosa, dell’edificio della vita
di Alessia. Alessia indossa oggi
una veste verde speranza al maneggio
con Veronica e mentre cavalca
suona il telefonino (è Giovanni
e dice: ti amo!!!). Ho vinto pensa
Alessia e ride come una donna.
*

"Alessia felice come una donna"

Sedici serici anni per Alessia
compleanno di maggio mentre
la vita si sposta a casa di Giovanni
nel letto. Piccola Alessia al decimo
ciclo si spoglia nel fare l’amore.
Sorgente nell’albereto adiacente
dove dopo averlo fatto bene
per bere la gioia come una donna
ora che sa tutto della sua
fisicità ragazza Alessia nella felicità
del togliersi dalle cosce di lui il seme.
*

"Alessia allo specchio"

Frontale specchio per Alessia
nuda nello scorgersi le forme,
il seno armonico e il bel sedere
e il sesso biondo. (Sono bella
e speriamo non mi lasci).
Degli occhi impresso l’azzurro
nella lastra si apre al sorriso
sulle cose Alessia (meglio
essere piacenti). La veste
il cielo Alessia nell’arrivo
di Giovanni. Lo vede felice
e prima del letto ride Alessia
come una donna.
*

"Alessia dopo la pioggia"

Umidità nell’aria di inoltrato
maggio dopo la pioggia
a fare liquida di Alessia
l’anima. Attimi verde mare
per Alessia (nella mente
la pianta più bella da rinominare
dell’Orto Botanico per gioco
visitato). Vuole parlarne a
Giovanni nel fluire delle
onde su di Napoli il lungomare.
E un solicello invita ad
una gioia nuova ragazza
Alessia nella camera dell’amore.
*

Raffaele Piazza

lunedì 15 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO FRESA

MARIO FRESA : " ALFABETO BAUDELAIRE" - ED. EDB ( edbedizioni@libero.it )- 2017 - pagg. 56 - € 19,00
Quaderno / Album questa interessante pubblicazione che Mario Fresa offre in cento esemplari numerati a mano , con la collaborazione dell'artista Dagnino , il quale inserisce con ricerca le sue tavole , non con intento illustrativo , ma con sagace capacità concettuale.
Dodici versioni dai "Fiori del male" , attentamente risolte , con l'impegno culturale che soltanto un poeta di taglio indiscusso riesce a concepire. Il fondo colorato della scrittura di Baudelaire risuona nelle pagine , con levità di versi e di sospensioni , che Fresa riesce a realizzare , nella sua capacità di re/visione , dotata di compiuta apparizione di dettato.
Completano il volume un testo critico di Davide Cortese e un testo critico dello stesso Mario Fresa.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 12 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA PICCINNO

Claudia Piccinno : “Ragnatele cremisi” – Ed. Il cuscino di stelle – 2017 – pagg. 68 € 12,00 –
Raramente il poeta è consapevole delle illuminazioni che il subconscio trasmette nell’impareggiabile splendore della creatività , e nella sua gabbia cerca di adattare il modello germogliato alla forma , che come cifra stilistica esige la propria regola e segnatamente sviluppa l’embrione nascosto, come frutto dell’immaginazione e fusione che nomina lo stupore e l’illusione. Qui , tra pagine elegantemente cesellate , una cosciente appropriazione della cultura classica riesce a scolpire una precisa realtà poetica , che cerca di attraversare , dal quotidiano al razionale , dal fantastico al sensazionale-emotivo , la schiettezza della vicenda umana , nel contesto della contemporaneità , pregna di dolori e imprevisti , di sbandamenti e profezie , di inganni ed improvvisi accadimenti.
“Giocoliere”
Creatività soffiata tra bolle di sapone
stupiva i passanti.
Mi fermai !
Incanto da adolescente
si confuse a privazione cosciente.
Volli volare in una bolla
sospinta da brezza
che credetti innocente
e sull’asfalto evaporai.
*
Nella semplice manifattura le pieghe, che arpeggiano lasciando aperta la rielaborazione del dettato, hanno il percorso della tessitura in continua calibratura fra alternanze e invenzioni . L’elemento immaginario prevale , allontanando il momento narrativo per immergersi nelle visioni sonoro/musicali , ove metafore , assonanze , rime interposte , approdi , aprono a spunti di ottima scultura.
Lo sguardo attento della scrittrice indaga fra il silenzio dei sogni e le miserie della menzogna , scava nella memoria per ammiccamenti o per sguardi soffocati , sorprende il racconto sospeso o ripete gli abbracci della natura, e la sua scrittura allo stato sorgivo immerge nel mito il risveglio della preghiera. Spesso la miscela del simbolo evapora in un tenero idealismo , tutto teso a relativizzare la cristallizzazione del mutevole nella rivelazione della fabula.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 8 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

ANTONIO SPAGNUOLO :"Non ritorni" - Ed. Robin - 2016 -----
Il linguaggio poetico di Antonio Spagnuolo ha subito diverse fascinazioni, come ad esempio l’utilizzo di un frasario medico, caso non unico se vogliamo citare un altro poeta dell’area napoletana come Carlo Felice Colucci. Se da una parte vi sono estrazioni formulative e linguistiche di chiara ascendenza novecentesca, dall’altra, per necessità estetica e di rifondazione della parola, appaiono anche calendari linguistici diversi, (diciamo calendari per specificare il limite temporale di una poesia visiva, con cui Spagnuolo si è intrattenuto), che estetizzano la diversità dell’espressione artistica. Con questi indicatori è stato facile proiettarsi nel mondo esterno, vulcanizzando gli aspetti ontologici ed ermeneutici che caratterizzano la realtà, dando una ulteriore dislocazione del proprio IO, con più estroflessioni psicologiche, dove entrano in relazione tematiche dualistiche come Amore e Morte, ed Eros -Thanatos, forse i due fuochi più appariscenti nell’anima del poeta. Vi troviamo ricorrenti inquietudini che costituiscono il dominus di un impianto estetico-verbale, l’unico in grado di esporre traumi cumulativi di ineliminabile cancellazione, dove trovano posto l’assenza, il vuoto, la condizione di solitudine e di smarrimento, le immagini riflesse di un corpo evanescente rivitalizzato dalla memoria. E’ qui, che nasce, riattivandolo in vita, il ricordo della propria donna, come nel recente volume Non ritorni, -Robin editore, 2016, con prefazione di Plinio Perilli. In questo volume emergono accadimenti temporali, fisici, psicoestetici ed esistenziali, all’interno di un canto monodico. La morte cancella l’amore, che mai evaporizza. In questo caso, si cercano sponde salvifiche che si rivelano alla fine illusioni, attraverso riallacciamenti onirici, desiderio compulsivo di riunire i frantumi di una sembianza restituendole corpo e anima., “rincorrendo nostalgie”. Poesie del lutto e della rimembranza, che ricompongono il passato attraverso la rievocazione di ambienti domestici e familiari, con un linguaggio nel quale è soprattutto la figura femminile ad emergere nella costanza tematica del poeta, che recupera il tempo passato, riportando alla luce un quadro in penombra.
*
Mario M. Gabriele

sabato 6 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = DANTE PASTORELLI

DANTE PASTORELLI : " L'ULTIMO BAGLIORE" - Magi editore - 2017 - pagg.74 - € 15,00
Il trionfo dell'endecasillabo è in queste pagine la musicalità dominante per la perfezione del ritmo e il rintocco della parola . La poesia , che ha come pilastri d'appoggio i sentimenti , il verbo , la memoria , le emozioni , lo sguardo , entra nella realtà per decantazione , e la realtà stessa si traduce in immagini che accarezzano di volta in volta il lirismo nella libertà creativa, pronta ad affrancare le interiorità del tangibile. Pastorelli affida la sua esaltante conoscenza della scrittura ad un ondoso flusso melodico ,quasi stordito nel cogliere il segno della evocazione poetica. Il paesaggio si disegna tra i colori delle mura e delle verzure , i personaggi riaffiorano tra l'ignoto e le sorprese , i ricordi vibrano negli incantamenti della memoria nelle attese di un nuovo improbabile sguardo , i sogni interrogano l'artefice delle speranze che sfiorano l'illusione. Anche se martellante in ogni testo il simbolo contende la logica in un percorso che diviene discorso , finemente intagliato e debitamente stemperato.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"STUPORE"
L'ultima beffa in simmetrie incarnate
oscilla per scandire la follia dell'universo,
come la mia ombra tra le tue civetterie di mezzanotte.
Ecco lo scherzo esaurito nel cavo della mano,
tra promesse e guizzi
che nessuno potrebbe ormai fermare
nel disastro dei sensi,
nell'abituale variazione di parole,
nella spirale di percezioni e grida,
anche fuori del tempo a ribadire le arterie
che in dissezione affogano in silenzio.
Nel giro breve di aprile il mistero del marmo
ha lo stupore
del continuo logorio della memoria.
*
Antonio Spagnuolo

martedì 2 maggio 2017

MARIANO RIGILLO LEGGE ANTONIO SPAGNUOLO

"NAPOLI - TEATRO - FESTIVAL"
14/24 giugno
Villa Pignatelli
ore 19
durata 1h e 30min
PROGRAMMA
14 giugno 2017 -
Alfonso Berardinelli
I miei poeti. Un’antologia personale
Un critico sceglie, legge e interpreta i “suoi” poeti, in un incontro che somiglierà sia a un reading poetico che a un discorso di autobiografia letteraria. E mostra come la tradizione sia un fenomeno mobile e sempre in via di assestamento
Mariano Rigillo legge ANTONIO SPAGNUOLO
con un omaggio a Luigi Compagnone
*******
"Il Canzoniere dell’assenza"
Un attore legge le poesie che un poeta ha dedicato alla moglie scomparsa, come se si trattasse di nuovi Xenia montaliani. Entrambi rendono poi omaggio a un poemetto di Luigi Compagnone: “La giovinezza reale e l’irreale maturità”.

lunedì 1 maggio 2017

POESIA = CLARA CHIARIELLO

"VIA"

Muri di cemento
fanno da coperta
al mio corpo
Non si sgretolano
fanno sangue
in silenzio
parlo come preghiera
Non prego
sono solo in ginocchio
Mi maledico
Mi crocifiggo
Ho capito
perché quel treno
è senza porte
né binari
né stazioni
Odiandomi
mi faccio portar via!
*
"BAMBOLE DI PEZZA"

Davanti a me
dietro di me
dentro di me
bambole di pezza
strappate
derise
calpestate
Occhi di sangue
bocca murata
capelli impietriti
Ora
la frangia del sole
le illumina
mi accorgo
che mi somigliano
Un percorso
annunciato
previsto
scontato
Non so difendermi
Accetto tutto
Abbasso occhi
Guardo piedi
Sento stanchezza
Cammino curva
Ho anni da contare
Passioni da ricordare
Sogni sommersi
Sentimenti stagnanti
Ecco
uomini contro uomini
Scienza contro fede
Intelligenza contro evoluzione
Dove sono
Credevo di vivere una favola
Mi vedo
sola
pelle rugosa
notti insonni
Desidero
pace
calore
passione
ma …
mi ritrovo
in un mondo
di bambole di pezza!
*

"FIORE BIANCO"

Il fiore bianco
mi guarda
aspetta da me
un profumo di vita
Devo capire
il nucleo delle cose
Dove la terra bacia
oro
argento
pelle di serpente
Sono ricca di
cavalli di cristallo
frutta di legno
ma anche di
occhi di gatto
zerbino di cocco
Voglio mettermi in gioco
Offro le mie parole
di carta velina
in cambio
di un muro di speranze
di un convento di suore
di un dio misericordioso
Il fiore bianco
mi guarda
piange
ha visto i suoi petali
colorarsi
con gocce di sangue
degli uomini
moderni imperatori
che giocano alla guerra!
*

"TEMPO DI RIFLESSIONE"
Conto con la mente
i cerchi nel mio tronco
Chiedo notizie
a chi mi passa accanto
Non vedo occhi sul viso
Dove sono …
Nel mare
li ho lavati
ho cancellato
il sangue dei fedeli
Nelle grida
di chi è stanco
degli oltraggi alla parola
Tra i rifiuti
testimoniano vita vissuta
Nel cielo
mi contorna
ospita visi
di chi è stato carne
prima di me
Ho tempo di riflessione ancora?
Non so
So solo che rifletto
con la solitudine
ha casa dentro di me
Con l’amore
un campo muto di battaglie
Con i tuoi occhi
mi vestono il viso
mi fanno paura
mi scavano dentro
mi chiedono conto
mi presentano tessere
fotografate al buio
di germani lasciati
negli angoli nascosti
di radici generate
dal ventre fertile
Mi chiedi la vita …
ma non mi appartiene più
è del tempo di riflessione!
*

"NON CHIAMARLO AMORE"
L’amore si presenta
senza occhi
non guarda
il bene nelle mani
il male dietro le porte
le bocche sciocche
le risate sarcastiche
il sale sparso negli angoli
la bruma sui vetri
i mattini sterili d’alba
Nasconde
rughe negli angoli della pelle
capelli bianchi su capo bollente
ossa immerse nell’aceto
terreno tra le dita dei piedi
unghie incarnite con smalto brillante
Respira
singhiozzi nel riso amaro
assenze nel pianto represso
odore di legna bruciata
pane caldo sfornato
latte appena munto
Ha sapore
dolce di panna
amaro di fiele
acre di limone verde
che senti
lungo la strada del tuo corpo
Ma
si presenta anche con
schiaffi
pugni
diavoli in corpo
Come bestia
sbrana
dilania
dissangua
corpi deboli di donne in amore
ma
questo
ti prego
non chiamarlo amore
*
CLARA CHIARIELLO
*
CLARA CHIARIELLO è nata a Napoli il 08/03/1953, ha studiato chimica.
Ha vinto :
1^ premio L.GRILLO
2^ premio C.PEZZULLO
1^ premio giuria popolare Versando Versi
2^ premio contest Versando Versi
Menzione d'onore Ambasciatore del sorriso anno 2015
Menzione d'onore Ambasciatore del sorriso anno 2016
Premio Menzione Speciale " Le Trame di Neith"
Plauso letterario " Diciamolo con la Poesia"
1^-2^-3^ premio ai concorsi Casa Cristalli

domenica 30 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la laguna"

Mare raccolto tra i palazzi
e dune sabbiose per Alessia,
da abitare acque per ragazza
Alessia in costume turchese
nell’entrarvi in aprile e
rinfrescarsi nell’anima e
nella fisicità, nell’accedere
alla gioia tramite porte
invisibili. E nuota Alessia
sedicenne come una donna
laguna blu come nel film
nel liberarsi dalla noia dei
giorni. Oggi ha l’esame
d’italiano e quello della vita
ragazza Alessia nel rasentare
il tempo.
*
"Alessia e il lungomare di Trieste"

Abbacinante luce per Alessia
e il pensiero si sperde nell’arancio
del sole a infrangersi sulla
barriera d’anima. Il mare azzurro – squalo
ad avvolgere Alessia nel contemplare
il numinoso sembiante nordico
nel differenziarsi da quello di Napoli
in vetrina ad aspettare Alessia
dopo il viaggio. A Trieste Alessia
sperimenta nuove fragole.
*

"Alessia e la candela accesa"

Pomeriggio azzurro di Alessia
nel filo del tempo, una candela
nell’accenderla su del Mediterraneo
l’infinità del bordo. Attimi rosa
alba o aurora nell’intensificarsi
del mare la tinta a lambire di Alessia
di 18 grammi l’anima. Un gabbiano.
Una rosa. La candela non si spegne.
Sale di Alessia la gioia e prosegue
nell’attimo aranciato del tramonto.
*

"Alessia scalza giocando alla California"

Corre Alessia sui prati del campus
dell’università scalza giocando
alla California. A poco a poco
i fili della vita a collimare a farsi
gioia rosa e verde pari all’erba.
Alessia fragola vestita nel coro
delle vergini, ancora per due giorni
ragazza Alessia in limine alla vita.
Lo scenario prosegue nella notte
tra le stelle. Poi fuoricampo una voce:
non ti lascia. Aria più fresca entra
dai cancelli nel sogno di Alessia.
*

"Alessia e i fiori"

Domestica pianta nel salotto
di Alessia a non conoscerne
il nome. Fiori bianchi ad emergere
dal verde tra la larghezza
delle foglie a entrare in di ragazza
Alessia gli occhi fino all’invisibilità
dell’anima, il candore dove
erano già stati nella precedente
fioritura. Esame superato per
Alessia in quella tinta densa
di giglio nella luminosità
vaga del maggio consecutivo
ad attendere al varco Alessia
con buone nuove.
*

"Alessia e il verde dell’edera"

Frontale edera per Alessia
sul muro calcinato. Verde
di vegetazione a entrare
negli occhi di ragazza Alessia.
Il mare attende lo sguardo
sotto sinfonie di nuvole
grandiose. A poco a poco
la conca di tramonto a cullare
Alessia e la colomba con
l’ulivo nel becco a dare pace.
Si agglutinano ad Alessia
dei verdi dell’edera i contorni:
arriva lui e le dice: ti amo.
*

Raffaele Piazza

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO

"UN FRAMMENTO"


la ferita per sempre sorridente
dell’inizio non ha smesso un solo
istante di scorrere e bruciare
perché per il momento è proprio questa
la sua più probabile certezza

**


"QUELLA SERA GLI VENNE DA PENSARE"


che anche in cima alla vetta più alta
non siamo
che ai piedi di un nuovo monte,
in una valle umida di lacrime
di guazza mattutina anche a mezzo-
giorno passato, o, più semplicemente,
non siamo.

**
GIANFILIPPO GRAVINO


sabato 29 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"PARVENZE"
I tuoi larici tentano d'invadere lo schermo
nella luce dei seni al mattino
monocordio al vibrare delle immagini,
al monile interrotto
a differenze degli attimi in cui la scrittura
ha il dubbio del segno.
Sfuggono pistilli tra le labbra
predate alle memorie,
sotto le braccia il limite dell'eco !
Tu gazzella in cornice
ti inchini agli amplessi giocando ad un rimorso
ormai sospeso al taglio .
Anche lo sguardo accenna a una parvenza
della carne contorta nel cinabro.
*
Antonio Spagnuolo

giovedì 27 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA PIERDICCHI

LAURA PIERDICCHI : "OLTRE" - ed. Genesi - 2017 - pagg.88 - € 14
"La realtà scorre nel tempo
e nello spazio
di una scena provvisoria.
E' il segno concreto
impasto
di materia e pulsioni.
E' illusione - una prova
necessaria alla coscienza
per la vera Realtà.
Si comprende solo
dopo il soffio d'addio." (pag. 25)
Il dolore per l'assenza ricuce, nelle pagine di un presente illusorio e sensibilmente finito, i ricordi che la nostra memoria riesce a elaborare e rielaborare per un soffio di epifanie rivelatrici e nel tempo stesso sospese.
Le ore scandiscono ogni sfumatura che il palpito riesce a ricamare , per una poesia che ha il ritmo e la musicalità di un vibrare accordato alla stessa sensazione della solitudine.
"L'aspetto del linguaggio poetico assume un'importanza rilevante. In queste poesie - scrive Sandro Gros Pietro nella prefazione -in cui il sentimento della morte e del trapasso è sempre così presente e marcato , l'elemento autobiografico, che pure parrebbe la cariatide fondamentale ,finisce per sfumare nella più vasta problematica delle corrispondenze profonde tra i gesti e le intenzioni, tra le parole e i significati , tra la realtà e la visionarietà, tra l'immagine e le cose."
La poetessa condivide , dentro la continua ricerca del verso e del segno , il tremore intimo della passione capace di realizzare una risposta agli interrogativi che la paura del dopo , la paura dell'eterno , la paura dell'ignoto scalfisce nel nostro subcosciente.
Questa raccolta ha una solida cerniera che riesce a conservare attraverso colorate aperture le immagini che appaiono come fotogrammi nel contrapporsi al vuoto esistenziale.
Molte le riproduzioni di opere pittoriche di Franco Rossetto.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 26 aprile 2017

POESIA = RICORDO DI GABRIELLA SOBRINO

DAL VOLUME " LA CORAZZA NUDA" edito nel 2006 -
"Le luci rincuoranti"
L'odio è un liquore prezioso
per Baudelaire.
Ma come non nutrire odio
se il tempo che incalza
c'impone tragedie
difficili a gestire.
I nostri dolori ci trascinano
lenti
contro i colpi d'ogni giorno
e io
presente nelle incupite ipotesi
in un ultimo impeto
accarezzo ancora luci rincuoranti.
*
Gabriella Sobrino ( 1925 - 2016 )

martedì 18 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO BORGHI


UN POETA-ARTISTA DEL MONTEFELTRO

Mario Borghi, l’autore de “Il Montefeltro… luogo dell’anima”, agile libriccino uscito nel 2015 per la QuattroVenti di Urbino, oltre che in tutta evidenza poeta fa il romanziere ma insieme il pittore, l’incisore e il critico di cose d’arte. È nato e vive ad Urbino: pertanto non stupisce che il fervore culturale diffuso nel capoluogo del Montefeltro gli abbia offerto gli stimoli necessari a tirar fuori un proprio mondo interiore.
Se ciò che un tempo si amava definire milieu è stata la condizione per una quasi inevitabile espressività, il dato singolare è l’aver seguito una molteplicità di sentieri (ancora che siano prevalenti l’inclinazione narrativa con ben tre titoli e accanto ad essa la pittura; quanto alla scrittura grafica essa appare un passaggio obbligato ad Urbino, sede come è noto di molti istituti artistici e almeno in passato conosciuta per una scuola dell’incisione che vantava nomi importanti nel panorama nazionale, da Leonardo Castellani a Nunzio Gulino a Giorgio Bompadre, e presso la quale Mario Borghi si è diplomato).
Non sempre evidentemente si sfugge alle proprie radici. Nel caso di Borghi la marcatura urbinate la si ritrova già nel titolo del suo libro. Quella comparazione che si legge nella seconda parte del titolo – “Il Montefeltro… come luogo dell’anima” – e che viene riferita al territorio di cui Urbino è il centro più rilevante, deriva da una ispirata frase di Carlo Bo, quasi un archetipo. Negli anni ’60, quest’ultimo definì la cittadina ducale un luogo dell’anima (senza alcuna introduzione di paragone, com’è invece didascalicamente nel nostro caso). Sempre Bo in una breve nota critica del 1996 intorno alla produzione lirica di Borghi, la dice poesia di verità volta a inseguire “le voci segrete o perdute dell’anima”.
Ma è un fatto che in quella scrittura entri in campo la formazione culturale e artistica del nostro. Che muove dagli aspetti architettonici del luogo per innestarne il meccanismo all’interno del paesaggio come nella particolare luce che l’attraversa e che questi versi almeno in parte intercettano. Una “ambience”, se si vuole, traverso cui filtrano percezione e sensibilità dell’autore nel suo rimettersi a una vena espressiva mai calcolata sulle mere soluzioni formali e all’incontrario rivolta alla piena sincerità del dettato lirico.
La conferma è nel largo impiego di versi brevisillabi fatti scivolare a schidionata, come nel gioco di acquarellate e assonantiche variazioni: “Appare la luna, / così vicina, / adagio, adagio, / dietro il monte San Biagio. / Spettacolo di vita / terrena, / fra il colle e l’arena, / si stende, / improvvisamente, / un fascio di luce / radente” (Notte di luna piena a Maratea, la cittadina lucana che ha dato i natali alla moglie di Borghi, Rachele, e che si riflette specchialmente, e per così dire naturalmente, nell’elettezza rinascimentale di Urbino).
Va da sé che, in Borghi, di soluzioni appunto ricercatamente formali non si sentirebbe bisogno per ciò che esse sono ma per la possibilità che esse risultino veicolo a modalità meglio definite. C’è in qualche sorta una retorica dell’espressione à l’envers: non un modo per mettersi in mostra sul palcoscenico della letteratura ma invece il segnale atto a intagliare l’indispensabile telaio formale che supporti l’empito delle emozioni nel travaso di un’effusione versale che avvicineremmo ai tratti veloci di pennellate pittoriche.
Infine l’approccio di Mario Borghi alla poesia è sincero e confidente. E il contesto che lo motiva, o almeno lo ispira, osservato in ore diverse e da numerosi punti di vista, ci compare nitido e lucente alla stregua delle riflessioni e dei pensieri che esso suscita, metafisici e materici in egual misura: concitati e disvanenti quali si incontrano ad es. ne “L’arrivo del temporale” e anche in altre composizioni.
*
Gualtiero De Santi
*
GUALTIERO DE SANTI, saggista e insieme studioso di letteratura e cinema, si occupa anche di teatro, filosofia e arti figurative. Tutto ciò in un ambito di ricerca che si richiama all’orizzonte critico e metodologico della comparatistica. Tra i suoi libri: Louis Malle (La Nuova Italia, 1977), Sandro Penna (La Nuova Italia, 1982), Sidney Lumet (La Nuova Italia, 1987), L’Angelo della Storia (Cappelli, 1988), I sentieri della notte (Crocetti, 1996), Carlo Lizzani (Gremese, 2001), Vittorio De Sica (Il Castoro, 2003), Maria Mercader. Una catalana a Cinecittà (Liguori, 2007). Più recentemente sono usciti Zavattini e la radio (Bulzoni, 2012) e Ritratto di Zavattini scrittore (Imprimatur, 2014). Dirige la rivista “Il parlar franco”, sulla letteratura neo-volgare.

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

MELANCHOLIA DELLA ASSENZA

Il titolo dell’ultima raccolta di Antonio Spagnuolo, "Non ritorni" (Robin Edizioni, 2016), mediato e esplicato grazie a una alquanto accurata prefazione di Plinio Perilli, guida l’attenzione dei lettori nella direzione della seconda parte del libro, quella delle Memorie, laddove la prima tendeva a sospendersi nei Lunghi murales. La perdita di una persona cara, della persona che per tanti aspetti si colloca se non all’origine almeno a fondamento di tanti versi dell’autore napoletano, sembra quasi travalicare l’occasione espressiva. Ma anche in un poeta sempre attento alle proprie ragioni e mai incline alle parole d’ordine dominanti, l’immaginazione emotiva ha saputo compiere la propria azione con la più ampia arte coagulandosi e moltiplicandosi su una miriade di fondali: da Sguardo a Mattino ad Ocra (“Hai lasciato l’incanto di armonie / in questo girotondo d’ombre”), da Vertigini ad Azzardo a Chimera.
Sul piano direttamente semantico, il sentimento della lontananza e della cancellazione parrebbe infatti in parte accogliersi all’interno del tessuto verbale: “Qui ho le risposte che rifiutano soluzioni: / tutto scompare tra le pagine bianche ed una sillaba / che sussurro” (Risposte), ancora che i “sussurri” arrivino pure essi a celarsi, rifugiandosi in ombra oppure nel chiaro della pagina. C’è ancora una volta nella semantica interiore di Spagnuolo, il più ampio ricorso a una musicalità fantasmizzata. Ma a contrasto, di là dai richiami e dai sussurri felpati, non vengono esperiti né tantomeno contemplati i “ritorni” che la musica poteva in passato, in altri precedenti libri, concedere.
Nel fruscio delle voci scompare infatti la virtù dell’armonia. Ma giusto l’intervallo tra lo smarrimento definitivo e l’ascolto delle parole parrebbe confermare la poetica antecedente di Spagnuolo, una “sorta di spossatezza e di consapevolezza disseminate ampiamente nella partitura testuale” e quasi raccolte “in un finale di vita”, tanto affermava Ciro Vitiello nel richiamarsi a "Fugacità del tempo".
Sulla porta dell’indugio (questo il titolo dell’intervento, apparso nella rivista Incroci e dove si evocavano esplicitamente i percorsi-passaggi di María Zambrano), segnalava come l’avversità del tempo e l’esaurimento di ogni altra eventualità non esaurissero lo spettro delle reazioni. Anche in Non ritorni si sta alle soglie del mistero tanto quanto del niente. E nell’orizzonte di una luce presso che spenta, non potrebbe avere ancor vita alcun dettato esornativo o armonioso.
Il taglio obbligato dell’assenza tanto quanto di presenze ulteriori fissa nondimeno un cambiamento di postura e alimenta posature di tristezza, se non proprio di disperazione. L’ornamento ovviamente poetico diviene pertanto la pura forza non già del dire, ma di quel che si dice o piange.
E, se le immagini attengono ad un vuoto nereggiante, quella vertigine e quei vortici espressi in molti titoli o comunque variamente evocati nei versi, mettono in moto iridescenti accensioni che condensano simboli, premonizioni e che vedono l’incorniciamento della materia in medaglioni riquadrati su figure metamorfiche e pulsanti, su asimmetrie stroboscopiche che esplodono nella prima parte della raccolta e più precisamente in A, il primo dei ‘lunghi murales’.
Ecco allora sfilare in successione le lune rossastre e le crepe maculate dei testi, le partiture illividite e la moltitudine delle variazioni incessantemente intrecciantisi le une alle altre. Tutte vicende che compongono un partitario di brandelli e di sfrangiature e rifrazioni di specie pittorica e visionaria, ma ancor prima esistenziale ed umana. Tali da definire i caratteri dell’esperienza ma altrettanto dell’esistenza nella scrittura poetica.
*
Gualtiero De Santi



SEGNALAZIONE VOLUMI = ADELE DESIDERI

ADELE DESIDERI :"La figlia della memoria" (Moretti&Vitali 2016, prefazione di Davide Rondoni, nota critica di Franco Loi, pp. 165, euro 15)

L’impostazione introspettiva di questo romanzo fa risaltare a mio avviso tre punti importanti che cercherò di segnalare. La figlia della memoria è una cronaca psicologica scientifica che, come tale, si legge nella sfera della verità; infatti se luoghi, persone e fatti, come dichiara l’autrice, non sono reali, è il vero che traspare sin dalle prime pagine dell'opera con i primi personaggi in scena. Tutto è descritto per immagini come in un documentario, dove vere euforie o vere malinconie si alternano tra i brevi capitoli come stazioni di riflessioni di una memoria antica, quella che appartiene a ciascuno di noi. Ed ecco la prima osservazione: tempo e memoria si incontrano in un punto di condivisione reale che è il nostro tempo presente, traguardo imprescindibile della nostra individuale esistenza anche se vissuto in un passato remoto. L'immaginazione accompagna i ricordi attraverso il tempo, dove al loro arrivo sono accolti da tutti noi; sono tutti personaggi-passeggeri che, anche se appartenenti a un passato più o meno lontano, sono frammenti del nostro vivere quotidiano, del tempo presente. Tempo e memoria in questo viaggio in tandem, hanno la capacità di trasferire attraverso l’esperienza una testimonianza materica del tempo passato in tutta la struttura corporea e nei pensieri che, guarda caso, troviamo all’interno di una stessa famiglia, ma anche all’interno di diversi gruppi culturali e sociali. Ecco perché questa verità è realtà non solo per l'individuo, ma per tutto un popolo, una società. Il tempo allora non è più percepito come categoria astratta ma dimensione diagnostica di un'umanità che corre insieme incontro a un fine ultimo comune. La memoria intanto anima, dà vita al tempo che ora ha valore di verità e realtà. Seneca in una lettera a Lucillo, lo chiama Tempus tantum nostrum est.
Secondo punto: in certi libri per bambini ci sono immagini che allo scorrere delle pagine si elevano in tridimensione; tutti noi ce le ricordiamo. Ecco, l’infanzia va scoperta così, in tridimensione come le pagine dei libri per bambini, pagine vere da toccare e da affidare alla fantasia sempiterna. La fantasia è reale perché abbraccia una dimensione vera. Appare sempre quando meno te lo aspetti ed è sempre il tempo che la definisce come figurazione vivida, un’apparizione. Aprendo molte delle pagine di questo libro ogni figura è un po' la nostra immagine. Siamo solo bidimensionati, come dentro le pagine di un cartone, fino a quando qualcuno ci legge; poi, come per miracolo, ritroviamo il qui e ora, la nostra vera dimensione. Il senso di tutto questo lo ritrovo non soltanto nei luoghi e nei fatti, ma soprattutto nella mia generazione. Si, la mia generazione, quella del freddo invernale, della ricostruzione, della nascita dei rapporti psicologici con la famiglia e con la buona e meno buona società. Ecco! Mi sono detto. Questo libro fatto di immagini è adatto per adulti che hanno aperto con mani innocenti l'album del proprio trascorso. Ci insegna a osservare come si mescolano le carte di un gioco che è la vita con le sue combinazioni e scopriamo per la prima volta che il caso non è poi così bizzarro; non c'è nessuna mesaillances, nessuna distorsione nei rapporti familiari, ma solo una visione a grand'angolo dell’umano visto dall’osservatorio di un bambino. Per questo il romanzo di Adele Desideri è reale ed è anche vero. Non cambia nulla se i nomi non sono reali; quei nomi sono veri e reali insieme, volti dalla fisiognomica umana fusa con la pagina di un tempo che tutti noi vorremmo scrivere. Punto terzo: in questo scritto c’è tutto ciò che la scrittrice ricorda e, siccome i ricordi fanno parte della vita emozionale e sensibile di tutti, eccoci entrare in un itinerarium mentis dove un alto valore morale guida il racconto. Per l’autrice questo romanzo si paragona a una confessione, da cui esce un'assoluzione piena che la memoria elargisce perché è la dea che riconduce l’esperienza all’essere individuale, pur intrappolato nella dimensione reale del tempo; tutto è immerso in un’aura di permeabilità sacra.
Del resto dove e in quale altro modo l’artista, calandosi nel vero, può abbracciare il reale?
Ottimo romanzo per parlare di sé e della storia di tutti, una storia che assolve il libro dal peccato di scoprirsi immortale.
*
Aky Vetere

lunedì 17 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Scrigno"
Cedo a memorie di amplessi già descritti
lungo il cammino di viali in ombra,
a saccheggiare ancora acerbi silenzi.
La tua figura sbriciola vendette
sballottando ricordi frettolosi
e congiunzioni
e sorrisi.
All'orizzonte naufraga ogni simbolo
incenerito ai tuoi occhi
dove muore il torpore dell'insonnia.
In questo gioco ancora è primavera
mia la tristezza a declinare le sere
quasi inganno aggiogato allo zodiaco:
solitudine nel trucco del tuo scrigno.
(17 / 4 / 17 )
Antonio Spagnuolo

venerdì 14 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia risorge"

Mattino consecutivo
nel lucore d’alba per
Alessia sottesa al sogno
più dolce della fiorevole
favola in versi e non
in versi. Attende Alessia
alla finestra sulle cose
di sempre l’amato
nel rasserenarsi di sorgente
del freddo delle acque.
Beve Alessia a pieni
sorsi la vita azzurra
e nell’incanto risorge
come una donna sedici
anni contati come semi.
*

"Alessia e le acque"

Nell’immergersi sorgivo
di Alessia in incontaminate
acque del lunedì, incanto
nel lago ad avvolgerla,
fisicità e di 18 grammi l’anima
a lambirla il liquido
elemento nella fabula
infinita, la vita che prosegue.
Viene Giovanni tra dell’
albereto il verde con il segreto
dono a farla bella la sua
Alessia (un rossetto e un
rimmel nel rosso del pacchetto).
Esce dal lago Alessia
e i pensieri volano a ovest
delle rondini azzurre.
*

"Alessia e il foglio azzurro"

Cielo di foglio azzurro per
ragazza Alessia all’entrata
del Parco Virgiliano uscita
dal sogno più soave. E sta
Alessia infinita con l’anima
librata nell’amore e nell’
amicizia, anima di 18 grammi.
Intravede il sentiero per il
Mediterraneo Alessia e sul
bordo delle acque accende
una candela, Alessia rosa vestita
per la vita in versi e non
in versi. Ride Alessia nel verde
del prato d’albereto
e otterrà raccolto.
*

"Alessia e la gioia di platino"

Di platino di Alessia il braccialetto
venuto dalle mani di Giovanni.
Liquidi pensieri di Alessia felice
come una donna col dono
di vittoria dell’amore. (Lo
metterà al polso quando lo
faranno nella sera).
Incantesimo dell’angelo
nel passare Alessia dove era
già stata a 14 anni (Via Toledo).
Parla alla luna ragazza Alessia
che risponde emergendo
da grandiose nuvole.
*

"Alessia e la libertà di vivere"

Tempo di pace nella storia
di Alessia. Tenta per gioco
la felicità ragazza Alessia
monetina nella fontana a
gettare, metallo che nel fresco
acquoreo di aprile affonda.
E prega Alessia l’angelo
invisibile (fa che non mi lasci).
Silenzio di fiume oltre il
tempo e la libertà di vivere
onesta Alessia nel panneggiare
sottile di nuvole infinite.
Alla fine tutto o.k. sorride
la fragola.
*

Raffaele Piazza