mercoledì 28 settembre 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


"Ciclo"
Ho terminato il mio ciclo !
Lascio un segno nell'ultima pagina
a sigillo del tempo perduto
e del balzo saltato fuori dall'incognita.
Vorrei chiuderla qui, nella penombra
di una sera piovigginosa
per spezzare finalmente le spranghe
che mi vennero addosso.
Eppure hai ceduto nel momento della debolezza
alle suggestioni dei richiami
di una plenitudine che inganna.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 26 settembre 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“DUBBIO”
Come in una vertigine
si cancellano i ricordi senza tregua.
Ad uno ad uno nel mentre svaniscono
incidono le note della nostalgia
nella nebbia che avanza.
Tutto è nel dubbio di una mascherina
che rappezza i dettagli irripetibili
nel tempo che raccoglie il rimpianto.
Già stanco ed incolore
diviene inceneritore anche lo sguardo.
*
ANTONIO SPAGNUOLO *

domenica 25 settembre 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


"SOGNO"
Forse la mente ha infiniti dissensi
dilaniata com'è dalle promesse
che minacciano scritture
attinte ogni giorno al prezzo più alto.
A riempire le pareti improvvisi
rimbalzi nel severo ripetere
l'industria del sublime,
quando qui fermi hai l'estremo pulsare.
Finchè lunghi pareggi svaporano
nell'arcano lamento del sogno.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 24 settembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = PRISCO DE VIVO


Prisco De Vivo – "Una bocca di rosamiele"-Poesia (2004-2012)-Edizioni Ensemble – Roma – 2022 – pag. 65 - € 14,00
Una bocca di rosamiele è un’opera che emoziona il lettore per la sua intrinseca forza espressiva della poesia di Prisco De Vivo potenziata, come in altri casi dalla sinergia, l’interazione, l’intersecazione di poesie sempre icastiche e leggere e tavole pittoriche. Quindi qui la partita si articola su due piani, quello della parola sempre luminosa e veloce, dosata e controllata e del segno che è quello della pittura di Prisco. A proposito del suddetto poiein pittorico di De Vivo bisogna evidenziare che recentemente la maniera di Prisco si è indirizzata e ha raggiunto approdi all’insegna della dolcezza soprattutto quando l’artista dipinge figure muliebri di ragazze, figure che s’intonano con i versi così che quasi per miracolo, vista la bellezza dei due piani si crea un ipertesto che emoziona il lettore nell’immergersi in esso. Canzoniere amoroso all’insegna della dolcezza a partire dal titolo del volumetto nel quale l’autore pare ispirarsi al Cantico dei cantici biblico quando una bocca, presumibilmente quella dell’amata diviene di rosamiele per baci estasianti che l’io poetante desidera e tutto è un rivolgersi alla sua donna con una devozione e un palpitante sentimento che ha qualcosa di stilnovistico.
Se l’amore fa soffrire può elargire all’amante gioie indicibili e divenire se ricambiato il primo gradino nella salita per la conquista della felicità.
Il libro presenta una prefazione di Vincenzo Frungillo acuta centrata e ricca di acribia.
Per la sua unitarietà contenutistica, stilistica, formale e semantica l’opera si può considerare un poemetto compatto nella sua struttura e nella sua tessitura e il poeta raggiungendo la linearità dell’incanto diviene capace di produrre meraviglia nei fortunati lettori. Poetica neoromantica quella in questione perché è detto con urgenza il tema della morte come climax dell’esperienza amorosa e quindi qui si realizza l’eterno dualismo amore-morte.
Le poesie sono tutte messaggi in bottiglia per raggiungere l’amata e il cronotopo indefinito contiene l’inserimento del poeta e dell’amata in un contesto di sogni ad occhi aperti quando anche l’innocenza delle bambine diviene motivo di gioia con ipersensibilità e il controllo delle emozioni è sublime.
Serpeggia il mistero nelle atmosfere fiabesche di De Vivo messe in scena magisttalmente.
E si può anche piangere ma anche di gioia nel mescolare le proprie lacrime con quelle dell’amata per fare in modo che il dolore divenga gioia. Ed è tutto un’interanimarsi dell’io poetante tra segni e parole ispirate dalla forza numinosa dell’amore.
Opera che tout-court diviene esercizio di conoscenza e che ha anche una vaga aurea di misticismo quando il bosco dell’amore diviene sacro e allora il bosco potrebbe trasformarsi in una cattedrale gotica per l’amore sacro e profano.
*
Raffaele Piazza

mercoledì 21 settembre 2022

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia a cavallo**
Pomeriggio fiorevole al maneggio
sottesa all’attesa della gioia
dei sensi dell’incanto per
Alessia: la palizzata la salta
il bianco del cavallo amico.
Poi nel costeggiare il
Mediterraneo azzurro intenso
linea dell’orizzonte
conca di tramonto d’arancia
per Alessia al galoppo
nelle cose di sempre.
Poi il sole dopo che dio
ha tolto dal sembiante nuvole.
Arriva Giovanni e l’amore
a farlo nel fieno afrodisiaco,
negli occhi lo guarda Alessia
(comprende: non mi lascia).
*
Raffaele Piazza

giovedì 15 settembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MOIO


**Aa. Vv." Tra parole e immagini" Testi creativi in “Frequenze Poetiche” a cura di Giorgio Moio**Edizioni Frequenze Poetiche – Napoli - 2022 – pag. 153 - € 20,00
Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. È stato redattore delle riviste “Altri Termini” e “Oltranza” (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Già direttore editoriale di una piccola casa editrice (per la quale nel 1998 ha fondato e diretto fino al 2017, anno della sua cessazione, la rivista “Risvolti”) attualmente, dopo averla fondata nel 2017, dirige la rivista “Frequenze Poetiche”, per la quale cura anche la collana “Avamposto”. Per l’editore Bertoni cura le collane di poesia verbovisuale “Contrappunti” e di critica letteraria “La babele capovolta”. Ha collaborato e collabora a varie riviste letterarie e giornali come poeta (anche verbovisuale), critico letterario, saggista e scrittore di articoli di varia natura.
Le riviste letterarie cartacee e/o on-line all’inizio del terzo Millennio continuano ad essere un punto di riferimento per poeti, critici letterari e appassionati di letteratura in generale e incontrovertibilmente Frequenze Poetiche nel mare magnum del panorama contemporaneo di tali pubblicazioni occupa un posto di rilievo per la sua ecletticità dei contenuti proposti che sono tutti selezionati accuratamente e sono di grandissima qualità.
Nel presente volume sono racchiusi i testi creativi pubblicati su questa rivista nel corso del tempo e il libro non può considerarsi un’antologia ma un inventario di quanto autori tutti di qualità contemporanei o del passato hanno espresso e molto varia è l’essenza del testo nel racchiudere artisti che diversificati toccano i vari generi letterari che il settore offre. Una mappatura accurata che rende bene l’idea della letteratura e della poesia in particolare.
Bisogna sottolineare a questo proposito che la poesia è attualmente vivissima, essendo i poeti in aumento anche per il fenomeno Coronavirus che ha causato un cambiamento radicale della qualità della vita nel mondo intero; dovendo rimanere le persone per vario tempo a casa molti si sono improvvisati poeti anche per lo smarrimento causato dalla precarietà della situazione.
Inoltre per il fenomeno dell’incomunicabilità, quando ci si può sentire soli anche quando si è in compagnia, fenomeno che nel mondo globalizzato nell’era ipertecnologica ha assunto dimensioni notevolissime, cresce sempre di più il numero dei poeti stessi che per sconfiggere la solitudine, solitudine che può essere anche quella a due della coppia di innamorati, scrivono a volte anche solo per sé stessi e senza pretese e del resto online esistono blog aperti a tutti dove pubblicare gratuitamente materiale letterario.
Frequenze Poetiche ospita poeti sperimentali, lirici, visuali, neo orfici di varie generazioni che sentono l’esigenza di pubblicare non solo per la soddisfazione in sé stessa di rileggersi, ma per inviare un messaggio in bottiglia ai lettori che probabilmente saranno essi stessi poeti.
Quindi la poesia stessa salva la vita più che mai n un tipo di società come la nostra liquida e globalizzata.
*
RAFFAELE PIAZZA

lunedì 12 settembre 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA EROVERETI


Premio Dignità di Stampa I Murazzi 2022
Maria Erovereti: "Se non fossi stata il tuo tempo"
Prefazione di Sandro Gros-Pietro - Genesi Editrice, Torino.2022
Maria Erovereti realizza questo libro in forma di poesia confessionale sulle orme classiche espresse da Sylvia Plath e Anne Sexton. Si tratta quasi di un diario dell’anima che ha un unico destinatario ormai assente: la madre morta. La Poeta usa specificamente la locuzione dell’assenza, e non già quella della morte. In questa scelta linguistica c’è già un’indicazione suprema di esemplarità della lezione perfettiva della vita, la cui entità si prolunga indefinitamente oltre la durata dell’esistenza biologica. Nell’assenza esiste, dunque, una persistenza resiliente dell’entità nascosta della persona amata. Scrive la Poeta “Sul tavolo c’è il tuo bicchiere / uso il tuo piatto /vesto la tua maglia /mi avvolgo nelle tue coperte / per fermare la tua assenza / per placare il vuoto di te”. L’atmosfera creativa e meditativa di questi versi richiama alla mente uno dei libri più letti dell’intera cultura Occidentale, Le confessioni di Agostino, nelle quali l’assenza del Deus absconditus diviene riflessione a specchio tra la dimensione dell’esistenza e quella dell’entità: la nostra volontà di comunicare si proietta in una dimensione che va oltre la vita. Questa visione, che ancora in Leopardi, benché sostanzialmente ateo, è comunque una visione meta-mondana collocata “oltre la siepe”, in Maria Erovereti è, invece, un nascondiglio inspiegabile collocato all’interno di Lei stessa. La Poeta rigenera sua madre dentro di sé, ed è consapevole del suo atto voluto, atteso, ricercato e conquistato di rigenerazione della propria madre. Un atto che varrà nel tempo futuro e sarà continuativo, fino a che durerà la vita della Poeta che lo ha architettato. La rigenerazione oltre la morte, perpetuata attraverso il magnetismo della parola poetica, è certamente una delle maggiori se non la massima finalità di tutta la poesia che si scrive da sempre. Tuttavia, i poeti hanno sempre inteso, attraverso la magia della parola poetica, tradurre foscolianamente l’effimero nell’eterno, e quindi realizzare la mirabilia: per usare le categorie della filosofia, si direbbe trasformare l’esistenza caduca in entità perenne. Non mancano gli esempi di poeti che hanno dedicato poesie alla madre morta, come Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Rainer Maria Rilke, Alda Merini, e fra le voci più vicine a noi va sicuramente segnalata l’indimenticabile Liana de Luca, con la superba raccolta Unica madre, commentata da Giuliano Gramigna e Giorgio Bárberi Squarotti e tanti altri ancora. Maria Erovereti, volendo scegliere tra i Poeti tuttora in vita, cita in esergo la poesia di Mariangela Gualtieri, Ogni giorno partorivo la mamma, contenuta nel libro di Poesia Le giovani parole, Einaudi, 2015. L’omaggio reso alla Gualtieri è particolarmente appropriato alla straordinaria novità dell’immaginazione poetica ideata da Maria: la figlia rigenera alla vita la madre colpita da un grave ictus, che la sprofonda in uno stato di quasi totale incoscienza. Tuttavia, l’amore della figlia, a poco a poco, riaccende la vita nella madre, che sembrava ormai perduta, ed invece si riaffaccia in stato cosciente alla scena del mondo, seppure gravemente impedita da disabilità motorie e mentali, paragonabili a quella dipendenza dalla Madre che hanno tutti i neonati quando vengono al mondo. Ecco, allora le dolcissime parole di affetto della figlia che diviene Madre della sua stessa mamma: parole sigillate nella totalità di una formula perfetta senza uguali, per pienezza e per essenzialità: “Ti nutro / la tua bocca diventa la mia”. Si tratta di autentico amore filiale che si fonde e confonde con l’amore materno, come l’onda con la risacca è pur sempre la stessa acqua e, quindi, lo stesso amore: “Mamma / io ti trattengo /custodisco la tua vita / e la nutro di calore / la nutro di me”. Altrove leggiamo “una sola linfa alimenta / le stesse cellule”. Fino a raggiungere l’acme della tensione poetica in quella immaginifica affermazione “mamma / ti sono madre. / Io ti ho generata”.
Esattamente nella metafora dell’onda che si fonde e confonde con la risacca, seppure creando uno scontro, vediamo che la funzione di Figlia e di Madre, nello sviluppo poematico del libro, si alternano nelle loro equivalenti e rispettive partiture esercitate in tempi diversi. Ne deriva un’evocazione degli anni dell’adolescenza e della prima gioventù della Poeta Maria, è un ritorno con la memoria a ciò che è stato in passato il rapporto con sua mamma, nel quale “c’è anche lotta di liberazione”, indicata coniugando il tempo al presente, che non è solo un presente storico dettato dalla libertà creativa rispetto la consecutio temporum, ma è la proiezione voluta di un unico magma poetico di fusione delle funzioni e dei tempi in cui si crea la profondità del rapporto d’amore tra la figlia e la sua mamma. Anche la scansione dell’unico poema, che è il libro Se non fossi stata il tuo tempo, nelle due sezioni contrapposte, precisamente Labile esistenza a cui segue la seconda sezione denominata Assenza, serve a ricostruire il movimento di contrapposizione dicotomica nelle due fasi di vita rigenerata e di ritorno della morte, che in verità si compendiano in unico canto di amore e continuità rigenerata dalla magia delle parole, come leggiamo nella penultima poesia, posta quasi come chiusa ed esodo conclusivo del poema: “Ci sei. Non sei andata via. / Solitaria lieve ti espandi / nella casa deserta / in attesa del racconto / dei giorni”. La Madre continua a vivere oltre la sua vita biologica, rigenerata nell’amore della Figlia: si alimenta nei ricordi, nei pensieri, nelle parole che la Poeta Maria continua a dedicarle. Il libro "Se non fossi stata il tuo tempo" appartiene a buon diritto tra le espressioni più alte e più innovative della poesia di questi anni sul tema dell’amore filiale ed è certamente tra i canti più propositivi dedicati da una figlia alla propria madre in tutti i tempi della nostra poesia.
SANDRO GROS PIETRO

domenica 11 settembre 2022

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**A mio padre Marcello**
Te ne sei andato ridendo
e la tua voce incerta
(come la tua ultima grafia)
trasuda amore per me figlio
per tua figlia, tuo nipote
amore per tua moglie
cerva della giovinezza.
gazzella alle tue nozze
prima di concepirmi.
I laghi azzurri dei tuoi occhi
amore di cosmo e oceano
plasmano ancora in me la
gioia di essere vivo
e mi insegnasti a non firmare
niente.
Firmo solo ora per te padre
assente questa poesia
ora che sei entrato nella
casa eterna e così esisti.
*
Raffaele Piazza

sabato 10 settembre 2022

POESIA =ANTONIO SPAGNUOLO


**“Momenti”**
Un momento di luce alle spalle
avvolge quella strana gioia
che pronta al bagliore attinge e intride.
La verità ha un lumicino al cipiglio
nel silenzio delle improvvise occasioni,
e non ritrovo il tuo sorriso tra i motivi
che ritornello acuto conosceva la recita.
Non credo più che si avveri il conteggio
del tempo e soltanto l’incerto riflesso
un’altra volta ancora forzerà la mia follia.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 18 agosto 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**POESIE DI ANTONIO SPAGNUOLO TRADOTTE IN SPAGNOLO
"COLOMBE", pag. 4O( da Proiezioni al crepuscolo, Antonio Spagnuolo)
"Palomas"
Las paloman remembraban aventuras
oscilando en un insistente aviso
de tarjetas impagables,
contra los milenios que el destino
continúa a trenzar.
En la noche la casa desnuda y transparente
parece elaborar silencios,
fragmentos , ya casi sueños
es signo de una representación ya escondida
mientras tú no crees al sentido
de una última vuelta en la barra.
He encontrado el pálpito de la nada
en el irradiar que persigue los ojos.
*
Traduzione FRANCESCA LO BUE
*
"ROVI", (da Proiezioni al Crepuscolo, PAG 8)
"Zarzas"
Un ovillo de zarzas
es esta historia llena de ruinas humeantes,
esta fantasía que se quebranta al amanecer
donde cañas encurvadas por el viento
son simples versos que poseen memoria.
Peligrosamente lógico el destino
punta toda acción en el espectro
multicolor de la ilusión, rodando
en el ciclo alternativo de brazos grandes.
Al cabo puntiagudos se amontonan
y no sabemos donde encontraremos el recuerdo
de la carne tallada.
*
Traduzione, FRANCESCA LO BUE

giovedì 11 agosto 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


** 'A PAURA
Quanno guaglione immaginava 'a morte
t''o diceva sempe: arrassusia
voglio murì chiavanno,bella mia
ca nun nce stà pe' mme cchiù bella sorte.
Mo c' 'a morte ha veco juorno e notte
'a sento arete 'e rine ogni matina
nera, feroce, secca, malandrina,
fanno appaura pure 'e mele cotte.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE


**Albero di Alfabeti/Arbol de Alfabetos**, Francesca Lo Bue, Roma 2020, Società Editrice Dante Alighieri
La silloge può considerarsi una rubrica. Ogni pagina inizia con una lettera dell’alfabeto: a, b, c ecc. e sono presenti due poesie, la prima in italiano e la seconda riscritta in spagnolo. Ogni poesia vede ogni verso iniziare con la lettera dedicata: tutto a, tutto b, tutto c e così via fino alla zeta. Arrivati a questo termine, che coincide con la metà circa del libro, la sequenza riprende con un parziale rovesciamento: per ogni lettera saranno rappresentate due poesie con i versi inizianti con lo stesso suono, solo che ora avremo prima la poesia in spagnolo e poi, riscritta, quella in italiano. Da notare che nella seconda parte sono ospitate lettere estranee all'italiano, come ll di llamar o ñ di sueño. Segue un’appendice in cui è presente la traduzione in italiano (e in spagnolo) di tre poesie legate da una stretta solidarietà di contenuti: Esilio e Riscatto di Pablo Neruda, un testo da Emily Dickinson e Le mura di Costantino Kavafis.
Si spiega così il significato del titolo del libro: abbiamo dunque degli alfabeti al plurale, italiano e spagnolo, organizzati in un metaforico albero, i cui rami e foglie si dispiegano pagina dopo pagina. In copertina troviamo una riproduzione delle Leggi di Gortina, rinvenute a Creta. Si apre con l’affermazione che l’alfabeto ha un chiaro intento, nasce dal caos, buio e informe, ma porta ordine e luce.
L’alfabeto può germinare e germina dal caos, solo se disperde semi. Ciò comporta “un fluido magnetico”, si dice altrove, un magnetismo spirituale fatto di sensi che si corrispondono. D’altra parte con queste poesie, tale flusso viene fermato, in quanto le lettere apicali incatenano il verso. L’alfabeto così acquista anche senso ricostruttore: “trionfare è decifrare l’incognito” (p. 57).
L’alfabeto è lettera di giustizia (pag. 5). D’altra parte dare giustizia significa proclamare una sentenza - sententia che in latino significava in primo luogo frase, sentence dicono in inglese. Pronunciare una parola, ristabilire l’ordine violato da affermazioni mendaci. “Eccomi” dice la poetessa. E l’umiliazione dell'uomo corrisponde al silenzio, all’oblio, negazione di ogni pensiero. Ma l’alfabeto è definito anche maieutica, in grado di decifrare “il segreto della Terra” (pag. 6). Qui abbiamo una curiosa nemesi di colui che per noi è l’iniziatore dell’arte della maieutica, di tirare fuori la verità, già presente negli individui e a tratti affiorante, grazie al dialogo, ovvero il filosofo Socrate. Come è noto costui, considerando la conoscenza un processo e non un prodotto, diffidava della scrittura ritenendola possibilmente colpevole di snaturare la verità che, se fissata sulla pagina scritta, poteva fermarsi in maniera impropria, perdendo la sua intrinseca qualità, quella di essere inesausta ricerca.
È così, dunque, che l’alfabeto diviene fecondo e costruttore di giustizia. Ma può farlo se i suoi predicati sono raccolti in un libro, un albero di senso, e se interviene lo scrittore, che la poetessa paragona a un’ape, i cui fiori sono “frammenti di immortalità” (pag. 7). Ricordiamo che Angelo Poliziano, interrogandosi con gli altri umanisti sugli esempi che lo scrittore ideale avrebbe dovuto seguire per un corretto senso dell’imitazione, sconsigliava la selettività dei modelli, paragonandolo proprio all’ape che, di fiore in fiore, prende e rielabora le migliori suggestioni dando luogo a un miele che è solo suo.
Pensiamo poi al settecentesco Vittorio Alfieri che arrivava a considerare la scrittura moralmente più importante dell’azione, perché solo la prima guarda potenzialmente all’eternità (“frammenti di immortalità”, dice la poetessa), e riteneva Omero superiore ad Achille, in quanto la gloria esemplare di quest’ultimo sarebbe con lui morta senza la penna del primo, in grado di trasmettere ai posteri il sacro esempio del guerriero. Citare questi autori ci permette, dunque, di entrare nel potenziale filosofico dei temi posti dalla poetessa, la quale continua l’introduzione ricordandoci che anche i sogni sono rivestiti di parole: infatti li ricordiamo perché ne possiamo parlare. Di contro il caos ci parla solo con un silenzio brutale, da combattere dando all’alfabeto una casa, che è il libro. Ci vengono infatti anche mostrate le sorti delle epoche senza scrittura: “della preistoria, rimangono le ceneri” (p. 38). Arrivando alle poesie, spesso si nota che sono indirizzate a un destinatario non specificato, un generico Tu. Vien da pensare che sia lo stesso alfabeto, principio ordinatore: lettera U, (pag. 29). Altro soggetto che ritorna è la presenza imperante del NOME. Il primo uomo ebbe da Dio il privilegio di dare un nome alle cose. In quel momento i nomi dovevano essere davvero la conseguenza delle cose. Alla poesia con R, il nome è rimembrato e paragonato a “un talismano”, a “una rosa enigmatica di spine”. L’essenza dunque sta nel nome, veste esteriore che si dà alle cose, senza la quale esse sarebbero non conoscibili. Significativo che lo si dica ricordando la rosa. Già Shakespeare, in Romeo e Giulietta, pensando al significato filosofico del nome richiama le rose: Cosa vi è in un nome? Quella che chiamiamo rosa non cesserebbe d'avere il suo profumo dolce se la chiamassimo con altro nome. Ciò non stupisce, se pensiamo che la rosa è da sempre considerata portatrice di un forte simbolismo mistico, il cuore e l’essenza di ciò che solo pochi possono avvicinarsi a conoscere, gli scrittori illuminati, gli scardinatori di senso, i decifratori. Compito che invece dovrebbe spettare a tutti noi, di fronte a una vita costellata di “inganni, spergiuri, voci, epopee”. (pag. 30).
D’altra parte la poetessa ci mette anche in guardia dall’eccesso di parole. Ci dice che “leggi aggrovigliate alimentano mutismo” (pag. 34). Le parole sono dunque sacre. Di converso il surplus parolaio, che sconfina nella retorica e nella burocrazia fine a se stessa, porta al paradosso dell’incomprensione, dell’incomunicabilità, in breve del silenzio e dell’afasia. Un silenzio che rischia di aleggiare onnipresente. Con una potente sinestesia anche l’albero, qui principio ordinatore, rischia di farsi “tenebra” (pag. 37).
La sinestesia, o un fare sinestetico, ritorna spesso nella silloge. Altro notevole esempio è l’urlo sbrindellato (forse pensa al famoso quadro di Munch?) che si pone sulla linea prima indicata dell’impossibilità di comunicare per inflazione di parole. (pag. 58).
Ciò ci porta alle tre traduzioni finali, il cui tema portante è l’esilio, il più grave esito dell’incomunicabilità, dell’assenza di dialogo. In Neruda esso è definito tondo, un circolo, un anello, quasi una dimensione consustanziale all’uomo. In Dickinson e Kavafis esso non è direttamente citato, ma è l’espressione di una lontananza da casa che ora si lega a impossibilità a rientrare per la prima, e di alte mura erette ai suoi danni per il secondo, Kavafis che arriva a sentirsi paradossalmente accerchiato fuori dal mondo.
Come si diceva queste traduzioni trattano temi già cari alla poetessa e alle sue precedenti raccolte poetiche, costituendone qui un suggello. Negli altri libri, come si può cogliere dagli stessi titoli, è forte il ricordo della doppia patria, Italia e Argentina, dell’appropriarsi e riappropriarsi di questa, spesso identificata nella parola stessa. L’Argentina infatti riaffiora qua e là, carsicamente, nella veste del condor, uccello delle Ande o delle spume dell’oceano australe lasciate dal nome (p. 50).
Il condor è solo un uno dei vari animali che, insieme alle piante, affollano la raccolta: urubù, ceraste, ceibe, gelsomini, rose, zagare. Questo è un tratto caratteristico dell’intera opera poetica dell’autrice, il fatto di ricorrere a un lessico prezioso e variegato. Quasi a ricordarci quei grandi bestiari ed erbari medievali, che si vantavano di raccogliere in un libro l’inesprimibile varietà del creato, quasi che ogni elemento della natura fosse elemento, o meglio alfabeto, di Dio.
*
ROSA REMPICCIA

martedì 9 agosto 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Rete”
Imprigionato nelle anguste spirali del sogno,
dove crepe del muro sono immobili
e transitoria tenerezza accresce splendori,
termina la mia catena di fede.
Fu soltanto un carico di pelle damasco
l’eternità che ha forma corporea
in chiave di segreti
e noi futile provocazione di malizie
finiti sotto trave nel gorgo di memorie.
Ascolto quel che duplica il rovescio
sulla rete che intreccia pensieri
e perde premi e castighi.
*
“Ferrugine”
Venuto il tempo delle rughe
rimango inchiodato alle pagliuzze
che diventano garza per le piaghe.
A disporre il carteggio della vita
sono confini del corpo incandescente
calcoli per tutti i fili di piombo
a parare i colpi invetrati dal buio.
Il dubbio è ancora la promessa,
fugace, nuda intimità,
insano macerarsi del cervello.
Dentro il segreto con chiave
qual punto di sorpresa
ferrugine crudele!
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 4 agosto 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI


Andrea Rompianesi: “Da ere relate” – Ed. puntoacapo 2022- pag. 50 - € 12.00
La singolarità di questa prosa poetica avvia ad una filosofica interpretazione della quotidianità, intrisa di adagi solitari, di rivisitazioni del pensiero (poetante), di improvvise ovazioni, di confronti e metamorfosi ardite, di sinuose proposte di attese, di insolubili attese.
Il tracciato intero ha fortunatamente il chiarore della scrittura che possiede contemporaneamente tre valenze temporali: il passato con le sue storie accantonate e ritrovate, il presente con la ricognizione del vissuto a volte tortuoso e incandescente, ed il futuro con il suo timore-speranza che allarga i confini semantici del singolo verso.
Il mito della luce appannata riesce a concentrare la duttilità delle valenze e a prospettare le incognite di “un incauto gesto, il sonoro auricolato arpeggio, la fuga in un precipitare scomposto”.
Rompianesi riesce a percepire l’inizio di un cammino che si insinua nella consapevolezza dell’essere, dell’orizzonte diverso rispetto al rimpianto, di un richiamo concentrico che si snoda attraverso le pagine come ininterrotta teoria di immagini.
“Il nostro cogito, egli scrive in nota finale, ci rivela che esiste l’essere e non il nulla, poiché pensare è già essere”.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 1 agosto 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


“Sere”
Smetti di ricercare primavere
che svaniscono nel rapido volgere di spalle:
una informe opacità l’antica disperazione
che vado scrivendo nell’incomprensione.
Il mio richiamo ha mutamenti nel buio
stanco di un’armonia che vibra
e polverizza questa mia vecchiaia.
Le nostre sere più non torneranno
perfezione che avviava all’infinito
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 30 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = SIMONE MAGLI


**Simone Magli: Imparando – Ed- puntoacapo 2021 - pag.32 - € 6,00
Il gioco degli aforismi è molto semplice, da un evento, una illuminazione, una sensazione, una riflessione, una contemplazione, un accadimento personale, scaturisce immediatamente la semplice configurabilità di un inciso filosofico che è capace di avvolgere l’attenzione e trasportarla verso la continuità delle trasparenze, necessarie al turbinio di una conoscenza.
Simone Magli ricama l’oggetto della indagine in una stesura caleidoscopica di dettati che si contraddistiguono per una attenta proiezione nella formula della stratificazione sapientale.
Egli rivolge, con incisive definizioni, proposte di osservazione che avviano alla rivisitazione dell’immaginario, per determinare possibili certezze.
Le parole cercano di bloccare e di definire la realtà del vissuto in una tensione continua che invita a soffermarsi più di una volta per accettare ed accertare che le totalità dei frammenti siano intrecci inevitabili per la esperienza personale.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 28 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIETTA CIANCI


ANTONIETTA CIANCI: "IL DISORDINE DEGLI ABBANDONI" ED.TRANSEUROPA 2022- € 14,25
Con una nota introduttiva del professore Donato Antonio Loscalzo, degna di citazione per la sua esauriente acribia, ci addentriamo nel vortice di figurazioni che cercano di garantire la giusta interpretazione della complessità di un periodo storico che ci ha coinvolto in questi ultimi anni. La pandemia diventa allora il soggetto dominante delle prime poesie della raccolta con un ritmo incalzante e musicale che a volte è nutrita mediazione tra il quotidiano e la fantasia. Con abilità la metrica adottata dalla poetessa, quasi sempre a verso breve, è governata da un modello comunicativo addomesticabile ed allo stesso momento totalizzante, anche se il provvisorio diventa una domanda che vuole tratteggiare metafore con tensione lirica sostenuta da una spiccata insistenza del ritmo.
In molte pennellate la malinconia del trascorrere del tempo, degli attimi mai colti fino infondo, della improvvisa meraviglia per gli accadimenti, della straordinaria forza impegnata nel sopravvivere, del sorriso che perdona ad occhi chiusi, delle briciole di un universo che ci appartiene, si manifesta con piccoli gesti per accenni di scatti fotografici.
“modulando il passo/ sul ritmo/ del nostro silenzio/ giungiamo al mare/ mentre il sole di marzo/ si fa estate/ il silenzio si fa colore/ e il destino/ ci restituisce/ il tempo/ il sogno/ e la magia.” Il motivo diventa incline al sentimentalismo, su di un formulario concreto e pregno di luminosa creatività.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 27 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = SIMONE MAGLI


**Simone Magli: “L’ultimo ermetico” – Ed. Puntoacapo – 2021 – pag. 58 - € 10,00
Brevissime composizioni in un avvicendarsi di intrecci che sembrano voler testimoniare il vociare sommesso che sulla strada polverosa ritma pensieri e frammenti balzando fuori dal petto per incidere vivaci preziosismi di poesia.
Esaustivo e ben preciso il titolo della raccolta con il quale l’autore intende svelare che la sua scrittura poetica rientra nella ricerca del vecchio ermetismo e di quello egli vuole ricevere il testimone. Un testimone ancora degno di luminosità e di prolungata preferenza per quelle scelte che la poesia cattura nella conquista dello stupore e dell’imprevisto.
Appassionata fioritura di citazioni ricamate con il proprio vissuto e dilatate in amorosa comunicazione con il quotidiano a testimoniare con delicatezza un sussurro: “canta, o dolce notte, il mio dolore,/ intreccia i miei sogni/ nella trama del riscatto./ Accogli quest’anima sfinita,/ cucila nella poesia./ Testimonia il sopruso/ di essere uomini senza un dio.”
La parola trova rivelazioni traendole dalle numerose immagini che sembra aver a che fare con il dilemma dell’insoluto, in un processo di assottigliamento destinato alla luce della musica.
Il poeta percepisce l’inquieta e tormentata tessitura della realtà, che consuma il virtuale giacimento della comunione, che è allo stesso tempo materiale e immateriale.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 21 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE


"Albero di Alfabeti"
Nota del Prof. Aurelio Rizzacasa
Gli elementi centrali delle composizioni poetiche di Francesca Lo Bue sono riferibili alla magia del linguaggio in tutte le sue espressioni. Così le emozioni, la parola, gli itinerari danno luogo a una serie di espedienti simbolici, capaci di evocare e di invocare, dei significati arcani quali cifre del mistero in tutta la sua profondità. La poesia, quindi, offre lo spunto a una meditazione senza limiti.
Il presente volume affida l’immaginazione poetica a un elemento nel contempo ludico e simbolico, costituito dall’alfabeto che, a partire dalla memoria simbolica, sedimentata nei testi biblici, giunge all’attualità delle due lingue che danno luogo alle poesie della nostra autrice, vale a dire l’italiano e lo spagnolo, nel loro parallelismo semantico che prende corpo nel fluire dell’immaginazione creativa.
In questo quadro di riferimento la complessità delle immagini che esprimono i contenuti delle poesie, compie il tentativo di comunicarci pensieri, ricordi, oggetto dei significati nascosti delle parole che raccontano il mondo della natura, il mondo della vita e il mondo dei sentimenti interiori.
L’autrice riesce in questa composizione ad associare le due modalità narrative dei due contesti poetici, prosa poetica nell’introduzione, e poesia nei significati allusivi spesso nascosti nelle parole utilizzate per codificare l’espressione altamente profonda delle questioni affrontate.
La sua poesia propone una composizione nella doppia lingua, italiana e spagnola - come di consueto. Ma la singolarità di tale proposta consiste nel fatto che non si tratta di una traduzione da una lingua all'altra, bensì di un sentiero semantico in cui le due modalità poetiche delle lingue utilizzate procedono in parallelo, in una complementarità di significati che arricchisce il messaggio d’insieme.
Del resto non possiamo dimenticare che biblicamente i racconti della Creazione realizzano attraverso la parola la presa di possesso del mondo degli esseri viventi da parte dell’uomo, allorché accetta il dono gratuito che Dio consegna lui nel mondo paradisiaco dell’eden.
In tale situazione la Lo Bue riconferma l’idea che il racconto poetico sia una reale manifestazione del pensiero in tutte le sue forme espressive.
Abbiamo così dei componimenti in cui la figura dell’albero, con l’alfabeto, diventa una metafora che, attraverso i registri dei suoni e colori e sentimenti, permette di dare forma simbolica a paesaggi del reale e a vissuti dell’anima. In tal modo la produzione della Lo Bue riesce a trovare delle manifestazioni nuove e originali della sua poetica, pur conservando un’unità di fondo del suo pensiero immaginativo.
Il suo è un modo, singolarmente efficace, per rivolgersi al mistero dell’inconoscibile e per reperirne le tracce nell’inquietudine dell’esistenza.
A
Aspirazione. Dissotterrare il ritmo del tuo
alfabeto.
Acque solenni desidera il mio cuore che mastica desolazione,
aria limpida e sedili di pietra per leggere nei solchi del tuo
abaco enigmatico. Nelle
azzurre forme delle nubi fuggenti la tua
anima modella il ritmo di una
assonanza remota nel vespertino grigiore luminescente.
*
Aspiración, es desenterrar el ritmo de tu
alfabeto.
Aguas solemnes quieren mi corazón que mastica desolación,
aire límpido y asiento de piedra para leer en los surcos de tu
abaco enigmático, en las
azules formas de las nubes errantes. Tu
alma modela el ritmo de una
asonancia remota, en las vespertinas astillas luminiscentes.
Z
¡ zas! caen las aguas terríficas del Laberinto. En el
zacatín empedrado tropiezo. Me envuelve la
zaborra de crasas blasfemias. A la
zaga de tus dictamenes azules.
Záfiro que destella, en el cielo que auxilia.
Zorzal che musita en las frondas otoñales.
Zalagardas astutas, se dilata un
zarco de aguas que avisa.
*
Zaffe e si scende nei gorghi del Labirinto,
zurlando e scherzando nell’inciampo,
zavorra di viscide blasfemie,
zelo per le tue leggi azzurre.
Zaffiro luminescente della luna avvisa.
Zebra che accenna percorsi molteplici nella distesa.
zig zag improvviso e pungente ti segnala nel frastuono degli
zeppi mercati beffardi.
*
Poesie di Francesca Lo Bue

mercoledì 20 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUCIO ZANIBONI


Lucio Zaniboni: “I giorni della ferriera” – Ed. allprint – 2022 -pag. 134- € 15,00
Innesti di allegorie e visitazioni “a tessere sogni nel profumo dei fiori” quasi che il raccontare favole e realtà, fusi nel verso armonioso, possa ricamare atmosfere che illuminano il ricordo persistente della guerra, quando “anche la sirena alla ferriera/ mutò la sua funzione/ segnò con il fischio acuto/ il pericolo dell’incursione”. Ma si inseguono fotogrammi vivissimi, ricchi di un colore a volte nostalgico a volte sospeso alle immagini, che, dal brivido dell’attesa agli abbagli di qualche speranza, dall’attimo non più presente alle lucciole che accendono sospiri, dalle parole perdute nel crittogramma della sera al pagliaio senza più lo splendore della luce, accendono raffinate captazioni capaci di intrecciare pensose contemplazioni.
Anche le memorie si inseguono per l’arco del lungo tempo che ha inciso con doppia linfa la quotidianità del poeta. “Vorrei tornare ai giorni dell’infanzia/ ai piedi nudi con la palla di stracci.” Mentre sulla tastiera dell’oggi “scorrono le note, la melodia/ del Lario in tinte azzurro verdi/ in forme frastagliate che/ mutano colore al trascorrere/ delle ore del giorno.”
Nel segno delle emozioni Lucio Zaniboni catalizza la materia dei sogni nel teatro dell’io, cerca di abbracciare tutta la estensione dell’immaginario per poter cesellare il ritmo di una poesia decisamente strutturata ed incalzante, aprendo sconfinate illusioni di risonanze psicologiche, come misteriosa e fluttuante area dello spazio interiore.
Nel suo canto vitale ed armonioso ecco la parola cercata e ritrovata, lavorata, smussata, ripetuta che impreziosisce il dettato per un abile dribblare del sentimento.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 17 luglio 2022

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Felicità mi chiedevi**
Felicità mi chiedevi e
la luna dei tuoi misteri
si faceva sole. Non sono
solo nel tesserti una
veste di speranza verde
come il condominiale
prato della gioia duale.
Se ti levi la gonna
stracciata lo rifaremo
e sarà la bianca strada
della poesia che mi
porterà dentro di te.
Non temere anche
domani ci sarà nei
miei occhi una luce cometa
a irrorarti dove sei
donna e quindi
continuiamo…
*
Raffaele Piazza

venerdì 15 luglio 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFREDO LUZI


**Alfredo Luzi: “Poesia come grammatica dell’essere nell’opera di Enrico D’Angelo”- the Write edizioni – 2022 – pag. 56 - € 5,00
In elegante ed agile veste tipografica un saggio dalle molteplici fulminazioni.
Alfredo Luzi, già ordinario di letteratura italiana contemporanea, scocca l’arco per immergere nel dettaglio, alla ricerca di quella intensa carica che caratterizza l’opera poetica di Enrico D’Angelo. Egli mantiene una rara eleganza di scrittura che garantisce la proiezione delle numerose suggestioni che illuminano i vari testi esaminati, e prosegue speditamente nella percezione delle pulsioni che affiorano dalle configurazioni della parola/silenzio.
La pagina suggerisce il discorso critico ed evidenzia il livello policromatico del poeta. Lo scandaglio riesce a mantenere una concretezza che riecheggia la forza vitale di un confronto con al creatività. Qui la materia ha le dimensioni che Enrico D’Angelo attiva nell’altalena del dubbio, dello spazio immenso del cogito, nell’apertura alla preghiera, nel vuoto dell’angoscia, nella resistenza dell’ingannevole.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 12 luglio 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO


**“Danza”
L’immagine della danza turbina nel vento
invita a sciogliere la furia della languida coda
come fa chi grida al capriccio dei monti
e alle lunghe ore del crepuscolo
che invecchiano nella passione.
Sogno concreto il tempo che si ferma
nel brillare di un istante:
ben altra quiete compare a strumenti!
Ricomporre le tue membra
per amare ancora una volta
la carne che avvampa nel sublime.
Inquieto e solo sono in attesa dell’impossibile.
*
ANTONIO SPAGNUOLO *
Danza
La imagen de la danza es turbulencia en el viento
invita a deshacer la furia de la lánguida cola
como quien grita al capricho de los montes
y a las largas horas del crepúsculo
que envejecen en la pasión.
Sueño concreto el tiempo que se detiene
cuando brilla el instante:
¡es otra quietud que aparece en los instrumentos!
Recomponer tus miembros
para amar otra vez
la carne que llamea en el sublime.
Inquieto y solo estoy a la espera del imposible.
*
Traduzione di Francesca Lo Bue

sabato 9 luglio 2022

POESIA = MARIA EROVERETI


*Maria Erovereti, laureata in Lettere, si occupa di fotografia dagli anni '80 ed espone i propri lavori fotografici dai primi anni '90 (Immanenze, Elementi, Lampi di Memoria, Un Piccolo Mondo, ecc.). Tra le pubblicazioni più recenti: il volume fotografico-poetico Un piccolo mondo (2019); il racconto-saggio sull'arte preistorica, Il grembo del tempo (2020); le sillogi Frammenti di emozioni (2019) e Fiori di Luna (2021). Collabora con periodici culturali.
I--
Forse un impatto
uno squarcio
e il passo nel dopo.
Come sarà il dopo
se un dopo ci sarà?
Dissolti nel buco nero
del Nulla
o libranti tra stelle
in un fluire di luce?
Eterno presente
la vita
ferma realtà.
Labili e perenni
sul filo del tempo
ignari avanziamo
nel vuoto che cinge
il nostro cammino
inezie impettite
verso l’ignota infinità
dell’Assenza.
*
Aprile 2021
(Da “INFINITI AZZURRI” raccolta inedita)
*
"AMICA"
Quale placido lago
avvolge il corpo
l’effluvio dei tigli
lambisce la pelle
inonda la mente
slaccia i pensieri
soffioni volatili.
Sfolgorio di un Eden
effimero incanto
acuminato strale
ferisce l’anima
la tua primavera
in un lampo dissolta
lo sguardo smarrito
sul vago futuro
che labile evapora
tra le spire del tempo
avaro sfuggente
dalle tue esili dita.
Maggio 2022
*
MARIA EROVERETI

martedì 5 luglio 2022

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Polline”
Sei venuta fuori in quel tempo,
quando ho perso il reale ad interrompere
il registro dei pollini,
tanto eri perfetta.
Rimarrà sempre un coagulo
contrabbandiere come la poesia,
inseguendo lunghe sere nel candore
delle tue pupille.
Sgranata nell’aguzzo delle lettere
ammiccavo i tuoi baci nell’impazienza
di ditirambi inconcepibili.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Fiore di padre"
Prologo
Dal cielo delle
tue mani alle mie
un fiore d’erba
azzurro sotto il sole
hai messo per caso
a sbocciare per
altre generazioni.
1
Hai attraversato
il tempo in auto e
sei venuta a dare
il senso del latte
al figlio diciottenne,
amato e non voluto
nella magia duale e
2
nella chiostra
prealbare nel movimento
di gioia dello specchio
la tua fotografia
ad entrarmi per gioco
negli occhi e
il jet che ti ha
portato nel candore
del cappotto l’anima
di vetro nel fondersi
della notte con la
visione dei pini
piantati nel primo
‘900 in Villa
Comunale e
3
qui si respira aria di
trasparenza degli occhi
incanto di sorgente
dai tuoi fianchi
di ragazza nel tendere
alla via serale e
una scala per salire alle
cose della natura è rimasta
nelle durate, incantesimo tra
i nostri genitori e i nostri
figli e sei partita per altre
navigazioni su internet
e sul bordo del Mediterraneo e
4
oltre lo squillo del
telefono e la lettera alla
portineria arrivata
o nel nuovo diario,
per accedere al luogo
dove eravamo venuti
con il bambino quando
aveva cinque anni e
ora è la stagione delle
spighe e il figlio ha
18 anni, la forza
trasparente dell’aria
nell’accadere di ore
al mio polso sottile e
a stringere la giovinezza
a respirare la brezza
di un luglio dove tutto
è fermo anche del sole
la lamina, il dischetto
che vedi alle diciannove
dall’oasi del Parco
Virgiliano e poi
la forza nelle gambe
che vengono da me
se sei l’icona a
scendere nella camera
della mente e nella
stanza fino a
di leggerezza porti
altri.
*
Raffaele Piazza

giovedì 30 giugno 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA


**Edith Dzieduszycka, Frattaglie, AltrEdizioni Casa Editrice, 2022
Libro imprevisto, nel senso di sorprendente, questo di E. Dzieduszycka, in quanto gioca sullo straniamento e la devianza. In primis dei generi letterari così come acutamente rileva Luciana Gravina nella prefazione in quanto «scelta consapevole di devianza lessemica, oltre che semantica, la qualcosa è precipua del codice poetico». E sembra che qui la poetessa voglia divertirsi con una scrittura paradossale e ammaliante, allestendo un prezioso tessuto testuale in bilico tra il poetico, l’ironico, l’aforismatico, l’acutezza barocca insieme al récit e ad una idea (forse impraticabile) di modello narrativo. Allora il racconto sfuma nelle allusioni, nell’ aneddoto sarcastico di un osservatore disilluso che giudica da lontane distanze. E il lettore precipita nelle frattaglie (non casuale è il referente biologico) delle cose e dei casi umani in un vortice di immagini e analogie.
Un atlante minimo delle personalità e delle debolezze: dall’ “eroe a mano armata” del primo testo, il vate grandeur in ritratto caricaturale, alla Dignità, virtù fuori moda e obsoleta ormai: «Così spennalizzata, anzi sdignitizzata, piano piano spennata, pura malignità, peggio malvagità, nessuno più capiva, la Dignità chi fosse Comunque nel frangente a nessuno importava...»
Quasi una moderna raccolta di cammei sull’impronta dei moralisti classici, questi schizzi della Dzieduszycka, che nella brevità di poche righe condensano un carattere, un’inclinazione, un vizio con una lingua intensamente espressionista. Tra le armi retoriche attualizzate per colpire i conformismi e la decadenza sociale dei nostri tempi l’ironia e il grottesco. Ma ancor di più l’autrice vira il discorso in un senso che la retorica classica avrebbe definito ‘asiano’: manieristico, disarmonizzante e moderno. Giochi di parole, cadenze surrealiste, uso delle Phantasiai, trasfigurazioni e aggregazioni di visioni: «Così fummo gettati, vegetariani vivi, nella caldaia accesa, e d’aglio e rosmarino farciti e rosolati».
Soprattutto le enumerazioni dotte e fantasiose, gli accostamenti improbabili in un gioco di immagini morbose e grottesche: «Ferine le parole appena risputate sul gozzo d’un abisso, carburante filoso, bava di scarafaggi, ortica, lance e frecce, coratelle di ragni, esche glicemiche...». Bisogna ricordare che la parola latina ingenium ha il significato di ‘dote dell’invenzione spiritosa’, perché collegando il dissimile genera stupore. In questi testi l’ingegno e l’acutezza dell’autrice rendono visibile la prospettiva di un mondo rovesciato, di una contemporaneità per molti versi inafferrabile, oscura, dominata da forze autodistruttive. Le sei malattie dello spirito contemporaneo di cui ci parla il filosofo rumeno Costantin Noica sono assommate in questi “Scherzi” filosofico-musicali che rappresentano la precarietà dell’essere, la vita e le sue contraddizioni. L’autrice pare divertirsi molto a scrivere certe distorte visioni o certi giocosi illusionismi riuscendo ad illuminare a giorno un esistenziale che ci comprende e riguarda.
Non è un caso che la raccolta venga introdotta da una sorta di calligramma, e cioè il disegno di alcune lettere dell’alfabeto, le sole consonanti del titolo, (eliminate le vocali come nella lingua sacra ebraica) con piccoli ornamenti simbolici. A sottolineare che il valore della lettera e della parola, (e qui di un titolo che sigla il discorso), inizia già dal segno grafico. E l’avviso all’incauto lettore che varca la pagina è già una promessa di delizie come quelle di un quadro di Hieronymus Bosch: «Entrate con cautela nell’arena addobbata di stracci sanguinanti corde catene mazze impalpabili virus ogni tanto fermando i vostri cauti passi per chiedervi dubbiosi: è prosa poesia è sogno pandemia?»
(Letizia Leone)
*
da "RUBRICA LIBRI RICEVUTI"
Edith Dzieduszycka, Un’altra pelle, Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2022
Dal suo lungo percorso poetico, letterario e artistico Edith Dzieduszycka torna alla forma giapponese dell’Haiku, già sperimentata in passato (Haikuore – genesi, 2017) stazione quasi inevitabile per chi voglia collocare la sua scrittura in una nuova posizione di misura versale che crea una distanza con la tradizione del verso alessandrino o dell’endecasillabo, verso principe della tradizione poetica italiana, che Ungaretti conteggiava nella misura esatta di un respiro. La poetessa stessa chiarisce la sua attrazione per tale componimento: «il piccolo grumo di parole, quelle diciassette sillabe, cinque – sette - cinque, che ho già definito “angusta gabbia”, un blocco compatto e senza sbavature, un concentrato che costringe ogni volta a brevità ed essenzialità». L’Haiku risponde ad una esigenza di concentrazione semantica e linguistica tanto che scusandosi anticipatamente per aver deragliato dalla regola aurea di composizione orientale, la Dzieduszycka chiude il libro con una sorta di dialogo erotico ‘Sotto la brace’ dove è forte l’eco delle poesie di ‘L’immobile volo’, (Progetto Cultura, 2020). Nella sua dotta introduzione Giuseppe Gallo ci rammenta l’originarietà del gesto sacrale della scrittura giapponese nello spazio deificato del giardino zen, per poi analizzare lo scarto da tale modello della poetessa francese: «Da una parte sa che sta utilizzando gli haiku non per ciò che questi sono all’interno della tradizione culturale dell’estetica giapponese, ma per ciò che questa forma poetica le può permettere...In effetti la sua attenzione intellettuale e la sua creatività cercavano una struttura che potesse scalfire la prosopopea della versificazione lineare francese e italiana per costringere se stessa alla “brevità” e alla “essenzialità”. È il famoso “risparmio verbale” di cui parlava Zanzotto.» Questa perfezione formale permette alla poetessa di riprendere possesso di un universo naturale e creaturale abbondantemente esplorato dalla tradizione ma qui investito di una nuova aura, di un’altra pelle, lontano dagli stereotipi: a casa nostra / formiche scarafaggi / non li vogliamo.
(Letizia Leone)

martedì 28 giugno 2022

RIVISTA = MALPELO


E in distribuzione il numero 5 della rivista Malpelo (bimestrale di letteratura) giugno 2022.
Diretta da Demetrio Salvi e con la redazione sezione poesia di Bernardo Rossi
Un fascicolo ricchissimo dedicato alle "Streghe" che offre lavori in prosa di notevole interesse e lavori in poesia armoniosamente tratteggiati.
Hanno collaborato per la prosa Giovanni Perfetto, Maria Varricchio, Mario Cataluddi, Carlo Prozzo, Elisa Bondavalli, Maria Cevoli, Bruno Schiavoni, Giuliano Tomarchio, Bruno Billwiller, Renato Bonanni, Giancarlo Brancale, Federico Cauano, Anna Grazia Cervone, Maurizio de Magistris, Demetrio Salvi, Antonio Avossa, Andrea De Vinco, Francesca Erriu Di Tucci, Raffaele Acunzo, Fabrizio Battisti. I poeti Antonio Spagnuolo, Vera D'Atri, Lina Sanniti, Marilia Aricò, Veronica Pellegrini, Rosaria Antonia Miele, Marika Vitale,Costanzo Ioni, Giovanni Ariola, Giuseppe Vetromile, Peppe Bettoliere, Rodolfo Granafei, Nicola Maddalena, Enrico Fagnano, Sebastiano Diciassette, Flavia Cidonio, Bernardo Rossi.

sabato 25 giugno 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROSA SORDA


**ROSA SORDA, “TRA LE PIEGHE DEL SILENZIO”, ATB EDIZIONI, TORINO, 2022 - PAGINE 80 - 16,00 €
PREFAZIONE DI MARIA EROVERETI
Il suggestivo titolo della raccolta poetica di Rosa Sorda, “Tra le pieghe del silenzio”, ben esprime lo spirito dei componimenti che la costituiscono, alcuni dei quali già apparsi in una pubblicazione del 2000: In un punto della mente.
Sin dalle prime poesie emerge l’urgenza di Rosa di abbandonarsi all’espansione del proprio mondo interiore e nello stesso tempo l’insofferenza per le incombenze quotidiane che allontanano da quell’io più profondo che solo sostiene e salva dal caos della precarietà: Il fluire / ci è interdetto / l'attimo sospeso / ci sfugge, / strappati / ad una più sottile dimensione / ci dibattiamo /nella quotidianità. Nonostante i componimenti della silloge abbiano visto la luce nell’arco di molti anni, il rifiuto della routine traspare anche dai versi più recenti e gli impegni che scandiscono la giornata diventano le sbarre di una gabbia che impedisce l’evasione verso dimensioni più rarefatte: Su di un foglietto, appunti / per la mia giornata… / conti da rifare… O ancora, in un’altra poesia: Sugli scaffali libri / da ordinare… / Con buona lena / mi metto a lavorare, / ma poi mi arrendo / incerta e confusa… / Non so cosa gettare, / cosa conservare… / è solo apparenza, / senza consistenza… Ma la ricerca di risposte che diano un senso all’esistere, la ricerca di un punto / che tutto unisce, è vana perché non ci sono appigli …in tutto ciò che esiste / manca il punto fermo / che dia l’orientamento. Tuttavia alla poetessa non interessa un mondo / di rassicuranti certezze / delimitato / da ben chiari confini poiché sente che in tralice / tra fenditure, / si svelano inusitate / connessioni del reale… che consentono di cogliere, oltre l’ordine delle cose, altre possibilità / di esistenza / tra le pieghe / dell'apparenza. La precarietà quindi diventa più accettabile nonostante sia l’unica certezza del nostro vivere ma non frena la ricerca di un senso all’esistere.
Con un lessico discorsivo che rifugge dai toni aulici, in versi da cui affiora una malinconica solitudine di fronte ai misteri della nostra fragile realtà, pur accogliendo serenamente la propria condizione, mitigata dall’inclinazione meditativa, Rosa non smette d’interrogarsi: il nostro tempo è limitato? / oppure è eterno stato? // Per sempre, forse, siamo / e non lo sappiamo. E si chiede ancora se la realtà più vera, quella che dà spessore alla nostra essenza, sia da cercarsi nella vita vissuta, in quella quotidianità tanto ricusata, oppure nella mente, nel profondo di se stessi.
Quando però i vincoli quotidiani si allentano …sospeso il pensiero / siamo parte dell’Essere / e in esso / trova pace l’esistere. La poetessa ritrova allora la verità nella bellezza della Natura, nella luce che sprofonda all’orizzonte di un mare immenso e solitario, nei viola lampeggianti delle nubi, negli spazi / grandi / e soli / nel silenzio / sospeso / dei tramonti / in un punto / indefinito / della mente dove il pensiero si ferma e ci si può raccogliere ed espandere all’interno del proprio mondo interiore.
Numerosi sono i componimenti che traggono ispirazione dagli eventi naturali: lo scorrere delle stagioni, la malinconia di un pomeriggio invernale, il vibrare dei sensi in una sera di primavera. A volte la natura provoca un senso di trepidazione, come una notte di luna inquieta in cui la vastità del silenzio trasmette una sensazione quasi allucinante, più spesso invece le bellezze naturali avviluppano coi propri profumi e la preziosità dei propri colori: Mi avvolgo / voluttuosa / in scialli dorati di sole e infondono un senso di leggerezza e di smisurata felicità: Danzo / da sola / in questa festa assolata di luce. La natura per la poetessa è dunque emancipazione dal quotidiano e maggiore consapevolezza di esistere.
La raccolta si divide in tre sezioni che corrispondono ai diversi periodi in cui videro la luce i componimenti, ma la differenza tra esse non è rilevante, non cessano gli interrogativi di Rosa che, se nelle prime composizioni era alla ricerca di un senso dell’esistenza, nella sezione “Tra prismatici spazi” s’interroga sulla fine della vita: “Come finirà la nostra corsa?”, sulla sua eventuale continuità in un altrove imperscrutabile: Mi dite / che la morte è un passaggio / un cambiamento di stato / che la vita continua… // Ma potrò ancora pensare? / indagare, dubitare / se pensabile è il Nulla… // …Nel silenzio sospesa / in concentrato punto / di dilatata mente.
La tensione di Rosa verso il mistero dell’infinito si rivela anche in molti dei dipinti accostati ai componimenti poetici: templi del silenzio, architetture in cui lo spirito si allarga finalmente staccato dalla realtà quotidiana e assurge alla dimensione più elevata a cui l’artista aspira per appagare il proprio bisogno di espansione e trascendenza: Tra le pieghe / del silenzio // ascolto // il battito / impercettibile / dell’Eternità.
*
MARIA EROVERETI

martedì 21 giugno 2022

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**A Pierpaolo Pasolini**
Vedi, Pierpaolo, a Ostia è il
nulla, una culla di pensieri
sciama nel Terzo Millennio
eri felice, Pierpaolo? Saresti
vivo in questo postmoderno
senza usignoli senza la mano
e la manna dell’innocenza
a tessere testi per Garzanti
e sul Decamerone
mirabili pellicole.
Poesia in forma di rosa
un attimo un barlume,
l’esatta verginità morale del tuo
esistere eri l’angelo del nulla
sorridevi in questo ti differenzi,
da Pavese, tu, profeta sanguato dei giorni
e cosa diresti vegliardo nel 2021?
Pierpaolo angelo
tra penna e cinepresa, Corriere
e ragazzi di borgata, privata
felicità nella diversità eri felice?
Ceste di mele di fortuna
ti donerei questi versi
piango come chi crede nell’arte tua
le ceneri tue insieme a quelle di Gramsci
a vedere nel fondo della Storia
un mistico furore di generazioni
senza passato Pierpaolo
oltre la vita e la morte
ai blocchi di partenza e sono morti
Penna e Bellezza e Moravia.
Pierpaolo, in quel chiaroscuro
aurorale che dà barlumi per esatta
coincidenza era il 1975 il. giorno
dell’infanzia e mia nonna disse
che eri morto, sovrana innocenza
penna nel quaderno di me stesso
a non sapere come nascono i figli.
*
RAFFAELE PIAZZA

domenica 19 giugno 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = RICCARDO MAZZAMUTO


**Riccardo Mazzamuto: “Tredici giorni al rifugio”- Ed. Eretica – 2022- pag. 62- € 14,00
Quasi attenta cronaca tutte le poesie hanno l’articolazione necessaria che fa riemergere con stile corretto le identità specifiche e l’universo liquido della comunità del borgo Castelnuovo in provincia di Livorno, tra gli anni 1943 1945 , nel fragore che la seconda guerra spiegava senza tregua. Dallo sfollamento alle SS , dal rifugio alle minacce di morte, dalle candele, dal lume a petrolio all’abbattimento del campanile, alla carestia, all’arrivo degli americani, alla libertà.
Un bollettino testimonianza che riaccende ricordi “mantenendo le cronologie e gli episodi del racconto con nomi e fatti realmente esistiti”.
Riccardo Mazzamuto, nel suo lavoro di scelta della parola, riesce con garbo e policromia a realizzare un vero proprio poemetto, in una tensione continua che approda ad un risultato di rara originalità, in una sorta di allegoria della vitalità autentica per un microcosmo semplice, pronto ad accogliere la calda ed inconfondibile umanità di chi viene vertiginosamente traghettato nella disgrazia di un conflitto.
Qui gli episodi si susseguono con ritmo serrato e la scrittura piana e determinata ricama esplosioni diverse, nel flusso del tempo che apre impressioni e ricordi di persone divenute protagoniste del fato.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 18 giugno 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCO CIARELLI


**Franco Ciarelli: “Tutti hanno un sogno” – Ed. nuovagutemberg – 2022 – pag. 118 - € 12,00-
Sette capitoli ben distinti, ma ben vincolati alla vertigine del sogno, che per ciascuna figura rinnova le impreviste dimensioni dell’universale, non solo nella nostalgia del tempo ma anche nelle sfumature che tratteggiano il sonno.
È il canto privilegiato di alcuni mondi intimi, proiettato in un quotidiano esprimersi tipico della realtà che intreccia lo svolgersi delle illuminazioni.
Zi Ntonie, Il beduino del deserto, Il pastore mongolo, Il contadino pastore, La pescatrice Maria, Il pescatore con la conchiglia, Il contadino pescatore, questi i sette personaggi che si abbandonano al sogno. Uno tra i desideri inespressi di rimanere immutato, piange e prega innanzi ad un lumino votivo, altro viaggia di continuo in un paesaggio scolpito dal vento, o è il veterano dell’armata rossa che vede ancora le pellicole della guerra, e ancora il contadino che esce all’alba con il gregge di pecore e capre e coltiva grani antichi, o la Maria che va per mare a pesca anche nelle notti senza luna, e ancora un altro “lo chiamavano Tritone/ era un bell’uomo/ spesso col volto corrucciato”, e ancora il contadino pescatore venuto da lontano, timoroso dell’acqua, trova l’amore.
Quadretti ben intagliati e scanditi con l’accortezza dei versi dove non c’è voce polemica ma il ricamo policromatico di un vivere sereno e delicatamente sorpreso.
Sui sani principi e su valori veri si imprimono versi duttili, impressi di volta in volta con quella forza adamantina che diviene immediato canto.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 16 giugno 2022

POESIA = FRANCESCA LO BUE


La poesia di Francesca Lo Bue
Prof. Riccardo Campa
La sua poesia si distingue per una raffinata veste stilistica in un compendio di allusioni e di suggestioni estraneo a qualsiasi discorso logico, preferendo costruzioni complesse e oscure di immagini e di analogie. E' un'ulteriore fase dell'esperienza lirica del frammento che si approssima, nelle testimonianza contemporanee, all'ermetismo, suffragata da chiari intenti esplicativi dell'inquietudine contemporanea.
E' il cuaderno del destierro, è un memoriale risolto in una favola dello spazio abitato dalle stimmate dell'atavismo ancestrale. La lingua perpetua nelle immagini dissociate dall'immaginazione, la carsica intensità dell'esilio involontario, nel quale si perpetuano le angosciose perlustrazioni dell'intensità istintiva e immemoriale.
L'essere in più luoghi, predittivi della traversata, è una contingenza che soltanto la parola riesce a decifrare. Diverse modulazioni e variazioni dei registri espressivi connotano le forme poetiche mediante gli aforismi, gli epigrammi, la reiterazione e la brevità.
L'intemperanza esistenziale si esplica nella naturalezza sensuale e animica. L'artificio verbale consente di intravedere la geografia sentimentale di un'esperienza tumefatta dall'inganno. Le complesse relazioni che la poesia instaura con i registri espressivi, si estendono dallo sconcerto all'elogio.
Un esteso poema frammentario trascende le implicazioni riflessivi, parti della propensione dell'essere nella sua rorida possibilità espressiva.
**
*"Il libro oscuro"
Il Tuo libro è oscuro come il sole meridiano,
come il raggio di stelle notturne.
Dove mi porteranno le ali del Libro?
Tra le vie impietrate del foro,
nella bianchezza del Tuo volto,
quando il giorno ci saluta.
Fulge l’anima dei giorni nel Tuo sedile ancestrale.
Grazie, Padre dalla lontananza;
da te caddero gocce di sillabe e lettere,
il libro oscuro della Poesia.
Con il libro della Conoscenza andrò per strade impervie
nella notte,
alla dimora dove ardono i ceppi del focolare.
*
"El libro oscuro"
Tu libro es oscuro como el sol meridiano,
como el rayo de las estrellas nocturnas.
¿Dónde me llevarán sus alas?
Entre las plazas hostiles del foro,
a la blancura de Tu rostro,
cuando el día nos saluda.
Fulge el alma de los días en Tu asiento ancestral.
Gracias, Padre de la lejanía,
de ti caen gotas de sílabas y letras,
el libro oscuro de la Poesía.
Con el libro del conocimiento iré por sendas escarpadas,
en la noche,
a la morada donde arden las ascuas del hogar.
*
FRANCESCA LO BUE - da "Itinerari" ed. Dant Alighieri 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA


*Raffaele Piazza: “Nel delta della vita” – Ed. Miano – 2022- pag. 64 - € 15,00
La poesia spesso è simile a quegli acquerelli che distendono con sobrietà e policromia colori variegati, accostati di volta in volta all’imprevedibile guizzo del colpo di sferza, che più volte diviene contraccolpo del linguaggio comune e riflesso del non dicibile, per incatenare pensieri e visioni che riportano al profondo interrogativo del sub conscio.
Così Raffaele Piazza ricuce e ricama versi imbastendoli ad una sospensione culturale che a ben riflettere diviene credibile anche nell’effimero e nel solamente accennato. Sono sospensioni che lasciano l’eco rimbalzare nella pagina, legandolo al destino ora esplicito ora implicito di una sublime dilatazione della parola, quasi tentativo di un ars retorica che diviene metafora ad ogni passo. Piuttosto che semplificarsi la scrittura di Piazza si carica di intervalli fulminanti, in distinzioni forzatamente allegoriche, di epifanie approssimate, di incursioni memoriali, di sussulti a testimonianza, nel disegno che diviene infine acutezza estrema e che rischia di annullare il dopo di ogni misura espressiva.
Due figure femminili compaiono decisamente concrete, Mirta e Selene, in un abbagliante tocco volumetrico, che disegna ricordi e passioni in una frattura troppo netta, in un incessante riproporsi in luci diverse, tra la testimonianza del diario e l’isolamento dell’assenza-passato.
Qui la fenomenologia ha componenti nominali e creative che determinano la sorte stessa della poesia, celebrando ancora la favola sensuale e disperata di un rapporto amoroso ritagliato esclusivamente sulle occasioni dell’illusione.
Non deludono in questa raccolta i tentativi profondamente motivati della preghiera. Una preghiera aggettante la confessione nell’assurda opposizione dell’esistenza quotidiana.
Ben riuscite quindi una strenua speculazione del visibile legata alla sua formazione fondamentalmente realista come coniugazione immediata ed un articolarsi verso profondità inconsuete che assumono soltanto valenze simboliche.
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ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 14 giugno 2022

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA TERESA LIUZZO


**Maria Teresa Liuzzo – Danza la notte nelle tue pupille--A.G.A, R. Editrice – Reggio Calabria – 2022 – pag. 121
Maria Teresa Liuzzo, l’autrice del poema d’amore che prendiamo in considerazione in questa sede, è nata a Saline di Montebello e risiede a Reggio Calabria (Italia). È presidente dell’Associazione Lirico-Drammatica “P. Benintende”, giornalista, editore, Direttore Responsabile Rivista Letteraria “Le Muse”, scrittrice, Dr. in psicologia, Leibnitz University Santa Fe, New Messico, USA, prof. filosofia e lettere moderne, USA, corrispondente de: “Il ponte italo – americano” – USA, Nuova Corvina, Europa (Hunedoara).
"Danza la notte nelle tue pupille" presenta una postfazione di Mauro Di Castelli intitolata “Mio libro mia sfera” LA GALASSIA INNAMORATA che per le sue dimensioni notevolissime può essere considerata un vero e proprio saggio esauriente e ricco di acribia corredato da moltissime citazioni.
Il volume non è scandito e per la sua unitarietà contenutistica, formale, stilistica e semantica potrebbe essere considerato un poemetto.
Ritroviamo un continuum tra i motivi ispiratori di questo libro di poesia e quelli precedenti della Liuzzo come per esempio Miosòtide del 2009. Quanto suddetto si rivela nella vena neolirica ed elegiaca di questa scrittura permeata da un afflato, una stabile tensione per l’amore che è sia personale per l’amato, sia cosmico per una natura interiorizzata e introiettata nell’anima della poetessa, sia amore mistico, con esiti nello stesso tempo teneri e numinosi, luminosi e umbratili sempre caratterizzati da una vaga e splendida bellezza.
Ma sotteso a quanto suddetto c’è un discorso profondissimo un livello densissimo intellettualisticamente che si evince nel libro che è frutto dell’avvertita e straordinaria coscienza letteraria dell’autrice che viene decriptata magistralmente dallo stesso postfatore nella sua complessità. Già il titolo della raccolta pare evocare qualcosa di magico e misterioso nell’essere detta con urgenza la notte, metafora e simbolo delle tenebre ma che per altri modi porta consiglio e riposo per il corpo e l’anima. Originale e affascinante l’immagine di una notte danzante nelle pupille del tu al quale l’autrice si rivolge che presumibilmente è l’amato. Come scrive il critico la metafora luzziana interessata alla poetica ha non di rado un carattere teoretico e dischiude le sue immagini (come quella naturale della fulgida rosa in un giardino fiorente) trasformandole, dal mondo della natura al mondo dello spirito senza soluzione di continuità. Del resto a questo discorso s’intona anche l’immagine della copertina nella quale ritroviamo il dipinto di Waterhouse del 1908 intitolato Lo spirito della rosa del 1908 che raffigura una donna nell’atto di annusare proprio una rosa. Del resto la rosa cresce negli infiniti giardini della poesia e diviene spesso simbolo dell’amore e della vita per molti poeti anche del passato. In bilico tra gioia e dolore la poetica della Liuzzo e la natura ha un ruolo importante a fare da sfondo ai sentimenti.
La maggior parte delle poesie appartiene al genere dell’haiku praticato magistralmente dalla poetessa e scrittrice.
Un tono di sospensione e di mistero pare prevalere in atmosfere di onirismo purgatoriale sempre molto evocative.
A volte si ritrova il tema della scrittura nella scrittura che diviene fatto anche etico quando Maria Teresa afferma con urgenza che scrive perché la stagione glielo impone e l’anima lo richiede e che la libertà del verso pretende d’essere cantata. L’ordine del discorso si sdipana tra accensioni e spegnimenti subitanei che hanno una forza magica e ammaliante.
E il tema mistico si rivela quando viene detto nel canto sempre raffinato e ben cesellato che l’anima è libro fremente perfezione oltre la scrittura e quando si parla di musica degli angeli o quando rivolgendosi ad un tu del quale ogni rifermento resta taciuto la Liuzzo gli dice che ascolta la voce del Divino e che lo spirito sposa la Parola nell’inverarsi d’immagini molto suggestive che sgorgano le una dalle altre sempre in maniera alta e sublime. Come scrive D’Castelli la poesia di Maria Teresa parla sempre in modo nuovo e potente ma esige una duttile preparazione, Infatti si deve saper invertire il flusso delle parole di tutti i giorni e trasformare le parole in emergenze di luce. La galassia innamorata, sottotitolo che dà D’Castelli alla poderosa postfazione, ci fa intendere l’idea di un amore cosmico che, poiché si nomina l’immensità potrebbe essere amore anche per Dio e lo stesso amore per Dio come hanno scritto alcuni filosofi può essere anche interessato. Se l’innamoramento è un attimo di grazia fugace, un incontrarsi negli occhi dell’amato, l’amore stesso è il motore, la casa scatenante e fondante della poetica e del poiein della Liuzzo. La densità metaforica e sinestesica oltre che semantica ha un ruolo importante e comunque i versi sono permeati da leggerezza, leggibilità e chiarezza sottese ad una fortissima linearità dell’incanto. Anche una natura fatta di epifanie primeve di gemme, di fiori e frutti detti magicamente con urgenza emoziona il lettore e la poesia nell’articolarsi dei versi assume toni magici e tutto è permeato da un vibrare dell’anima che si traduce in versi icastici, armonici e ben risolti a livello stilistico e formale. Notiamo una fortissima, abissale differenza tra la produzione in prosa e quella in versi della Liuzzo. Infatti mentre i libri di poesia dell’autrice sono idilliaci e ottimistici nel cantare un inno rassicurante alla vita e sono un’emanazione del bene anche se c’è il tema dell’angustia, insomma la gioia e il dolore dell’esistere, nei romanzi predomina il tema del male che si svela con storie nelle quali comunque l’eroina Mary tra innumerevoli traversie si salva sempre con l’aiuto della poesia e dell’arte, dell’angelo Raf e di Dio stesso che come scrive la Liuzzo Mary porta al collo. Se un lettore qualsiasi leggesse la poesia e la prosa della Liuzzo per puro caso stenterebbe a credere che sono opera della stessa letterata per l’impronta sempre sublime ma diversissima con la quale la Liuzzo si esprime nei due generi. Ma c’è un comune denominatore tra le due espressioni letterarie ed è quello della vivissima e profondissima e poliedrica intelligenza della Liuzzo che si traduce in meravigliosa affabulazione nella prosa e in scintillante elaborazione nella poesia. Inoltre va messa in luce la grandissima originalità della produzione in toto dell’autrice che costituisce un vero unicum. Anche il sogno qui si trasforma in linfa vitale anche se non ne conosciamo i contenuti.
Inoltre serpeggia sempre il tema della reverie, del sogno ad occhi aperti che dà bellezza alle pagine e rende l’ordine del discorso oltre il limite del possibile nella sua perfezione. Una verginità morale trapela dalle poesie e anche dai romanzi ma il lettore intende che chi scrive conosce bene la vita e le sue regole oltre a conoscere il bene e il male. Se in poesia tutto è presunto dagli haiku traspare massimamente questo assunto nel crearsi una fortissima dose d’ipersegno che deborda dalle magiche poesie. L’io-poetante pare interanimarsi con la natura elegiaca che l’avvolge e anche l’uomo è natura e la natura è superiore all’uomo. Nel volume è presente il tema anche di un dolce e pacato erotismo quando la poetessa si rivolge al tu e tutto è pervaso da stupore il discorso e le parole sembrano danzare come nel titolo della raccolta stessa.
Se la danza stessa è arte qui trattandosi di poesia si ha la sensazione attraverso le parole dette con urgenza sempre raffinate e bel cesellate che tutto sia pervaso da una luce selenica e siderea pulsante per un gioco di natura e tutto è armonico nello svelarsi del sentiero dell’anima dove l’io poetante s’incammina trepido e veloce danzante anche lui in una danza panica. E del resto trapela nell’anima del lettore il desiderio di una fusione con la natura come un tempio attico costruito su una collina.
Maria Teresa Liuzzo rimbaudianamente dimostra che il vero poeta è un veggente e forse aveva ragione Maria Luisa Spaziani quando affermava che la poesia è la forma più alta di scrittura.
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Raffaele Piazza