martedì 21 agosto 2018

RIVISTA = NUOVO CONTRAPPUNTO

NUOVO CONTRAPPUNTO - anno XXVII - N° 2 - Aprile - giugno 2018
Sommario :
Profilo d'autore : Dante Maffia
Alessandro Fo : Leopardi affiora in un malato di Alzheimer
Franca Alaimo : Le parole di Gianna ; Mezza bambina
Pasquale Balestriere : La metafora ; Labuntur anni ; E' ancora agosto
Domenico Camera : La squadra ; Il fumo ; La quartacollina
Gerardo Vacana : I miei due compleanni ; Renzi e Lucie ; L'allegria
Giovanna Giordano : Questa gioia nuova
Recensioni : a cura di Elio Andriuoli
Opera grafica di Laura Pozzi
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domenica 19 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO LENTINI

Alfonso Lentini – "Illegali vene"---- Edizioni Eureka – Corato – (BA) – 2018 – pag. 25

Alfonso Lentini è nato in Sicilia a Favara (AG), nel 1951. Si è formato nel clima delle neoavanguardie del secondo Novecento. La sua attività spazia dalle arti visive alla scrittura, spingendosi talvolta nei territori della poesia. Molti i suoi libri con i quali ha riportato vari premi. Nelle sue numerose mostre e installazioni tenute in Italia e all’estero, propone opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale. Insieme ad Aurelio Fort, è autore del progetto artistico internazionale “Resistere per Ri/esistere” culminato il 25 aprile 2013 con un’installazione urbana per le piazze e le vie del centro storico di Belluno.
Le poesie qui presentate sono state composte (e in gran parte pubblicate) in tempi e contesti diversi, ma l’attuale sistemazione in un’unica sequenza rende originale tutta la raccolta.
La plaquette presenta un’acuta e sensibile nota introduttiva di Eugenio Lucrezi intitolata Scrivo da un reclusorio sconfinato. Le illegali vene di Alfonso Lentini.
Da sottolineare che in copertina ritroviamo il particolare di un’opera pittorica dello stesso Lentini per la mostra La luce splende nei tuoi occhi.
Il suddetto frammento figurativo è costituito da un’ellisse azzurra con incluse linee rosa carico, al cui interno si ritrova un’immagine simile ad una foglia, per la sua forma, immagine che presenta sulla superficie delle vaghe scritte a volte cancellate che, per certi aspetti. ricordano una partitura musicale.
Tutte le composizioni iniziano con la lettera minuscola e sono senza titolo e quest’ultimo elemento crea vagamente l’impressione che la raccolta nella sua compattezza possa essere considerata un poemetto anche per la iterazione di alcuni termini che compaiono in molte poesie.
Una parola chiave per accedere al poiein di Lentini riguarda il termine stesso scrittura che viene detto tramite le espressioni scrivimi e scrivo ripetute in molti testi.
Si crea così il gioco intrigante dello scrivere nello scrivere che viene potenziato dalla presenza della suddetta figura in copertina in un gioco di rimandi di senso consapevole e raffinato.
Notevole la densità metaforica e sinestesica in tessuti linguistici nei quali si realizzano continuamente accensioni e spegnimenti e che sono del tutto antilirici e anti elegiaci.
Non manca una vena neo orfica che crea una forte sensazione di magia e mistero e si incontra un naturalismo rarefatto che tende all’astratto: - “da questi luminosi ghiacci/ squamati dal sole/ da graffi che tracci/ su lastre/ a picco tra le gole/ da incastri di voli/ il difficile lago/ di parole/- “.
In un’atmosfera visionaria dove domina la sospensione che scaturisce da una parola scabra ed essenziale c’è spesso un rivolgersi ad un tu che resta avvolto nel mistero e del quale ogni riferimento resta taciuto.
E a questo tu il poeta scrive da un muro e si potrebbe affermare che gli dedichi poesie proprio producendo poesia.
"Ma scrivimi dai margini del foglio" - dice il poeta a questa entità vaga in attesa che gli risponda, che dia risposta alle sue invocazioni e così in un’aurea surreale si viene a stabilire una forte carica di ipersegno.
Una forte carica trasgressiva nel lavoro di Lentini nel suo relazionarsi al tu e al lettore che trova il suo etimo nel titolo proprio in quelle vene che risultano illegali, espressione del pensiero divergente sotteso alla poesia stessa in generale.
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Raffaele Piazza

sabato 18 agosto 2018

COMUNICATO = POESIA E GIOVANI AUTORI

"Comunicato Stampa" :
UNA RACCOLTA DI POESIE PER MACABOR EDITORE

Invito per poeti nati dal 1990 in poi

Scadenza per l’invio 22 ottobre 2018

Sei un poeta o una poetessa che ha un rapporto costante, intenso, particolare con la scrittura poetica? Sei nato/a dal 1990 in poi? Hai una raccolta di poesia pronta e a cui credi? Bene, è il momento, se lo riterrai opportuno, di proporla a Macabor Editore completa di dati anagrafici con luogo e data di nascita, indirizzo postale e email e numero telefonico. La raccolta deve essere inviata al seguente indirizzo email: macaboreditore@libero.it entro la mezzanotte del 22 ottobre 2018. Nell’oggetto dell’email andrà scritto: Una raccolta di poesie per Macabor Editore.
La raccolta ( o le raccolte) migliore verrà pubblicata da Macabor Editore e non sarà richiesto nessun contributo economico di nessun genere all’autore che invece riceverà 10 copie gratuite del suo libro.

MACABOR EDITORE http://www.macaboreditore.it/home/index.php/9-news-eventi/194-una-raccolta-di-poesie-per-macabor-editore-invito-per-poeti-nati-dal-1990-in-p

mercoledì 15 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE URRARO

Raffaele Urraro – "Le forme della poesia"- Ed. La Vita Felice – Milano – 2018 – pag. 227 - € 18,00

Raffaele Urraro, l’autore della raccolta di saggi critici che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato nel 1940 a San Giuseppe Vesuviano dove tuttora vive e opera. Dopo aver insegnato italiano e latino nei Licei, ora si dedica esclusivamente al lavoro letterario. Giornalista pubblicista, collabora come redattore alla rivista di letteratura e arte “Secondo tempo” diretta da Alessandro Carandente. Suoi interventi critici con saggi e recensioni, sono presenti anche su altre riviste. Ha pubblicato numerose opere di poesia, saggistica, cultura popolare e studi latini.
"Le forme della poesia" include una presentazione di Rita Pacilio ricca di acribia intitolata "La poesia è un monologo che svela la vita", alla quale segue una nota di Urraro..
Il testo è strutturato in saggi che trattano ognuno approfonditamente ed esaustivamente un singolo libro di ogni poeta antologizzato e agli stessi saggi seguono delle poesie di ogni relativo autore.
Urraro così per ogni singolo scritto relativo ad un volume supera di gran lunga le dimensioni del genere recensione e arriva a scrivere per ogni libro un vero e proprio saggio di notevoli dimensioni approdando a un tipo di analisi veramente rara nel panorama letterario italiano contemporaneo.
Gli autori antologizzati sono in ordine alfabetico Lucianna Argentino, Pasquale Balestriere, Matteo Bonsante, Franco Capasso, Domenico Cipriano, Floriana Coppola, Mariastella Eisemberg, Luigi Fontanella, Rubina Giorgi, Claudia Iandolo, Eugenio Lucrezi, Rossella Luongo, Ketty Martino, Cinzia Marulli, Giampiero Neri, Rita Pacilio, Gerardo Pedicini, Raffaele Piazza, Anna Ruotolo, Antonio Spagnuolo, Rossella Tempesta, Giuseppe Vetromile e Salvatore Violante.
Nell’impossibilità in questa sede di realizzare un’indagine compiuta sugli scritti su ogni singolo poeta incluso ci si soffermerà sulla ricerca del senso dell’operazione compiuta da Raffaele prendendo spunto anche dalla sensibile e acuta presentazione di Rita Pacilio al volume nella quale la poeta parla anche del significato della poesia e della sua critica in generale.
La Pacilio si pone le seguenti domande relative al poiein poetico: come leggere un testo? La poesia svela la produzione letteraria o la vita del poeta? Inoltre, riferendosi all’applicazione reale nell’ambiente culturale afferma che risulta propositivo ed educativo il lavoro di Raffaele Urraro, un testo catalizzatore composto da più voci poetiche, dalle diverse variabili psicologiche su autori provenienti da differenti aree geografiche, che interpretano la vita analizzandola e attraversandola in un atteggiamento visionario soggetto – oggetto – fine – mezzo.
Alla seconda domanda che si pone la Pacilio si deve rispondere che la poesia, per quanto la poesia stessa è un fatto elusivo e tutto in poesia, come affermava Maria Luisa Spaziani, è presunto, svela la vita del poeta perché come affermava Goethe la poesia è sempre d’occasione.
Certamente la poesia non restituisce l’esistere tout-court del suo produttore in nessun caso, ma, anche per lo scatto e lo scarto biologico di chi la scrive è sempre una testimonianza peculiare della sua sensibilità e del suo approccio alle cose.
La poesia viene da profondità assolute e affiorando in superficie, quando è di qualità alta, come nel caso dei poeti qui antologizzati, diviene salvifico esercizio di conoscenza.
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Raffaele Piazza

martedì 7 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – Mercante ingenuo---Edizioni dell’Orso – Alessandria – 2018 – pag. 63 - € 12,50

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Cifra essenziale di Mercante ingenuo, la plaquette del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, caratteristica che emerge anche in altre sue opere, sembra essere quella dell’ironia, qualsiasi siamo le tematiche toccate dall’autore, che sono molto eterogenee.
Il libro è scandito in tre sezioni senza titolo e per la sua unitarietà stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto.
La quotidianità pare essere, nelle sue sfaccettature, il tema conduttore della raccolta del Nostro.
La parola in questo autore è sempre detta con urgenza e crea, attraverso i sintagmi, nel loro aggregarsi, immagini suggestive e ricche di fascino attraverso un poiein che va sempre a riflettere sulle cose esterne e solipsisticamente su sé stesso, quando il poeta s’interroga sul vero senso della vita.
Rispetto a quanto suddetto si fa riferimento alla composizione Notizie personali divisa in tre scansioni. nella quale l’io – poetante si svela e rivela nel tradurre in versi il suo atteggiamento di fronte all’esistere: - “…//Tutti i libri che ho letto, / la musica udita, / i musei visitati/, perfino le donne che ho amato/ potrei cedere in cambio/ di un attimo di coesistenza/ pacifica con quell’altro/ irriducibile che sono io//…”.
In questi versi, che costituiscono la strofa centrale del componimento, il poeta, nel fare un inventario della sua interiorità, afferma che per lui la cosa fondante, l’evento esistenziale più importante è la pace con sé stesso e che per raggiungerla potrebbe sacrificare non solo l’arte letta e contemplata ma perfino le figure femminili amate: qui Marchetti ci fa pensare all’ideale delle filosofie orientali che cercano il nirvana e l’estasi mettendoli al primo posto.
Il poeta si definisce l’altro irriducibile che sono io e in questo modo efficacemente riflette sulla condizione umana e sulla mente.
Nel citare l’attimo ce lo fa intendere come concepito da Heidegger, inteso come feritoia atemporale tra passato e futuro, il fulcro in cui si fermano e si inverano tutte le esperienze di una vita intera.
Profonda è la concezione di Loris Maria che viene esposta nella poesia eponima, venata da un’amarissima ironia. In essa viene detto appunto un mercante, che pure avendo straordinarie mercanzie da collocare, non seppe venderle e finì da vecchio povero e disperato. Qui è detto anche il tema del male perché l’ingenuità stessa è un male dal quale bisogna assolutamente guardarsi e proteggersi.
Anche un’atmosfera di sogno ad occhi aperti viene raggiunta nella composizione Lei nella quale viene detta una figura femminile dai fianchi ampi e il suo amore sacrificale con i suoi figli bellissimi generati per miracolo senza intervento di uomo.
Il tema della partenogenesi è qui detto in un’atmosfera magica che Marchetti sa evocare e che ha qualcosa di classicistico.
Poeta raffinato e intelligente Marchetti con la sua voce inconfondibile e unica che nel tempo è rimasta costante.
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Raffaele Piazza

POESIA = STEFANO VITALE

I

Non è mai detta l’ultima parola
in questa vita lunga una frase intera
restiamo in equilibrio precario
su incerte latitudini
a sfidare la voce del silenzio
con l’inutile saggezza d’una causa persa
tra il muro, la finestra e il cielo
dentro al foglio bianco di latte
figlio d’un colpo di tosse
e d’una ferita coperta di sale
dove la lingua ricama sillabe e accenti
grezzo tappeto infinito d’aria e materia.
*
II
Basta poco, un pensiero distratto
un salto da niente
per poter fare a meno di sé
per lasciare il mondo affondare
nello scuro silenzio che sfonda
il muro bianco della mente
mentre un fiore rosso spunta a sorpresa
nella neve sporca di fango
sul bordo sbilenco del marciapiede.
*
III
Ci sono giorni felici
in cui salta il confine protetto
e si scioglie la pretesa della verità
e il battere quieto del martello
d’un pensiero ricuce la tela
delle ore rinate, rimesse in fila
sul fronte d’una nuova destinazione
ritorna l’antica primordiale carezza
della luce di passi ancora senza una meta,
gesti e mani senza la servitù d’una paga.
*
STEFANO VITALE
*

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.
Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia; nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce). Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007, prefazione di Giorgio Luzzi)) che hanno dato vita a spettacoli di poesia e musica. Ha partecipato inoltre a diversi Festival e letture pubbliche, sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie (ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta” , Puntoacapo, 2013 e “Il fiore della poesia”, Puntoacapo, 2016). Nel 2012 ha pubblicato la raccolta “Il retro delle cose” (prefazione di Gabriella Sica) sempre per Puntoacapo. Nel 2013 “Angeli” presso l’editore Gribaudo nella collana “Disegno diverso” con le illustrazioni di Albertina Bollati. Dal libro è nato lo spettacolo omonimo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra di Torino nel 2014 e nel 2015 nel quadro di “Torino Spiritualità”.. Ha curato, con Maria Antonietta Macciocu, l’antologia di poesia “Mal’Amore no. Frammenti di un percorso amoroso” (prefazione di Bianca Pitzorno) per le Edizioni “SeNonOraQuando”? (2015). Nel 2016 ha scritto una silloge di 24 poesie per il catalogo e la mostra “La figura messa a nudo” di Ezio Gribaudo presentata all’Accademia Albertina di Torino. Nel 2017 pubblica presso “La vita felice” la raccolta di poesie “La saggezza degli ubriachi” (prefazione di Alfredo Rienzi). Giornalista pubblicista, è redattore della rivista “école”. Idee per l’Educazione (Como) dove cura la rubrica “Anni Verdi” e del giornale on line www.ilgiornalaccio.net con le rubriche “Fatti e Misfatti” e “Oggetti smarriti” dedicata alla critica letteraria e di poesia in particolare.

lunedì 6 agosto 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia si guarda allo specchio"

Attimi (sono bella, sexy, sinuosa
e sensuale) pensa Alessia
guardandosi alla magia dello specchio.
Capelli di grano naturali,
occhi azzurri e belle forme
del seno e del sedere. Si compiace
Alessia ragazza e l’argento
indossa al polso affilato
di un braccialetto dono di Giovanni
e la sua telefonata attende.
Attimi mentre trova Alessia ragazza
sintonia con la natura di un cielo
diafano di stelle semispente nell’aurora
e viene la pace dai campi d’isola
con i morti nell’arrancare per
portare il fiorevole presagio.
*

"Alessia e la quinta stagione"

Nell’intessersi di Alessia
i pensieri con la quinta
stagione, nel ritrovare
elementare gioia in un
agostano azzurro che fa
scintille di senso, esce
Alessia dal tempo aiutata
dai morti non ombre d’
inesistenza ma di vita
e vede Mirta Amica a
sorriderle nella sua
compostezza. Poi scrive
Alessia una poesia
dedicata a Silvia Plath.
*

"Mirta nell’anima"

Mi sorridi nell’estasi
tua e poi ridi e mi dici:
volta pagina, entra nella
gioia e diventa felice
perché lo si diventa
quando lo si vuole!!!
Amica Mirta, tersa è
la tua luce a entrarmi
nell’anima, Amica
Mirta suicida e mi hai
spezzato il cuore.
Ti sei ammazzata e il
giorno prima avevo
pranzato con te nel mito
della tua villa tra le
alberate fantastiche, i
limoni, gli aranci, i
melograni e la centrale
mimosa, Mirta del
chiarore infinito del
tuo sguardo bevo
ancora al tuo ruscello
di parole quelle che
tu lettore leggi perché
Mirta mi era Amica.
*

"Alessia campita nel cielo"

Rosatramonto vestita ragazza
Alessia campita nel cielo
così azzurro da turbare l’anima
bianca di Alessia nel pensare
a quando era vergine. Un cutter
attraversa un’altra estate e Alessia
sorride a Napoli che si staglia
immensa da Posillipo splendore
di Castel dell’Ovo. E mette
in ordine la vita Alessia (mi sono
venute, non mi lascia e sono
stata promossa). Aperto sipario
sulle cose se è felice Alessia
sottesa al sogno più soave.
*

"Mirta Amica"

Se sul farsi della tela
della sera firmamento
infiorato da stelle margherite
ti penso succede ancora
di fotocopiare la felicità
di quando dividemmo
l’innocenza di un gelato
per rinfrescarci le anime.
E la fotocopia può essere
più bella della vita
prima del tuo suicidio,
Mirta, ragazzina di 44
anni dai molti amanti
se tocco il pacchetto
che mi desti, reliquia,
anche se non sei Santa
Mirta (che non esiste
e ti festeggiavano a
Ognissanti). Hai spezzato
me stesso mio col tuo
ammazzarti e ora ti
penso e il pacchetto che
toccasti osservo e mi
pare di rivedere la scena
alla villa quando volesti
€ 5 per avermelo comprato
e me lo desti. Attimi fiorevoli
e tutta prosegue la vita.
*

"Alessia cavalca al maneggio"

Fisica gioia di Alessia
sul candore del cavallo
al galoppo nel maneggio
del villaggio iridato a vestirsi
d’azzurrità presa dal cielo.
L’ostacolo lo salta non Alessia
ma del cavallo il bianco e
pensa all’Amica Mirta suicida
Alessia a lei che non cavalcherà
più. Non si arrende Alessia
ragazza e veloce amazzone
salta con paura di avere paura
la palizzata e atterra dolcemente
il cavallo. (Successo di Alessia
nell’aria di un agosto consecutivo
e spuntano le fragole del senso).
*

"In memoria di Mirta"

Ti sei suicidata e invece
io resto nel mondo fiorevole
anche se la vita a volte
è cattivella. Mirta, Amica,
era meglio se non ti toglievi
la vita. Se non ti ammazzavi
potevamo di nuovo pranzare
insieme e ridere. Tu sai se è vero
o no che credo in Dio. Io credo
in Dio e non mi arrendo.
Mirta come il sacro mirto
la tua anima esiste. Non sei
nulla come direbbe Foscolo.
Mi resta la tua fotografia
nel pozzo del cuore.
*

"Alessia e il patto d’amicizia"

Amiche per sempre ragazza
Alessia e Antonella (hanno
messo le firme nei diari del
loro patto fiorevole lunare
e del sole meridiano). Di banco
compagne studiano insieme
nel giardino segreto di
Antonella quando Alessia
le chiede se starà per sempre
con Giovanni tra i limoni,
gli aranci, i melograni e la
centrale mimosa delle donne.
Annuisce l’amica dai capelli
corvini e ride senza dare parole.
Trasale Alessia e getta un ramo
al pastore tedesco che corre
e lo riporta nella bocca
come nel gioco della vita.
*

"Felicità ti chiedevo"

Felicità ti chiedevo
avevi un sorriso scabro
non molto misurabile nella luce
dei tuoi occhi immani, e
le spighe dei tuoi capelli
in sogno, la prateria infinita
sulla tua bocca si faceva
parola, e così parlavi
ondeggiando nel tempo
nel colore rosa dello spazio.
*
Raffaele Piazza

domenica 5 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = IRNO SCARANI

IRNO SCARANI. UNA VOCE PER CLEMENTE REBORA : "Tra luce e dolore" - 2017 -

Ne è passato del tempo. Finalmente però la religione ufficiale ha abbassato le armi contro la modernità anche artistica, senza più dedicarsi a una critica del sospetto e delle accuse e all’esercizio del rifiuto indiscriminato. Senza pretendere, come volevano oltranzisti e destrorsi, che le sue posizioni identificassero tout court l’intera civiltà occidentale, laddove lo spazio della modernità europea è più vasto, partendo del resto dalla ragione greca per arrivare a quella dell’illuminismo.
Ho ricevuto un annetto fa una plaquette di Irno Scarani intitolata "Tra luce e dolore", che lui stesso ha curato nel febbraio 2017 per la Tipografia Tiziano di Pieve di Cadore. Sulla copertina un suo disegno del 2012 e all’interno, nella prima pagina recante anch’essa una figura di Cristo, una dedica personale con caratteri tracciati a mano integrati nel progetto grafico. Un pensiero di cui gli sono grato e che mi ha colpito (una dedica in un qualche modo cristologica non è cosa di tutti i giorni).
Nell’interno due poemetti di carattere religioso del resto segnalati nel sottotitolo: l’eponimo che porta dunque il nome di Tra luce e dolore; il secondo "Invocazioni" («O serena e quieta illuminazione / guidaci nei fiorenti / e solenni cammini. / […] / Accoglici / nel tuo grembo oracolare, / incoronaci con le tue spine».
Il primo in ascesa alla volta di cerchi fiammeggianti e azzurrinità angelicate: un flusso di versi che esplorano il creato sino a invadere l’oscurità degli uomini: resurrezione e martirologio. Il secondo viceversa vibrato su un ritmo monodico ed esclamativo d’altronde già presente nell’explicit del primo poemetto che si chiude con una litania esaltante la rinascita di Gesù quantunque vessato ed arpionato,
malmenato e straziato: «Cristo trafitto / Cristo martirizzato / Cristo inchiodato. // E sempre rinato».
Ma la suggestione maggiore, almeno per me che ho dedicato una parte cospicua dei miei studi alla figura di Clemente Rebora (un mio ultimo contributo relativo ai rapporti del poeta di "Canti anonimi" con la mistica spagnola cinque-secentesca è contenuto in "Fuori dall’ombra", appena edito da Mimesis e dalla Nuova Rosminiana a cura di Elisa Manni); la suggestione e l’attrattiva maggiore, dicevo, sono in una composizione - "Una voce per Clemente Rebora" - non segnalata nel sottotitolo e ispirata dal poeta milanese. Scritta nel 1996, essa dichiara in un certo senso la propria derivazione da una specifica phoné reboriana.
Quella maturatasi nel fermento della grande città – Milano, già centro della modernità negli anni Dieci del Novecento e del post-moderno nella seconda metà del secolo – e poi lasciata ascendere verso l’alto, per rifondersi in canto e sciogliersi in inno. D’altronde Scarani è di nascita milanese (vi ha visto la luce il 19 agosto 1937) e il fervore degli anni ’50 e ’60 egli l’ha vissuto appieno, come pittore e come poeta (sette raccolte e un volumetto di pensieri e aforismi almeno prima di Tra luce e dolore).
"Una voce per Clemente Rebora" si muove profeticamente verso l’alto, ispirato dalla tensione alla verticalità che incontriamo in Rebora. Si formula poeticamente in una maniera radicale e cerca, di Rebora, lo Jetztzeit mistico ma anche introduce elementi per così dire meta poetici, interpretativi della opera lirica reboriana. Del quale ripercorre la “sillaba fulgente” che si sviluppa nella quotidianità, il bisbiglio doloroso che cerca di raggiungere e quasi smuovere la voce divina, il tempo della meditazione.
Il Rebora delle ultime poesie tentava l’ascolto di Dio e a lui rivolgeva domande, che però non sarebbero venute. Ebbene, il testo di Irno Scarani si prova a fornire risposte. Poi, nella chiusa, tornano le stelle di luce e gli angeli di fuoco che avevamo conosciuto nei due precedenti poemetti.
*
GUALTIERO DE SANTI

SEGNALAZIONE VOLUMI = COMUNICATO STAMPA

Comunicato Stampa

«[Q]uesto ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»
Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.
*
Esce «Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese del palermitano Emanuele Marcuccio per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato nel maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016; un totale di 2380 versi con un lavoro di ben diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.
Il volume di 188 pagine riporta in copertina un particolare dell’opera «Oltre le apparenze» della pittrice Alberta Marchi e si apre con una nota di Introduzione dell’autore, prosegue con una Prefazione del critico letterario Lorenzo Spurio e termina con una Postfazione del critico letterario Lucia Bonanni: “Una introduzione alla drammaturgia dell’Ingólf Arnarson”1. Impreziosisce il tutto una Nota storica di Marcello Meli (ordinario di Filologia germanica presso l’università di Padova) e una Quarta di copertina del critico letterario Francesca Luzzio.
Scrive Lorenzo Spurio nella Prefazione: «Il dramma di Marcuccio tratta con originalità e chiarezza di linguaggio molti topos dell’epica germanica: i riferimenti ai combattimenti, al cozzar di spade, all’importanza della fama e della gloria; l’impiego di prove per testare la valorosità dell’eroe; la credenza e l’invocazione del fato, spesso personificato, il tema del tesoro e il motivo del viaggio in terra straniera. Essendomi occupato di fatalismo germanico, devo riconoscere che nell’opera di Marcuccio il destino non è un semplice concetto, un’idea, ma viene caricato di un significato proprio facendo di esso quasi un personaggio. Fato, destino, sorte, fortuna sono concetti che derivano dall’antico inglese wyrd, spesso personificato dalle Norne, che si riferisce a una cultura precristiana, pagana. A tutto ciò Marcuccio aggiunge elementi che rimandano alla conversione dell’Islanda al cristianesimo: la presenza di un monastero e di monaci, l’influenza celtica, la presenza di croci che viene, quindi, a rappresentare una fase successiva di sviluppo politico-sociale-economico della vita dell’Islanda di epoca norrena.
Tuttavia ciò che Marcuccio narra non è solo un racconto epico, è molto di più. È evidente, infatti, la potenza del lirismo, soprattutto in alcuni momenti, come nella scena d’amore tra Sigurdh e Halldóra e, allo stesso tempo, di una certa vicinanza alla cultura popolare con riscontrabili cadenze e dialettismi che rendono particolarmente significativo e vivo il testo, sottolineando quanto sia importante la componente orale nella trasmissione della cultura.» (pp. 30-31)-
*
1)- Pubblicato come postfazione al dramma epico di Emanuele Marcuccio, costituisce il penultimo capitolo del saggio monografico inedito di Lucia Bonanni sulla stessa opera poetica e teatrale.

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO FURCI

Guido Furci – Per una galleria intatta---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 47 - € 10,00

Guido Furci (1984) collabora con numerose riviste scientifiche. Le sue pubblicazioni si concentrano principalmente su questioni di carattere testimoniale. È autore di un racconto in versi, Asinus in fabula, nel 2015.
"Per una galleria intatta" presenta una nota di lettura di Paolo Artali acuta e sensibile.
Cifra essenziale della poetica di Furci è una vena intellettualistica e ironica che a volte diviene surreale nelle composizioni che sono ambientate quasi sempre nella quotidianità della quale sono dette per esempio situazioni relative all’attività di docente universitario del Nostro o della vita familiare con la moglie e la figlia.
La dizione dei versi è chiara ed è connotata da una certa narratività e non a caso una breve parte del libro è costituita da un frammento di prosa poetica.
Ottima la tenuta dei frequenti versi lunghi che danno ai componimenti ritmicità e sospensione e un senso di musicalità a volte tramite le rime.
Come scrive Artali, che paragona il testo ad una partitura musicale, già il titolo, che potrebbe avere una valenza ossimorica, annuncia uno dei possibili temi del libro, quello del viaggio, affiancando l’altra asse portante: l’attesa.
A volte c’è un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, presumibilmente l’amata e bellissimo è questo distico: -” Cerco di volermi bene, / per volerne a te senza riserve”, versi di grande eticità che hanno per tema la capacità d’amare.
Se quando si scrivono poesie lo si fa sempre riferendosi a sé stessi, se la poesia è sempre d’occasione, come diceva Goethe, il dipanarsi dei versi di Furci ne è un’esatta dimostrazione.
In un contesto in cui dominano i soggiorni all’estero (cinque paesi in quattro mesi), connessi agli impegni lavorativi, l’io-poetante rimane attento al mondo domestico, agli affetti per cui con intelligente attenzione il poeta coglie in essi sfaccettature che divengono veri e propri esercizi di conoscenza.
In conformità a quanto suddetto si citano questi versi: - “La prima cosa che ho imparato da mia figlia/ è che le rime non servono a descrivere l’accaduto// Sottolineano/ rassicurano, / legano. / Cuociono insieme, a loro modo, tasselli di mondo. // Ma non descrivono/ E quando lo fanno sbagliano. // Al riparo dagli errori altrui/ tento di correggere i miei: accarezzo una palla che sa di latte, / che dentro è viva, nella quale oso perdermi come in apnea//.” -.
L’autore dimostra di essere riflessivo nel destreggiarsi nell’epica del quotidiano che lo circonda e da feticista dello stesso quotidiano trova le strategie per giungere al senso profondo della vita che come affermava il Pragmatismo americano è degna di essere vissuta.
L’amore, come si accennava, costituisce una delle tematiche del testo: - “Non ho mai pensato che l’esistenza fosse necessariamente un dono. // Tu però lo sei. // E se mi auguro qualcosa in questa notte di silenzio antico/ è che prima o poi ti possa dire lo stesso. // Magari in piedi davanti allo specchio, / gli occhi negli occhi di un’immagine
illesa//…” -. Qui il poeta riflette sull’esistere e con delicato erotismo si avvicina all’amata e decide di guardarla negli occhi che sono lo specchio dell’anima.
E la vita è fatta di tante cose: - “Un biberon al mattino, gli omogeneizzati a pranzo, / un succo a metà pomeriggio, e poi in funzione di quello che chiede lei// Le istruzioni della mamma/ e le improvvisazioni di papà. //…”.
Così l’esistere trova compimento in fotogrammi di quello che è il negativo fotografico delle immagini da guardare, negativo fotografico della vita stessa che è la poesia.
*
Raffaele Piazza

sabato 4 agosto 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Ricordi”
Il tuo bacio aveva anche il sapore
del temporale di agosto,
quando il calore
cede alla pioggia e il cielo
ha le urla di Giove .
Tu,
sempre bambina al mio desiderio,
aprivi petali, sciogliendo oltre il respiro
il cuscino imperlato e il calco d’ombre
che vorticava al sussurro.
Ora ti cerco di notte, tra l’uggia e il viola,
nella vecchia illusione dei capelli
imbiancati dal tempo in solitudine.
*
Antonio Spagnuolo

venerdì 3 agosto 2018

POESIA = GIORGIO MOIO

"VORTICE"

un indefinibile vuoto
salta dal mare
come un saltimbanco
avvolge un popolo :
in dismissione
: già avaro d’idee
sull’orlo di un precipizio
dove non c’è pace
non c’è riscossa

un indefinibile vuoto
si rituffa nel mare
se l’irregolare è temuto
e il resistere
un’ombra nel buio :
se l’amicizia è un difetto
l’aria si fa salina
: ed è l’unica certezza
in un vortico di solitudine
*
GIORGIO MOIO

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA TESTA

Andrea Testa – Sottovoce---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2018 – pag. 111 - € 15,00

Andrea Testa è nato a Lecco nel 1972. Vive da sempre nella provincia comasca. Sottovoce è la sua raccolta d’esordio.
Il libro presenta una postfazione di Paolo Artale acuta e sensibile.
Come scrive il critico questo è uno di quei libri che assomigliano alla soglia di una casa non conosciuta, la quale si passa in punta di piedi per troppa paura di essere indiscreti.
Il testo, che non è scandito, per la sua unitarietà formale e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto, un mosaico in cui le composizioni spesso brevi sembrano esserne i tasselli che, nel loro complesso, rimandano ad un’entità più vasta e articolata fondendosi tra loro.
L’io poetante è molto autocentrato e si svela intimisticamente infatti, come è messo in rilievo da Artale, il termine più ricorrente nei testi è “anima” elemento che presuppone un ascolto e una deferenza interna che si esprime davvero sottovoce.
Non a caso nella poesia eponima nella quale viene ripetuta anaforicamente proprio la parola “sottovoce” si compie un vero scavo nell’interiorità quando il poeta dice con urgenza un dolce sussurrare di parole che avviene guardandosi negli occhi per poi trovare pace.
Nel suddetto componimento viene detto anche il sognare tra la nebbia di silenzi assordanti, restando alzati a lungo a respirare, a condividere il piacere con una canzone masticata tra le strofe, cercando un tempo per immergersi di luce e sorprendersi a capire.
In questa composizione domina l’ottimismo che emerge anche dal presunto relazionarsi del poeta con un tu del quale ogni riferimento resta taciuto e che potrebbe essere la persona amata (guardandosi negli occhi).
Altre volte il rivolgersi al tu è più esplicito come in Di te, poesia vagamente epigrammatica: - “Di te/ io terrei /solo un ricordo/ Un’immagine/ perfetta, / svuotata di significato/” -.
Si respira una vaghezza nelle poesie di Testa permeate da una bellezza neolirica solo a tratti, con accensioni subitanee, mentre il tono dominante sembra essere quello che esprime una poetica intellettualistica.
Pare esserci una straordinaria tensione verso la felicità che si raggiunge solo con l’amore corrisposto.
E a volte a proposito delle sofferenze amorose si tocca il baratro come in Uccidimi: - “Uccidimi/ se non sei in grado/ di salvarmi, / risparmiami l’agonia/ di non averti/ accanto. / Uccidimi/ sbattendomi in faccia/ un uovo amore/ con cui non so competere/ nemmeno quando muoio” -.
In bilico tra gioia e dolore dunque il poiein di Andrea e nel suo narrarci l’anima è sottinteso che la forza magmatica dei versi leggeri icastici e luminosi emerge da un inconscio controllato.
A volte l’anima trova riappacificazione con la realtà e sintonia con essa come in Anime candide, uno dei componimenti più alti: - “Nel silenzio di un sorriso, / nel clamore/ di uno sguardo, / corde silenti/ tornano a vibrare/ perché le anime candide/ guardandosi negli occhi/ si vedono attraverso/ e le parole/ come brezza sottile/ le accarezzano soltanto” -.
Quindi una vena che sottende una partenza dall’immaterialità, quella della poetica di Testa come in Punti di vista: - “Guardami dentro/ ma non ti sporgere troppo/ non vorrei che poi/ ti perdessi”. -
Anche l’ironia è tipica in questi versi veramente molto condensati e magici.
*
Raffaele Piazza

giovedì 2 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUCIANNA ARGENTINO

Lucianna Argentino : “Le stanze inquiete” – Ed. La vita felice – 2017 – pagg. 104 - € 14,00 –
“Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante undici lunghi anni alla cassa di un supermercato . Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria , seppur minima , di alcune delle persone con cui sono venuta a contatto…” - Con questa chiarissima introduzione in risvolto di copertina si apre la lettura di una suggestiva raccolta di poesie , nate e suggerite da esperienze di quotidianità , raccolte in parole , segni , pensieri , nel ritmo accelerato del verso . Persone e momenti scorrono con i colori dell’arcobaleno tra i paragrafi di una sospensione lavorativa nel camice verde di una banale cassa di supermercato. Il dubbio ed il destino, l’illusione e la preghiera , lo sguardo e la speranza , la merce e le monete , la semplicità e il sottinteso, le apparenze e le solitudini , momenti di moltissime sequenze nella traccia di una umanità e di un amore, sullo sfondo del tempo che corrode e rinnova.
Molteplici le suggestioni che insistono nelle voci del libro , come carrellate che riescono ad incidere la tempera di una favola, raccontata con la semplicità musicale e la freschezza di un dettato aggregatore.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 1 agosto 2018

ANTOLOGIA = FARMACO D'AMORE

"FARMACO D'AMORE" antologia di poeti italiani e stranieri a cura di Giuseppe Napolitano e Ida Di Ianni - Editore Volturnia - 2018 - pagg. 140 - € 12,00 -
Ventidue poeti scelti con sobrietà parlano d'amore , offrendo versi di ottima fattura, nel ritmo musicale di variegati sussurri. In rigoroso ordine alfabetico: Anton Baev , Pasquale Balestriere, Richard Berengarten, Anton Nike Berisha, Laure Cambau , Umberto Cerio , Maria Benedetta Cerro , Antonio Crecchia , Leone D'Ambrosio , Rossella Fusco , Dalila Hiaoui , Adriana Hoyos, Arjan Kallco, Daniel Leuwers, Milosava Pavlovic, Liana Sakelliou, Filippo Salvatore , Antonio Spagnuolo , Raffaele Urraro , Athanase Vantchev Thracy, Giuseppe Vetromile , Ilire Zajmi .
L'amore è anche sogno e come sogno l'amre è molto spesso poesia .

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

Ifigenia siamo noi----Antologia poetica a cura di Giuseppe Vetromile
Scuderi Editrice – Avellino – 2018 – pag. 95 - € 12,50

Il senso di una nuova antologia, come quella che prendiamo in considerazione in questa sede, va ricercato innanzitutto nella selettività del Curatore della stessa (in questo caso Giuseppe Vetromile) nello scegliere le sedici poetesse incluse che, esprimendosi in maniere differenti, raggiungono in modo incontrovertibile esiti estetici alti.
Le autrici antologizzate sono in ordine alfabetico: Lucianna Argentino, Gaetana Aufiero, Victoria Artomonova, Floriana Coppola, Ulrike Draesner, Federica Giordano, Anila Hanxhari, Giovanna Iorio, Amalia Leo, Ketti Martino, Vera Mocella, Rita Pacilio, Vanina Zaccaria, Regina Célia Pereira da Silva, Anna Tumanova, Monika Rinck.
Il filo rosso che guida l’opera vista nel suo insieme è quello della tematica della scrittura poetica al femminile come afferma nella prefazione densissima e ricca di acribia lo stesso Vetromile.
Il testo è strutturato con la presenza iniziale della suddetta introduzione di Vetromile alla quale seguono le sillogi delle poesie e poi vengono le note biografiche sulle stesse autrici, alcune straniere.
Viene in mente, e questo è il tema conduttore della presentazione, se esistano come categorie una poesia al maschile e una al femminile.
Una differenziazione di tale genere potrebbe essere avvalorata dall’incontrovertibile scatto e scarto biologico che avviene nella genesi del poiein poetico considerate le differenze fisiche uomo – donna.
Se questo è un dato interessante da prendere in considerazione molto più pregnanti e importanti sono da considerare gli aspetti culturali, sociologici, psicologici, antropologici e storici che sottendono la condizione della donna stessa considerata ontologicamente in maniera diacronica.
E qui entra in scena la simbolizzazione attraverso la figura di Ifigenia e il suo sacrificio che viene detta nella mitologia greca.
Ifigenia come archetipo della condizione femminile dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni, già stigmatizzata da fenomeni come il femminismo nella lotta per l’emancipazione della donna.
Del resto il sesso femminile non è debole dal punto di vista fisico visto che in media le donne sono più longeve dei maschi.
Scrive il Curatore che Ifigenia siamo noi, siamo ancora tutte noi, donne madri sorelle mogli figlie compagne. Siamo noi che lottiamo per la nostra libertà e per i nostri diritti, in qualunque tempo della storia e in qualunque luogo della terra.
E quindi la poesia per il passaggio dal sacrificio alla liberazione, poesia come salvifica redenzione, riscatto.
Se ha scritto un’altra poetessa, Patrizia Cavalli, Le mie poesie non cambieranno il mondo, si deve però ammettere che la poesia stessa sia un fatto di elevata intensità etica, frutto del pensiero divergente che è alla base della creatività.
Per questo le autrici antologizzate proprio scrivendo (e non solo scrivendo) escono dalla condizione del sacrificio per una femminilità che riesca a realizzarsi a tutto tondo proprio in un rapporto paritario con l’universo maschile.
*
Raffaele Piazza

lunedì 30 luglio 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Silenzi”
Rimane solo il silenzio nella penombra,
riconosce i profili ancora incerti,
nelle attese continue di un sussurro
per ritornare ai profumi della tua carne.
Ascolto l’inganno che la sera propone
nell’assurdo trucco della mano sospesa
al vuoto della stanza , in questa vecchia casa
dove tutto è memoria.
Il tuo nome , il tuo nome Elena ricorre
per le mie vene in ultima illusione:
s’innesta la febbre alla polvere,
il capo chino ripete ritorni nel tempo
per sorprendere vertigini nel pensiero che oscilla.
Una disperata finzione mi sorprende
e chiudo gli occhi per sognare il tuo labbro.
*
Non credo più nel toccare le cose con le mani
alla sciarada che ogni zero incunea,
al ticchettare che disegna spazi e falsetti ,
mentre fra le spalle gioca un antico smarrimento.
Non è più tempo di segreti alla memoria,
ormai stanco di concedere incertezze,
confondere lo scudiscio della notte
per l’intreccio delle tue ombre in mutamenti.
Sulle mie ossa in bilico
la mia rassegnazione non ha più posto.
*
Antonio Spagnuolo

POESIA = RAFFAELE PIAZZA -


"Alessia corre nel prato azzurro"

Scalza giocando alla California
corre Alessia nel prato specchio
di cielo nell’interanimarsi con
l’odore di eucalipto a giungere
all’anima nell’attimo sotteso
a viva gioia. Vento a lambire
Alessia e levigarla nel fresco
della meridiana attesa ad accendere
le guance di melarancia di Alessia.
Attesa che qualcosa accada
(giunga un’e-mail o una telefonata
o una lettera). Nella vita sottile
di Alessia arriva Mirta dall’aranceto
d’isola e le dice di non avere paura.
Il prato gioca con Alessia
nel contemplarlo e il gioco
è divertente.
*

"Alessia e il sogno a occhi aperti"

Luce meridiana di gita a Capri
per Alessia dove era già stata
nell’aliscafo ragazza Alessia
vede Mirta sul sedile accanto
nerovestita e trasale nell’odore
del mare a giungerle all’anima
sottesa al verde delle onde
e non ha parole Alessia per
di Mirta fugace l’apparizione
sorridente. Cullata dalle onde
Alessia guarda Mirta nel nero
degli occhi e legge pace
nell’abbeverarsi Alessia a un filo
di speranza e che questo
sia il tempo migliore nell’intessersi
all’arrivo con il rumore d’ancora.
*
Raffaele Piazza

domenica 29 luglio 2018

POESIA = GUIDO GALDERISI

"Un tubetto di colore bianco"

Sulle cime dei monti sono neve
fiori sulla siepe
Col rosso sono rosea speranza
al verde do alberi e prati
al giallo attenuo il livore
al nero il lutto cancello
un cielo dono all'azzurro
e mi consumo
Or l'ultima goccia
m'è uscita dal collo
son debole e magro
l'addome mi tocca le reni
e giaccio inutile e vuoto
nell'angolo d'un vuoto cartone


"Alba"

L'alba è in me
Io sono nell'alba
Vorrei fuggire dall'alba
ma come antico maniero
la sua incerta luce
mi fa prigioniero
Oh alba indifferente e crudele
sciogli il tuo crepuscolo
fa che il mio passo
s'inoltri nel giorno
e come comune mortale
lascia che scivoli
lungo le ore del tempo
raggiunga sereno il tramonto
in pace la notte
*
GUIDO GALDERISI

venerdì 27 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITORE MACABOR

L'EDITORE MACABOR distribuisce in questi giorni il primo volume di una nuova collana . Un grande viaggio , intrapreso dal coraggio coloratissimo e vitale di Bonifacio Vincenzi - curatore e realizzatore dell'edizione elegante e sobria -, nella poesia del Sud Italia- Titolo di questo : "SUD i poeti" - Elio Grasso cura con acuta competenza e valida cultura la prima parte dedicata ad Antonio Spagnuolo, con interventi critici di Elio Andriuoli , Domenico Cara , Mauro Ferrari , Giulia Martini, Massimo Pamio , Marisa Papa Ruggiero , Plinio Perilli , Raffaele Piazza , Ugo Piscopo , Enzo Rega, Paolo Ruffilli , Lorenzo Spurio , Felice Piemontese , Eleonora Rimolo. Completano l'antologia due sezioni : " Voci dal silenzio" (poeti del sud scomparsi da non dimenticare) e "Antologia dei poeti del sud" .- Si rimette in luce il grandissimo lavoro che un poeta ha saputo approfondire anche per sperimentalismo negli anni del suo lungo militare.

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Alessia----ilmiolibro.it – Roma – 2014 – pag. 119 - € 12,00

“Il linguaggio accoglie nel suo tempo lo svanire della bellezza”, ha scritto Antonio Prete a proposito della caducità e della malinconia di fronte al fulgore di qualcosa che è destinato a svanire e proprio nel suo splendore indica l’annuncio dello svanire. “E’ la tristezza di chi guarda la bellezza avvertendo il lutto per l’anticipazione della propria fine”, aggiunge. Per poi avvertire: “Il vero lutto del poeta, in quanto poeta, non nasce dalla percezione della morte nella vita della natura, dell’inverno nell’estate, ma nasce dal sapere che la custodia della bellezza nella poesia è un’illusione. La poesia è soltanto un differimento, una trasposizione, della caducità in questo: in questo, davvero, metafora sempre del passaggio”.
Raffaele Piazza in “Alessia” celebra il tempo perduto dell’amore, la giovinezza bruciata, quel che non c’è più e comunque resta come una impronta nell’anima, una ferita nella memoria. Si misura con questo grumo dolente di ricordi proponendo immagini che in una sequenza disordinata – ma è l’ordine dell’inconscio a regolarla – vanno a comporre una sorta di narrazione in versi, una storia poetica che sembra alimentarsi nel sogno per raccontare la vita. Riesce nell’impresa perché si mostra in grado – come Prete sottolinea – di sfuggire alla tentazione di consegnarsi al flusso del passato e invece esibisce una scrittura di serenità inquieta che trattiene l’emozione e comunque la comunica.
La stagione del 1984, Alessia e Giovanni e i loro abbracci e i loro progetti, l’esistenza quotidiana che scorre tra letture, esami e incontri, l’aria di festa nel presente e di attesa del futuro, tutto ciò va a comporre un edificio nelle cui fondamenta si apre una crepa che progressivamente si ampia. L’auto scivola nel Parco Virgiliano, i gabbiani e le rondini gli uccelli invano gridano “attenzione”, “e ci sarà raccolto”. La rigenerazione avverrà dopo, a circa un ventennio di distanza, nell’albergo degli angeli.
Piazza rivela una cifra di elaborazione poetica matura, i versi di “Alessia” costituiscono il punto alto di una fatica letteraria a cui nei modi della militanza alla pagina è stato fedele negli anni e che promette ulteriori prove.
*
Generoso Picone

giovedì 26 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI =EDITH DZIEDUSZCKA

Edith Dzieduszycka – La parola alle parole---Edizioni Progetto Cultura – Lavis (TN) – 2018 – pp. 127 - € 12,00

Edith de Hody Dzieduszycka è nata a Strasburgo, Francia, dove ha compiuto studi classici e lavorato per 12 anni al Consiglio d’Europa. Dopo il suo arrivo in Italia si è diplomata all’Accademia di Arti Applicate di Milano. Ha pubblicato libri di poesia, di racconti, di fotografia e un romanzo. Disegna, realizza collage, scatta fotografie. Ora vive a Roma.
"La parola alle parole", il libro dell’autrice che prendiamo in considerazione in questa sede, è scandito nella sezione eponima in poesia e da un’appendice costituita da diciassette frammenti in prosa intitolati "Il paese di là".
L’opera presenta una prefazione di Giorgio Linguaglossa ricca di acribia.
Intrigante il titolo della raccolta che esprime l’idea intellettualistica, chiara e distinta nella coscienza letteraria della poetessa, di voler riflettere sulla parola stessa, di volere scrivere poesie sulle poesie medesime che sono formate da parole, compiendo così un accattivante divertimento liberissimo e mirato sullo stesso verbo, per usare una metafora di genere musicale.
Viene in mente leggendo i versi della poetessa la famosa poesia di Edgar Lee Master intitolata Il silenzio, che ha per tema proprio il gioco ambiguo ed elusivo, fondante, fatale o benedetto che sia, che è proprio quello del linguaggio, scritto o orale che infrange il silenzio stesso.
Del resto la poesia, come la musica, e tutte le arti sono sorelle, deriva dallo stato di quiete infranto da ogni sillaba di unità minima o da una anche vaga sonorità.
La parola come forma di comunicazione che è diventata velocissima nel nostro postmoderno al tempo del villaggio globalizzato e dei media come internet, la radio o la televisione.
La parola alle parole, dove i lessemi sembrano sgorgare limpidi e cristallini, come acque di chiara e refrigerante sorgente, si può considerare come un poemetto unico nel suo genere nel quale tutte le strofe sono costituite da quartine tranne che in rarissimi casi.
C’è un aspetto ludico nell’architettura ben strutturata dei componimenti e Edith sembra giocare con i suoi versi, producendo atmosfere nelle quali domina l’io-poetante che scrive all’infinito variazioni sullo stesso tema.
Musicalità e geometrizzazione delle parole stesse, sottese ad ironia amara o sorridente che sia animano le pagine che possono essere lette tutte di un fiato, provocando sollievo e stupore nel lettore con la loro magia.
Come è detto nella poesia iniziale, che ha un carattere programmatico, la poeta dichiara che la parola le serve come l’acqua alla pianta, per poi soffermarsi sulla genesi della parola stessa che sembra nascere nel cavo della mente.
Con la sua vis giocosa Edith afferma che le parole le potrebbe anche comprare in un negozio e portarsele a casa disponendole in ogni luogo fino a quando la dimora ne sia piena e viene il tempo di traslocare.
*
Raffaele Piazza.

lunedì 23 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – "Il prisma e la fenice"---Editrice Forum – Forlì – 2018 – pag. 103 - € 12,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Cifra essenziale di "Il prisma e la fenice", la raccolta di poesie del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, caratteristica che emerge anche in altre sue opere, sembra essere quella dell’ironia, qualsiasi siamo le tematiche toccate dall’autore, che sono molto eterogenee.
Il testo presenta una nota di Angelo Jacomuzzi sulla quarta di copertina.
Il libro è complesso e accuratamente strutturato architettonicamente ed è scandito nelle seguenti sezioni: "Approssimazione alle cose materiali e immateriali 1, Approssimazione alle cose materiali e immateriali 2, Approssimazione alle cose materiali e immateriali 3, Intermezzo di appunti e/o epigrammi, L’amore e dintorni1, L’amore e dintorni 2, L’amore e dintorni 3".
Come scrive Giorgio Bàrberi Squarotti nella prefazione ricca di acribia la poesia di Loris Maria Marchetti ha l’agio superiore di un’eleganza fascinosa, che si manifesta su sfondi di laghi e bene ordinate campagne, di ricorrenze e di feste canoniche, di interni caldi e sontuosi fra compagnie elette e giovani, di raffinate musiche: coglie cioè le sue occasioni in spazi ben compartiti e sapientemente arredati, come per un vivere un poco distaccato, da grande “dilettante” di sensazioni e di esperienze.
Marchetti si esprime con una forma e uno stile eleganti e misurati e tutti i versi sono ben controllati.
È una parola pronunciata con urgenza raffinata e ben cesellata, quella con la quale si esprime l’autore, che s’invera sulla pagina tra detto e non detto tra chiarezza ed effetti stranianti.
L’io poetante è molto autocentrato nel suo ripiegarsi su se stesso ed è una poetica della riflessione quella espressa.
Siamo hic et nunc gettati nel mondo, uno scenario ricco di promesse e possibilità e spetta a noi sotto specie umana cercare le coordinate per giungere all’equilibrio che sottende la felicità, gioia possibile soprattutto nell’inverarsi dell’amore, sentimento che pare anche legato ai luoghi visibili come in Blues quando il poeta esprime il suo rammarico per avere lasciato un lago, lago che insegue l’autore come un ricordo incancellabile.
Una natura rarefatta emerge spesso nelle composizioni come, per esempio, in Cielo di Parigi, poesia in cui il cielo stesso è visto come una chiusura sul poeta e il suo interlocutore, quasi un immenso tetto sulle cose.
Nel cronotopo, nella natura idilliaca, che segue una linearità dell’incanto con improvvise illuminazioni, quando l’aria dei monti si uguaglia alle piante, alle foglie che nascono e sembrano sorridere, lo stesso tempo muore, dice magistralmente il poeta, quasi come se si entrasse nella dimensione atemporale dell’attimo, cosa che può avvenire solo in poesia e questo Marchetti lo sa bene.
La tematica amorosa ed erotica è centrale in questo autore che attraverso l’approccio al suo poiein nelle poesie sentimentali, proprio nello scriverle, trova un’arma efficace per raffinare la sua capacità d’amare e se l’amore è spesso pathos e sovente gli amori finiscono, può divenire anche felice come una folgorazione, un’epifania, un’apparizione nel momento dello scorgere improvvisamente l’amata.
Qui la vita si restituisce in poesia e tutto è nello stesso tempo svelato e presunto come in una magica alchimia di parole che rendono forti emozioni.
*
Raffaele Piazza

domenica 22 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROBERTO MAGGIANI

Roberto Maggiani: “Angoli interni” – Ed. Passigli – 2018 – pagg.144 - € 16,50
La più recente raccolta di Roberto Maggiani, “Angoli interni”, altro non appare se non un fascinoso ed ardente tragitto che parte dalla sedimentazione del tempo attraverso lo scorrere dei secoli e avvolge il contemporaneo ricco di conseguenze sociali e umane , che si avvicendano nella ricerca della scienza esatta e puntuale. Scene luminose di un film nel quale ciascuno di noi appare nella sua parte per fotogrammi precisi, in cui tutte le azioni sono sospese all’imprevisto, pronte a sparire o riapparire a seconda delle rapide cuciture.
La poesia non rinuncia alla ricerca, a esplorare campi di forze e luoghi , a tracciare linee, a raccogliere indizi, a misurare, a rilevare, come avviene nella corsa contro il nulla, cellula nascosta in “Angoli interni” – “Che cosa occorrerà intendere, allora, per «angoli interni»?- Scrive Annamaria Curci in rete - Con buona approssimazione, a me pare che il nome indichi sia l’insieme dei dati sensibili ed empirici a disposizione, sia lo spazio che l’umano – pensiero carne ossa pulsioni – dilata e condensa in dialettica perenne, non di rado ironica (Invenzione) con il divino, o meglio, con i poli di causalità e casualità, cosmo e caos.
Cardine e motore sarà dunque l’apparente dualità di scienza e poesia, sintetizzata, come rivela il titolo della terza delle dodici sezioni che compongono il libro, dalla platonica (Simposio) immagine della mela, delle sue metà divise e dell’anelito a ricongiungerle, a ricongiungersi”.
Le attese si intrecciano agli incanti degli attimi , in sorprese che si sciolgono negli istanti in cui l’arpione diventa sguardo , incredulo sospetto del divenire delle linee che lo sguardo stesso riesce a sorprendere. Allora la purezza attraente del nudo può diventare vertigine in versi che disciolgono “I cerchi concentrici/ delle pupille e degli iridi/ le ellissi delle ciglia / e le tangenti delle sopracciglia/ fino alla curva insolita/ della tua capigliatura nera/ sono riflessi della geometrica/ di una bottiglia di spumante/ da stappare col botto/ mentre strizzo gli occhi/ nell’attesa.” -- L’umano – Homo, come incide il titolo della seconda sezione – è “tasca del cuore” nelle distanze che oggi lo sospendono da secoli di sopravvivenza, in una manciata di minuti che affianca gli umori, che accomuna le figure , che apre e chiude con maestria quel verbo intento a scivolare nel futuro. E il poeta ha coscienza dell’oggi attento ad affondare il piede “tra stecchi e foglie secche/ che accendono i colori” , per appropriarsi definitivamente del senso del vivere nel gioco di “orpelli e giusitificazioni”.
Maggiani affida la scrittura alla pagina con la esperienza solida della sua conoscenza scientifica, linguaggio sobrio e misurato nella proiezione delle metafore e dei rimandi , stesure preziose nella chiarezza del tema. “Maggiani sa bene, da cultore delle scienze esatte, - scrive Deidier nella prefazione – che si tratta di un mito, ma da lettore sa che ogni mito è la sostanza di cui ancora oggi s’impregna ogni nostra costruzione del mondo . Di un mondo che ancora vorrebbe sorprenderci. Con questi nuovi versi si ricompone idealmente un’antica scissione , quella tra Scienza e Poesia, due metà di una sola mela (ancora un residuo di mito platonico) e di fronte alla variabile (incognita?) Dio , l’homo sapiens non può che riaffermare la propria libertà creativa, il pieno arbitrio poietico , rivelandosi in definitiva come il vero faber , come il demiurgo di sé stesso. Come il regista dei propri stimoli.”
ANTONIO SPAGNUOLO
**

sabato 21 luglio 2018

RIVISTE = FERMENTI

FERMENTI --- Numero da collezione n. 247, anno XLVII (2018)

PERIODICO A CARATTERE CULTURALE, INFORMATIVO, D’ATTUALITÀ E COSTUME

ferm99@iol.it – fermenti-editrice.it – facebook.com/fermentieditrice – twitter.com/fermentiedit

CONTEMPORANEA
7 di Velio Carratoni
LA CRITICA LETTERARIA OGGI IN ITALIA - Nona parte
13 Spazi critici tra Vittore Carpaccio e Agnolo Bronzino di Marcello Carlino
25 Il piacere della critica di Francesco Muzzioli
SAGGISTICA
35 Il mostro delicato
La Creatura del dottor Frankenstein e le sue buone letture
di Giuseppe Panella
43 Qualche considerazione sulle avanguardie letterarie e la questione della forma
di Piero Sanavio
53 Frammenti di una “forma” irrisolta: Petrolio tra allegoria e narrazione
di Emanuele Bucci
78 Kairós di Soviet poeti kom-futy vs la governance neocapitalistica di Antonino Contiliano
135 Voci per un alfabeto di Vincenzo Guarracino
144 Cnosso: reggia o necropoli? di Crescenzio Sangiglio
158 Le battaglie di Ada - Su Ada Gobetti di Sergio D’Amaro
159 Leo Longanesi, un italiano vero di S.D’A.
161 L’Italia migliore del ‘’Mondo’’ - Su Mario Pannunzio di S.D’A.
162 Una ricetta per la felicità? di S.D’A.
DIRITTO
164 La legge come disincanto della ragione di Alberto Artosi
MEMORIA
173 La notte delle indulgenze di Giovanni Baldaccini PARLAR FRANCO a cura di Gualtiero De Santi
177 Tempus desperandi ac loquendi in neo-volgare: Nevio Spadoni di G. D. S.
180 Giovanni ‘Zvaní’ Nadiani: «Invel ?» di G. D. S.
182 Sante Pedrelli, «raméing o piligròin» di G. D. S.
183 La Vita Dacant di Giovanni Tesio di Renato Pennisi
185 La città in versi. La poesia urbana di Renato Pennisi di Maria Gabriella Canfarelli
Fermenti  1
SOMMARIO
MUSICA
189 Invenzione e dissolvenza del tenore mozartiano di Bernardo Pieri
205 Se l’educazione musicale diventa una storia (e cambia la scuola italiana)
di Giulia Dettori Monna
RIEVOCAZIONI
207 Canto notturno di un lettore errante dell’ansia
Per Mario Lunetta
di Vincenzo Guarracino
208 Sul filo della forma rilucente
Per Maria De Lorenzo
di Marzio Pieri
POESIA
213 Pas à pas
di Giovanni Fontana
218 Fonemi
di Giovanni Fontana
221 Canto verde e altre liriche di Orio Rossetti a cura di Gualtiero De Santi
226 Armonie
di Antonio Spagnuolo
229 Entroltre
di Bruno Conte
231 Poesie
di Gianluca Di Stefano
238 Spigolature di Italo Scotti
242 Quintetto poetico
di Marco Palladini
248 Poesie
di Dario Pasero
253 Guevar goguEr e Er Giap: testi collettivi a cura di Antonino Contiliano
ARTE
261 “Commedia” immagini sul presente
Su Giorgio Chiesi. Con stralcio critico di Francesco Gallo Mazzeo
265 Su Gloria Bornancin
Con interventi di L. Gorini, R. Moroni, L. Cabutti, H. Duse Reich, G. Martinoli
269 Forme cablate
Su Massimo Savio. Con intervento di Vincenzo Guarracino
Fermenti  2
272 Il mondo trasognato di Beniamino Piantoni
Con intervento di Mario Rondi
276 E. Hopper: l’attimo senza tempo
di Giovanni Baldaccini
280 Jackson Pollock. La rabbia e l’azione di Gabriella Colletti
NARRATIVA
288 Ali del colore
di Flavio Ermini
301 La stiva: ricordi di lettura
di Giovanni Baldaccini
305 Racconti
di Bruno Conte
308 Il viaggio
di Gemma Forti
312 Racconti
di Mario Rondi (con illustrazioni di Sara Barbarino)
318 Il corallo e il gioiello
di Velio Carratoni
322 Prima della fine: soluzioni creative per il pensionamento di Antòn Pasterius
CINEMA
Effetto Notte
328 Quanto è cinematografico il pensiero di Marx
330 Chiamami col tuo nome / Call me by your name
333 La escuela de todos los mundos
335 Loro 1
336 Loro 2
342 Ermanno Olmi, il tempo non si è fermato a cura di Gualtiero De Santi
345 Un canto sull’innocenza
Su Silvano Agosti
di Michele Goni
TRADUZIONI
352 Tal Nitzán a cura di Rosalba Casetti e Graziella Sidoli
BIBLIO/CARAVAN
365 di Velio Carratoni
Su Carlo Calcagno, Storia della clitoride. Una biografia del piacere femminile; Roberto Gramiccia, Elogio della fragilità; Letteratura e psicanalisi, a cura di Daniela Marcheschi; Bruno Osimo, Breviario del rivoluzionario da giovane; Mario Quattrucci, Troppo cuore. L’ultima inchiesta di Maré; Don Backy, Io che miro il tondo; Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi.
Fermenti  3
Poesie d’amore e di terra; Lidia Sella, Strano virus il pensiero; Paolo Jachia, Claudio Baglioni. Un cantastorie dei giorni nostri (1967-2018); Victoria Acampo, Dialogo con Borges; Sandra Petrignani, La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg; Mauro Corona, Confessioni ultime. Una meditazione sulla vita, la natura, il silenzio, la libertà; Jean Talon, Incontri coi selvaggi; Monica Facchini, Spettacolo della morte e “tecniche del cordoglio” nel cinema degli anni Sessanta; Ri-tratti. Caleidoscopio di personaggi nel teatro di Luigi Pirandello, a cura di Dina Saponaro e Lucia Torsello
BIBLO/SOUND
385 di Gemma Forti
Su Vichi De Marchi, Roberta Fulci, Ragazze con i numeri; Amy Reed, Nowhere girls; Andre Dubus, Un’ultima inutile serata; Dora Albanese, La scordanza; Edward St. Aubyn, Via d’uscita; Silvia Salemi, La voce nel cassetto; Sylvia Plath, Il lamento della regina; Marcello Bettelli, Dopo
l’estate (La vita e la morte strette con benigna ragione); Raffaele Morelli, La vera cura sei tu
RECENSIONI
395 Rosato: letteratura dell’assenza di Gualtiero De Santi
397 Flavio Nicolini, “Cahiers intimes” in versi di G.D.S.
400 di Francesco Muzzioli
Su Marco Palladini, Stecca, mutismo e disperazione
403 di Vincenzo Guarracino
Su Adele Desideri, La figlia della memoria
405 di Sergio D’Amaro
Su Riccardo Gasperina Geroni, Il custode della soglia. Il sacro e le forme nell’opera di Carlo Levi; Carlo Ossola, Europa ritrovata. Geografie e miti del vecchio continente; Paolo Pombeni, Che cosa resta del ’68
409 di Enzo Rega
Su Antonio Spagnuolo, Canzoniere dell’assenza
412 Il diritto della nostalgia di raccontare i girasoli di Domenico Cara
Su Gabriella Colletti
414 Il vento della storia travolge anche le guerre di Francesco Piga
Su Sergio D’Amaro
416 di Beniamino Piantoni
Su Mario Rondi, 66 storielle
417 Su Passive perslustrazioni di Velio Carratoni Madori di corpi di Marcello Carlino
I segni stilistici del nulla nell’ultimo Velio Carratoni di Gualtiero De Santi Nota di Gianluca Di Stefano
PASTONE
a cura di Marzio Pieri
422 13. The last wagon
Interventi in “Fermenti” di e su Mario Lunetta
476 con una nota di Velio Carratoni
Fermenti  4
INSERTO FONDAZIONE PIAZZOLLA
POESIA
483 Lettera a Giorgio Caproni (inedito)
di Marino Piazzolla
RIPROPOSTE
485 Michele Dell’Aquila, Marino Piazzolla
Tra affetti e abbandoni
di Michele Dell’Aquila
SAGGISTICA
488 Pianeta Piazzolla
di Maria Lenti
RECENSIONI
490 Fluire nel sangue e muovere le mani e i piedi:
la poesia di Elena Schwarz
di Gualtiero De Santi
TEATRO
492 Hudèmata Actàbat - suite nera -
Partitura scenico-poetica in quattro movimenti di Marco Palladini dai testi di Marino Piazzolla.
Con note di regia.
di Marco Palladini
MANIFESTAZIONI
505 Presentazione “Recenti titoli del catalogo Fermenti” del 23 Novembre 2017
507 Presentazione Rivista “Fermenti” n. 246 del 14 Marzo 2018
509 Presentazioni Nel cristallo della stella Mizar di Elena Schwarz
510 Volumi pubblicati in collaborazione con la Fondazione Piazzolla
517 Audio e video pubblicati sul sito www.fondazionemarinopiazzolla.it
521 Note biografche

venerdì 20 luglio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Trafitto dal suicidio di Mirta"

È un raggio non so di che tinta
a ferirmi l’anima (del tuo suicidio
il dolore). Bello era il tempo
della connivenza con una donna
per amico, Mirta, tu sinuosa
e sensuale come nella tua poesia.
Ora ritornata dall’oltrecielo mi
prometti felicità in questa vita.
Bello è vederti ridente, Amica Mirta.
*

"A Mirta scomparsa"

Mi manca la tua Amicizia
la nostra fiorevole confidenza
di quando facevi il tifo per me.
Il tuo suicidio mi ha spezzato
l’anima e tento di ricomporla
ma sei cenere. Ma sei sempre
te stessa in limine alle piante
del tuo giardino dove mi parlasti
di invidia e io capii.
Torni nei sogni, Mirta degli
amanti e della purezza di bambina,
sei nella mia anima e amo
la tua fotografia sempre con me.
*

"Alessia e la felicità estiva"

(Ho tanta voglia di fare l’amore
e non voglio restare incinta,
la prossima volta dobbiamo
stare più attenti) pensa ragazza
Alessia appoggiata all’azzurrità
grandiosa del 20 luglio del 2018.
Sottesa al dono di Giovanni
(d’argento un braccialetto)
(l’ha messo al polso sottile)
sorride ai gabbiani incielati
Alessia serena come una donna
(16 anni contati come semi).
Telefonerà lui tra poco e entrerò
nel segreto giardino della gioia
quello della villa di Mirta con
il pensiero e angeli nel panneggiare
candido di ali restituiranno
la felicità. Alessia si veste di fragola
e squilla il cellulare al Parco
Virgiliano (è lui!!! è lui!!! è lui!!!).
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALBERTO RIZZI

Alberto Rizzi : “Achtung banditen” – Ed. Yucanprint – 2018 – pagg. 48 - € 7,00 -
Poesia civile , poesia di prima linea , poesia per le Nuove Resistenze attraverso le pagine che scorrono veloci tra versi incisi nelle metafore e nelle colorazioni dell’illusione. Ogni evento ha il suo urlo , nel rincorrere senza tregua il dubbio che la società contemporanea intesse fra intrighi politici senza vergogna o impatti culturali senza decoro . Canto corale contro le immondizie delle leggi di mercato , contro i morsi dell’odio razziale , contro gli infingimenti di governi fatiscenti , contro le pugnalate che si incistano nelle memorie , contro l’impeccabile zavorra che ristagna nei rappresentanti di governo , contro i mancanti equilibri economici permeati sugli arrangiamenti di pochi potenti , contro l’oscurità culturale che opaca ogni parete di vetro. Il verso , sciolto da ogni vincolo ritmico , diviene a volte martellante, proprio per la necessità del dire ,e si offre nel mutamento incessante della meditazione , non certo casuale.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 17 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero - Masché tropiè bergamin-e espa---Streghe soldati pergamene e spade---
Ed. La Stòira – 2017 – pp. 46 - € 10,00
Testo complesso e composito a livello formale e contenutistico quello che prendiamo in considerazione in questa sede strutturato architettonicamente in modo a volte chiaro altre criptico.
Si respira, leggendo la maggior parte dei componimenti, un’atmosfera che sfiora l’epicità e una certa vena picaresca come si evince già attraverso il titolo dell’opera che per certi testi tocca anche il genere neo lirico.
Anche un tono di favola connota molte composizioni che sembrano aderire al genere fantastico prodotto dallo stupore di sogni ad occhi aperti.
Talvolta c’imbattiamo nello scorrere il libro in espressioni concettuali e descrizioni di idee composite e articolate.
Per esempio, nella composizione iniziale Egeo è detto che solo ciò che fugge resta fermo e dura, idea stimolante che si presta a varie considerazioni.
La suddetta concezione, veramente molto profonda, fa venire in mente il tema politico ora così attuale dei migranti che scappano dai paesi d’origine per cercare una vera salvezza proprio nella fuga.
Non mancano nella raccolta delle belle descrizioni naturalistiche che si rivelano attraverso subitanee accensioni ed epifanie.
Un senso di magia permea la raccolta nella quale si svelano immagini preziose e vaghe che, connettendosi tra loro creano tessuti linguistici alti ed intriganti.
In Pasero è sempre presente il binomio dialetto – lingua italiana e questo crea fascino e accresce il livello di sospensione dell’opera.
Anche una vena visionaria, estranea alle altre raccolte di Dario, si realizza tramite immagini che, pur scaturendo le une dalle altre, rimangono irrelate tra loro producendo affascinanti straniamenti.
Ricorre spesso il tema del sogno che può essere anche incubo come quando in un bel verso il poeta afferma che tutto il nostro mondo si è stemperato nel sogno perduto nella profondità della nostra gioia dolente.
Anche in Briciole di sogno, poesia composta da brevi strofe irregolari si ritrova la tematica onirica che fa riflettere che a volte la creatività dei poeti ha origine proprio nei sogni.
Rispetto agli altri testi di poesia di Pasero incontriamo qui una maggiore complessità che si rivela tramite la densità metaforica e sinestesica notevole e spesso i versi sono anarchici fino a sfiorare l’alogico.
Comunque il Nostro produce una polifonia di toni e molto diversificati per forma e stile sono tra loro i componimenti.
Per esempio in Manta Pasero raggiunge una certa linearità dell’incanto rivolgendosi ad una fata che dalle descrizioni emerge bella e benevola, figura ottimistica contrariamente alle streghe dette nel titolo che complessivamente raccoglie un immaginario inquietante.
Per Pasero la poesia stessa diviene esercizio di conoscenza tramite una parola che spazia nei più svariati campi esistenziali.
*
Raffaele Piazza

lunedì 16 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELA CANEPA

- Emanuela Canepa - "L'animale femmina" - Ed. Einaudi 2018 - Premio Calvino

Premio Italo Calvino 2017, questo romanzo molto originale e ben strutturato, scritto con uno stile scorrevole ma pieno di pieghe colte e nascoste, è l'opera prima di Emanuela Canepa, nata a Roma nel 1967 e bibliotecaria a Padova.
Si potrebbe definire "quartetto", o due volte duo, quest'intreccio di rapporti personali tra i suoi vari personaggi, da una parte quello complesso e irto di spine e contraddizioni tra un uomo anziano e scontroso e una ragazza giovane e semplice, dall'altra quello ramificato ma ugualmente essenziale tra due uomini attraverso le vicissitudini delle loro esistenze, all'inizio molto vicine poi divise da indole e sensibilità che si vanno diversificando sempre di più, infine dai percorsi divergenti d'una vita che va per conto suo in ambedue i casi.
Per quanto riguarda Rosita Mulè, tale il nome della ragazza, non si può pretendere - come lo scopriamo all'inizio di questa storia nella quale si racconta in prima persona -, che abbia gli attributi necessari per diventare un personaggio di spicco, un'eroina di romanzo da Premio Calvino!
Piccolina, scialba, povera, succube di una madre "dall'etica calvinista", insieme asfissiante e assente, con "un padre con cui non ho mai condiviso nulla", compagna episodica e poco esigente di Maurizio, un tizio sfuggente ed inconsistente, per di più marito d'un'altra donna, è per l'ora contemporaneamente commessa e scarsa studentessa di Medicina, con la fatica di menare di fronte queste due attività e l'angoscia di non riuscirci.
La si potrebbe immaginare piuttosto nelle vesti d'una piccola fiammiferaia dei nostri tempi, o d'una Alice piombata nel famoso pozzo, per uno di quegli strani giochi del destino, tramite l'intervento fatato d'un talismano magico: un portafoglio trovato appunto per caso e riportato alla sua proprietaria, una certa Larisa dall'aspetto molto slavo, chi sa se badante governante tutto fare - salvo un buon caffè! - dello strano suo datore di lavoro amico coinquilino?
Questo oggetto, in apparenza banale, il primo di due oggetti chiave all'interno della storia - del secondo si dirà più tardi - le aprirà le porte d'un mondo sconosciuto dai meccanismi per lei bizzarri.
Primo colpo d'occhio: un salone "barocco, formale, disabitato." Così impariamo a conoscere insieme a lei l'avvocato Ludovico Lepore, che nella favola di Lewis Carroll potrebbe interpretare la parte di un vecchio Gatto sornione e ambiguo, anche se benefattore, ma sgradevolmente discorsivo. Spesso considerato in seguito da Rosita come "un odioso, vecchio sadico stanco e claudicante", la ricopre con cadenza imprevedibile di formule tipo "...Le posso dire una cosa con certezza. Sono sempre le donne che pretendono di più dalla vita. Hanno il culto ottuso della felicità, della pienezza dell'esistenza..." Ma "...la felicità di una donna non è mai quello che c'è. E' sempre quello che potrebbe essere. Un tempo al futuro, un ideale cui bisogna tendere... Il difetto è cercare le cose nel posto sbagliato..."
Altro discorso non richiesto che la mette a disagio: "Le vergini sacrificali... Assorbono passivamente il condizionamento ambientale, la famiglia, la scuola, la parrocchia, tutto quello che serve a spegnerle, a cancellare ogni libera iniziativa, ogni desiderio di sperimentare, ogni istinto a immaginarsi libere. Poi, se appena si azzardano ad alzare la testa, basta far calare dall'alto un giudizio negativo, o solo minacciare di farlo, e non riescono più a muovere un passo. Si paralizzano, e diventano marionette radiocomandabili a distanza, anche in assenza del carnefice originario..."
L'avvocato sembra giocare con la ragazza come fosse una topina capace di capire i suoi discorsi - si capisce che prova per lei una stima crescente - ma impaurita, divisa tra la voglia di scappare e la coscienza dell'opportunità regalata da questo nuovo lavoro offerto in modo del tutto inaspettato. Infatti le permetterà presto di condurre una vita meno grama.
In questo ambiente dall'atmosfera rarefatta, lo studio professionale dell'avvocato Lepore, lei imparerà un'altra attività, a contatto con Renata Callegari, assistente algida e sempre perfetta dell'avvocato, giovane donna efficiente ed impietosa che si potrebbe definire l'esatto suo contrario e che le insegnerà con fare pieno di spregio e senza nessuna empatia i rudimenti di quel lavoro, compreso il come vestirsi e comportarsi.. "Mi scannerizza della testa ai piedi, poi mi gira intorno." "Mi dà del tu, ma non mi autorizza a fare altrettanto anche se in fondo deve avere solo cinque o sei anni più di me."
In mezzo a questi vari personaggi della sua vita, tutti piuttosto antipatici, ognuno a modo suo, a lei rimane fedele l'affetto di Dina,
una ex collega conosciuta al supermercato ormai abbandonato, madre di tre figli e l'unica sua fonte di conforto.
Ad un certo punto della storia, ci troviamo all'improvviso ad un bivio, si apre un nuovo capitolo e si presentano due strade davanti a noi. Sulla prima che già conosciamo, continua a camminare Rosita, sempre più sicura di sé, delle sue capacità lavorative malgrado le sue velleità di abbandonare la partita, ma frenata dalla ragione, e sorpresa nello scoprirsi più bella e seducente grazie a un po' di trucco, tacchi alti e gonna nera aderente.
Sull'altra torniamo all'improvviso molti anni indietro, nell'estate 1958, e seguiamo il trascorrere della vita di due amici,Guido e Ludovico, scolari poi studenti universitari, l'uno di Giurisprudenza, l'altro di Medicina. Livello sociale e carattere molto diversi: l'uno "giocoso e sfacciato", l'altro "cerebrale", amante delle "battute ambigue, della provocazione melliflua", però "sulfureo e permaloso"...... Ci sono molti non detti, molti slanci repressi, quando tra di loro appare l'altro oggetto determinante, una statuetta di bronzo rappresentando una figura efebica, sembrerebbe da D'Annunzio denominata "L'ombra della sera", secondo l'antiquario dal quale la comprano. "Ha un suo fascino siderale, ma anche una carica maligna..."
Un giorno all'improvviso l'avvocato convoca Rosita al di fuori dello studio. Si confida con grande sorpresa di lei e le fa una strana proposta, alla quale dovrà dare una risposta veloce. E si saprà perché.
Si accorge allora con amarezza di essere stata uno strumento nelle sue mani, e la sua assunzione soltanto un mezzo per arrivare ad un certo fine che non divulgheremo, rispettando così l'onda gialla che travolge la fine del romanzo. Come lasceremo al lettore il sicuro piacere di scoprire da solo come si conclude questa strana storia, imperniata su degli eventi concreti ma soprattutto su un'analisi psicologica acuta e spietata dei caratteri dei personaggi e sulla crescita sofferta della protagonista "femmina".
*
Edith Dzieduszycka

venerdì 13 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero – "L’ombra stermà"----Ed. Prova d’Autore – Catania – 2018 – pp. 72 - € 12,00

Dario Pasero è nato a Torino nel 1952. Dai primi anni Ottanta ha iniziato l’attività di scrittore (in prosa e in poesia) in lingua piemontese: sue composizioni sono apparse su riviste specializzate in Piemonte e altrove. Al suo attivo sono un volume di prose piemontesi e quattro di poesie.
Il libro di poesia del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta il testo in piemontese a fronte.
Cifra essenziale della poetica espressa da Pasero in questa raccolta è quella di una vena neolirica intrisa di dolcezza nel relazionarsi dell’io – poetante con un tu che resta nell’ombra e del quale vengono detti pochi riferimenti.
Così Dario realizza un efficace canzoniere amoroso dedicato presumibilmente alla sua donna, alla quale si rivolge, una figura femminile carica di mistero e fascino che si concretizza nella mente del lettore nei versi da sogno ad occhi aperti.
Nei suddetti è detto il tempo in modo ambivalente, ora nemico ora propizio, durata che con struggimento il poeta vorrebbe fermare nell’attimo, cosa che può avvenire solo nella scrittura poetica.
Qui Pasero si cimenta con una parola avvertita, raffinata e ben cesellata, detta sempre con urgenza.
Chiarezza, nitore, luminosità nei versi scattanti del Nostro che riesce a produrre un poiein carico di suggestione e bellezza icastico e nello stesso tempo permeato da una grande leggerezza.
Se anche la figura femminile è natura il poeta si apre ad accensioni subitanee evocatrici di paesaggi che sfiorano la linearità dell’incanto.
D’altro canto il testo potrebbe essere letto come un poemetto carico di grazia e freschezza e l’autore non cade mai in un linguaggio retorico mantenendosi stabilmente nell’alveo di una forma sicura ed elegante sempre ben controllata.
Il presente, come tutti i libri di poesia di Pasero, ha la doppia redazione in dialetto piemontese con traduzione dell’autore in italiano.
Per assaporarlo meglio bisognerebbe conoscere quel dialetto ma, già per chi intende solo i versi a fronte, il libro emerge come piacevole e ben riuscito caratterizzato da una chiarezza che non è elementarità.
Anzi, leggendo e rileggendo i testi, si scorge una certa complessità nascosta e intrigante, raggiunta tramite lo stile che fa librare ogni componimento nel suo incipit sulla pagina per poi restituircelo compiuto nella sua stesura alla fine della lettura e nella scrittura viene raggiunta senza sforzo, naturalmente, una certa magia.
Un senso di misura dove anche il dolore è dominato contrassegna questi versi nei quali s’intravede comunque un forte anelito alla speranza.
Pasero plasma una materia che domina costantemente con un rigore e una tenuta che potremmo definire classicistici, espressione compiuta di un neoclassicismo postmoderno.
C’è anche il tema di una provenienza che s’invera nel cronotopo e Pasero non esprime nostalgia ma una pregevole e pregnante riattualizzazione del passato nel suo fondersi con il presente.
Particolarmente bella la composizione Aurora a Torino, nella quale sono dominate emozioni struggenti nel rimescolamento di eros e pathos.
*
Raffaele Piazza

giovedì 12 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Del sognato – La Vita Felice – 2009 – pagg. 71 - € 10.00

La parola di Raffaele Piazza ha acquisito la grande capacità – frutto di un lavorìo artigianale che ha affinato il talento naturale – di rendere visibili le emozioni. Non soltanto consegnandole alla pagina nella purezza della loro essenza ma soprattutto definendole con leggera precisione fin dal loro nascere, seguendole nella curva dell’esistenza negli esseri umani, cogliendole al tramonto delle disillusioni. È un poeta che ha assunto il linguaggio lirico come categoria interpretativa della realtà, trasferendo il suo mondo nei versi e indicandoli così come l’autentico luogo della vita: il nome che egli dà alle cose diventa la cosa stessa.
La raccolta “Del sognato” (La Vita Felice, pagg. 68, euro 10, con una nota critica di Gabriella Fantato) appare l’approdo di un percorso avviato nel 1993 con “Luoghi visibili” e poi proseguito nel 1994 con “La sete della favola” e nel 1998 con “Sul bordo della rosa”, titoli che hanno fatto di Piazza una delle figure più interessanti della scena letteraria non soltanto napoletana. “Del sognato” si compone di due parti: “Mediterranea” e appunto “Del sognato”. A un’osservazione esterna, su un paesaggio naturale che spazia da Capri a Napoli alla ricerca di rotte domestiche a cui affidare i messaggi dall’esilio, segue una sezione caratterizzato da uno sguardo più intimo che segue una sorta di educazione sentimentale di Alessia, archetipo femminile di una giovinezza rivissuta attraverso i suoi bronci, le mutandine nere intraviste, gli appuntamenti d’amore al Virgiliano, le passeggiate, la sensualità del ricordo, la constatazione del male del mondo. Raffaele Piazza compone per lei un canzoniere postmoderno, tra l’invadente internet e il suo corpo nudo che si mostra come estrema epifania di bellezza: è un profilo che si anima in un orizzonte sognato, balena nella nebbia della memoria o forse non c’è mai stata. È il mito della giovinezza, come sottolinea Fantato, che riempie il vuoto dei giorni e li rende sopportabili: una passione sfuggita che attraverso le parole di Raffaele Piazza si concreta e si fa visibile. È un’assenza dolente, qui compagna di un viaggio che prosegue.
*
Generoso Picone

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO

"IN RIVA A QUESTO MARE"

La luce era
nel colore dell’acqua
e non del cielo.
Ma non serve a molto
fondersi ora
con la tua continua epifania
che eccedendo recede
e risucchia e rigetta,
sensibile, avvolgente
dio, che di nessuno
conti i respiri né riempi
l’animo monco.

Ti insegui per sfuggirti
e dopo ti ritrovi
su un tempo di sabbia.
E in fondo anche in te si agita
qualcosa di placido:
nella tua iride immensa
un cielo sottile quanto un soffio
istilla una dolce e azzurra
bugia che – se l’assaggio –
ha lo stesso sapore della lacrima
di chi si è ritrovato
su questa riva in riva alla tua luce.

**

"TUTTO SCORRE E TUTTO BRUCIA"

I

Un vento è solamente un fiume d’aria
e un fiume non è che un fuoco fluido.

Ma aereo o liquido
il fuoco è sempre eterno
e proprio non ha tempo
per credere a questi
e ad altri insipidi dettagli,
visto che il fuoco è "già" nei dettagli,
sin da quando nel buio stellato
della sua officina
è come scintillato
quel caldo bagliore
che ancora oscilla in ogni cranio
e in qualsiasi altro cuore.

Così, se è vero che tutto è come
immerso in un fiume
che scorre via, lontano da se stesso,
è anche vero che in quel fiume
tutto è lava e tutto
brucia di una febbre
che viene dalla vita
e va verso la vita,
perché non è che vita – e perché non è.

(Visto che alla vita come al fuoco
piacciono l’essere e il non-essere
a un tempo e l’essere senza essere
nello stesso luogo.)


II

Il fuoco è sempre eterno,
ma non sempre riesce a respirare
al ritmo del proprio passo
e del suo stesso sangue,
e sono sempre tante
le volte in cui il fuoco
non vive di vita, ma della brace
più grigia
e delle sue ceneri disperse
tra le nausee più sazie
e i più stanchi rimorsi.

Però
la lena che riprende
pochi momenti dopo
è legna
umida di benzina,
ed è in questo modo
che il fuoco può di nuovo
tacere le sue colpe
danzando sulle punte
dei suoi capelli alti, rossi e scomposti
dal ritmo del proprio petto
e della sua stessa voce.

**

"MEMENTO"

Anche se un giorno (o nel corso di un sogno)
sicuramente torneranno a galla
in qualche palude della mente,
sul pelo livido delle sue acque,

memento che alcune cose è meglio
scordarle, ricacciarle nel niente,
di cui sono le madri e le figlie
a un tempo. (Almeno per qualche momento.)

**

"RONDINI"

«Un urlo dal dolore
è il vento cieco
che solleva e rigira
la polvere di stelle spente
che compone ogni cosa»,

spesso si è detto. Intanto, oltre lo specchio,
corpi celesti
senza un nome, perché hanno già tutto,

quasi si divertono
a disegnare ellissi a perdifiato
a bassa e svelta quota.
Sirio, il loro Sole.

Nere e come lame
hanno le ali, però la loro voce
dal chiaro del petto
volge pure quel vento in "virb"…

**

"LA MIA NONA"

A volte – ad occhi socchiusi – mi lascio
scorrere nelle geometrie friabili
di una foglia o in quella musica
che, riempiendola, colora l’aria
su cui galleggio e che mi avvolge.
E mi sembra davvero
di essere una sola cosa con
il mondo e la sua carne.
Ma, se ogni croce ha una sua delizia,
ogni splendore ha le sue miserie,
e così, ben presto, sono costretto
a tornare a me stesso
e al mio percorso,
visto che i miei inni alla gioia
muoiono giovani e quasi mai beati
(visto che la mia Nona
lascia loro il tempo
di un tramonto appena).

Sapienti saggi hanno
premura di spiegarmi che le gioie
sono un canto di cigno
o un ardere di paglia,
ma che è proprio questo retrogusto
di amaro a renderle
l’uva più sublime ed il suo miele.
Tuttavia, l’immagine del cosmo,
che alla fine mi vendono, è sempre
coperta dall’effetto
neve di una sfera che si infrange
in mille specchi al minimo contatto
con il suolo del reale.
E così – scorsa via la sabbia stretta
nel cavo della mano –
non stringo che un pugno
d’aria da offrire
al primo soffio che passa per caso
o per sbaglio sul mio percorso.

**

"PRIMA CHE"

È solo un vecchio desiderio
ed è solo un’altra notte
di neon e di luci rugginose,
eppure io vorrei
lo stesso farmi più forte del vento
che sforma e ruba l’anello di fumo
che hai come aureola.
Vorrei e forse posso.

Ti bacio le ali mozze, angelo rauco,
costretto a camminare sull’asfalto
di questi Campi Elisi
collusi con l’inferno,
e accarezzo l’aspetto malridotto
della tua anima offesa – fatta
di carne e di pioggia – in un abbraccio
di calore e di bianco

prima che intorno sia di nuovo l’alba
di un nuovo giorno sepolto e non nostro,
e prima che il suo freddo ci ricordi
che anche noi siamo rimasti nascosti
dietro lo schermo dei nostri contorni.

**

"ULTIMO PASSO (PRIMA DELLA DANZA)"

Danza nella sua mente
(al suono delle vene)
la voce di una strana
prima madre, che chiede
la testa del giovane
invecchiato in galera
in dono e in cambio
di un amplesso col sogno
del nuovo e vecchio padre
dai piedi ben calzati.

Danza e danzando è
(giunta all’ultimo passo)
sempre più sangue e ossa:
"Salomè" pronta e sola
e nera e lieve insieme.

**

"FRAGILE"

( "a C." )

Correre e tremare
come una luce incerta e ubriaca
che rincasa al mattino.
Correre, dopo aver corso
su una corda tesa
tra farsa e tragedia,
ma finalmente in cerca
di quel suono intravisto
in fondo al Silenzio più stonato.

È questo che hai impresso
a fuoco nelle vene:
correre per sfuggire al tuo sé,
alle sue volontà come al caso,
diventando più scaltro
perfino del dolore.
Sei un pacco con su scritto "FRAGILE"
che è stato spedito a migliaia
di indirizzi estranei,
ma che alla fine
ha trovato la sua casa: lo spartito
di una sinfonia ingiallita
ed ogni giorno più incompiuta.

**

"DI FRONTE AL MOTO"

Ripeto spesso che a questo mondo
non c’è gloria che non sia vana
né vittoria che non sia di Pirro

di fronte al Moto più vasto e perpetuo,

eppure brucia veramente tanto
stringere tra le mani le macerie
in fumo d’un altro lucente incanto.

**

"IN OGNI DONO UN GIOCO"

( "Un dono può anche essere sbagliato. Non piacere." )

Oggi non è il tuo compleanno
né un giorno prefestivo,
e io ho voglia di darti in dono
questa matrioska con la sua grazia
grossa e gravida di quattro o più
segreti dai colori
rumorosi ed estesi.

È solo un po’ di plastica prodotta
in serie, è solo un souvenir,
ma un souvenir che non serve a farti
rimpiangere un viaggio,
tra l’altro mai avvenuto.
Le sue gemelle sempre più piccole
sono già il tutto di un mondo
che di guscio in guscio
scende fino al seme
del suo nucleo solido:
la pressione e le ore
di un giorno fermo in fila.

Perché anche in un giorno stancamente
di serie può nascondersi un dono –
e un dono è come un gioco
che rinnova il ciclo e il carbonio
del primo dono che hai scartato:

il gioco originale
che non sempre diverte.
Quel gioco severo
che cambia ogni giorno le sue regole.

**

"SOGNO DI UNA SCALA"

Centoquarantanove
gradini ha questa scala – ogni volta
che sono io a contarli.

Centocinquanta ne ha invece quando
li numeri tu, che sei da sempre
più abile di me.

Certo, non stiamo parlando di qualche
scala magica tra Betel e il cielo,
tra una pietra e gli astri.

Nemmeno nei tuoi sogni
la percorrono stormi
di angeli con occhi di lapislazzuli.

Alta e stretta, da un brano di mondo
ci conduce ad un altro
brano di mondo in prosa – e viceversa.

Ed è questo il suo sogno,
la sua sempre incostante
e scritta col marmo chiaro magia.

**

"AL POTERE"

Le parole d’un paese senza case
non scorgevano suono,
tanto da perdersi e poi rinchiudersi
in riflettenti mani
che non stringevano né la seguivano,
la luce accennata negli occhi,
dalle dita già troppo unte
per posare la prima e anche
le altre pietre – dopo
che l’accelerata guida
dell’affiatato battito
fu coperta da quell’oro
che ne svelava il fango.

**

"NAPOLI ANNO ZERO"

Sirena annegata
tante volte sotto il peso
delle ombre e dei rifiuti,
dell’immondo e del sangue buio,
sotto i lapilli e la nube ardente
di mille vulcani al rogo,

hanno dettato alla tua voce
parole di zolfo, affinché
ti sporcasse di vuoto,
di vecchio Silenzio,
e non rivedessi più l’aria.

Adesso che hai assaggiato il fondo,
per un principio fisico,
sarai chi risale e nasce
sopra le sue onde di cenere –
ma dimmi questa volta
quanto durerà
la tua riemersione.

**

"CENERE"


L’alba non si era ancora aperta
del tutto, quando sono arrivati
e per due volte hanno
pesato e misurato l’inferno
fino all’ultimo grammo
dei suoi ultimi millimetri,
così da dargli un senso,
un sapore, un prezzo.
Inferno poi inviato,
venduto e riciclato
sotto gli occhi neri del Sole
e nel cuore corroso della notte.
Inferno tra altri inferni,
ma più infiammabile.
(Quando lo appicchi, ti scalda
il sangue più in fretta
e sempre più in fretta
ti arriva due volte al cuore,
salendoti alla testa.
I mille e dispari paradisi
promessi li mantiene tutti e tutto
trasforma in carezza e calore,
ti fa compagnia e diverte.
Così – se ti specchi – puoi vedere
la tua faccia che ti ride in faccia
tra le sue fiamme
di carta tutta crespa:
cenere all’istante.)

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GIANFILIPPO GRAVINO
****
Gianfilippo Gravino ha preso parte a diversi eventi culturali, tra i quali la rassegna “Una Piazza per la Poesia”, organizzata nel 2008 dalla Libreria Internazionale Treves di Napoli.
Oltre ad essere apparsi su quotidiani e riviste, suoi testi sono presenti in numerose antologie di Autori Vari.
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mercoledì 11 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUANA FABIANO

Luana Fabiano : “L’autunno negli occhi” – Ed. Lebeg – 2018 – pagg. 60 - € 10,00
Con una prefazione impegnativa di Caterina Verbaro , che introduce sapientemente ad una lettura attenta e disincantata dei testi , Luana Fabiano si cimenta a tutto tondo in una ricca sinfonia lirica , impegnata in una coerenza linguistica che non si interrompe durante tutto il tragitto ricamato. Le tre sezioni : “Di uomini, alberi e foglie” , “Profugo è questo tempo”, e “ I figli della guerra” esprimono in effetti un’unica forza d’immaginazione sottesa nelle pagine scandite nel dettaglio e nella metafora.
La quotidianità si esprime nella percezione continua ed immanente dell’altro, negli eventi che aprono il racconto , le memorie , i desideri , gli accorgimenti che modificano afflati , il ritrovamento delle immagini , la ricerca della possibilità. Il paesaggio mostra colori , la malinconia scava nell’intimo , il sussurro intesse preghiera , l’infinito accarezza l’amore , il sogno nasconde illusioni.
“Una doppia valenza connota il discorso poetico di Luana Fabiano (in prefazione): da una parte quella di un dialogo intimista con la natura, chiamata a testimone e interlocutrice del proprio flusso interiore di percezioni e pensieri, dall’altra una vena civile. Non si deve tuttavia pensare a una modalità doppia di discorso, perché quello che appare più notevole di questa voce poetica è proprio la sua coerenza monolinguistica, l’identica malinconica passione che scorre da un punto all’altro dei suoi diversi componimenti.”
Ogni possibilità di relazione con la natura ha la sua chiave che sottolinea lo stile composto ed equilibrato che la poetessa sottende : il canto del melograno in sottofondo , il profumo del pane che non riesce a saziare , il tragitto della lumaca dalla bava appiccicosa . La memoria incide nel tempo socchiuso all’animo incerto , ed il tempo sorprende il richiamo . Una poesia che ricuce sentimenti in forma di evenienze, di situazioni , di presenze , per narrare un codice che appare del tutto personale.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 luglio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Ricordo di Mirta"

Ti sei suicidata e
non riesco a crederci
il giorno prima ridevi
ed eri calma, Mirta,
tu così bruna e così
donna. Sottesa alla
memoria sei di attimi
perfetti passati insieme
nella tua villa e nei
ristoranti dei vivi.
Credevi che le mie poesie
fossero di Montale o
Mario Luzi e giocavamo,
Amica mia al gioco della
poesia che non è vita.
Ora il pacchetto che mi desti
è una reliquia nel cassetto
e mi dici di non avere paura.
*

"Alessia si salva dalla nebbia"

Guida come una donna Alessia
(sedici anni contati come semi
e meno male che mi è venuto
il ciclo che non siamo stati molto
attenti). Nel tornare a casa sul
nero dell’autostrada una forte
nebbia e Alessia ragazza non ha
i fari abbaglianti ed ecco che
si calma Alessia, si concentra
in sintonia con l’auto e guida
magistralmente. Uscita Napoli
Vomero e salva e salda è Alessia
e non telefona a Giovanni.
Nella pace della camera dell’amore
ringrazia Dio Alessia rosa fragola
vestita per piacergli.
*

"Alessia e i fuochi a mare"

Vaga Alessia ragazza sul
lungomare abbracciata a
Giovanni, anima nell’anima
a entrarvi l’afrore della
salata acqua e qualcosa emerge
nel paesaggio interiore di
Alessia dai sensi al cuore
e sono i fuochi a mare.
Chiaro orizzonte che avanza
nella sera nell’illusione
da gabbiani solcato e sta Alessia
infinitamente con la luna
a pochi tiri di sassi levigati
dall’attesa che accada la vita.
E si accendono le speranze
pari a fuochi d’artificio
fotografati dagli occhi
fino all’anima vergine
di Alessia.
*

"Alessia sogna Mirta"

Aria fiorevole a Napoli
d’estate mitigata, luglio
che non spoglia della terra
il sembiante a restare iridato.
Nella calcinata della villa
di Mirta camera si addormenta
Alessia e l’amica sogna.
Mirta rosavestita dice ad Alessia
che sarà felice nel gioco della
vita nella farfalla del sorriso.
Poi si sveglia Alessia sottesa
a viva gioia e ride come una
donna. Poi le telefona Giovanni.
*

"Alessia e il lago dell’anima"

Mitezza di luglio a entrare
nel lago dell’anima di Alessia
temperatura di quieto splendore
e vede ragazza Alessia che Mirta
esiste ancora dopo il suo suicidio
e dal cielo le parla e le dice
di non avere paura, di prendere
il Rosario nella bellezza delle
mani e pregare. Tra i lecci e i
pini grandiosi prende Alessia
la corona e prega Dio e poi
alla fine dell’anima la pace
(andrà bene l’interrogazione
sull’Odissea e Giovanni
non mi lascerà). Sicura Alessia
esce allo scoperto e il telefonino
squilla. Prima di dire pronto
Alessia.
*

"Alessia e l’amica vera"

Soavità del volto di Mirta
ad angolo con la luce e l’angelo
a interanimarsi con di Alessia
di ragazza l’anima di stella.
Mirta amica vera di Alessia
nel dirle non ti lascerà. Sentiero
ad attraversarlo Alessia nell’
intessersi al vento senza tinta
mentre sente il coro delle vergini
di 14 anni. Prende nelle mani
il Rosario e prega e quando ha
finito squilla il telefonino.
Prima di dire pronto Alessia.
*

"Alessia e l’ironia"

Guarda un film con Charlot
ragazza Alessia e ride come
una donna. Il sentiero si apre
poi nella barzelletta da Veronica
raccontata alla fine del film
(quella su un genio della musica
che si credeva Dio). Poi bevono
tè freddo le amiche per rinfrescarsi
le anime nei corpi di ragazze
e ridono nel farsi sui fidanzati
confidenze. “Lui mi vuole
completamente nuda quando
lo facciamo” dice Alessia,
“Lui mi fa mettere calze
autoreggenti”, dice l’amica.
Poi un film con Benigni e Troisi
e ridono ancora Alessia e Veronica
e non pensano a di Leopardi
i versi, né a quelli di Silvia
Plath, ma a quelli di Montale
e di Ungaretti. Squilla di Alessia
il telefonino e vede il numero
di Giovanni ragazza Alessia
(quindi non mi lascia).
*

"Alessia e il primo sabato di luglio"

Luglio consecutivo di meno caldo
a giungere all’anima di Alessia
in fiore su di Capri le rocce prima
di entrare nelle acque. E si tuffa
di testa ragazza Alessia con la maschera
e le pinne nel giungere al fondale
dove prende levigatissima una pietra
bianca prestito di natura nelle affilate
mani di Alessia pari a ninfa nel bikini
rosa confetto. Sabato giorno della
fortuna per Alessia nel giungere
dove era già stata la Grotta Azzurra
raggiunta con abili bracciate
nel ricordare l’infanzia di quando
vi entrò la prima volta con i genitori
e il fratello. E così esiste Alessia
nell’attesa dell’arrivo di Giovanni.
*
Raffaele Piazza