sabato 17 gennaio 2026

POESIA = GIANFRANCO ISETTA


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"INCRESPATURE"
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Sono le increspature
dei sogni a proporsi
in fronte come rughe
nel silenzio degli occhi
e senza tregua splendono
a percuotere gli anni.
Siamo solo sequenze
essenze temporali.
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"QUEL VENTO…SE ALLUNGHI LA MANO"
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Si porta via qualcosa del fogliame,
accumulato come una memoria,
e lo conduce senza alcun programma.
fino a incontrare l'insperato appiglio
di un vecchio ramo nudo di speranze.
Un leggero respiro quotidiano
che spinge verso la parete bianca
dove l'attende quella breccia aperta
che s'intravede ... se allunghi una mano.
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"NOSTALGIE"
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Non venite a spargere nostalgie
come il sale d'inverno sulle strade.
Appassiscono i fiori, solo i petali
restano al centro dell'inquadratura
e non lasciano nulla d'intentato
nel proclamarsi disformi nel cambio
irreversibile. L’acqua scorrendo
scioglie i ritorni e quel profumo di blu
che ora aleggia nei dintorni ne abbrevia
l’orizzonte, pertanto siate allegri
e intermittenti che tutto s'attorce
intorno e nel suo ricomporsi invano.
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GIANFRANCO ISETTA

venerdì 16 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA DELL'ERA


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Valeria Dell’Era: “Senza unico filo che conduca” (poesie 2013-2020)- Ed. Eretica – 2023 – pag. 68 – s.i.p.
I sentimenti passano il setaccio, dal semplice accenno dell’invida alla tiepida carezza dell’amore, dagli ingombri pressanti del quotidiano ai fulminanti lampeggi dell’inconscio, dagli attimi del libertinaggio ai caldi momenti dell’imprevisto.
Uno scorrere di versi che ricamano, con una determinata sicurezza stilistica, dal tocco personale aggiornato, una specie di racconto policromatico che accenna a volte a meditazioni ovattate, a volte a ben incisivi interrogativi che cercano di scavare anche nelle “frazioni di secondo”.
Simpatica originalità il constatare che quasi la totalità dei titoli apposti alle composizioni hanno anche la funzione del primo verso.
“Ieri t’ho visto gli occhi, / farsi cuccioli cattivi:/ il nostro amore/ è un autunno/ di troppo. / (La fitta continua/ della punta/ di un campanile.) / Ieri ti ho visto gli occhi/ farsi cuccioli cattivi.”
Valeria Dell’Era intreccia emozioni intime a pennellate di paesaggi, a scontri del dicibile ed usuale, a incisioni delle idee variegate, realizzando così uno tappeto morbido di fantasie, che si declamano agevolmente come smeraldi incastrati nelle sillabe.
Il cavaliere/ viene dall’orizzonte/ ed è sul suo destriero/ solleva terra oscura/ al suo passaggio. / Io come tutti/ sono lungo la sua retta linea/ dalla parte opposta/ messa lì dal Giocatore di scacchi.”
Angolazione che non conosce sbarre, per un ruolo centrale che afferma fenditure da svelare, all’interno di un “fascino universale”, che tratteggia veli filosofici avvolti nelle affinità del ritmo.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 15 gennaio 2026

POESIA = GIULIANA DONZELLO


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"Collane d’erba"
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Sotto questo specchio di luna
s’adorna di presenze la luce
nell’attimo fermo del tempo;
solleva le mie braccia il vento,
ali d’uccello in volo nella sera.
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Tornerò con loro a questa battigia
dove il cuore di mille donne ha pianto,
legato da invisibili collane d’erba.
E tu, vento grato, rendimi a loro.
Che cantino gli alberi e delle acque
i loro cristalli di lacrime versate.
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S’annuncerà sereno il giorno,
smorzerà i bagliori di lune diamantate
su un prato che già di verde sfavilla.
Non avrà miglior spazio da abitare
la voce di ragazzi votata al canto,
e la mia, così lenta e pacata
che per loro ha ridestato la cetra.
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"I sopravvissuti"
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Siamo stati reduci di giorni fucilati
con le pallottole delle restrizioni.
Feriti sul campo delle solitudini
hanno spurgato sangue i nostri pensieri,
sono volati nell’aria tumida i sorrisi,
piume d’oca con cui abbiamo scritto
l’oltre alle pagine del nostro libro:
vite di fatiche le nostre, e d’incomparabili
emozioni che hanno legato
insieme il mio domani al tuo.
-
Siamo usciti superstiti dalle battaglie
di un tempo che si è dissolto
nelle nubi di fumo di alte ciminiere.
Noi, costruttori di un nuovo fondale
su cui trabocchi oggi di colori,
mio sole alto che mi calamita:
la scena è variegata, profonda,
sul quadrante di un molle orologio
scolpita,

perché siano altri a leggere nel libro
il finale della nostra vita.
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"La clessidra"
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I miei versi sono parole
che maturano in una coppa
per farmi sentire parte
della luce di un tramonto,
di un rosa d’alba che apre
il mio risveglio al giorno.
E fronda io divento d’albero
custode di un nido canterino,
gioia del cuore e della vita calore.
-
Lagnanza non serbo per le stagioni
mancate, e quelle che non sono,
per le piogge che non arrivano,
per gli improvvisi acquazzoni.
Da sempre cerco un posto in cui sono
stata e che mi è rimasto dentro,
ma nessun luogo mi appartiene
di presagio o tenerezza trasmutata:
abbaglio di fedeltà ritorna
con i giorni feriti dall’insonnia.

E mi prende una brama, un desiderio
di resurrezione, prima che una fine altera
della mia clessidra svuoti la sabbia.
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GIULIANA DONZELLO

sabato 10 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCO MEZZETTI


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Marco Mezzetti “Poesie 2005-2023” – Ed. Entropia 2024 – pag. 166 - € 14,00
Personalmente coinvolto nelle spire del tempo il poeta ricama un corposo tessuto tra folate d’amore, spazi da illuminare, immagini scavate nel bronzo, illusioni quotidiane, cifre profetiche, in un susseguirsi ritmato dei versi che misurano con accortezza emozioni e parole.
Dallo sgomento del baratro: “Nelle tue mani inutili, / senza sogni, / rifugge persino la polvere, / che, incredula, / non si posa/ per il troppo vuoto…” alle vertigini della passione che svanisce: “Ti sei dissolta/ come lingue rosse di un bivacco/ nel crepitio di una notte/ di fuochi d’artificio…” la memoria ricalca momenti di vita vissuta, capace di riordinare le visioni e le sensazioni in una meditazione continua, rimarginando ferite o riaprendo vincoli.
“Un libro che, se pure viene concepito in un periodo quasi ventennale, – scrive Cinzia Demi in prefazione – sembra scritto di getto, tutto d’un fiato, tanto è lineare la deriva esistenziale che ne ricaviamo. Un libro nel quale si notano modalità di scrittura diverse, forse più arcaico nei primi testi, più lirico lungo la via, più metaforico verso il finale, ma che non riserva troppe sorprese né stilistiche, né di contenuto.”
Una silloge quindi compatta, nella quale Marco infonde un amalgama di sapiente erudizione cucita fra problematiche sociali e bagagli consueti, testimonianze familiari e mutevolezze dei sentimenti, similitudini vaporose e resoconti del destino.
“Ho ripreso la vita/ ch’era sull’orlo, / ammiccante al vuoto, / affascinata dal precipizio/ come un angelo smarrito/ in bilico tra cielo e terra. / L’ho ripresa/ per l’ultimo pensiero rimasto, / per mio padre e mia madre, / per l’stinto di conservazione/ saldato ai miei piedi e alla terra, / al sangue e alle vene, / più che alle nuvole e al cielo.”
Una rotazione ansiosa che incide venature di elettricità tra colori ed oggetti diversi.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


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"Alessia allegra al bar"
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Allegra al Bar Celestiale
ragazza Alessia nell’attraversare
la vita infinita nel bere
una coca cola fredda
per rinfrescare l’anima
di donna. Allegra
Alessia per dei limoni
il giallo captato con l’azzurro
degli occhi mentre beccano
i passeri le briciole lanciate
con l’affilata mano in prossimità
della vita e della gioia.
Una polifonia di verdi
scorge Alessia, quelli
degli aghi di pini, dell’oleandro
e della magnolia nella tinta
a intensificarsi per gioco
naturale e appare il mare
per un’epifania di riscoperta.
*
Raffaele Piazza

venerdì 9 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = A.A. VARI

Eleonora Bellini -Caterina De Nardi (a cura di ) : "Poesie per Gaza" - LFA Publisher 2025 - pag. 140 - € 15,50
Nutrito volume antologico curato con eccellente competenza e ricco di ben settantacinque componimeti, tutti rivolti alla denuncia internazionale contro l'infamia di una guerra senza quartiere e avvolta esclusivamente sulla violenza e sulla atroce intenzione di uccidere.
Nella prefazione leggiamo come incipit: "Dinanzi a un genocidio così ferocemente programmato e con tanta tracotanza esibito com'è quello di Gaza e della Palestina tutta, non possiamo non chiederci a che cosa servano i nostri versi, le nostre voci, e quanto queste poesie umili e forti insieme possano farsi udire oltre il frastuono delle armi, il crollo dei palazzi, le urla di dolore e di paura, i morsi feroci della morte per fame."
Personalmente anche io più volte ho chiesto ingenuamente chi mai possa ascoltare una preghiera, un cenno di distensione e di pace, quando esistono focolai di incomprensione e di violenza che alimentano menti guerrafondaie e uomini dalla cultura inferiore. Molte volte anche le parole del Papa vanno verso il nulla e tutto procede contro la solidarietà e la fratellanza.
Questa ricca antologia diviene policromaticamente un documento da conservare nel tempo, testimonianza di un gruppo di poeti che tentano di risvegliare quei sentimenti che sono stati abbandonati da un popolo di allucinati e di miscredenti, da una genia di individui lontani dalla civiltà contemporanea e pronti ciecamente all'assassinio.
Poesie che vogliono essere testimonianza di una dignità politica e umanitaria capace di pregare il "fratello" nel germoglio della pace e nella dignità della specie ormai troppo fragile.
Spulciando tra le pagine, per nominarne soltanto qualcuno, incontriamo la stessa Eleonora Bellini, Renato Casolaro, Nadia Cavalera, Laura Chiarina, Daniela Dose, Cheikh Tidiane Gaye, Loretta Liberati, Dante Maffia, Serena Rossi, Anna Santoro, Antonio Spagnuolo, Francesco Mangone, Amerigo Ceccucci, Marilena Valli.
In appendice una nutrita revisione di note biobibliografiche.
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A. S.

POESIA = ORIETTA MOSCHITTI CHISARI


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“Spettri”
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Non mi riconosco in quegli spettri,
riflessi distorti in specchi rotti,
ombre vestite dei miei occhi
spalancati e asciutti in certe notti.
Sussurrano ai miei fianchi
“non siamo maschere, noi fummo
quel che sei,
fummo i tuoi passi sbiechi, incerti
spediti e poi interrotti,
schegge di fango, braci nei deserti.
Guàrdaci: sarai quel che noi fummo”.
Non mi riconosco in quegli spettri,
in quegli occhi asciutti in certe notti,
nelle attese celando l'ossa rotte,
non è più tempo di bellezza al sommo,
ma di acciaio opaco e tuttavia lucente,
ora che sono
brama d'oblio e terra di confine.
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“ Aurora”
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Nel salso abisso abrase,
l'ultime scorie franeranno,
aperto è il vaso di Pandora
e fuggita l'ultima Dea:
osserva di lassù dalle cimase
del mondo la vindice Medea.
Piegati in avanti contro la Bora
gli ultimi, strisciando i piedi
spargeranno tenaci nuovo seme,
in attesa che sorga un’altra aurora.
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ORIETTA MOSCHITTI CHISARI