martedì 7 aprile 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


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Raffaele Piazza : “In limine alla rosa” – Ed. Puntoacapo – 2020 – pagg. 70 -

“Libro a incastro, in ultima analisi, “In limine alla rosa”, che gioca su più piani, dal simbolico al lirico, dal narrativo al descrittivo. Piazza, da architetto-faber, costruisce un mondo completo, che accade per osmosi e senso di condivisione con il lettore. Eppure, da vero poeta, l’Autore lo cede solo in parte, frammentandolo e restituendolo alla realtà con leggera deformazione, iato. Ne deriva un lavoro originale, senza dubbio fuori da schemi o categorizzazioni. È poesia in sé, insomma, quella di Piazza. Meravigliosamente onesta, sua e nostra per affinità elettiva, lingua comune.” Scrive Ivan Fedeli nella ampia prefazione. Libro che si legge tutto d’un fiato per quella vertiginosa capacità di legarsi al sussurro dei versi, ricamati in una personale pratica poetica, profondamente intrisa da una storia culturale di tutto rispetto.
La verticalità che distingue il dettato, ordinato e ariosamente concepito, rintraccia la figura fondamentale dei testi, con il ripensamento accettabile e superabile di un rapporto con i classici, ma validamente agganciato ad un canone moderno del tutto attuale.
In apertura una lunga lettera invita lettore e poeti a inseguire il profumo della primavera in un’ondulazione di rami e di acque che incasella lo sguardo impreparato. Poi corrono le note che si stemperano dal divano al libro, dalle pareti alle “coperte azzurre di cielo”, dagli “universi d’aria” alle “brecce di ghiaccio”, anche se “l’ozio conduce a verdi lidi di stupore”.
Piazza, da assennato e maturo cesellatore del verso, colloquia a suo agio con un Tu che ascolta e difficilmente risponde, ma sospende nella forza che dà accesso ad una realtà strettamente personale, affondando quotidianamente in quell’amore che stordisce e rigenera, come nastro ben amalgamato alle affascinanti sequenze della carne, o come stordimento ancestrale per fantastiche costellazioni.
“ Ho ritrovato lo specchio stamattina/ sognato in frantumi mi aveva toccato/ le tinte del cuore./ La città ci attendeva e nelle vie eleganti/ trasaliamo per i vetri infranti sotto i nostri passi:/ magia o gioco abbiamo riso del segnale notturno/ e dal fioraio ti ho donato una rosa rossa/ che non ti ha punto:/ oggi il sangue da te o me è uscito solo in sogno.”
Sfidare il silenzio per riempirlo anche con un semplice sogno e calpestare frantumi di specchi per rintracciare il filo sanguigno che possa restituire l’amore. L’identità poetica ha lo sdoppiamento in fotogrammi che si rincorrono tra inquietudine e straniamento nel quale l’io narrante ama affondare per ricomporre le sensazioni in conflitto tra illusione ed angoscia, speranza e desiderio.
Il volume offre, nella seconda sezione, ancora una volta il fremito rapido e leggero che Mirta ed Alessia riescono a concretizzare nelle innumerevoli apparizioni corporali. Alessia con la sua giovanile ansia al delirio amoroso, Mirta nella sua indelebile impronta suicida, incontro di una realtà tutta da esplorare e nella quale la relazione di una pratica poetica incandescente riesce a celebrare la dolcezza del gesto sacrale.
ANTONIO SPAGNUOLO

1 commento:

  1. leggerò con piacere anche questo suo testo, seguendo la protagonistadelle sue liriche

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