martedì 17 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero - Masché tropiè bergamin-e espa---Streghe soldati pergamene e spade---
Ed. La Stòira – 2017 – pp. 46 - € 10,00
Testo complesso e composito a livello formale e contenutistico quello che prendiamo in considerazione in questa sede strutturato architettonicamente in modo a volte chiaro altre criptico.
Si respira, leggendo la maggior parte dei componimenti, un’atmosfera che sfiora l’epicità e una certa vena picaresca come si evince già attraverso il titolo dell’opera che per certi testi tocca anche il genere neo lirico.
Anche un tono di favola connota molte composizioni che sembrano aderire al genere fantastico prodotto dallo stupore di sogni ad occhi aperti.
Talvolta c’imbattiamo nello scorrere il libro in espressioni concettuali e descrizioni di idee composite e articolate.
Per esempio, nella composizione iniziale Egeo è detto che solo ciò che fugge resta fermo e dura, idea stimolante che si presta a varie considerazioni.
La suddetta concezione, veramente molto profonda, fa venire in mente il tema politico ora così attuale dei migranti che scappano dai paesi d’origine per cercare una vera salvezza proprio nella fuga.
Non mancano nella raccolta delle belle descrizioni naturalistiche che si rivelano attraverso subitanee accensioni ed epifanie.
Un senso di magia permea la raccolta nella quale si svelano immagini preziose e vaghe che, connettendosi tra loro creano tessuti linguistici alti ed intriganti.
In Pasero è sempre presente il binomio dialetto – lingua italiana e questo crea fascino e accresce il livello di sospensione dell’opera.
Anche una vena visionaria, estranea alle altre raccolte di Dario, si realizza tramite immagini che, pur scaturendo le une dalle altre, rimangono irrelate tra loro producendo affascinanti straniamenti.
Ricorre spesso il tema del sogno che può essere anche incubo come quando in un bel verso il poeta afferma che tutto il nostro mondo si è stemperato nel sogno perduto nella profondità della nostra gioia dolente.
Anche in Briciole di sogno, poesia composta da brevi strofe irregolari si ritrova la tematica onirica che fa riflettere che a volte la creatività dei poeti ha origine proprio nei sogni.
Rispetto agli altri testi di poesia di Pasero incontriamo qui una maggiore complessità che si rivela tramite la densità metaforica e sinestesica notevole e spesso i versi sono anarchici fino a sfiorare l’alogico.
Comunque il Nostro produce una polifonia di toni e molto diversificati per forma e stile sono tra loro i componimenti.
Per esempio in Manta Pasero raggiunge una certa linearità dell’incanto rivolgendosi ad una fata che dalle descrizioni emerge bella e benevola, figura ottimistica contrariamente alle streghe dette nel titolo che complessivamente raccoglie un immaginario inquietante.
Per Pasero la poesia stessa diviene esercizio di conoscenza tramite una parola che spazia nei più svariati campi esistenziali.
*
Raffaele Piazza

lunedì 16 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EMANUELA CANEPA

- Emanuela Canepa - "L'animale femmina" - Ed. Einaudi 2018 - Premio Calvino

Premio Italo Calvino 2017, questo romanzo molto originale e ben strutturato, scritto con uno stile scorrevole ma pieno di pieghe colte e nascoste, è l'opera prima di Emanuela Canepa, nata a Roma nel 1967 e bibliotecaria a Padova.
Si potrebbe definire "quartetto", o due volte duo, quest'intreccio di rapporti personali tra i suoi vari personaggi, da una parte quello complesso e irto di spine e contraddizioni tra un uomo anziano e scontroso e una ragazza giovane e semplice, dall'altra quello ramificato ma ugualmente essenziale tra due uomini attraverso le vicissitudini delle loro esistenze, all'inizio molto vicine poi divise da indole e sensibilità che si vanno diversificando sempre di più, infine dai percorsi divergenti d'una vita che va per conto suo in ambedue i casi.
Per quanto riguarda Rosita Mulè, tale il nome della ragazza, non si può pretendere - come lo scopriamo all'inizio di questa storia nella quale si racconta in prima persona -, che abbia gli attributi necessari per diventare un personaggio di spicco, un'eroina di romanzo da Premio Calvino!
Piccolina, scialba, povera, succube di una madre "dall'etica calvinista", insieme asfissiante e assente, con "un padre con cui non ho mai condiviso nulla", compagna episodica e poco esigente di Maurizio, un tizio sfuggente ed inconsistente, per di più marito d'un'altra donna, è per l'ora contemporaneamente commessa e scarsa studentessa di Medicina, con la fatica di menare di fronte queste due attività e l'angoscia di non riuscirci.
La si potrebbe immaginare piuttosto nelle vesti d'una piccola fiammiferaia dei nostri tempi, o d'una Alice piombata nel famoso pozzo, per uno di quegli strani giochi del destino, tramite l'intervento fatato d'un talismano magico: un portafoglio trovato appunto per caso e riportato alla sua proprietaria, una certa Larisa dall'aspetto molto slavo, chi sa se badante governante tutto fare - salvo un buon caffè! - dello strano suo datore di lavoro amico coinquilino?
Questo oggetto, in apparenza banale, il primo di due oggetti chiave all'interno della storia - del secondo si dirà più tardi - le aprirà le porte d'un mondo sconosciuto dai meccanismi per lei bizzarri.
Primo colpo d'occhio: un salone "barocco, formale, disabitato." Così impariamo a conoscere insieme a lei l'avvocato Ludovico Lepore, che nella favola di Lewis Carroll potrebbe interpretare la parte di un vecchio Gatto sornione e ambiguo, anche se benefattore, ma sgradevolmente discorsivo. Spesso considerato in seguito da Rosita come "un odioso, vecchio sadico stanco e claudicante", la ricopre con cadenza imprevedibile di formule tipo "...Le posso dire una cosa con certezza. Sono sempre le donne che pretendono di più dalla vita. Hanno il culto ottuso della felicità, della pienezza dell'esistenza..." Ma "...la felicità di una donna non è mai quello che c'è. E' sempre quello che potrebbe essere. Un tempo al futuro, un ideale cui bisogna tendere... Il difetto è cercare le cose nel posto sbagliato..."
Altro discorso non richiesto che la mette a disagio: "Le vergini sacrificali... Assorbono passivamente il condizionamento ambientale, la famiglia, la scuola, la parrocchia, tutto quello che serve a spegnerle, a cancellare ogni libera iniziativa, ogni desiderio di sperimentare, ogni istinto a immaginarsi libere. Poi, se appena si azzardano ad alzare la testa, basta far calare dall'alto un giudizio negativo, o solo minacciare di farlo, e non riescono più a muovere un passo. Si paralizzano, e diventano marionette radiocomandabili a distanza, anche in assenza del carnefice originario..."
L'avvocato sembra giocare con la ragazza come fosse una topina capace di capire i suoi discorsi - si capisce che prova per lei una stima crescente - ma impaurita, divisa tra la voglia di scappare e la coscienza dell'opportunità regalata da questo nuovo lavoro offerto in modo del tutto inaspettato. Infatti le permetterà presto di condurre una vita meno grama.
In questo ambiente dall'atmosfera rarefatta, lo studio professionale dell'avvocato Lepore, lei imparerà un'altra attività, a contatto con Renata Callegari, assistente algida e sempre perfetta dell'avvocato, giovane donna efficiente ed impietosa che si potrebbe definire l'esatto suo contrario e che le insegnerà con fare pieno di spregio e senza nessuna empatia i rudimenti di quel lavoro, compreso il come vestirsi e comportarsi.. "Mi scannerizza della testa ai piedi, poi mi gira intorno." "Mi dà del tu, ma non mi autorizza a fare altrettanto anche se in fondo deve avere solo cinque o sei anni più di me."
In mezzo a questi vari personaggi della sua vita, tutti piuttosto antipatici, ognuno a modo suo, a lei rimane fedele l'affetto di Dina,
una ex collega conosciuta al supermercato ormai abbandonato, madre di tre figli e l'unica sua fonte di conforto.
Ad un certo punto della storia, ci troviamo all'improvviso ad un bivio, si apre un nuovo capitolo e si presentano due strade davanti a noi. Sulla prima che già conosciamo, continua a camminare Rosita, sempre più sicura di sé, delle sue capacità lavorative malgrado le sue velleità di abbandonare la partita, ma frenata dalla ragione, e sorpresa nello scoprirsi più bella e seducente grazie a un po' di trucco, tacchi alti e gonna nera aderente.
Sull'altra torniamo all'improvviso molti anni indietro, nell'estate 1958, e seguiamo il trascorrere della vita di due amici,Guido e Ludovico, scolari poi studenti universitari, l'uno di Giurisprudenza, l'altro di Medicina. Livello sociale e carattere molto diversi: l'uno "giocoso e sfacciato", l'altro "cerebrale", amante delle "battute ambigue, della provocazione melliflua", però "sulfureo e permaloso"...... Ci sono molti non detti, molti slanci repressi, quando tra di loro appare l'altro oggetto determinante, una statuetta di bronzo rappresentando una figura efebica, sembrerebbe da D'Annunzio denominata "L'ombra della sera", secondo l'antiquario dal quale la comprano. "Ha un suo fascino siderale, ma anche una carica maligna..."
Un giorno all'improvviso l'avvocato convoca Rosita al di fuori dello studio. Si confida con grande sorpresa di lei e le fa una strana proposta, alla quale dovrà dare una risposta veloce. E si saprà perché.
Si accorge allora con amarezza di essere stata uno strumento nelle sue mani, e la sua assunzione soltanto un mezzo per arrivare ad un certo fine che non divulgheremo, rispettando così l'onda gialla che travolge la fine del romanzo. Come lasceremo al lettore il sicuro piacere di scoprire da solo come si conclude questa strana storia, imperniata su degli eventi concreti ma soprattutto su un'analisi psicologica acuta e spietata dei caratteri dei personaggi e sulla crescita sofferta della protagonista "femmina".
*
Edith Dzieduszycka

venerdì 13 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = DARIO PASERO

Dario Pasero – "L’ombra stermà"----Ed. Prova d’Autore – Catania – 2018 – pp. 72 - € 12,00

Dario Pasero è nato a Torino nel 1952. Dai primi anni Ottanta ha iniziato l’attività di scrittore (in prosa e in poesia) in lingua piemontese: sue composizioni sono apparse su riviste specializzate in Piemonte e altrove. Al suo attivo sono un volume di prose piemontesi e quattro di poesie.
Il libro di poesia del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta il testo in piemontese a fronte.
Cifra essenziale della poetica espressa da Pasero in questa raccolta è quella di una vena neolirica intrisa di dolcezza nel relazionarsi dell’io – poetante con un tu che resta nell’ombra e del quale vengono detti pochi riferimenti.
Così Dario realizza un efficace canzoniere amoroso dedicato presumibilmente alla sua donna, alla quale si rivolge, una figura femminile carica di mistero e fascino che si concretizza nella mente del lettore nei versi da sogno ad occhi aperti.
Nei suddetti è detto il tempo in modo ambivalente, ora nemico ora propizio, durata che con struggimento il poeta vorrebbe fermare nell’attimo, cosa che può avvenire solo nella scrittura poetica.
Qui Pasero si cimenta con una parola avvertita, raffinata e ben cesellata, detta sempre con urgenza.
Chiarezza, nitore, luminosità nei versi scattanti del Nostro che riesce a produrre un poiein carico di suggestione e bellezza icastico e nello stesso tempo permeato da una grande leggerezza.
Se anche la figura femminile è natura il poeta si apre ad accensioni subitanee evocatrici di paesaggi che sfiorano la linearità dell’incanto.
D’altro canto il testo potrebbe essere letto come un poemetto carico di grazia e freschezza e l’autore non cade mai in un linguaggio retorico mantenendosi stabilmente nell’alveo di una forma sicura ed elegante sempre ben controllata.
Il presente, come tutti i libri di poesia di Pasero, ha la doppia redazione in dialetto piemontese con traduzione dell’autore in italiano.
Per assaporarlo meglio bisognerebbe conoscere quel dialetto ma, già per chi intende solo i versi a fronte, il libro emerge come piacevole e ben riuscito caratterizzato da una chiarezza che non è elementarità.
Anzi, leggendo e rileggendo i testi, si scorge una certa complessità nascosta e intrigante, raggiunta tramite lo stile che fa librare ogni componimento nel suo incipit sulla pagina per poi restituircelo compiuto nella sua stesura alla fine della lettura e nella scrittura viene raggiunta senza sforzo, naturalmente, una certa magia.
Un senso di misura dove anche il dolore è dominato contrassegna questi versi nei quali s’intravede comunque un forte anelito alla speranza.
Pasero plasma una materia che domina costantemente con un rigore e una tenuta che potremmo definire classicistici, espressione compiuta di un neoclassicismo postmoderno.
C’è anche il tema di una provenienza che s’invera nel cronotopo e Pasero non esprime nostalgia ma una pregevole e pregnante riattualizzazione del passato nel suo fondersi con il presente.
Particolarmente bella la composizione Aurora a Torino, nella quale sono dominate emozioni struggenti nel rimescolamento di eros e pathos.
*
Raffaele Piazza

giovedì 12 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza – Del sognato – La Vita Felice – 2009 – pagg. 71 - € 10.00

La parola di Raffaele Piazza ha acquisito la grande capacità – frutto di un lavorìo artigianale che ha affinato il talento naturale – di rendere visibili le emozioni. Non soltanto consegnandole alla pagina nella purezza della loro essenza ma soprattutto definendole con leggera precisione fin dal loro nascere, seguendole nella curva dell’esistenza negli esseri umani, cogliendole al tramonto delle disillusioni. È un poeta che ha assunto il linguaggio lirico come categoria interpretativa della realtà, trasferendo il suo mondo nei versi e indicandoli così come l’autentico luogo della vita: il nome che egli dà alle cose diventa la cosa stessa.
La raccolta “Del sognato” (La Vita Felice, pagg. 68, euro 10, con una nota critica di Gabriella Fantato) appare l’approdo di un percorso avviato nel 1993 con “Luoghi visibili” e poi proseguito nel 1994 con “La sete della favola” e nel 1998 con “Sul bordo della rosa”, titoli che hanno fatto di Piazza una delle figure più interessanti della scena letteraria non soltanto napoletana. “Del sognato” si compone di due parti: “Mediterranea” e appunto “Del sognato”. A un’osservazione esterna, su un paesaggio naturale che spazia da Capri a Napoli alla ricerca di rotte domestiche a cui affidare i messaggi dall’esilio, segue una sezione caratterizzato da uno sguardo più intimo che segue una sorta di educazione sentimentale di Alessia, archetipo femminile di una giovinezza rivissuta attraverso i suoi bronci, le mutandine nere intraviste, gli appuntamenti d’amore al Virgiliano, le passeggiate, la sensualità del ricordo, la constatazione del male del mondo. Raffaele Piazza compone per lei un canzoniere postmoderno, tra l’invadente internet e il suo corpo nudo che si mostra come estrema epifania di bellezza: è un profilo che si anima in un orizzonte sognato, balena nella nebbia della memoria o forse non c’è mai stata. È il mito della giovinezza, come sottolinea Fantato, che riempie il vuoto dei giorni e li rende sopportabili: una passione sfuggita che attraverso le parole di Raffaele Piazza si concreta e si fa visibile. È un’assenza dolente, qui compagna di un viaggio che prosegue.
*
Generoso Picone

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO

"IN RIVA A QUESTO MARE"

La luce era
nel colore dell’acqua
e non del cielo.
Ma non serve a molto
fondersi ora
con la tua continua epifania
che eccedendo recede
e risucchia e rigetta,
sensibile, avvolgente
dio, che di nessuno
conti i respiri né riempi
l’animo monco.

Ti insegui per sfuggirti
e dopo ti ritrovi
su un tempo di sabbia.
E in fondo anche in te si agita
qualcosa di placido:
nella tua iride immensa
un cielo sottile quanto un soffio
istilla una dolce e azzurra
bugia che – se l’assaggio –
ha lo stesso sapore della lacrima
di chi si è ritrovato
su questa riva in riva alla tua luce.

**

"TUTTO SCORRE E TUTTO BRUCIA"

I

Un vento è solamente un fiume d’aria
e un fiume non è che un fuoco fluido.

Ma aereo o liquido
il fuoco è sempre eterno
e proprio non ha tempo
per credere a questi
e ad altri insipidi dettagli,
visto che il fuoco è "già" nei dettagli,
sin da quando nel buio stellato
della sua officina
è come scintillato
quel caldo bagliore
che ancora oscilla in ogni cranio
e in qualsiasi altro cuore.

Così, se è vero che tutto è come
immerso in un fiume
che scorre via, lontano da se stesso,
è anche vero che in quel fiume
tutto è lava e tutto
brucia di una febbre
che viene dalla vita
e va verso la vita,
perché non è che vita – e perché non è.

(Visto che alla vita come al fuoco
piacciono l’essere e il non-essere
a un tempo e l’essere senza essere
nello stesso luogo.)


II

Il fuoco è sempre eterno,
ma non sempre riesce a respirare
al ritmo del proprio passo
e del suo stesso sangue,
e sono sempre tante
le volte in cui il fuoco
non vive di vita, ma della brace
più grigia
e delle sue ceneri disperse
tra le nausee più sazie
e i più stanchi rimorsi.

Però
la lena che riprende
pochi momenti dopo
è legna
umida di benzina,
ed è in questo modo
che il fuoco può di nuovo
tacere le sue colpe
danzando sulle punte
dei suoi capelli alti, rossi e scomposti
dal ritmo del proprio petto
e della sua stessa voce.

**

"MEMENTO"

Anche se un giorno (o nel corso di un sogno)
sicuramente torneranno a galla
in qualche palude della mente,
sul pelo livido delle sue acque,

memento che alcune cose è meglio
scordarle, ricacciarle nel niente,
di cui sono le madri e le figlie
a un tempo. (Almeno per qualche momento.)

**

"RONDINI"

«Un urlo dal dolore
è il vento cieco
che solleva e rigira
la polvere di stelle spente
che compone ogni cosa»,

spesso si è detto. Intanto, oltre lo specchio,
corpi celesti
senza un nome, perché hanno già tutto,

quasi si divertono
a disegnare ellissi a perdifiato
a bassa e svelta quota.
Sirio, il loro Sole.

Nere e come lame
hanno le ali, però la loro voce
dal chiaro del petto
volge pure quel vento in "virb"…

**

"LA MIA NONA"

A volte – ad occhi socchiusi – mi lascio
scorrere nelle geometrie friabili
di una foglia o in quella musica
che, riempiendola, colora l’aria
su cui galleggio e che mi avvolge.
E mi sembra davvero
di essere una sola cosa con
il mondo e la sua carne.
Ma, se ogni croce ha una sua delizia,
ogni splendore ha le sue miserie,
e così, ben presto, sono costretto
a tornare a me stesso
e al mio percorso,
visto che i miei inni alla gioia
muoiono giovani e quasi mai beati
(visto che la mia Nona
lascia loro il tempo
di un tramonto appena).

Sapienti saggi hanno
premura di spiegarmi che le gioie
sono un canto di cigno
o un ardere di paglia,
ma che è proprio questo retrogusto
di amaro a renderle
l’uva più sublime ed il suo miele.
Tuttavia, l’immagine del cosmo,
che alla fine mi vendono, è sempre
coperta dall’effetto
neve di una sfera che si infrange
in mille specchi al minimo contatto
con il suolo del reale.
E così – scorsa via la sabbia stretta
nel cavo della mano –
non stringo che un pugno
d’aria da offrire
al primo soffio che passa per caso
o per sbaglio sul mio percorso.

**

"PRIMA CHE"

È solo un vecchio desiderio
ed è solo un’altra notte
di neon e di luci rugginose,
eppure io vorrei
lo stesso farmi più forte del vento
che sforma e ruba l’anello di fumo
che hai come aureola.
Vorrei e forse posso.

Ti bacio le ali mozze, angelo rauco,
costretto a camminare sull’asfalto
di questi Campi Elisi
collusi con l’inferno,
e accarezzo l’aspetto malridotto
della tua anima offesa – fatta
di carne e di pioggia – in un abbraccio
di calore e di bianco

prima che intorno sia di nuovo l’alba
di un nuovo giorno sepolto e non nostro,
e prima che il suo freddo ci ricordi
che anche noi siamo rimasti nascosti
dietro lo schermo dei nostri contorni.

**

"ULTIMO PASSO (PRIMA DELLA DANZA)"

Danza nella sua mente
(al suono delle vene)
la voce di una strana
prima madre, che chiede
la testa del giovane
invecchiato in galera
in dono e in cambio
di un amplesso col sogno
del nuovo e vecchio padre
dai piedi ben calzati.

Danza e danzando è
(giunta all’ultimo passo)
sempre più sangue e ossa:
"Salomè" pronta e sola
e nera e lieve insieme.

**

"FRAGILE"

( "a C." )

Correre e tremare
come una luce incerta e ubriaca
che rincasa al mattino.
Correre, dopo aver corso
su una corda tesa
tra farsa e tragedia,
ma finalmente in cerca
di quel suono intravisto
in fondo al Silenzio più stonato.

È questo che hai impresso
a fuoco nelle vene:
correre per sfuggire al tuo sé,
alle sue volontà come al caso,
diventando più scaltro
perfino del dolore.
Sei un pacco con su scritto "FRAGILE"
che è stato spedito a migliaia
di indirizzi estranei,
ma che alla fine
ha trovato la sua casa: lo spartito
di una sinfonia ingiallita
ed ogni giorno più incompiuta.

**

"DI FRONTE AL MOTO"

Ripeto spesso che a questo mondo
non c’è gloria che non sia vana
né vittoria che non sia di Pirro

di fronte al Moto più vasto e perpetuo,

eppure brucia veramente tanto
stringere tra le mani le macerie
in fumo d’un altro lucente incanto.

**

"IN OGNI DONO UN GIOCO"

( "Un dono può anche essere sbagliato. Non piacere." )

Oggi non è il tuo compleanno
né un giorno prefestivo,
e io ho voglia di darti in dono
questa matrioska con la sua grazia
grossa e gravida di quattro o più
segreti dai colori
rumorosi ed estesi.

È solo un po’ di plastica prodotta
in serie, è solo un souvenir,
ma un souvenir che non serve a farti
rimpiangere un viaggio,
tra l’altro mai avvenuto.
Le sue gemelle sempre più piccole
sono già il tutto di un mondo
che di guscio in guscio
scende fino al seme
del suo nucleo solido:
la pressione e le ore
di un giorno fermo in fila.

Perché anche in un giorno stancamente
di serie può nascondersi un dono –
e un dono è come un gioco
che rinnova il ciclo e il carbonio
del primo dono che hai scartato:

il gioco originale
che non sempre diverte.
Quel gioco severo
che cambia ogni giorno le sue regole.

**

"SOGNO DI UNA SCALA"

Centoquarantanove
gradini ha questa scala – ogni volta
che sono io a contarli.

Centocinquanta ne ha invece quando
li numeri tu, che sei da sempre
più abile di me.

Certo, non stiamo parlando di qualche
scala magica tra Betel e il cielo,
tra una pietra e gli astri.

Nemmeno nei tuoi sogni
la percorrono stormi
di angeli con occhi di lapislazzuli.

Alta e stretta, da un brano di mondo
ci conduce ad un altro
brano di mondo in prosa – e viceversa.

Ed è questo il suo sogno,
la sua sempre incostante
e scritta col marmo chiaro magia.

**

"AL POTERE"

Le parole d’un paese senza case
non scorgevano suono,
tanto da perdersi e poi rinchiudersi
in riflettenti mani
che non stringevano né la seguivano,
la luce accennata negli occhi,
dalle dita già troppo unte
per posare la prima e anche
le altre pietre – dopo
che l’accelerata guida
dell’affiatato battito
fu coperta da quell’oro
che ne svelava il fango.

**

"NAPOLI ANNO ZERO"

Sirena annegata
tante volte sotto il peso
delle ombre e dei rifiuti,
dell’immondo e del sangue buio,
sotto i lapilli e la nube ardente
di mille vulcani al rogo,

hanno dettato alla tua voce
parole di zolfo, affinché
ti sporcasse di vuoto,
di vecchio Silenzio,
e non rivedessi più l’aria.

Adesso che hai assaggiato il fondo,
per un principio fisico,
sarai chi risale e nasce
sopra le sue onde di cenere –
ma dimmi questa volta
quanto durerà
la tua riemersione.

**

"CENERE"


L’alba non si era ancora aperta
del tutto, quando sono arrivati
e per due volte hanno
pesato e misurato l’inferno
fino all’ultimo grammo
dei suoi ultimi millimetri,
così da dargli un senso,
un sapore, un prezzo.
Inferno poi inviato,
venduto e riciclato
sotto gli occhi neri del Sole
e nel cuore corroso della notte.
Inferno tra altri inferni,
ma più infiammabile.
(Quando lo appicchi, ti scalda
il sangue più in fretta
e sempre più in fretta
ti arriva due volte al cuore,
salendoti alla testa.
I mille e dispari paradisi
promessi li mantiene tutti e tutto
trasforma in carezza e calore,
ti fa compagnia e diverte.
Così – se ti specchi – puoi vedere
la tua faccia che ti ride in faccia
tra le sue fiamme
di carta tutta crespa:
cenere all’istante.)

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GIANFILIPPO GRAVINO
****
Gianfilippo Gravino ha preso parte a diversi eventi culturali, tra i quali la rassegna “Una Piazza per la Poesia”, organizzata nel 2008 dalla Libreria Internazionale Treves di Napoli.
Oltre ad essere apparsi su quotidiani e riviste, suoi testi sono presenti in numerose antologie di Autori Vari.
**



mercoledì 11 luglio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUANA FABIANO

Luana Fabiano : “L’autunno negli occhi” – Ed. Lebeg – 2018 – pagg. 60 - € 10,00
Con una prefazione impegnativa di Caterina Verbaro , che introduce sapientemente ad una lettura attenta e disincantata dei testi , Luana Fabiano si cimenta a tutto tondo in una ricca sinfonia lirica , impegnata in una coerenza linguistica che non si interrompe durante tutto il tragitto ricamato. Le tre sezioni : “Di uomini, alberi e foglie” , “Profugo è questo tempo”, e “ I figli della guerra” esprimono in effetti un’unica forza d’immaginazione sottesa nelle pagine scandite nel dettaglio e nella metafora.
La quotidianità si esprime nella percezione continua ed immanente dell’altro, negli eventi che aprono il racconto , le memorie , i desideri , gli accorgimenti che modificano afflati , il ritrovamento delle immagini , la ricerca della possibilità. Il paesaggio mostra colori , la malinconia scava nell’intimo , il sussurro intesse preghiera , l’infinito accarezza l’amore , il sogno nasconde illusioni.
“Una doppia valenza connota il discorso poetico di Luana Fabiano (in prefazione): da una parte quella di un dialogo intimista con la natura, chiamata a testimone e interlocutrice del proprio flusso interiore di percezioni e pensieri, dall’altra una vena civile. Non si deve tuttavia pensare a una modalità doppia di discorso, perché quello che appare più notevole di questa voce poetica è proprio la sua coerenza monolinguistica, l’identica malinconica passione che scorre da un punto all’altro dei suoi diversi componimenti.”
Ogni possibilità di relazione con la natura ha la sua chiave che sottolinea lo stile composto ed equilibrato che la poetessa sottende : il canto del melograno in sottofondo , il profumo del pane che non riesce a saziare , il tragitto della lumaca dalla bava appiccicosa . La memoria incide nel tempo socchiuso all’animo incerto , ed il tempo sorprende il richiamo . Una poesia che ricuce sentimenti in forma di evenienze, di situazioni , di presenze , per narrare un codice che appare del tutto personale.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 7 luglio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Ricordo di Mirta"

Ti sei suicidata e
non riesco a crederci
il giorno prima ridevi
ed eri calma, Mirta,
tu così bruna e così
donna. Sottesa alla
memoria sei di attimi
perfetti passati insieme
nella tua villa e nei
ristoranti dei vivi.
Credevi che le mie poesie
fossero di Montale o
Mario Luzi e giocavamo,
Amica mia al gioco della
poesia che non è vita.
Ora il pacchetto che mi desti
è una reliquia nel cassetto
e mi dici di non avere paura.
*

"Alessia si salva dalla nebbia"

Guida come una donna Alessia
(sedici anni contati come semi
e meno male che mi è venuto
il ciclo che non siamo stati molto
attenti). Nel tornare a casa sul
nero dell’autostrada una forte
nebbia e Alessia ragazza non ha
i fari abbaglianti ed ecco che
si calma Alessia, si concentra
in sintonia con l’auto e guida
magistralmente. Uscita Napoli
Vomero e salva e salda è Alessia
e non telefona a Giovanni.
Nella pace della camera dell’amore
ringrazia Dio Alessia rosa fragola
vestita per piacergli.
*

"Alessia e i fuochi a mare"

Vaga Alessia ragazza sul
lungomare abbracciata a
Giovanni, anima nell’anima
a entrarvi l’afrore della
salata acqua e qualcosa emerge
nel paesaggio interiore di
Alessia dai sensi al cuore
e sono i fuochi a mare.
Chiaro orizzonte che avanza
nella sera nell’illusione
da gabbiani solcato e sta Alessia
infinitamente con la luna
a pochi tiri di sassi levigati
dall’attesa che accada la vita.
E si accendono le speranze
pari a fuochi d’artificio
fotografati dagli occhi
fino all’anima vergine
di Alessia.
*

"Alessia sogna Mirta"

Aria fiorevole a Napoli
d’estate mitigata, luglio
che non spoglia della terra
il sembiante a restare iridato.
Nella calcinata della villa
di Mirta camera si addormenta
Alessia e l’amica sogna.
Mirta rosavestita dice ad Alessia
che sarà felice nel gioco della
vita nella farfalla del sorriso.
Poi si sveglia Alessia sottesa
a viva gioia e ride come una
donna. Poi le telefona Giovanni.
*

"Alessia e il lago dell’anima"

Mitezza di luglio a entrare
nel lago dell’anima di Alessia
temperatura di quieto splendore
e vede ragazza Alessia che Mirta
esiste ancora dopo il suo suicidio
e dal cielo le parla e le dice
di non avere paura, di prendere
il Rosario nella bellezza delle
mani e pregare. Tra i lecci e i
pini grandiosi prende Alessia
la corona e prega Dio e poi
alla fine dell’anima la pace
(andrà bene l’interrogazione
sull’Odissea e Giovanni
non mi lascerà). Sicura Alessia
esce allo scoperto e il telefonino
squilla. Prima di dire pronto
Alessia.
*

"Alessia e l’amica vera"

Soavità del volto di Mirta
ad angolo con la luce e l’angelo
a interanimarsi con di Alessia
di ragazza l’anima di stella.
Mirta amica vera di Alessia
nel dirle non ti lascerà. Sentiero
ad attraversarlo Alessia nell’
intessersi al vento senza tinta
mentre sente il coro delle vergini
di 14 anni. Prende nelle mani
il Rosario e prega e quando ha
finito squilla il telefonino.
Prima di dire pronto Alessia.
*

"Alessia e l’ironia"

Guarda un film con Charlot
ragazza Alessia e ride come
una donna. Il sentiero si apre
poi nella barzelletta da Veronica
raccontata alla fine del film
(quella su un genio della musica
che si credeva Dio). Poi bevono
tè freddo le amiche per rinfrescarsi
le anime nei corpi di ragazze
e ridono nel farsi sui fidanzati
confidenze. “Lui mi vuole
completamente nuda quando
lo facciamo” dice Alessia,
“Lui mi fa mettere calze
autoreggenti”, dice l’amica.
Poi un film con Benigni e Troisi
e ridono ancora Alessia e Veronica
e non pensano a di Leopardi
i versi, né a quelli di Silvia
Plath, ma a quelli di Montale
e di Ungaretti. Squilla di Alessia
il telefonino e vede il numero
di Giovanni ragazza Alessia
(quindi non mi lascia).
*

"Alessia e il primo sabato di luglio"

Luglio consecutivo di meno caldo
a giungere all’anima di Alessia
in fiore su di Capri le rocce prima
di entrare nelle acque. E si tuffa
di testa ragazza Alessia con la maschera
e le pinne nel giungere al fondale
dove prende levigatissima una pietra
bianca prestito di natura nelle affilate
mani di Alessia pari a ninfa nel bikini
rosa confetto. Sabato giorno della
fortuna per Alessia nel giungere
dove era già stata la Grotta Azzurra
raggiunta con abili bracciate
nel ricordare l’infanzia di quando
vi entrò la prima volta con i genitori
e il fratello. E così esiste Alessia
nell’attesa dell’arrivo di Giovanni.
*
Raffaele Piazza