martedì 28 aprile 2026

POESIA = ROSSANA NICOTRA

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I
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Se potessimo scendere
gradino dopo gradino
nella valle madre e stare dentro
la roccia che veste il vulcano e non si scioglie
la roccia più scura e perversa nell'affondo
lasciarsi incagliare e così
perdere ad ogni mossa
arrendersi all'abbondanza che ci vive.
-
Si sta. Ci si osserva lungamente
in segreto le formiche lavorano
con i resti dei biscotti, bevendo il tè.
-
Con il fuoco dei berberi
prepari un pasto caldo
per i giorni dei morti.
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II
-
Riconoscersi casa e subito perdersi
in figure scomposte senza asilo.
È un taglio obliquo. Un repulisti. Ricucire
attraverso e senza asciugare l'essudato.
-
Il sangue com'era, prima di farsi umano.
****
III
-
Finché le pareti non cedono per un sisma
tu parlami.
Parlami di quando era un andare di note
in jazz e flamenco
un crescendo di notti spose. Parlami
di quanto è insensato dire poco
a chi col dito non tiene il segno, a chi scrive
fuori dai bordi. Parlami dell'acqua
in cui abbiamo immerso
le foglie secche di alloro
– bevila di nuovo, battèzzati –
di quando si sentiva il timbro del Muezzin
-
il bando del venditore di origano.
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ROSSANA NICOTRA

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