giovedì 18 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELE ANDREA SPANO

Emanuele Andrea Spano – La casa bianca--- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2019 – pag. 47 - € 10,00

Emanuele Andrea Spano (Novi Ligure, 1983) ha pubblicato uno studio su Parronchi apparso sulla rivista “Forum Italicum” (1/2010) e ha curato il volume Riappari in forma nuova. Un autocommento inedito di Alessandro Parronchi (2012). Ha curato varie antologie.
E’ redattore di puntoacapo Editrice, per cui dirige la sezione Collezione Letteraria, e dell’Almanacco Punto della poesia italiana (www.almanaccopunto.com). Insegna materie letterarie negli istituti superiori di secondo grado. La casa bianca è la sua raccolta d’esordio.
La casa bianca, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’esauriente prefazione di Salvatore Ritrovato interessante e ricca di notevole acribia.
Il testo, bene strutturato architettonicamente, è scandito in due sezioni: Il bianco dei muri e Altrove.
Le due parti sono precedute dalla breve poesia che ha per incipit Ritornare alla casa bianca e che ha un carattere programmatico; in questo testo viene detto il tornare ad un luogo imprecisato, del quale l’unico riferimento è che si tratta di una casa bianca con i muri calcinati, cosa che è come risalire in grembo vuoto, nell’entrare carne per farsi pietra, carne trafitta dall’azzurro, come cenere che spicca tra gli ulivi. In questi versi è detto implicitamente il tema dell’eterno ritorno insieme a quello della ripetizione.
Proprio la casa bianca diviene simbolo della vita e si fa come un luogo, un utero per ridiventare feto posto che protegga dal male e nel percorso del libro diviene protagonista dell’opera nell’essere nominata più volte nelle sue parti e nella sua interezza.
La casa bianca è empaticamente identificabile con un’abitazione rurale per la nominazione di particolari come il pozzo sotto le mura e tutte le descrizioni sono pervase da una vaga magia che si mescola a dissolvenza come nel bellissimo inizio della poesia a pag.13: - “Restare qui, aggrappati a un muro/ di vento, sospesi alla vertigine/ grigia dei tetti, alla pietra nuda/ che trasuda muffa e resiste…” -.
La casa è bianca come l’innocenza che nella vita viene inevitabilmente perduta e diviene archetipo di una provenienza e nello stesso tempo di un arrivo, di un approdo salvifico e protettivo che si fa poesia.
La poetica espressa qui da Spano ha per cifra essenziale una connotazione di magia e sospensione nel versificare che si realizza in testi raffinatissimi e ben cesellati, armonici, leggeri, luminosi e icastici nello stesso tempo.
È detto anche il tema della famiglia connesso a quello delle generazioni che passano e viene espresso anche il dolore della malattia nel caso di parenti del poeta che se ne sono andati.
Per la sua continuità stabile nel versificare il Nostro nel suo poiein sinuoso e affascinante riesce a creare un poemetto che risente di una forte unitarietà stilistica e semantica. Un’opera intrigante e originale nella sua unicità.
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Raffaele Piazza

mercoledì 17 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

RAFFAELE PIAZZA : "Alessia e Mirta" -- Ibiskos Editrice Ulivieri, Empoli 2019 pp. 52

L’autore:
Raffaele Piazza- Napoli 22/12/1963- Ha pubblicato Luoghi visibili (1993) - La sete della favola (1996,) Sul bordo della rosa (1998), Del sognato (2009) Alessia, 2014, Alessia e Mirta 2019. Ha riportato numerosi premi, per l’edito e l’inedito, in concorsi di poesia (tra i quali la finale al Lerici Golfo dei poeti, opera prima, 1993, il terzo posto al Premio Mazza,1996 e la finale al Gozzano, 1998). È redattore di Vico Acitillo 124 Poetry Wave. Ha scritto sui Blog Poetry Dream, Rossoveneziano, Bibbia d’asfalto e La Recerche. È collaboratore esterno de Il Mattino di Napoli alla cultura. Ha vinto nel 2014 il primo premio al Premio Michele Sovente per l’inedito, nel 2016 il Premio Tulliola con la raccolta Alessia e nel 2017 il Premio Speciale della Presidenza al Premio Lago Gerundo. Ha curato per Fermenti Editrice le antologie Parole in circuito (2010) e Inquiete indolenze (2017). Ha pubblicato poesie, saggi e recensioni su varie riviste tra le quali Anterem, Gradiva, Silarus e Fermenti.
Il libro:
Pur essendo un libro di poesie, “Alessia e Mirta” di Raffaele Piazza può essere raccontato a partire dalla storia che rappresenta. Innanzitutto perché in esso possiamo distintamente individuare i personaggi che agiscono e si lasciano agire; in secondo luogo perché la disposizione delle singole poesie sembra seguire un vero e proprio ordine narrativo.
La conferma di quanto sopra esposto ci viene dallo stesso Piazza che utilizza, in più occasioni, il termine fabula, giustapponendolo a quello di favola, quasi come una dichiarazione di intenti: la rappresentazione cronologica degli episodi -già preordinata nella mente dell’autore appunto come un canovaccio, una sequenza “drammatica” - si manifesta attraverso una poesia in grado di generare un’atmosfera sospesa fra il sogno (la favola) e la realtà.
Alessia e Mirta:
Le protagoniste, Alessia e Mirta, sembrano attraversare spazi e luoghi e contemporaneamente tracciare un loro preciso percorso di vita in equilibrio fra il sogno, il ricordo e la realtà.
Il tema principale è introdotto dalla figura di Alessia, creatura primaverile (a tratti equorea a tratti celeste) che ha appena varcato la soglia dell’adolescenza: è l’amore, atteso e sperato, spirituale e carnale, che la ragazza riversa sulla figura di Giovanni e che è intrinsecamente legato ai temi dell’aspettativa, della leggerezza e della gioia improvvisa -da cogliere prima che svanisca- ma anche della preoccupazione per la possibile rottura dell’equilibrio dell’idillio amoroso.
A questo motivo bene si intreccia l’altro tema, quello della perdita, della morte, legato al personaggio più maturo di Mirta, Musa comparsa nel fondale di una via/deserta pari a una dea/terrena, lei così bruna (p. 20) il cui peso, seppure contenuto in un numero minore di poesie, si staglia come un monumento nella raccolta con la lucida tragicità del suo suicidio.
La figura di Mirta è l’altra anima del libro e la sua presenza è del tutto peculiare perché è un’ombra rievocata nel ricordo e, storia incastonata nella storia, va a rompere la narrazione in terza persona della fabula (quest’ultima intesa come successione logico-temporale della vicenda di Alessia e di Giovanni) coinvolgendo direttamente la figura del poeta che la ricorda in prima persona.
La contrapposizione fra le due donne risulta evidente ed emblematica: se infatti Alessia rappresenta, con la sua esuberante vitalità, l’essere nella sua fase di crescita e di autorealizzazione, Mirta all’opposto occupa la parte discendente della curva, quella che presto, prematuramente, la porterà a divenire una presenza incorporea che vive esclusivamente nella memoria delle persone che l’hanno conosciuta.
La resa espressiva:
Come un dipinto: è questo uno dei suggerimenti che il poeta sembra offrirci lungo le pagine di “Alessia e Mirta”, tanto che di frequente Alessia è rappresentata come una campitura (Alessia campita nel cielo, p. 22 e Alessia campita nel plenilunio, p. 24), cioè come un disegno ma anche e soprattutto come lo sfondo della sua stessa vicenda amorosa ed esistenziale.
Dal punto di vista stilistico si può rimarcare che, per la raccolta di poesie qui esaminata, Raffaele Piazza utilizza il verso libero, sciolto da rime. L’attenzione tuttavia può essere focalizzata sull’impiego costante di parole nuove, ricreate dalla fusione di due o più termini anche semanticamente differenti, richiamanti nella maggior parte dei casi tonalità di colori e impressioni visive: ci imbattiamo dunque in neologismi immaginifici come “tintadifragola”, “finestravisore”, “nerovestito”, “lucevestita” e addirittura leggiamo “lucelunavestita” e “rosatramonto”. Da sottolineare, in aggiunta, l’iterazione frequente di due parole germinate dalla sensibilità del poeta quali l’aggettivo “fiorevole” e il verbo “interanimarsi”.
Il succedersi di termini di tal fatta -che potremmo a ragione definire “invenzioni lessicali- contribuisce a creare quell’atmosfera rarefatta e fiabesca che aleggia intorno alle vicende di Alessia, in particolar modo, ma anche della stessa Mirta.
Nonostante ciò, come a riequilibrare l’alone mitico e onirico che si viene a creare, il Piazza fornisce sovente l’indicazione di tempi e luoghi precisi: il Parco Virgiliano, Napoli, Posillipo, Castel dell’Ovo, San Lorenzello, Ischia (per citarne alcuni), persino la New York del post attentato alle Torri Gemelle, ormai presenti soltanto nel ricordo di Alessia.
Conclusioni:
Raffaele Piazza tenta, dunque, la strada della sublimazione della pulsione vitale dell’amore e della gioventù all’interno di un intreccio di sequenze, scandite dal ciclo delle stagioni, in cui ogni spigolosità viene stemperata nella delicatezza dei toni (a tratti quasi surreale) e nella musicalità del verso,
Lo fa attraverso un procedimento di rarefazione dell’atmosfera, ottenuto con un sapiente accostamento di precise indicazioni spazio-temporali e di descrizioni paesaggistiche caratterizzate da slanci creativi di grande invenzione, in cui vengono posti in risalto colori, profumi, sensazioni visive, resi con lo stesso effetto di una pittura su porcellana.
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Alessio Vailati

martedì 16 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

RAFFAELE PIAZZA : "Alessia e Mirta" - Ed. IBISKOS ULIVIERI - Empoli (FI) - 2019 - PAG.51 € 12.00

La vita non dimentica mai le oscillazioni dell' amore,come un pendolo che, tra un movimento e l' altro,traccia il solco in cui deponiamo il nostro seme esistenziale.
In queste liriche passa il fiume della vita di Giovanni,l'amicizia per Mirta,donna adulta ed ormai quarantenne, cui la vita non nsorride più e l' amore per l' adolescente Alessia.
Due donne che lo ispirano e si fanno Muse,protagoniste delle liriche,musica di versi e di parole.
Queste come farfalle volano sulle pagine bianche e fanno canto!
Ma quanto diverse sono Mirta ed Alessia!
La prima riservata fragile e schiva, par di vedere Pandora,con in mano il suo vaso che sta per sgretolarsi,la seconda solare e pronta ad assaporare la vita,a morderla come una mela succosa , fresca ed esuberante dal lato dei suoi sedici anni.
Alessia somiglia a tratti ad una Ninfa dannunziana, la potresti chiamare Ermione, con tutta la carica dell' Eros che sa sprigionare.
Ogni momento la mette in luce e ne fa opera d'arte,un affresco botticelliano, una Venere, che trae, da ogni situazione, una nuova energia erotica,tutta panica.
Le due donne sono agli antipodi ma entrambe poli calamitanti per Giovanni.
Si dice che gli opposti si attraggono,tuttavia Alessia e Mirta non sanno l'una dell'altra, non si sono mai conosciute,solo Giovanni sa il dramma del suicidio di Mirta.
Le liriche descrivono in prevalenza il rapporto amoroso tra Giovanni ed Alessia ma , se di Alessia sappiamo l' età , altrettanto non accade per Giovanni.
Così il lettore ha l' impressione che Giovanni sia molto più adulto di Alessia,non un coetaneo,dal momento che l'adolescente si trasforma in giovane donna per effetto del congiungimento carnale con Giovanni perdendo,con la verginità, anche un po' di quell' innocenza che la rese fanciulla.
Alessia è felice ed ogni aggettivo la descrive luminosa, pari ad una creatura lunare che esce fuori da un sogno.
Alessia è musicale come il piccolo grande amore di Claudio Baglioni....
L' uso dei sostantivi aggettivati da parte di Raffaele Piazza come "tintadifragola" o "finestravisione" sono pennellate impressioniste della parola.
Le parole si formano tutte quasi sotto l' effetto di un caleidoscopio che dona composizioni e colori sempre nuovi.
Nessuno può dirci se il poeta è protagonista diretto od indiretto della vicenda,se Giovanni sia il suo alter - ego,oppure si tratti di una vicenda osservata e poi descritta o semplicemente di un sogno, ma il mistero è proprio questo,seguire il fil rouge che si dipana incisivo e nel contempo delicato come un petalo di rosa....
Allora ogni metafora si apre al sublime ed ogni accenno di natura diventa profumato come la gioventù di Alessia.
Mirta , che fa da contraltare nel titolo del volume, è una presenza d' anima, quasi uno spirito guida per Giovanni che non si aspettava il suo suicidio.
Un colpo al cuore , il salto nel vuoto,ma Alessia sa sempre ed inconsciamente donare conforto a Giovanni con il suo sorriso e la sua passione.
Un volume in versi come un romanzo scritto dalla vita,là dove i versi sono musica per coronare una scena di danza,come nel dipinto di Matisse o far volare corpo ed anima come nelle lievi figurine di Chagall.
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Sandra Lucarelli (Pisa,14 Aprile 2019)

domenica 14 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = VINCENZO LAURIA

Vincenzo Lauria – Teatr/azioni--- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2019 – pag. 47 - € 10,00

Vincenzo Lauria, nato nel 1970, inizia la condivisione del suo percorso nel 2001 all’interno di “Stanzevolate”, gruppo di undici poeti selezionati da Domenico De Martino (collaboratore storico dell’Accademia della Crusca e docente universitario di filologia dantesca a Udine). Ha partecipato a oltre quaranta reading poetici, suoi testi sono stati accolti in diverse antologie autoprodotte. Teatr/azoni è la sua raccolta di esordio.
Le poesie sono precedute da un testo in prosa programmatico ed esplicativo nel quale Lauria scrive: (Il teatro, luogo, non luogo, percorso di cliché in cliché, al buio di una maschera). In questo viaggio sur(r)reale, la molteplicità di senso della parola e del luogo comune danno inizio, senz’ombra di sipario, a un capovolgimento continuo tra palco e platea, tra pubblico e privato, tra il plauso degli assenti e gli spettatori finiti in scena in uno sfarsi del tutto, nel far di sé teatro. La ritualità ne esce dissacrata in un fuoriuscire che rischia di essere irrealisticamente verosimile.
Molto pregnante il suddetto scritto sulla più umana delle arti, il teatro, visto nell’interazione produttiva tra attori e spettatori nello spazio scenico e in quello scenografico nel quale è inserita la messinscena.
La magia avviene nel rapporto tra le parti agenti che sottende uno sforzo demiurgico del regista sotteso all’inventiva dello sceneggiatore.
E qui entrano in scena i trenta cliché numerati di quello che può considerarsi un poemetto.
I cliché stessi sono schemi fissi, stereotipi che disegnano l’opera complessiva nel suo inverarsi, dalla messa in scena stessa agli atti, dal palco alle luci, dall’attacco alla scenografia, dal monologo alle prove costumi, dal ruolo alle strumentazioni, dal buio alla scena e così via
Segue una nota critica di Giorgio Bonacini ricca di acribia nella quale il poeta e critico scrive che trarre poesia dall’esperienza teatrale appare – attraverso uno sguardo che si prolunga oltre il vedere le connessioni che dal fondo arrivano in superficie – come un naturale prolungamento dell’esperienza scenica, verso una sintesi essenziale di parola e scrittura.
Si sa che le arti sono sorelle e che possono intersecarsi e fondersi arrivando ad effetti mirabili e affascinanti e in Teatr/azioni la poesia e il teatro divengono l’una prolungamento dell’altro.
Il testo non è una sceneggiatura e per l’acume dell’autore può essere letto come un’opera teorica sul teatro stesso.
È raggiunta una forte musicalità dei versi attraverso il ritmo sincopato e si avverte una costante atmosfera di suspense prima, dopo e durante la performance.
Il lettore stesso, immergendosi nelle dense pagine, diviene spettatore del poliedrico fenomeno attraverso le sue linee di codice.
Nel libro, percorrendo i segmenti, si nota una grande omogeneità stilistica e contenutistica e ogni singolo testo ha anche la parvenza di didascalia.
Una vena intellettualistica permea i dettati del tutto antilirici e anti elegiaci e a rendere più accattivante il progetto sono inseriti nel libro disegni sull’evento teatrale stesso di Uliviero Ulivieri e di Giovanna Ugolini.
Opera originalissima su questa forma d’arte antichissima ma intramontabile sotto forma di esercizio di conoscenza .
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RAFFAELE PIAZZA

mercoledì 10 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = DOMENICO CIPRIANO

Domenico Cipriano – "L’origine"-- L’arcolaio – Forlimpopoli – 2019 – pag. 61 - € 7,00

Domenico Cipriano, Guardia Lombardi (1970). Ha pubblicato in poesia le seguenti raccolte: "Il continente perso", 2000, "L’enigma della macchina per cucire", 2008, Novembre, 2010, "Il centro del mondo", 2014 e "November", 2015. Inoltre ha realizzato il CD di jazz-poetry J Phard – Le note richiamano versi, 2004 e dal 2010 guida la formazione “Elettropercutromba”.
L’origine, il libro di poesia del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è scandito nelle sezioni Un intimo inizio, Reminescenze del sole e Il silenzio.
Come scrive Gianluca D’Andrea in una breve nota in quarta di copertina è presente il desiderio in questa raccolta, un sentire che si fa volontà di nominazione, per cui gli slanci verbali si mescolano a elenchi che manifestano una rinnovata aderenza tra materia verbale e mondo, in nome di una concretezza che si fa appartenenza, fiducia rinnovata. Un nuovo mondo e un nuovo inizio.
Cipriano ha dunque una profonda fede nel potere della parola poetica di rinominare le cose, magari quelle di una quotidianità che va stretta, per coglierne il senso profondo.
È vero, siamo sotto specie umana, come ha scritto Mario Luzi, ma possiamo vivere poeticamente ogni momento per dirla con Borges e abitare sempre poeticamente la terra e questa fiducia di rinnovamento si legge anche nella dedica che Cipriano ha scritto a inizio del libro: a una generazione già nata che è quella dei nostri figli.
Molto spesso le poesie di Cipriano sono poesie di luoghi e come afferma Daniela Monreale il poeta ricerca i luoghi interiori nel riflesso di quelli esteriori e non a caso il componimento in corsivo che è situato prima delle scansioni e che ha un carattere programmatico così recita: Io sono/ tutte le terre che ho visitato/ anche se da una sola/ ho preso vita/ Lì/ è rimasta ferma una ferita/ per ogni passo/ trascinato stanco/ per ogni sguardo che mi riconosce/…
È presente qui anche il tema dell’origine, che è sia genesi che provenienza, se la vita è un viaggio: è questa tematica il filo rosso che lega tutti i componimenti della raccolta come è detto esplicitamente nel titolo.
Cifra essenziale della poesia di Cipriano è quella dell’esprimersi attraverso un linguaggio densissimo, fortemente metaforico e sinestesico che tende spesso allo straniamento che provoca ipersegno.
Una vena intellettualistica anche se non mancano accensioni neo liriche che si concretizzano soprattutto quando è detta con stupore e meraviglia la natura (e anche questo è rinnovamento).
Tutte le composizioni sono senza titolo e questo ne accresce l’innegabile senso di magia e mistero e molte poesie presentano dediche.
Incanto per il mistero della vita nel poiein di Domenico che sottende un fattore x che come si accennava consiste in una certa forma di ottimismo nell’approccio alla realtà e all’alterità.
Emblematico rispetto a quanto suddetto l’incipit del componimento dedicato alla figlia Sofia: C’è sempre un risarcimento/ un ciottolo di selce levigato/ una disposizione del carbonio che scintilla/ o il fuoco addomesticato/ a sedimentare la memoria del cosmo/… Versi che fanno tornare alla memoria quelli di Antonio Riccardi: Sento il senso comune alla specie/ come profitto domestico.
Un intelligente esercizio di conoscenza che s’invera in una capacità sia di autoriflessione sia nella ricerca delle profondità dell’arte nel tempo come quando in una poesia è detto il ritrovamento in Irpinia di alcuni graffiti paleolitici.
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Raffaele Piazza

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la sorpresa"

Poi nell’interanimarsi con dell’aria
l’assoluta politezza resiste Alessia
nell’attesa del cavallo da cavalcarne
il bianco per il prossimo ostacolo
saltare. Poi sale sul cavallo Alessia
lo lancia e la palizzata salta Alessia
ragazza e vede il mare (sorpresa
per Alessia nell’abbeverarsi a un filo
di gioia perché Mirta esiste).
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"Alessia e il tempo prima della felicità"

Ha fatto un sogno Alessia
(Mirta le ha detto che sarà felice)
e l’Amica nel sonno sorrideva.
Si veste Alessia nell’interanimarsi
a un cielo così azzurro da turbare
di ragazza Alessia l’anima
e sta infinitamente nell’attesa
Alessia nel riflettere su del
sogno il senso. Squilla il telefonino
e risponde Alessia e lui dice:
fatti bella per di stasera l’amore
all’Albergo degli angeli e la risata
da sola con i pensieri cavalli scalpitanti.
*
Raffaele Piazza

martedì 9 aprile 2019

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALICE VINCENTI

Alice Vincenti – "Battaglia per la vita" - (Il mio bosco)-- puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2018 – pag. 75 - € 12,00

Alice Vincenti (1985) è cresciuta a Milano e poi ha sperimentato alcune comunità terapeutiche. Battaglia per la vita è il suo libro di esordio.
Battaglia per la vita, il libro della poetessa che prendiamo in considerazione in questa sede, è un testo non scandito costituito da cinquantacinque componimenti numerati che potrebbero essere definiti frammenti di un’unità complessiva o tessere del disegno di un mosaico.
L’opera per la sua unitarietà stilistica e formale potrebbe essere letta come un poemetto e presenta una nota critica di Roberto Agostini esauriente e ricca di una notevole acribia.
Cifra essenziale della poetica di Alice Vincenti è quella di una vena sorgiva e neolirica e i versi sembrano sgorgare come acqua polita.
Una forte linearità dell’incanto che si coniuga ad un’immediatezza, che in campo pittorico potrebbe essere paragonata a quella della pittura impressionista di Claude Monet, sottende costantemente il procedere per accumulo dei versi.
Riscontriamo chiarezza, nitore, luminosità e leggerezza nel lavoro dell’autrice ed è frequente nelle poesie la presenza di un tu che potrebbe essere presumibilmente l’amato.
Il tono che si esplicita nel poiein è colloquiale e bene si stempera nell’andamento narrativo connotato da una grande chiarezza.
Tutti i versi iniziano con la lettera maiuscola elemento che ne accresce il senso di compattezza stilistica.
Una ricerca di tenerezza e amore in senso non solo erotico pare essere uno dei temi dominanti della raccolta e la parola pronunciata sempre con urgenza dall’autrice è caratterizzata sempre da una tensione verso uno stupore connesso ad una grande dolcezza.
Anche il senso della corporeità che si fa parola è presente nel testo e non manca quello della natura che si risolve in immagini sorgive e primeve.
Centrale nella visione del mondo espressa da Alice è il senso del tempo che passa inesorabilmente connesso al soffermarsi sulle varie ere della vita stessa che come dal titolo della raccolta è vista come una battaglia.
D’altro canto sembra essere consapevole la Vincenti che la vita può, anche se non sempre, essere vissuta come favola tramite un approccio alle cose in generale sotteso alla capacità di meravigliarsi.
E la giovane poeta sembra essere perfettamente conscia che quanto suddetto può essere raggiunto tramite la pratica salvifica della poesia nell’aprirsi nel mondo un varco montaliano che diventi antidoto al male di vivere che per i poeti e non solo per i poeti è qualcosa di altamente negativo e che compromette la possibilità della felicità, della gioia e della percezione ludica e giocosa dell’esistenza.
Da sottolineare che genera il poiein della Vincenti il senso del dolore gridato e commovente ma la poeta non si geme mai addosso conscia di trovare nella scrittura poetica la sua catarsi.
Un biografismo creaturale di un diario di bordo del viaggio che è la vita pare divenire l’asse portante di questa scrittura a dimostrazione che nella vita se si ha coraggio si possono superare le gravidanze indesiderate, gli abbandoni da parte delle persone amate e ogni angustia.
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Raffaele Piazza