SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONELLA CAGGIANO
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ANTONELLA CAGGIANO==”Diecimila anni” – Ed. Moretti / Vitali – 2026. Pag. 104 - € 10,00
Immergersi tra le sillabe di queste poesie è come essere delicatamente accarezzati da un tocco di ali di farfalle, tutte dotate di un candido potere che riesce a levigare fantasie e a ricamare memorie. Un universo personale diventa linfa del mondo, dilatazione del quotidiano, sintesi del mito e delle illusioni.
Nell’eleganza di uno stile misurato e volto ai tessuti della discrezione improvvisamente appaiono anche fulminazioni incisive, spesso inquiete e tremanti, incisive per allusioni e sguardi che si mescolano all’imprevisto o alle ondulazioni della memoria.
Mi piace rileggere questa poesia:
“tornerai come torna la sera
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale
Tornerai come torna la valle
col tremore negli occhi dell’estate
rossi papaveri e gerani e ortensie
giardini cantano viole gravide
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale
Tornerai come il giugno dei ragazzi
e porterai il vento
in tutte le strade che ballano
con le voci delle madri a cena
gli sbuffi delle tende speziate
con tutti i baci che rimbombano
e nella testa batte batte sordo
il battito del cuore ostinato
nel ritmo caparbio delle cicale.”
Essa si costruisce intorno a una parola-chiave, «tornerai», ripetuta come una promessa, un’invocazione e insieme un tentativo di resistenza all’assenza. Non viene precisato chi sia il destinatario di questo ritorno: una persona amata, una stagione, un tempo della vita, forse addirittura una felicità perduta. Proprio questa indeterminatezza permette al testo di trasformare un’esperienza privata in una condizione più universale: ciò che è scomparso viene continuamente richiamato attraverso le immagini della natura e della memoria.
Il ritorno viene dapprima assimilato alla sera, poi alla valle, infine al giugno dei ragazzi. Tre figure temporali e spaziali che appartengono a una memoria profondamente sensoriale. La sera è il momento del raccoglimento e dell'attesa; la valle richiama uno spazio originario, quasi edenico, nel quale l'estate si manifesta attraverso «rossi papaveri», «gerani» e «ortensie»; giugno, invece, introduce la dimensione della giovinezza, dei ragazzi, delle strade percorse dal vento e dalle voci familiari.
Il cuore «batte batte sordo», quasi ossessivamente, opponendo la propria ostinazione al trascorrere del tempo.
La ripetizione della strofa centrale funziona allora come un vero ritornello mnemonico. «Con tutti i baci che rimbombano / e nella testa batte batte sordo...» ritorna tre volte, quasi a imitare il battito cardiaco e il frinire incessante delle cicale. La poesia assume così una struttura circolare: il desiderio del ritorno viene pronunciato, la memoria lo alimenta, e il ritornello riconduce ancora al punto di partenza. Non è un ritorno reale, dunque, ma il tentativo della parola di rendere nuovamente presente ciò che il tempo ha sottratto.Il vero protagonista del testo è quindi il tempo, ma un tempo che la poesia tenta ostinatamente di contraddire. Il futuro del verbo «tornerai» contiene la speranza; le immagini dell'estate appartengono alla memoria; il presente del cuore e delle cicale mantiene aperta la ferita. La poesia nasce precisamente da questa tensione fra ciò che non c'è più e ciò che la parola continua a promettere.
La scrittura di Antonella Caggiano possiede una forte musicalità, sostenuta dalle ripetizioni, dalle allitterazioni e soprattutto dalle formule di angoscia, che trasferiscono “un sorriso monco sull’albero”, “Psiche ha raccolto le sue farfalle”, “Non sarà mai più estate a Gaza”, “I libri tessono viaggi in gusci”, “Urli di tradimento di chi sfida”, “Della croce il segreto degli occhi”, variazioni di ritmo e musicalità che accendono attenzione. Il lessico è volutamente semplice e figurativo, con una netta prevalenza di immagini naturali e domestiche.
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Antonio Spagnuolo



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