sabato 2 marzo 2024

POETI DA RICORDARE = ALBERTO CAPPI


ALBERTO CAPPI (1940 - 2009) dal volume "Poesie 1973-2006"

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


**Alessia ad Assisi**
Viene trasportata dalla luce fino alla
stazione a spargere la fragola
tra i passanti. Assisi nel fascino incredibile
nominata dall’amica Veronica
e sta infinitamente Alessia il cielo
a detergerle gli occhi nel tendere
nelle fibre all’albergo degli angeli.
Nella camera con Giovanni nerovestito
ritrovato, a fare l’amore.
Sentieri battuti dalla pioggia
restano nella stanza di mattina
dopo i sogni nell’ossigeno azzurro.
È il 1984 scivola l’auto per le
salite di Assisi, il tempo tiene
si apre il varco nella porta
della camera, esami superati
nell’aria: viene la rondine di platino
sul davanzale a portare un filo
di gioia.
*
Raffaele Piazza

venerdì 1 marzo 2024

RIVISTA = NUOVO MERIDIONALISMO


**E' in distribuzione il numero 241 della elegante rivista "Nuovo meridionalismo" (Dicembre 2023 / Gennaio Febbraio 2024)
Direzione di Generoso Benigni e Giuseppe Iuliano
Firmano in questa rassegna: Generoso Benigni, Mino Mastromarino,Giuseppe Iuliano, Luigi Mainolfi, Nicola Prebenna, Paolo Saggese, Giovanni Verde, Amato Michele Iuliano, Franco Mangialardi,Aldo De Francesco, Gennaro Iannarone, Michele Magliano, Antonio Spagnuolo, Teodoro Russo, Antonio Pulcrano, Clara Spadea, Antonio Crecchia, Matteo Claudio Zarrella, Vincenzo Aversano, Filomena M. Iannaccone,Raffaela Vallese, Antonio Martone, Gaetano Troisi, Bruno Troisi, Vincenzo Napolillo, Basilio Fimiani, Michele Sessa, Paola Ronca de Lorenzo, Riccardo Sica, vignette di Malatesta.
Per contatti: giiuliano@tiscali.it

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE GATTA


Raffaele Gatta: "Uomo libero" - Nulla die edizioni - 2023 - pag. 86 - € 13,00
**“Povera Italia ridotta a colonia, di disoccupazione fabbrica/Crociera turistica condotta da ruffiani/Non più patria di virtù, ma di prostituzione mediatica”. L'esplicita intestazione appartiene all'opera “Uomo libero” con la prefazione di Diego Fusaro.
Il libro affronta il declino della coscienza e l'inesorabile decadenza della società, immersa nella sorda e asettica superficialità, muove il sentimento della solitudine, argomenta i voraci e crudeli condizionamenti nelle scelte, riduce la struttura morale a una consapevole e disincantata intangibilità della libertà. Raffaele Gatta pone al centro della sua ricerca poetica il destino dell'uomo in relazione alla sua indipendente capacità di riflettere intorno alle opinioni e al contesto sociale e politico della vita, afferma la responsabilità della verità come la lineare conseguenza dell'equilibrio dell'intelligenza, alimenta la conquista culturale e la conoscenza dell'animo umano contro il subdolo e insidioso vincolo dell'imperativo di ogni principio carismatico. I testi di Raffaele Gatta aggirano la cinica illusione dei valori e delle ideologie, dimostrano la critica efficace per difendere l'impegno politico e la meditazione dell'attualità storica, commentano l'isolamento dell'uomo in relazione alla possibilità di comprendere dialetticamente le correnti contrastanti della personalità, fondono il concetto fragile e instabile dell'uguaglianza con l'esempio dell'ambiguità democratica, legittimano il sentimento collettivo di ogni educativa rivendicazione. Il poeta conferma il desiderio di regolare attraverso le leggi dell'intelletto la percezione della realtà, nella sua immediatezza esegetica, insegue la ragione attiva di ogni divenire, propone la concezione del mondo osservando la corrispondenza di una fenomenologia che raggiunge l'universalità nell'intuizione dell'essenza.
Esamina la sensazione disgregante e timorosa del carattere dell'uomo, l'espressione speculativa dell'identità, la disarmante alienazione, il tradimento di ogni artificiosa necessità che trasfigura l'anima dell'uomo in mercanzia. “Uomo libero” illumina la dottrina del pensiero, risponde puntualmente all'accostamento contemporaneo introspettivo delle suggestioni ingannevoli, rispecchia compiutamente la finalità matura delle riflessioni nel percorso esistenziale e intellettuale, identifica la consapevolezza della perdita dell'umanità con l'oscurità compromessa del comportamento pubblico. Raffaele Gatta ascolta la persuasione occulta del silenzio, assiste al disorientamento delle voci, sentenzia la nullità in ogni sistema di devastazione etica nel distacco imperturbabile dell'universo politico, distingue la scrittura interpretativa della coscienza naturale e l'intento di estendere la volontà del cambiamento nella consistenza sensibile della parola, l'impegno del linguaggio nella riflessione filosofica. Accoglie la sottile e acuta tonalità del presentimento attraverso il passaggio di un malessere invisibile ma evidente nella fibra ontologica dei versi, spiega la rappresentanza del consenso, traghettando tra ragione e suggestione, il materialismo spirituale. Decifra la morente e sconcertante condizione dell'individualità come deriva nichilista sull'instabilità, riconosce il depistaggio delle false solidarietà, insegue la direzione illuminante dell'equilibrio nella trascendenza poetica dell'essere.
*
Rita Bompadre
- Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
**Testi scelti**
"Nel reale pensiero"
Ogni cosa che va alla deriva
è sempre un qualcosa che rinasce
Trovi reale ogni tuo pensiero
ma in esso tu racchiudi il mondo
Non ha più senso fermarsi di fronte a sé
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"Non ancora"
Non è ancora persa la luce
tra le case, tra le strade bianche
Questa antica devozione
che fa del mondo un arido teatro
una rivista per abbonati
una sala d'attesa
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"La mia civiltà"
Come schiavi, come uccelli uccisi in volo
come piccoli angoli di luce nel buio
come sogni ad occhi aperti
Tutto questo mondo non l'ho scelto io
La mia civiltà non è mia
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"Sotto la luce solare"
Non siamo consapevoli di niente
Rinchiusi qui o fuori sotto la luce solare
Scavalchiamo staccionate e corriamo
su spiagge deserte credendo nel presente
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Sez. a
Questo mondo diviso da poche parole
dialettiche trasversali e di una logica politica
che ha del reale solo l'eleganza dei loro abiti.
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Immatricolare la coscienza
in un arido mattino bianco
che sovviene una naturale
sentenza di calore; luce o fuoco
Non ha della strada in piana
il sentimento reale distante
da ogni parametro mediatico,
politico, culturale, ma cammina
Cammina nell'astrattezza morale;
Diretto alla lucida follia
un giorno come altri, feriale
invernale: prossimo a te
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Ma se hai fretta di nutrirti,
l'anima sottrae anche la parte
più nobile. Gramsci e Lukács
nei sentieri dell'ortodossia
risolvono il morente occidente
in una volontà di ristabilire l'ordine.
Sopra la Parola non data per la morte
puoi trovarne nella storia già
la soluzione, ma tu, uomo libero,
sei ridotto a volontà di zucchero

martedì 27 febbraio 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA MARIA GABRIELLESCHI


**LAURA MARIA GABRIELLESCHI:"DI PADRE IN PADRE" Ed.La Vita Felice, 2016 - pag. 80 - € 10,00
Il carattere profondo della raccolta di Laura Maria Gabrielleschi è stato definito da Roberto Pazzi,nell’ampia e partecipata prefazione al libro, “profondamente femminile”. E questo è indubbiamente vero, per la delicatezza del tono, del tocco, per la capacità di mostrare nudi, senza infingimenti, i dolori e le fragilità. È altrettanto vero, tuttavia, ed è un valore aggiunto di questa raccolta, la capacità dell’autrice di mettere in contatto e in relazione, tramite un affetto profondo e sincero che supera le delimitazioni, anche del tempo, l’universo femminile con quello maschile.
L’amore devoto della figlia nei confronti di un padre la cui esistenza è stata minata dalla malattia, è purissimo e resta con lei in ogni momento, in ogni frangente della sua esistenza. L’attenzione mostrata in varie liriche per le differenze fisiche tra i vari componenti delle diverse generazioni in realtà è un ulteriore gesto di attenzione e di affetto, e, ben lungi dal creare barriere, genera al contrario il senso di appartenenza assoluto, la consapevolezza di essere un unicum, un tutt’uno.
Questo libro con la forza di versi nitidi e coraggiosi nella loro capacità di mostrare sentimenti assoluti, non filtrati né edulcorati, abbatte alcune barriere in apparenza solide e indistruttibili: in primis quella di genere, a cui si è fatto cenno, ma anche la barriera per antonomasia, quella del tempo, della morte. Non c’è sconfitta né distacco. Anzi, la presenza del padre è vivissima, onnipresente.
Il dialogo è costante in ciascuna lirica e non si tratta di un monologo rivolto ad un’immagine statica e muta. Il padre è presente in lei e interagisce con costanza. Altrettanto vivificante è il ricordo, rafforzato ulteriormente dal ripercorrere i luoghi e le vie in cui padre e figlia hanno vissuto momenti insieme. Non sono i luoghi a rievocare il padre ma la presenza del padre nella mente e nel cuore dell’autrice rende vivi e ricchi di emozione i luoghi ritrovati e rivisti con occhi nuovi.
“Se vorrai tornare / ancora ti aspetto / vicina a quel muretto / basso che nessuno ha mosso / ci sono più piante nell’orto / e una mimosa gigante / è cresciuta senza che tu la vedessi. / Non è uguale la casa / e nemmeno il mio viso / il cuore piccolo / come allora”.
Questa lirica tuttavia aggiunge al quadro sopra descritto un’umanissima “variazione sul tema”: l’autrice auspica il ritorno del padre. Vorrebbe rivivere i momenti trascorsi insieme con la presenza fisica del genitore al suo fianco. Non si tratta di un disconoscimento delle leggi del tempo. Non si tratta di una sorta di illogico egoismo. È la forza di un amore assoluto che ha bisogno di condividere con il padre anche i mutamenti, ciò che è cambiato nel mondo e nel loro microcosmo dai tempi della sua scomparsa. Vorrebbe mostrargli l’autrice anche i cambiamenti nel suo aspetto fisico. Ma soprattutto vorrebbe mostrargli che il suo cuore è rimasto lo stesso, piccolo, ossia umile e del tutto devoto alla figura paterna.
“Da venti anni non taglio i capelli / dormo male / il telefono ha smesso di squillare / in sogno tutti i volti / si assomigliano. / Perché te ne sei andato?” Con il coraggio della sincerità a cui si è fatto cenno sopra, l’autrice rivela a questo punto il proprio smarrimento, e la necessità della presenza di una figura di riferimento a cui poter dare e confermare fiducia assoluta. La domanda conclusiva “Perché te ne sei andato?” non è quindi un illogico capriccio. Si tratta piuttosto di un grido esistenziale, l’urlo di un naufrago in mari domestici solo in apparenza quieti e innocui.
“È così che vedrò alzarsi / una mattina la luce / mi guarderanno i nomi assenti / e le notti troppo lunghe / tra lenzuola strappate e piedi veloci”. Questo libro è anche un sincero e aspro ritratto indiretto. L’autrice nello specchio degli occhi del padre vede e descrive se stessa, la realtà, i sogni, i tentativi di voli e i tonfi nel buio.
“Tempo non hai per darmi / un altro specchio. / Nulla è destinato / a chi perde la memoria”. Lo specchio tuttavia, in certi momenti, non è sufficiente. L’autrice ha bisogno della concretezza di una voce e di una carezza. “Lo specchio quotidiano / dà ordine al tempo / la crosta nera di fango / attraversa l’orecchio / dice le bugie /che nemmeno un bambino direbbe”.
La sintesi di questo libro sincero e intenso è racchiusa in questi versi che confermano la persistenza di un amore che abbraccia e avvolge ogni attimo e ogni pensiero, e il potere del ricordo, vivissimo, e della poesia: “Se sapessi il tuo indirizzo / non ti lascerei pensare, arriverei / sudata, sporca, in pantofole o anche nuda, sicuramente intera”.
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Valeria Serofilli

mercoledì 21 febbraio 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARINA MINET


**Marina Minet : “Pianure d’obbedienza” – Ed. Macabor 2023 – pag. 96 - € 13,00
Con un adagio morbidissimo e con il sussurro della semplicità la poetessa ricama una tela di variopinto spessore con la quale ricoprire il gesto che la virtù stempera nella sorpresa e la metamorfosi. Percezione della realtà, elaborazione mentale, scavo nel sub conscio, armano quei riflessi del linguaggio, che tra parola e simbolo, diventano poesia.
Il percorso di queste pagine a lastricato da una genuina capacità di relazione, che permette l’esplosione del pensiero a sostegno delle immagini e delle divagazioni fluttuanti.
La vicenda si immerge al crocevia della storia, della realtà quotidiana e la penna traccia momenti di elegia.
Anche se viene suddivisa in quattro sezioni: “Le lodi del sentiero”, “Guerre e lampade”, “Preghiere”, “Foglie capovolte”, la narrazione ha un vincolo unico nella genuinità dei sentimenti. “La raccolta - scrive Maria Pina Ciancio nella nota a margine – abbraccia la vastità poetica del cammino spirituale dell’autrice in tutte le sue forme. Tessuta alacremente fin dagli albori dell’infanzia, la gestazione si estende sino ad oggi, arricchendosi ulteriormente di studi e vissuti che la poeta ha coltivato negli anni.”
Diario di una credente. “Prima che sia giorno devo finire una preghiera/ pesare le parole una per una e darle in mano a Dio/ come richiesta altissima.”
E’ il tremore di chi accenna un’orazione con “l’umiltà per la sua grazia muta” e scandisce componimenti nei quali le esperienze di ricerca filosofica si abbracciano con lo scavo quotidiano nelle caselle del sub conscio, diligenti urne del dubbio.
La parola incisiva ritaglia così gli spazi che emergono dalla profondità del pensiero e della memoria, della ciclicità dell’esserci e della lama dell’eternità, del dramma esistenziale e della perforazione dell’onirico.
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ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 16 febbraio 2024

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANGELA ANCONETANI LIOVERI


**Angela Anconetani Lioveri : “Le Radici” – Ed. Nulla die – 2023 – pag. 72 - € 13,00
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“Attendiamo discutendo di che tempo/farà domani, un modo per comunicare/ senza capirci”.
Lentamente ci addentriamo nel recupero di una scrittura che palesemente si espone ai rimandi di una realtà che circonda con le sue evanescenze. Una stesura serrata, quasi un continuo colloquiare dietro ad un vetro leggermente affumicato, come se le parole dovessero rimanere sospese fra il sussurro e l’eco che ci riflette.
La metafora delle radici cerca in questa silloge una forma espressiva che si declini in tre diverse valenze: la radice esistenziale, l'approccio alla scrittura ed il nucleo concettuale del pensiero, nella dimensione plasmabile di tutto quanto gelosamente conservato nel sub conscio, a più riprese, per differenze sostanziali, rivelato come folgorazioni.
Si accendono allegorie segrete che appaiono come legamenti: “Che si lasci al mondo almeno il tempo/ del ristoro. Notare lo squarcio/ che buca il cielo, il ticchettio dell’unghia/ sul tavolo di sabato, l’ape che ronzando bisbiglia,/ una biglia nascosta sotto al vaso,/ la foto ingiallita, l’ombra del naso./ Se sai ancora essere annoiato e stanco/ come Dio nel settimo giorno.”
E’ il tempo che sovrasta e dirige, fra l’armonia del casuale ed il vincolo dell’invincibile.
Così i concetti filosofici vengono sciorinati pagina dopo pagina in un ricamo che coinvolge il lettore, come “un’ancora che scenda negli abissi”, per ricucire il pensiero alla musica del verso, con quell’abilità che si palesa in un narratore dalla preziosa esperienza.
Le tre sezioni del libro: “Mappe del sentire”, “Mettere in verso” e “Corpo e movimenti fondamentali” sono tre nuclei che si susseguono, ognuno con un cappelletto in prosa, segnando l’adagio di tre tempi che si avvicendano sul palco della voracità e dell’impulso.
Conclude dichiarando: “La parola transita dai piedi alle mani, dagli occhi alla bocca. Cadere non è grave, solo lieve”!
*
ANTONIO SPAGNUOLO