lunedì 15 gennaio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la collezione di giorni felici"

Attimo di un battito d’occhi
per ragazza Alessia nell’intessersi
lo sguardo dei pensieri fino a
del Mediterraneo i limiti nascosti.
Ansia a stellare Alessia ragazza
nella collezione di giorni felici
(ieri dopo l’amore lui le ha
scritto nel diario gualcito di ragazza
che non la lascerà mai).
Doccia amniotica per ragazza
Alessia nuda allo specchio
nel vedersi bella per Giovanni
nell’aurora consecutiva nella
camera della mente e della casa.
Calcinate pareti nel passare dei
minuti e fuori il solicello a invaderla
come una donna. A scuola tutto bene
e ha due amiche sincere.
Si veste Alessia ed è tutto
da ricominciare come se l’amore
non lo avesse fatto mai.
*

"Alessia e il senso delle cose"

Va da albereto a bosco Alessia,
natura vegetale nello scenderle
nell’anima di 18 grammi, pronta
ragazza Alessia per la festa.
E attende ancorata a meraviglie
dell’abetaia e della pineta fantastiche.
A poco a poco in versi e non
in versi la vita in quel risvegliarsi
sorgivo al mattino per la scuola
dei responsi e la verità ad ogni
passo tra ricordi belli per il
prossimo letto con Giovanni
dopo avere consumato con incerta
grafia il diario nell’aggiornarlo.
*
Raffaele Piazza

POESIA = NAZARIO PARDINI


"La solitudine del mare"

Sono solo e l’inverno mi percuote
coi suoi venti freddi e burrascosi.
Innalzo le onde fino al sommo cielo
e le porto alla strada per sbirciare
gli addobbi di Natale. Ogni tanto
mi vengono a trovare dei ragazzi
innamorati: seduti sul pattino,
allungano lo sguardo, incatenati,
tra un bacio e l’altro, fino all’orizzonte.
Mi fanno compagnia. La solitudine
mi fa pensare al mondo, al mio vagare,
mi fa pensare ai giorni dell’estate,
ai tanti corpi immersi dentro me,
alle grazie di giovani fanciulle
che mi lisciavano il corpo. Ora ricordo;
vivo nel rievocare quei momenti,
mi sento triste se mi torna in mente
il pianto di una madre e il suo inveire
contro la risacca, e la corrente,
che portarono via un figlio in fiore,
sperso nei miei fondali. Ma a pensarci
sono tanti i mortali sprofondati
nelle mie cavità. Ora son solo;
alzo le braccia al cielo e mi imburrasco
per la forza di un vento che d’inverno
mi assale con frustate. Se m’incontri
di questi tempi ombrosi e nuvolosi,
quando il respiro mio si fa più denso,
mi vedi in piena angoscia. Tiro fuori
tronchi, detriti, ciocchi e tavoloni,
spurgo ogni cosa che mi porta il fiume,
e riempio la spiaggia di vestigia;
si fanno le mie acque intorbidite;
trovo la pace solo se la luna
frantuma le sue chiome in tante scaglie.
Allora mi riposo. Puoi vedermi
quando arancio le guance e tingo il cielo
degli amplessi fecondi che dal dentro
fuoriescono per visualizzare
l’inquieto stare chiuso dagli scogli
senza poter sfuggire oltre le sponde.
Senza poter capire, e mi tormento,
quello che fuori esiste; e che mi è ignoto.
*
12/12/2017
NAZARIO PARDINI

sabato 13 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

RAFFAELE PIAZZA ,”Del sognato. Poesie” in “Sguardi”,
collana diretta da Gabriela Fantato, La vita Felice, Milano 2009.

“Del sognato”, già dal suo canone onirico, lascia le sue tracce, in tempi e luoghi diversi, di ricordi destrutturati e ricostruiti contemporaneamente, Raffaele Piazza conferma la sua scrittura di tipo allucinatorio per guarnire di ricchi simboli un quotidiano sentito come una realtà scarna e laconica. La ricchezza della simbologia contenuta nel suo “Sognato”, le rapide associazioni tra contenuto e impennate di colori, somiglia al sonno REM, quello della autorappresentazione spontanea, con tutta la sua livrea biografica di associazioni feconde.
L’apertura della silloge ha la cornice mediterranea. La smagliante Partenope introduce il lettore a ritrovare tracce di verità in un caos biografico di fatti malsicuri. Ed ecco il suo teatro di fiori improvvisi, sollevati dal turbine delle memorie. Ma attenzione: le linee di significato sono volutamente anarchiche. Non virgole e punti, alla maniera della scrittura medievale di un codice manoscritto. I significati sfuggono e bisogna cercarli in una rincorsa continua di contenuti non lineari. La nota critica di Gabriela Fantato alle poesie di Piazza fa molta luce nella soffitta congestionata dove ogni frammento di sogno è stato accolto al buio, come se il protagonista volesse dimenticare. Eppure una tale foresta affollata di esseri, simboli, colori e situazioni cronologicamente sconnesse, è consistente per la sua stessa anomalia formale. Si entra al buio e lentamene si accendono tutti i sensi del passato, si ripropongono vivi, in difficoltà nei movimenti, curvi di memorie, ma poi si distendono, essi stessi forniscono la loro luce e il buio della soffitta si rischiara. A quel punto, nei flussi continui di parole come luci che si accendono e si spengono, che scorrono nei versi ed all’interno del ritmo, si infrangono senza vincoli logici, impariamo a seguire il “sognato” del poeta accettando la sua scrittura che ha rinunciato ad una dimensione narrativa regolare.
Si va tra il Mediterraneo e Partenope, viva miracolosamente per apparentamenti misteriosi, tra realtà e invenzione. Tra oggi e ieri, nel materiale accantonato di una personale archeologia biografica. Il poeta Piazza ci ha fornito, pudicamente, un tenue filo di Arianna per lasciarci entrare nella sua intimità labirintica. E ci si chiede alla fine, che vuol dire “verità” se nel vissuto ci è sembrato di sognare? E’ forse il problema dell’anima, della sua immensità, che tormenta in misura assai maggiore l’uomo moderno, che non i suoi avi prossimi o remoti? E poi affiorano realtà che si pronunciano paradossalmente “Internet e mail rosapesca”, “attimi di margherita”, “l’essenza degli orgasmi”, “rosa sudore dei giorni”, fino ai “tavoli di lavoro” alla luce chiara del giorno, in città, quando è inevitabile che arrivi “l’epifania di pagine del tempo” , lungo “il sentiero nella città che porta al mare”.
- FRANCO CELENZA

venerdì 12 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, "Alessia" (Roma, Associazione Culturale Rosso Venexiano, 2014)

Di Raffaele Piazza è già stata rilevata sia la vivace immaginazione stilistica, veicolata da una lingua onirica e trasfigurante, sia, dal punto di vista tematico, la centralità dell’esperienza amorosa. In "Alessia", la sua quinta raccolta poetica, questi due aspetti si fondono ad una temperatura lirica tale da rendere attraente (almeno per il sottoscritto) un approccio psicoanalitico. Vorrei proporre che il poeta realizza, in questa nuova raccolta, una sistematica, radicale immersione nella fantasia febbricitante del soggetto innamorato. Alessia è qui vera e propria ipostasi dell’innamoramento, una condizione, come si sa, almeno moderatamente psicotica, contraddistinta dalla percezione della realtà esterna come sensibilissimo controcanto dell’esaltazione psichica del soggetto. La personificazione della natura è un sintomo cospicuo di questo fenomeno e qui infatti alberi, fiori, uccelli, aria e corpi celesti (ma anche, in un’incursione allucinata del soprannaturale, schiere di “angeli”), tutti trasfigurati dalla frenesia amorosa di Alessia, diventano fedeli comprimari nello spettacolo fantasmagorico della sua passione.
Cogliamo l’occasione per sottolineare la sensibilità figurativa di Piazza, i cui “scenari”, “campiture” e “panneggi” denotano un’ispirazione e un vocabolario esplicitamente pittorici: e Alessia, carnale e divina (“nel differenziarsi dai / limiti del tempo, entra in galassie e ne esce / rinnovata…”), appare come un incrocio tra l’orgasmica Santa Teresa del Bernini e la Venere botticelliana, istigatrice della fertilità universale. Ma forse il DNA di questa scrittura gioiosamente panico-erotica va più opportunamente cercato nel naturalismo mistico di San Francesco (il ritmo sacramentale del cui cantico è pure richiamato dalle incessanti ripetizioni: “amniotica pioggia”, “anni contati come semi”, “sta infinitamente”…). E del resto, l’immersione radicale nella fantasia amorosa esige proprio il mantenimento di un’atteggiamento di mistica positività per cui il sentimento della “gioia”, parente stretto del thauma francescano di fronte alla natura delle cose, domina l’intera raccolta.
È uno stato che necessariamente esclude l’elemento traumatico, la cui dimensione spettrale è relegata a brevissime e ripetute allusioni (“gridano i gabbiani: ‘attenzione!’”, :”tanto non mi lascia” “non ho finito gli esami / e Giovanni non ha lavoro / né casa né culla”). L’estasi dell’innamorato non concepisce il trauma. Ma il costo di questa esclusione è la necessita di ribadire l’estasi ad ogni nuovo testo, in un tessuto martellante di ridondanze in cui, come già accennato, intere frasi, stilemi, parole chiave (la più notevole, “interanimarsi”) si ripetono, identici o sottilmente variati, alla stregua di formule incantatorie. Ogni poesia, in altre parole, è costretta a ridire quella che la precede, non tanto perché, banalmente, un testo non riesca mai a dire tutto, ma perché l’integrità della fantasia va costantemente riaffermata, difesa ad ogni costo e il più al lungo possibile dal sempre imminente assalto della grigia realtà: in questo consiste, appunto, la proverbiale “pazzia” o “cecità” della condizione amorosa. A lungo andare, però, il regime assolutistico del gaudio finisce per caricare la cesura (il silenzio, lo spazio bianco) tra ogni testo e il successivo di una sospensione di inusitata pregnanza, nella misura in cui vi si accumula – non detto perché indicibile – lo sconfessato lato oscuro della fantasia amorosa: come si gestiranno, finita l’ebbrezza, le miserie della quotidiana vita di coppia? Come si negozierà l’ontologica incompatibilità di genere, l’impossibilità che Lacan dimostra essere costitutiva del (non-) rapporto sessuale?
Se si intende la negatività hegelianamente, ossia come funzione del divenire e motore di sviluppo, risulta chiaro come proprio questa dimensione debba rimanere assente dall’universo fantasmatico di questa raccolta (che si potrebbe legittimamente intitolare l’Alessia innamorata). In questa estrosa eppure formalmente rigorosissima (sacra?) rappresentazione della psicopatologia dell’innamoramento non può esistere sviluppo, ma soltanto l’euforica riproposizione dello stesso scenario psichico, un universo atemporale in cui è sempre il “1984”, e tutto sobbolle gloriosamente nel fuoco del rapimento erotico.
*
Giorgio Mobili

giovedì 11 gennaio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

Nazario Pardini : “ Cronaca di un soggiorno” – Ed. the writer – 2018 – pagg.128 - € 16,00 –
Il viaggio multicolore e scandito che il poeta invita ad intraprendere potrebbe mutarsi in riflessi orchestrali che dalle immaginarie mura di una stanza avviano alle maestose illusioni dell’immenso . Il soggiorno allora non è assolutamente temporaneo e immediatamente assorbito , ma è il brivido di chi vive ed ascolta, tra la voragine del nulla e lo splendore della memoria.
Nazario Pardini trasfonde nei suoi versi “un canto ottobrino , autunnale ed estivo – scrive Giorgio Linguaglossa in quarta di copertina – che si nutre dei colori dell’autunno e dell’estate , la sua è una poesia che poggia sulle sinestesie e su un endecasillabo dalla classica positura piuttosto che sulla riforma prosastica del verso che ha egemonizzato la poesia italiana del tardo Novecento e dei nostri giorni.” - Egli riesce a incidere nella pagina con un bagaglio culturale di notevole spessore , e sa ben redigere la parola nel verso , indicando con superba fattura la meraviglia musicale del ritmo .
“Sono rimasto a lungo a questa luna
che vela malinconica la terra.
Solo con me , con voi , assieme a noi,
miei morti che tacete
il cumulo dei giorni, le memorie,
con il vostro pallore in preda al tempo
che attende rumoroso vane ceneri
da spargere al silenzio. Solitudini
immemori di sole , solitudini
di morte compagnie lasciate alla pietà
di chi vive la fine inconsciamente
giorno per giorno. E’ l’ora che sfrascando
fra i popolati cipressi regala
rubini di rimbalzo , raggi vecchi
di un antico tramonto che , impietosi,
lisciano i marmi, con in seno l’aria
di una campagna larga e profumata.”
Il dire ci parla di un altrove dove il mondo è visibile e palabile , di un soggiorno esperibile che da forme alle assenze , e colori al divenire , ed incalza senza tregue tra le pagine per cercare disperatamente di dare conto alla sorgente, la quale disperde e riaffiora in un cielo incontaminato o in un apparire empirico e causale . Allora la poesia tenta di diventare essa stessa vita preparando gli indizi dell’ignoto e coinvolgendo il ricordo nelle molteplici manifestazioni dei contrasti . Atomi e tempo , armonie e spazi , corrispondenze ed artifici , la linfa o gli affanni , le immagini o le tracce , segnano le rivelazioni attraverso le quali si realizza la trasmigrazione delle idee e delle illusioni , perché il significato incide nella storia , musicalmente autentica , mai enigmatica , mai misteriosa , ma dalla immediatezza modulata .
La singolarità del poeta Nazario pur appartenendo alla tradizione esprime la sua esperienza nella densità di una scrittura lampeggiante e disincantata , nell’arabesco dei silenzi , nella cascata dei suoni, nella festosità del senso , per custodire con fermezza il perseverare della lingua nella pluralità del dicibile.
*
ANTONIO SPAGNUOLO


RIVISTA = CAPOVERSO

CAPOVERSO - N° 34 - Luglio - dicembre 2017
Sommario :
Pino Corbo : A proposto della rima
- Saggi:
Saverio Bafaro : Jacopone poeta della tensione mistica
Pietro Civitareale : Voci femminili della poesia
Mario Melis : Leopardi e L'Infinito nella critica italiana dell'8oo e '900
- Testi :
Elio Andiuoli : Quattro poesie
Lidia Are Caverni : Canzoni di ghiaccio
Carlo Cipparrone : da "Versi ospedalieri"
Domenico Cipriano : Due poesie
Tomaso Kemeny : Il circolo delle stagioni
Giuseppe Langella : Personaggi e destino
Valentina Neri : Danze ancestrali
Nijolè Daujotite : Noreciau sitokadro
Raffaele Piazza : Alessia
Alessandro Salvi : Stornelli
Antonio Spagnuolo : Tre poesie-
- Interventi :
Pino Corbo : Pensieri e parole
Rosa Elisa Giangoia : Il "dio assente" nella poesia di Guido Zavanone
Pawel Krupka : A chi serve oggi la poesia ?
Sandro Montalto : In equilibrio sul nulla
Paolo Procaccini : La musa trilussiana
Marys Rizzo : Yves Bonnefoy : l'insorgenza dell'essere
- Letture
- Cronache di poesia
- Notizie sugli autori
*

mercoledì 10 gennaio 2018

PRESENTAZIONE VOLUMI = RICCARDO CAMPION

Riccardo Campion – Geografie Private---- puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 69 - € 10,00

Riccardo Campion è nato ad Alessandria nel 1966. Traduce da varie lingue, tra cui il polacco e il bulgaro per le riviste di poesia online IrisNews e Atelier. Su quest’ultima sono apparse le poesie Siamo entrati nel mondo, Ottobre, stazione e Il primo giorno dopo l’operazione.
Geografie Private, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, è la sua raccolta poetica d’esordio.
Il volume presenta una prefazione di Fabiano Alborghetti esauriente e ricca di acribia.
Il testo non è scandito ed è costituito da componimenti eterogenei tra loro quasi tutti forniti di titolo.
Cifra distintiva della poetica di Campion espressa in quest’opera è quella di una vena intellettualistica.
Il poeta puntando la sua cinepresa sulla realtà in tutte le sue sfaccettature, come attraverso un gioco di specchi e lenti deformanti, ce la restituisce in versi originali, profondi e avvertiti.
Una parola detta con urgenza decolla instancabilmente sulla pagina e ogni componimento, sempre efficacemente risolto, diviene carico di senso attraverso una sempre elevata densità metaforica sinestesica e semantica.
Una poesia che, anche se gridata, finisce sempre con l’essere ottimamente controllata, nonostante aleggi il tempo che inesorabilmente scorre come un fiume impetuoso che non si può fermare, durata che ha per precipitato inevitabile il senso della morte e della precarietà.
Siamo sotto specie umana, per dirla con Mario Luzi, e si contano gli anni a manciate, per usare un’espressione di Milo De Angelis. Tuttavia, come correlativo oggettivo e salvifico esiste la poesia stessa, che, soprattutto nei suoi esiti alti, e tali sono quelli di Campion, ci salva.
Sembra di scorgere una maniera che spesso assume la connotazione neo orfica, in quanto le composizioni, per quanto abbastanza chiare e non alogiche o anarchiche, hanno spesso una consistenza misteriosa, magica, vanno decriptate e devono essere lette più di una volta per essere recepite e intese.
In Controra, a proposito di tematiche alte, viene nominata la verità e a questo proposito torna alla memoria l’ultimo Fortini di Composita solvantur con il suo verso memorabile …proteggete le nostre verità…Tuttavia è diversa la verità come vuole farcela intendere il Nostro perché afferma che la verità la trovi forse solo negli scomparsi, nei nascosti, nelle porte socchiuse.
Una verità dunque che coincide con una pulsione inconscia per i vivi che la ritrovano a brandelli e inevitabilmente inespressa nei morti.
È magmatica la linea espressiva di Campion, nell’approccio alla parola stessa, nel ritrovarla dopo averla smarrita: e qui avviene l’attimo forte, qui scocca la scintilla della pienezza dell’essere che solo la poesia può fornire, a meno che non ci sia un’uscita religiosa e mistica.
E bene quanto suddetto è sintetizzato nei versi di un componimento senza titolo: - “//Qui ti vorresti trasformare in sale/ o sabbia per vestirti delle orme/ di piedi oppure essere vapore/…”.
Spiazzante e affascinante la densissima poesia di questo libro nella convinzione condividibile dell’autore consistente nel fatto che comunque prevale nella vita il privato che è l’interiorità dell’essere stesso.
*
Raffaele Piazza