domenica 30 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la laguna"

Mare raccolto tra i palazzi
e dune sabbiose per Alessia,
da abitare acque per ragazza
Alessia in costume turchese
nell’entrarvi in aprile e
rinfrescarsi nell’anima e
nella fisicità, nell’accedere
alla gioia tramite porte
invisibili. E nuota Alessia
sedicenne come una donna
laguna blu come nel film
nel liberarsi dalla noia dei
giorni. Oggi ha l’esame
d’italiano e quello della vita
ragazza Alessia nel rasentare
il tempo.
*
Raffaele Piazza

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO

"UN FRAMMENTO"


la ferita per sempre sorridente
dell’inizio non ha smesso un solo
istante di scorrere e bruciare
perché per il momento è proprio questa
la sua più probabile certezza

**


"QUELLA SERA GLI VENNE DA PENSARE"


che anche in cima alla vetta più alta
non siamo
che ai piedi di un nuovo monte,
in una valle umida di lacrime
di guazza mattutina anche a mezzo-
giorno passato, o, più semplicemente,
non siamo.

**
GIANFILIPPO GRAVINO


sabato 29 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"PARVENZE"
I tuoi larici tentano d'invadere lo schermo
nella luce dei seni al mattino
monocordio al vibrare delle immagini,
al monile interrotto
a differenze degli attimi in cui la scrittura
ha il dubbio del segno.
Sfuggono pistilli tra le labbra
predate alle memorie,
sotto le braccia il limite dell'eco !
Tu gazzella in cornice
ti inchini agli amplessi giocando ad un rimorso
ormai sospeso al taglio .
Anche lo sguardo accenna a una parvenza
della carne contorta nel cinabro.
*
Antonio Spagnuolo

giovedì 27 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA PIERDICCHI

LAURA PIERDICCHI : "OLTRE" - ed. Genesi - 2017 - pagg.88 - € 14
"La realtà scorre nel tempo
e nello spazio
di una scena provvisoria.
E' il segno concreto
impasto
di materia e pulsioni.
E' illusione - una prova
necessaria alla coscienza
per la vera Realtà.
Si comprende solo
dopo il soffio d'addio." (pag. 25)
Il dolore per l'assenza ricuce, nelle pagine di un presente illusorio e sensibilmente finito, i ricordi che la nostra memoria riesce a elaborare e rielaborare per un soffio di epifanie rivelatrici e nel tempo stesso sospese.
Le ore scandiscono ogni sfumatura che il palpito riesce a ricamare , per una poesia che ha il ritmo e la musicalità di un vibrare accordato alla stessa sensazione della solitudine.
"L'aspetto del linguaggio poetico assume un'importanza rilevante. In queste poesie - scrive Sandro Gros Pietro nella prefazione -in cui il sentimento della morte e del trapasso è sempre così presente e marcato , l'elemento autobiografico, che pure parrebbe la cariatide fondamentale ,finisce per sfumare nella più vasta problematica delle corrispondenze profonde tra i gesti e le intenzioni, tra le parole e i significati , tra la realtà e la visionarietà, tra l'immagine e le cose."
La poetessa condivide , dentro la continua ricerca del verso e del segno , il tremore intimo della passione capace di realizzare una risposta agli interrogativi che la paura del dopo , la paura dell'eterno , la paura dell'ignoto scalfisce nel nostro subcosciente.
Questa raccolta ha una solida cerniera che riesce a conservare attraverso colorate aperture le immagini che appaiono come fotogrammi nel contrapporsi al vuoto esistenziale.
Molte le riproduzioni di opere pittoriche di Franco Rossetto.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 26 aprile 2017

POESIA = RICORDO DI GABRIELLA SOBRINO

DAL VOLUME " LA CORAZZA NUDA" edito nel 2006 -
"Le luci rincuoranti"
L'odio è un liquore prezioso
per Baudelaire.
Ma come non nutrire odio
se il tempo che incalza
c'impone tragedie
difficili a gestire.
I nostri dolori ci trascinano
lenti
contro i colpi d'ogni giorno
e io
presente nelle incupite ipotesi
in un ultimo impeto
accarezzo ancora luci rincuoranti.
*
Gabriella Sobrino ( 1925 - 2016 )

martedì 18 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO BORGHI


UN POETA-ARTISTA DEL MONTEFELTRO

Mario Borghi, l’autore de “Il Montefeltro… luogo dell’anima”, agile libriccino uscito nel 2015 per la QuattroVenti di Urbino, oltre che in tutta evidenza poeta fa il romanziere ma insieme il pittore, l’incisore e il critico di cose d’arte. È nato e vive ad Urbino: pertanto non stupisce che il fervore culturale diffuso nel capoluogo del Montefeltro gli abbia offerto gli stimoli necessari a tirar fuori un proprio mondo interiore.
Se ciò che un tempo si amava definire milieu è stata la condizione per una quasi inevitabile espressività, il dato singolare è l’aver seguito una molteplicità di sentieri (ancora che siano prevalenti l’inclinazione narrativa con ben tre titoli e accanto ad essa la pittura; quanto alla scrittura grafica essa appare un passaggio obbligato ad Urbino, sede come è noto di molti istituti artistici e almeno in passato conosciuta per una scuola dell’incisione che vantava nomi importanti nel panorama nazionale, da Leonardo Castellani a Nunzio Gulino a Giorgio Bompadre, e presso la quale Mario Borghi si è diplomato).
Non sempre evidentemente si sfugge alle proprie radici. Nel caso di Borghi la marcatura urbinate la si ritrova già nel titolo del suo libro. Quella comparazione che si legge nella seconda parte del titolo – “Il Montefeltro… come luogo dell’anima” – e che viene riferita al territorio di cui Urbino è il centro più rilevante, deriva da una ispirata frase di Carlo Bo, quasi un archetipo. Negli anni ’60, quest’ultimo definì la cittadina ducale un luogo dell’anima (senza alcuna introduzione di paragone, com’è invece didascalicamente nel nostro caso). Sempre Bo in una breve nota critica del 1996 intorno alla produzione lirica di Borghi, la dice poesia di verità volta a inseguire “le voci segrete o perdute dell’anima”.
Ma è un fatto che in quella scrittura entri in campo la formazione culturale e artistica del nostro. Che muove dagli aspetti architettonici del luogo per innestarne il meccanismo all’interno del paesaggio come nella particolare luce che l’attraversa e che questi versi almeno in parte intercettano. Una “ambience”, se si vuole, traverso cui filtrano percezione e sensibilità dell’autore nel suo rimettersi a una vena espressiva mai calcolata sulle mere soluzioni formali e all’incontrario rivolta alla piena sincerità del dettato lirico.
La conferma è nel largo impiego di versi brevisillabi fatti scivolare a schidionata, come nel gioco di acquarellate e assonantiche variazioni: “Appare la luna, / così vicina, / adagio, adagio, / dietro il monte San Biagio. / Spettacolo di vita / terrena, / fra il colle e l’arena, / si stende, / improvvisamente, / un fascio di luce / radente” (Notte di luna piena a Maratea, la cittadina lucana che ha dato i natali alla moglie di Borghi, Rachele, e che si riflette specchialmente, e per così dire naturalmente, nell’elettezza rinascimentale di Urbino).
Va da sé che, in Borghi, di soluzioni appunto ricercatamente formali non si sentirebbe bisogno per ciò che esse sono ma per la possibilità che esse risultino veicolo a modalità meglio definite. C’è in qualche sorta una retorica dell’espressione à l’envers: non un modo per mettersi in mostra sul palcoscenico della letteratura ma invece il segnale atto a intagliare l’indispensabile telaio formale che supporti l’empito delle emozioni nel travaso di un’effusione versale che avvicineremmo ai tratti veloci di pennellate pittoriche.
Infine l’approccio di Mario Borghi alla poesia è sincero e confidente. E il contesto che lo motiva, o almeno lo ispira, osservato in ore diverse e da numerosi punti di vista, ci compare nitido e lucente alla stregua delle riflessioni e dei pensieri che esso suscita, metafisici e materici in egual misura: concitati e disvanenti quali si incontrano ad es. ne “L’arrivo del temporale” e anche in altre composizioni.
*
Gualtiero De Santi
*
GUALTIERO DE SANTI, saggista e insieme studioso di letteratura e cinema, si occupa anche di teatro, filosofia e arti figurative. Tutto ciò in un ambito di ricerca che si richiama all’orizzonte critico e metodologico della comparatistica. Tra i suoi libri: Louis Malle (La Nuova Italia, 1977), Sandro Penna (La Nuova Italia, 1982), Sidney Lumet (La Nuova Italia, 1987), L’Angelo della Storia (Cappelli, 1988), I sentieri della notte (Crocetti, 1996), Carlo Lizzani (Gremese, 2001), Vittorio De Sica (Il Castoro, 2003), Maria Mercader. Una catalana a Cinecittà (Liguori, 2007). Più recentemente sono usciti Zavattini e la radio (Bulzoni, 2012) e Ritratto di Zavattini scrittore (Imprimatur, 2014). Dirige la rivista “Il parlar franco”, sulla letteratura neo-volgare.

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

MELANCHOLIA DELLA ASSENZA

Il titolo dell’ultima raccolta di Antonio Spagnuolo, "Non ritorni" (Robin Edizioni, 2016), mediato e esplicato grazie a una alquanto accurata prefazione di Plinio Perilli, guida l’attenzione dei lettori nella direzione della seconda parte del libro, quella delle Memorie, laddove la prima tendeva a sospendersi nei Lunghi murales. La perdita di una persona cara, della persona che per tanti aspetti si colloca se non all’origine almeno a fondamento di tanti versi dell’autore napoletano, sembra quasi travalicare l’occasione espressiva. Ma anche in un poeta sempre attento alle proprie ragioni e mai incline alle parole d’ordine dominanti, l’immaginazione emotiva ha saputo compiere la propria azione con la più ampia arte coagulandosi e moltiplicandosi su una miriade di fondali: da Sguardo a Mattino ad Ocra (“Hai lasciato l’incanto di armonie / in questo girotondo d’ombre”), da Vertigini ad Azzardo a Chimera.
Sul piano direttamente semantico, il sentimento della lontananza e della cancellazione parrebbe infatti in parte accogliersi all’interno del tessuto verbale: “Qui ho le risposte che rifiutano soluzioni: / tutto scompare tra le pagine bianche ed una sillaba / che sussurro” (Risposte), ancora che i “sussurri” arrivino pure essi a celarsi, rifugiandosi in ombra oppure nel chiaro della pagina. C’è ancora una volta nella semantica interiore di Spagnuolo, il più ampio ricorso a una musicalità fantasmizzata. Ma a contrasto, di là dai richiami e dai sussurri felpati, non vengono esperiti né tantomeno contemplati i “ritorni” che la musica poteva in passato, in altri precedenti libri, concedere.
Nel fruscio delle voci scompare infatti la virtù dell’armonia. Ma giusto l’intervallo tra lo smarrimento definitivo e l’ascolto delle parole parrebbe confermare la poetica antecedente di Spagnuolo, una “sorta di spossatezza e di consapevolezza disseminate ampiamente nella partitura testuale” e quasi raccolte “in un finale di vita”, tanto affermava Ciro Vitiello nel richiamarsi a "Fugacità del tempo".
Sulla porta dell’indugio (questo il titolo dell’intervento, apparso nella rivista Incroci e dove si evocavano esplicitamente i percorsi-passaggi di María Zambrano), segnalava come l’avversità del tempo e l’esaurimento di ogni altra eventualità non esaurissero lo spettro delle reazioni. Anche in Non ritorni si sta alle soglie del mistero tanto quanto del niente. E nell’orizzonte di una luce presso che spenta, non potrebbe avere ancor vita alcun dettato esornativo o armonioso.
Il taglio obbligato dell’assenza tanto quanto di presenze ulteriori fissa nondimeno un cambiamento di postura e alimenta posature di tristezza, se non proprio di disperazione. L’ornamento ovviamente poetico diviene pertanto la pura forza non già del dire, ma di quel che si dice o piange.
E, se le immagini attengono ad un vuoto nereggiante, quella vertigine e quei vortici espressi in molti titoli o comunque variamente evocati nei versi, mettono in moto iridescenti accensioni che condensano simboli, premonizioni e che vedono l’incorniciamento della materia in medaglioni riquadrati su figure metamorfiche e pulsanti, su asimmetrie stroboscopiche che esplodono nella prima parte della raccolta e più precisamente in A, il primo dei ‘lunghi murales’.
Ecco allora sfilare in successione le lune rossastre e le crepe maculate dei testi, le partiture illividite e la moltitudine delle variazioni incessantemente intrecciantisi le une alle altre. Tutte vicende che compongono un partitario di brandelli e di sfrangiature e rifrazioni di specie pittorica e visionaria, ma ancor prima esistenziale ed umana. Tali da definire i caratteri dell’esperienza ma altrettanto dell’esistenza nella scrittura poetica.
*
Gualtiero De Santi



SEGNALAZIONE VOLUMI = ADELE DESIDERI

ADELE DESIDERI :"La figlia della memoria" (Moretti&Vitali 2016, prefazione di Davide Rondoni, nota critica di Franco Loi, pp. 165, euro 15)

L’impostazione introspettiva di questo romanzo fa risaltare a mio avviso tre punti importanti che cercherò di segnalare. La figlia della memoria è una cronaca psicologica scientifica che, come tale, si legge nella sfera della verità; infatti se luoghi, persone e fatti, come dichiara l’autrice, non sono reali, è il vero che traspare sin dalle prime pagine dell'opera con i primi personaggi in scena. Tutto è descritto per immagini come in un documentario, dove vere euforie o vere malinconie si alternano tra i brevi capitoli come stazioni di riflessioni di una memoria antica, quella che appartiene a ciascuno di noi. Ed ecco la prima osservazione: tempo e memoria si incontrano in un punto di condivisione reale che è il nostro tempo presente, traguardo imprescindibile della nostra individuale esistenza anche se vissuto in un passato remoto. L'immaginazione accompagna i ricordi attraverso il tempo, dove al loro arrivo sono accolti da tutti noi; sono tutti personaggi-passeggeri che, anche se appartenenti a un passato più o meno lontano, sono frammenti del nostro vivere quotidiano, del tempo presente. Tempo e memoria in questo viaggio in tandem, hanno la capacità di trasferire attraverso l’esperienza una testimonianza materica del tempo passato in tutta la struttura corporea e nei pensieri che, guarda caso, troviamo all’interno di una stessa famiglia, ma anche all’interno di diversi gruppi culturali e sociali. Ecco perché questa verità è realtà non solo per l'individuo, ma per tutto un popolo, una società. Il tempo allora non è più percepito come categoria astratta ma dimensione diagnostica di un'umanità che corre insieme incontro a un fine ultimo comune. La memoria intanto anima, dà vita al tempo che ora ha valore di verità e realtà. Seneca in una lettera a Lucillo, lo chiama Tempus tantum nostrum est.
Secondo punto: in certi libri per bambini ci sono immagini che allo scorrere delle pagine si elevano in tridimensione; tutti noi ce le ricordiamo. Ecco, l’infanzia va scoperta così, in tridimensione come le pagine dei libri per bambini, pagine vere da toccare e da affidare alla fantasia sempiterna. La fantasia è reale perché abbraccia una dimensione vera. Appare sempre quando meno te lo aspetti ed è sempre il tempo che la definisce come figurazione vivida, un’apparizione. Aprendo molte delle pagine di questo libro ogni figura è un po' la nostra immagine. Siamo solo bidimensionati, come dentro le pagine di un cartone, fino a quando qualcuno ci legge; poi, come per miracolo, ritroviamo il qui e ora, la nostra vera dimensione. Il senso di tutto questo lo ritrovo non soltanto nei luoghi e nei fatti, ma soprattutto nella mia generazione. Si, la mia generazione, quella del freddo invernale, della ricostruzione, della nascita dei rapporti psicologici con la famiglia e con la buona e meno buona società. Ecco! Mi sono detto. Questo libro fatto di immagini è adatto per adulti che hanno aperto con mani innocenti l'album del proprio trascorso. Ci insegna a osservare come si mescolano le carte di un gioco che è la vita con le sue combinazioni e scopriamo per la prima volta che il caso non è poi così bizzarro; non c'è nessuna mesaillances, nessuna distorsione nei rapporti familiari, ma solo una visione a grand'angolo dell’umano visto dall’osservatorio di un bambino. Per questo il romanzo di Adele Desideri è reale ed è anche vero. Non cambia nulla se i nomi non sono reali; quei nomi sono veri e reali insieme, volti dalla fisiognomica umana fusa con la pagina di un tempo che tutti noi vorremmo scrivere. Punto terzo: in questo scritto c’è tutto ciò che la scrittrice ricorda e, siccome i ricordi fanno parte della vita emozionale e sensibile di tutti, eccoci entrare in un itinerarium mentis dove un alto valore morale guida il racconto. Per l’autrice questo romanzo si paragona a una confessione, da cui esce un'assoluzione piena che la memoria elargisce perché è la dea che riconduce l’esperienza all’essere individuale, pur intrappolato nella dimensione reale del tempo; tutto è immerso in un’aura di permeabilità sacra.
Del resto dove e in quale altro modo l’artista, calandosi nel vero, può abbracciare il reale?
Ottimo romanzo per parlare di sé e della storia di tutti, una storia che assolve il libro dal peccato di scoprirsi immortale.
*
Aky Vetere

lunedì 17 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Scrigno"
Cedo a memorie di amplessi già descritti
lungo il cammino di viali in ombra,
a saccheggiare ancora acerbi silenzi.
La tua figura sbriciola vendette
sballottando ricordi frettolosi
e congiunzioni
e sorrisi.
All'orizzonte naufraga ogni simbolo
incenerito ai tuoi occhi
dove muore il torpore dell'insonnia.
In questo gioco ancora è primavera
mia la tristezza a declinare le sere
quasi inganno aggiogato allo zodiaco:
solitudine nel trucco del tuo scrigno.
(17 / 4 / 17 )
Antonio Spagnuolo

venerdì 14 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia risorge"

Mattino consecutivo
nel lucore d’alba per
Alessia sottesa al sogno
più dolce della fiorevole
favola in versi e non
in versi. Attende Alessia
alla finestra sulle cose
di sempre l’amato
nel rasserenarsi di sorgente
del freddo delle acque.
Beve Alessia a pieni
sorsi la vita azzurra
e nell’incanto risorge
come una donna sedici
anni contati come semi.
*

"Alessia e le acque"

Nell’immergersi sorgivo
di Alessia in incontaminate
acque del lunedì, incanto
nel lago ad avvolgerla,
fisicità e di 18 grammi l’anima
a lambirla il liquido
elemento nella fabula
infinita, la vita che prosegue.
Viene Giovanni tra dell’
albereto il verde con il segreto
dono a farla bella la sua
Alessia (un rossetto e un
rimmel nel rosso del pacchetto).
Esce dal lago Alessia
e i pensieri volano a ovest
delle rondini azzurre.
*

"Alessia e il foglio azzurro"

Cielo di foglio azzurro per
ragazza Alessia all’entrata
del Parco Virgiliano uscita
dal sogno più soave. E sta
Alessia infinita con l’anima
librata nell’amore e nell’
amicizia, anima di 18 grammi.
Intravede il sentiero per il
Mediterraneo Alessia e sul
bordo delle acque accende
una candela, Alessia rosa vestita
per la vita in versi e non
in versi. Ride Alessia nel verde
del prato d’albereto
e otterrà raccolto.
*

"Alessia e la gioia di platino"

Di platino di Alessia il braccialetto
venuto dalle mani di Giovanni.
Liquidi pensieri di Alessia felice
come una donna col dono
di vittoria dell’amore. (Lo
metterà al polso quando lo
faranno nella sera).
Incantesimo dell’angelo
nel passare Alessia dove era
già stata a 14 anni (Via Toledo).
Parla alla luna ragazza Alessia
che risponde emergendo
da grandiose nuvole.
*

"Alessia e la libertà di vivere"

Tempo di pace nella storia
di Alessia. Tenta per gioco
la felicità ragazza Alessia
monetina nella fontana a
gettare, metallo che nel fresco
acquoreo di aprile affonda.
E prega Alessia l’angelo
invisibile (fa che non mi lasci).
Silenzio di fiume oltre il
tempo e la libertà di vivere
onesta Alessia nel panneggiare
sottile di nuvole infinite.
Alla fine tutto o.k. sorride
la fragola.
*

Raffaele Piazza

giovedì 13 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia", - un cristallo risonante
Alessia (Associazione Salotto culturale Rosso Venexiano, 2017), sessantanove testi di poesia che coprono un arco di tempo che va dal 1984 al 2014. Una durata come l’estensione discontinua delle tante orbite fotoniche che irradiano movimenti di vita e di esistenza tra stagioni e tempi. Sono le facce del cristallo poligonale che si chiama “Alessia” o il mondo giovanile che ci racconta i suoi vari passaggi esistenziali. La durata di un’identità psico-effervescente fatta di slanci e ricadute gioiose, i cui punti sono anche le varie stazioni ideo-iconico-temporali che miscelano sensazioni, sentimenti e pensieri in progress, il mondo di Alessia. “Alessia” è il nuovo lavoro poetico di Raffaele Piazza. Questo nuovo lavoro del poeta campano (Raffaele Piazza) si presenta al lettore come una costruzione cristallina. Anzi un cristallo di simultaneità. Un cristallo che geometricamente ci si può presentare come una configurazione che si realizza in tanti poligoni sfaccettati (indicativi in tal senso possono essere certi gruppi di poesie dove la variazione tematica è legata a un luogo civico-geografico – Alessia a Capri, a Ischia, a Salisburgo, ad Assisi; oppure Alessia e il fulmine, il fuoco e il futuro; oppure Alessia vista in una stagione (Alessia attende la primavera), o in un anno e i suoi mesi come Alessia e San Valentino 2011, Alessia verso Pasqua 2011, Alessia e il 2012, Alessia e gennaio 2012, Alessia verso febbraio 2012, Alessia e il 2014, Alessia e febbraio 2014. Una vera e propria fenomenologia cristallografica. La scristallità poetica cioè che media la visione e la percezione di ogni singolo testo come se ogni tassello fosse una faccia del cristallo poligonale che differenzia e si differenzia. Una configurazione che procede per orbite che si concretizzano in facce trasparenti e onde luminose declinanti variazioni cromatiche – il rosavestita, l’inzurrarsi di cielo …. – e sonore corde di “tela”: «Passano giorni disadorni / pari a polvere d’argento / a posarsi sulla tela lavorata / da Alessia nell’ansia serale / […]» (Alessia e la tela, p. 7). Come dire i fonemi che il principio di equivalenza correlaziona passando dall’asse paradgmatico al sintagmatico dei materiali dei versi). Una sonorità che, unitamente alla tessitura compositivo-sintattica del verso, ritma suoni e accenti semantizzati aperti e chiusi, aspri e non aspri, così com’è la vita e l’esistenza di Alessia con le variabili metriche del tempo che com-pongono la sua identità spirituale e materiale determinata.
È il ritmo, fra l’altro, che Antonio Spagnuolo nella sua prefazione indica poi quale efficace luogo di esplorazione del dettato poetico di Piazza in “Alessia”; e tale che «Nessun rimpianto è sospeso». In controluce infatti «scattano possibili passaggi di aneliti, di dolci pieghe, di nascoste ispirazioni verso graffianti e un poco amare rivelazioni. Alla memoria collettiva è dunque il ritmo all’interno del tempo, un tempo che, nelle sue continue oscillazioni, impone i suoi spostamenti tra paesaggi inventati o metafore avvincenti». E il tempo delle poesie di questo libro di Piazza è quello dell’arco compreso tra il 1984 e il 2014 come una durata scandita dai vari movimenti messi lì a tracciarci il cammino della giovane Alessia per qualificarne le soste e i pensieri d’amore e di vita.
Una scrittura poetica quasi a stazioni di posta che, come tappe spazio-temporalizzate, a parere nostro, servono a controbilanciare la forte tendenza d’intimismo lirico – che il libro, secondo noi, sembra evidenziare lì dove la materialità dei corpi e degli incontri con Giovanni si consuma nel “privato” sentimentale delle “sillabe del sogno” (Alessia e il foglio bianco, p. 28). Rilevabile è però anche una controforza del verso dove corre la metafora quale tecnica di dialettizzazione e ri-flessione con presa di distanza; il distacco che esteriorizza (meta-pherein, porta fuori) il vissuto. Rilevabile è altresì anche la logica di certe analogie “retoriche” che, tramite la poli-funzione del termine “come”, sembra immettere il senso di una forza logica tesa a non far predominare troppo gli abbandoni dell’anima romanticizzata. Il come, utilizzato anche come avverbio o congiunzione, è pure una ana-logia (analogia), quel rapporto che cogliendo la somiglianza di certe parti (delle cose chiamate a rapporto) ne allontana nel contempo l’identificazione. Un espediente, il come, di cui il poeta si serve per argomentar-ci l’avvicinarsi e insieme l’allontanarsi dell’essere di Alessia nel suo stesso essere “come”…; come dire che il poeta nel tratteggiare la figura di Alessia non rinuncia a dirci che in corso d’opera c’è anche il passo della ratio. Non ci sono solo «angeli con liuti, cetre ed arpe / a cantare la vittoria intonata / in un soffio di brina. […]». Esemplare in tal senso è la poesia “Alessia e il foglio bianco” (Alessia, pp. 28-29).

Per ricominciare la vita a scriverla / con incerta grafia sul foglio / bianco trovato nel diario dell’ / adolescenza, Alessia, venti anni / contati come semi. Tutto accade / nel tracciare sillabe nel sogno / ad occhi aperti, teso sulla sera / di cobalto a inazzurrarsi in trasparenza lieve sulle linee del tramonto / come una conca d’arancia / Tutto accade come nel lattescente / mare della tranquillità lunare, / […] Tutta accade una vita / scritta con mano tremante la / parola amore, resiste sui muri / duali delle anime in storie di baci / dati con passione di ragazza / e rise Alessia come una donna / […] / in un soffio di brina. Ecco, detersa la /favola accompagna la storia / con i nuovi figuranti e gli amici.

Nel cristallo “Alessia” – come nel suo focus quantico e nell’insieme delle risonanze che ne qualificano il complesso e caldo mondo d’amore e intrecci verbo-materiali – non c’è rapporto che non leghi somiglianza iconica e volontà concettuale, l’intreccio che strappa le parole alla loro astrattezza di puro segno verbale. Il mondo-Alessia, di cui il poeta Raffaele Piazza coglie poeticamente il divenire-donna, è quel del cristallo poligonale (ripetiamo) che lascia il suo fuoco centrale ardere per figurarsi drappeggio di rosa-azzurro-vestito (colori che si ripetono nel linguaggio del poeta Piazza). Una ri-petizione (un movimento anaforico) che può essere il ri-iniziare della vita in ogni suo-punto-istante come impasto di contenuto e forma e variazioni espressive. Un piegarsi e ripiegarsi nella tela dei rapporti che la vita e il tempo non smettono di tessere. Un drappeggio di colori, luci, percezioni, pensieri, attese… che saltano da un’orbita ad un’altra come pieghe svolte e flesse, votate a inseguire e spingere la vita in cerca di poesia come un cristallo risonante di radiazioni in cifra.
(MARSALA - 13 APRILE 2017)
*
Antonino Contiliano

mercoledì 12 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

GIUSEPPE VETROMILE : "Di soffi e di lumi" - ed. Centro culturale l'ortica - 2017 - pagg.42 - s.i.p.
Singolarissimo progetto editoriale questo volume , che altro non è che una ricca "antologia" di poesie di Giuseppe Vetromile , tutte , una ad una , premi ricevuti negli anni trascorsi dal 1979 al 2016. Un procedere attento e colorato attraverso momenti di un viaggio intrapreso nella stupenda illusione della poesia documentata.
Le maglie di questo panorama sono la prova tangibile e luminosa di una capacità creativa di notevole spessore, per la quale il poeta dilata immagini in oscillazioni debordanti di assonanze ed accordi , e chiede di essere ascoltato oltre l'immaginazione e dentro il continuo movimento della musicalità.
Nella poesia di Vetromile si intrecciano misure ricomposte di amore e di speranze , di vissuto quotidiano e di preghiera, di partecipazione al disinganno e alla improvvisa folgorazione di uno schermo.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 10 aprile 2017

NOTA = GIORGIO BARBERI SQUAROTTI

GIORGIO BARBERI SQUAROTTI è deceduto ieri Domenica 9 aprile 2017 - Ci lascia un uomo di altissima preparazione culturale , poeta delicato e attento , critico tra i più apprezzati . Era nato nel 1929 -
*

giovedì 30 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= LUIGI BALOCCHI

Luigi Balocchi – Atti di devozione
puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 93 - € 12,00

Luigi Balocchi è nato a Mortara nel 1962. Ha pubblicato vari romanzi e diverse sceneggiature e ha riportato dei premi letterari.
In poesia ha pubblicato “Appunti per la grande Carestia”, 2014.
“Atti di devozione” è una raccolta non scandita e i suoi componimenti sono tutti forniti di titolo.
Tema centrale del libro è quello della descrizione e interiorizzazione dell’amore e della sessualità intellettualizzati e vissuti come riscatto sul male di vivere, il tempo e la quotidianità.
Il poeta si esprime attraverso una parola gridata nel suo tendere all’estasi, frutto del vissuto, che si coniuga all’immaginario di una fortissima sensualità, una grande carica erotica.
A livello stilistico e formale il testo presenta una forte compattezza e i componimenti raffinati e ben cesellati emergono come il risultato, l’esito, di una notevole coscienza letteraria.
Le composizioni, costituite da versi eterogenei per lunghezza, dei quali anche i lunghi hanno un’ottima tenuta nel loro debordare, sono armonici, icastici, luminosi e scattanti nella loro leggerezza e velocità.
Altra tematica del libro è quella della corporeità dell’io – poetante che, a volte, fisicamente smembrandosi, si fa parola, poesia appunto.
Quanto suddetto avviene in Il Dio smembrato nel cui incipit il poeta afferma:-“Ecco il mio piede sinistro, ecco le mie mani, l’occhio/ appeso a un cespuglio,/ le dita ad una ad una conficcate nella terra/ E quella è la mia lingua che stan mangiando i cani,/ il cazzo tra i denti di chi ha fame/”-.
Proprio attraverso la descrizione della frammentazione del corpo stesso e del presunto dolore fisico susseguente, il poeta crea immagini forti, ma sempre controllate pur nella loro indiscutibile violenza.
Tale carica di sensuale fisicità si riscontra spesso anche nel rivolgersi dell’io – poetante ad una figura femminile:-“Se mi avvicino è per leccarti il cuore./ Colarti nel sangue/…”.
Nella gioia dei sensi, che emerge dal colloquio con l’amata, Balocchi tende a fondersi nell’anima e nel corpo con il tu destinatario dei suoi versi, proprio secondo il detto biblico e saranno una sola carne.
E nella carnalità venata di mistico ardore il poeta descrive luminosi papaveri sferzati dal vento e numinosamente l’istante, l’immenso, spazio – tempo salvifico e salutare dove fare l’amore con assoluta libertà nella certezza di una duale redenzione che ha qualcosa di sacro.
Del resto misticismo ed erotismo sono gli estremi di una stessa catena e questo Luigi Balocchi lo sa molto bene.
E non a caso parla del suo coraggio, dell’allegra sfrontatezza della sua etica pornografica.
C’è una vena ottimistica nella poetica di questo originale ed abile autore che pur nominando immagini visionarie, che sembrerebbero violente, riesce a ritrovare anche l’incanto sia pur nella ferocia dell’amore.
E quell’afflato mistico erotico trova la sua esemplificazione nei versi:-“/Mi abbandono, forte vivo, dentro, benedetto in te/”.
*
Raffaele Piazza




mercoledì 29 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIOVANNI PERRI

Giovanni Perri – “e mi domando la specie dei sogni” -
Terra d’ulivi edizioni – Lecce – 2017 – pagg. 95 –
*
Giovanni Perri è nato a Napoli nel 1972. Ha pubblicato poesie su molte riviste cartacee ed on-line e ha vinto due primi premi in concorsi di poesia.
“e mi domando la specie dei sogni” è un titolo programmatico che sottende una scrittura onirica e visionaria come lo sono i sogni stessi nel viverli nello stato di sonno ed anche ad occhi aperti.
Fin dagli albori dei tempi i sogni hanno colpito l’immaginazione dell’essere umano e chiedersi la specie dei sogni stessi, come fa Giovanni Perri, per ciascuna persona, è un compito intenso e ricco di stimoli.
I sogni sono stati oggetto di studio di Freud, che li leggeva come proiezioni di desideri e di Jung che li considerava in modo mistico – magico come premonitori secondo la sua teoria della sincronicità.
Se ci caliamo nelle atmosfere descritte da Perri sembrerebbe più intonato al suo sentire l’approccio junghiano e infatti molte poesie prendono le mosse proprio dai sogni stessi, senza determinismi o chiusure alla fantasia di stampo freudiano.
Il testo non è suddiviso in scansioni e tutti i componimenti sono forniti di titolo. Presenta una postfazione ricca di acribia di Ivan Ferrari.
Programmatico la composizione di apertura a partire dal suo titolo allusivo: Vi dico. Questa poesia, nel rivolgersi dell’io – poetante al lettore con un tono connivente e profondo, esprime efficacemente il senso della scrittura stessa a partire dall’incipit: “- avrei un tavolino pieno di concetti/ e di poesie giocattolo per farvi divertire/ un piede per darvi direzioni… “.
Nei suddetti versi il poeta s’improvvisa, con una certa dose di ironia, guida di coloro che lo leggeranno, nel riflettersi, nel ripiegarsi della poesia su se stessa in un gioco di specchi affascinanti.
L’io – poetante si esprime con immagini di solito chiare e le poesie sono sempre affabulanti e cariche di una certa carica intellettualistica.
Il poeta invita i lettori a leggere e scrivere e chi legge deve immergersi nella pagina per recepire il messaggio profondo, raffinato, ben cesellato ed avvertito.
Versi icastici, tutti efficacemente risolti spesso in un unico respiro e ottima è la tenuta anche di quelli lunghi debordanti e intensi.
Poetica antilirica quella del nostro nella quale l’io – poetante è molto autocentrato e in una poesia alta, intitolata Due, il poeta afferma nella chiusa:-“…fossimo dell’impresa di capirci veramente…”.
I suddetti versi, rivolti ad un’interlocutrice femminile, della quale ogni riferimento resta taciuto, è costituita da parole esatte ed acuminate nelle quali il Nostro esprime l’idea di fondersi, di provare insieme alla donna le stesse sensazioni all’unisono:-“… /e ti raccolgo e ti sento/ mio albero/ mio teatro invisibile/…”.
Il poeta è conscio della carica di pensiero divergente che è connaturata alla poesia stessa, eleento che emerge nel componimento La mosca nel quale Perri s’identifica nell’insetto che diviene simbolo del poeta stesso. Infatti qui Giovanni afferma che suo compito, mestiere è quello di rompere gli assi cartesiani, centrare rovelli poetici e di essere l’assente di turno.
Vagamente underground il discorso del Nostro che trasferisce con eleganza in poesia emozioni gridate e nello stesso tempo sorvegliatissime.
*
Raffaele Piazza

martedì 28 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA SANTORO

ANNA SANTORO : "LA QUINTA STAGIONE" Ed. Kairòs , Napoli - 2017 - pagg. 126 - € 12,00 -
Anna Santoro confessa la sua fedeltà alla poesia coinvolgendo il lettore su aspetti comuni della esistenza e dell’esperienza quotidiana, e della cromatica significazione dei versi, con un linguaggio non sempre semplice , ma capace di penetrare nell’essenza del pensiero , e specularmente ella apre spazi vivaci e luminosi con la scrittura accorta di laboratorio. Il testo perlustra i contatti a volte ingenui , a volte altamente profondi , nella tonalità musicale , della metrica e della conciliazione sintattica , qui campione originale della parola poetica che ricuce e sollecita le ampiezze di sfaccettature. Scorrere le pagine di questo volume è come penetrare in uno spazio utopico nel quale la realtà rompe barriere e la fantasia ricuce tessuti. Una fiducia totale di ripercorrere emozioni e illusioni , tensioni carnali e sigilli di memorie. Il libro , in elegante veste tipografica propone due nuclei densi di poesie inedite e ben sei capitoli di testi estrapolati da volumi precedenti. Un viaggio , insomma , ricco di sorprese , se scorriamo le varie inquietudini di una ricerca culturale di tutto rispetto, avvinti da una variegata completezza umorale ed emotiva . Il colloquio che Anna Santoro introduce veicola rappresentazioni ed emozioni che riescono ad alimentare sicurezze psicologiche , uncinature intellettuali , flussi di modulazioni varie. L'immaginario diventa qualcosa che rompe barriere e cresce nel potenziamento personale del verso.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 25 marzo 2017

NOTA DI LETTURA = PER ALESSIA

Nota di lettura per “ Alessia” di Raffaele Piazza
Alessia è al centro, osservata e letta, immaginata nelle sue emozioni, in un diario scritto da altri. Lo scorrere del tempo scandito in colori, ansie e transiti, la vede fluida nella sua quotidianità, quasi si attraversasse incorporea. Eppure la scuola, l’amore e il viaggio danno senso allo scorrere delle ore, ai fatti vissuti. Proiettata in uno specchio non suo, vive al di fuori di sé nell’interpretazione somigliante d’un anno lontano e attuale. Il racconto poetico la muove come una pedina, la scopre nelle sue tappe, indaga le mosse, trae conclusioni. E Alessia si svincola, in una sua strada parallela, libera da ogni parola. Ma gli angeli cadono e il tempo è fermo . Nel dipanarsi dei giorni qualcuno ricompone i fili che daccapo si annodano in ritorni così i tempi si accavallano in ripetizioni d’ abiti rosa e visioni teatrali dell’anno statico. Eppure Alessia cresce nella pagina come in un sogno ricorrente di presenze, in sospensione di accadimenti futuri e scivola imprendibile verso il destino. L’azzurro e il rosso confinano come il bene e il male nell’incantesimo d’un quotidiano versificato e l’ombra di una presenza che “sa”, l’accompagna. E’ l’autore o l’interprete del difficile compito di rendere la realtà di Alessia, surreale.
Liliana Ugolini 2017

giovedì 23 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"SOLITUDINE"
Cos'altro che le dita a riposarmi?
Dalla mia solitudine
alle faville del tuo sorriso , il sogno
strappa le membra ad una ad una.
Cercando l'ultimo abbandono
fra le carte ingiallite
e le ciglia , e il pallore
che s'allarga nel fiato,
in questo passo ingigantisco le ombre,
taglio le fiamme del silenzio,
ed i pensieri del giorno,
che autorizzano il canto o la paura
della tua lontananza.
Per decifrare il dono
solo memoria calpesta nel timore.
*
Antonio Spagnuolo

lunedì 20 marzo 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia getta un sasso nel lago"
*
Pace azzurra di Alessia
a trasmetterla il lago a
entrare negli occhi e arrivare
all’anima. Albereto adiacente
di eucalipti dove ieri ha fatto
l’amore con Giovanni.
Studia Petrarca ragazza Alessia
“In vita e morte di madonna
Laura”. Domani per la vita
l’interrogazione nel folto
della scuola. Prende in mano
Alessia un polito sasso
e nel lago lo getta, chiede
ai cerchietti di non essere
lasciata.
*

"Alessia appassionata"

Sera di profumi di fiori
da rinominare per Alessia
nuda allo specchio dell’anima.
Si veste Alessia come
una donna (slip e reggiseno
rosa confetto e gonna corta
cobalto di cielo e a quadri
camicetta, scarpe nere
con i tacchi alti).
E’ già bagnata Alessia
nell’attesa del prossimo
letto e aspetta Giovanni
per l’amore. E’ appassionata
Alessia calda e sudata
mentre della casa tra le piante
donna dei boschi,
squilla il campanello.
*

"Alessia nuota nel lago"

Fresche acque del 18 marzo
immersa Alessia in fisica
gioia nella storia dei baci
che continua. Attimi rosapesca
nell’intessersi con il liquido
elemento i pensieri. Alessia
nuota prima della felicità
dell’amore rosso con Giovanni
nel campo di grano.
S’inalvea Alessia sulla riva
nel trarre profana serenità
da uno sguardo al canneto
e alla sorgente.
*

"Alessia e la luna sorgiva"

Luna lamina, ostia di platino
per ragazza Alessia
nell’improvviso scorgerla
nella nera auto nel fare
l’amore con Giovanni
nella sera. Finestrino d’aprile
verde in scena dell’anima
servita fresca all’amato. Fuori
dell’ossigeno i pini del risveglio.
Il Parco Virgiliano, campo
di giochi protegge Alessia
e Giovanni nelle devozioni
senza fare bambini.
*

"Alessia e l’incontro"

Passa dove era già venuta
Alessia, Corso Umberto
del sole ad accadere come
una forza arcana nel multietnico
vocio (i neri, i bianchi,
i cinesi e i giapponesi).
Attimi senza tempo nel
riavvolgere della vita il filo.
Lo vede venire, lui l’amato,
per adornati momenti degli
occhi negli occhi. Poi il bacio.
Liquida Alessia attende la
gioia prima di aprire del dono
il pacchetto.
*

"Nuova gioia di Alessia"

Poi nel meriggiare all’aria
aperta sul bordo del Mediterraneo
dove ha acceso una candela
ragazza Alessia nell’iridarsi
del paesaggio in nuove tinte
pari ad olio colori di natura,
la nuova di Alessia gioia
nelle cose dell’amore. E
si è fatta bella Alessia con
rimmel e rossetto nel proseguire
della vita da una provenienza
di sorgente e il raggio blu
del cielo per l’estasi dei baci.
*

"Alessia e i cieli della sera"

Sempre i cieli azzurri
di carta velina sospesi
nella sera per Alessia
al varco del jet della
speranza della bianca
scia. Incantesimo intatto
per l’inseguirsi dei giorni
la sera precedente
che non torna oltre
delle cose per continuare
della gioia il raccolto
del grano del campo
del profano amore.
*
Raffaele Piazza

domenica 19 marzo 2017

POESIA = V. S. GAUDIO

"I pantaloni rossi di Nadiella" *
*in memoria di Nadia Campana ( Cesena 11 ottobre 1954- Milano 10 giugno 1985)


1.
oh delizia delle delizie
come potrò farti vedere
dai miei ospiti
con quei pantaloni rossi
con quel passo che avevi
in via Barberia dove
stavamo andando a farci
il panino con la mortadella?

2.
una volta sedemmo sui gradini
di San Petronio e fu quando
avevi quei tuoi calzoni rossi
e mi venne in mente il pelo biondo
della mia amica Claretta che non
portava le mutande nemmeno
al ristorante

3.
La vedete quella ragazza
coi calzoni rossi, se hai visto
ebrei che pregano per la pioggia
dirà poi Amichai hai visto
come gli uomini ricordano,
io ti ho visto con quei calzoni
rossi e sulla spiaggia di Rimini
d’inverno com’eri in quella
immagine che mi hanno rubato
gli zingari insieme al libro di Testori
sulla letizia e la felicità che mi avevi
dato da leggere, non puoi vedere
come ricorda un poeta, ragazza
di quegli anni in cui non sono stato
a Le Havre, né a Ushuaia come mio
nonno, mi piaceva stare in mezzo
alla gente, Torino scava immagini
indelebili nella tua libido, con quei
calzoni rossi che avevi in via Barberia
a Bologna solo in quella finestra visiva
ti ho portato a passeggio sotto i portici
di via Roma, via Po e via Cernaia
e adesso che avrei voluto ancora
pensarti qui in questo deserto
della mia anima come faccio
a pensarti con quei calzoni rossi,
come può essersene andata quella
mia ragazza coi calzoni rossi?
Una ragazza con quei calzoni
rossi sta semmai alla finestra
a farsi lo shummulo, non salta
giù perché non può essere che
non ci sia più nessuno che
le tiri giù i calzoni rossi,
nel vento estivo che sta
arrivando

4.
Tutto in bianco e nero in strada
la stiamo attraversando o percorrendo
nei punti in cui tutto è così chiaro
che non posso non attardarmi
a guardarti il passo che hai
mentre andiamo a farci un panino
con la mortadella coi pantaloni rossi


5.
Ma un po’ di amore mi resta addosso
non è vero che la linea della mia anima
è sprofondata nell’abisso del Satanasso
e poi ci sono quei tuoi pantaloni rossi
che per quanto il vento possa essere
impetuoso te li sfilo anche nel sottopasso
ferroviario qui, dove quando passano
i circhi, non c’è più un treno che corre
verso il sole, soltanto l’altro giorno
ho visto una polacca pedalare che
mi ha fatto un momento pensare
non a te ma alla Henia di Gombrowicz
che lei sì che se avesse messo i tuoi
pantaloni rossi col cazzo che si sarebbe
buttata giù dal ponte

6.
A volgermi ho imparato
ai tuoi calzoni rossi
come fossero un poema
che sto cercando di mandare
a memoria
e quando ci riesco allora ti vedo
ragazza mia che sei volata via
e non avresti potuto farlo
se solo avessi indossato
ancora sei anni dopo
quei pantaloni rossi
che avevi messo per me
in via Barberia quando ce ne andammo
a farci un panino con la mortadella
ed era giugno sei anni prima
*
 by v.s.gaudio│



sabato 18 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"LES AMANTS DE COCTEAU"
-La Traccia Rossa-
*
Nell’abbandono la voluttà si inarca
come riflesso di colori, tentacolo
fra le gambe snelle e le schegge
di un grappolo vermiglio.
Una traccia disegna iridescente
il tepore della tua apertura
quasi rapita da un sogno inappagato
per contrarre le ultime fibrille.
Egli rammemora i tempi iridescenti
con la forza delle ombre meridiane,
e ti cinge, ti sfiora con fulgide faville,
nel penetrare le candide inflorescenze
del tuo giglio.
Quasi una danza i muscoli contratti
che aprono il tremore di un delirio,
con faville leggere fuori del tempo.
C’è del sangue che incide il suo insulto
con il pugno, nel frizzo che squarcia il tuo ventre.
Un dubbio vertiginoso stordisce nello sguardo
e annoda il braccio sospeso nell’angoscia del forse.
*
Antonio Spagnuolo

mercoledì 15 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANLUCA DI STEFANO

Note su "BIANCO O ROSSO, È LO STESSO" di Gianluca Di Stefano
2016, Fermenti Editrice, 86 pagg., € 13,00, ISBN 978-88-97171-74-4
*

L’autore
Gianluca Di Stefano (Rho – MI, 1972), ingegnere, per Fermenti ha pubblicato i volumi di poesia I mali del fiore (2004, prefazione di Donato Di Stasi), vincitore della XXI edizione Premio Nazionale di poesia “Citta’ di Penne-Mosca”, A passo d’uomo (2005, prefazione di Gualtiero De Santi, postfazione di Donato Di Stasi), I segreti del silenzio (2006, prefazione di Renzo Paris), Catalèpton (2010). È inserito in diverse antologie poetiche. Come narrativa ha pubblicato il romanzo I punti di Lagrange (2013, Fermenti).
Si sono occupati di lui Giorgio Bàrberi Squarotti, Donato Di Stasi, Gualtiero De Santi, Velio Carratoni, Renzo Paris, Raffaele Piazza, Giuliano Ladolfi, Antonio Spagnuolo, Sandro Montalto, Luciano Nanni, Salvatore Martino, Emilio Diedo, Stefano Valentini e altri.
***
Dalla quarta di copertina
Sono stato con chiunque avesse scritto un bel verso
e ovunque questo fosse stato concepito
consapevole che la poesia non dice nulla di nuovo
ma può dirlo bene.

Bevo l’acqua che è insapore
e mi sento dissetato
respiro l’aria inodore
e mi sento vivo
Labbra convesse ed anche concave
al sapore e all’odore ci pensano le tue carni
che mi sento sazio.
Sorridi, arriva il tuo amante.

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla televisione, sazie, nude, inermi
trascinarsi in matrimoni falliti in cerca di emozioni rabbiose
lottatori dal polso fermo e dal pugno chiuso
nel telecomando pulsante davanti allo schermo
che in miseria e catatonici e occhi infossati stavano a selezionare
nel buio di divani sfondati
e vedevano angeli illuminati…

***

Da "BIANCO O ROSSO, È LO STESSO" di Gianluca Di Stefano

Sono
Io son la sola creatura nel mondo
Che lingua mai non chiama, occhio non piange;
da quando sono nata, mai un pensiero
in altri generai triste né lieto.
(Emily Brontë)

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
(Fernando Pessoa)


Sono la cicca di sigaretta
schiacciata sotto il tacco

ed il tacco da nettare
a cui si è appiccicata la gomma da masticare

Sono la nota fischiettata
di un motivo anonimo

Sono un sinonimo

Sono il cristallo di ghiaccio
che si scioglie come ombra nel crepaccio

Sono la puttana frigida
e la rugiada nella corolla del’aquilegia turgida

Sono questo, tutto e nessuno
s’è vero che in amore uno più uno fa uno
Sono la porta aperta
sul caso chiuso

Sono l’arancia caduta dalla sporta
che rotola ai piedi della porta

Sono la ruota di scorta

Sono il maccherone che tracima dallo scolapasta
e la goccia di vino che la tovaglia devasta

Sono il collo della bottiglia strozzato
come urlo soffocato

e la cacciata dello sciacquone
che si involve nell’ingorgo

Sono questo, nel bene e nel male
come naufrago nel sifone e nell’isola pedonale

Sono i versi della bestia
che si sono fatti poesia

Sono i versi che rubano oro
e comprano amore

l’amore inondato dalle lacrime
come vino a cui l’oste ha messo l’acqua

Sono l’immagine di se stesso
che litiga nello specchio riflessa

Sono questo, uno e nessuno
il pesce fuor d’acqua e il dio Nettuno
Sono la domanda, il più inutile dei misteri,
se la risposta è amore

e la sedia nella sala delle vergini scaltre
con una gamba più corta delle altre.

Comunque mi sieda

Sono scomodo.
***
bURLOne
Forse all’inferno i reprobi non sono sempre infelici.
(Jorge Luis Borges, Il duello-Il manoscritto di Brodie)

ad Allen Ginsberg


Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla televisione, sazie, nude, inermi
trascinarsi in matrimoni falliti in cerca di emozioni rabbiose
lottatori dal polso fermo e dal pugno chiuso
nel telecomando pulsante davanti allo schermo
che in miseria e catatonici e occhi infossati stavano a selezionare nel buio di divani sfondati
e vedevano angeli illuminati…

martedì 14 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

Nazario Pardini : “Cantici” – ed.The writer – 2017 – pagg. 96 - € 10.00
Il respiro ampio , che sospende i versi nella luminosità del canto , è in queste pagine ricche di musicalità un rintocco modulato e sereno , che si traduce in una poesia delicatamente accorta e prodigiosamente incisa. Diviso nettamente in due parti il libro offre momenti di morbido abbandono inseguiti da attimi di irrequiete memorie.
“La prima parte – scrive nella prefazione Luciano Domenighini – è una evocazione mitizzante degli anni della giovinezza , mentre la seconda , riferita al presente , in forma di ripiegamento patetico, è una rivisitazione di quei luoghi e una meditazione sul tempo che trascorre e tutto travolge e muta.” Pardini ripercorre i filtri della giovinezza tratteggiando con finezza il verso, con la incisività dell’endecasillabo , che sempre rimane un punto basilare del ritmo poetico, e cucendo morbide figure , prendendo forme emotive nella sua fervida immaginazione .
“Sono una barca che s’inarca nel mare
sono un fuscello in balia del vento
che cerca un porto dove rifugiare
le mie malinconie. A volte ho visto
una pallida luce di conforto
a indirizzare la prua. I remi stenti
hanno solcato mari indifferenti
verso il chiarore delle mie speranze.
Invano. Tutto spariva all’approccio…”
La sua storia sembra ricamare tratteggi fra le ombre del ricordo e le illusioni del ritorno, negli scenari diversi , che dipanano davanti agli occhi alcune realtà che vagheggiano "perle" bagnate dalla spuma. La sua poesia che nasce dal coinvolgimento culturale riesce a dare un senso autentico dell’esistenza , tra il quotidiano , ricco di sorprese , e il già vissuto capace di possibili reinvenzioni.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 10 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“MAGNOLIE”
Non è più il tempo di magnolie,
di moine preziose e furtive,
intrappolato nei nodi delle aritmie,
nella vertigine ingorda dei ricordi.
Non riconosco il profilo ormai sfocato
e sospeso in colori di cristalli,
rovesciato dalle foto che nascondo timoroso
per non cadere in angoscia.
Eri il candore , e non lo sapevi ,
il motivo segreto del riflesso in pastelli
per raggi dal riverbero violento,
malinconica conferma di qualche promessa
agganciata all’illusione.
Gocciano i rintocchi del silenzio
nel calendario che resta.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 4 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Silenzi”
Il silenzio incide giorno dopo giorno
il suo vuoto tra i ricordi
che ingombrano il cervello.
Si cancella senza pietà ogni traccia
a contatto delle mani , ai graffi del gorgo
che ricompone memorie,
alla pelle carnivora che narra degli abissi,
al morbido contatto delle ombre.
Il silenzio pericolosamente fuori luogo
ha fame di pianti,
lo scricchiolio del ghiaccio che vermiglia,
residuo di storie ormai disperse,
in apparenze di veglie nella stanza scura.
Così il mistero del dopo lascia i dubbi
al vertiginoso silenzio del presente,
nel tempo di un miserere.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 3 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = CARLANGELO MAURO

Carlangelo Mauro: “Liberi di dire” – Ed. Biblioteca di Sinestesie – 2017 – pagg. 288 - € 15,00 –
“Saggi su poeti contemporanei , seconda serie”. Il sottotitolo specifica gli intenti di questo poderoso e ponderoso lavoro di critica , che vuole essere – come sottolineato nella nota introduttiva – una prosecuzione del progetto nato con un primo volume dedicato ad alcuni autori viventi. Suddiviso in due parti ben distinte il libro vuole isolare e specificare le voci di alcuni poeti più giovani, che sono trattate nella seconda parte, rielaborando le vicende delle scritture personali , tutte alla luce di una dettagliata analisi di una moderna espressione del discorso poetico. Carlangelo Mauro volge la sua attenzione a Sebastiano Aglieco , Domenico Cipriano , Maurizio Cucchi , Stelvio Di Spigno , Luigi Fontanella , Mario Fresa, Vincenzo Frungillo , Elio Pagliarani , Umberto Piersanti , Ugo Piscopo , Giancarlo Pontiggia, Loretto Rafanelli , Luigia Sorrentino e Antonio Spagnuolo . Per ognuno ha cucito il tracciato che indica le multiformi ricerche personali in una armonica chiave di lettura sia di opere scelte , sia di interventi critici pubblicati nell’arco di decenni. Gli ambienti culturali , il coordinamento di strategie di scrittura , i progetti di ricerca , i variegati riferimenti , le interpretazioni delle diverse variabili psicologiche , affondano nel contesto socio-storico , con la luminosità di saggi , realizzati nel fulgore di un bagaglio culturale di tutto rilievo. I rimandi diventano anche racconto quando Carlangelo Mauro trova nelle numerose identità il filo di sospensioni che produce ricchezza di informazione e acuta indagine critica. I vari capitoli hanno il registro della pienezza , raggiunto di volta in volta per una analisi delle varie sfaccettature di espressioni , tra le quali è possibile riconoscere le ambientazioni , gli accenti , gli sprazzi degli eventi quotidiani , le estensioni psicologiche dei vari raffronti. Libro , dunque , di consultazione e di pregevole lettura , che raggiunge in ogni pagina la chiarezza necessaria al commento , divenuto struttura.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

Alessia attende la fiorevole primavera

Nell’agglutinarsi con del sole
l’esatta meraviglia per tessere
trame di silenzio Alessia
fragolavestita chiede la sorgente
di fresche acque per l’anima
di ragazza, sedici anni contati
pari a semi. Del climatizzatore
la temperatura regola nell’auto
di Giovanni verde petrolio Nissan.
Poi l’occasione: vede un ragnetto
Alessia portafortuna di natura
ed esulta Alessia (supererò l’esame
di Storia dell’arte 2 e lui non
mi lascia). Chiude Giovanni
lo sportello a bacia Alessia sugli
occhi nel riaprirli e leggere
la gioia.

"Alessia al mercatino"

Fiorevole gioco nell’interanimarsi
ragazza Alessia con del verde
le foglie di piante rare e fiori
dalle sgargianti tinte al mercatino
della gioia nel tessere la mente
pensieri blu nell’intensificarsi
dell’azzurrità, tetto su Napoli.
Piazza Salvatore di Giacomo
e il giardino pari al segreto di un
sagrato. Cani spontanei ai guinzagli
dell’anima per Alessia rosa vestita
sul bordo delle cose a contemplarle.
*

"Alessia e la vera amica"

La verde di Veronica
sensibilità ragazza Alessia
incanta (le ha chiesto
due cose di augurarle).
Ha risposto: che il forte
Giovanni non ti lasci mai
e che noi saremo per tutta
la vita amiche.
Vestita rosapesca è Alessia
fino a dell’alba la conca
nel meditare del risveglio
la bellezza dopo il sogno
dei cavalli bianchi.
*

Raffaele Piazza

mercoledì 1 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE IULIANO

Giuseppe Iuliano : “Sciami e formiche” – ed. Delta 3 – 2017 – pagg. 12 - € 2,50
Chi legge queste otto poesie , inserite in un volumetto dall’elegante realizzazione, vede innanzitutto confermato il titolo, vale a dire la prospettiva di una scelta illuminata da un’ampia fonte di luce. Con i piedi ben piantati sulla terra, lo sguardo si volge al passato, al presente e al «futuro » e, allo stesso tempo, la mano scrive partiture per alimentare ricordi incisivi di alcuni episodi avvenuti negli anni 1930 - 2016, i terremoti distruttivi che hanno funestato le terre del centro Italia. La poesia , trascinante e serissima, canta i giorni della paura , con le note del madrigale o del frammento, per giungere con la musica del verso all’accettazione non supina delle illusioni mendaci. Il poeta conduce il lettore nelle aree geografiche tormentate dal dolore per donare spazi del pensiero e dell’azione, provocando incontri inaspettati. “Appassionato, intenso , struggente in alcuni tratti il poemetto Sciami e formiche. E’ sotteso un senso panico – scrive Gianni Raviele nella prefazione – della natura che sembra ricordarmi , con i suoi scuotimenti , la nostra fragilità umana, la nostra precarietà.” Iuliano non si abbandona alla semplice denuncia , ma rivive con la sua scrittura partecipe la rabbia , l’angoscia , la speranza , il dolore , in un canto che risuona nell’azzurro.
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = NINO VELOTTI

Nino Velotti : “Sonetti per immagini” – Ed. La vita felice – 2017 – pagg. 80 - € 15,00
Con i testi critici di Carlangelo Mauro , Enzo Rega ed Eugenio Viola il sonetto classico festeggia colori inaspettati e ritmi variegati per arricchire di testimonianze musicali il progetto attento ed esatto delle emozioni , delle sensazioni , dei germogli. “Ut pictura poesis” , un sonetto per ogni riproduzione artistica che apre la pagina e coinvolge in una varietà di alchimie. “Questa raccolta di sonetti per immagini – scrive Carlangelo Mauro nella postfazione - di cui soltanto una decina dal carattere strettamente ecfrastico, descrittivo dell’immagine che precede il sonetto, è un’opera compatta e organica.” Ottimo il tentativo di ricerca culturale che insegue la rima , in ogni testo , con garbata eleganza e con intuito carezzevole, così come la realizzazione del classico “sonetto” che ritorna , pur nella difficile costruzione metrica. Con prepotenza e voracità il poeta mette a segno una improvvisa ricchezza di rapporti invitando il lettore ad una speciale officina scrupolosamente intarsiata nell’armonia delle figure.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = LIANA DE LUCA


"CANTICO MARINO"
Grazie
per questa ultima – forse – vacanza
per il sole caldo e raggiante
per il vento pregnante di aromi lontani
per la sabbia soffice al passo
per il mare/madre da cui provengo
e dove vorrei terminare il mio ciclo
che mi accoglie con un protettivo
ùbere umido utero
in cui mi abbandono tranquilla
e galleggio gareggio gorgheggio
per la nuova gioia di vivere
immersa nella natura
dimentica del mio passato
sicura nel mio presente
serena sul mio futuro
perché – forse – ho imparato l’ars moriendi.
*

"IL BACIO"

Conto le cinquecento bracciate
secondo il comma del manuale
accordandomi al ritmo delle onde.

E mi sovviene il bacio
primo donato alla mia bocca vergine
quando una mano rapida
mi premette alla nuca e mi sommerse.
Fu un bacio casto
lontano da sguardi indiscreti
protetto dallo strascico del mare.
Guizzi sulla pelle, spuma dentro gli occhi,
mulinelli di gocce intorno al cuore,
salsedine rappresa sulle labbra.

Quasi al traguardo
m’immergo per cercare la magia
di quell’incontro sommerso
e il naufragar m’e dolce nel ricordo.
*

"AFRODITE"

azzurro mare azzurro cielo azzurro
caldo sole caldo meriggio caldo
bianca spuma bianca nuvola bianca
lieve vento lieve ondeggiare lieve
pigro pesce pigro gabbiano pigro
bronzea carne bronzea scogliera bronzea
bruna chioma bruna conchiglia bruna
chiaro orizzonte chiaro amore chiaro
Mediterraneo azzurro Mediterraneo
*

"CANTICO D’ADDIO"

Grazie mio mare
- come diceva ogni anno mia madre
finché una estate non lo vide più –
per tutti i beni che mi hai donato
per la confidenza che mi hai offerto
per la sicurezza che il mio corpo
e l’animo da te hanno attinto.
In questa ultima – forse – vacanza
ho riscoperto la Liana di un tempo
dal passo e lo sguardo sicuro
serena nella sua sorte.
Anche se al ritorno
ritroverò le brume cittadine
dentro di me rimane il fulgore
del tuo azzurro specchiato nel cielo
l’armonia modulata delle onde
il calore in pienezza di vita.
Mi scorri nelle vene come sangue.
Io, da te generata, ti ringrazio
per avermi insegnato l’ars moriendi.
*
LIANA de LUCA

martedì 28 febbraio 2017

POESIE = BECKETT - AINO

Elle vient autre et pareille.
Viene diversa e la stessa.▐
La Stimmung di Marisa Aino con Samuel Beckett, Poesie in francese 1937-1939▐

*│A V.S.Gaudio, anche lui avec chacune c’est autre et c’est pareil, il n’a pas son pareil│

à elle l’acte calme
les pores savants le sexe bran
lou sexe bran, mi dicesti, come se fosse
loubran lo sterco o quantomeno la crusca
les quelques haillons d’azur dans la tête
au service de la présence
che c’è di tardivo nella pioggia che passa
e nemmeno la grazia al calar d’una notte
à elle vide lui porc
d’amour
che se ne va là dove quello inferiore
appena viene immesso avverbio
quand mon père m’a donné un mari
dalla bocca idiota e la mano formicolante
je suis toujours trop jeune
en même temps la fenêtre est ouverte
dans sa famille, se così potrà dirsi
la mer et le ciel serein, fosse stata la mère
finanche la merde non certo la musica
dell’indifferenza, le coeur, le temps, l’air,
le feu, la sable, le silence, leurs voix et que
je ne m’entende plus, non è la pena
è il vento per questo non sei venuto
e poi dicesti: je bois seul
e io dissi : il bouffe, il brûle, il fornique,
lui crève seul comme un chien,
fossi stato un chien de mer, vai a farti fottere
da una cagna che strabuzza gli occhi
bevi da solo o aspetti anche tu la tua
Vincenza così per quanto col tempo buono
e con quello cattivo chiusi in casa propria
chiusi in casa loro, non certo da me
con tuo padre o quello che era non certo a
Lisbona e non era nemmeno mio padre
se fosse il vecchio pistone, the old plunger,
forse negli stessi anni a pestare, come
riferì prima Beckett nelle altre poesie in
inglese: pensa, la Vincenza dell’old plunger
che pesta l’inalterabile siero di parole,
i suoi occhi se portava i baffi se era buono
di che cosa è morto col tempo cattivo
e quello peggiore quando mangiava cavoli
da noi chiusi in questa casa cacava cavoli
per questo mi son sempre detto che forse
era un mammut, che è più di un porco
fin dentro il porcile cielo e suolo
e una ad una le galline che contava
mia madre come se fossero le vecchie
voci d’oltretomba e lentamente quella
stessa luce che non solo sulle piane di
Enna in lunghi stupri, macerati in casa
propria da promesse spose a porci maritati
con scrofe e che vanno nei porcili altrui
a insediare, accolti e riveriti, le giovani
porcelle, ricordo un petit chien vert
du côté de la Rue Monge,
e poi tu che facevi i test di psicologia
per i lettori di “Argos” e avevi per amico
un fotografo a Torino di nome Monge,
e la sua amica con cui ti sei fermato
a guardare il fiume Po un pomeriggio,
i vuoti gradini, le alte case, il cielo di calcestruzzo,
una ragazzina che si tira dietro un cerchio,
una coppia, forse d’innamorati, mano nella
mano, che aria strana che c’era quella volta
a Torino, a mezza altezza dentro un négatif
irrécusable, certo che bevi da solo,
fottuto figlio di puttana, oh: il bouffe, il brûle,
il fornique, lui crève seul comme un chien,
un chien de mer, non c’è vento a Torino
che mai mi sorprenda andavi dicendo, stronzo
maledetto, in quale musica dell’indifferenza
eri finito cuore tempo aria fuoco sabbia
del silenzio e merda di cane e di porco,
ci fosse stato tra me e la scena il vetro,
étron maudit,o il cielo sereno e il mare,
la mer et le ciel serein, l’azur,
questo si paga per son sang sur les draps,
sur les pois de senteur, sur son mec che
con dita disgustose chiuse le palpebre
della ragazza che, è questo il prodigio,
tornò in famiglia toujours trop jeune
per aspettarne un altro vecchio e maritato,
avec chacun c’est autre et c’est pareille,
avec chacun l’absence d’amour est autre
avec chacun l’absence d’amour est pareille
│Marisa Aino │© 2017
*
i-Articolo provenzale che in italiano, si fa per dire, nella resa anagrafica corrisponderebbe a “lu”, essendo il “lo” dialettale di “il”.
ii-Che sempre sterco è, ci si riferisce al “bran” francese.
iii-Come nel cinotest:→ Vuesse Gaudio, Che tipo di padrone sei? │“Argos” n.61, Milano novembre 1992. Detto tra noi, Vuesse Gaudio, nello zodiaco celtico, è del Piccolo Cane, quello del dio Lyr che regna sull’Oceano, e lui come vede un cane, pur se passa una giovane mortale dalla pelle morbida, non riesce più ad offrirle magnifiche conchiglie, e non sa il Vuesse che quella ragazza si è trasformata nel piccolo cane. Quando hanno fatto la campagna anticacca di cane a Varsavia, il poeta dei cinotest di “Argos”, come il dio Lyr, si è messo a guardare la ragazza che raccoglieva la cacca del piccolo cane, e avrebbe voluto lanciarle un pugno di erbe magiche…l’étron, non ha ancora capito che è per questo che si trasforma en petit chien! Oh: le petit chien-con?







SEGNALAZIONE VOLUMI = KETTY MARTINO

Ketty Martino : "Del distacco e altre impermanenze", ed. La vita felice, 2014. (Nota di lettura di Franca Alaimo)

Se, innanzitutto, la poesia è una questione di linguaggio, bisogna subito riconoscere a Ketti Martino la capacità di avere saputo risolvere un evento luttuoso in un’indomabile ricerca linguistica, che non mostra mai alcun cedimento alla materia sentimentale di cui pure si sazia fino al più minuto frammento memoriale.
E capita spesso che, mentre l’autrice sia intenta a combinare la massima astrazione del suono e delle figure retoriche con la più concreta scenografia della realtà quotidiana ‒ sia essa quella della città e dei suoi vicoli, o quella più scarna e usuale nel chiuso della propria casa ‒ entro la quale rappresentare il suo lutto, i due piani sconfinino l’uno nell’altro, lasciando nell’orecchio del lettore uno sfrigolio enigmatico, che incanta, ma nel quale si avvertono le lacerazioni dell’impatto.
A quest’ultime, appunto, l’autrice affida il compito di veicolare il dolore della perdita e la dimensione perdurante dell’assenza, quasi mai rappresentati nella loro nudità confessionale.
Fra l’altro, le memorie del passato non vengono inchiodate in una loro infertile immobilità, ma piuttosto chiamate ad una partecipazione al continuo movimento del pensiero che le rielabora, e alla fluidità delle percezioni, così che il gesto scrittorio appare un metodo attraverso il quale ri-conoscerle in sé, o, se si preferisce, una sorta di atto creativo incessante anche del passato (cosa nient’affatto incredibile).
Attraverso le immagini della memoria che s’infiltrano in quelle del presente, la Martino insegue, infatti, lo scopo di non fare mai morire né l’amore né la morte e di indagare la dimensione dell’oltre con la consapevolezza che i trapassati, quelli che più non impariamo con i nostri sensi, in realtà stanno accosto ai vivi e. che il loro modo di comunicare è solo “un parlare piano”. Infatti, lei che scrive “dall’altra parte del recinto” ammettendo: “ho braccia troppo corte per toccarti”, nei versi successivi (leggibili a pag.48), azzera il concetto dell’impermanenza difendendo il suo diritto di non dimenticare, di cercare il suo amato ancora in questa vita, di proiettarlo dal suo stato interiore a quello esterno.
In altre parole, Ketti Martino in questa silloge (Del distacco ed altre impermanenze) giunge al cuore del suo messaggio, che riguarda l’essenza ed il compito della Poesia: digerire il dolore e puntarlo verso l’assolutezza abbagliante ed eternizzante dei suoni.
Viene, a questo punto, naturale guardare una seconda volta il disegno che Ada Natale ha concepito per illustrare la copertina della silloge: un albero che si sradica dal suolo e vola verso il cielo, lasciando intravvedere, attraverso un ampio squarcio sul tronco, cieli e nuvole: così l’impermanenza si fa visione di grazia, leggerezza e promessa di rinnovate ed eterne fioriture.

FRANCA ALAIMO

lunedì 27 febbraio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“La condanna”
*
Lentamente avvicini il sospetto
che la tua immagine possa rimanere prigioniera
di un riflesso inaspettato e contorto.
Dondola nello specchio , si colora,
e il passo diviene certezza per le luci
che giù in fondo ti illudono procaci.
Costretto dal nodo che attanaglia
gradatamente ti accosti alla figura
in sospeso , desolato
per l’incognita che cerca di serrare
anche illusioni.
E’ un gioco di luci , di apparenze , miraggi,
qualcosa che modella nel tenue incanto,
che piano piano si spegne
in un destino che non ricuce speranze.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 25 febbraio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Notturna”
Tu ed io nel silenzio della notte,
assetati dei riflessi che la luna ci offre,
ad inseguire quel tempo che hai sotterrato
infinitamente rovente
nella penombra.
Sfiorita nella memoria, ostile ad ogni vincolo,
hai dilaniato le improvvise visioni,
contorte in quel sogno che non saprei narrare.
Ora si tinge punteggiando
ogni contatto , e la pelle ha le rughe
di un misero rifugio nella incomprensione.
*
Antonio Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = ESTER CECERE

Ester Cecere : “Non vedo , non sento e…” – WIP Edizioni – 2017 – pagg. 84 - € 10,00
I colori che caratterizzano questa raccolta di poesie sono pennellate adagiate delicatamente tra i pensieri e le memorie che vorticano intorno alla penna.
Dal tocco personale del quotidiano al frangersi delle emozioni per le avventure negative dei migranti , annullati dai marosi o dispersi nelle terre sconosciute, dalla ninna nanna cullata nel gelo alle ostilità vissute tra le polveri sottili , dal dubbio persistente della preghiera alle lacrime per guerre fratricide, tra i bambini impauriti della Siria o i soprusi freddi e ribollenti dell’oriente, dal cinguettio disubbidiente della bambola al rovente asfalto che avvolge gonne impudiche , infiniti sono i ritmi musicali che ritornano in ogni pagina. La poetessa adagia il suo sussurro tra il respiro affannoso della ricerca e l’abbraccio prepotente del rigore culturale.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 20 febbraio 2017

POESIA = V. S. GAUDIO

Beckettiana sull’usura di Ezra Pound.
 Stimmung di V.S.Gaudio per “Affari poetici-Una poesia in dono” alla Borsa di Milano │3 dicembre 2016
*
Con usura disse in capo a quale torretta
l’occhio ha una solida pietra squadrata e liscia
l’estremo limite del niente fin fond du néant
per istoriarne la facciata la tête, ce ne fut que
dans ta tête tutto sommato tout compte fait
senza contare i quarti d’ora nessuno vede
dei Gonzaga eredi e concubine
non si fa pittura per tenersi arte in casa
ma per vendere, vendere presto il tuo pane
e la pietra immagina se un bel giorno questo
immagina se questo, un giorno questo
un bel giorno come carta questo senza segala
né farina di grano duro il tuo pane
sarà straccio vieto con usura il tratto
falsa i confini ch’ogni cosa
pur nell’essere ogni cosa
dunque quella là, même celle-là
lungo tutta la spiaggia alla fine
del giorno la lana non giunge
al mercato fin quando le pecore
non rendono allora nessun suono
solo l’usura spunta in mano alle fanciulle
con quanto da dire con l’ago o chi fila
e confonde la tela nel telaio e l’arte
l’artigiano non lascia che il tempo
sui piedi floscio sul dorso che sull’uno
e l’altro, meglio sul proprio culo
si faccia teatro che fa un bel casino
l’usura arrugginisce i coglioni, chiedi al pensiero
vivi e cancella ogni giorno che sia
asciuga la vita, l’esserci che già sbava
dipingimela con usura, metti oro nell’ordito
il cielo incidi sulla soglia, in una stanza
un furfante o la speranza voi che entrate
nella paranza, che vuoto cuore colmo
di sozzura e usura sei, per quanto cedi
il letto a vecchi decrepiti e ti frapponi
tra i giovani sposi ad Eleusi la voce che
dice han portato puttane e ospiti d’usura
i denari di Genova, perché il denaro scarseggiava
in novembre a causa delle tasse, cambi e scambi
impedendo il legittimo consumo di diecimila
scudi basati sui pascoli ai quattro buoi pingui
lucidano ben bene il sedere e li agghindano
per servire il nano nonagenario, un leprotto di chimere
a secco e sopra sei teste di leone, aquile d’oro,
gli stendardi delle contrade, son callipigie le donne
di Siena per via delle salite, per il continuo arrancare
per via dell’allure un po’ di sbieco al bue
che sta lì davanti gli han pulito il sedere per bene
quocumque aliunde tra beni immobili, l’unicorno
e gli altarini sul credito dell’intero popolo
nel nome dell’ Onnipotente e della gloriosa Vergine
Maria Avvocata Nostra salpò da Siracusa
senza denaro a bordo, tagliò le vele e scaricò il petrolio
una notte che l’anima finalmente le si era
incagliata a Malta, l’anima con un’entrata di 10.000 scudi
nella parrocchia di San Giovanni in Aino che potevasi
e non legare al Monte Pio e ai suoi successori della
Commenda Gerosolimitana quando si sentì dire
di averne ancora per pochi momenti non volle crederci
le azioni sono luoghi di Monte, parcelle di terreno
a 100 scudi l’una manco fosse una bisaccia tanto che
così davano 10 scudi all’anno finché il Monte durava
così la vita prese a sorridergli con tutti i suoi denti
la base era il frutto della natura e la volontà
dell’intero popolo anche di notte l’ombra del Sereno Dux
e le sue tutrici e i signori deputati e la Gloriosa Vergine
convocati in riunione nel Consiglio Generale di 117
Consiglieri nella Sala Callipigia del Mappamondo
a suono di campana e voce di banditore
le azioni del Monte rendevano il 20% all’anno
per via del culo delle senesi callipige e del sedere
dei buoi e dell’auctum senis in Parrochia S. Joannis
e della signora Margurita de Pecora Gallo che rimossa
dal registro delle puttane della città di Siena venga
mandata a Roma con 4376 scudi per erigere un Monte
a beneficio pubblico e privato e facilitarla sia lecito
e giustificato fino alla somma di dugentomila scudi
di capitale per frutti di venticinque per cento che sono
cinquantamila l’anno sopra l’entrate dell’offitio de Paschi
di detta città detta somma alla sopradetta Margurita
la puttana da qualche parte lì fuori, proprio come se
come se, qualcosa, giungendo più nulla
nuovamente lo serra, qualcosa lì da qualche parte li fuori
colà, secondo lo stile senese l’anno inizia a marzo,
tanto che a dicembre per prosciugare la maremma
1000 scudi bastano e avanzano, 2000 per riparare
la via Aurelia, per così tanto poco, di nuovo
marzo allora, di nuovo, per così
tanto poco, con 80 milioni di lire prebelliche
facciamo il ponte sullo Stretto
lungo tutta la spiaggia, alla fine del giorno
allora nessun suono, fin quando non richiesti
riprendono i passi, a dicembre unico suono
unico lungo suono, lungo tutta la spiaggia
alla fine del giorno con usura, nessuno ha
una solida casa di pietra squadrata e liscia
con usura non v’è angelo Stuart che con quel
podice a pascolo, se la Banca del pascolo
fu fatta Signoria, il culo callipigio del pascolo
l’avrebbero fatto Ducato
*
 V.S.Gaudio
24-26 novembre 2016

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il risveglio"


Risveglio nelle cose
dell’aurora con il bel
sogno in tasca per Alessia
sul bordo della vita
dove era già stata.
Attimi di limbo rosa
per Alessia. La città
si ridesta nella chiarità
infinita del seguire
le nuvole con gli occhi
(le vede Alessia in forma
di cavalli al galoppo).
Sfioccarsi bianco
contro l’azzurro a entrare
nell’anima di Alessia
(un fiore d’erba per
l’appuntamento delle
labbra coglie ragazza
Alessia sul balcone).
Ha sognato fragole.
*

"Alessia rosa sorgiva"

Davanti a della sorgente
nel paesino sul mare le fredde
acque, nel rinfrescarsi
le mani affilate Alessia
come una donna e il tempo
passa… Attimi soavi nel
ricordo del piacere recente
con Giovanni e sta infinitamente.
Si aprono della veglia
i cancelli dopo ad occhi
aperti il sogno. E’ stato
un attimo e la città è
lontana in un brano di conca
di tramonto e così esiste
Alessia.
*

"Alessia su pattini d’argento"

Attesa dell’amato di Alessia
nel pattinare sul lago ghiacciato
cancelli della sera del risveglio
aperti dopo il sogno più bello.
E sta infinitamente Alessia
tessuto di silenzio a pervaderla
mentre dei pattini il metallo
la polita superficie incide.
Arabeschi sull’acqua di ghiaccio
a intessersi con di ragazza Alessia
i pensieri fino al risorgere
delle cose dell’incontro.
*

Raffaele Piazza

domenica 19 febbraio 2017

PREMIO POESIA = CITTA' DI CONZA

PREMIO DI POESIA "CITTA' DI CONZA"
Il premio è articolato in tre sezioni :
libro edito di poesia
poesia inedita a tema libero
sezione studenti.
Scadenza per la presentazione delle opere 31 maggio 2017
Giuria : Giampiero Neri , Wanda Marasco , Enzo Rega , Armando Saveriano ,Eugenio Lucrezi , Davide Cuorvo , Carmina Esposito , Floriana Guerriero , Flavia Balsamo .
Richiedere il Bando completo a : premiodiconza@yahoo.it - o segreteria : - 3888629988 -

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“L’abbandono”
Lei conosce la mia sete , conosce il mio sussurro
impertinente e pungente, e mi ripete
gli sguardi innamorati di una volta.
Nella pupilla il grido della solitudine
sotto il velame di uno strano accento,
che riporta a distanze
e scompone il percorso di memorie.
Ancora il labbro inasprisce i tempi
di un sorriso perduto , di un amore
che trascina nel vuoto.
Vibra il velluto di una sigaretta
sospesa nell’intreccio vaporoso del nulla,
segna alle dita il rifugio di movenze insicure
disegnando l’abbaglio degli spazi.
Lei conosce il mio sussurro
e nel silenzio affonda la passione che sopisce,
piega ancora il destino alle voragini eterne.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 18 febbraio 2017

POESIA = GIUSY FRISINA

"Parola poetica"

Arriva
Come dono imprevisto
Dal confine avvolgente
Cifra fragrante
Di misteriosi sensi
A guarire
Il vuoto dei consensi

Tu lasciati languire nel silenzio
Delle porte sprangate
Dall’ovvio dileguare
Della piazza nella sera
Assurda , anonima
Sfuggente
Più finta che vera

E la parola arriva
Come acqua di luna
Sponda di Dio sul tempo
Ombra vagante
Su strade inconsuete
Fino a precipitarsi - arresa
Nelle tue vasche segrete
*

"Nel tuo nome"
Quando
Il mio esserci
O il mio spirito
O la mia coscienza
Si arrogano il diritto
Della loro autorità
Perdendo di vista
L'originaria autorità
Che mi ha reso vera
Quando
Rinuncio alla libertà
Del mio essere
Oppure
In nome della libertà
Rinuncio alla mia libertà
Più profonda

Quando
Il vento caldo del Sud
Mi annuncia
Che non sono mai partita
Ma che se sto ferma mi trasformo
Più che se fossi
In movimento perenne

Quando
la mia incertezza si fa ferita insanabile
E la mia attesa diventa patetica
E l'umiliazione bruciante
Ricordami che solo
Nel tuo Nome io posso perdere il mio nome
E che solo nel mio nome
Tu puoi permetterti di essere
Il Senza nome
Il nulla e il tutto che siamo.
*

"Ascolto remoto"
Non parlare più
Rimani in ascolto muto
Della libellula d'oro
Che danza da sempre
Nel tuo inquieto cuore
É un suono tenue
Il suo danzare
Una canzone silenziosa
Di eterna luce
Sgorgata dai millenni
Di sogni d'alba.
Il grande musicista
Ha scritto lo spartito
Nell' anima innocente
Mentre dormivi ancora
Del tutto ignara di essere
Nelle tue acque primordiali.
*
Giusy Frisina (tutti i diritti riservati )
*
Giusy Frisina insegna Filosofia al Liceo Classico Galileo di Firenze. Ha scritto vari articoli e racconti per la rivista online Domani Arcoiris TV diretta da Maurizio Chierici. Negli ultimi anni diverse sue poesie sono state selezionate e pubblicate su antologie come Poesie del nuovo millennio , Habere Artem e Parole in fuga, a cura di Aletti editore. L’amore per la poesia e la musica di Leonard Cohen hanno dato origine alla raccolta bilingue : Il canto del desiderio (Edarc, 2013), un libro da lei stessa definito “una ricerca interiore” con cui ha ottenuto diversi riconoscimenti. Ha inoltre pubblicato: Onde interne (ilmiolibro, 2013) , Dove finisce l’amore (Editore Teseo ,2015 e Percorsi effimeri (Aracne editrice, 2016) E’ presente, con suoi testi significativi, su alcuni importanti siti internet di poesia come Alla volta di Lèucade e La Recherche, oltre che sul proprio sito personale: www.giusyfrisina.weebly.com

SEGNALAZIONE VOLUMI = LIANA DE LUCA

Liana de Luca : “La margherita della protesi” – ed. Genesi – 2016 – pagg. 104 - € 15,00 –
Raccolta variegata che ricama voci sottili , accenti improvvisi , rimbalzi di parole, intersecarsi di illuminazioni , ingenue emozioni. Una particolare magia della lettura e della scrittura risuona in variazioni di approdi , per rimandare a illusioni del dettato o a colorazioni di atmosfere, quando il verso, quasi sempre endecasillabo forbito, diviene descrizione di profili , fedele proposta di memorie , costante convinzione esistenziale. “Il canto di Liana – scrive Giorgio Bàrberi Squarotti in una sua personale lettera – ha un’ eco profonda ,duratura, unisce memoria e futuro , paesaggio e sapienza del cuore, dolore e ironia . Rinnova il tempo e lo fissa nella varietà e nella ricchezza della parola.” Si rinnova , in queste pagine , la naturalezza dell’espressione poetica , fuori da legami concettuali o gratuiti , per proporre con eleganza di metrica le infinite vibrazioni del verso , un canto libero da ogni forzatura e inciso con inesauribili proiezioni. Il volume si arricchisce di alcune foto e di una riproduzione artistica di Pietro Tarticchio.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 15 febbraio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROBERTO VALENTINI

Roberto Valentini – “Il beneficio delle brume”-- puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 81 - € 12,00

Roberto Valentini nasce a Milano. Ha pubblicato varie raccolte di poesia e un saggio.
“Il beneficio delle brume” è un libro composito e articolato. L’autore attraverso i suoi versi dimostra di saper dominare la sua materia con strumenti efficaci e si evidenzia nel suo poiein la sua grande abilità nel toccare numerose e varie tematiche esistenziali.
Sembra che il tema prevalente, che fa da sfondo ai componimenti, sia quello della natura che da pittura diviene interiorizzata in ogni suo sussulto e che si dispiega sulla pagina con stupende immagini.
Temporali con fulmini che squarciano il cielo e l’acqua che sgronda, o marine che danno il senso di una grande bellezza e la stessa terra costituiscono lo scenario materico nel quale il poeta si rivolge ad un “tu”, presumibilmente femminile, del quale ogni riferimento resta taciuto.
E sono proprio le brume dette nel titolo, nel loro diradarsi, a dare consistenza alle raffigurazioni, che hanno qualcosa di pittorico nella loro magia carica di sospensione e vaghezza.
Il volume è scandito nelle sezioni “Vangelo meneghino”, “Cronache di una somiglianza” (I-XX) ed “Epifanie vacanti”, suddivisa a sua volta in altri segmenti.
Ad esemplificazione di quanto suddetto i seguenti versi tratti dalla seconda sezione: - “Dei sospiri la rosa cautamente/ si dischiude sul fragile recinto/ delle tue labbra, mentre un labirinto/ di sere e profumi è la brama esente// dal dubbio del tempo…”. Qui si notano densità metaforica e sinestesica e un forte senso di sospensione che si coniugano a musicalità.
Un andamento del versificare vagamente classicheggiante s’intravede nel libro e nelle composizioni prevale spesso una forma affabulante nella sua plasticità e nel suo senso evocativo.
“Vangelo meneghino” può essere considerato un poemetto suddiviso in vari frammenti nel quale si rivela la vena affabulante di Valentini che parte dalle descrizioni della città, molto minuziosa nei suoi particolari come i portici, i muri abrasi, le altalene e gli spalti dei giardini.
E’ una città amata – odiata, quella che evidenzia nella sua scrittura Roberto, una Milano vista come spazio scenico della vita e anche con una certa sacralità tutta immanente, come dal nome Vangelo, che possiamo considerare anche come esposizione, racconto di fatti, simbolicamente.
Natura e materialità si fondono quando l’autore paragona il cielo disfatto alle vetrate delle fabbriche.
Qui il versificare procede in lunga ed ininterrotta sequenza in ognuna delle sue parti ben coese tra loro. E’ una Milano animata, viva e pulsante, quella detta con maestria da Valentini in un modo preciso che, spesso, per la sua sovrabbondanza, potremmo definire neobarocco.
Molto toccanti i tre “Sonetti alla madre” dell’ultima sezione nei quali in un’atmosfera di onirismo purgatoriale, in una soave malinconia il poeta si rivolge alla presenza – assenza della figura materna.
Una poetica come strumento conoscitivo, quella del Nostro, nella quale si delinea una forte carica epifanica nelle icone irrelate tra loro e sempre dette con urgenza.

Raffaele Piazza

sabato 11 febbraio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIOSPAGNUOLO

Recensione apparsa in " Nuovo contrappunto"-- ottobre-dicembre 2016---
*
ANTONIO SPAGNUOLO "NON RITORNI" (Robin Edizioni,Torino, 2016).-pagg. 120 - € 12,00 -
Dopo Ultimo tocco, il libro pubblicato da Antonio Spagnuolo nel
2015 e da lui dedicato alla moglie da non molto scomparsa, ecco una
nuova silloge di questo poeta, dal titolo Non ritorni, nel quale egli riprende
il suo inquieto e sofferto rammemorare.
Nella prima parte del libro troviamo un poemetto daltitolo Lunghi
murales, seguito da alcune poesie (dodici, per la precisione) che ne
costituiscono come la prosecuzione e il compimento. Ritoma qui il ricordo
della compagna di vita del poeta, il quale ne avvefte dolorosamente
I'assenza e si perde nell'inseguime l'immagine che sempre gli
ritoma alla memoria. "Ora io so cosa d l'attesa oltre la proibizione dei
ricordi / battere le cadenze quotidiane nel riflesso delle assenze / solitudine
custodita con la rabbia di chi d posseduto / dai brandelli e sfbglia
l'ultimo quarto di luna / per la tentazione degli addii".
L'andarnento d dato da un verso dalle lunghe cadenze, al quale
Spagnuolo si affida, trovando il ritmo che gli consente di esprimere
compiutamente 1'urgenza dei suoi sentimenti. Ed d un ritmo che diviene
pii veloce nelle successive poesie: "Strappo con le mie dita
ogni visione / per il grido che soffoca il colore / delle vertigini, nella
mia preghiera, I ma il terrore ha distrutto la parola" (Pupille);
"Quale fondo limaccioso ci conserva 1'autunno / in attesa di un'alba
senza pii.r illusioni" (Ora); "Anche le illusioni hanno nel cielo /
un riflesso d'argento" (Nuvola).
Piii cupo e come perduto nel labirinto di una sofferenza senza
confofto appare al confronto il poemetto introduttivo, alla raccolta:
"Urlo alle stelle il candido risvolto che cone / ai piedi della solitudine,
sgomento ad ogni risveglio..."; "Rosseggia il turbinio al cardine
di quelle lacrime / inchiodate alla sterile guancia...". E cid benchd
al fondo sempre viva come l'ombra della speranza di una rispondenza
d'anime: "E tempo che io raggiunga altri spiriti I per raccontare
meraviglie del passato".
Mentre dunque per lo piir nel poemetto la parola poetica si fa irta
e difficile diventa inseguirla nei suoi peripli di pena, nella seconda
parle del libro, Memorie, il dire di Spagnuolo diviene maggiormente
disteso, in un monologo assiduo (che nel profondo del suo
animo d un vero e proprio dialogo) con la donna amata.
Nelle poesie di Memorie infatti sempre urge e strazia il dolore
dell'assenza, ma s'avverte come un dire piir pacato, quasi il poeta
abbia trovato un suo nuovo equilibrio tra I'urgenza dei pensieri e la
loro espressione: "Lasciami ancora uno sguardo / nei giorni in cui
non trovo piir parole / ed il mio passo ricorda i fili d'erba / che intrecciavano
dita, nude per colori" (Sguardo); "Ogni ritomo ha il sapore
del mare, / ma tu non tomi, sei ansia / che di nascosto adombra
il mio respiro" (Forme); "Hai lasciato l'incanto di armonie / in questo
girotondo d'ombre" (Ocra).
Naturalmente anche in queste poesie della seconda parle della
silloge s'aflacciano i momenti nei quali piu brucia l'addio e il dolore
piir tormenta ("Vivere ancora un amore che grida I'assenza, / l'assenza
del tuo corpo, il vuoto delle tue mani", Stagioni): ma la soflerenza
d qui espressa generalmente con minore rugenza e con maggiore
distacco, quasi il tempo cominci a placare almeno in parte
l'animo del poeta e I'induca a considerare il suo affanno con un nuovo
sguardo e con un rammemorare pii sommesso: "Andavi nelle
stanze tra i riflessi del sole / a portare le ultime magnolie / e rallegravi
pareti" (Fumo);"Vorrei parlarti di quel1e primavere / che ci videro
al mare" (Parole); "silenziosa nella sera mi accornpagni" (Nel-
Io sera); "Una luce cosi intensa era il tuo sguardo" (Lttce);"Le on'
de e gli scogli hanno fughe d'amore" (Onde); "Gioco nell'ora che
imbruna contro I'eternitit" (Abbaglio); "Se l'amore resiste oltre la
morte tu lo sai" (,Se omore); ecc.
Infinite sono le variazioni che Spagnuolo sa trovare al suo tema'
sempre rinnovandole e sempre riprendendole con novitd di accenti:
il che d indice della feconditir della sua vena
L'ultima poesia, quella che pona il sugello al libro, Chimera, nasce
da un soprassalto dell'animo del poeta, che riandando al passato
s'interroga: "soltanto una chimera? Sessant'anni / svaniti al volgere
di uno sguardo / quasi per gioco, schiocco di frusta, i nel bianco
consueto della luna, / perla del dubbio inaspettata"
C'd qui lo stupore e lo sgomento, umanissimi' per la fuga del tempo
che tutti disperde in un soffio i doni preziosi della vita; ma c'd al
contempo. al di ld di tale stupore e di tale sgomento, la consapevolezza
di quanto preziosi fossero quei doni che in un attimo sono svaniti,
lasciando tuttavia il ricordo del loro incomparabile bene. Ed e per
questo bene che Spagnuolo ancora scrive i suoi versi d'amore.
Elio Andriuoli

venerdì 10 febbraio 2017

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

"NUOVO CONTRAPPUNTO" - anno XXV - N° 4 - ottobre-dicembre 2016
Sommario :
Luciano Luisi : Tre amiche: Gli auguri , Ricordo milanese , Le favole.
Carmelo Consoli : Ritorno a Luchea : Diario di un viaggiatore mattutino ; Treni siciliani.
Nazario Pardini : E' l'aria di novembre ; E' dicembre ; Dalla morte dei rovi.
Davide Puccini : Wikipedia ; La lettera.
Giuseppe Vetromile : Nessuna parola hai più sull'uscio; Che si dica.
Stefan Diaman : Felicità irreale ;: Nella stazione ; Donne.
Pasquale Balestriere : Il viaggio ; Passante, non fargli.
Giovanna Giordano : Stagioni .
Opera grafica di Luciana Ecchiotti.
Recensioni a firma di Elio Andriuoli : per Antonio Spagnuolo , Giuseppe Rosato , Lerro Menotti.
Riferimento : elioandriuoli@alice.it

mercoledì 8 febbraio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIO CARBONE

Claudio Carbone : “Ceralacca” – Decomporre edizioni – 2016 – pagg. 52 - € 8,00
Nella musicalità di un ritmo incalzante , per il quale la poesia si arricchisce di sfumature di un vissuto personale , la ricerca di memorie e di illusioni apre immagini e riflessi in linea con la parola sussurrata o incantata. L’impronta del ricordo è spesso incisa con ricchezza di sentimenti e l’unicità della mutevolezza, anche quando l’aleatorietà del tempo e del passato appartiene ad una natura in continuo movimento e in ripetuti accenni di emozioni. Il canto diviene sospiro oltre le cose , in bilico tra un nuovo trasalimento e un antico riflesso. “C’era ancora il sole / stupito della crescita / sulla porta di casa / nel mio ritorno d’erba /ad un angolo i sigilli / del venditore di emozioni…” La tensione tra le parole e le cose , tra il verso e lo specchio , diviene pensiero e tocco leggero dall’effetto immediato. Alcune sfumature sottolineano con arguzia l’attenzione necessaria a cogliere le tensioni che dal quotidiano si immergono nel cromatico corale , che in queste pagine si trasforma in un mosaico sul quale si adagiano come petali delicati i versi sigillati dalla ceralacca.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 4 febbraio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Perle”
Rosea nel muovere la nebbia della notte
l’ascella del segreto, che tu offrivi
nell’ombra delicatamente.
Gli aromi hanno turbato memorie
quaggiù fra sogni e crucci delle mie braccia
debole come un verme , negli occhi un rapido sospiro,
ed il pensiero altrove ad esplorare l’amore
che è fuggito con gli anni.
Friabile il dubbio nelle ore della malinconia,
non più sfrenata fantasia di carne
debbo rifare me stesso ebbro al colore di perle,
di quelle perle incastonate ad una ad una
nella tua pelle di fanciulla impertinente.
Agli abbagli un riflesso dilegua nella stanza
Ingannevole agonia della mia torcia.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 3 febbraio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA MARIA GUIDI

Anna Maria Guidi : “E-marginati” – Ed. Book editore – 2017 – pagg.96 - € 14,00 –
Numerosi i personaggi tratteggiati in queste pagine , nei profili ombrati di una irrequietudine confusa e stanca , nei segni incisivi di qualche sorriso furtivo , nelle colorazioni di fascinazioni riflesse di sguardi illusori, nel gioco di memorie e di sentimenti. L’effetto luminoso di una variegata galleria di ritratti si offre in versi distillati con severa cultura , in componimenti che hanno la cadenza costante del rigore , centellinato in ritmi impegnati e precisi. Forse una delicata flessione nell’ottica della narrazione , della revisione biografica , della descrizione puntuale , accenna pagina dopo pagina ad una melodia attenta ad una sorta di analisi del personaggio , così che i dipinti aprono ad un arcipelago delle personalità nella polisemica valenza della parola stessa. Anna Maria Guidi riesce a impegnare la nostra lettura per alcune peculiarità di rilievo : l’originalità figurativa delle immagini , la musicalità del verso , la palpabile evocazione delle realtà quotidiane ,le preziosità riflesse sulla condizione esistenziale dell’uomo e del suo “male di vivere” . Brevi e folgoranti accensioni si alternano a proiezioni inaspettate e cariche di filosofia , quando la chiave è nell’indagine della “presenza” e della “proiezione”. Il poeta , come un rabdomante , non disdegna di scrutare le incursioni che il mondo propone , tra inganno e desiderio , illusione e brivido.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 29 gennaio 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il sentiero delle rose"

Nell’inalvearsi Alessia nel fitto
del sentiero delle rose con in
bocca un filo di verde d’erba,
benedizioni di rugiada e di freddo
di sorgente e le foglie Alessia
le raccoglie per dell’erbario,
il segreto nel giungere alla meta.
Camera di Giovanni dove fare
l’amore. Ascolta Alessia la voce
di Natura buona e alla vita di
sedici anni come una donna
sorride. Fuori dal tempo tra
porte d’aria invisibile e fiumi
di silenzio sacro diviene Alessia
felice. Constata che il Mediterraneo
ancora esiste.
*

"Alessia nell’albereto"

Attimi di limbo nell’entrare
sulla scena della vita in versi
per ragazza Alessia campita
nel cobalto. Carta velina
di cielo per Alessia a giungere
dove era già venuta, l’albereto
segreto da non rivelare a
nessuno nell’uscire dal suo
film a colori accesi Alessia
sottesa a vita nova nell’iridarsi
degli occhi in quelli
di Giovanni. Istanti del lago
della pace a entrarvi nuda
Alessia nel nuotare agglutinata
alle acque di battesimo.
*

"Alessia guida"

Attimi rosapesca, autostrada
dell’asfalto d’acciaio per Alessia
nell’intravedere per Caserta
l’uscita. Attende ragazza Alessia
oltre il tempo sottile delle alberate
dei pini centenari. Aspetta ragazza
Alessia un guizzo di luce, un
segnale che giunga da un altrove,
un messaggio qualsiasi.
E in men che non si dica
squilla nella borsa il telefonino.
Risponde Alessia e lui dice
ti amo. Dietro l’azzurro dei monti
e i pensieri riemerge Alessia
e nella città fiorevole entra.
*

"Domenica di febbraio di Alessia"

Silenzio, fiume del tempo
oltre orologi e meridiane
per ragazza Alessia giunta
al fiorevole 5 febbraio. Si
addensa la neve tra del giardino
dell’erba il verde nell’entrarvi
Alessia con la natura a fondersi
nell’aurorale attimo.
A poco a poco l’azzurrità
tetto di platino trascolora
in sintonia con la vita nuova.
Non si turba di Alessia l’anima
in domenicale angoscia
e ricomincia Alessia.
*

"Alessia e la prova"

Giorno consecutivo per Alessia
a scuola nel bianco febbraio.
Tema d’italiano sulla globalizzazione
per Alessia nell’ansia del prossimo
fiore nel freddo tempo delle
cose nel trasfigurarsi azzurrino
di dei monti la chiostra magica.
Apre il diario Alessia, poi scrive
il tema in tre senza paura ore.
Si sposta in paesi lontani di Alessia
il pensiero firma e consegna
il foglio per la maturità e il dono
del viaggio.
*

"Alessia naviga la vita"

Sera di azzurrità di cielo
nell’intessersi la tinta
con di Alessia la veste.
Naviga la vita Alessia
sottesa ai lieti colli
dell’anima nel camminare
nel paese fino a di Giovanni
la casa dell’aurora dove
ieri hanno fatto l’amore.
Si sveste Alessia nel giungere
alla meta della felicità
infinita. Gli alberi del
giardino parlano.
*

"Alessia dipinge il cielo"

Con colori ad olio azzurri
e bianchi il cielo Alessia
dipinge su del denso foglio
la superficie una materica
forma per sorrisi ad ogni
passo oltre i silenzi arborei
nella camera della mente
e l’anima di Alessia nel
pittare all’universo si riannoda
delle cose di sempre in
serie di tinte per fare anche
un gabbiano, una luna candida
o un salice nel trarre
l’essenza dalla vita dove
era già venuta a fare un
firmamento en plein air
nella vorticante sera al
Parco Virgiliano dei responsi
pari a chiesa nel trasmigrare
delle idee nell’aggrapparsi
Alessia al pennello e al ramo
dell’arancio.
*

RAFFAELE PIAZZA -