giovedì 8 dicembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – "Suite delle tenebre e del mare"--puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2016 – pagg. 99 - € 15,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Interessato alla cultura letteraria e musicale dell’Otto e del Novecento, e in particolare alle relazioni degli scrittori con la musica, dal 1976 ha pubblicato vari volumi di saggi e antologie.
Nella triplice veste di poeta narratore e critico/saggista ha collaborato e collabora a importanti riviste, giornali, miscellanee, enciclopedie.
Dirige dal 1989 la collana di letteratura “La linea d’ombra” per le Edizioni dell’Orso di Alessandria
“Suite delle tenebre e del mare” è un libro di poesia scandito in sette sezioni che hanno per titolo delle didascalie come di una partitura musicale, a conferma che poesia e musica sono sorelle e presenta una postfazione di Mauro Ferrari ricca di acribia.
La prima parte “Preludio agitato”, costituita da tre componimenti presenta una vena filosofica e teologica con una forte carica di misticismo finalizzato all’ascensione al divino. Si tratta di tre poesie che hanno per protagonista Dio, del quale, dice Marchetti, i preti ne sanno all’incirca quanto ne sa lui.
Viene detto il Demonio al quale Dio lascia uno spazio, forse per troppa tolleranza, e il poeta afferma che a volte gli sembra di giocare a gatto e topo con l’Altissimo.
Una visione immanente della divinità nell’affrontare anche il problema del bene e del male si evince in questi versi veramente originali.
Serpeggia in esse una forte ironia e la forma è elegante e icastica.
Cifra essenziale della poetica di Marchetti pare essere una parola precisa che crea immagini affabulanti e chiare, tutte tendenti ad accensioni e spegnimenti.
Il poeta a volte indulge in descrizioni sia naturalistiche che di chiese e piazze e una certa magia connota i suoi versi, una tensione verso la bellezza, attraverso la sospensione e la densità metaforica e sinestesica.
Una poesia intellettualistica che sottende l’uso accorto degli strumenti da parte di un poeta scaltrito, con una forte coscienza letteraria.
Qui tutto può divenire oggetto del versificare, da una musica d’organo proveniente da una chiesa, a un pranzo al ristorante, dalla morte di un amico alla visione di paesaggi meravigliosi, da una sosta ad un caffè, ad una big band che sfoggia tutto il suo repertorio.
Anche l’inquietudine è presente nelle poesie di questo autore quando vengono detti incubi, notti con demoni, il buio e l’angoscia.
Marchetti con questo libro esplora molti ambiti esistenziali con una parola poetica acuminata, avvertita e alta.

Raffaele Piazza

lunedì 5 dicembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO LUNETTA

Mario Lunetta – “Dispacci senza replica” Ragionamenti secondari su cultura e società - Fermenti Editrice – Roma – 2016 – pagg. 313 - € 21,90

Mario Lunetta, poeta, narratore, drammaturgo e critico, ha al suo attivo oltre settanta volumi.
Nel 2015 è andato in scena al Teatro Porta Portese di Roma l’atto unico “Il dono”.
Ha collaborato e collabora a quotidiani e periodici italiani e stranieri, radio, TV e riviste.
Suoi libri o singoli testi sono stati tradotti in diversi paesi del mondo.
Due volte finalista al Premio Strega (con I ratti d’Europa del 1977 e Puzzle d’autunno del 1989), nel 2006 gli è stato conferito il Premio Alessandro Tassoni alla carriera.
E’ stato per due mandati Presidente del Sindacato Nazionale Scrittori. Attualmente è Presidente della SIAD (Società Italiana Autori Drammatici).
“Dispacci senza replica” è stato pubblicato in collaborazione con la Fondazione Marino Piazzolla di Roma diretta da Velio Carratoni.
Si deve sottolineare che, il termine dispacci designa i messaggi scritti con carattere d’urgenza. Quindi Lunetta, attraverso il titolo del libro, che inizia con questa parola, vuole farci capire la valenza etica del suo lavoro. Egli è conscio dell’importanza del trasmettere un progetto comunicativo forte, sia dal lato sociopolitico, che a livello di critica letteraria, con le monografie sui singoli autori trattati..
Come scrive lo stesso Mario, il fatto che tali scritti siano senza replica si riferisce, con velata ironia, al fatto che i 37 scrittori trattati non possano rispondere con un parere su quanto detto su di loro non essendo più tra noi.
Opera molto corposa e complessa quella del Nostro, costituita da due parti. Nella prima, dopo una “Nota dell’autore”, seguono le sezioni: “Iuxta sua propria principia”, suddivisa nei seguenti: saggi: Gli italiani e la cultura: un matrimonio mai realmente consumato, La materialità del testo, Libertà elitarie, libertà di tutti, Le lingue dei vinti, Civiltà, letteratura, merce, Per la critica, jadis et naguère e “Indagini distòniche”, che si articola in Tre lungimiranze critiche: Giacomo Debenedetti, Gianfranco Contini, Roberto Longhi e Sebastiano Timpanaro: il materialismo non è un incidente.
Nella seconda ritroviamo la ripartizione “Figurazioni concettuali”, costituita da trentasette studi su poeti e scrittori del nostro Novecento, aderenti ad una scrittura di ricerca e di azzardo, tra mosse d’avanguardia e sperimentalismo di vari generi.
Tesi centrale del testo, che fa da filo rosso ai lavori della prima sezione, è l’assunto che in Italia prevale una società che fin dall’unità non si è mai identificata con la propria cultura. Si tratta di una dissocietà con una mancanza di “società stretta” (cioè di una borghesia colta e responsabile del proprio ruolo, che invece esiste in molte altre nazioni europee). La suddetta asserzione era già stata teorizzata da Leopardi nel 1824 in “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”, articolo ovviamente scomodo e perciò rimasto inedito fino al 1906.
Circa dalla metà del Novecento è entrata prepotentemente nello scenario collettivo massmediologico la televisione, che non ha fatto altro che appiattire e livellare ulteriormente i saperi stessi e fare aumentare il consumismo, anche se non deve essere vista solo in modo negativo. .
L’Italia può essere considerata un paese che, a livello culturale, possiede una memoria a breve termine. Le caratteristiche fondamentali del dna collettivo italiano sono l’ignoranza e l’indifferenza.
Da noi il sistema dei media agisce con la rimozione costante dei migliori poeti, artisti, filosofi e scienziati subito dopo la loro fine.
Quanto espresso denota una pervicace assenza di passione e di capacità progettuale. La causa di ciò consiste nel fattore secondo il quale in questo contesto le attività culturali non sono mai state considerate dalle classi dirigenti come bene comune da difendere e incrementare a favore di una coscienza critica che è sempre stata scarsa.
Il dato saliente della civiltà di un paese è da identificarsi in primis con una coscienza civile che mantenga un senso della cultura stabile e insieme carico e pieno di stimoli. Da noi atavicamente e a iniziare da chi ha avuto il maggiore potere, questo meccanismo non si è innescato e dal periodo dopo la seconda guerra mondiale ci si è stupidamente illusi della falsa idea che la nostra inesauribile ricchezza si realizzasse in un tipo di nevrosi da trivellazione e di cementificazione del territorio, e non, invece, nella ricerca e nell’uso intelligente di un patrimonio culturale e artistico che non ha uguale al mondo. Tale situazione negativa è amplificata anche per l’innegabile collusione di gran parte della classe dirigente e delle istituzioni con la criminalità organizzata.
In “Figurazioni concettuali” l’autore traccia degli esaurienti profili critici su vari autori del Novecento da Primo Levi a Carlo Levi, da Ignazio Silone ad Antonio Delfini, da Velso Mucci a Pier Paolo Pasolini, da Roberto Roversi ad Elsa Morante, da Carlo Cassola a Natalia Ginzburg.
Nell’impossibilità, in questa sede, di realizzare un’analisi esauriente delle dissertazioni letterarie che Lunetta ci propone è doveroso sottolineare che sono tutte esatte, acute e ricche di acribia.
Da notare che il lavoro esposto nel libro è costituito da segmenti tutti forniti dell’anno delle loro redazioni. Esse vanno dagli anni Settanta, fino al primo decennio del 2000 e quindi, a livello progettuale, l’opera in toto, omogenea e armonica, deriva da un riuscito e calibrato lavoro di assemblaggio.
Con intelligenza Lunetta, dopo avere delineato il triste scenario del matrimonio mai realmente consumato tra italiani e cultura, ci propone i ritratti di 37 tra scrittori e scrittrici italiani. Molti di essi sono noti anche a livello internazionale. Questa diffusione conferma il fatto che la letteratura e la poesia in particolare, sottese al pensiero divergente, possono essere un antidoto alle carenze italiane a livello culturale e sociale messe a fuoco nell’opera.

Raffaele Piazza

martedì 29 novembre 2016

RIVISTA = IL SEGNALE

IL SEGNALE (N° 105 - ottobre 2016)
Sommario :
-Letteratura e realtà
Massimo Rizza : La cura delle parole
- Scritture parallele
Gianluca Bocchinfuso : Quale Mediterraneo?
- Differenze e alterità
Antonella Doria : Conversazione in Milano con Arturo Schwarz
- Soggettività e scritture
interventi di Pancrazio Luisi, Simoneta Longo , Lina Salvi , Adriano Rizzo, Marco Furia, Massimo Rizza.
- Testi
di Rafael Ballestreros , Davide Romagnoli , Gaby Ramsperger
-La casa
testi di Sebastiano Aglieco , Nadia Agustoni , Simonetta Longo , Pancrazio Luisi , Massimo Rizza , Adriano Rizzo , Stefano Guglielmin
- Narrazioni
Massimo Rizza : La prescrizione del posto
- Letture critiche
a cura di Fabio Scotto , Mario Buonfiglio , Simonetta Longo
- Recensioni
a cura di Gianluca Bocchinfusco , Antonella Lovisi
- Schede critiche
a cura di Alberto Tomiolo , Massimo Rizza , Antonella Lovisi , Marco Furia , Sebastiano Aglieco ,Marco Tabellione, Giuseppina Rando, Nelvia Di Monte, Adriano Rizzo.
- Rassegna delle riviste
- Poesia libri - novità
Riferimento : segnale@fastwebnet.it

venerdì 25 novembre 2016

POESIA = IZABELLA TERESA KOSTKA

PADRINO (contro la pedofilia)

Avrei voluto ridere ancora,
dal seme della vita sbocciare felice,
conoscere l'incanto del primo approccio
distesa al fianco di un semplice ragazzo.

Tu eri il tarlo del mio presente,
un pilastro oscuro di vuota infanzia,
un urlo taciuto nei singhiozzi del corpo,
la marcia carezza d'umiliazione.

Dolore,
l'odore,
il sapore del whisky,
le gocce di sangue dell'innocenza,
i lividi nascosti sotto le vesti,
un grido del grembo,
la lussuria mai sazia.

Io ero soltanto una bambina,
la bambola di gomma del tuo piacere,
la macchia rossastra sul lenzuolo,
un bicchiere di troppo del solito liquore.

Sono morta all'alba,
nell'abbandono,
coi lunghi capelli coprendo vergogna.
*

PUTTANA

Mi chiamate puttana,
eppur varcate ogni confine
dei sensi di colpa
per palparmi la carne
e le calde membra.

Quanto arde in voi
il bramoso desio,
divora la ragione
e fa negare il Dio.

Vi plasmo,

godendo del mio potere,
spingo le menti nella lussuria,
impossessati dal sesso,
privati d'orgoglio,
pagate per i gemiti
coi lingotti d'oro.


Ora
mi date della puttana?

Eppur sono io la vostra Padrona!
*

PREMONIZIONE

Decomposta verrà la carne
all'arrivo dell'ultimo suono delle campane,
denudata l'ipocrisia scarnata di apparenze,
di sabbia coperta ogni azione.

Oggi ridete,
oh, miserabili uomini,
pedoni mortali sulla scacchiera,
udite le grida della battaglia
e saltate nel vortice d'una carneficina.

Non illudetevi invano,
dalla polvere alla cenere ritornerete
mentre un'altra primavera sorgerà.
*
IZABELLA TERESA KOSTKA
*
Izabella Teresa Kostka è nata a Poznań (Polonia) ed è laureata con lode in pianoforte di cui è insegnante. Izabella vive e lavora a Milano, è appassionata di teatro e arte, è giornalista freelance per WordPress e organizzatrice di eventi culturali come "Verseggiando sotto gli astri di Milano" presso il Centro di Ricerca e Formazione Scientifica Cerifos di Milano. Negli ultimi tempi ha ricevuto numerosi importanti riconoscimenti e premi nazionali e internazionali, tra cui ricordiamo il Premio Speciale della Giuria al XXVIII Concorso Letterario "La Mole" (Torino 2015), il 1° Premio al Concorso Internazionale "Inchiostro e Anima" dedicato a Mariannina Coffa (Noto, Sicilia 2015), il 3° Premio al Concorso Letterario "Poetiche Ispirazioni" (Viganò, Lecco 2016), il 2° Premio al Concorso Letterario "Il sogno nel cassetto" (2016), le Menzioni d'Onore al Concorso "Terra di Virgilio" (Mantova 2016), "Ponte Vecchio" (Firenze 2016) e "Memorial Miriam Sermoneta" (Roma 2016), il 1° Posto al Concorso Nazionale di Poesia Edita Leandro Polverini per il libro "Gli Espulsi dall'Eden (Roma 2016, poesia allegorica), tra i finalisti del Concorso Gioacchimo Belli (Roma 2016). Ha pubblicato sette raccolte monografiche ("Granelli di sabbia", "Gli scatti", "Caleidoscopio", "A spasso con la Chimera", "Incompiuto", "Peccati" e "Gli espulsi dall'Eden"), ebooks vari, le sue liriche compaiono su varie antologie ( tra cui "Alda nel cuore" e "Nel nome di Alda" Ursini Edizioni, "Novecento - non più. Verso il realismo terminale" con l'introduzione di Guido Oldani La Vita Felice Edizioni, 'L'Amore al tempo dell'integrazione" PoetiKanten Edizioni), su numerosi siti culturali e su riviste letterarie. Curatrice di diverse antologie tematiche tra cui "Mai più - per il Giorno della Memoria" e "Oltre il male - dedicata ai malati terminali, ai sopravvissuti e agli scomparsi precocemente (presentata di recente nell'ambito della rassegna internazionale letteraria BookCity di Milano ed edita da Antologica Atelier Edizioni). Impegnata nel sociale con numerose pubblicazioni di cui il ricavato è devoluto in beneficenza.

martedì 15 novembre 2016

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Parole”

Le mie parole hanno il giogo dell’edera,
strette ai rami , irrequiete al vento per ricordi,
cingono la solitudine in quel nodo
che il nostro amore mostrava insaziabile.
Lungo il tempo hanno un palpito delicato
inseguono il rumore della gente
che non conosce la soglia del cielo
e cede all’ombra dei frammenti
tra le ciglia e gli sguardi.
L’orizzonte incide la tua assenza,
che aleggia timorosa indecisa
nell’eterna vendetta dell’infinito.
Hai negli occhi il fulmine d’autunno,
impertinente e violento , quasi un gioco
che risplende innocente fra le ciglia
e ricama motivi dell’inganno.
Vorresti intrappolare le moine
come un esile fiore che improvviso
spezza il lungo silenzio, e fra le dita
disperdi il labbro sensuale e dolce.
Soffice nuvola dai capelli neri
racchiudi nel sorriso l’invito clandestino.
Per te l’autunno, spettacolo a colori
che ti scopre le spalle , il seno , il collo,
vorticando gli azzurri nella grazia interdetta,
anche se taci il fulgore, ritorna fuori campo.
E sei sparita , intrecciando la memoria
che mi corrode nel baratto che scioglie la follia.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 13 novembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = NARDA FATTORI

Narda Fattori : “Dispacci” – ed. L’arcolaio – 2016 – pagg. 120 - € 12,00 –
Coinvolgere il lettore nell’asse poetico che narra memorie , o incide richiami quotidiani , o raccoglie momenti di illusioni , è la capacità luminosa della scrittura di Narda Fattori.
Le ombre che circondano la nostra figura si stemperano sul volto del padre ,della madre , della sorella , in un canto che riecheggia “simmetriche melodie” , timidamente ascoltate in riflessi melodici, per percorrere, poi, nel ritmo incalzante azzardi e germogli , sussurri e preghiere , traiettorie e meraviglie ,frammenti e misure, che rincorrono profondi ripensamenti e delicate vertigini.
“I Dispacci vanno letti – scrive Anna Maria Curci nella prefazione – come messaggi aperti all’umanità tutta e inviati da una regione ben determinata, ché il paesaggio romagnolo e le sue mutazioni , le sue canzoni < la giravolta armoniosa / di un valzer da balera/ e dei sogni fioriti all’alba > ne sono una parte integrante , permeano il dettato poetico , amplificano i riferimenti letterari , abbracciano la poesia in lingua e in dialetto della seconda metà del Novecento ai nostri giorni , non riducono , ma , al contrario, arricchiscono l’originalità del dire di Fattori che se ne nutre e, traendone nutrimento , non rinuncia a creare.”
Condividere la costellazione mitica dei profili, sopratutto nella resa espressiva, tradotta nel ritmo dei versi , risulta indiscutibile mobilità di affreschi , consegnando alla scrittura una luce che modula , uno stupore che vorrebbe affacciarsi nel grigio dei tempi , un divenire immaginario che trascende la realtà per immergersi nel sussurro. Una luce ricercata , attinta , ricevuta ed accolta che non cambia colori ma si trasforma e viene restituita in un canto moderno ed antico, soave e duro , tra i semi di un girasole e l’esplosione di nuove energie, tra le unghie inaridite e le palpebre bruciate da un addio.
Narda Fattori con accenti vagamente pre ermetici riesce ad annunciare i sentimenti del tempo che fugge e le inquietudini dell’amore concesso nella stagione della maturità.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 6 novembre 2016

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA ZIRONI

Claudia Zironi: “fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni” (Marco Saya edizioni, 2016, pp.156, euro 14)

Attribuendo un nome alle cose più sfuggenti e impalpabili oppure vivificando e animando i nomi delle cose più evidenti e scontate, la poesia è in continua relazione col mondo. Non solamente il mondo visibile ed esperibile con immediatezza, ma anche quello più segreto e nascosto, misterioso e recondito, non solamente il mondo che esiste a prescindere da noi, ma anche quello che non esisterebbe senza il nostro percepire e sognare e immaginare.
Francesca Del Moro, nella illuminante Prefazione alla recente, ricca e complessa raccolta di Claudia Zironi “fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni”, scrive: “Riconosciuto sia nel mondo classico sia nella tradizione giudaico-cristiana, il valore insito nell’atto di nominare è uno dei nodi cruciali del libro”. Un libro che si apre con questi significativi versi: “nemmeno un nome ho perduto / di quanti sono andati / li sussurro ogni notte per te / che non li hai conosciuti”.
La poesia si oppone al silenzio, non ignorandolo e negandolo ma confrontandosi con esso (“fra le parole permangono i silenzi”), si fa ascoltare da questo vuoto evitando di venire fagocitata e soffocata e, allo stesso momento, si mette in ascolto del silenzio cercando di captarne le minime vibrazioni sonore, le perturbazioni e le onde inaspettate, i brusii. La parola (ogni parola e in particolare quella della poesia) può diventare sia grido che lacera il silenzio, che rimbomba e scuote, sia sussurro avvolgente.
L’autrice esorta a stabilire un dialogo, anche ridotto ai minimi termini, con l’altro: “dovresti dirlo, non importa a chi / o quando…”. L’io deve aprirsi a un tu (“ma tu, parlami!”) vicino e prossimo, deve stimolare un reciproco riconoscimento (“nominami, dì il mio nome. / poi pronuncia il tuo”) creando un contatto sia verbale sia fisico: “chiamarti con il mio nome / allargare le braccia / e respirarti”). Un rapporto io-tu che, partendo dalle singole solitudini, tenda a formare un noi più ampio: “riposiamo un poco / insieme”.
Nel testo della Zironi si intrecciano indissolubilmente , senza che un limite divisorio si frapponga e che una frontiera li separi, lo sgomento e l’entusiasmo, la sofferenza e il piacere, la malinconia e la passione, l’ombra e la luce, il rifiuto e l’accoglienza, il tradimento e la carezza, la guerra e l’amore, thanatos ed eros, la morte e la vita. Siamo corpo, carne, respiro, linfa vitale, attrazione, fuoco, desiderio, e contemporaneamente siamo cenere, spettri, angoscia, un nulla che si riprecipita nel nulla. Siamo questi esseri contraddittori e imperfetti, questo groviglio inestricabile e magmatico di opposti, queste vite dominate dalla precarietà e dall’incertezza, dai se e dai forse: “…se l’acqua scorresse sul viso / come lacrime, se con gli abiti zuppi / dovessimo passare un confine”.
*
Giancarlo Baroni