martedì 11 dicembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – Le ire inferme-- Edizioni dell’Orso – Alessandria – 2018 – pag. 83 - € 15,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie. Ha curato l’edizione di opere di Pascoli (Marietti, 1976), di Nievo (Utet, 2006) e (con traduzione e commento) di una scelta del Musicae Compendium di Decartes (in Opere filosofiche, I, Utet, 1994). Collaboratore di “Lettere Italiane”, “Nuova Antologia”, “Sigma”, “Prometeo”, “L’altra Europa”, “Lunarionuovo”, “Margo”, “Schema”, “Astolfo”, “La clessidra”, “Issimo”, “Rassegna Musicale Curci”, “L’Umanità”, “Il nostro tempo”, ecc.
"Le ire inferme", la raccolta di poesie di Loris Maria Marchetti che prendiamo in considerazione in questa sede, trae il suo titolo da alcuni versi di Leopardi citati dall’autore, nei quali vengono dette, appunto, le ire inferme :…/Almen si dia/ questa misera guerra/ e questo vano campo all’ire inferme/ del mondo/.…
Dai versi suddetti si evince una vena pessimistica del poeta, nel suo rifarsi al recanatese nel condividere con lui il pensiero che le inutili e misere guerre si debbano consegnare alle ire del mondo.
Se ira significa odio causato da acceso risentimento, le ire inferme si possono intendere come forze del male se il mondo (soprattutto nella concezione cristiana giovannea) è cattivo.
L’ira stessa, per altri versi, potrebbe essere vista come la rabbia del poeta nello scrivere i suoi versi che tuttavia lo aiutano a ritrovare il bandolo per una vita più umana, un abitare poeticamente la terra.
Si passa così da una fase inconscia nella mente dell’artista disordinata e dilaniata dal male di vivere di montaliana memoria, ad una fase creativa e produttiva sempre che il poeta, come nel caso di Marchetti, riesca a sublimare il dolore che diviene arte sempre a patto che non ci gema addosso.
E Loris Maria questo la sa bene e di raccolta in raccolta, toccando le più variegate tematiche, raggiunge esiti sempre alti con componimenti formalmente e stilisticamente eleganti, sottesi alla grande intelligenza.
Non manca drammaticità nella poetica, nel poiein del nostro nel suo interrogarsi sul vero senso della vita che sotto specie umana è sempre breve e travagliata.
Tuttavia l’arma della poesia stessa diviene catartica e dalle guerre suddette si può passare alla pace, magari non collettivamente o storicamente, ma per l’animo del poeta se anche lo stesso Leopardi trovava felicità nello scrivere composizioni poetiche sempre altissime perché consapevolmente rigeneranti per il suo spirito travagliato ed infelice.
La raccolta è densa e articolata architettonicamente nelle sue scansioni e chiarezza, nitore, luminosità, leggerezza e icasticità si ritrovano nei versi sempre ben cesellati e raffinati.
Il tema della memoria vista come un tarlo è presente nel libro ma la stessa memoria, se non è vana nostalgia, può divenire utile riattualizzazione e può aiutare il presente se il tempo si ferma nell’attimo heideggeriano.
*
Raffaele Piazza

lunedì 10 dicembre 2018

POESIA = PASQUALE BALESTRIERE

DOMANDA, D’ESTATE

Quando saremo nomi
e nient’altro, e del sangue
che insorge nelle vene
insieme a questo sole
si sarà spenta l’eco,
quando sarà per sempre
morta la primavera
e del nostro passaggio
nella vita avrà fatto
giustizia un fiero vento,
non sarà dolce all’anima vagante
la pietà d’un ricordo?
Qui intanto si consuma
l’estate e i falchi lanciano
al cielo mille sfide
di gridi e voli.
*
A L B A

Àlbica, il giorno pecora s’avvita
appena nato al primo
clacson di bus, a gorgogli di suoni,
a fiati di caffè,
a soffi di fonemi. Incarnazioni
umane, cifre cangianti del tempo
e caduche s’affrottano, diffusa
plebe fortuita, al rombo di corriere,
alla viltà dell’ovvio caldo e certo.
Ma l’infula dei monti
verderobusta a noi dispiega sogni,
ci guida all’attentato d’ogni iperbole
fanatica volgare di consumi,
c’invita al lauto pranzo d’erba, ai vivi
affetti, al dolce cato, all’avventura.
Così tra segni d’ignavia vivremo
e impeti di cuore ove s’addensa
questo mesto lucore.
(Anche il sole canuto ci riporta
Elena diademata,
madre di battaglie, a danno di Troia.)
*
EPISTOLA PRIMA

(Lettera alla sorella)
Dal medesimo grembo al sole sorti
fummo dannati a vivere lontani,
sorella grande, noi che affascinammo,
fanciulli, lune e legna e sogni e tronchi
per la nera cucina o per la breve
stagione di speranze. E quanto odiammo
gli agricoli lavori e della vite
corimbi e foglie per via del solfato
da spargere puntuale , e soprattutto
gramigne e logli, infesti e laboriosi.
Oggi invece mi è sposa
la terra che al mio abbraccio già si scioglie
in voli di filari e per le viti
mi genera il suo frutto.
Per questo con le mani
arronciglio carezze, con la zappa
d’argento ne sfioro la pelle, il fiato
ne bevo, colono caduco. E al miele
languido dell’alba mi levo. Invece
tu, sorella, persisti in disamare
e campi e viti. A me il padre trasmise
con chiuso pianto eredità di terra.
*
EPPURE

basta talvolta uno sfaglio di luce
per svelare allo specchio un’impensata
cifra di rughe, per indurre a somme,
per indagar mastrini, entrate e uscite
a una a una, senza scuse o sconti.
Io venni solo e navigai tra gli astri
nel cosmico disordine dei cieli
ed approdai a un fango da plasmare:
era il mio corpo infante. Con lui crebbi
in triste gioia, tra abbracci e ripulse.
Corsi la vita e colsi i suoi momenti
con animo vorace qualche volta
e qualche volta parco. Ora mi pare
che i totali mi danno debitore
e non so più che farmene di questi
miei giorni srotolati in furia, senza
misericordia, e poi svenduti al primo
giallo mercante ( e guarda che invasione
di compravendite se luce a picco
si leva e garantisce esuberanza
d’oro e profusi guadagni!). Saranno
cónti serali (moderatamente
finali) a dirci con certezza il saldo
e se il puntuto dardo di speranze
abbia colto la mela della vita.
Io venni al sole . . .
*
SE TI GUARDO

Se ti guardo, mia donna, in questo passo
a volte dolce e quotidiano, a volte
gravoso come un masso, in questo passo
ch’è sempre in salita
e che diciamo vita,
in questo lento incedere ( o restare?)
spalla a spalla, raccolte
poche cose, le meno amare,
se te, se me io guardo
uniti fin nel respiro e nel caldo
dei corpi e dei pensieri,
in questo fluire tenace e mansueto
dell’amore e delle ore ( di tutte,
di ognuna), se col consueto
ardore sbriglio suoni prigionieri,
versi e pensieri,
allora leggo la storia di due atomi
congiunti solamente per un attimo
nel marasma del tempo, donna mia,
e dello spazio, disperatamente
e certo casualmente,
nella sterminata via
dell’universo. Eppure grato ci occorre - 1
questo minimo tempo, e ci basta.
*
Pasquale Balestriere
*
1 - dal latino ob-currere = venire incontro .

sabato 8 dicembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ORONZO LIUZZI

Oronzo Liuzzi : “ Lettera dal mare” – Ed. Oèdipus – 2018 – pagg.74 - € 12,00
Il flusso che si sprigiona da queste ondate ininterrotte, incise nelle frasi e severamente proposte, trasforma e coinvolge la lettura che vorremmo accettare, trascinando in una vertigine che si avvera pagina dopo pagina , quasi a voler coinvolgere in una strana inquietudine , che dal segno luminoso dello sguardo affonda nel nodoso incubo del quotidiano. “mio fratello mio fratello” , invoca il poeta ripetutamente, descrivendo passi di vita quotidiana che un disperato protagonista tenta di affrontare fra le difficoltà ambientali , sociali , politiche , psicologiche , quasi avvolto in un immaginario registro di “orrori , torture, stragi , incubi” dell’esuberante male che gravita nell’umanità. E’ il concetto cristiano di fratellanza e non di sangue, che Oronzo Liuzzi cesella in queste pagine. Ognuno di noi è un migrante. Quante volte desideriamo una realtà diversa dal quotidiano, liberarci da situazioni che ci opprimono e soffocano la nostra anima, la nostra psiche verso spazi aperti. Non un distacco, ma essere umanamente partecipi sulle rovine dell’io di ‘mio fratello’, un fratello che potrebbe essere chiunque. Ecco che le figure si alternano colorate vivide tra gli sguardi inquieti , in un viaggio di fuoco che risuona alle orecchie , in frasi che imprecano la rabbia , in allucinazioni che vedono con timore il dolore , la morte , l’odio , la rinuncia, cercando di temprare le forze per ammorbidire la convulsa picchiata del cuore. Oronzo Liuzzi scrive in prosa poetica , più che in poesia dagli schemi classicheggianti . Non il ritmo incalzante dell’endecasillabo , di rime , di strofe , di a capo , ma il rigo lunghissimo, che riempie la pagina , in un riversarsi di frasi che riescono a ricamare il ritmo ben intrappolato nel segno. “Non mi interessava abolire l’endecasillabo,- mi scrive il poeta - il ritmo o costruire una prosa poetica o rifarmi all’attuale tendenza giovanile. Avevo bisogno specificatamente per ‘Lettera dal mare’ di creare una metodologia poetica non in verticale, bensì un orizzonte d’interrogazione sull’idea del viaggio, del fluire veloce sulle profonde e misteriose acque di mare. Un concetto minimalista del verso, della parola e della scrittura per attraversare mondi, tempi, realtà e confini diversi, portando alla luce il sospeso e l’indefinito. La prosa descrive, narra, la poesia sintetizza, va direttamente all’essenza del pensiero e dell’immagine. Una lingua capace di aprire nuovi squarci nelle oscurità della vita per approdare finalmente e con tutte le sue forze al porto della speranza.” Il dettato poetico , checché ne scrivano alcuni professoroni saliti in cattedra e detentori di piccoli poteri nei loro orticelli di scrittura , non è privilegio della massa informe e disattenta , ma è il dono che un bagaglio culturale riesce a realizzare nel subconscio del “compositore” , una voce che ha l’energia del fulmine ed il potere della fascinazione.
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA SEROFILLI

Recensione su poesie edite ed inedite e racconto e poesie sul gatto di Valeria Serofilli

Valeria Serofilli è nata a Parma, ma vive a Pisa; il fatto di essere toscana d’adozione è strettamente connesso, nella sua poetica, alla presenza di una spiccata impronta luziana, della quale è pervasa la sua scrittura, nella quale trovano inserimento, addirittura, citazioni luziane dirette. Oltre alla “presenza”, di Mario Luzi, nelle poesie dell’autrice riscontriamo un solido richiamo montaliano. È indiscutibile, in ogni, caso, che la poetessa, pur assimilando i modelli suddetti, riesca a trovare una cifra originale, nei suoi testi, un’autonomia espressiva, che è il dato rilevante di ogni autentico poeta.
L’intelligenza essenziale del suo poiein è quella della riflessione sul senso delle cose, sia quando si esprime in poesia, sia quando scrive narrativa.
Nella sua copiosa produzione la Serofilli tratta una serie di tematiche varie che abbracciano tutti i campi dell’esperienza umana (l’amore, la morte, l’erotismo, i luoghi) e il suddetto fattore del meditare in parole è la costante che si riscontra in ogni opera della scrittrice.
È presente una variazione di registri espressivi da poesia a poesia che crea vivacità nel piacere del testo per il lettore nella fruizione delle composizioni.
Tutti i componimenti sono legati dal filo rosso di una forma sempre inconfondibile.
Spesso in modo magico il tempo si ferma nell’attimo nei versi eleganti, raffinati e ben cesellati.
L’essere in modo leopardiano sporge dal nulla sotto forma di fluida durata.
Le stringhe dei versi sono spesso interrotte dal segno / tecnica che ne fa accrescere la sensazione di mistero e sospensione e il segno stesso per usare una metafora musicale potrebbe essere visto come una pausa in una battuta in una partitura.
Poesia spesso ontologica, come quella dello stesso Mario Luzi quella in questione, nella quale si rivela una salutare tensione dell’essere e dell’esserci come persone nel mondo nella ricerca di una realizzazione della gioia oltre le parvenze fugaci della felicità del mondo consumistico.
Le immagini nelle poesie di Valeria si realizzano attraverso accensioni e spegnimenti subitanei e i sintagmi nell’associarsi tra loro decollano non solo negli incipit dei componimenti ma spesso all’inizio di ogni singola strofa e i dettati sono connotati da chiarezza e luminosità.
Poesia vagamente neolirica frutto dell’effusione dell’io – poetante che a volte descrive situazioni, ma anche poesia intellettualistica nonostante la sua notevole chiarezza ed apparente semplicità che sottende una grande complessità per la vena speculativa della poetessa.
Tutta la produzione di Valeria e connotata da una forte densità metaforica e sinestesica e spesso il tono è ironico.
Emblematica in questo senso è la composizione “Amalgama” nella quale Valeria si ripiega su sé stessa e qui la sua stessa fisicità si fa parola.
Virtualmente la Serofilli medesima si trasforma in libro e si rivela nella sua essenza nell’endiadi di donna e poeta, in un’armonica fusione e connubio tra le due sfere.
In “Amalgama” il tu, del quale ogni riferimento resta taciuto, è il lettore stesso e il componimento si rivela come permeato da una vaga ed intensa bellezza e da eleganza formale.
Qui le immagini, come dal titolo, si manifestano come fusione di disegni eterogenei permeati da una notevole fluidità e le raffigurazioni intense sgorgano con leggerezza e senza sforzo le une dalle altre e si manifesta un elemento stabile del discorso della Serofilli che è quello dell’icasticità dei dettati.
In “L’aiuola” il tu è l’amato al quale Valeria si rivolge in modo spontaneo e passionale.
Qui l’aiuola stessa duale e privata simboleggia quello che nel romanticismo tedesco veniva definito come giardino segreto, la parte dell’interiorità dell’esperienza da proteggere e il vivere il luogo – aiuola da parte della coppia si carica di un senso di grande intimismo.
Nell’oasi vegetale detta con urgenza dalla scrittrice tutto è idilliaco e le rose sono senza spine e il dolore è assente nell’entusiasmo trionfante dell’amore.
In Piccoli soldati viene toccato il tema politico – economico – sociale nel paragonarsi l’io - poetante bambino spensierato che gioca ai bimbi spietatamente sfruttati costretti a cucire palloni o a fare i soldati.
Così nella sua variegata serie tematica l’autrice tocca la problematica della denuncia di microcosmi di adulti perversi.
In Genova ci troviamo di fronte ad una bella composizione sul tema di una città – luogo. Muovendosi sulle coordinate di una linearità dell’incanto in questa poesia incontriamo una luminosità nel sapersi meravigliare di Valeria per il capoluogo ligure nel quale le piazze dilagano al mare ed è detto che si vorrebbe tornare a Genova per l’ultimo sonno.
In “Resoconto” (in morte di Mario Luzi) in un tessuto linguistico nel quale sono presenti assonanze e allitterazioni, se non delle vere e proprie rime, che producono ridondanza e creano musicalità attraverso il ritmo sincopato, vengono dette, riferendosi allo stesso poeta candidato al Premio Nobel, le possibilità nelle situazioni della vita.
Si parla del darsi di Luzi in fogli sparsi e a questo proposito viene in mente la raccolta del poeta toscano “Per un battesimo dei nostri frammenti”.
Qui il tu è lo stesso Luzi e protagonista è il tempo stesso della vita al quale metaforicamente si versa un acconto e al quale alla fine si presenta un conto da pagare.
In “Ostrica” viene trattato il tema della passione e delle gioie dei sensi e la poetessa diventa simbolicamente un’ostrica metafora dell’amore stesso e l’amato si fa suo pescatore.
Toccante e tenera la poesia “A Cachemire” dedicata al gatto persiano morto tragicamente investito. In questa, con un’immagine intrigante, Valeria afferma di vedere il gatto stesso in cielo nella forma di una nuvola in più.
Il tema del felino domestico è ripreso in altri componimenti come Donnagatto nel quale la poeta afferma di graffiare come una gatta anche se con un altro tocco e di graffiare solo se nel cuore ha il solco, raffigurazioni veramente belle ed efficaci.
Nel racconto “Natale da gatti” la narrazione è affidata alla gatta Mimma, che come scrive la Serofilli, tenta di salvare il mondo o almeno il proprio microcosmo e finisce puntualmente per ottenere il risultato contrario.
Non manca il senso del mistero connesso alla drammaticità nella diegesi anche se l’autrice riesce a rendere bene l’atmosfera di un Natale unico e suggestivo.
Si respira nel testo un vago senso di surreale magia e sembra di assistere ad un Natale vissuto da un bambino nel suo empatico relazionarsi con la realtà esterna.
La gatta è dispiaciuta del fatto che all’abete natalizio abbiano tagliato le radici in un accorato dialogo con l’albero stesso e l’altro personaggio, il pupazzo di neve, finirà per sciogliersi.
Nella scrittura leggera precisa e icastica, nella quale è inserita una poesia cantilenante, si avverte il tono dell’apologo: infatti il tema affrontato è quello della sorte dei più deboli, l’abete e il pupazzo di neve che simbolicamente rappresentano figure umane.
*
Raffaele Piazza






venerdì 7 dicembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

Nazario Pardini : “ Lettura di testi di autori contemporanei” – Ed. the Writer – 2019 – pagg. 1078 - € 30,00 –
Interventi apparsi nel blog “Alla volta di Leucade” tra il 2013 ed il 2015 , in una ricchissima esplosione di recensioni, prefazioni , note critiche , articoli e saggi presentati con il preciso impegno di chi dedica alla cultura ed in particolare alla produzione letteraria contemporanea il giusto approfondimento , necessario a realizzare un panorama puntuale e particolareggiato. Il volume , generosamente corposo , ha la magia ardua della ricchezza del documento , e la necessaria diligenza dell’ inquietudine, che attraverso la poesia accosta il lettore alla esperienza multicolore della lingua e della immaginazione.
“La funzione del critico - scrive Fulvio Castellani nella prefazione – se è davvero tale (e Nazario Pardini lo è), è , dunque, dialogare con il testo preso in esame, immedesimandosi con l’autore e approfondire i vari processi strutturali senza divagare ed evitando di trasformarsi in autore lui stesso . Ecco così che il quadro critico prende forma e consistenza , e in Nazario Pardini si dilata fin oltre l’orizzonte del concreto, proprio, in taluni casi , suggerendo possibili sviluppi espressivi a livello di incisività, di solarità , di genuflessioni creative di fronte ad atmosfere , ricordi , attualità , sentimenti…”
Oltre duecento interventi si snodano in pagine ricche di esperienze culturali e di ritmi , di immagini colorate e di riflessioni oculate , di indagini circostanziate e di morbide sinfonie , cesellate dalla complessa vicenda della creatività. Un panorama che sembra voler offrire la quotidiana ansia dello scrittore in un memoriale che possa immergersi nel disincanto delle vicende umane , generosamente impegnato nella indagine della fragilità di una fascinazione .
Lavoro certosino, questo di Pardini, che nella pura tecnologia critica emerge dalle onde frastagliate del documento storico, per ricamare i confronti del tempo e le varie esperienze poetiche proposte negli utlimi anni . Una specie di “almanacco” nel quale navigare con curiosità e metodo , con meditazione ed attenzione.
Anche se parlare sempre di poesia può apparire assurdo il momento della scrittura rivela ancora la ricchezza che la parola riesce a suggerire , vuoi nella immaginazione del lettore , vuoi nella vertigine che il subconscio incasella, e questo prezioso volume costruisce il pilastro necessario per una scenografia che recuperi le molteplici occasioni della ricerca .
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la quinta stagione fiorevole"

Tempo e spazio stretti per Alessia
(sedici anni contati come semi)
nell’accedere al visibile della quinta
stagione luogo e di pace lago
per entrarvi con gli occhi e nuotare
con il pensiero. Il posto è un albereto
del Parco Virgiliano sopravvissuto
a dei pini il taglio dopo la bufera
e altro su Napoli che ancora esiste.
Aria e farfalle a circondare Alessia
sottesa allo stupore giallo per i limoni
a Posillipo in lontananza.
*

"Alessia e la quarta dimensione"

Attimo tra dolore e gioia
(tra i due estremi c’è il limbo
dell’albereto). Malinconica
Alessia tra le rare piante
delle quali non sa il nome
ed è quella la quarta dimensione
sottesa a di ragazza Alessia
il soave segreto. Tempo
fermato per gioco se di Alessia
la vita è recita e vive per
il fidanzato nerovestito
che nella serra entra e spoglia
Alessia e la possiede mentre
lei spera che dopo non la lasci.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 5 dicembre 2018

GIO FERRI CI LASCIA -

Gio Ferri , nato a Verona nel 1936, è deceduto questa notte , lasciando ancora un vuoto nella cultura contemporanea e nella luminosità della poesia - . Giornalista, grafico, poeta, poeta visivo, critico d’arte e di letteratura. Nel 1983 fonda la rivista semestrale TESTUALE, critica della poesia contemporanea con Gliberto Finzi e Giuliano Gramigna.
In poesia ha pubblicato oltre 30 raccolte ed in particolare “Inventa lengua” (Marsilio) finalista con Andrea Zanzotto al Premio Feronia. “Le Palais de Tokio” edizione e premio del Grande Dizionario Battaglia della Lingua Italiana (Utet, Università di Torino). Prime 4 Cantiche del poema interminabile “L’Assassinio del poeta” (Anterem Ed.).
Per Narrazione e Teatro tra gli altri: “Albi” (Anterem ed.), “Macbeth, ricreazione”, “Il Dialogo dei Principi” per la musica di Franco Ballabeni.
In Saggistica: tra gli innumerevoli saggi, presentazioni, prefazioni in particolare “La ragione poetica.Scrittura e nuove scienze” (Mursia). “Forme barocche nella poesia contemporanea” (Ed.L’assedio della poesia ,- collana realizzata da Antonio Spagnuolo).
Una sua dichiarazione sottolineava : "Mia convinzione è che il poeta debba innanzitutto esercitare la critica. Il critico può essere un poeta, ma un poeta deve essere un critico, e anche storico". -----

martedì 4 dicembre 2018

RIVISTA = ERBA D'ARNO

E' in distribuzione il numero 154 (autunno 2018) della rivista Erba d'Arno - Firmano le 142 pagine : Piero Malvolti , Giuseppe Cordoni , Aldemaro Toni , Agelo Bandinelli , Samanta Campigli , Anna Vincitorio , Alberto Pozzolini , Enzo Guidi , Marco Cipollini , Alberto Malvolti , Vittorio Santoianni , Walter Scancarello , Luca Lenzini ,Michela Marroni , Fabio Flego , Corrado Marsan, Luigi Bernardi , Mariateresa Tarsitano , Leandro Piantini ,Katia Grazzini , Alberto Casadei , Federico Lenzi , Annalisa Macchia , Antonio Spagnuolo. Redazione : info@ederba.it -- Fucecchio

lunedì 3 dicembre 2018

POESIA = FRANCESCA FALCO

" Panta Rei"

...misticanza di tenere foglie
che il vento raggela
radici di un pianto
che ghiaccia alla luna...
ritorno bambina
e sogno
(im)possibili
(s)volte
(al)la fine.

...E' l'ultimo giorno ...
Sembra assurdo
per un tempo
che scorre
da sempre...

Avellino 26/11/2018
*

"La notte"

... la notte
crocevia di silenzi,
turbamenti e distanze
(in)comprensibili...
...moltitudini
di pensieri
in tramonti da quadro
si susseguono
nei giorni a sfinirci,
come incanti
da sospendere il fiato
che spennellano di cirri
i colori della sera.
Ciuffi di nuvole
nel cielo assopito
del pensarti
riaprono sipari
d'imprevista speranza.
*
Avellino 21/11/2018
*

"Ti respiro"


... cadenzate e sfuggenti,
imperfette emozioni
circ(onda)no tacite
il giorno che nasce.
Nudità di pensieri
velate allo sguardo
mi tengono,
affollando di piene
quest'anima
che ha dismesso
corazza e mantello
e si muove
nell'affanno di un passo
nel profondo del guado.
Era notte
di luna e di stelle
e respiri di mare,
era essere bosco
di piante e sentieri
ad accogliere l'alba...
Ti respiro silenzio
che tace
nella foglia riarsa
del cuore.
*
Francesca Falco
Avellino 16/11/2018

*
Francesca Falco, nata a Baiano (AV) il 06/10/1960. Vive ad Avellino dove lavora come coordinatore infermieristico presso l'Azienda Ospedaliera " S.G.Moscati", in Genetica Medica. Insegna Scienze infermieristiche e Teorie del Nursing all'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli (Polo didattico dell'Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino). La sua poetica nasce dalla tendenza all' introspezione, dalla ricerca dell'armonia nelle cose, nelle persone, dal bisogno di non perdere l'essenza del vissuto, che attraverso la stesura di versi sembra trovare uno scrigno in cui resistere all' usura del tempo, all'oblio. La sua poetica è a tratti nostalgica, velata da una malinconia che difficilmente diviene disperazione, ma che nell'amore trova la sua naturale trasformazione in bellezza, gioia. L'amore e la sua forza dirompente che può far librare , ma anche distruggere l'animo umano è il filo conduttore dei suoi versi. Cura una pagina Fb dal titolo Nei Miei Silenzi, ha un profilo Fb , Francesca Effe. Pubblica mensilmente le sue poesie , da circa un anno, sulla rivista multitematica autoprodotta on line 22 Pensieri (Vingt-Deux Pensées).
*

sabato 1 dicembre 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“La morte di un amico”

Tutto è fermo nel segno !
Ora le tue pupille hanno il rigore
del nulla , e nulla è il tempo soffuso
che hai dedicato al vincolo di sogni:
un tragitto in ricamo dei tuoi giorni.
Inutile il pianto se non resta traccia
tra le mura ingiallite dei ricordi.
Bruciato il confine delle braccia
vago è il mondo del sonno
che incide un tramonto ed esclude gli spazi.
Ora è approdo nel buio il tuo silenzio,
soffio che dal crepaccio dell’eterno
cade nel marmo.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 30 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = SUD, I POETI

"SUD , i poeti" -- Ed. Macabor 2018 - pagg.220 - € 20,00
A cura di Bonifacio Vincenzi esce in questi giorni il secondo volume della meravigliosa collana "SUD , i poeti" che si preannuncia ricca di ben venti tomi , dedicati alla poesia del meridione- Un lavoro di ricerca e di scavo , di impegno e di precisione , che rende giustizia alla storia della letteratura italiana contemporanea . Il primo volume è stato dedicato ad Antonio Spagnuolo . Il presente ci offre la poesia di Domenico Cara tra "metamorfosi e labirinti" - Dopo la ricca bibliografia si alternano gli interventi critici di Gabriella Colletti, Gualtiero De Santi , Flavio Ermini , Marcela Filippi Plaza, Vincenzo GUarracino , Massimo Pamio , Gianni Mazei , Antonio Scatamacchia , Francesca Serragnoli , Claudia Manuela Turco.Un nutrita "Antologia poetica" offre una scelta da alcuni volumi editi in precedenza e tre poesie inedite - Questo elegante volume si completa con il ricordo di autori scomparsi negli interventi di numerosi autori : Pasquale Pinto (Silvano Trevisani) ,Rocco Antonio Messina (Bonifacio Vincenzi), Beppe Salvia (Marta Celio) , Ottaviano Giannangeli ( Andrea Giampietro) , Gilda Trisolini ( Gianni Mazzei) . Infine la presenza di alcuni giovani : Saverio Bafaro nell'intervento di Francesco Martillotto , Annamaria Ferramosca nell'intervento di Ivano Mugnaini , Vincenzo Frungillo nell'intervento di Laura di Corcia , Franco Araniti nell'intervento di Pierluigi Pedretti , Giacomo Leronni nell'interveno di Antonio Spagnuolo. Chiude il lavoro una puntuale rubrica di notizie sugli autori presenti.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 29 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO RONDI

Mario Rondi : “ Il cartiglio del vento” – Ed. Fermenti – 2018 – pagg. 178 - € 17,50
Il rapporto tra il canto che consuma fiato per suggerire illusioni, che rimanda frequentemente al dettaglio, e la solida posizione della irriducibilità del sussurrare, per rincorrere il ritmo, si coniuga in queste pagine , ove la ripetizione affannosa e continua della rima riesce a suggellare figure a sillogismi , pensieri a prospettive , narrazioni a folgorazioni.
Mario Rondi non è nuovo per questo tipo personalissimo di scrittura e tutti i sui testi hanno la struttura sistematica dell’endecasillabo in rime sigillate , senza timore.
Non stanca l’apertura ad una strana musicalità che sembra giocare tra i versi per accompagnare il lettore attraverso passaggi segreti o improvvisamente esplosivi , attraverso una simatica levitazione di parole o di dimensioni esistenziali .
Egli rincorre speranze di riverberi , brume di paesaggi assonnati , ritornelli allo spicchio di luna , le tenere parole truffaldine , il frammento dei sogni nel taglio della luce , e si illude di “trovarsi il fringuello canterino/ che vola di palo in frasca, smarrito”.
Poeta che cerca un’operazione di spoglio nella frequentazione continua e approfondita del rigo che risponda ad una ricerca equilibrata del carteggio poetico.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = FRANCA DONA'

"Il pianto dei violini"

Sul terreno disfatto
gli alberi urlano la morte
divelti, falciati, strappati dal vento
viscere di fango e radici.
Scheletri incolori
sparsi tra le note dei violini
perse le foglie rosse dal sapore d’acero.
Usciranno dal camino
come ad Auschwitz
e allora qualcuno sentirà
ancora Stradivari sopra i monti.
*

"Oltre i confini delle nuvole"

Quante volte ancora giocheremo - noi -
che del gioco abbiamo perso il tempo
non il senso o l’aspettativa del sogno?
Quante stelle vedremo frantumarsi
sui cigli consumati, sulle rive ormai deserte
tra cocci di bottiglie e messaggi naufragati
noi, che mentiamo anche a noi stessi
per non perdere il vizio della vita?
Toccherà chiudere gli occhi - forte -
per vedere oltre i confini delle nuvole
comprendere il perchè dei nostri passi
conoscere cos’è che tiene in pugno il mistero dei destini,
credere al miracolo della nostra imperfezione, e non morirne
*

"Io sono mia"

Ne ho viste tante sai
di donne senza volto
la luce spenta dentro agli occhi
il seme nelle carni, di paura.
Le ho viste sfigurate in viso
accoltellate, carne da macello
le ho viste calpestate, arse vive
violentate, deturpate, vilipese
e tutto in nome dell’amore.
Ti prego non amarmi
di questo amore insano
di questa che tu chiami malattia.
Non fingere carezze con le dita
le stesse che si chiudono sul collo
non soffocarmi mai di gelosia
non impedirmi di essere me stessa.
Ti prego, non amarmi
io sono mia.
*
FRANCA DONA'
*
Franca Donà nasce a Cigliano (Vercelli) il 3/06/1957 dove attualmente vive, opera nell’ambito della psichiatria riabilitativa. Esordisce sul web con il nickname di astrofelia. Le sue opere sono presenti in molte antologie letterarie e collabora, come autrice, con blog letterari e associazioni culturali. Di recente data la sua partecipazione ai premi letterari, in cui consegue svariati riconoscimenti: due volte I°classificata al Premio Internazionale di Poesia “Dal Tirreno allo Jonio”, ancora vincitrice al Premio Nazionale “Golfo dei Poeti” a La Spezia, quindi a Roma, Porto Recanati, a Bari e in varie città italiane. Nel 2015 è “Autore dell’Anno” a Torino, e pubblica la sua prima raccolta dal titolo “E non mi basta il cielo” con Edizioni Santoro. “Fil Rouge” è la sua nuova raccolta, neonata creatura insieme a Kanaga Edizioni.


mercoledì 28 novembre 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il libro di poesia"

(a Sylvia Plath)

Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.

È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
*
Raffaele Piazza

martedì 27 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = KETTI MARTINO

Ketti Martino : “Il ramo più preciso del tempo” – Ed. Oèdipus – 2018 – pagg. 96 - € 12,00 –
“ascoltare il fermento dei crepacci” suggerisce in un verso la poetessa , quasi un invito a scandagliare silenziosamente nel profondo del nostro subconscio per ritrovare quelle ondulazioni che comprimono il pensiero ed esplodono improvvise tra l’illusione e la sorpresa . La natura del personaggio che cerca di portare alla luce la radice pulsionale di una confessione involontaria si evidenzia nel dettaglio del simbolo , nel ritaglio della parola , che attraverso il gioco multicolorato del verso ricama una pagina preziosamente armonizzata.
L’originalità di questa scrittura consiste nel proporre dei testi variamente realizzati sia nel contenuto , che si dipana in perfetta consonanza con il quotidiano , nel ritmo di strade , voci , onde temperate delle ciglia , tra le mura di casa , o nell’umido squarcio della pioggia , sia nella forma , che gioca elegantemente e sobriamente dall’endecasillabo al verso breve , o brevissimo , capace di folgorare la lettura per sospendere un’attesa o un’immagine.
Tre le sezioni del libro : “Liturgia della casa” , “Rotazioni” , “ Distanze” , ed ognuna con una particolare consistenza che le rende al momento stesso ben distinte fra loro , ma in contemporanea ben articolate alla radice , perché il linguaggio è continuamente in perfetta consonanza con il tema che si propone, dal nido che accoglie alle articolazioni del tempo “nel rigore dei giorni” , dalla “febbre che fonde / negli avanzi e dice che l’azzurro è ubriacatura avara” , al “travaso di sassi sulle spalle / nel gesto perfetto del commiato/ nel gesto che noi dobbiamo decifrare.”
Ketti Martino assiste con sospensione alle stagioni che evocano magiche atmosfere e tenta con successo di sostituire il mondo reale con le metamorfosi colorate dell’inconscio , il quale riesce a porre fuori dalla nebbia le insistenze del sogno , le incredulità della fantasia , le astrazioni delle intemperie , per “essere causale narrazione / senza condanne , senza ribellione./ Essere congedo / riuscire a roteare/ guardare ovunque”.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 25 novembre 2018

POESIA = VILLA DOMINICA BALBINOT

SOTTO L’ETERNA SIEPE VERDE

…Sotto l’eterna siepe verde
la notte era molto tranquilla
linda e senza vita
nel sole occiduo:
sul nudo pendio
anche le rovine sembravano
naturali- innocue-…

Ma nessun luogo era invulnerabile;
oh tutte tutte quelle linee dure de l’Innominabile
sulla carne ferita
con le sue violacee ombre
– quelle accumulate agonie
[E quei giudizi accidentali,
ne le casuali uccisioni,
– le stragi piccole,
il lungo inutile squarcio]
Ora la luna sorgeva
sui vecchi campi – e le case sfregiate-
e il ragazzo giaceva tranquillo
tra i piccoli fiori silvestri rossi e violacei:
era molto pallido come fosse morto da sempre.
( E c’era una luce mista di blu secreti
– e di lillà–
sulla innominata acqua scura,
-e quell’abbandonato flutto
sulle tristi ossa di tutti gli annegati..)

30 luglio 2017
*
COME UNA ESTINZIONE PICCOLA

Sulla linea netta delle colline
-nella quiete dei grandi spazi-
(con sulle sponde le radici immerse dei cipressi)
vi era come una organica disperazione
piena di significato,
una purpurea onda...

Da tutti quegli alberi
grondanti e nudi
(dai coloriti sclerotici)
fluiva
irrorando e allucinando molle
un qualcosa di secreto e suppurante
- porporino e crudele
come una estinzione piccola,
quella inconsistenza
(E nei termini del proprio esaudimento.)

16 settembre 2018
*
VILLA DOMINICA BALBINOT

sabato 24 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – “…così con due gambe…”-- Genesi – Torino – 2018 – pag. 135 - € 14,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
La considerazione preliminare per entrare nel microcosmo del libro di poesia di Edith Dzieduszycka che prendiamo in considerazione in questa sede, volume non scandito, che per ognuno dei componimenti presenta una graziosa e intonata illustrazione di Paola Mazzetti, è sottesa proprio al suo titolo che non è casuale ma che è espressione dell’acuta coscienza letteraria dell’autrice.
Infatti, attraverso le poesie e i disegni con esse interagenti, la poeta crea una ironica e realistica galleria di tipi di figure maschili e femminili e l’essere umano è fornito di due gambe.
Espressione della quotidianità del nostro frenetico postmoderno occidentale i personaggi messi in scena dalla Dzieduszycka vivono un caleidoscopio di situazioni, di emozioni, sentimenti e aspirazioni tipici dell’era di internet, della TV, dell’e-mail, dell’SMS, ecc.
Con acume psicologico la poetessa dimostra di conoscere bene le pulsioni delle persone adulte nel bene e nel male e le loro sensibilità e penetra nell’ambito delle più svariate situazioni del mistero della vita.
Tutti i componimenti sono privi di titolo e sono strutturati ognuno in quattro quartine libere elemento che dà un senso d’armonia all’opera nel suo insieme.
Ci sono chiarezza e nitore nello stile della poetessa che ha qualcosa di narrativo e affabulante nel tratteggiare le sue creature con leggerezza e nello stesso tempo icasticità, con versi brevi, scattanti, luminosi e precisi.
I versi sono raffinati e ben cesellati sottesi ad una fantasia creativa spontanea e inesauribile nel puntare Edith la sua cinepresa sulla realtà nelle sue più svariate contingenze.
Il libro presenta un’acuta e puntuale prefazione di Lorenza Mazzetti e uno scritto di Sandro Gros-Piero sul risvolto di copertina esauriente e ricco di acribia.
Un’ironia serpeggiante connota tutti i lavori della poetessa e per l’interazione dinamica dei due livelli espressivi della letteratura e dell’arte figurativa il volume potrebbe essere considerato un ipertesto.
La vena introspettiva si amplifica in componimenti come quello in cui è detta con urgenza una figura indefinita che braccava il sapere e alla quale piaceva imparare, poesia dell’interiorità.
In più casi nelle composizioni emergono attori che compiono azioni e questo elemento accentua la sensazione di narratività di cui si diceva che pervade l’opera in toto.
Tra le descrizioni più svariate, da quella della donna depressa che trova gioia solo nel mangiare cioccolata a quella dell’avvenente e avveduta segretaria che denuncia il capufficio per il mobbing subito, da quella dell’eterea pattinatrice che sul ghiaccio scivolava al suono di una musica soave e dolce a quella del maschio narcisista che passava ore davanti allo specchio a rimirarsi, da quella di colui che trascorreva il tempo contando le sue monete e diceva di non essere avaro a quella della donna perseguitata dalla fisima dell’obesità che si pesava più volte al giorno, un catalogo di tipologie realizza con intelligenza l’autrice, figure nelle quali per qualche verso potremmo tutti identificarci.
*
Raffaele Piazza

POESIA = CHIARA DOMENICONI

“TALLONE D’ACHILLE”

Purtroppo so dove farti male e tu sai dove far male a me.
Il bello di conoscersi è un’arma a doppio taglio,
se sbaglio….se sbagli…
Inutili consigli, considerazioni,
quando la testa va fuori non si controllano né emozioni né azioni.
Si diventa cattivi e coglioni, discussioni…
Pentimenti a posteriori.
Pensiamoci prima, che dall’alba al tramonto,
è un attimo quel che conto.
*
“VERSO CAPOVOLTO”

Verso capovolto, come un risvolto,
come una barca in mezzo a un porto,
uomo a bordo,
il mare è un’autostrada senza corsie,
i porti sono caselli senza vie,
gli scogli sono incidenti senza polizie,
le secche sono come le gole di pescatori dopo una giornata al sole.
Mare che fa sognare,
mare che fa mangiare,
mare che fa soffrire.
Mare amaro, ma è un verso capovolto.
*
CHIARA DOMENICONI
*
Chiara Domeniconi è nata il 27/11/72, diplomata al liceo classico, libera professionista nel campo immobiliare, ha già partecipato a qualche concorso poetico ottenendo ottime recensioni....

venerdì 23 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA PIA QUINTAVALLA

Maria Pia Quintavalla : “Quinta vez” – ed. Stampa – 2018 – pagg. 96 - € 13,00
La profondità psichica di penetrazione, con l’uso particolarmente equilibrato del simbolo, coniuga una tensione tutta da scoprire , fra le pagine che riescono a svelare la scelta della rielaborazione del subconscio. I profili si stagliano con delicata precisione , per quelle incisioni che la parola poetica riesce a ricamare tra le semplici dissolvenze della memoria ed il chiaro incanto del sogno , quasi un rincorrere le segrete fulminazioni del ritorno . Nella prima sezione del libro , dedicata ai non nati , con il titolo “Pre-natale”, Maria Pia Quintavalla ferma la sua scrittura in pagine che sono in effetti prosa poetica , con un equilibrio di dizione offerto dalla tradizione ed immerso nella precisione musicale del contemporaneo . Un colloquio che penetra nella percezione , senza mai smarrire il raggiungimento della realtà memorialista , cauta nel dire e precisa nel ricordare. E’il personaggio di “China” che ricompare , in un percorso lineare che la riprende nella sua sottigliezza , nella sua cadenza in tocchi ritmici , nelle sue apparizioni luminose.
La seconda e terza sezione “Mater” e “Mater II” hanno il tremito che la poetessa riconosce , assecondando il respiro ed il sussurro degli infingimenti che il riflesso propone. “Due sono una” è il titolo della prima poesia , che cerca di aprire l’orizzonte che le mani dolcemente sfiorano: “Lei non ascolta, se cammina non ti vede più/ sei tu alle spalle, la conosci/ dal silenzio dei passi, lei non corre/ più accanto alla tua vita ma davanti,/ la sospinge e spinge via…” – Ella rievoca il fragile distacco madre figlia e nel mito del silenzio cerca di incidere le frasi che allontanino l’agguato della follia e della disperazione .
“Quinta vez, o del ritrovamento” è , come la poetessa dichiara , breve allegoria della seconda vita di “China” , qui madre fanciulla , risorta in terra di Castiglia , in una storia che continua la biografia precedente, presente in “China” del 2010 , ne è una metamorfosi .
Chiude il volume un atto unico : “Le sorelle” , per un incontro serale nel giardino silenzioso di S. Ulrich , tra il verde degli alberi in penombra, una panchina verniciata da poco , un ragazzo rumeno sdraiato all’umido del viale. Un dibattito che ha l’ansia ed il vortice delle parole, quasi una sfida che penetra nel buio e gioca nei misteri della femminilità.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = MASSIMILIANO CICORIA


"Sospeso"

Sospeso fluttuante
trabocco di
sale e
puro
spazio sotto la roccia del Cetus, di
pura
materia, di
fichi zuccherosi, di liquirizia e di
te, arabesca acqua
marina.
In
lontananza si
cerca
ciò che è
vicino.
*

" La falena"

Il
paesaggio era
composito. Il lume
custodiva la
luce e la falena accese il
lume (come
Prometeo) e
dispiegò le
ali di
pergamena. Disse
di z i t t i r e: qualcosa di
eclatante
sarebbe accaduto, sarebbero
passate
di là anche le
formiche e
forse
la
mosca entrata per
rinfrescarsi. Nella
casa assegnò i
nomi alle
cose (quasi
fossero sue): vide
il
mestolo e le parve un
pensiero
poetico; gli
occhiali e tutto fu veramente
vero. Poi
si alzò una
montagna; una montagna vide alzarsi. La
montagna sbuffò, tre
volte
sbuffò, sbiascicando nulladinuovoancheoggi e
spense la
luce, spense
l’e c l a t a n t e.
*
MASSIMILIANO CICORIA
*

Massimiliano Cicoria nasce a Napoli il 25 aprile 1975.
Dopo gli studi classici, si laurea in giurisprudenza e continua a frequentare l’Università dove consegue il Dottorato di Ricerca e riceve la nomina a Cultore della materia e la Docenza di attività didattica integrativa.
Recensisce sentenze su riviste del settore e scrive articoli su tematiche metagiuridiche tra le quali la capacità giuridica, la persona, il corpo, l’oblio e il dono.
Nel 2018 viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie intitolata ‘quarantatrè’ (Editore “la compagnia dei trovatori”)

giovedì 22 novembre 2018

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO - anno XXVII - N° 3 - luglio - settembre 2018
Sommario
Ricordo di Silvano Demarchi
Elio Andriuoli : Marina Cvetaeva , Corradino di Svevia
Guido Zavanone : Riflessioni , Messaggio
Corrado Calabrò : Amazzone , Luna blu , Senza parole , S'alzano prima
Manrico Murzi : Di porto in porto , Il mio tempio , Qualcosa c'è
Francesco Patrone : Seduti in riva
Recensioni a cura di Elio Andriuoli , Davide Puccini , Lucilla Lijoi
Operagrafica di Francesca Lorenzi -
*

mercoledì 21 novembre 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA -



"Alessia e il libro di poesia"

(a Sylvia Plath)

Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.

È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
*


"Alessia ha voglia"

Ha voglia di fare l’amore
Alessia ragazza (sedici anni
contati come semi nel letto
del risveglio). Si apre della
cameretta – porto la porta
e lui entra e Alessia è nuda
a parte il nero delle calze
autoreggenti sottesa a dell’
anima magica il desiderio.
Bacio ardente tra i fidanzati
e poi lui entra in lei a sciogliersi
di piacere – gioia Alessia
nell’afrore del corpo – fiore.
Stellata Alessia dal fresco
di finestra nella fisica gioia
della parola Amore.
*

"Alessia tesse la tela della vita"

Sottesa alla pervicace azzurrità
di fine novembre Alessia tesse
la tela della vita (amore, scuola,
lavoro, viaggi) e sta infinitamente
ragazza Alessia in quell’agglutinarsi
a del mare della domenica le acque.
Giorno bello e il sole fa capolino
tra le nuvole a tessere messaggi
di vittoria per Alessia rosa – vestita
nella conca di tramonto nell’emozione
dello squillo del telefonino
rosso come l’amore. E si accende
Alessia in sincronicità con di lui
la prima parola (amore).
Poi occhi negli occhi prima del letto.
*

"Alessia sceglie"

Ha ricevuto per uscire
due inviti ragazza Alessia
dal biondo e dal bruno
Mario e Giovanni per la
festa in maschera.
E Alessia ha scelto il bruno
nell’emozionarsi e nello
sciogliersi per la sua voce
nel telefono della vita
dopo aver detto pronto.
Sicura perché al cuore
non si comanda anche
se Mario è bello e ricco.
Di Giovanni figlio di operaio
cassaintegrato e barista
è innamorata Alessia
e con i sentimenti leale
con sé stessa anche se
i soldi piacciono ad Alessia.
Bussa il citofono e vanno
a piedi alla festa perché
è rotto il motorino
di Giovanni.
*


"Alessia e il Parco Virgiliano chiuso"

Sono caduti alberi al Parco
Virgiliano sottesi alla forza
di natura e per raggiungerlo
per Alessia è chiusa la via
per l’auto da guidare come
una donna (sedici anni contati
come semi). Con un rigo del
pensiero Alessia entra nel
Parco con il ricordo e lo
rivive e rivisita nella sua
cameretta che già fu un porto.
Cammina tra le piante
nello spessore asettico
e respira l’aria di farfalle
come di Alessia il sorriso
sotteso a redenzione ad ogni passo.
*
Raffaele Piazza

lunedì 19 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = UMBERTO PIERSANTI

Umberto Piersanti – "Tra alberi e vicende" -- "Poesie 1967-1990" – Archinto – 2017 - pag. 321 - € 14,00

Umberto Piersanti nasce ad Urbino nel 1941. Qui vive e lavora insegnando Sociologia della Letteratura all’Università; Piersanti è uno dei poeti italiani più affermati e si è imposto alla critica con la trilogia, pubblicata nella collana bianca einaudiana, composta da I luoghi persi (1994), Nel tempo che precede (2002), e L’albero delle nebbie (2009). Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede, raccoglie i primi cinque libri di poesia di Umberto Piersanti: si tratta di raccolte che percorrono l’infanzia e l’adolescenza del poeta. In queste raccolte la dimensione urbinate, per lo più ambientata nella campagna rinascimentale, richiama una matrice intessuta di ricordi e un’eredità che proviene dall’età dell’infanzia, perfino del tempo primo della nascita, e recupera quella tradizione umanistica, dell’arte figurativa di Piero della Francesca, Paolo Uccello e Raffaello, fonte di alimentazione per un grande poeta naturalistico, il maggiore del secondo Novecento, dopo Attilio Bertolucci. Soprattutto si sente l’influenza di Raffaello nel cercare quell’armonia totale con il mondo, un bisogno di misura e di equilibrio e di bellezza rintracciabile nelle colline prospicienti l’Appennino. Rispetto alle tre raccolte della suddetta trilogia einaudiana, nella quale l’autore trova una dimensione autentica di maturità espressiva, nelle cinque raccolte giovanili, racchiuse in questo volume, Piersanti si esprime con una forma più acerba e meno compiuta, seppure alta, che racchiude, in stato embrionale, quello che sarà lo sviluppo successivo della sua opera a partire da I luoghi persi: quello che è una costante, nella poesia di Piersanti è il tema della descrizione del paesaggio, della natura dei suoi luoghi natali, una natura interiorizzata e amata dal poeta, natura che fa da sfondo al paesaggio dell’anima, in una descrizione minuziosa di elementi vegetali e specie animali. È tutta una fitta rete di tasselli naturali, quella di cui parla Piersanti nel suo libro unico, così si potrebbe definire l’opera omnia del nostro, secondo il comune denominatore della natura, che è il filo rosso che lega tutta la produzione di Piersanti. Umberto Piersanti ha dimostrato, a partire dal 1967, anno di uscita della sua prima raccolta La breve stagione, una forza demiurgica legata alla terra, la sua terra. Così da rendere universali gli altipiani a Sud di Urbino, le Cesane, patria elettiva, luogo privilegiato di un canto lirico mitopoietico e mitografico. Perché questi luoghi sono attraversati da una storia personale e quindi seguono un percorso proprio. La componente anacronistica dei versi si collega al valore salvifico già presente nel suono e nella pronuncia de I luoghi persi, che consacrò il poeta ad un pubblico più vasto, raccolta edita nel 1994. e ad una critica che fino a quel momento non aveva allora trascurato il valore della sua produzione, anzi ne colse già in parte l’originalità nel proseguire una poetica della tradizione, senz’altro la più incisiva del secondo Novecento italiano. Tanto che si possono individuare similitudini oggi più che mai con l’opera di Attilio Bertolucci, pur con qualche distinguo. In Piersanti figura anche una dimensione fantastica e visionaria, mentre Bertolucci è sempre concreto e preciso. È probabilmente Giovanni Pascoli il poeta al quale riallacciarsi con più nettezza per una dotazione di mistero che non è di certo esente nei versi di Piersanti. Tanto è vero che nel libro Il canto magnanimo, a cura di Roberto Galaverni e Massimo Raffaeli, nel colloquio con i due critici, il poeta afferma perentoriamente: - “Pascoli mi ha insegnato a guardare tra le foglie, per cui posso vedere che c’è un frammento di legno che galleggia in un piccolo lago, che si è formato dentro un tronco, notare lo Scotano rosso e l’uccello che ci si muove dentro. Ho sempre bisogno anche io di nominare i vari tipi di erbe e di piante.

Ma non potrebbero essere ravvisati accostamenti con la vocazione a cogliere il senso di finitudine umana e l’energia di un piccolo spazio totalizzante di Cesare Pavese, così come il rapporto assoluto con la campagna senese e fiorentina di Mario Luzi, che assomiglia a quella di Piersanti: un paesaggio che spinge a ricreare una sorta di predilezione per quell’”altrove” che rifluisce nel tempo. Si notano meno similitudini con Andrea Zanzotto, che rimane un grande poeta tellurico nel sottosuolo della lingua stessa e c’è da notare che in Zanzotto c’è anche il tema ecologico. Il canto della poesia lirica è possibile, e lo è ancora in questo terzo Millennio che segue un secondo Novecento, convulso, dove si sono alternati il grande stile e l’avanguardia, stelle polari di una disputa alla quale Umberto Piersanti ha contrapposto anche isolatamente, una resistenza fatta di vicende esistenziali, di tempi e luoghi insuperati. Questa è anche la ragione di un’ulteriore testimonianza centrale nella distinzione e pienezza di visione del luogo residenziale inteso come postazione universale. Va detto che, se Piersanti è da intendere come un poeta naturalistico, è riduttivo limitarsi ad inquadrarlo esclusivamente come tale, senza aggiunta di altre peculiarità di una matrice che soprattutto si è delineata in qualità progressiva a partire da Il tempo differente, seconda raccolta in ordine cronologico, uscita nel 1974. Le altre raccolte incluse in questo volume sono La breve stagione (1967), L’urlo della mente (1977), Nascere nel ’40 (1981) e Passaggio di sequenza (1986). Si snoda, dunque, attraverso un lungo iter, la produzione di Umberto Piersanti, che si rivela un esercizio di conoscenza del poeta, una conoscenza di sé stesso, in rapporto con la natura dei suoi amati luoghi.

Raffaele Piazza

sabato 17 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI =FRANCO CIARELLI

Franco Ciarelli : “La danza delle gru della Manciuria” – Ed. Tabula fati – 2018 – pagg. 96 - € 9,00
Pennellate dai molteplici colori si amalgamano in queste pagine ove le immagini scorrono velocemente fra tratteggi quotidiani e sussurri da plenilunio . Il poeta affonda nel respiro della natura , tra il silenzio cosmico e le luci intermittenti , cercando di dare una voce al “pulsare del cielo” o al fluttuare delle vele . Le variazioni cromatiche suggerite da molti versi nascondono l’incanto o manifestano lo splendore di un rigoglio , sia della incandescenza che dei sentimenti per fluttuare con lo sguardo e con il simbolo tra persone e cose , paesaggi e sogni , risvegli ed astrazioni. Anche l’incommensurabile potrebbe non sfuggire alla dolcezza irrequieta, che insinua ritmi e musicalità delle occasioni poetiche , quando “il cielo è flessuoso / le stelle si infilano nel taglio del suo ventre/ la marea rapisce/ e sente l’odore della pelle / attraverso la profondità dell’infinito.” Il pensiero tratteggia ricordi , cercando di sciogliere gli enigmi della memoria , tra il racconto errante di una lettura e un discorso che “mitiga il senso di solitudine”,
tra la rugiada che svapora in ozio e la danza di ginestre. Scrittura piana, cesellata nelle armonie, ed attenta a non concedere luoghi comuni, per rimanendo nella semplicità del dettato, nel quale la parola accompagna motivi di introspezione o di esplosioni del subconscio .
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 15 novembre 2018

POESIA = DOMENICO ALVINO

"Affacciato alla balza"

--------«C’è davvero tutto questo posto per tutto questo

passato, per tutti questi rimpianti, dentro di me?»

Chiara De Fernex, Il moto minore, Subway 2007, p. 7.---
*

Quanto posto ci sarebbe
ora in te
che passato
quanto a spalancarsi con visi e pianti
e letizie e giorni
quanti
a dolere ed a gioire
mentre sto alla balza affacciato
e guardo in giù
che mi verresti incontro salendo lieve
o sovraccarica traendo dietro
la lunga fila di bagattelle
degli anni tutti stracolmi
dei minuti e secondi e più ancora
degli attimi che ti fronteggiano
e poi via dietro il momento.
E i lembi
quanti
simili di passato
perché saresti morta
e trascorsa come sei
se di te vuote le spalle volgessi
all’incombere del mio tramonto
cartapestaio.
*
Domenico Alvino

mercoledì 14 novembre 2018

SEGNALAZIONE RIVISTA = ZETA -

LA RIVISTA ZETA -
Nel mese di giugno di quest’anno è uscito il numero 118 di “Zeta”, storica “Rivista internazionale di poesia e ricerche”, di cui è direttore Carlo Marcello Conti e attorno alla quale si è sviluppata, sin dal 1977, la Casa Editrice Campanotto (fondata durante l’anno precedente a Pasian di Prato, in provincia di Udine), di cui è stata presidente Franca Campanotto.
Si tratta di una realtà editoriale che, seppur piccola, in modo esemplare è riuscita a conservare per decenni il proprio aspetto “militante” attraverso riviste e quaderni e molteplici pubblicazioni e attività, soprattutto in relazione alla poesia sperimentale.
La Redazione di “Zeta” è composta da nomi di primo piano, come Lamberto Pignotti e Paolo Guzzi, e così pure l’elenco dei collaboratori e delle Redazioni estere risulta di rilievo.
Il numero 118 della rivista è un ricco concentrato di argomenti, riflessioni, contributi critici, poesie e racconti, tra immersioni nella realtà più concreta e necessarie astrazioni. Accanto a nomi di autori e critici famosi compaiono anche nomi meno noti, essendo la casa editrice sempre attenta alle novità provenienti dalle voci più giovani, oltre da quelle più importanti, come attestano i tanti riconoscimenti ottenuti.
La prima parte della rivista è riservata ai Saggi. In “Essere e la poesia” Carlo Marcello Conti si interroga su cosa sia la poesia: L’amore è una cosa semplice, canta Tiziano Ferro, e non è molto diverso per la poesia, difficile invece cercare di definirla, e impossibile ingabbiarla in una formula. Tuttavia, come osserva Carlo Marcello Conti: «Dopo questo limite illimitato dell’essere totale della poesia che non dice come essere semplicemente esistere è la sua totalità.».
Segue la Relazione scritta da Lamberto Pignotti, riguardante “Enrique Vila-Matas”, nell’ambito dell’edizione 2017 del Premio Feronia. Indagando su cosa possa vedere l’occhio dello scrittore al giorno d’oggi, si prende coscienza del fatto che in generale l’occhio cattura sempre più spesso la “realtà virtuale” anziché quella naturale. Pignotti accenna anche a quanto la nostra società, in realtà, sia poco divertente e troppo prevedibile, a ben vedere poco stimolante: «C’è troppa furbizia e troppa poca genialità in giro.».
Seguono le pagine piacevolissime firmate da Paolo Barozzi, che i lettori affezionati alla rivista di certo attendono, autore tra l’altro di Peggy Guggenheim – Una donna, una collezione, Venezia (Campanotto Editore, 2011), Peggy Guggenheim di cui è stato amico e collaboratore. Nel numero 118 di “Zeta” egli ci rende partecipi del suo “Incontro con Gore Vidal a Venezia”: come apprendiamo dalle sue stesse parole, «prima delle grandi invasioni dei turisti e delle grandi navi, Venezia offriva spesso la possibilità di incontrare degli scrittori famosi. Quasi ogni giorno incrociavo il poeta Ezra Pound con Olga Rudge durante la loro passeggiata mattutina alle Zattere dove abitavo. Nel mese di agosto vedevo spesso aggirarsi per la città Sartre e Simone de Beauvoir.».
Gore Vidal, durante questa intervista-conversazione, ebbe modo di dire, riguardo alla stesura dei suoi libri: «sono sempre io l’ago della bilancia. Non sono mai del tutto chiaro; senza ambiguità non c’è arte.». Durante il suo incontro con Paolo Barozzi, ci fu l’occasione per ricordare P. M. Pasinetti, troppo spesso dimenticato e apprezzato anche da Italo Calvino. La testimonianza qui riportata si chiude con il ricordo dell’arrivo di Joanne Woodward, la quale doveva recarsi insieme a Gore Vidal al teatro La Fenice. E Paolo Barozzi li accompagnò per un tratto di strada.

Dopo questa appassionante e coinvolgente lettura, seguono gli approfondimenti relativi a “Il fenomeno Hirst e la 57ₐ Biennale di Venezia” di GianCarlo Pagliasso e le “Prospettive aperte; poligrafia quarta” di Curzio Vivarelli.
Dopodiché, come tutto venga fagocitato nel susseguirsi delle stagioni, viene colto dalle parole di V. S. Gaudio con toni poetici e giocosità di forme e colori, in “Passilence – Mini-Lebenswelt con Joan Mirò / Silence”: in «questa macchia rossa di Joan Mirò, c’è quasi tutto il silenzio, c’è anche una “O”, e solo la “S” in alto a sinistra è fuori dalla grossa macchia di rosso, ma è un po’ macchiata da una schizzata di rosso. Se ci si mette, ad aspettare che lei passi, di lato, sul rettangolo giallo, intanto tu pensi che, basta poco, e arriva l’inverno».
La tappa successiva proposta da questi Saggi ci conduce a “I viaggi simulati di Ginzburg”, con uno scritto inedito, risalente al 1980, di Mario Perniola sull’arte di Carlos Ginzburg, a ricordo del filosofo da poco scomparso (in questo numero di “Zeta” si ricordano anche Gillo Dorfles, Angela Felice e Angelo Tonelli).
Successivamente, “William Butler Yeats” e il suo interesse per la simbologia magica, l’esoterismo e lo spiritualismo sono al centro delle riflessioni di Elisabetta Salvador, la quale sottolinea l’importanza dell’immaginazione intesa quale «luogo mentale di sopravvivenza». Pertanto, anche se la maschera «rappresenta iconicamente l’ambiguità della condizione umana», ambiguità necessaria all’arte come sosteneva Gore Vidal (qui si manifesta soltanto uno dei tanti fili invisibili che legano tra loro vari contributi di questo numero della rivista), «l’impossibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è ha però un suo fascino».
La sezione dedicata ai Saggi si conclude con i “Trent’anni di Photoshop” di Annalisa Moschini, la quale si sofferma sulle varie possibilità di manipolare le immagini. Viene spontaneo pensare al ritocco fotografico e all’eliminazione dei difetti, ma si dovrebbe invece tenere presente l’importanza di quanto rimane al di fuori della fotografia, come si dovrebbe prestare attenzione sempre anche alle parole non dette.
La seconda parte della rivista è occupata dalla Poesia. Nei versi proposti di alcuni autori, vita e morte si compenetrano, nel destino di fragilità che accomuna tutti gli esseri viventi, tra fughe grida e silenzi. Facendo una rapida carrellata, in “Nigredo” di Cristina Caloni il cane, il padre, l’amico e tutti gli altri cari che non ci sono più, grazie alla parola vengono riportati per un attimo tra noi. In “Poesie” di Antonio Napoletano, «nel cuore ladro di signora / trapassa in maschera parola / è il compianto per la gazza / morente nell’afa del giardino». In “Aprire vie di fuga” di Alfonso Lentini, la formica «non sa dello specchio / e perciò non vi cerca sua figura / (e niente sa neppure / di se stessa. // come siamo formiche» anche noi umani, non meno fragili, non meno deboli. In “Entroltre” Bruno Conte, invece, ci rivela: «È un grido / la forma nocchiuta / della conchiglia / animale chiuso che grida / contro il chiuso cielo / del cielo». Chiudono la sezione dedicata alla poesia Carletto Negri con “Imago – (Non)” («avrei dovuto essere più attento / non pensarmi estraneo») e Miodrag Golubovič con “Il segno” («l’urlo ha ululato»).
Segue la sezione dei Testi con “Presente semplice – Bianca, manica lunga, botton down, senza tasca” di Giancarlo Sammito, alla ricerca di una camicia bianca (racconto da leggersi possibilmente, se si desidera seguire le indicazioni dell’autore, con l’accompagnamento di Astor Piazzolla, Histoire du Tango, per arpa e flauto traverso).
Si prosegue “Nel labirinto” di Natalia Milocco: «Mi avviai lungo uno stretto corridoio che immetteva in un vasto capannone le cui pareti, interminabili, come anche il pavimento erano tappezzati di libri disposti in modo un tempo forse ben ordinato. C’erano pile di volumi di varia grandezza, fascicoli, fogli e cartoni riproducenti poesie visive ormai dimenticate, recanti i segni di un nobile passato, esaltato da premi, ingentilito dalla presenza di illustri personaggi, testimoniato da mostre innovative, forse troppo innovative per il sentire comune, così molti lavori erano rimasti là accatastati». Così immagino possano essere gli spazi fisicamente occupati dalla casa editrice Campanotto.
Ancora di Natalia Milocco il commovente racconto “Piccola storia d’amore”, in ricordo di Blanche, per un lutto pieno, vissuto per una creatura innocente che ha portato solo gioia nella propria vita.
Seguono, nella sezione dedicata a Mostre e recensioni varie, “Bonjour à monsieur Julien Blaine” di Patricia Blasutto («Poesia, pane quotidiano, esiste anche in formato senza glutine. Medicina priva di ricetta medica, senza trafila burocratica»), “Tre libri tedeschi” di Vincenzo Cioni, “Rachid Ouramdane: Sfumato – In tournée in vari teatri europei” di Alberto Gabriele, “La 57ₐ Biennale d’Arte di Venezia” di Inga Conti, “Giri di parole” “Butta and Toppa” “Da Djagilev all’Astrattismo 1898-1922” di Carlo Marcello Conti.
*
BRINA MAURER

POESIA = CHIARA TAORMINA


"I"
Posso chiamarti amore
senza traccia di rimpianto
nella notte di lucciole
sul cammino della vita
ho petali d’avorio tra le dita
Posso stringerti al petto
ora e qui con una foto sbiadita
nel cuore che batte di armonie silenti
Posso averti nei pensieri
che si spengono come candele
soffiando sull’anima
ma il buio invade le siepi oltre l’orizzonte
lontano dal mare che un giorno
ti porterà da me

*

"II"
Guardo ancora le tue orme
sulla sabbia del cuore
impresse a fuoco
sulla pelle del domani
vedo ancora i tuoi sorrisi
tra ombre di ricordi
ho ancora spazio
per piangere tra le rose
e strappare le spine
dalle mani della notte

*

"III"

Ti ho lasciato una strada
da seguire oltre il dolore
nella terra del sud
tra ulivi e fragranza di mare
ho adornato il giorno
con il suono del vento caldo
attendo che una foglia stanca
voli nel palmo del tempo
sentire il rintocco della campana
evoca le domeniche del passato
ero bambina e non sapevo
che la pioggia avrebbe reso il cuore
stanco e triste
e che le aurore avrebbero acceso di fuoco
il cielo operaio di ogni speranza
Io figlia del sud attendo che la madre terra
abbracci il canto dell’infinito
*
CHIARA TAORMINA
*
Chiara Taormina nasce a Palermo nel 1973 dove vive e lavora.
2013 Cammy e il tempio del sole (Edizioni Il Ciliegio)
2014 Zeus e la sua magica avventura (Edizioni Il Ciliegio)
2016 Cammy e i pirati dell’ovest (Edizioni Il Ciliegio)
2016 Antologia haiku Hanami estate (Edizioni della sera)
2016 Antologia Haiku tra meridiani e paralleli (Fusibilia Edzioni)
2017 Ruggero e la macchina del tempo- edizioni Il Ciliegio, con la speciale prefazione di Luis Sepúlveda
2018 Sam Paprika, cacciatore di fantasmi – edizioni Nulla die

domenica 11 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIO SUCCI

Valerio Succi : “Primo” – Ed. Terra d’ulivi – 2018 – pagg. 68 - € 8,00
Giovanissimo studente di Lettere moderne presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna Valerio Succi offre al pubblico un elegante volume di poesie , intrise di una pasta morbida che affonda nel sentimento profondo della meraviglia e della sospensione. Alcuni testi si alternano ad espressioni di incredulità , per affermazioni sociali o psicologiche che investono l’interlocutore , mentre altre pagine si colorano di scambi voraci per immagini e figure che sfiorano l’illusione. Con il sussurro , la parola , la preghiera , gioca tra i versi per alcuni abbandoni della pelle , della carne , del sorriso , o disilluso pronuncia “Inesperto , analfabeta d’amore / come roccia sotto la cascata/ respingo le gocce, via da me / troppo impermeabile a quest’affetto…” –
“Rivolta” , “Manifesto”, “Realismo terminale”, “Provincia” , “Bologna”, “Residui” sono i sei capitoli che realizzano un viaggio temporale e materiale del poeta , fra il vissuto quotidiano e le irruzioni storiche , tra l’urlo di una generazione e le imperfezioni della politica, fra l’ignoto delle ore ed il timore dell’abbandono, fra l’indifferenza della periferia e l’illusione dell’evasione. Il suo ritmo incalza “…non conosce pause, perciò / se succede qualcosa, tutti sanno / e criticheranno tutti, se qualcuno osa fare…” – La custodia dei segreti diviene il labirinto capace di custodire le frecce che la poesia scocca ad ogni meriggio .
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 9 novembre 2018

PREMIO = SIGILLO DI DANTE

LA SOCIETA' DANTE ALIGHIERI BANDISCE IL PREMIO "SARZANA DANTESCA - SIGILLO DI DANTE" -- PER POESIA SINGOLA E SILLOGE INEDITA -
Scadenza 31 gennaio 2019 - premiazione 25 marzo 2019 in Sarzana - Grand Hotel S. Caterina - richiedere il bando completo a sergio.riggio1950@libero.it -

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia verso dicembre"

Intensità di azzurro di novembre
a sottendere ragazza Alessia
e entrarle nell’anima. Dopo la sosta
nella villa di Mirta riprende
la vita infinita e sta nell’albereto
della casa di querce e pini.
Inaccessibile è il Parco Virgiliano
dopo la bufera e altro degli alberi
caduti. La Valle dei Re è una chimera
perché la strada è chiusa.
Si rianima Alessia, si veste,
prende lo zainetto e per la scuola
dei responsi s’incammina.
*

"Alessia serena nell’albereto"

Attimo aurorale per Alessia
nell’albereto della mente
e dei pini e delle querce
centenari. Istanti rosa pesca
nella tinta del cielo dopo
la caduta per il maltempo
degli alberi su Napoli
che ancora esiste. E vengono
angeli a portare di pace
un messaggio e sa Alessia
ragazza di essere viva
oltre internet e-mail e TV.
Meglio la natura pensa Alessia
nel raccogliere portafortuna
una verde pigna.
*

"Alessia e il disegno della luna"

Selenica meraviglia ad irradiarsi
nell’anima di Alessia
luna ostia di platino a pervaderla
vista dalla Villa Comunale
e sta infinitamente Alessia
tra le centenarie querce e altri
senza nome alberi. Attimi
di sogno ad occhi aperti
e l’Acquario ancora esiste
visitato con l’amica due anni fa.
Disegno della luna nell’interanimarsi
Alessia con le sue tinte
e i mari della tranquillità.
Pensa al suicidio di Mirta Alessia
abbeverandosi alla luce
della compassione.
*

"Alessia contenta di esserci"

Scrive con affilata grafia
una poesia Alessia del rosa
della farfalla contenta
sul balcone intravista del sole.
Mare e cielo non mancano
sul visore della vita
e dell’amore di Giovanni
è sicura. Poi prende il Rosario
Alessia e prega e viene l’angelo
custode a darle gioia.
Poi bussa alla portineria
che spiava la sua felicità
con Mirta.
*

"Alessia sottesa alla luce"

Mattinale incanto nel risveglio
di ragazza Alessia, azzurrità dai
volatili solcata nell’irradiarla
la luce a invadere di Alessia
l’anima e la linea cielo-mare
a determinare la gioia di natura
ridestata senza nuvole grandiose
a panneggiare nell’interanimarsi
Alessia con la vita e a guidarla
l’angelo invisibile. Stupita Alessia
il giardino segreto guarda
e oggi non piove mentre farfalle
volano nel senso della vita
sempre nuovo.
*
Raffaele Piazza

giovedì 8 novembre 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Leggende”

Mentre tu , severa , intrecciavi tarantelle
nel rimpianto di una festa promessa
Io cancellavo fantasmi
inseguendo i furori della luna,
nel grembo più veloce
era il brusio di meraviglie
oltre il gioco del sogno.
Poi l’angoscia in misure irrisolte
gocciolava emozioni
invecchiate come noi al sussurro di leggende.

Un’ombra appena l’ostaggio delle braccia,
nostalgie dei silenzi alle caviglie,
trasparenze delle tue pupille.
Giocavamo ai papaveri nel brivido annunciato,
il tuo seno delicatamente si offriva
al proscenio , stranito ed improvviso,
e le ombre avvolgevano lenzuola.
Alle pareti il fragore del nostro pentagramma
grottesco ed infinito di passioni
confonde nel racconto lungo ciglia
per cancellare il richiamo
soffocato nel vuoto .
Forse ho incendiato i ricordi
e sono qui a scrivere sciocchezze
per una fanciulla nuda inesistente.
*
Antonio Spagnuolo

mercoledì 7 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO BARBON

Fabio Barbon : “Femminili impronte” – Ed. Biblioteca dei leoni – 2018 – pagg. 112 - € 12,00 –
Quasi un diario , cucito nell’arco di alcuni anni, che vanno dal 1995 al 2018 , nella tessitura di un continuo sussurro di amore , nel ricordo delle immagini che il tempo ha inciso nella memoria e nell’inseguire gli attimi di un vissuto che divora inconsapevolmente la fiamma dei sentimenti. L’orizzonte è colorato dai variegati ritmi che ripetono con insistenza il ritornello dell’inquietudine, per il quale il sussurro d’amore è l’accordo ed il tema dei colori accesi dall’illusione. Qui tra le pagine il tempo ha consumato mille sogni , fra il tepore della intimità e l’emozione degli sguardi , dai vortici dell’attrazione al sospiro delle attese, compilando con delicatezza ed ottima scrittura quella tela che ci avvolge nel percorso , vibrazioni di presenze , condivisione di ritrovamenti . Segmenti e metrica hanno durata variabile , ma un razionale controllo delle variazioni caratterizza la struttura di quest’opera, che riesce a far emergere la filigrana preziosa di una poesia sganciata magistralmente da ogni condizionamento.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ILARIA ORABONA


"Riflessioni… un dì agostano"

Lenta è l’angoscia
fugace la stasi
ed io sempre lì,
immobile,
a sfuggire l’una e ad afferrare l’altra
in un vortice senza tregua
come l’ombra e il sole
*

"I tuoi occhi"

Non calare
le Sue palpebre
La luce ancora filtra
attraverso i Suoi occhi
come a riverberare
il mio animo
straziato
Non mestizia,
non pena,
o voi,
che,
con timido silenzio,
entrate
Forte vibra
l’assenza
della Sua presenza,
e ancora pulsa,
nonostante l’ombra
abbia ormai
invaso
il sorriso del mattino
La notte ora
ci culla
in un unico respiro,
non di aria anelante,
ma di un annullar
continuo
*

"Vento"

Vento,
che ti agiti
tra le crepe dell’oscurità
di una notte come tante,
frastorni le creature che
albergano indolenti
nei meandri di una
coscienza sospesa
tra veglia e realtà
*
ILARIA ORABONA
*
Nata a Napoli, laureata in Filosofia; specializzata in Bioetica, Pedagogia clinica e Psicopedagogia. Vive da tempo a Padova con il marito Massimiliano , dove insegna Lettere in una Scuola Secondaria di Secondo grado; è abilitata all’insegnamento di Filosofia e Storia ed ha lavorato con alunni diversamente abili come docente specializzata sul Sostegno.
Ha pubblicato con la Casa editrice Pagine una raccolta di poesie che andranno inserite in un volume di 16 autori intitolata: Nuova Collana Le tue parole.
Ha pubblicato con Il Mio Libro.it una Silloge di 27 poesie, in vendita presso La Feltrinelli, IBS, Amazon

domenica 4 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – Stazioni di posta----Edizioni dell’Orso – Alessandria – 2018 – pag. 75 - € 13,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie. Ha curato l’edizione di opere di Pascoli (Marietti, 1976), di Nievo (Utet, 2006) e (con traduzione e commento) di una scelta del Musicae Compendium di Decartes (in Opere filosofiche, I, Utet, 1994). Collaboratore di “Lettere Italiane”, “Nuova Antologia”, “Sigma”, “Prometeo”, “L’altra Europa”, “Lunarionuovo”, “Margo”, “Schema”, “Astolfo”, “La clessidra”, “Issimo”, “Rassegna Musicale Curci”, “L’Umanità”, “Il nostro tempo”, ecc.
"Stazioni di posta", la raccolta di poesie di Loris Maria Marchetti che prendiamo in considerazione in questa sede, è un libro composito a livello architettonico nelle sue sei scansioni numerate intitolate: Séguiti, Fatti di Eros (e Psyche), Alice sempre attuale, Altri séguiti, Connivenze convergenze e Sensi obbligati e conti improrogabili, sezioni seguite da Note.
Il titolo del volume farebbe pensare all’intento dell’autore intuibile poeticamente di volere mandare in varie ripartizioni delle missive al lettore sotto forma di componimenti poetici, idea in sé stessa molto suggestiva.
Il poeta, a livello eidetico, al posto di lanciare nelle acque marine la bottiglia con il messaggio, usa la suggestiva metafora della poesia come lettera inviata ai fruitori del suo testo.
Attraverso un poiein sotteso a strumenti scaltriti, una vasta cultura e una notevole sensibilità empatica, Marchetti crea in tutta la continuità dell’opera immagini cariche di magia e di rara e condensata bellezza.
Si ha l’impressione di affondare nella pagina attraverso la lettura di queste composizioni che sono icastiche, dense e tuttavia leggere.
Non si può definire tout-court lirica la scrittura del Nostro anche se, talvolta, specialmente nelle descrizioni di una natura sempre molto rarefatta, i versi creano immagini con accensioni fulminanti che rasentano addirittura l’elegiaco, raffigurazioni che continuano spesso in spegnimenti.
Ogni singolo sintagma nel connettersi agli altri è luminoso e preciso, scattante e veloce.
Il ritmo nei componimenti è incalzante e crea una maliosa e suggestiva musicalità che rende piacevole la lettura.
Cifra essenziale delle composizioni di Loris Maria è quella di un’apparente narratività e chiarezza tendente all’affabulante, che però sottende una complessità nella profondità dei sentimenti e delle sensazioni che vengono evocate partendo dallo stato di quiete nel decollare dei versi in ogni singola poesia.
I versi raffinati e ben cesellati fluiscono con eleganza formale e sono connotati da un forte nitore.
Tema ricorrente in molte parti del libro è quello dei luoghi, località straniere e italiane che vengono raffigurate attraverso l’occhio interiore di Marchetti che sa cogliere in ogni situazione descritta la profondità del senso della vita.
A volte le poesie sono risolte in un unico respiro nel fluire armonico delle parole in ininterrotta sequenza.
*
Raffaele Piazza

martedì 30 ottobre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = BRINA MAURER

Brina Maurer, Neraneve e i sette cani – "Storia di antiche violenze", Ancona, Italic, 2018, Collana Rive, Introduzione di Luigi Fontanella, pp. 160, €15,00

Espressione di un’anima gentile e travagliata, questo libro dal titolo ironico e agrodolce si presenta al lettore in tutta la sua nudezza, il suo candore, la sua atroce, sublime rivelazione. Rivelazione di una vita condotta all’insegna della ricerca di un proprio io - quello della stessa Autrice, Brina Maurer, alias Claudia Manuela Turco – soprattutto contro la Violenza e la Crudeltà, in qualunque forma esse siano perpetrate nella nostra società. Proprio Alla ricerca di sé è intitolata la prima sezione del libro.
A sorreggere quest’assunto c’è un filo-animalismo coniugato a un pacifismo di fondo: veri fari di un percorso esistenziale di cui il poema in questione intende testimoniare drammaticamente, ma anche come in una sorta di fabula domestica, le varie tappe personali, dall’infanzia all’adolescenza, fino all’attuale maturità.
Colpisce, di fatto, fin dalle prime pagine, l’allure diaristica, mista a una delicata affabulazione fiabesca, ora tragica, ora tenera, ora straziante, ora soave. A esserne protagonisti sono sette cani, che sono stati (e anche in futuro sempre lo saranno) compagni fedelissimi e affettuosissimi dell’autrice, palinodicamente denominata, in questo denso poema, Neraneve: rovescio o sconfessione ironica della ben più celebre Biancaneve i cui sette nani qui sono appunto i sette cani che hanno accompagnato fedelmente la nostra neo-principessa.
Ecco allora che, attraverso il susseguirsi dei cani Mileto, Diana (uccisa crudelmente), Susanna, Tara, Tamara, Glenn (il cane in cui Neraneve meglio riconoscerà “le proprie fragili ossa”) e infine Mughetto, sfilano cronologicamente luoghi personaggi circostanze episodi biografici in cui questi compagni-animali scandiscono il viaggio terreno della loro custode-poeta-biografa. Il tutto articolato attraverso il ritmo cadenzato della narrazione-in-versi, fedele, in questo, a un principio poietico che richiama irresistibilmente un libro di Nelo Risi, significativamente intitolato Di certe cose che dette in versi suonano meglio che in prosa, opera di poesia tra le più intense del Novecento italiano, che fra l’altro nel 1970 valse a Risi il Premio Viareggio.
Sono versi, questi di Neraneve, che raccontano storie di violenze e di soprusi contrapposti alla ricerca di un Candore, di una promessa d’innocenza che forse solo il mondo animale (i cui rappresentanti identificati nei cani sembrano essere gli unici esseri che dimostrano di possedere un’anima) può donare all’umanità senza chiedere alcuna contropartita. E davvero vivi e coinvolgenti sono i regesti di alcuni momenti esistenziali rivissuti in questo poema, soprattutto quelli relativi all’infanzia e all’adolescenza, spesso documentati in modo straziante: si leggano esemplarmente componimenti come “Scure di luna”, “Bagno di sangue” e “Ingiallimenti” (quest’ultimo segna forse l’apice più tragico e amaro).
` Pure, a petto di tutta questa travagliata Erlebnis, ecco farsi largo, a tratti, squarci improvvisi di tenerezza e di pura quanto visionaria liricità:
Per accendere
fiammiferi nel buio,
cara Virginia Woolf,
a volte basta immergersi
con lo sguardo
in un cielo stellato,
e bagnare le ciglia
degli umori della notte.
Nell’eterno abbraccio
la catena si libera dei ceppi,
e il giorno si fa luce verde.

La Poesia può, allora, allungare la sua mano salvifica; la Poesia – dico - che, sola, è in grado di armonizzare un corpo e un’anima dilaniati. Cito la vibrante chiusa del componimento “La violenza delle immagini”:

Neraneve
camminerà per le strade del mondo,
con anima e psiche violentate,
ancora e ancora,
da edicole e vetrine,
da mass media parole e immagini,
da corpi oggetto di vendite e offerte.
Solo il profumo della poesia,
in pittura,
riuscirà a riconciliarla
con se stessa.
Con il suo corpo.

E saranno ancora e sempre i suoi cani a regalarle quel “riscatto” antropologico che non sempre gli Umani sono (stati) in grado di offrire senza nulla richiedere. È il caso della cagna Tamara, salvata dalle fiamme da Neraneve, in quegli anni giovinetta allo sbando, al centro di una famiglia in disfacimento, in mezzo a continui litigi dei propri familiari. Tamara, dunque, diventa la sua compagna di (s)ventura; Tamara sua consolatrice; Tamara sorella di Neraneve (“davvero sorella, / davvero fiamme della stessa candela”), fino a quando sarà vivo il filo che le terrà in vita; loro che in fondo sono i “soli vivi tra i morti”.
È a quest’altezza, ossia quando l’autrice arriva alla rievocazione di Glenn, il sesto cane, che lei si dà una ragione di vita: la ragione centrale di un Femminino assoluto che possa anche escludere la maternità, non in un senso solipsistico/egotistico ma, sulla lunghezza d’onda dell’insegnamento di una Marguerite Yourcenar (richiamata due volte in epigrafe alla soglia del poema) e di una Virginia Woolf, sentirsi – pur senza figli – impegnata a essere utile per i figli di altre donne (“Le donne senza figli, / possono fare tanto / per i figli delle altre”). In effetti, tutta la seconda sezione del libro (L’handicap di Byron) è incentrata sulla figura di Glenn, nel quale Neraneve riconosce se stessa a cominciare dalle “proprie fragili ossa”. Creatura con la quale condividere il proprio mondo, Glenn (cane sul quale l’autrice tre anni fa ha già pubblicato il libro Glenn amatissimo) diventa da subito il compagno ideale insieme con il quale combattere la cieca brutalità degli uomini, la loro arroganza e ignoranza. Crescere insieme con lui è capire che l’amore è conoscenza e presenza, nel rispetto della democrazia delle anime. Il loro legame affettivo è sinonimo di “fuoco e acciaio, / sete e scintilla, velluto e pioggia di stelle.” I versi del poema, a questo punto della rievocazione biografica di Glenn, si concentrano in una versificazione di lancinante forza espressiva e immaginativa: un tour de force in cui le parole sembrano distendersi spasmodicamente come in un tentativo estremo di fondere magia di natura e magia del corpo, in uno sforzo supremo di
amorosa coniugazione vegetale/animale. Si veda, emblematicamente, il componimento “Nel bosco incantato”, ricco di suggestioni zanzottiane intrecciate al poema drammatico Manfred di Byron su cui Schumann avrebbe scritto una celebre ouverture, e anni dopo Čaikovskij avrebbe composto una delle sue più potenti sinfonie. Indubbiamente questa, a mio avviso, è la sezione più vibrante e letteralmente commovente dell’intero poema; sezione nella quale viene seguito con sentimento fortemente partecipato l’intero excursus esistenziale di Glenn fino alla sua morte. Neraneve, in una sorta di sublimazione metafisica, avvertirà una simbiosi totale con il cane che la sua morte non potrà mai disciogliere: Glenn sarà il suo alter-ego, il suo spirito vitale, la sua coscienza, il suo canto sacro, il suo mantra. Cito esemplarmente le due stanze finali:

E sul letto,
il compasso tra il braccio e il fianco
non stringe più la vita;
nel vertice dell’ascella
non fruga più,
il tuo nasino sorridente.
La mano
accarezza il copriletto di marmo,
ma io sento il fuoco.
Perché memoria
è vita che non muore.

Il poema si conclude con la terza sezione intitolata La perfezione nella quale campeggia la figura del settimo cane: Mughetto, alias Principe Maghetto o Victor Mhugo. Sarà questo “Principino Azzurro” a saper rieducare “il cuore rattrappito” di Neraneve e a ritemprare “il suo spirito rattoppato”. In lui la donna riconosce il proprio contrario, e dunque questa complementarietà spirituale sa donarle idealmente la perfezione, cioè tutto ciò che le manca. E, al pari del grande scrittore francese, Mughetto-Victor Mhugo, “adora l’odore dell’inchiostro, / addenta il cappuccio della penna, / annusa le pagine del vocabolario.”
Quest’ultima sezione sembra ritrovare quella gioia primigenia grazie al “divo ballerino” qual è Mughy. Ma il tono della poesia, dopo la gioiosa sarabanda scaturita dal comportamento sprizzante del Principino Azzurro, comincia a farsi più riflessivo, a tratti perfino pedagogico (mi riferisco in particolare agli ultimi tre componimenti), fino ad arrivare ad alcuni ragionamenti a mio avviso quasi filosofici, laddove, per esempio, Neraneve si scaglia contro coloro che la rimproverano “di essere un melo senza frutti”, ignorando il libero archetipo del suo femminino di cui lei è simbolo e messaggera.
Così, a proposito dell’episodio emblematico da lei raccontato, in cui in un incendio qualcuno lasciò morire un cane per salvare un bambino, e quel bambino divenuto uomo stuprò la figlia del suo salvatore, si potrebbe obiettare che quel salvatore del bambino non poteva certo sapere, nel momento in cui lo sottraeva dall’incendio, che il piccolo un giorno avrebbe stuprato sua figlia, ché ogni gesto di salvazione è frutto di una generosità istintiva, fine a se stessa.
Poema di riscatto e di catarsi profonda, Neraneve e i sette cani resta un trittico poematico fluido, fiabesco e complesso; indica un luogo ideale in cui regnano la Pace e l’Amore, l’Armonia e la Gioia, in definitiva la felice concordia del vivere; un Locus Amoenus, in cui vivere o morire – per dirla con Breton – non sono che soluzioni
immaginarie, perché la Vera Vita è altrove. Da qui anche il sentimento, a lettura ultimata del libro, che l’autrice nello scriverlo si sia come liberata di un peso, quasi avendo saldato un debito etico con se stessa.
*
Luigi Fontanella

Stony Brook, State University of New York, luglio 2016---

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Vagavi”

Vagavi delicata tra le foglie d’autunno
e tra le labbra i petali di rose,
innamorata e gentile eri la ninfa
dal viaggio indefinibile.
Fra le braccia il coro incontro al mondo,
cercando di placare la sete delle ore,
l’incendio della carne,
quando la sera lo schianto della luce
tacitava armonie.
Gioco alla veglia per le mie parole,
al pari di quei tuoi sfavillii
scagliati fra i capelli , intorno al collo ,
nel mormorio perduto all’orlo della notte.
*
Invisibile segnale del mio incanto
l’erosione che frantuma trasparenze
e fascia dopo fascia brucia ogni languore.
La tua voce raccontava furori e meraviglie
ai miei capelli bianchi , nei luoghi vellutati
per le moine che trascrivo ogni giorno.
Tentando di lenire la speranza
avvoltoli colori e concessioni
per la ballata, romantiche caviglie,
chiaro mistero di quel labirinto
che aggiungi agli aloni del crepuscolo .
Il sigillo incerto del mattino
socchiude riflessi verso il mare
tutt’uno col ricordo dei vent’anni,
ancora segno delle nostre avventure.
*
ANTONIO SPAGNUOLO








SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

Giuseppe Vetromile – Cantico del possibile approdo -Poesie del sicomoro--Scuderi Editrice – Avellino – 2018 – pag. 53 - € 10,00

Giuseppe Vetromile è nato a Napoli nel 1949; è poeta e critico letterario. Da anni risiede a Sant’Anastasia, dove svolge un’intensa attività di promozione culturale, con il suo Circolo Culturale Letterario Anastasiano.
Gli sono stati conferiti numerosi riconoscimenti, nella fattispecie il 1° premio in concorsi letterari nazionali quali: il Premio “Aliesi”, Contrada (Va), nel 1986 e 1997. Il Premio “Primavera Strianese”, Striano nel 1989. Il Premio “Eclano” per la poesia religiosa, Mirabella Eclano (Va).
"Cantico del possibile approdo" include uno scritto introduttivo dello stesso Vetromile, una prefazione di Enzo Rega acuta, esauriente e puntuale e una postfazione di Armando Saveriano.
Per entrare nel merito del discorso sul libro che prendiamo in considerazione in questa sede si deve mettere in evidenza che il cantico è un componimento poetico di contenuto religioso.
Quella di Vetromile è una religiosità immanente e trascendente che tende a inverarsi nel quotidiano.
Anche in altre raccolte dell’autore si evidenzia il tentativo cosciente del Nostro di crearsi dei percorsi alternativi nella realtà della vita del postmoderno occidentale nel quale è immerso.
Se l’esistere sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi, va stretto al poeta, egli stesso è nella stabile tensione del tentativo di superare i limiti del possibile, di aprirsi un varco montaliano nel mondo quasi per fermare il tempo nell’attimo, nel cercare di dare un senso forte alla vita.
E Giuseppe è poeta ed è perfettamente cosciente che le sue aspirazioni per uscire dalla liquidità contemporanea si possono realizzare solo attraverso la scrittura poetica e tramite l’arte in generale.
Se la vita è breve e spesso stretta e frustrante nel giornaliero tran tran, cosa che per una persona sensibile come il Nostro è particolarmente doloroso, bisogna trovare forza e luce proprio nel poiein poetico per rendere l’esistenza interessante, intensa e perfino felice.
Largo alle vele, ha scritto San Paolo, e quindi ogni giorno della vita dal risveglio fino al riposo notturno deve diventare una partenza sulla nave virtuale del quotidiano per raggiungere sempre nuovi e salvifici approdi.
Il libro è suddiviso in trenta segmenti numerati tutti forniti di titolo.
Proprio per la sua compattezza strutturale, contenutistica stilistica e formale il volume può essere considerato un poemetto nel quale il sacro, il mistico e il religioso aiutano il poeta in primis e poi i lettori a ritrovare la pienezza, la fiducia nell’affrontare criticamente la vita oltre la superficialità del consumismo e del flagello della caduta dei valori.
La scrittura di Giuseppe è connotata da chiarezza e narratività e talvolta tende all’affabulante.
Il poeta dimostra di possedere strumenti e coscienza letteraria scaltriti nel dimostrare la sua lucida intelligenza nell’opera che brilla per originalità.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 24 ottobre 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia e la gioia elementare"

Sottesa alle gioie delle foglie
e delle infiorescenze cadute
sul manto stradale dove cammina
Alessia in terrena armonia
si avverte di un fruscio un sibilo
nella mente e nell’anima
ed è la poesia.
Ansia verde e gemmante Alessia
felice a pervadere mentre
accade acqua dal cielo sull’
impermeabile azzurro.
E nuota la vita Alessia
che è andata bene all’interrogazione
e Giovanni è connivente
*

"Alessia e l’angelo"

Guida sicura di Alessia
l’angelo che Alessia
sente a darle consigli
per la felicità e la gioia
di sedicenne ragazza.
Non telefonargli, dice
l’angelo, aspetta che
chiami lui. Ora prega
il Rosario, Alessia,
ora non dormire ma
per l’interrogazione
studia. E quando lo fate
non restare incinta.
Tesoro di Alessia le
parole dell’angelo
candido accanto
quando Alessia dorme.
*

"Alessia sottesa alle stelle"

Fiorevole di Alessia anima
nel sottendersi alle stelle
ad irradiarla, nel giardino
ancora dalla pioggia del
pomeriggio bagnato e sta
infinitamente. Lo vede
venire da lontano l’amato
nel sentiero della gioia
e della felicità pari a farfalla
azzurra dell’aria buona
annunciatrice e si crede
ragazza Alessia al Parco
Virgiliano. Lo vede avvicinarsi
e si toccano con gli occhi
e Alessia vede che è cosa buona.
Lui la prende in braccio
e nella calcinata camera
la porta a fare l’amore
*

"Alessia parte per Roma"

Stazione a incielarsi per la partenza
di Alessia per Roma dei misteri
e dell’amore se l’eros è magia per
ragazza Alessia sul filo del vento
di fine ottobre e sta infinitamente
senza pioggia e nuvole azzurrità
perfetta nel treno dei desideri. E
porta con sé lo zainetto con il diario
rosa Alessia e scorre lungo le rotaie
il pensiero. (Sarò madre pensa Alessia)
mentre l’acquedotto antico le
dà il benvenuto a Caput Mundi.
*

"Alessia e la cometa del libero arbitrio"

Sera stellante per Alessia
detersa dal fresco del vento
e le farfalle se ne sono andate.
Il gioco della vita appare
nella cometa e Alessia la nomina
del libero arbitrio. Pensa
Alessia alla scelta di Giovanni
di amarla ed entra nell’albereto
con le tasche piene di foglie
e sogni. Silenzio infinito
ad avvolgere Alessia e Alessia
si aggrappa alla cometa con
gli occhi. e la sua luce illumina
della sedicenne l’anima di 16
grammi ed entra in scena la notte.
*

"Alessia bacia Antonio"

Nel folto della vita è nella
notte a casa di Antonio Alessia.
Ha accettato l’invito e lui
vorrebbe possederla. Lei
pensa a Giovanni e Antonio
la prende con la forza e la
bacia, Alessia dai seni rotondi.
Alessia ragazza piange e lui
la lascia e non la tocca più
e va a dormire. Si riveste
Alessia e scappa dalla porta
Bella e infinita a casa correndo
nell’inchiostro nero.
Poi le telefona Giovanni
*

"Alessia e l’attimo bello"

Chiude gli occhi Alessia
e al cielo ametista li riapre
della sera infinita. Battito
di ciglia dello sguardo
per Alessia ragazza tolta
dalla tenda della paura
da un angelo e i capelli
nel vento di fine ottobre,
in bocca un filo d’erba
per meditare l’amore ieri
nel letto consumato.
È bello l’attimo che il
tempo ferma nel rivedersi
presa da Giovanni nell’azzerare
nel piacere di redenzione
la vita nova in limine
all’albereto della meraviglia
con da rinominare le piante
rare nel disegno del sorriso.
*

"Alessia e la risata felice"

Risata felice di Alessia
sottesa a di carta velina
l’azzurro del cielo
nell’intessersi Alessia al
tramonto. Sa ragazza
Alessia il motivo del
ridere (è arrivata l’e-mail
di Giovanni). Accarezza
l’aria Alessia a modellarla
sul balcone sul mare
poi allo specchio si vede
bella come una donna
e ride ancora nel pensare
al giorno del figlio.
La vita è bella e trasale
Alessia agglutinata
alla ripetizione della sera.
*
RAFFAELE PIAZZA -