sabato 21 luglio 2018

RIVISTE = FERMENTI

FERMENTI --- Numero da collezione n. 247, anno XLVII (2018)

PERIODICO A CARATTERE CULTURALE, INFORMATIVO, D’ATTUALITÀ E COSTUME

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CONTEMPORANEA
7 di Velio Carratoni
LA CRITICA LETTERARIA OGGI IN ITALIA - Nona parte
13 Spazi critici tra Vittore Carpaccio e Agnolo Bronzino di Marcello Carlino
25 Il piacere della critica di Francesco Muzzioli
SAGGISTICA
35 Il mostro delicato
La Creatura del dottor Frankenstein e le sue buone letture
di Giuseppe Panella
43 Qualche considerazione sulle avanguardie letterarie e la questione della forma
di Piero Sanavio
53 Frammenti di una “forma” irrisolta: Petrolio tra allegoria e narrazione
di Emanuele Bucci
78 Kairós di Soviet poeti kom-futy vs la governance neocapitalistica di Antonino Contiliano
135 Voci per un alfabeto di Vincenzo Guarracino
144 Cnosso: reggia o necropoli? di Crescenzio Sangiglio
158 Le battaglie di Ada - Su Ada Gobetti di Sergio D’Amaro
159 Leo Longanesi, un italiano vero di S.D’A.
161 L’Italia migliore del ‘’Mondo’’ - Su Mario Pannunzio di S.D’A.
162 Una ricetta per la felicità? di S.D’A.
DIRITTO
164 La legge come disincanto della ragione di Alberto Artosi
MEMORIA
173 La notte delle indulgenze di Giovanni Baldaccini PARLAR FRANCO a cura di Gualtiero De Santi
177 Tempus desperandi ac loquendi in neo-volgare: Nevio Spadoni di G. D. S.
180 Giovanni ‘Zvaní’ Nadiani: «Invel ?» di G. D. S.
182 Sante Pedrelli, «raméing o piligròin» di G. D. S.
183 La Vita Dacant di Giovanni Tesio di Renato Pennisi
185 La città in versi. La poesia urbana di Renato Pennisi di Maria Gabriella Canfarelli
Fermenti  1
SOMMARIO
MUSICA
189 Invenzione e dissolvenza del tenore mozartiano di Bernardo Pieri
205 Se l’educazione musicale diventa una storia (e cambia la scuola italiana)
di Giulia Dettori Monna
RIEVOCAZIONI
207 Canto notturno di un lettore errante dell’ansia
Per Mario Lunetta
di Vincenzo Guarracino
208 Sul filo della forma rilucente
Per Maria De Lorenzo
di Marzio Pieri
POESIA
213 Pas à pas
di Giovanni Fontana
218 Fonemi
di Giovanni Fontana
221 Canto verde e altre liriche di Orio Rossetti a cura di Gualtiero De Santi
226 Armonie
di Antonio Spagnuolo
229 Entroltre
di Bruno Conte
231 Poesie
di Gianluca Di Stefano
238 Spigolature di Italo Scotti
242 Quintetto poetico
di Marco Palladini
248 Poesie
di Dario Pasero
253 Guevar goguEr e Er Giap: testi collettivi a cura di Antonino Contiliano
ARTE
261 “Commedia” immagini sul presente
Su Giorgio Chiesi. Con stralcio critico di Francesco Gallo Mazzeo
265 Su Gloria Bornancin
Con interventi di L. Gorini, R. Moroni, L. Cabutti, H. Duse Reich, G. Martinoli
269 Forme cablate
Su Massimo Savio. Con intervento di Vincenzo Guarracino
Fermenti  2
272 Il mondo trasognato di Beniamino Piantoni
Con intervento di Mario Rondi
276 E. Hopper: l’attimo senza tempo
di Giovanni Baldaccini
280 Jackson Pollock. La rabbia e l’azione di Gabriella Colletti
NARRATIVA
288 Ali del colore
di Flavio Ermini
301 La stiva: ricordi di lettura
di Giovanni Baldaccini
305 Racconti
di Bruno Conte
308 Il viaggio
di Gemma Forti
312 Racconti
di Mario Rondi (con illustrazioni di Sara Barbarino)
318 Il corallo e il gioiello
di Velio Carratoni
322 Prima della fine: soluzioni creative per il pensionamento di Antòn Pasterius
CINEMA
Effetto Notte
328 Quanto è cinematografico il pensiero di Marx
330 Chiamami col tuo nome / Call me by your name
333 La escuela de todos los mundos
335 Loro 1
336 Loro 2
342 Ermanno Olmi, il tempo non si è fermato a cura di Gualtiero De Santi
345 Un canto sull’innocenza
Su Silvano Agosti
di Michele Goni
TRADUZIONI
352 Tal Nitzán a cura di Rosalba Casetti e Graziella Sidoli
BIBLIO/CARAVAN
365 di Velio Carratoni
Su Carlo Calcagno, Storia della clitoride. Una biografia del piacere femminile; Roberto Gramiccia, Elogio della fragilità; Letteratura e psicanalisi, a cura di Daniela Marcheschi; Bruno Osimo, Breviario del rivoluzionario da giovane; Mario Quattrucci, Troppo cuore. L’ultima inchiesta di Maré; Don Backy, Io che miro il tondo; Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi.
Fermenti  3
Poesie d’amore e di terra; Lidia Sella, Strano virus il pensiero; Paolo Jachia, Claudio Baglioni. Un cantastorie dei giorni nostri (1967-2018); Victoria Acampo, Dialogo con Borges; Sandra Petrignani, La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg; Mauro Corona, Confessioni ultime. Una meditazione sulla vita, la natura, il silenzio, la libertà; Jean Talon, Incontri coi selvaggi; Monica Facchini, Spettacolo della morte e “tecniche del cordoglio” nel cinema degli anni Sessanta; Ri-tratti. Caleidoscopio di personaggi nel teatro di Luigi Pirandello, a cura di Dina Saponaro e Lucia Torsello
BIBLO/SOUND
385 di Gemma Forti
Su Vichi De Marchi, Roberta Fulci, Ragazze con i numeri; Amy Reed, Nowhere girls; Andre Dubus, Un’ultima inutile serata; Dora Albanese, La scordanza; Edward St. Aubyn, Via d’uscita; Silvia Salemi, La voce nel cassetto; Sylvia Plath, Il lamento della regina; Marcello Bettelli, Dopo
l’estate (La vita e la morte strette con benigna ragione); Raffaele Morelli, La vera cura sei tu
RECENSIONI
395 Rosato: letteratura dell’assenza di Gualtiero De Santi
397 Flavio Nicolini, “Cahiers intimes” in versi di G.D.S.
400 di Francesco Muzzioli
Su Marco Palladini, Stecca, mutismo e disperazione
403 di Vincenzo Guarracino
Su Adele Desideri, La figlia della memoria
405 di Sergio D’Amaro
Su Riccardo Gasperina Geroni, Il custode della soglia. Il sacro e le forme nell’opera di Carlo Levi; Carlo Ossola, Europa ritrovata. Geografie e miti del vecchio continente; Paolo Pombeni, Che cosa resta del ’68
409 di Enzo Rega
Su Antonio Spagnuolo, Canzoniere dell’assenza
412 Il diritto della nostalgia di raccontare i girasoli di Domenico Cara
Su Gabriella Colletti
414 Il vento della storia travolge anche le guerre di Francesco Piga
Su Sergio D’Amaro
416 di Beniamino Piantoni
Su Mario Rondi, 66 storielle
417 Su Passive perslustrazioni di Velio Carratoni Madori di corpi di Marcello Carlino
I segni stilistici del nulla nell’ultimo Velio Carratoni di Gualtiero De Santi Nota di Gianluca Di Stefano
PASTONE
a cura di Marzio Pieri
422 13. The last wagon
Interventi in “Fermenti” di e su Mario Lunetta
476 con una nota di Velio Carratoni
Fermenti  4
INSERTO FONDAZIONE PIAZZOLLA
POESIA
483 Lettera a Giorgio Caproni (inedito)
di Marino Piazzolla
RIPROPOSTE
485 Michele Dell’Aquila, Marino Piazzolla
Tra affetti e abbandoni
di Michele Dell’Aquila
SAGGISTICA
488 Pianeta Piazzolla
di Maria Lenti
RECENSIONI
490 Fluire nel sangue e muovere le mani e i piedi:
la poesia di Elena Schwarz
di Gualtiero De Santi
TEATRO
492 Hudèmata Actàbat - suite nera -
Partitura scenico-poetica in quattro movimenti di Marco Palladini dai testi di Marino Piazzolla.
Con note di regia.
di Marco Palladini
MANIFESTAZIONI
505 Presentazione “Recenti titoli del catalogo Fermenti” del 23 Novembre 2017
507 Presentazione Rivista “Fermenti” n. 246 del 14 Marzo 2018
509 Presentazioni Nel cristallo della stella Mizar di Elena Schwarz
510 Volumi pubblicati in collaborazione con la Fondazione Piazzolla
517 Audio e video pubblicati sul sito www.fondazionemarinopiazzolla.it
521 Note biografche

venerdì 20 luglio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la felicità estiva"

(Ho tanta voglia di fare l’amore
e non voglio restare incinta,
la prossima volta dobbiamo
stare più attenti) pensa ragazza
Alessia appoggiata all’azzurrità
grandiosa del 20 luglio del 2018.
Sottesa al dono di Giovanni
(d’argento un braccialetto)
(l’ha messo al polso sottile)
sorride ai gabbiani incielati
Alessia serena come una donna
(16 anni contati come semi).
Telefonerà lui tra poco e entrerò
nel segreto giardino della gioia
quello della villa di Mirta con
il pensiero e angeli nel panneggiare
candido di ali restituiranno
la felicità. Alessia si veste di fragola
e squilla il cellulare al Parco
Virgiliano (è lui!!! è lui!!! è lui!!!).
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALBERTO RIZZI

Alberto Rizzi : “Achtung banditen” – Ed. Yucanprint – 2018 – pagg. 48 - € 7,00 -
Poesia civile , poesia di prima linea , poesia per le Nuove Resistenze attraverso le pagine che scorrono veloci tra versi incisi nelle metafore e nelle colorazioni dell’illusione. Ogni evento ha il suo urlo , nel rincorrere senza tregua il dubbio che la società contemporanea intesse fra intrighi politici senza vergogna o impatti culturali senza decoro . Canto corale contro le immondizie delle leggi di mercato , contro i morsi dell’odio razziale , contro gli infingimenti di governi fatiscenti , contro le pugnalate che si incistano nelle memorie , contro l’impeccabile zavorra che ristagna nei rappresentanti di governo , contro i mancanti equilibri economici permeati sugli arrangiamenti di pochi potenti , contro l’oscurità culturale che opaca ogni parete di vetro. Il verso , sciolto da ogni vincolo ritmico , diviene a volte martellante, proprio per la necessità del dire ,e si offre nel mutamento incessante della meditazione , non certo casuale.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 17 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero - Masché tropiè bergamin-e espa---Streghe soldati pergamene e spade---
Ed. La Stòira – 2017 – pp. 46 - € 10,00
Testo complesso e composito a livello formale e contenutistico quello che prendiamo in considerazione in questa sede strutturato architettonicamente in modo a volte chiaro altre criptico.
Si respira, leggendo la maggior parte dei componimenti, un’atmosfera che sfiora l’epicità e una certa vena picaresca come si evince già attraverso il titolo dell’opera che per certi testi tocca anche il genere neo lirico.
Anche un tono di favola connota molte composizioni che sembrano aderire al genere fantastico prodotto dallo stupore di sogni ad occhi aperti.
Talvolta c’imbattiamo nello scorrere il libro in espressioni concettuali e descrizioni di idee composite e articolate.
Per esempio, nella composizione iniziale Egeo è detto che solo ciò che fugge resta fermo e dura, idea stimolante che si presta a varie considerazioni.
La suddetta concezione, veramente molto profonda, fa venire in mente il tema politico ora così attuale dei migranti che scappano dai paesi d’origine per cercare una vera salvezza proprio nella fuga.
Non mancano nella raccolta delle belle descrizioni naturalistiche che si rivelano attraverso subitanee accensioni ed epifanie.
Un senso di magia permea la raccolta nella quale si svelano immagini preziose e vaghe che, connettendosi tra loro creano tessuti linguistici alti ed intriganti.
In Pasero è sempre presente il binomio dialetto – lingua italiana e questo crea fascino e accresce il livello di sospensione dell’opera.
Anche una vena visionaria, estranea alle altre raccolte di Dario, si realizza tramite immagini che, pur scaturendo le une dalle altre, rimangono irrelate tra loro producendo affascinanti straniamenti.
Ricorre spesso il tema del sogno che può essere anche incubo come quando in un bel verso il poeta afferma che tutto il nostro mondo si è stemperato nel sogno perduto nella profondità della nostra gioia dolente.
Anche in Briciole di sogno, poesia composta da brevi strofe irregolari si ritrova la tematica onirica che fa riflettere che a volte la creatività dei poeti ha origine proprio nei sogni.
Rispetto agli altri testi di poesia di Pasero incontriamo qui una maggiore complessità che si rivela tramite la densità metaforica e sinestesica notevole e spesso i versi sono anarchici fino a sfiorare l’alogico.
Comunque il Nostro produce una polifonia di toni e molto diversificati per forma e stile sono tra loro i componimenti.
Per esempio in Manta Pasero raggiunge una certa linearità dell’incanto rivolgendosi ad una fata che dalle descrizioni emerge bella e benevola, figura ottimistica contrariamente alle streghe dette nel titolo che complessivamente raccoglie un immaginario inquietante.
Per Pasero la poesia stessa diviene esercizio di conoscenza tramite una parola che spazia nei più svariati campi esistenziali.
*
Raffaele Piazza

lunedì 16 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELA CANEPA

- Emanuela Canepa - "L'animale femmina" - Ed. Einaudi 2018 - Premio Calvino

Premio Italo Calvino 2017, questo romanzo molto originale e ben strutturato, scritto con uno stile scorrevole ma pieno di pieghe colte e nascoste, è l'opera prima di Emanuela Canepa, nata a Roma nel 1967 e bibliotecaria a Padova.
Si potrebbe definire "quartetto", o due volte duo, quest'intreccio di rapporti personali tra i suoi vari personaggi, da una parte quello complesso e irto di spine e contraddizioni tra un uomo anziano e scontroso e una ragazza giovane e semplice, dall'altra quello ramificato ma ugualmente essenziale tra due uomini attraverso le vicissitudini delle loro esistenze, all'inizio molto vicine poi divise da indole e sensibilità che si vanno diversificando sempre di più, infine dai percorsi divergenti d'una vita che va per conto suo in ambedue i casi.
Per quanto riguarda Rosita Mulè, tale il nome della ragazza, non si può pretendere - come lo scopriamo all'inizio di questa storia nella quale si racconta in prima persona -, che abbia gli attributi necessari per diventare un personaggio di spicco, un'eroina di romanzo da Premio Calvino!
Piccolina, scialba, povera, succube di una madre "dall'etica calvinista", insieme asfissiante e assente, con "un padre con cui non ho mai condiviso nulla", compagna episodica e poco esigente di Maurizio, un tizio sfuggente ed inconsistente, per di più marito d'un'altra donna, è per l'ora contemporaneamente commessa e scarsa studentessa di Medicina, con la fatica di menare di fronte queste due attività e l'angoscia di non riuscirci.
La si potrebbe immaginare piuttosto nelle vesti d'una piccola fiammiferaia dei nostri tempi, o d'una Alice piombata nel famoso pozzo, per uno di quegli strani giochi del destino, tramite l'intervento fatato d'un talismano magico: un portafoglio trovato appunto per caso e riportato alla sua proprietaria, una certa Larisa dall'aspetto molto slavo, chi sa se badante governante tutto fare - salvo un buon caffè! - dello strano suo datore di lavoro amico coinquilino?
Questo oggetto, in apparenza banale, il primo di due oggetti chiave all'interno della storia - del secondo si dirà più tardi - le aprirà le porte d'un mondo sconosciuto dai meccanismi per lei bizzarri.
Primo colpo d'occhio: un salone "barocco, formale, disabitato." Così impariamo a conoscere insieme a lei l'avvocato Ludovico Lepore, che nella favola di Lewis Carroll potrebbe interpretare la parte di un vecchio Gatto sornione e ambiguo, anche se benefattore, ma sgradevolmente discorsivo. Spesso considerato in seguito da Rosita come "un odioso, vecchio sadico stanco e claudicante", la ricopre con cadenza imprevedibile di formule tipo "...Le posso dire una cosa con certezza. Sono sempre le donne che pretendono di più dalla vita. Hanno il culto ottuso della felicità, della pienezza dell'esistenza..." Ma "...la felicità di una donna non è mai quello che c'è. E' sempre quello che potrebbe essere. Un tempo al futuro, un ideale cui bisogna tendere... Il difetto è cercare le cose nel posto sbagliato..."
Altro discorso non richiesto che la mette a disagio: "Le vergini sacrificali... Assorbono passivamente il condizionamento ambientale, la famiglia, la scuola, la parrocchia, tutto quello che serve a spegnerle, a cancellare ogni libera iniziativa, ogni desiderio di sperimentare, ogni istinto a immaginarsi libere. Poi, se appena si azzardano ad alzare la testa, basta far calare dall'alto un giudizio negativo, o solo minacciare di farlo, e non riescono più a muovere un passo. Si paralizzano, e diventano marionette radiocomandabili a distanza, anche in assenza del carnefice originario..."
L'avvocato sembra giocare con la ragazza come fosse una topina capace di capire i suoi discorsi - si capisce che prova per lei una stima crescente - ma impaurita, divisa tra la voglia di scappare e la coscienza dell'opportunità regalata da questo nuovo lavoro offerto in modo del tutto inaspettato. Infatti le permetterà presto di condurre una vita meno grama.
In questo ambiente dall'atmosfera rarefatta, lo studio professionale dell'avvocato Lepore, lei imparerà un'altra attività, a contatto con Renata Callegari, assistente algida e sempre perfetta dell'avvocato, giovane donna efficiente ed impietosa che si potrebbe definire l'esatto suo contrario e che le insegnerà con fare pieno di spregio e senza nessuna empatia i rudimenti di quel lavoro, compreso il come vestirsi e comportarsi.. "Mi scannerizza della testa ai piedi, poi mi gira intorno." "Mi dà del tu, ma non mi autorizza a fare altrettanto anche se in fondo deve avere solo cinque o sei anni più di me."
In mezzo a questi vari personaggi della sua vita, tutti piuttosto antipatici, ognuno a modo suo, a lei rimane fedele l'affetto di Dina,
una ex collega conosciuta al supermercato ormai abbandonato, madre di tre figli e l'unica sua fonte di conforto.
Ad un certo punto della storia, ci troviamo all'improvviso ad un bivio, si apre un nuovo capitolo e si presentano due strade davanti a noi. Sulla prima che già conosciamo, continua a camminare Rosita, sempre più sicura di sé, delle sue capacità lavorative malgrado le sue velleità di abbandonare la partita, ma frenata dalla ragione, e sorpresa nello scoprirsi più bella e seducente grazie a un po' di trucco, tacchi alti e gonna nera aderente.
Sull'altra torniamo all'improvviso molti anni indietro, nell'estate 1958, e seguiamo il trascorrere della vita di due amici,Guido e Ludovico, scolari poi studenti universitari, l'uno di Giurisprudenza, l'altro di Medicina. Livello sociale e carattere molto diversi: l'uno "giocoso e sfacciato", l'altro "cerebrale", amante delle "battute ambigue, della provocazione melliflua", però "sulfureo e permaloso"...... Ci sono molti non detti, molti slanci repressi, quando tra di loro appare l'altro oggetto determinante, una statuetta di bronzo rappresentando una figura efebica, sembrerebbe da D'Annunzio denominata "L'ombra della sera", secondo l'antiquario dal quale la comprano. "Ha un suo fascino siderale, ma anche una carica maligna..."
Un giorno all'improvviso l'avvocato convoca Rosita al di fuori dello studio. Si confida con grande sorpresa di lei e le fa una strana proposta, alla quale dovrà dare una risposta veloce. E si saprà perché.
Si accorge allora con amarezza di essere stata uno strumento nelle sue mani, e la sua assunzione soltanto un mezzo per arrivare ad un certo fine che non divulgheremo, rispettando così l'onda gialla che travolge la fine del romanzo. Come lasceremo al lettore il sicuro piacere di scoprire da solo come si conclude questa strana storia, imperniata su degli eventi concreti ma soprattutto su un'analisi psicologica acuta e spietata dei caratteri dei personaggi e sulla crescita sofferta della protagonista "femmina".
*
Edith Dzieduszycka

venerdì 13 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero – "L’ombra stermà"----Ed. Prova d’Autore – Catania – 2018 – pp. 72 - € 12,00

Dario Pasero è nato a Torino nel 1952. Dai primi anni Ottanta ha iniziato l’attività di scrittore (in prosa e in poesia) in lingua piemontese: sue composizioni sono apparse su riviste specializzate in Piemonte e altrove. Al suo attivo sono un volume di prose piemontesi e quattro di poesie.
Il libro di poesia del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta il testo in piemontese a fronte.
Cifra essenziale della poetica espressa da Pasero in questa raccolta è quella di una vena neolirica intrisa di dolcezza nel relazionarsi dell’io – poetante con un tu che resta nell’ombra e del quale vengono detti pochi riferimenti.
Così Dario realizza un efficace canzoniere amoroso dedicato presumibilmente alla sua donna, alla quale si rivolge, una figura femminile carica di mistero e fascino che si concretizza nella mente del lettore nei versi da sogno ad occhi aperti.
Nei suddetti è detto il tempo in modo ambivalente, ora nemico ora propizio, durata che con struggimento il poeta vorrebbe fermare nell’attimo, cosa che può avvenire solo nella scrittura poetica.
Qui Pasero si cimenta con una parola avvertita, raffinata e ben cesellata, detta sempre con urgenza.
Chiarezza, nitore, luminosità nei versi scattanti del Nostro che riesce a produrre un poiein carico di suggestione e bellezza icastico e nello stesso tempo permeato da una grande leggerezza.
Se anche la figura femminile è natura il poeta si apre ad accensioni subitanee evocatrici di paesaggi che sfiorano la linearità dell’incanto.
D’altro canto il testo potrebbe essere letto come un poemetto carico di grazia e freschezza e l’autore non cade mai in un linguaggio retorico mantenendosi stabilmente nell’alveo di una forma sicura ed elegante sempre ben controllata.
Il presente, come tutti i libri di poesia di Pasero, ha la doppia redazione in dialetto piemontese con traduzione dell’autore in italiano.
Per assaporarlo meglio bisognerebbe conoscere quel dialetto ma, già per chi intende solo i versi a fronte, il libro emerge come piacevole e ben riuscito caratterizzato da una chiarezza che non è elementarità.
Anzi, leggendo e rileggendo i testi, si scorge una certa complessità nascosta e intrigante, raggiunta tramite lo stile che fa librare ogni componimento nel suo incipit sulla pagina per poi restituircelo compiuto nella sua stesura alla fine della lettura e nella scrittura viene raggiunta senza sforzo, naturalmente, una certa magia.
Un senso di misura dove anche il dolore è dominato contrassegna questi versi nei quali s’intravede comunque un forte anelito alla speranza.
Pasero plasma una materia che domina costantemente con un rigore e una tenuta che potremmo definire classicistici, espressione compiuta di un neoclassicismo postmoderno.
C’è anche il tema di una provenienza che s’invera nel cronotopo e Pasero non esprime nostalgia ma una pregevole e pregnante riattualizzazione del passato nel suo fondersi con il presente.
Particolarmente bella la composizione Aurora a Torino, nella quale sono dominate emozioni struggenti nel rimescolamento di eros e pathos.
*
Raffaele Piazza

giovedì 12 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Del sognato – La Vita Felice – 2009 – pagg. 71 - € 10.00

La parola di Raffaele Piazza ha acquisito la grande capacità – frutto di un lavorìo artigianale che ha affinato il talento naturale – di rendere visibili le emozioni. Non soltanto consegnandole alla pagina nella purezza della loro essenza ma soprattutto definendole con leggera precisione fin dal loro nascere, seguendole nella curva dell’esistenza negli esseri umani, cogliendole al tramonto delle disillusioni. È un poeta che ha assunto il linguaggio lirico come categoria interpretativa della realtà, trasferendo il suo mondo nei versi e indicandoli così come l’autentico luogo della vita: il nome che egli dà alle cose diventa la cosa stessa.
La raccolta “Del sognato” (La Vita Felice, pagg. 68, euro 10, con una nota critica di Gabriella Fantato) appare l’approdo di un percorso avviato nel 1993 con “Luoghi visibili” e poi proseguito nel 1994 con “La sete della favola” e nel 1998 con “Sul bordo della rosa”, titoli che hanno fatto di Piazza una delle figure più interessanti della scena letteraria non soltanto napoletana. “Del sognato” si compone di due parti: “Mediterranea” e appunto “Del sognato”. A un’osservazione esterna, su un paesaggio naturale che spazia da Capri a Napoli alla ricerca di rotte domestiche a cui affidare i messaggi dall’esilio, segue una sezione caratterizzato da uno sguardo più intimo che segue una sorta di educazione sentimentale di Alessia, archetipo femminile di una giovinezza rivissuta attraverso i suoi bronci, le mutandine nere intraviste, gli appuntamenti d’amore al Virgiliano, le passeggiate, la sensualità del ricordo, la constatazione del male del mondo. Raffaele Piazza compone per lei un canzoniere postmoderno, tra l’invadente internet e il suo corpo nudo che si mostra come estrema epifania di bellezza: è un profilo che si anima in un orizzonte sognato, balena nella nebbia della memoria o forse non c’è mai stata. È il mito della giovinezza, come sottolinea Fantato, che riempie il vuoto dei giorni e li rende sopportabili: una passione sfuggita che attraverso le parole di Raffaele Piazza si concreta e si fa visibile. È un’assenza dolente, qui compagna di un viaggio che prosegue.
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Generoso Picone