sabato 23 giugno 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia conosce l’amore"

Trepida sull’azzurro del mezzo
ragazza Alessia diretta a Monte di Dio
dove abita Giovanni al portone come
una donna giunge dell’antico palazzo
nel salire le scale di corsa e al terzo
piano giungere. Lui con un sorriso
apre la porta e di Alessia la vita.
(vuoi metterti con me, Alessia?)
Occhi negli occhi lei e lui
e gli legge l’anima Alessia
e poi ride nel baciarlo sulla bocca,
Non ha parole ragazza Alessia
e nell’estasi nel desiderarlo
l’amore conosce, sedici anni
contati come semi e una storia
nuova come Alessia che mai
aveva baciato sottesa a naturale
meraviglia e poi si spoglia.
*
Raffaele Piazza .

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO VITOLO

Antonio Vitolo : “ Varco amato – Canto di cuore” – Ed. Il Saggio – 2018 – pagg. 56 - € 8,00 –
Un anno intero di liriche , dedicate all’incanto della cittadina San Mauro Cilento , dove Antonio Vitolo per dodici anni è stato medico di guardia presso il locale presidio di Continuità Assistenziale. Vivere e lavorare in un luogo privilegiato dalla natura è stato l’elemento scatenante per una passione culturale di notevole interesse , un amalgamarsi alle illusioni e alle vicissitudini di un paesaggio che è spazio di vita e focolaio di speranze.
Il pensiero snoda qualche passo di preghiera tra i versi che schiudono una dolce intensità di sentimenti , ed il paesaggio si offre in momenti generosi di luce .
“Si sgrana il pietrame / sul bordo del prato / disegnando a schizzi,/ fiordi aculeati,/ il viale maestro./ E’ il rosario degli umili,/ sono milioni di ceri, / vampa distesa/ sulla via per l’eternità.”
Anche i ricordi sono “ filari di pensieri, cortei e litanie della mente / che attendono le impronte della sera.” Memorie che sono lampeggiamenti ricorrenti , semplicemente richiami di atmosfere accarezzate , ammicchi verbali nell’armonie della poesia.
Quasi pennellate multicolori i fraseggi per una processione verso la Madonna della Sala , una poesia particolare che lascia una impronta incisiva nella immaginazione del lettore.
Per il poeta la fragranza della natura è il linguaggio stesso che incarna la metafora ed il segno .
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE IULIANO

Giuseppe Iuliano : “A passo d’uomo” – Ed. Delta 3 – 2018 – pagg. 12 - € 2,50
Privo di retoriche illusioni , sia per la sua innata passione rivolta al territorio , sia per una sottile spiritualità del vivere , Giuseppe Iuliano presenta un elegante fascicolo , con sole dodici poesie . Un gioco di simboli e metafore che sgorga all’improvviso nella propria autenticità di scrittura . Un dialogare con se stesso e con il tempo che logora , per scavare tra le immagini , le verdure , il paesaggio, le intemperie , in una terra che lo accompagna quotidianamente per frammenti e suggestioni . Il motivo che domina , completa e unifica questa raccolta è senza alcun dubbio l’armonia morale e verbale che contraddistingue ogni pagina . L’ampiezza del canto stupisce per la sua singolare misura di equilibrio : un verso tagliato che recupera ad ogni passo la memoria in accorta regia con il tormento del sentimento ed il disappunto per la precarietà dei sussulti.
“Quando rammemoriamo ai figli / testimonianze da raccontare / voci ricordi ombre impastano di carne / la spenta polvere , mucchio di calcina / miracolo promessa del terzo giorno / insieme sepolcro e risurrezione./ Da quell’anno imploriamo anime sante / per me diversità di croci e nomi./ Matrigna la natura e la sua guerra.”
Schiaccianti, sotto il profilo psicologico , gli accenni che rimandano ad un ambiente umano e naturale continuamente provato dalla magia del provvisorio . Incredibile e pur tangibile esperienza di chi ama la luce e la vita.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 22 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero – Tèit Canaveuj -Altre riflessioni poetiche piemontesi----puntoacapo Pasturana (Al) – 2018 – pag. 164 - € 18,00

Dario Pasero è nato a Torino nel 1952. Dai primi anni Ottanta ha iniziato l’attività di scrittore (in prosa e in poesia) in lingua piemontese: sue composizioni sono apparse su riviste specializzate in Piemonte e altrove. Al suo attivo sono un volume di prose piemontesi e quattro di poesie.
Il testo di Pasero, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta la stesura originale in piemontese a fronte e una prefazione di Herbert Natta.
Come scrive lo stesso autore nella premessa Tetti Canavoglio è un luogo, come si dice con formula di cui ora forse si abusa, “dell’anima”: un luogo che concretamente non esiste su nessuna carta geografica, ma che traduce sogni, pensieri, utopie, ricordi, malinconie… Il suo nome è costruito sull’unione di una forma toponomastica tradizionale piemontese, cioè Tetti (per indicare, per metonimia, “borgata”, come ad esempio Tetti a Dronero, Tetti Bagnolo a Carignano, Tetti Pesio a Cuneo e infine, e poi dite pure che il mio ego è ipertrofico, Tetti Pasero a Caraglio), e di una parola, Canaveuj (Canavoglio è il calco traduttivo da me creato), che significa “il fusto, lo scarto che risulta dalla lavorazione della canapa” (dal lat. volg. cannabulus), ma che nel suo uso metaforico ha il valore di “nullità, inezia” (abbiamo anche il modo di dire: esse padron dla ciav dij canaveuj, cioè “credersi importante, ma in realtà non valere nulla”).
Il nome del borgo rimanda dunque all’idea della solitudine, di quelle centinaia di borgate delle nostre montagne, specialmente del Piemonte meridionale (il sud del mondo non è solo il Terzo mondo: leggete o rileggete La malora di Fenoglio), ormai disabitate: borghi “fantasma”, in cui però la fantasia si sbriglia in mille rivoli e percorsi. Figuriamoci allora un paese che non esiste ed è, per di più, disabitato, se non dal poeta e dalle sue invenzioni (lessicali e immaginative).
La raccolta. Questa raccolta di brevi (e brevissimi) frammenti vorrebbe dunque essere come una sorta di diario “ideale” di uno spezzone “fantastico” di vita passata dal poeta in questo suo rifugio, rifugio dalla e della desolazione.
Prevale la densità metaforica, sinestesica e semantica e anche una certa magia della parola detta con urgenza nel delinearsi di atmosfere rarefatte e misteriose.
È messa in scena una natura neoromantica fatta di boschi nella quale le ultime baite sono stalle di pensieri e ricordi trascinati dalla slitta dell’io – poetante.
Sono presenti riferimenti ai Salmi e al libro di Giobbe.
Il senso del sacro in Pasero si evidenzia in un misticismo naturalistico e nella natura stessa s’inserisce la tematica dei santi nel rivolgersi per esempio a San Grato, vescovo di Aosta nel sec. V e protettore della città che protegge i campi e al quale viene chiesto di non strappare le gomene inquiete della nebbia.
Le visioni e le epifanie bucoliche sono dette in maniera sempre icastica ed efficace.
A volte il poeta realizza accensioni con fulminanti sinestesie come suoni senza limiti di gemme arboree.
Si proietta in un tempo che è il passato con descrizioni del pellegrino solitario che brama il vuoto del silenzio che si stempera.
Vengono detti in un contesto religioso paganeggiante il dio – agnellino che, figura tenera, dà al poeta la conoscenza profonda e il lupo come animale “totemico” e archetipico che, paradossalmente, potrebbe offrire protezione all’uomo per un’implicita inversione dei ruoli.
Tutte queste visioni evocate attraverso notevolissime raffigurazioni s’inseriscono nel non – luogo che è Tèit Canaveuj e divengono espressione della tensione di Dario verso una vita a misura umana, della ricerca di un microcosmo – rifugio già evocato da Pascoli la cui antitesi e l’infinito leopardiano.
*
Raffaele Piazza

giovedì 21 giugno 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Viali”
Lungo i viali il muro che racchiude
i graziosi supplizi degli insetti,
orizzonte in ombre per declivi,
quasi a ripetere il tuo argento sfaldato,
resta sgranando cellule cerchiate.
Se fossimo coltelli arrugginiti
colpiremmo il baleno degli occhi,
per sorridere alle insensate reti
collegate al disfarsi delle foglie.
Ma una finta impennata nel richiamo,
completamente in trepido sbeffeggio ,
ripete il sogno del pane spezzato.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 20 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = PASQUALE BALESTRIERE

Pasquale Balestriere : “Assaggi critici” – Ed. Genesi – 2018 – pagg. 108 - € 10,00
Primo premio “I Murazzi” per l’inedito 2018 questo lavoro propone una raccolta di saggi ed articoli che si illumina in apertura della poesia di Orazio , per soffermarsi con esaustivo approfondimento sugli autori Dino Campana , Giorgio Bàrberi Squarotti , Paolo Ruffilli ,Maria Ebe Argenti, Carla Baroni, Franco Campegiani , Giannicola Ceccarossi , Umberto Cerio , Nazario Pardini , Gianni Rescigno , Serena Siniscalco , Antonio Spagnuolo , Umberto Vicaretti. L’ampio panorama svolto è senza alcun dubbio di interesse particolare , perché cerca di puntualizzare lo stato della poesia , nel processo di elaborazione che attraverso i secoli ha prodotto significativi punti di riferimento – Orazio rimane ancora oggi il faro della perfezione con il suo fascino evocativo che attanaglia sentimenti e quotidianità . Con un salto acrobatico nel tempo ecco che Balestriere propone, con arguzia ed ottima scelta , stile e scritture contemporanee , scegliendo alcuni rappresentanti che hanno pubblicato volumi certamente armoniosi e contraddistinti da fortunati consensi critici. Dalla potenza ed immortalità della Roma dei Cesari, con il fascino dolce della poesia, alla narrazione del sogno nella singolare armonia indagata . Dalle suggestioni , allusioni , ammiccamento di uno strano amore alla ribellione contro il male smisurato . Dall’impegno esegetico e critico alla misura ludica della bellezza e dell’armonia. Un puzzle che connette la purezza della scrittura e propone una identificazione nel vortice di alcune presenze di talento indiscusso.
ANTONIO SPAGNUOLO

NOTA CRITICA = PER VELIO CARRATONI

-- PASSIVE PERLUSTRAZIONI ---
"Curioso, per un autore maschio scrivere la maggior parte dei racconti
declinandosi al femminile. Prova ardua perché presuppone una buona dose
di arrogante coraggio che non tutti possiedono. Ma scrivere è anche
osare, sopratutto se il fil rouge che percorre i racconti è il sesso,
come pulsione predominante, rivisitata dalla periferia del pensiero, e
da un punto di vista che rimane estraneo se non a Tiresia. Nei racconti
trasudano liquidi, peli una selva di odori, e così accade che "l'unico
contatto con la realtà è il sudore"...

Si tratta di amori fatti sveltine, con zombi che si trascinano per Roma
con "azioni neo inani". Oltre gli zombi si intravedono una serie di
esemplari da circo che fanno ricordare le atmosfere della "La grande
bellezza", e ci si aspetta che da un cantone di Roma spunti un tipo alla
Jep Gambardella. Ma il tono degli antieroi nei racconti è volutamente
caratterizzato da un profilo smarrito, fatto di lolite, frustrati e
personaggi ambigui che si muovono tra amori proditori e vite profanate
dall'insoddisfazione. Professionisti del normale ed illusionisti della
vita ("di corpi ce ne sono troppi. Di pensieri sempre meno") proiettati
in una ricerca che non si governa, una "Passiva perlustrazione" in una
moderna Roma decaduta." ---(Gianluca Di Stefano)

martedì 19 giugno 2018

POESIA = MONIA GAITA

"Dall’attrito"

Stasera il cielo è nero.
Non una stella dentro i suoi fondi di bottega.
Non ho mai preso il brevetto da pilota
e ho dato le tue briciole ai miei uccelli.
E quel che è certo: erano poche
ma a me sapevano di buono
e le lasciai cadere nella stanza.
Ti scavalcai veloce le montagne
e mi sentii come un morente
tornato vivo per incanto.
Più alte delle nuvole
guizzarono le vampe.
Io ne schivai l’attacco con un balzo.
Versai il tuo fuoco in una ciotola gigante,
lo alimentai con foglie, rami e legni grossi.
Chiamai a raccolta tutte le mie forze.
E dall’attrito delle pietre
ancora scaturiscono scintille,
numi che sventrano la notte,
che ignara mi sorprendono
al peso di noi.
*

"I tetti del respiro"

La grandine tempestava il mio selciato
ma io ero di tempra forte,
torcevo il naso del rifiuto con un dito.
Quando il dolore mi scoperchiava i tetti del respiro
io avevo ancora un tisico alberello di reazione,
un forse titubante,
un tiepido sorriso.
E tra le zolle promiscue dell’inganno
io ti cercavo,
ti camminavo di traverso sulla pelle,
ti disegnavo a tratti fermi lungo il cuore.
Poi la frattura
che trasportò a valle i tronchi della fine.
Dall’umida parete trasudasti come un’acqua
e a sorte, dal buio, io trassi una moneta,
ne trangugiai l’amaro fino al pozzo:
era il tuo volto,
seguiva la mia traccia.
*

"Il nibbio"

C’è un rumore nel tuo nome
che penzola dai corpi,
scavalca la caligine dei sensi,
ricade mollemente lungo il foglio.
E c’è una disputa che sa di slogatura,
nessuno può vederla dietro il vetro,
come un ruscello
gorgoglia nei distretti.
Eppure io ti consegno quest’anima sbavata,
quest’anima mia incurva,
incredula e feroce.
Prendine i semi della colpa,
isteriliscine il degrado,
io devo improvvisare un’altra scena…
Forse posteggerò
in una rimessa più sicura,
forse la noia
mi avvolgerà nelle sue chele.
Forse tu sarai il nibbio
che afferra i pesci al volo.
“Hai il becco un po’ salato – ti dirò –
fa’ presto, mi fai male!”
*
MONIA GAITA
*

Monia Gaita è nata a Imola(BO) il 7-11-71 ma vive da sempre a Montefredane, paese d’origine in provincia di Avellino. Giornalista, ha all’attivo le seguenti pubblicazioni: Rimandi(Montedit-2000), Ferroluna(Montedit-2002), Chiave di volta(Montedit-2003), Puntasecca (Istituto Italiano Cultura Napoli-2006) , Falsomagro(Editore Guida-2008), Moniaspina(L’Arca Felice-2010), Madre terra(Passigli-2015).

Promotrice culturale, scrive su importanti riviste web e cartacee. E’ inserita in numerose antologie e sulle principali testate nazionali online. Diversi sono i saggi dedicati alla sua poesia. Porta avanti nella sua Montefredane, con la Proloco che presiede, il Premio di Cultura “Oreste Giordano”, una manifestazione che vede premiate ogni anno, eminenti personalità del mondo giornalistico, della poesia, della scrittura, dell’arte e della scienza.

lunedì 18 giugno 2018

POESIA = AURELIA IURILLI

"Idilio"

“ Aquel sencillo idilio
de caras inocentes.”
J. Ramón Jiménez
******
Da quel lato scende gentile la china.
Scende. Ma l’uliveto che
in quella si distende come
lenzuolo sciorinato al sole,
è arso dall’estate.
Si direbbe che le foglioline si sono accartocciate su sé stesse.
Nella pioggia del vago autunno a venire saranno verdi e cineree. La chioma
ombreggia come ritaglio di macramè e filigrana.
E lei, la stuprata non ancora femmina è lì velata
dalla svolta del sentiero
in quel gioiello d’ombra ai piedi dell’ulivo.
Fuggevole, l’orizzonte suo le socchiude la fenditura dell’occhio.
Colei che donò il pacifico ulivo domina il meriggio.
*
AURELIA IURILLI

sabato 16 giugno 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Orizzonti"
Quando i miei libri chiudevano un peso,
che oggi appare semplice conoscenza,
quando tu rincorrevi il ritmo che ci avvolse,
il mio tormento si apriva alla pioggia di autunno
con lo sguardo impietrito.
Bianche le tue braccia improvvise esplosioni
di bagliori,
e l'ombra tua in angolo ad ascoltare
i motivi del vento.
Ora che il tempo della solitudine
avvolge i silenzi
la tua presenza ha sconfinati orizzonti,
e non ha nomi
se non di celesti ritorni.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia esce a contemplare le stelle"

Di plenilunio notte di manto
di luminosità il Mediterraneo
a pervadere e in men che non
si dica esce nel bosco Alessia
le stelle a contemplare nel sembrare
sospese agli aghi di verdi pini
sui rami dei sogni belli.
E sta infinitamente di vedetta
ragazza Alessia nel tessere
dei giorni la tela prima di dire
pronto al telefonino che alle
due di notte squilla. Vede il
numero Alessia. È lui!!!
È lui!!! È lui!!!
e questo basta.
*

"Alessia pattina sul lago ghiacciato"

Nordica vacanza per ragazza Alessia
in luoghi vicini all’Antartide con Giovanni
a scaldarsi nell’Albergo degli Angeli
e a fare l’amore. Su pattini portafortuna
poi sfreccia sul lago gelato Alessia
in prossimità di un tempio e fa arabeschi
sul ghiaccio al culmine di una controllata
estasi. Bella la vita pensa Alessia e spera
di non essere rimasta incinta
(se lo sono pensa Alessia terremo il bambino
lui guadagna bene in banca e io € 1000 al mese
da commessa).
*

"In memoria di Mirta"

Il mio orizzonte senza te, Mirta,
poco resta nelle camere della
casa e della mente e ti vedo rediviva
anche se ti sei tolta la vita.
Sono tornato dove ero già stato
la tua villa con giardino unica
come te amica dai tanti amanti
e un cuore di ragazzina. Se mi stavi
a sentire ora avresti ancora
un corpo tu anima di Dio.
Mi sei accanto donna dei boschi
in quell’altrove o oltrecielo
e a volte sei a casa mia o mi
vieni nel sogno più bello
nella notte che non mi fa paura.
Sono nella tua villa dove torni
oltre la chiesa dei responsi
dove entravi e trovavi pace, Mirta.
*

"Alessia danza per Giovanni"

Villa Malena è di Alessia
il luogo della serata di flamenco.
Mirta ha il ballo insegnato
di sorgente andalusa a ragazza
Alessia, Mirta che si è ammazzata
undici mesi fa. Pensa a lei
Alessia nel danzare per Giovanni
in prima fila nella sala e spera
che non la lascerà e crede
che nel sabato dell’infinità
la porterà al Parco Virgiliano
a fare l’amore. Si distende
Alessia nelle membra, si scioglie
e sa di ballare bene.
Ha fatto il Rosario Alessia
e l’aiuta nei movimenti la
Madonna. Poi sudata Giovanni
bacia sulla bocca e così continua
nell’infinita storia.
*

"Bouquet"

Viene il raggio rosa a tessere
prealbare lei rimane
sveglia nella notte di pace sanguata
venite dice il coro delle vergini
hanno invitato al matrimonio
le amiche
venite a cogliere la tinta del grano
e lei alle 6.39 ha spenta la candela
si fa bella per le nozze
se non è la sposa
viene il rosa del raggio
il bouquet cade tra le scale e lei
lo prende, vieni Serena tra le mie
spire un urlo modulato
dell’amante
e ora manca solo il gioco
per il figlio l’albergo per
Cannes è prenotato.
*
Raffaele Piazza

venerdì 15 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELIO GRASSO

Elio Grasso : “Lo sperpero degli astri” – Ed. Macabor 2018 – pagg.62 - € 12,00
Novantuno componimenti , tanti quanti i giorni di una stagione . “E’ il numero triangolare e somma perfetta dei primi 14 numeri” – così scrive Elio Grasso in una breve nota a conclusione del volume , una specie di frase indovinello per chi voglia giocare con le pagine e con le parole . Ma la poesia si mostra come colore , come qualità delle cose , a sua volta preformata come complesso musicale e tratto primario del taglio di una contesa, secondo l’intera policromia della fragranza. Per il poeta il ritmo rischiara, e concede l’apparire e lo scorgere quella luminosità, che assume l’aspetto del suono . Qui le figure alternano equilibri di paesaggi ad improvvise visioni , fragranze di fogliami ad avventure di libri , balzi profumati di aprile a scontrosità da lupi , passaggi nel sottobosco a sussulti leopardiani , invocazioni per il tramonto a rincorse del sesso. Poesia che ricuce spaccature ed esalta il ritmo privilegiato del racconto , tutto intessuto in una personale intensificazione nel tentativo di allontanare da se ogni illusione. Superficie e profondità hanno l’apparenza dei suoni che il cielo-ambiente riconcilia nel vivere quotidiano, mentre la ricerca dell’altro da se è nella conquista delle identità degli astri , che vagano nello spazio e nel tempo. La tensione esplorativa si carica di energia e procede per contaminazioni e sconfinamenti , per correlazioni e connessioni, per sfioramenti celesti e affondi turchini , a catturare il sogno impregnato di illusioni , alla ricerca di un universo stellare , guidato al fantasma onnipresente dell’immaginazione. La poesia di Elio Grasso ha inconsce fonti affettive ed interagisce con inquiete associazioni di immagini , dal lume del mare con i suoi “tremori dell’onda” alle “annose fatture per litanie presunte e per cosce divaricate” , dall’ultimo “talamo che sembrava compagno del freddo” alla rivolta per “lo scudo della giustizia”. L’immaginario infine è gemmazione spontanea e rivelatore di un tempo frantumato nell’inconscio .
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 14 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

Felice Serino – "Lo sguardo velato" - (poesie 2016 – 2017) Ed. www.poesieinversi 2018

Felice Serino, nato a Pozzuoli e residente a Torino, autodidatta, è un poeta che ha ottenuto numerosi consensi critici e che ha vinto molti premi letterari. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia.
Gestisce svariati siti su Internet di ottimo livello e qualità, che ospitano anche poeti prestigiosi. E’ stato tradotto in otto lingue.
"Lo sguardo velato! è una raccolta costituita dalle scansioni La vita nascosta e Transiti e sospensioni e presenta un’acuta prefazione di Angela Greco.
Cifra essenziale, che connota la poetica del Nostro, di raccolta in raccolta, è una vena originalissima che parte da una visione del sacro, visto sia in maniera trascendente che immanente. Serino si pone nei confronti della realtà, del mondo, del cosmo, che nella nostra contemporaneità spesso diviene caos, inizialmente come creatura che anela ad un essere superiore tramite una religiosità che supera e va oltre le forme confessionali e ritualistiche della Chiesa.
Sono nominati da Felice Dio, Gesù, la Madonna e soprattutto gli angeli, ma il poeta non cade nel dogmatismo, credendo in un amore interessato per Dio, in un rapporto con Lui non mediato, tipico dei mistici, e che trova la sua realizzazione, il suo inveramento proprio attraverso, le sue poesie, che presentano unitarietà del discorso e coerenza. Proprio in questo modo e in tal senso egli da creatura si eleva a persona, che vive criticamente in una società, relazionandosi con essa secondo una sua personalissima visione del mondo. Tema essenziale del suo riflettere in versi è quello dell’amore per la vita, che lo porta ad una certa forma di ottimismo. Per Serino l’esistenza umana è degna di essere vissuta e anche la morte non è considerata come la fine di tutto, ma come il passaggio dalla transitorietà all’eternità Secondo la sua concezione già abitando in un corpo siamo infiniti.
Non solo i contenuti sono originali nel poiein dell’autore, ma anche la forma dei suoi testi in massima parte brevi.
Il poeta attraverso gli occhi si rivolge alle cose che lo circondano, che vengono trasfigurate in versi, divenendo cariche di senso e di pathos. Ecco dunque il sentire di Serino in Lo sguardo velato, che esprime la stabile tensione del poeta verso l’universo e anche verso il microcosmo. Il libro è costituito da componimenti tutti forniti di titolo. Lo sguardo velato potrebbe essere letto come un poemetto vista la sua unitarietà e tutte le poesie che lo compongono fluiscono in lunga ed ininterrotta sequenza e sono risolte in un unico respiro.
S’incontrano diversi interlocutori in questa raccolta, ai quali l’io-poetante si rivolge, figure che sono Dio, Gesù, gli angeli e anche esseri terreni dei quali ogni riferimento resta taciuto. Una vena epigrammatica connota il dettato del poeta che pratica una poesia neolirica. Si notano precisione, velocità, leggerezza, icasticità, grazia e armonia nel versificare di questo autore. A volte il tema del sacro si coniuga con quello della classicità, in versi sempre luminosi e controllatissimi.
Serino continua ad elaborare la sua personalissima e originale ricerca letteraria. Se la poesia è in sé stessa sempre metafisica, si deve mettere in evidenza che, di raccolta in raccolta, Felice riesce a produrre componimenti collegati tra loro che, oltre ad essere metafisici, sono connotati sempre da un forte alone, o ancora meglio, da un’aurea di sorprendente misticismo postmoderno.
Il suddetto si può evincere, sia in testi che hanno come oggetto o tematica figure tratte dall’immaginario religioso, come il Cristo o gli angeli, sia quando il poeta proietta la sua vena trascendente in situazioni del tutto quotidiane, nelle quali l’io – poetante e le varie figure protagoniste, dette con urgenza, sono in tensione appunto verso l’infinito (e qui giocano un ruolo importante le tematiche della nascita e della morte).
Il senso del sacro qui trova la sua espressione estrema, rispetto alle raccolte precedenti del Nostro, nelle quali già si notava.
I componimenti sono tutti connotati (e non potrebbe essere altrimenti per quanto già affermato), da sospensione e magia che si realizzano nei versi icastici, veloci e leggeri. Stabile è la tensione verso il limite nella ricerca dell’attimo in senso heideggeriano, della vita oltre il tempo degli orologi. Così Serino produce tessuti linguistici pieni di illuminazioni e spegnimenti, nei quali è visibile una luce, velata nello sguardo, che è appunto quella di una realtà soprannaturale, che si proietta tout-court in quella delle nostre vite, restituendoci una notevole carica di senso.
Poetica mistica, dunque quella di Serino, la cui cifra essenziale è quella di una parola che scava in profondità per riportare alla luce l’essenza dell’esistere in tutte le sue sfaccettature.
Molto diverso l’approccio poetico al sacro di Felice rispetto a quello di David Maria Turoldo
I poeti in generale, e tanto più Serino che oltre ad essere un poeta è un mistico, nel loro pensiero divergente, trovano la felicità in altri modi e la vita nascosta di cui ci parla il Nostro è una vita parallela a misura umana perché sottende l’atto di fede nell’esistenza dell’eternità e non la credenza nel nulla eterno foscoliano.
*
Raffaele Piazza

lunedì 11 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = SAURO DAMIANI

Sauro Damiani : “Quartine e altre poesie” – Ed. La Torre – 2018 - pagg.88 - € 12,00
Potrebbe apparire anacronistico il tentativo di comporre quartine classiche , con rime perfettamente ricercate , oggi che tanta poesia si propone con versi sciolti infinitamente lunghi , e con arrangiamenti quasi in prosa . Ma Damiani non teme , e con una preparazione culturale di tutto rispetto ecco che sciorina ben settanta quartine , tutte elegantemente predisposte in “una concezione domenicale della poesia” che accarezza il canto con delicatissima singolarità. Sono componimenti che suggeriscono pensieri e figure in uno splendore ritmico che cuce meridiani , che costruisce castelli di sabbia , che spazia tra luci ed ombre.
Lettura gioiosa anche quando il tocco della filosofia propone ripensamenti ed attenzioni verso le sfide che il quotidiano propone. “Caduti tutti i denti ed i capelli, / candidi come neve, giù anche quelli. / Nulla mi resta , tutto è andato via ./ Ho conservato solo la follia.” Il poeta non perde tempo in arzigogoli inutili , ma va diritto al confine che non ingombra, al grido che cerca di trasformare la scena , ai castelli di sabbia che si sbriciolano al vento, al desiderio inespresso di afferrare la verità.
ANTONIO SPAGNUOLO -

SEGNALAZIONE POEMETTO = RAFFAELE PIAZZA

RAFFAELE PIAZZA : - ALESSIA POEMETTO ON –LINE AL LINK www.rossovenexiano.com/alessia

Chi è Alessia?
Una ragazza vera, da guardare, toccare, abbracciare, amare?
Un ricordo? Un sogno? Un'illusione?
L'immagine riemersa dal tempo, della ragazza, della donna ideale?
Chi è Alessia? Me lo chiedo mentre la seguo - o mi segue lei? - nelle sue peregrinazioni, nelle varie tappe del suo percorso, amorevolmente guidata dalla penna leggera ed insieme intensa di Raffaele.
Mi sembra di vederla, fresca, nuova, bionda, vestita di rosa, nel suo affacciarsi alla scoperta del mondo, all'amore del suo Giovanni, alle varie esperienze che si presentano all'alba della sua vita di ragazza.
So che Raffaele-Giovanni la tiene per mano con fermezza e dolcezza su quella strada aperta, in questo delicato poema, pieno d'un lirismo senza sdolcinatura, intriso di colori, di acque e tramonti, di sentimenti forti ma pieni di pudore, un poema che si dipana in strofe, il tempo d'un'estate, in scansioni di grande musicalità, nel fluire di parole simili alle note di una ballata, al volo lieve d'una libellula.
Sto ora con Alessia, a Roma, a Piazza Navona, passeggiamo poi sul Lungotevere. Penso sia primavera avanzata perché mi fa assaggiare una fragola forse comprata al mercato di Campo dei Fiori. Volano i colombi nel cielo terso.
All'immagine di Alessia si accompagnano ora liquide onde, paesaggi lacustri,non più colombi ma rondini sfrecciano in un cielo arricchito di nuvole grandiose dalle forme più varie. Alessia diventa creatura acquatica, pianta stellante. La vita la attende, ricca di promesse rosapesca, della meravigliosa attesa d'un ignoto felice dietro il bosco.
E' scoppiata l'estate piena, un agosto di sudore e buoni sogni per il diario segreto, perché ci troviamo ora nella camera segreta dei giovani amanti. Ma non voglio essere indiscreta e li lascio alle loro tenere effusioni.
Ci meraviglia nuovamente un tripudio di colori, bandiera sventolata per festeggiare l'amore: cielo cobalto, rose rosse, Alessia bionda di 20 anni. Che sia un quadro di Monet con le rose al posto dei papaveri!?
Ho appena saputo che siamo nel 1984, 34 anni sono passati, ma è come se fosse ieri, tant'è precisa la narrazione, vivido il ricordo.
Ma le stagioni corrono: è arrivato il tempo delle mele, rosse nella cesta appoggiata contro il vestito rosa. E' arrivata anche la brina.
Entro timorosa in un'altra cameretta. Cameretta asettica, nella quale sembra Alessia sia stata in pericolo, affetta da qualche male.
Ormai guarita Alessia, al risveglio nel lenzuolo. Attimi verde-acqua dedicati all'attesa di Giovanni e alla voglia di correre di nuovo scalza sul mare"
Sono stati 40 giorni lunghissimi, 40 giorni di collana grigio perla. Ma riemerge da questa prova, Alessia, più bella e stella che mai, oltre il velo della nebbia.
Ora è tornata a casa, ripensando ai lieti colli dell'anima e all'ultimo amplesso.
Il biondo dei capelli, del tramonto l'arancio, per colorare la vita, che vince, oltre la linea del pensiero del giardino.
E poi? Raffaele e Giovanni non ce lo dicono. Esiste ancora Alessia nella loro vita? E' mai esistita? Facendo sordidi conteggi... ora dovrebbe avere 54 anni... Ma richiudiamo piano il sipario su questa dolce favola giovanile di apprendimento in cui si mescolano i colori della natura e lo sboccio dei sentimenti, e lasciamoci cullare a lungo da quelle onde di parole cieli laghi e mari, che ci hanno trasportati in un'atmosfera di nostalgia e tenerezza.
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Edith Dzieduszycka - Giugno 2018
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domenica 10 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Squarci- Edizioni Progetto Cultura – Rende (CS) – 2018 – pag. 179 - € 12,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Il testo dell’autrice che prendiamo in considerazione in questa sede è strutturato in tredici racconti poetici che presentano i seguenti titoli: Battaglia, Fantasmi, Trasporto, Pagina bianca, Traversata, Loro, Genesi, Desprofondis, Prisma, Il vestito rosso, Piccolo, Rovelli, Post.
La raccolta include la prefazione di Giorgio Linguaglossa esauriente e ricca di acribia e note critiche dello stesso Linguaglossa e di Luigi Celi.
In copertina fotografia della poetessa e grafica di Lucio Mayoor Tosi.
Come scrive la scrittrice in una nota introduttiva questo libro contiene 13 storie, alcune delle quali già pubblicate come racconti anni fa, poi modificate e trasformate qui in poesie.
Il titolo Squarci non rimanda ad un solo significato perché la parola indica una profonda lacerazione, un’apertura tra le nuvole e anche un brano o un passo particolarmente interessante di un’opera letteraria. Si può ritenere che la poeta dando questo nome all’opera sia stata conscia della polisemia del termine.
Cifra essenziale della poetica espressa in Squarci è quella di una vena intellettualistica, riflessiva e speculativa.
A livello semantico si notano nel testo un’oscurità e una complessità maggiori rispetto alle raccolte precedenti di Edith.
Anche una vena affabulante caratterizza i componimenti di Edith tutti suddivisi in strofe, che potrebbero essere considerati come dei poemetti autonomi uno dall’altro nella loro sequenza.
In Battaglia, il primo dei brani, è affrontato il tema della vita – lotta, dell’esistenza vista non pessimisticamente ma realisticamente come una battaglia quotidiana nella quale, come direbbe Montale, tutto è sempre da ricominciare.
Del resto Edith ha ragione in questo: ontologicamente in ogni cultura essere adulti è sinonimo di difficoltà, ostacoli continui da superare per cui sono molto coerenti con questa sensazione i versi Inventare una storia, Scavare nel mucchio e Puntare come un cane/ seguire le tracce.
Se l’inferno sono gli altri vanno a pennello i seguenti versi in Battaglia: - “…/Se si ribellavano allo strapotere/ di chi avrebbe potuto decidere al loro posto/ di chi li avrebbe trasformati in marionette/in fantocci senza volontà/ costretti a promiscuità indesiderate/ matrimoni forzati separazioni dolorose…”
L’autrice restituisce benissimo la presenza dell’alienazione dell’uomo contemporaneo che, detto in poesia, ritrova il suo riscatto proprio nell’essere esposta con urgenza.
Negli altri poemetti vengono trattati i temi più svariati come, per esempio, quello della famiglia.
Comune denominatore dei 13 brani è quello di una scrittura avvertita e icastica, originalissima per forma, stile e contenuti.
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Raffaele Piazza

sabato 9 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARZIO PIERI

Marzio Pieri "Enlures" - (2018, Fermenti, pp. 114, € 15,00)


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1) Sei sempre lo stesso saltimbanco o trapezista che sia che in tempi ormai lontani attirò la mia simpatia e subito anche generò l’affetto che conservo per te. Sei capace di saltare da un testo a una foto a un grido anche di gioia come risulta dal libro che mi hai fatto mandare da Velio. (Nino Borsellino)

2) Ho letto e, in parte, riletto Enlures traendone tutto il godimento e il profitto che ricavavo dai pezzi che inviavi al fu-Dedalus (ti ringrazio, anzi, di averlo rammemorato). Hai ragione a dire che scrivi i libri che ti piacerebbe leggere, ma è perché si tratta di libri che solo tu sei in grado di scrivere. Tu e, magari, anche Arbasino. Solo che il dandysmo del vogherese volge di regola al fru-fru sapiente e salottiero, mai 'kattivo'. Il tuo barocchismo helzapoppin' ha invece, non di rado, un timbro tagliente, ispido, quando non malmostoso. La grana dell'erudizione si alleggerisce nell'ironia. (Marco Palladini)

3) "Enlures di Marzio Pieri, fantasmagorico libro (con lo stigma della genialità d'un vero scriba). Leggerlo è una delizia rara." (Stefano Lanuzza)

4) Ho appena ricevuto il libello ardente come il roveto di Mosè, dove a sfuculiare nel mucchio, si snidano scarabei e fuochi fatui che chi s'è visto s'è visto. Siamo in piena zona pirotecnica postmarinettiana della memoria. (...) questo ultimo libro è un alveare. vivo. Dove le trovi tante memorie al suon del percosso rame? Grazie di questa nuova liturgia della parola e delle idee. (Gianni Gori)

5) Il Marzio di Enlures non è un applicatore ma uno sprigionatore di risorse che si inventano sul nascere. E la nascita diviene musica, ritmo, scrittura, invenzione, immagine. Creatività per condizionare tempo, limite, ricordo. Scintille da giocoliere, senza remore. Inizio e fine. Zibaldone sregolato. Può essere anche cibo, sapore. Soprattutto poesia. Al di là dell'arte, che pur infinita in senso wagneriano, diviene spesso limite. A causa della finitezza di ogni storia, al di là della quale c'è l'esperimento non da baro, ma da gioco in progress. (Gemma Forti)


SEGNALAZIONE VOLUMI = FLORIANO ROMBOLI

Floriano Romboli : L’azzardo e l’amore – (la ricerca poetica di Nazario Pardini) – Ed. The writer – 2018 – pagg. 144 - € 14,00 –
Exursus luminoso ed esaustivo attraverso la lettura ed il commento delle opere di Nazario Pardini , il quale offre con il suo personale accento culturale un panorama eccelso , indubbiamente cesellato da armonie ed autenticità.
Esame critico , questo che viene dedicato a volumi di versi, che fanno parte di una produzione organica ed unitaria, composta attraverso decenni di militanza tra i sentieri di una vita dedicata con passione ed amore alle immagini che la poesia riesce a creare nel nostro intimo subconscio .
Il poeta propone variazioni ed elaborazioni di molteplici temi che spaziano dalla memoria allo sgomento , dalle illusioni all’invito , dal documento al panorama , dall’inattingibile al misterioso , per rincorrere uno straordinario intreccio di completezza ed appagamento, tra la fugacità del tempo e la fragilità del pensiero .
Floriano Romboli , con una ricercatezza certosina, spulcia i vari tomi e ne evidenzia pagine per chiarire il suo dettato , mediante la sospensione e la mediazione dei versi , adoperando un suo regesto testuale a maglie ricucite e richiamando all’attenzione del lettore passaggi limpidi e musicali.
Ogni giudizio è sospeso ad una illuminazione intuitiva, tra la via identificativa ed il pretesto che serve ad organizzare e collegare le pagine del poeta . Una molteplicità fenomenica che ben delimita e delinea l’orizzonte , che rincorre le luci ed imprime le magie che l’opera poetica è capace di realizzare.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = MICHELE DE LUCA

"PER PRINCIPIO"

Ordine metallico
ordine vasto
metrica del dire
Rotolo di voce
panno leggero
per effetto di vento e limone
Tengo a dirti del rumore
della vasta semplicità australe
dell’apparire leggero d’un motivo
della sincera equazione addivenuta
Per poco che conti
la specie strana
la strada maestra
il duplice sentiero della sfida
Angolo di grazia
organo della memorabile presenza
Senza tatto né paura
volo solo
per principio.

*

"NEL TEMPO"

Carte avanzi
scritte metodi
forme ricorsi elegie
traumi metodici
influssi d’apocalisse
stereotipie trasversali
minute d’annata
gioie e miracoli
d’avanzata virtualità
Smemora questo tempo
rendilo vacuo e inintelligibile
come aria vento soffio
condensato e consunto
come azzurro contrasto autunnato
Cerchia di fiaba
la trama e il divenuto
E’ la fiamma che oscilla
il campo non arato
la semplice cerchia del giorno
mosso d’un tratto
dal sussulto dal fiato dal senso
d’odierna solitudine
Dalla carta velata
dal gesto dal piano
del presente accaduto.
*


MICHELE DE LUCA
*

Michele De Luca è nato a Pitelli, La Spezia, nel 1954. Artista e poeta, lavora da tempo in pittura ad una distintiva e meditata linea di astrazione che vede nella luce un dato di costante riferimento. Ha esposto in gallerie, fondazioni e musei in Italia e all’estero. La sua parallela ricerca visiva e letteraria tende all’analisi delle forze primarie. Vive in Liguria e a Roma, dove insegna all’Accademia di Belle Arti.
Dagli anni ’80 sue poesie e materiali sono usciti sulle riviste: Lettera, Tracce, Nativa, Carte segrete, Salvo Imprevisti, Il Cavallo di Troia, Palomar, Artista-Arti segrete, Poiesis, Galleria, Origini, Il Cobold, Terra del fuoco, Il Falco letterario, Le Reti di Dedalus, Revista Conta, Malacoda, Contact international; e nelle antologie: Trame della parola (la nuova poesia italiana degli anni ’80), a cura di Antonio Spagnuolo, Tracce, 1985; 1° Quaderno di Invarianti letteratura, a cura di Giorgio Patrizi, Antonio Pellicani Editore, 1989; Frammenti imprevisti, Kairòs, 2011; Enciclopedia degli autori di poesia dall’anno 2000, vol. 1, CFR, 2012; L’evoluzione delle forme poetiche, Kairòs, 2013; Glocalizzati, deComporre edizioni, 2014.
Ha pubblicato: Non condirmi di senso, a cura di Alberto Casiraghi, Pulcinoelefante, Osnago, 2008, il volume antologico Altre realtà, Poesie 1982-2007, prefazione di Stefano Giovanardi, Quasar, Roma 2008; Episodi del diluvio, poemetto in dodici canti e tredici tavole a colori, Edizioni e Galleria Roberto Peccolo, Livorno, 2015; Parvenze, prefazione di Marzio Pieri, Eureka Edizioni, Corato, 2017.

venerdì 8 giugno 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Mirta dopo quasi un anno"

Amicizia fiore raro hai ancora
per me dall’oltrecielo ora che
non sei più carne ma solo anima.
Il tuo suicidio mi turba e il giorno
prima ridevi come una donna
ma eri infelice. Poco rimane,
la rivista con la tua grafia bella
e il pacchetto da te toccato
nel cassetto ma, Mirta, ti sento
ancora viva mentre scrivo
e affido al mare del web il messaggio
per te "ti voglio bene".
*

"Alessia nel jet azzurro"

Sopra delle nuvole il candore
nel jet azzurro ragazza Alessia
aereo pari a rondine incielata.
Trasale Alessia nello scorgere
il paesaggio a iridarsi nella mente
mentre continua la storia della
vita sedici anni contati come semi.
Pensa all’aeroporto di Stoccolma
dove sta ad attenderla
Giovanni. Sul sedile accanto
di un anno un bambino ride.
Voglio un figlio pensa Alessia
ma ora dobbiamo fare attenzione
perché fa parte dell’amore
*

"Alessia studia la vita"

Devo impegnarmi per non essere
da Giovanni lasciata, pensa Alessia
nel risveglio e prende il diario
rosa confetto e la penna nuova
e trascrive il sogno più bello.
Poi le regole per non essere
da lui abbandonata
Vestire sempre bene è ovvio
1) Parrucchiere due volte la settimana
2) Biancheria intima nera
3) Non tradirlo
4) Usare il profumo che mi ha regalato
5) Non telefonargli mai
6) Regalo una volta al mese
La mia vita è Giovanni e devo fare la brava
perché forte come la morte è l’amore.
Telefona Giovanni ansia a stellare Alessia
nel ridere come una donna.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 6 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MASSIMILIANO CICORIA

Massimiliano Cicoria : “Quarantatrè” – Ed. Compagnia dei trovatori – 2018 – pagg. 80 - € 10,00
Con una dotta ed esaustiva prefazione di Piero Antonio Toma , che introduce alla lettura con un arguto dettato critico , il volume offre un panorama stilistico molto personale , con il verso brevissimo , quasi sempre composto da una sola parola , martellante per il ripetersi del ritmo, che insiste nel timbro e nell’ascoltazione di una voce recitante, la quale risuona ed incide , così come si allineano i pioppi lungo il tempo dei silenzi.
E la natura è il tema dominante di molte poesie , nella ricerca di un luogo o di un nascondiglio , di un’immagine o di un panorama , per la ininterrotta registrazione di sensazioni e visioni , particolari eleganti o astrazioni colorate.
“Non ho/ con te/ universo e cattedrale, ma/ pupille di pietra lavica,/ dubbio e/ declinazione temporale dell’ora./ Sei viaggio/ terrestre, iperbole/ totalmente / umana: persisti senza causa./ Sei peso, inizio e/ postulato/ azzurro.”
Un rincorrere frenetico che si inserisce tra onirico e realismo , in uno scorrere di sceneggiature e di memorie , quasi messaggi che partono dal profondo subconscio e si manifestano con leggerezza e semplicità , pregni di interrogativi non risolvibili o di fotogrammi variegati .
Alcuni passaggi sembrano avere il tocco di un suggerimento filosofico, che si snocciola tra i versi , un attacco alle attese , alle illusioni , alle improvvise vertigini , ai silenzi e ai risvegli , suggerendo palpitanti rubini o controcanti ricamati.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 4 giugno 2018

RASSEGNA = FRANCESCA LO BUE

LA POESIA DI FRANCESCA LO BUE--

La poesia di Francesca Lo Bue si inserisce, del tutto naturalmente, nel grande filone della poesia metafisica novecentesca, in senso più generale simbolica; vale a dire nel solco di quella nuova concezione della funzione e del linguaggio poetici, che si manifestò a partire dall’inizio del Novecento.
Per comprendere correttamente il messaggio di Francesca Lo Bue, e soprattutto i temi e le forme del suo linguaggio, dobbiamo, dunque, tenere ben presente l’esperienza ‘metastorica’ della poesia novecentesca, per così dire, che, avviatasi col superamento della poesia di ‘contenuto’ tipica dell’Ottocento, affida soprattutto al significante e al sovrasenso della parola l’essenzialità del messaggio poetico.
Ci mette sulla buona strada la stessa Francesca Lo Bue nell’Introduzione alla sua ultima opera poetica, che, già nel titolo – Itinerari, Itinerarios, Società Editrice Dante Alighieri, 2017 –, è tutto un programma: cammino, alla ricerca di sé e delle sue origini; ricerca come esigenza insopprimibile, peraltro, per chi, come lei, nata in Italia ma trasferitasi bambina in Argentina e poi tornata nel nostro Paese, ha dovuto necessariamente cercare la propria identità in due universi linguistici certamente complementari eppure appartenenti a modalità espressive diverse (benché questo, questo appartenere anche alla grande tradizione lirica spagnola e latino-americana, abbia alla fine arricchito la gamma del suo linguaggio poetico).
‘Il libro presuppone il lettore, perché la storia, di per sé obliata, si vivifica quando c’è un lettore. Leggere significa essere il libro che si legge, e il lettore, fra i meandri della scrittura, diviene un argonauta che ritrova sé stesso. … Perché chi legge immette nel libro una nuova lingua, la sua lingua e, così, la lettura è un nuovo libro. … La poesia è il libro per eccellenza….La poesia non spiega ma solamente suggerisce’ (op. cit. Introduzione).
In queste definizioni di Francesca Lo Bue della poesia e del ‘libro’, e dell’identificazione del libro col lettore stesso non c’è solo Jauss, con la sua ‘teoria della ricezione’ (per cui se il pubblico non prova interesse e non interagisce attivamente con l’opera, l’opera muore), ma anche tutto il dibattito novecentesco sulla parola significativa.
È attraverso il Libro, agglomerato di parole ‘significative’ per eccellenza, che Francesca Lo Bue ci conduce alla ricerca di sé e di noi stessi.
Ed è il libro il protagonista dichiarato fin dalla prima lirica di Itinerari, ‘Casa antica’ («Arrivo e porto il Tuo Libro», ‘segno’ della ricerca originaria del Padre e della Madre), ma anche, di nuovo, ne ‘Il libro oscuro’, dove l’interrogativa iniziale, aperta dalla similitudine ossimorica «Il Tuo libro è oscuro come il sole meridiano», avvicina il lettore, o meglio lo invita, a non abbandonare mai il «libro» pur «oscuro della Poesia», in quanto unico mezzo di procedere nella notte (la ‘nostra’ notte senza il ‘libro-Poesia’) verso la «Conoscenza», verso la «dimora dove ardono i ceppi del focolare» (Itinerari, pag. 10).
Nonostante la dominanza (apparente) del buio, della non conoscenza, la poesia si apre e si chiude con bagliori di luce («…il sole meridiano»; «…i ceppi del focolare»; ma è il lettore, insieme all’io poetico, che deve farsi ‘argonauta’ di sé stesso, che deve cogliere nella poesia quella ‘parola che cerca sé stessa, che vuole essere completata e moltiplicata’ (v. Introduzione, pag. 4). E se è vero che ‘il poeta è il navigante che cerca la salvezza nel divenire delle acque’ (ibidem, p. 4), è altrettanto vero e indispensabile che il lettore non sia da meno, che non sia spettatore passivo, ma nuovo ‘autore’, perché ogni ‘lettura è un nuovo libro’.
Carattere dominante della poesia di Francesca Lo Bue è, dunque, la ‘ricerca’: e i temi della sua poesia (la luce, i miti, i colori, le radici – il Padre, la Madre, compresa quella Celeste -, la Fede e la speranza della pace – l’auspicio che, con la lirica L’iride, chiude il libro –) attraversano tutta quest’ultima raccolta poetica della Lo Bue, che sembra riassumere e ribadire, rinvigorendole, le tappe costanti dell’indagine interiore della poetessa.
La tecnica di Francesca Lo Bue si fonda su soluzioni poetiche e figure tipicamente novecentesche, su immagini allegoriche, metonimiche (‘parole addormentate’, ne I libri aurei) e metaforiche (es.: la ‘tenda delle maschere’, ne L’umiltà), spesso metafore ‘forzate’ come le numerose catacresi (‘marea del sole’, ne La poesia; ‘gocce di sillabe e lettere’, ne Il libro oscuro; ‘legioni del cuore’, ne L’iride).
Lo scopo, al di là di quello, dominante, di cercare le proprie ‘ragioni di sé’ nel significato profondo dei propri miti familiari e personali, è sempre quello di indurre il lettore ad accompagnarla in questa ricerca, ad immergersi con lei nel ‘Libro’ della nostra comune esperienza di uomini; dove il poeta è sì la ‘guida’, ma
soprattutto colui/colei che solo con gli altri, nella comunione spirituale con gli altri, può davvero aiutarsi a trovare il senso ultimo della propria esistenza. Ed ecco perché questa ricerca è ininterrotta: essa dura quanto la vita.
Ed ecco anche perché, proprio a causa della sua ‘durevole’ complessità, una poesia puramente descrittiva non avrebbe mai potuto soddisfare questa esigenza di ‘conoscenza’, che è una esigenza esclusivamente interiore, certamente non esauribile in semplici riferimenti oggettivi, per quanto, pure, di cosiddetto simbolismo sul modello primo-novecentesco potessero caricarsi.
D’altronde, le due lingue, entrambe profondamente ‘sue’, di Francesca Lo Bue consentono alla poetessa possibilità espressive di sicuro molto più variegate e aperte di quanto non siano quelle di altri universi poetici: sicché l’ideale sarebbe che anche noi conoscessimo ‘bene’ sia l’italiano sia lo spagnolo.
Ad ogni modo, anche la lettura di una sola sua lingua poetica ci consente di delineare sufficientemente «una mappa semantica» – come bene afferma Emerico Giachery – delle parole-chiave del Libro, che costituiscono il ‘filo rosso’ di tutta la poesia di Francesca Lo Bue.
Per la quale rimane pur valido, infine, quanto lo stesso Giachery sostiene in generale, e cioè che per la poesia di questa poetessa è «meglio non affidarsi a metodi troppo tecnicamente filologici… Meglio, per ora, affidarsi al respiro lirico, lasciarsene avvolgere, cercare di sintonizzarsi col suo segreto».
Ecco: il ‘segreto’ è l’essenza della poesia, per chi, come appunto Giachery, allievo di Ungaretti, richiama allusivamente, forse, o forse volutamente, la conclusione del poeta del M’illumino d’immenso sull’impossibilità, alla fine, di capire ‘tutto’ il mondo poetico di un autore («La parola è impotente e non riuscirà mai a dare il segreto che è in noi»).
L’importante è che siamo disposti a tentare il tutto e per tutto per tentare di farlo.
*
Massimo Desideri

Aprile 2018

domenica 3 giugno 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALESSANDRO S. DALL'OGLIO

Alessandro S. Dall’Oglio : “Voglio morire a Pietroburgo” – Ed. Ensemble – 2017 – pagg. 84 –
Constatare che un volume di poesie giunga in breve tempo ad una seconda edizione è motivo di grande gioia per chi vive nelle illusioni della creatività espressiva , nella illusione della ricerca della parola , che troppo spesso viene accantonata dalla cultura contemporanea .
Qui i testi snocciolano una frequenza ritmica sostanzialmente scenica , quasi che infiniti fotogrammi rincorrano accenni di lampeggi e irruzioni nel quotidiano , alternando visioni comuni a memorie concluse, tutto in un viaggio calorosamente prezioso , attraverso quello che il poeta chiama paesaggio dell’Eurasia . Un viaggio tra i panorami che offrono i luoghi luminosi dell’Europa e dell’Asia, ed in particolare delle città della ex Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, avventure di un “cosmopolita senza carta di soggiorno”.
La fantasia è un fiume che si nutre di arte , in un campionario di immagini, continuamente rimescolato e volontariamente riordinato, per modulare libertà e varietà di tempi e di visioni . Interrogando la variegata natura che scorre dentro e fori dei luoghi il poeta aggrega dubbi e certezze del suo stesso coinvolgimento estetico e musicale , nella forza di uno stile validamente proposto.
Alcune pagine si offrono come dei veri e propri quadretti variopinti , come scatti che scivolano nello svolgersi del verso , vuoi che il paesaggio offra delicate e improvvise incisioni di spatola , vuoi che le realtà si traducono in esperienze di scambio .
Il rapido passaggio al sociale suggerisce momenti particolari : “Soltanto i ricchi posson esser anarchici,/ perché oggi i nuovi poveri sono inquadrati,/ costretti a rettitudini oltre loro desideri./ Sì, così obbligati a vite esauste del ripetersi,/ che trainano carretti invertiti dai tempi,/ di quando giovani sognavano di sovvertire,/ quasi tutto quell’ingiusto anche sociale,/ né bene né male, solo ricchezza d’anarchia.” – Non sempre la poesia interroga le cose del mondo , al di là del loro significato apparentemente stabile , e rivolge modulazioni astratte alle verità e libertà che il tempo compone , ma spesso intreccia occasioni di incontro scontro in una estetica del dialogo , che, anche se nel potere fragile della parola , esprime il desiderio ineliminabile di raggiungere l’ascolto dell’eterno .
Alessandro Dall’Oglio azzarda la propria umanità per stabilire una strana e simpatica ipotesi : quella di morire in terra straniera , ma teraa amata e coltivata dalla passione del ricercatore.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 2 giugno 2018

POESIA = VALERIA SEROFILLI

"Burka"
Chilometri d’amore
nel tuo burka azzurro Maria

orpello mantello di diritti / tutele
e perle di saggezza senza scuola

Occhi distanti in volti bambina
a spendere tramonti su coltivazioni
di papaveri.

*

"Africa"
Vorrei farmi Africa
per scacciare insetti
dagli occhi dei bambini
e recargli tra il fango
aliti di fresco

Delle capanne/ fare castelli
ma in solida zolla
e non in aria

Finché una nuova aurora sorgerà
da poterla rivivere
con occhi nuovi
senza mosche.
*
VALERIA SEROFILLI



mercoledì 30 maggio 2018

INCONTRI = VALERIA SEROFILLI

Il 31 maggio alle ore 17:30 un nuovo appuntamento letterario con la professoressa Valeria Serofilli, presidente fondatrice di AstrolabioCultura, con due variazioni di rilievo rispetto alla prassi ormai consolidata: una la sede, invece dello storico caffè dell'ussero, la moderna e funzionale biblioteca SMS di San Michele degli Scalzi, l'altra l'oggetto della presentazione, che non saranno editori, libri e riviste presentate dalla Serofilli ma le sue due più recenti pubblicazioni "Ulisse"(racconti) e "Vestali"(poesia) entrambe edite da Ibiskus Ulivieri Editrice, anche se la raccolta "Ulisse" era già uscita in versione e-book nel 2014 per La Recherche di Roberto Maggiani.Dialogherà con l autrice Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa.Letture di Rodolfo Baglioni e Cristina Sagliocco, sax contralto di Luca Mariotti.
Valeria Serofilli, insegnante di Lettere, come operatrice culturale è Presidente di AstrolabioCultura, associazione che promuove il Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio”e gli Incontri Letterari presso il Caffè storico dell'Ussero di Pisa e di Villa di Corliano. (www.corliano.it). Ha diretto dal 2004 le collane "Passi - Poesia, I libri dell'Astrolabio" per puntoacapo Editrice di Novi Ligure, annessa all’omonimo premio letterario e “I Quaderni dell’Ussero” (Collezione di puntoacapo) nonché dal 2015 “Le PetitUssero”, Quaderni collettivi per l’editrice Ibiskos Ulivieri di Empoli (Pisa); cura il sito personale www.valeriaserofilli.it .E’ autrice di poesia di cui ha pubblicato 11 libri, saggistica, critica letteraria e testi di prosa.

lunedì 28 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNA LAURA LONGO

Anna Laura Longo – Procedure esfolianti----Pietro Manni s.r.l. – San Cesario di Lecce – 2018 – pag. 109 - € 12,00

Anna Laura Longo è pianista concertista, performer, poeta. Il suo lavoro di ricerca sull’arte come forma di attraversamento e indagine si concretizza in saggi critici, in testi poetici e teatrali, in allestimenti visivi e creativi, in progetti discografici. Ha portato i suoi recital in Italia, Svizzera, Belgio, Francia. Ha pubblicato i libri di poesia Plasma, Sottomultipli del tema “Ricordo” nel 2004 e Nuove rapide scosse retiniche nel 2009.

Questa raccolta poetica, divisa in tre sezioni (Stati d’animo aggettanti, sottotitolata Echi di parole insurrezionali, quella eponima dal sottotitolo Dafne - Rivisitazioni e Basileus) comprende versi che vanno anche guardati e recitati, animati da una musicalità interna che si traduce in forza emotiva. Una privilegiata solitudine è alla base di una ricerca che, usando intelletto e amore, indaga stati d’animo aggettanti, dove le parole sono anche “sensori”; procedure esfolianti che annunciano squarci di nuove possibilità; il basileus, con un’analisi del potere in tutte le sue forme.

Cifra dominante della raccolta è quella di una parola poetica densa e detta con urgenza con una forte carica di ipersegno.
La poetessa si esprime tramite il dono del turbamento che è controllato.
Poetica del preconscio quella della Longo nella quale è fondante la tematica del tempo.
Le immagini dei componimenti sembrano emergere da un buio onirico e la dizione è pervasa da magia e fascino.
In ogni scansione è presente una forte carica di trasgressività tramite una parola che trasmette sentimenti forti.
Quasi tutte le poesie sono senza titolo e seguono una tendenza neo orfica connotata da sospensione e mistero.
I versi sono tutti espressione di raffinatezza e ben cesellati caratterizzati da icasticità ed eleganza.
La scrittura, del tutto antilirica e anti elegiaca, è quasi sempre anarchica nel tendere all’alogico.
I tessuti linguistici si realizzano attraverso accensioni e spegnimenti subitanei e serpeggia la presenza di un tu che fa passi incerti come un robot, figura che corrisponde presumibilmente a quella della persona amata.
Frequente è la tematica della corporeità nelle sue parti che si fa parola e sono dette per esempio una gamba, una vertebra e le guance in descrizioni materiche di grande efficacia che affiorano dall’inconscio.
Una vena intellettualistica permea l’opera e spesso sembra di leggere riflessioni filosofiche in versi connotate dalla carica epigrammatica dei dettati che hanno un fortissimo scarto poetico dalla lingua standard.
È presente il tema della luce che crea una forte tensione evocativa attraverso la grande densità metaforica sinestesica e semantica.
Il paradosso si raggiunge nel verso ripetuto due volte ingerisci presto la luna e in molti altri casi.
La visionarietà crea un’inquietudine dominata quando tutto diventa presunto e si avverte spesso il senso di un misticismo naturalistico.
Le immagini sembrano irrelate le une con le altre ma invece si susseguono con coerenza generandosi quasi per gemmazione in quello che diviene tout-court un esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza

domenica 27 maggio 2018

POESIA = V. S. GAUDIO

La Stimmung di V.S.Gaudio con Salvatore Toma = sul suo caro amore con la faccia insolente
Il nageur grigio e l’indice costituzionale di Nadia Campana e Milly Carlucci.

ÂIn memoria di Salvatore Toma, che nel mese di maggio era nato,

e di Nadia Campana,per quell’infelice ultimo mese di maggio



Certo che non era mica per lei che
andavi al mare in bicicletta o in autostop
e quando la lessi, credimi, sul Pensionante de’ Saraceni
del luglio ’84 e pensai che se avessi rivisto
Nadiella Campana, erano anni che non ne sapevo
più niente, da quando col libro Passio Laetitiae et Felicitatis
di Testori mi avevano rubato anche quella sua
fotografia in cui era sulla spiaggia di Rimini
d’inverno, le avrei letto la tua poesia
e le avrei detto che non ero un tipo da spiaggia
e che nonostante il mio indice costituzionale
longilineo preferivo stare sotto l’ombrellone
magari in calzoncini e con la canottiera
come se fossi un parente di Salvatore Giuliano
e che avrei voluto vederla in un nageur
della Maison Lejaby che, forse, allora
non li faceva ancora, non rosso, come
quei suoi pantaloni rossi, ma blu, no,
nemmeno blu, grigio su quella spiaggia
di Rimini che è grigia, ma forse le avrei
detto che avrei voluto vederla con quel
nageur grigio sulla spiaggia di Milano
Marittima che se ne stava sdraiata
a prendere il sole, non le avrei detto
che la faceva più bella, il sole che
illumina il tuo culo:questo le avrei detto:
e lei mi avrebbe guardato di traverso
da quel suo modo di sdraiarsi sulla sabbia
che solo una che aveva l’indice costituzionale
di Nadiella ed era nata a Cesena
poteva avere stando sdraiata sulla sabbia
di Milano Marittima e io che non andavo
in bicicletta, per via dell’Angelus di Millet
come lo intendeva Salvador Dalí, ma li
stai contando i Salvatore che entrano

in questa Stimmung, ci credi che la seconda
consonante del mio acronimo possa
equivalere a Salvatore? E che una volta
Nadiella, in via Barberia a Bologna, con
la Passio Laetitiae et Felicitatis di Testori

voleva darmi da leggere una plaquette di
Antonio Salvadori, con cui, forse, aveva
fatto il liceo vicino alla Biblioteca Malatestiana
del quarto d’ora di Lucrezia Borgia e quattro secoli

dopo di V.S.Gaudio?
Nadiella, in quella sua fotografia sulla


spiaggia di Rimini d’inverno, non aveva
la faccia insolente e nemmeno l’aria da
padrona perché di certo non aveva lo
zio di quello strano zio del tuo amore
che non era mica per lei che andavi
al mare in bicicletta o in autostop,
i treni, manco a parlarne, qui da noi,
o un motorino a 48 di cilindrata come
quello di quell’altro mio zio strano
che, quando ero fanciullo e stavamo
a Cervia, mi portava a giocare a flipper
in una grandissima sala giochi di Milano Marittima
e una volta incontrammo Gino Paoli
accompagnato da uno che prendeva
i gettoni e glieli metteva nelle macchinette
e lui, il cantautore del Cielo in una stanza,
giocava e lui sì che aveva la faccia da padrone
e che non andava al mare in bicicletta
o in autostop e non guardava nessuno
di traverso,e non era arrivato in treno,
ed era già pelato e quel mio zio strano
non faceva che dirmi “Ammazza se è loffio!”,
adesso quando ripenso a Nadiella in
quella sua fotografia ed era d’inverno
e aveva una sciarpa, e a guardarla
quella sua foto adesso che me l’hanno
fregata e già allora quando uscì questa
tua poesia sul Pensionante de’Saraceni
e che avrei voluto farle leggere, oppure
no, perché avrei dovuto farle leggere
questa tua poesia, non era mica per lei
che andavo al mare e figurati se ci andavo
in bicicletta o in autostop, e nemmeno in
treno? E metti che l’avrei rivista a Milano
dove c’eravamo conosciuti e a Milano non
c’è il mare e come faceva a sdraiarsi sulla sabbia,
oppure metti che se ne stava al bar in
camicetta bianca un po’ scollata
e il bar era di un tipo strano della ‘ndrangheta
che mi guardava di traverso
per via del fatto che ero già “una colonna
della Disney” come mi diceva Elisa Penna
e c’era la luna e a Milano, hai visto mai
le notti chiare a Milano? E le dicevo:
sono venuto per questo tuo modo
di sederti, ragazza mia ricordo il tuo
pondus rosso in via Barberia ma anche
in grigio sei sempre un portento da
indice del pondus 16, per come lo calcolo
io, e che per la tenerezza con cui guardi
il mondo non sarà mai un indice insolente
anche se vai in bicicletta, e, se fosse accaduto,
e se tu non fossi andato al mare in bicicletta,
per la sua faccia insolente di chi sa
di essere amata con certezza
e per le scosse luminose delle alghe
per la fuga del granchio
per la speranza di avvistare
in lontananza una sirena,
adesso questa Stimmung non l’avrei
scrittai perché sareste vivi?
*
i La verità è che l’avrei scritta lo stesso, per via di una connessione che fa da analemma esponenziale di quello che potremmo chiamare il mio oggetto “a” fondamentale:nel paginone centrale di quel Pensionante de’Saraceni, uscito a Lecce nel luglio 1984, un anno prima del suicidio di Nadiella Campana, c’erano a destra 8 poesie, tra cui la numero 5 su cui è stata fatta questa Stimmung, di Salvatore Toma, che morirà suicida, e, a sinistra, c’era un testo, estratto dai miei Oggetti d’amore, quello su Milly Carlucci, che, vai a vedere, è nata 10 giorni prima di Nadiella Campana, e che, a misure fatte, poteva avere, all’epoca, come appariva in una fotografia pubblicata su “Eva Express”(n.48/1980), lo stesso indice del pondus 16 di Nadia Campana, che, è sicuro, a differenza della soubrette, aveva letto Michel Foucault: questo mio testo era illustrato da un disegno di Salvatore Toma, della stessa serie con cui illustrarono le sue poesie a fianco. L’indice del pondus 16 è alto: “Nella Tavola dei Tipi Morfologici, [Milly Carlucci] è una longilinea mesomorfa al pari di Christie Brinkley e di Simona Ventura, di Sofia Loren e di Lorella Cuccarini. Nella Tavola del Pondus Erotico, ha un indice del Pondus alto che viene incrinato dalla insufficiente polisemia. Nella Tavola del Significante Somatico, l’opposizione Primarietà/Secondarietà certifica questo gran culo della Milly Carlucci ventiseienne, documentato da “Eva Express”: V.S.Gaudio, Milly Carlucci, splendida ragazza mass-media e il profilattico di Michel Foucault, in: Idem, Oggetti d’amore.Somatologia dell’immagine e del sex-appeal, Bootleg Scipioni, Viterbo 1998: pagina 46.

sabato 26 maggio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia si sveglia nella notte"

Attimi disadorni per ragazza
Alessia alle 4 di notte nel letto
con un sogno bello che non
rivelerà nemmeno a Mirta
né ai lettori e lo scriverà
nel segreto file del suo computer.
Stelle – margherite il cielo
a infiorare e ci sarà raccolto.
Non ha paura Alessia ragazza
e si riaddormenta.
Poi alle 6 si sveglia e affronta
il giorno fiduciosa nella
provvidenza come Lucia
nei Promessi sposi.
*

"Alessia si salva dal rimando a settembre in latino"

Eneide. Chiede la professoressa
ad Alessia fiorevole di esporre
la storia dell’amore tra Enea e Didone.
All’ultimo banco non ha studiato
ragazza Alessia e suda nel luglio
senza fragole ed ecco nell’orecchio
captate di Veronica le sillabe sussurrate
di compagna per Alessia che le ripete
e ha sette. Nel corridoio della
ricreazione Alessia dieci € vuole
a Veronica dare (pensa ad essere felice,
Ale. Io ti sono Amica non voglio soldi).
Trasale Alessia al colmo della grazia
e Veronica le offre di un gelato
la freschezza e così si compiace Alessia
di un’Amicizia vera come quella
di Mirta che ora è in Paradiso.
*

"Alessia nel verde dell’albereto"

Il verde è la virtù dei forti
riflette Alessia in limine alla
vita nova dell’amore ricambiato
e felice nel verde dell’albereto
dei pini con la natura trova
sintonia e si sente bene come
una donna nella gioia sedici
anni contati come semi.
E stasera fa l’amore profano
Alessia nel campo di grano
di giugno che arriva all’anima
con il caldo. Un arcobaleno
di parole e crede Alessia che non
sarà lasciata come ha scritto Mirta.
*

"Alessia e il luogo del rifugio"

Più bello del Parco Virgiliano
il luogo di Alessia del rifugio
che esiste nel pensiero di ragazza
Alessia nel sognare ad occhi
aperti un giardino per lei e Giovanni
sotteso a mistica fusione
con da rinominare le piante
dai nomi rari come il mirto.
E il verde dell’erba dove fare
l’amore. E così esiste Alessia
come in camere segrete della
casa nel coltivare il tempo
della vita già infinita sottesa
al luogo dove era già stata.
*

"Alessia forte e sicura"

Nulla fermerà il mio amore
pensa Alessia tra gli aranci
e i limoni nel giardino di Mirta.
Visita dove era già stata
per Alessia nel contemplare
il roseto tra panneggiare
di ali di angeli visibili.
Nulla potrà farmi male
perché ho la Madonna dalla
mia parte e Giovanni
mi ama formosa e bella.
Faremo ancora l’amore
senza fare bambini, poi
un giorno ne faremo uno
e vivremo insieme e sarò
promossa in primo liceo
classico. Riflette Alessia
la preghiera l’ho già fatta
in un duale incantesimo.
*

"Alessia contempla il firmamento"

Anima salva di Alessia nell’uscire
di notte sul balcone della vita
il firmamento della gioia a contemplare
nell’intessersi i pensieri con le stelle.
Vede Dio sorridente Alessia come
lo vide all’arenile di Bagnoli
quando c’era sulla terra ancora Mirta.
Filamenti di luce a entrare negli
occhi della mistica e sensuale Alessia
nel desiderare Giovanni con il corpo
e il cuore e pensa che oggi l’amore
secondo natura faranno nell’auto
nera al Parco Virgiliano. Poi rientrata
nella cameretta – porto il Rosario
prende e prega per una vita intera.
*

"Fine maggio di Alessia"
Il sole il Parco Virgiliano
fa risplendere nell’abbronzarsi
di Alessia nel prato che
si fa azzurrocielo per di specchio
magico riflesso. E osserva
ragazza Alessia la natura
nel giocare con il cane spontaneo
ricomponendosi di una vita
l’affresco. Poi aria ancora
fresca della sera nella mistica
atmosfera nel panneggiare
della presenza delle nuvole
che non danno pioggia.
Nell’intessersi con i segnali
Alessia e così esiste.
*
Raffaele Piazza

venerdì 25 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Del sognato - ed. La Vita Felice – Milano – 2009 – pag. 69 - € 10,00

L’ultimo libro poetico di Raffaele Piazza (Del sognato, pref. di Gabriela Fantato) si suddivide in due sezioni, rispettivamente Mediterranea e Del sognato. Nella seconda è ancora una volta presente la figura – ormai familiare ai lettori – di Alessia, la ragazza del 1984, l’eterno femminino vestito di pesca e di albicocca, colei che si muove tra il Virgiliano e il mare: un “segno dei tempi” che non può sfuggire, però, ad una rivisitazione di fine millennio, sul limitare tra i due secoli.

Nella prima parte non si parla di lei in modo esplicito, ma la sua pelle, la sua giovinezza, la sua bellezza (forse ora una briciola fanée) si stagliano ugualmente – almeno così a me è capitato – nella mente del lettore, che vede le immagini marine (mediterranee) come lo sfondo per l’epifania di questa Musa in jeans e rossetto sensualmente violento.

Così come due sono le sezioni, due mi sono apparsi i piani di lettura (personale): quello dello spazio, in cui domina l’idea della protezione e del rifugio di contro al mondo esterno fatto di telefoni automobili internet, del dentro e del fuori. Il lessico è intessuto, con una sorta di ossessiva e maniacale eco onomastica, di “angoli”, di “stanze”, di “pareti”, ma anche di protezioni liquide vetro-membranacee come “acquari” e aspetti “amniotici”e di immagini geometrico-erotiche quali “delta” e “conchiglie” (personale reminiscenza della mia lingua ancestrale, in cui cuchija è il termine “alto” per definire il centro anatomico della femminilità). Ma anche i colori (o l’idea di essi) fanno la loro parte, in particolare scaturendo da immagini di frutti: arancio, fragola, albicocca, pesca…

E poi il piano del tempo, giocato, specie nella seconda sezione, sul ricordo (1984), ma anche, e ciò avviene soprattutto nella prima parte, sul senso del limite (il 1999 e il 2000: fine-inizio, passato-futuro, ormai-chissà), ma pure il senso del limite del giorno, l’alba e la sera sono i momenti più intensamente vissuti dal Poeta e dai suoi personaggi.
*
Dario PASERO

mercoledì 23 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LELLA DE MARCHI

Lella De Marchi : “Paesaggio con ossa” – Ed. Arcipelago Itaca – 2017 – pagg. 72 - € 13,00 –
La postafazione , arguta ed esaustiva , di Caterina Davinio avvia ad una lettura attenta dei testi, che qui si propongono con il verso lungo , sempre oltre l’endecasillabo , e con il ritmo o la musicalità che il monologo riesce a ricucire. L’analisi è accorta e puntualizza diversi passi che si intrecciano in una specie di lungo racconto , rincorrendo la poesia che il corpo , in particolare il corpo della donna , riesce a far sopravvivere malgrado le vicissitudini di una quotidianità aspra e serrata .
Malina , il corpo di Malina , una fanciulla violentata e maltrattata in ogni senso, diviene il motivo dominante di questa raccolta .
Il dolore non è qualcosa da cui ci si può salvare, è la ferita, e dopo la ferita la cicatrice. La poesia – quando autentica come in questo caso – serve ad avallare o a raccontare, poco a dimenticare e di nuovo a inserirci nella vita. La poesia è testimonianza: “…se appartenessi al mio paesaggio saresti un lichene, / saresti un fiore che sopravvive nelle avversità. / nel nostro deserto di sole ossa.”
Il registro della scrittura della poetessa è pieno di oggetti e di solitudine, di moltitudini che si incontrano nel “mistero del sanguinamento”, un mistero che unisce tutti, una umanità che fatica a trovare una risposta, un senso, eppure lo cerca, nella contraddizione costante e spesso avvilente, per quanto umana, tra ciò che si desidera e ciò che si ha a portata di mano , anche se negativo. Ed inseguire le pieghe che incidono nel corpo è come un tagliuzzare la carne che soffre e si offre , nella speranza di una carezza , di un tocco magico , di un lenitivo , capace di amalgamare il consueto sgranarsi della persona.
Distinta in cinque capitoli ( Movimenti , Astuzie , Deliri , Gesti , Appendice) la raccolta è uniformemente armonizzata nel canto ininterrotto del “corpo” , dalla ricerca affannosa di curve nascoste al ricordo di abbagli , dal timore della perdita alla lettura del dramma , dal gesto lento che svela una ipotesi al sogno di un incontro casuale. Tutte le poesie della sezione Gesti hanno la dedica a donne , per finire con la poesia in Appendice che è un dichiarato omaggio ad Amelia Rsselli.
La vita è soltanto una scena drammatica che fugge rapidamente , con parole sussurrate e aneliti di illusioni.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 22 maggio 2018

POESIA = MARCO ROMANO

"IN MEMORIAM"

(A Giovanni Perich e alle sue chimere) - (1941-2013)

Mi accomuna a te
ai tuoi versi intrisi
di pacato disincanto,
nel solitario dormiveglia
un sogno particolare
sullo sfondo il mare
nelle mie mani
due seni ambìti di donna
un sorriso benevolo
al suo nome scandito
con moto di gioia
e giusto ringraziamento
un attimo prima
del fatale dissolvimento.
*
MARCO ROMANO

domenica 20 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = HENRY ARIEMMA

Henry Ariemma : “Arimane” – ed. Giuliano Ladolfi – 2017 – pagg. 48 - € 10,00
L’eterna lotta tra il male ed il bene diventa la dimensione privilegiata dell’essere e la realtà psichica inconscia amplifica la diversione con una condizione liminare , che deflagra come meccanismo di difesa difronte al disincanto e all’inazione – Verità e illusione si confondono e l’io ripiega su se stesso con il bisogno di ribellione e di attraversamento per affrontare una fantasia elaboratrice che annulli il negativo per realizzare la luce.
Il riflusso oscuro del male si profila al di là del visibile, al di là del silenzio, per esplorare quella circolarità che è propria della cicatrizzazione del maligno .
Il volume di Ariemma è diviso in due ben distinte sezioni : “Arimane” (lo spirito malvagio) e Spenta Mainyu (lo spirito del bene) nelle quali il canto multicolore e musicale si ascolta attraverso il ritmo serrato della parola poetica , nel volo apparente delle frequentazioni quotidiane , al di là dell’effimero ed in una logica sequenza di passaggi a cui il poeta affida il tempo per rinascere continuamente , pur se avvinto dall’illusione.
Sono i ricordi che ondeggiano tra le mura , tra i tendaggi, nei cassetti , negli scaffali , a ripetere pensieri che incidono nel rtrovamento , e impegnano la parola nelle attese o nella speranza. E la parola si avvicenda nel quotidiano , nei segreti della sera , nei momenti misurati del racconto , tra “cristalli inutili:/ vasi e bicchieri per mancati pranzi….ove una polvere tornia / disegni pesanti./” , o mentre il dubbio chiede riparazione “nei silenzi del foglio bianco”.
Un atto unico in più quadri – ma anche raffigurazione efficace di due moti in costante e fecondo conflitto nella poesia : spalancarsi e sottrarsi, offrire il petto e rannicchiarsi, incantarsi fino all’annullamento e vedersi sospesi, perfino attraverso gli occhi di un idolo irascibile o indifferente, inafferrabile e ingrato, mentre di contro anche il semplice desiderio “di carni appetibili” si fionda nell’illusione della conquista.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 19 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELENA SCHWARZ

Fluire nel sangue e muovere le mani e i piedi: la poesia di Elena Schwarz (edizione Fermenti)
*
di Gualtiero De Santi
*
L’editrice Fermenti ha aperto appena da pochi anni una nuova collana dedicata a poeti stranieri che, considerando l’eclissi delle vendite nel settore purtroppo a conferma di una ormai lunga e consolidata tendenza, non avrebbero corso e ospitalità da noi se non sulle pagine di riviste specializzate. Così dopo William Cliff e dopo il controverso Sergej Zav’jalov, e naturalmente altri, sono usciti in questi scorci di stagioni il greco Stravos Zafirìu ("Quando il rumore della vita teme la propria eco", 2017) affidato alle cure di Crescenzio Sangiglio e la russa Elena Schwarz ("Nel cristallo della stella Mizar", 2018), l’ultimo importante acquisto editoriale.

Il curatore e traduttore in quest’ultimo caso, dopo l’exploit e le fatiche ed insieme lo stress causati da Zav’jalov, è quella figura di singolare russista che porta il nome di Paolo Galvagni, remotissimo da ogni compiacimento di accademia e invece almeno psicologicamente e fors’anche psichicamente contiguo ai materiali sui quali lavora. I testi raccolti nel "Cristallo della stella Mizar", vagliati in un percorso che ha investigato numerose raccolte ma anche depositi disparati - qualcosa detratto dai Diari dell’autrice, altro da volumi ormai irreperibili, altri da carte e cartigli inesplicati rinvenuti anche casualmente (c’è persino un autografo su particolari fogli di taccuino), riviste dell’emigrazione russa -, danno conto di quelle formazioni plastico-musicali misteriose e semoventi che molto costituiscono del suo fascino.

Ma dicevamo: Elena Andreevna Schwarz, nata nel 1948, è scomparsa tuttavia nel 2010. Legata all’underground ex-sovietico, è giunta prepotentemente alla ribalta anche internazionale nel fervore della perestrojka approdando per ciò stesso a una maggiore visibilità anche all’esterno del suo paese. Dunque, ha composto poesie per successivi decenni – per la precisione cinque – ma è stata anche autrice di testi in prosa, il cui campione, nel libro della Fermenti, è una breve selezione appunto dai Diari.

«Oggi ho camminato a lungo nell’acqua del Golfo, mi sono sdraiata sulla sabbia. Kronstadt era sopra la strisciolina bianca dell’acqua. Sulla via del ritorno ho incontrato una ragazza muta, che, mugolando e gesticolando, mi ha chiesto l’accendino. Gliel’ho offerto, lei l’ha riparato dal vento, prendendo le mie mani nelle sue, poi ridendo ha indicato la mia mano, ricoperta di sabbia». Prosa e immagini che fanno il paio con altrettali figure che ricordano un universo di umiliati e offesi tuttavia segnati ma anche privilegiati da Dio.

"Nel cristallo della stella Mizar" si ordina attraverso raccolte e pubblicazioni molteplici, dai "Versi giovanili" a "La scala coi pianerottoli bucati", da ispirate annotazioni su Marina Cvetaeva a "Piccoli poemi". Nelle sue strofe e vorremmo anche dire nei ritmi delle poesie, compaiono città argentee e impromptus atmosferici di prorompente forza fisica e metafisica, notti di Valpurga e bagliori celesti (e del resto la materia stellare è quella cui si è principalmente orientata la poetica di Elena Schwarz). A tutta prima si è portati a pensare al solito repertorio connaturato a singolarissime aree mistiche: inimmaginabile da noi in Occidente, ma ricorrente nella Russia slava, fors’anche in senso identitario, un po’ maniera.

Ma subito la materia assume valenze terragne e visionarie. Colorazioni di inedita intensità imprendono a percorrere il cielo: «Con la coda purpurea lilla di pavone / Si sono dischiuse le nuvole». Il diamante della luna rotola lontano nel mentre che un paradiso minaccioso si accende nella foschia. Insomma, tutti i materiali entrano come in un vortice cominciano a dilatarsi ampliando al contempo une mente (tale l’occhio dell’autrice) che guarda i suoi semi, fiori di felce o anelli di Saturno e che, con forte accentuazione innanzi visiva e poi visionaria, precipita in gurgiti inconosciuti dai quali si risolleva d’improvviso e inattesamente.

Galvagni ha buon gioco a ricordare al riguardo l’acquisto di diverse tradizioni nondimeno non sempre intrecciate, o intrecciate con un ordine che appartiene intimamente all’autrice leningradese: dal rimbaudismo alla commedia dell’arte, da vertigonsi filoni di spiritualità alla koinè zingara. Culmine di tale processo è, quantomeno a nostro vedere, è "La luna senza testa". Dove la luna viene appunto percepita siccome parte del paradiso e poi traslata e raffigurata nella vita autentica del poeta (e d’altronde secondo Schwarz la parola Selene si assonanza con il proprio nome di battesimo, Elena).

Ricordiamo infine che "Nel cristallo della stella Mizar" è stato pubblicato in collaborazione tra la Fermenti e la Fondazione Marino Piazzolla, la quale ultima continua proficuamente un’attività di convegni, mostre, seminari e appunto di pubblicazioni innovative e coraggiose. Andando in avanscoperta alla ricerca dei nuovi talenti letterari europei al di fuori da ogni conformismo.
*
GUALTIERO DE SANTI

giovedì 17 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Diario di un addio---- Passigli Editori – Bagno a Ripoli (Firenze) – 2018 – pag. 175 - € 18,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Diario di un addio, il libro dell’autrice che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’introduzione di Vittorio Sermonti esauriente e ricca di acribia.
Il volume è molto corposo ed è suddiviso in tre sezioni e, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerato un poemetto.
Cifra distintiva del testo è quella che si può definire una poetica dell’assenza e, come dal titolo, si tratta di un diario generato dall’occasione del lancinante dolore della poetessa procuratole dalla morte dopo una lunga malattia dell’amatissimo consorte Michele.
Il marito della poetessa è stato un “giornalista culturale”, uomo di straordinaria eleganza intellettuale, di saperi raffinati… che ha scritto per “L’Europeo” e altri settimanali notevolissimi articoli.
Da notare che tutte le poesie, tranne la prima che viene prima dei capitoli e che ha un carattere programmatico sono fornite di titolo.
Inoltre i componimenti si presentano con i versi centrati sulla pagina caratteristica anche di altri libri di Edith ed elemento che produce un ritmo che genera un’armonica musicalità.
Proprio nella prima composizione, divisa in sei sestine libere, la poeta dichiara, rivolgendosi all’amato, che per parlare di lui ha tradito per la prima volta la sua madrelingua (il francese), usando la lingua del suo stesso compagno, l’italiano.
Struggenti gli ultimi versi di questa poesia nei quali è detto che l’io – poetante ha gridato e odiato la morte che le ha tolto la figura amata.
Il dettato delle composizioni è connotato da leggerezza e icasticità insieme, e si rivela strutturalmente in tessuti linguistici chiari e luminosi caratterizzati tutti da un andamento narrativo.
Bella la composizione Attesa nella quale alla linearità dell’incanto delle prime strofe, nelle quali è descritta la magia di essere sotto gli alberi del parco addormentato tra voli e liquidi richiami di volatili e gatti e lo splendore della luce, segue la parte finale nella quale si parla della diagnosi della malattia del marito.
Bisogna evidenziare che molte delle poesie sono cariche di pietas per l’uomo malato e per le cure dolorose alle quali viene sottoposto.
Bellissima la chiusa di Indicibile: - “…/Invece mi sorridi /come a consolarci della nostra impotenza/ come credo per dirmi/ sono segreti nostri che partendo ti lascio/” -.
Nei suddetti versi struggenti dal pathos emerge una ventata di ottimismo quasi come se Edith, custodendo dei segreti conosciuti solo da lei e dal marito, attraverso lo scatto e lo scarto memoriale, lo facesse tornare in vita almeno nell’immaginazione della scrittura.
Così Michele non è solo un’assenza ma diviene una presenza tramite parole sublimi dette con urgenza.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 16 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = AGATA DE NUCCIO

Agata De Nuccio : “Lievito madre” – ed. Officina Grafica – 2018 – pagg 52 - € 8,00 -
Il “lievito madre”, se ben ricordo, viene utilizzato per impasti a lunga lievitazione , in modo che il tempo riesca a realizzare un cibo molto ricco. Ora la poesia potrebbe tentare un approccio simile incidendo nel verso un timido e profumato lievito per insaporire ogni ritmo ed incasellare pensieri che vadano oltre l’immaginario .
“Con il passare del tempo
scopro di essere ricca,
scrivendo parole e inutile poesia.
Le pagine aperte sul tavolo
sono il mio cibo quotidiano,
qualche briciola mi cade per terra
e la cerco , come cerco il tuo sorriso,
come cerco il mare, che mi aspetta
con i suoi azzurri, e le sue tempeste.
Con il passare del tempo
il mio cuore eremita, impasta inverni e vento
e tutte le parole d’amore che conosco
le scrivo, anche quando mi trema la voce.
E ti chiamo.”
La strofa richiama memorie e protende ad immagini che ritrovano chiarore e colori , tepore e tremori, nel dipanarsi delle occasioni . e nelle ambivalenze del sogno tardano per la ingenuità del dettato. Un sentimento piumato accarezza figure e rapimenti , ed il volto, appoggiato alla spalla dell’amato , ritrova espressioni di serena dolcezza, mentre le inquietudini della monotonia cercano una sottile fenditura per evaporare .
“…le distanze sono crepe o punto d’approdo,
l’abilità delle siepi è di colmare il vuoto;
tutto ti aspetta,
l’erba tiepida di agosto
il suono perduto della pioggia
la mia promessa di amore
tutto ti aspetta,
in questa notte benedetta
questo mi ha concesso Dio,
di amarti così tanto.”
Le pagine di questo volume sono ben determinate nella stesura delle lacerazioni o delle reminiscenze , e lacerano un idillio che cerca di liberarsi dalla nebbia del quotidiano . Ben diviso in due sezioni ecco che la poetessa dedica la seconda parte a degli epigrammi , ben ricamati in un’atmosfera di tenue ricerca filosofica . Un invito a fermare per qualche istante la nostra attenzione verso quegli accadimenti che si offrono al nostro andare. La luce riflessa del pensiero , la pigra speranza del realizzare , il ristoro del rifugio nella liturgia , il morbido passo delle illusioni.
Il libero fluire delle folgorazioni si incarna in una fascinazione del tutto personale , quale radice di esperienze e sussurri.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 13 maggio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Alessia nel sole"

Zona del libero volo dei gabbiani
su Napoli che ancora esiste a maggio.
Alessia ragazza nel sole senza
parole medita il senso della vita
e pensa a Mirta suicida vera Amica.
Fino alla farmacia procede Alessia
fino alla riva dell’arenile di Bagnoli
dove andava Mirta. e pensa
che deve pregare Dio che ha fatto
il sole per abbronzarla e illuminarne
il cammino. Sole di maggio
una giornata di stupore per non
tagliarsi nel suo porto le vele.
*

"Gioia di Alessia"

Nell’inalvearsi il pensiero
nel fiume, bottiglia con il
messaggio a gettarsi nel
mare per chi la troverà,
gioisce dell’anima l’archivio
di Alessia con gli amplessi
più belli e le interrogazioni
andate bene (italiano, storia
e religione). Il foglietto
nel vetro sarà per Mirta
giunta alla spiaggia
del tempo dell’amore.
Solo Mirta saprà la verità
che protegge Alessia
scritta con la destra
affilata.
*

"Alessia sorride alla vita fiorevole"

Nell’intessersi di Alessia
di ragazza l’anima di 18
grammi alla fiorevole vita
nell’aurorale silenzio degli
albereti di pini al Parco
Virgiliano, guarigioni per
ragazza Alessia dal male
di vivere e dal mal d’aurora
nel prepararsi all’amore
di stasera. Sceglie gli slip
che piacciono a Giovanni
e mette qualche goccia
del profumo che lui le
ha donato. Nuda allo specchio
si vede bella come un’attrice
ragazza Alessia e pensa
a Mirta e al suo posto in
Paradiso.
*

"Alessia guida come una donna"

Gioia di guidare per Alessia
per l’autostrada del sole
senza traffico, 16 anni al
volante e paura della Polizia
per ragazza Alessia nel
fresco maggio pomeridiano
sottesa alla bellezza adiacente
delle alberate fantastiche
dei pini dell’ossigeno per
di Alessia l’anima ad attendere
Giovanni sotteso al nero
dei suoi indumenti quasi
una divisa di fidanzato per
Alessia. Poi il motel accoglie
felice Alessia scesa dalla
macchina nell’immaginare
entrando la camera e il letto.
Specchio nell’ingresso per
Alessia nel vedersi come
una donna.
*


"Alessia campita nel plenilunio"

Mare di Napoli che ancora
esiste come una donna
per ragazza Alessia al colmo
della grazia per benedizioni
di pioggia sulle ciglia dello
sguardo. E Alessia campita
nella luminescenza del
plenilunio duale per lei e
Giovanni nell’abbeverarsi
a un filo di compassione
per Mirta suicida. Ripensa
a Mirta che è stata cremata
e alle sue ceneri inutili.
Poi squilla il telefonino
è lui!!! è lui!!! è lui!!!
*

"Alessia e l’aria di maggio"

Maggio delle cose delle
rose fiorite alla Valle dei Re
nell’intessersi Alessia
ragazza con l’aria polita
e il tempo del solicello
crea di luce una zona
nell’albereto a irradiare
di Alessia l’anima di 18
grammi. Aria fresca di
maggio e si fa sera e si
ferma l’attimo in uno
sguardo di Alessia al
tramonto dove era già
stata Alessia un anno fa.
Un cominciamento e Alessia
alla luna candida chiede
la parola e lei lassù
risponde amore. Poi
appare Mirta con il sorriso
mistico e accenna passi
di flamenco e danza
Alessia quella che sia
una vita e non un
esistere nuotando.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = SILVIA ROSA

Silvia Rosa : “Tempo di riserva” – Giuliano Ladolfi editore – 2018 – pagg. 86 - € 10,00 –
I sentimenti che la poesia riesce a promuovere sono infiniti e colorati , in una atmosfera sempre eterea e cangiante , quasi a ricamare con il ritmo ed il segno il tessuto delicato della memoria .
“Perché l’estate non finisse / mi sono tolta gli abiti e la pelle / e poi ho lasciato nuda l’anima e accessibile, / una porta socchiusa al vento / delle tue domande, ho camminato / le tue corse mille passi e di più / e ancora in un bosco sempre verde / fino a non fare più ritorno e ora / la nebbia implode dentro uno sguardo / in cui non ti ritrovo…”
Il diario si dipana capace di eternare le scelte che lo sguardo rincorre in quella immaginaria fermentazione del verso che traduce le parole in musica nel cortocircuito del sogno con la realtà.
L’immaginazione ha riflessi che cambiano secondo il raggio incidente e la parola spesso non basta per dire quanto scandisce. Leggere la poesia è rincorrere vetri multicolore legati ai silenzi che impregnano il vuoto , e con il verso affondare nelle cornici che si ribellano alla chiusura.
Qui le stagioni hanno ancora una volta la ventura di amalgamare il quotidiano , nei segni del tepore primaverile che sfiora labbra e guance , nei contatti improvvisi dell’estate che striscia rosso azzurra tra le onde , nel limpido brivido autunnale che avvia momenti di tensione , nel rigido brivido internale che perde schegge di luce tra le nuvole.
L’identità poetica sembra collegarsi ai fotogrammi del succedersi ed anche il sussurro dell’amore appare nel suo nuovo percorso di attesa.
ANTONIOSPAGNUOLO

sabato 12 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCELLO BETTELLI

MARCELLO BETTELLI, DOPO L'ESTATE (La vita e la morte strette con benigna ragione), - pp. 170, Fermenti Editrice, 2018, € 16,50

C'è un legame tra attività medica e produzione letteraria. Rapporto che ripropone nomi di tutto rispetto, che vanno da Carlo Levi a Giuseppe Bonaviri, Corrado Tumiati, Mario Tobino, Giulio Bedeschi, Marco Vitali, Antonio Spagnuolo, etc. (per citarne alcuni).
Un rapporto che fonde vita morte, con influssi a un'umanità non solo immaginata ma vissuta con effetti di genere e sostanza. Il medico scruta la sorte del paziente che, oltre ad essere umana, è ciclica, di una oggettività da svincolo da formulari esclusivi.
Quello del clinico riguarda riferimenti scientifici, oltre ai quali non può essere sottratta la ragione, per cui non puoi non innamorarti (anche del ragno). E ogni ricerca rievoca il rumore dei trattori che svecchiano la terra per renderla amica, come dovrebbe diventare la stessa morte. E per percepire l'idea o il rispetto di essa, invoca la necessaria lentezza e la possibile nostalgia per accostarla alla terra nostra madre terrena. Per purificare la quale si dovrebbe decimare tutto ciò che comprende, a livello di pus che beatifica gli apparati corrotti e negativi. La terra non è solo magma di sterco e sporcizie, essendo nostra origine. L'uomo, a volte, prova gusto a immalsanirla, grazie a poteri che non badano alla cura, ma alla diffusione di mali ancestrali, nostri beati surrogati che certo potere rafforza e condivide.
E ogni cura, spesso, diviene illusione di superamento di tare giovevoli alla malsanità legalizzata. Il limite del medico è la consapevolezza di chiedere perdono per tante rilassatezze contrapposte ai perfezionismi divini. Massima martellante del suo operato: “...io sono soltanto un uomo/eccepibile e fragile/pressato da ogni desiderio/...”.
Questo il limite del curatore dei corpi “risoluto ma impotente/di conoscere ciò che voglio/verità che m'appartiene/ma che non è mia/...”.
Cosa accade quando una ricerca appare pubblica e privata autoanalisi? Da qui sorgono verifiche: pioggia sporca (renderà opachi/i nostri cristalli inutili...” e dalle sporcizie della natura si arriva all'equivoco della presenza di padroni del mondo che intossicano l'albero della vita. I despoti “sanno cosa si deve fare/ si insiste sulla terra di tutti ma/in giro non si vede un animale/... E la nostra disaffezione ci porta ad ammettere che non c'è valore al di fuori di ciò che non ci fa comodo...”. (Pretese di piccolo borghesi che intossicano il mondo), “onestamente non ci fu il tempo di controllare la sicerità/del nostro amore”.
Ma le constatazioni di Bettelli divengono spietate quamdo da spettatore ricorre al realismo. Avviene in Fuori/strada, L'amore perso, Mala educazione. E le spietatezze ricordano come” s'è fatto troppo lontano il cielo/. E nell'insieme le riserve non hanno un tono moralista, derivando da rilievi di chi non può ignorare effetti di abbandoni e disamore.
I poeti sottolineano, anche se non incidono a migliorare il mondo e la vita. La scienza propone innovazioni, ma se il contorno è amorfo ogni influsso sarà vano.
Quella di Marcello Bettelli in “Dopo l'estate” sembra la rievocazione di un'avventura umana che sta andando verso declini da ripensare. Gli interrogativi sono tanti, ma l'autore non propone rimedi, mettendo dita su piaghe che riguardano chi si abbandona all'inganno dal sogno, verificando come sui fiori del mandorlo cade sempre la neve, restando almeno l'illusione del sorriso “dei tuoi occhi”.
E la cura fisica determina la convinzione che “che a nulla vale la promessa di scovare la lepre”.
C'è un rimedio spesso sottovalutato, quello della poesia che “che non ha menzogna”, Il rimedio è cercare la chiarezza per mezzo dei versi “...solo, davanti alla pagina bianca/so che avrò tutto quanto mi spetta”.
Tre garanti di tale ricerca: Epicuro Lucrezio Leopardi. Triade del legame tra vita e morte “strette con benigna ragione”.
*
Gemma Forti

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE MANITTA

Giuseppe Manitta : “Gli occhi non possono morire” – ed.Italic – 2018 – pagg. 68 - € 10,00
Azzardare congetture intorno al titolo di questa raccolta consente all’immaginazione di inseguire un fantasma poetico che non lascia spazi irrisolti, tutti vivi nella luce delle pupille . Gli occhi sono eternamente giochi pericolosi che attanagliano visioni e consentono minuziose musicalità, che dai colori alle ombre , dai lampeggi alle figure , avvolgono il pensiero ed un suo personale potere taumaturgico . Qui lo sguardo è introspettivo . Uno specchio nel quale riflettere le visioni che la quotidinianità propone , un ripetersi della memoria che divenuta attiva riaccende figurazioni ed eventi che hanno segnato le circonvoluzioni cerebrali . Il paesaggio si colora di variopinte accensioni , nel riaccendere i volti che inseguono le ombre , i papiri che srotolano parole , le labbra che schiudono sorrisi , i silenzi che battono nel tempo fuggente , i mandorli che aspettano rugiada , le ampolle smarrite sull’altare , la luna che cade dalle gocce di alloro , la pioggia che purifica l’aria o preannuncia il naufragio . “…in quella sfida ai limiti espressivi della parola – scrive Corrado Calabrò nella prefazione - che il poeta si mette alla prova, distinguendosi dal poetante. Giuseppe Manitta non vuole rinunciare a far riapparire, per lui e per noi, quelle immagini che gli si sono stampate nell’anima.”
Ricercato e fantasioso , elegante e sobrio , il poeta suscita visioni tra il dicibile e il non detto , per ricamare versi altamente evocativi nel rispetto del tempo che travalica e corrode.
ANTONIO SPAGNUOLO