ACQUIDO --
Ruminìo di trascorsi recenti.
Allaga gli occhi
la memoria del mare.
*
STREGONI INQUIETI –
Fusione di umori, la gioia negli occhi.
Ho visto apparire ricami di luce sulla strada d'autunno.
C'era la pioggia a inzuppare il percorso.
L'unione, la materia, la voglia d'infinito.
Il colore, il suono, un urlo prolungato.
Vapori, essenze, sapori ripartiti.
Avverto sentore di gelsomino nell'aria della sera
che s'affaccia sulla marina anconetana.
Passeggia nel cielo una luna girovaga,
vagabonda notturna in cerca di stregoni inquieti.
Poi, una traccia chiara a nord est dei pensieri;
evidente, sul mare, una luminosità provocata.
A conferma.
*
UN OTTAVO DI LUNA --
Vago squarcio di cielo
effetto blu.
Il mare è lontananza
assenza d'acqua
insipidezza
prosciugata distesa d'orizzonte.
Lacrime luminose le stelle
a sera
pianto silenzioso
d'universo triste.
Neppure un ottavo di luna
a consigliare il poeta.
*
EUGENIO REBECCHI
*
Eugenio Rebecchi è nato a Roma nel 1947. Vive ed opera a Piacenza da oltre quarant'anni. Ha pubblicato poche raccolte di poesia diluendole nel tempo. Nel 1992 ha fondato la casa editrice Blu di Prussia che ha particolare riguardo per la poesia e la narrativa.
Poetrydream
venerdì 25 maggio 2012
NOTIZIE = RIVISTE
NUOVO CONTRAPPUNTO - Trimestrale di poesia e arte –
Anno XXI – n° 2 – Aprile – giugno 2012 –
Sommario :
- Poesie di :
Giuseppe Rosato
Dante Maffia
Antonio Spagnuolo
Renzo Francescotti
Umberto Vicaretti
Giangiacomo Amoretti
Carmelo Pirrera
Gianni Rescigno
Anna Ventura
Giovanni Chiellino
Riccardo Bertolotti
Maria Rosaria Acri Borello
Walter Von Der Vogelweide
Thomas Stearns Eliot
- Recensioni
a firma di : Elio Andriuoli , Silvano Demarchi, Liliana Porro Andriuoli.
Riferimento : Elio Andriuoli – via Amalfi 6 / 8 – 16146 – Genova -
Anno XXI – n° 2 – Aprile – giugno 2012 –
Sommario :
- Poesie di :
Giuseppe Rosato
Dante Maffia
Antonio Spagnuolo
Renzo Francescotti
Umberto Vicaretti
Giangiacomo Amoretti
Carmelo Pirrera
Gianni Rescigno
Anna Ventura
Giovanni Chiellino
Riccardo Bertolotti
Maria Rosaria Acri Borello
Walter Von Der Vogelweide
Thomas Stearns Eliot
- Recensioni
a firma di : Elio Andriuoli , Silvano Demarchi, Liliana Porro Andriuoli.
Riferimento : Elio Andriuoli – via Amalfi 6 / 8 – 16146 – Genova -
giovedì 24 maggio 2012
POESIE = ALFONSO LENTINI
PRENDO IL CIELO ----
copio il cielo e lo incollo
prendo il cielo e lo accendo
lo riappendo sui tetti
copro i letti col cielo
ne rivelo sostanza
vesto il cielo di nomi
vibro sberle alle stelle
bagno il cielo col vino
con la lingua lo acceco
con le dita lo premo
sono verbo remoto
faccio a pugni col vuoto
sbaglio tutti gli accenti
sporgo i denti e la bocca
fiocca neve sul ghiaccio
faccio a pugni col vento
tento uscite segrete
spingo forte col petto
con le cosce coi pugni
sogni spremo dai denti
il mio nome è scrittura
è frattura nel cranio
sono armadio in attesa
di aspirarti nel buio
sono radio che dice
sono attrice che dorme
voce e orme di lupo
spengo il cielo e lo annuso
spingo forte in avanti
copio il cielo e lo incollo
sono anguilla che ride
spingo il cielo in avanti
disconnetto le dita
vedo il lampo e lo scrivo
vedo il vento e lo detto
faccio a pugni col cielo
sono un angolo retto
scrivo il cielo e lo azzanno
lo rivolto e lo piego
spiego a tutti che è falso
palpo il cielo e lo graffio
soffio forte e lo svelo
lo sollevo dai prati
prendo un lembo poi l’altro
lo rivesto di voci
lo ricalco e lo imprimo
lo riascolto nel vento
tento un volo planato
lo cancello e lo sento
copio il cielo e lo incollo
lo cancello e riscrivo
lo comprimo in un file
premo un tasto e lo invio
prendo il cielo e lo taggo
lo commento lo leggo
condivido l’account
lo rinomino in fretta
lo cancello lo sogno
lo traduco in bisogno
sbaglio tutti gli accenti
sono scheggia di rosso
grosso insetto su un fiore
sono amore illegale
donna ignuda nel bosco
prendo il cielo e lo accendo
il mio nome è rincorsa
scritto sotto il tuo tacco
il mio nome è distanza
è un affresco di Giotto
che galoppa nel tempo
sono ammasso stellare
il mio nome è barbaglio
è bramire è latrare
è graffiare è parlare
il mio nome è squittire
nella notte in cantina
il mio nome è ingoiare
rosicchiare la notte
deglutire la luna
è nessuna sostanza
il mio nome è lacuna
prendo il cielo e lo sfondo
lo distendo sul prato
lo riaggancio alle braccia
lo riannodo ai tuoi fianchi
lo rammendo lo cucio
lo strofino sul seno
spremo dita dal cielo
spremo stelle dal buio
sposto il cielo in avanti
lo raccolgo lo ingoio
lo racconto ai serpenti
prendo il cielo a sassate
lo circondo di ciglia
prendo il cielo e lo lecco
gli carezzo le spalle
rubo il cielo e lo ascolto
lo riassumo in un volto
il mio nome è immigrato
il mio nome è ferita
è gheriglio di noce
sono croce nel vento
sono sabbia e paura
il mio nome è figura
il mio nome è universo
nelle labbra del cielo
cerco spicchi di cielo
trovo tetti e pareti
lo allontano lo piego
piego il cielo e lo brucio
lo ricopro di spine
lo incateno alle vene
sono voce frontale
copio il cielo e lo scrivo
sono in cima alla luce
sono nervo facciale
il mio nome è illegale
il mio nome è illegale
è pedale che slitta
sono donna di strada
spada e luce di labbra
sono morso e sconfitta
sei l’essenza del nuoto
foto mossa e sfocata
grata ornata d’argento
sono accento straniero
nero ordigno nascosto
dentro a un cesto di pane
vedo un cielo nel cielo
che si immilla si inarca
vedo un’arca lucente
sono niente di niente
copro il cielo di sassi
lo cospargo di labbra
lo perforo con spilli
lo nascondo in cantina
sono moto da luogo
rogo giallo di foglie
figlia e moglie del vento
sono madre dell’acqua
della terra sorella
sono amica del fuoco
sento il peso del vuoto
il mio nome è illegale
sono libro interrotto
sono azoto disperso
capoverso dissolto
sono sotto la luna
il mio nome è lacuna
il mio nome è universo.
*
ALFONSO LENTINI –
*
Alfonso Lentini, è nato a Favara (AG) nel 1951. Vive a Belluno dove opera nel campo della scrittura, delle arti visive e della ricerca verbo-visuale.
Nelle sue numerose mostre e installazioni in Italia e all’estero propone opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale.
Fra i suoi libri: L’arrivo dello spirito (racconti, con Carola Susani, Perap, Palermo 1991), il romanzo-saggio La chiave dell’incanto (Pungitopo, 1997), il testo poetico Mio minimo oceano di croci (Anterem, 2000), Piccolo inventario degli specchi (Stampa Alternativa, 2003), le opere narrative Un bellunese di Patagonia (Stampa Alternativa, 2004), Cento madri (Foschi, 2009, opera vincitrice del “Premio letterario nazionale Città di Forlì”) e Luminosa signora, lettera veneziana d’amore e d’eresia (Pagliai, 2011). L’ultimo lavoro poetico, Il morso delle cose, finalista al premio Montano, è stato pubblicato in E-book nel 2012, con prefazione di Giorgio Bonacini, dalla rivista on line La recherche
(http://www.larecherche.it/public/librolibero/Il_morso_delle_cose_di_Alfonso_Lentini.pdf).
INTERVENTI = BONESSIO DI TERZET
I LUOGHI DEL VIAGGIO
( Dell’artepoesia di Fettolini )
La critica d’arte, anche militante ossia pagata dal “sistema dell’arte”, tenta spesso e volentieri espliciti rimandi ad artisti del passato per “dare la patente di natali nobili” all’artista di turno. Questo non è utile a nessuno, è un luogo comune legato ad un gioco formalistico dello scrivere, quando non sottenda una volontà mistificata collegata ad un intento commerciale.
Ogni artistapoeta parte da se stesso e dai suoi pari che trova nella ricerca della propria vocazione: i maestri con i quali si misura e impara il mestiere, ma che poi lascia, “uccide con rispetto” per la personale via che ha iniziato ad intravedere e che diventerà sempre più chiara per lui: mai totalmente. Un artistapoeta autentico non copia né maestri né contemporanei, non cede al manierismo di se stesso, è nella libera necessità di superare i suoi punti pattern, altrimenti tradisce la propria identità vera, riconosciuto al più nipotino di qualcuno.
Fettolini ha i suoi maestri, i suoi amori culturali ed artistici, sa bene dove è andato a mettere gli occhi le mani lo spirito, ma non si è fermato lì cullandosi nei risultati raggiunti. Ha iniziato la sua solitaria e singolare avventura per vedere qual è il suo vero talento, per indagare quale modalità pittoricopoetica sia la più conveniente per esprimere i suoi pensieri laterali, soprattutto il suo pensiero dominante. Fettolini esprime la sua concezione antropologica per riconoscere dove l’uomo, nella Natura e nel Cosmo, si aggira smarrito tra le tante insegne luminose che lo chiamano, tra i tanti “miti” che lo spingono a trattenersi, tra le cose del mondo che sebbene contingenti sono le trappole più feroci e subdole per naufragare totalmente.
La barca di Fettolini è resistente con i segni della lotta tra mare e terra e cielo, la punta della barca è sperone con cui egli spacca il superfluo, il non necessario perché libertà continui e permetta che il viaggio continui pericolosamente sicuro e non si trasformi in un banale trasferimento turistico. E la barca è trattata matericamente come se mano l’avesse costruita a getti, pezzo per pezzo, artigianalmente ma con tutta la sapienza del navigante: i segni sono la testimonianza. La barca incontra nel suo progredire monti isole montagne atolli arcipelaghi che rimandano luci e ombre, che si alternano tra ocra e neri e rossi e verdi, tra irsure e grumi di vetri impastati, tra accenni di cielo tra l’azzurro e il blunero. Dove la barca, stanca e testarda, deve fermarsi? Quando? (ritorna il problema dello spazio e del tempo che la realtà del mondo tiene distinti, e che nel reale dell’artepoesia sono parola sola: spaziotempo; discorso che vale per arte e poesia che in verità sono artepoesia). I luoghi che s’incontrano sono all’occhio belli, accattivanti, ma sente Fettolini che la sua barca non deve cedere a queste a quelle lusinghe, che non deve temere le bestie feroci e diverse, gli uomini sempre cangianti, doppi e triplici e randagi come i cani predoni nelle innocenti praterie. Fettolini cerca un luogo dove tutte le diversità che ha veduto mentre vive e fa pitturapoetica trovino il loro naturale “stare”, la loro orma ed impronta, il loro connaturato “posto” perché se fossero “fuori posto” – qui il problema pittorico e culturale che sta affrontando Fettolini – sarebbero “fuori di sé”, solo confusione e simulacri. Si creerebbe caos e non si potrebbe costruire un Cosmos come l’Artistapoeta desidera: sarebbe ancora solo l’Inizio, che si ripresenta ogni volta che ci si apre a nuova opera, segnati consapevolmente di Storia (l’Inizio) e di Origine di cui siamo inconsapevoli, ma che Fettolini sa che è radicale sintesi su cui insistere e avanzare perché un colpo di vento scuota l’uomo (Heine) e l’Albero si allunghi sino al cuore del Cielo. (Hoelderlin).
ETTORE BONESSIO DI TERZET
Aprile 2012--
( Dell’artepoesia di Fettolini )
La critica d’arte, anche militante ossia pagata dal “sistema dell’arte”, tenta spesso e volentieri espliciti rimandi ad artisti del passato per “dare la patente di natali nobili” all’artista di turno. Questo non è utile a nessuno, è un luogo comune legato ad un gioco formalistico dello scrivere, quando non sottenda una volontà mistificata collegata ad un intento commerciale.
Ogni artistapoeta parte da se stesso e dai suoi pari che trova nella ricerca della propria vocazione: i maestri con i quali si misura e impara il mestiere, ma che poi lascia, “uccide con rispetto” per la personale via che ha iniziato ad intravedere e che diventerà sempre più chiara per lui: mai totalmente. Un artistapoeta autentico non copia né maestri né contemporanei, non cede al manierismo di se stesso, è nella libera necessità di superare i suoi punti pattern, altrimenti tradisce la propria identità vera, riconosciuto al più nipotino di qualcuno.
Fettolini ha i suoi maestri, i suoi amori culturali ed artistici, sa bene dove è andato a mettere gli occhi le mani lo spirito, ma non si è fermato lì cullandosi nei risultati raggiunti. Ha iniziato la sua solitaria e singolare avventura per vedere qual è il suo vero talento, per indagare quale modalità pittoricopoetica sia la più conveniente per esprimere i suoi pensieri laterali, soprattutto il suo pensiero dominante. Fettolini esprime la sua concezione antropologica per riconoscere dove l’uomo, nella Natura e nel Cosmo, si aggira smarrito tra le tante insegne luminose che lo chiamano, tra i tanti “miti” che lo spingono a trattenersi, tra le cose del mondo che sebbene contingenti sono le trappole più feroci e subdole per naufragare totalmente.
La barca di Fettolini è resistente con i segni della lotta tra mare e terra e cielo, la punta della barca è sperone con cui egli spacca il superfluo, il non necessario perché libertà continui e permetta che il viaggio continui pericolosamente sicuro e non si trasformi in un banale trasferimento turistico. E la barca è trattata matericamente come se mano l’avesse costruita a getti, pezzo per pezzo, artigianalmente ma con tutta la sapienza del navigante: i segni sono la testimonianza. La barca incontra nel suo progredire monti isole montagne atolli arcipelaghi che rimandano luci e ombre, che si alternano tra ocra e neri e rossi e verdi, tra irsure e grumi di vetri impastati, tra accenni di cielo tra l’azzurro e il blunero. Dove la barca, stanca e testarda, deve fermarsi? Quando? (ritorna il problema dello spazio e del tempo che la realtà del mondo tiene distinti, e che nel reale dell’artepoesia sono parola sola: spaziotempo; discorso che vale per arte e poesia che in verità sono artepoesia). I luoghi che s’incontrano sono all’occhio belli, accattivanti, ma sente Fettolini che la sua barca non deve cedere a queste a quelle lusinghe, che non deve temere le bestie feroci e diverse, gli uomini sempre cangianti, doppi e triplici e randagi come i cani predoni nelle innocenti praterie. Fettolini cerca un luogo dove tutte le diversità che ha veduto mentre vive e fa pitturapoetica trovino il loro naturale “stare”, la loro orma ed impronta, il loro connaturato “posto” perché se fossero “fuori posto” – qui il problema pittorico e culturale che sta affrontando Fettolini – sarebbero “fuori di sé”, solo confusione e simulacri. Si creerebbe caos e non si potrebbe costruire un Cosmos come l’Artistapoeta desidera: sarebbe ancora solo l’Inizio, che si ripresenta ogni volta che ci si apre a nuova opera, segnati consapevolmente di Storia (l’Inizio) e di Origine di cui siamo inconsapevoli, ma che Fettolini sa che è radicale sintesi su cui insistere e avanzare perché un colpo di vento scuota l’uomo (Heine) e l’Albero si allunghi sino al cuore del Cielo. (Hoelderlin).
ETTORE BONESSIO DI TERZET
Aprile 2012--
mercoledì 23 maggio 2012
SEGNALAZIONE VOLUMI = VARANO
FRANCESCO VARANO: “Il giardino Medievale” – Ed. Polistampa – 2012 – pagg. 96 - € 10,00-
“L’idea portante di Varano – scrive Franco Manescalchi nella prefazione – consiste nel dilatare il tempo, nel mettere la società sotto una lente per cui la visione del mondo non nasce dal mondo medesimo , ma lo sottopone ad una verifica prefigurante e configurante altro…” Una poesia tutta tesa intorno al già accaduto , come melodramma e come fato incombente, ma tutta tesa verso il canto della speranza che possa realizzare le illusioni in bilico fra memoria e futuro. “Io che scrivo senza nessuna autorità/ osservo nuove entità della storia : / il recinto con il cerchio per piscina, il campo da tennis./ Sono esse sirene moderne, oggetto di un graziato amore…” . La favola intreccia pensieri errabondi, quasi a voler coinvolgere il dialogo nella sfida che il sogno , l’amore, la passione, mostrano nelle emotività del poeta. Il sospiro risplende in forme ritmate per una sconosciuta ansia difficile da pronunciare.Intensa narrazione che si svolge in cinque capitoli, per una realtà che sembra sgretolarsi al richiamo dei valori tradizionali e al rincorrersi emozionale dei frammenti.ANTONIO SPAGNUOLO -
“L’idea portante di Varano – scrive Franco Manescalchi nella prefazione – consiste nel dilatare il tempo, nel mettere la società sotto una lente per cui la visione del mondo non nasce dal mondo medesimo , ma lo sottopone ad una verifica prefigurante e configurante altro…” Una poesia tutta tesa intorno al già accaduto , come melodramma e come fato incombente, ma tutta tesa verso il canto della speranza che possa realizzare le illusioni in bilico fra memoria e futuro. “Io che scrivo senza nessuna autorità/ osservo nuove entità della storia : / il recinto con il cerchio per piscina, il campo da tennis./ Sono esse sirene moderne, oggetto di un graziato amore…” . La favola intreccia pensieri errabondi, quasi a voler coinvolgere il dialogo nella sfida che il sogno , l’amore, la passione, mostrano nelle emotività del poeta. Il sospiro risplende in forme ritmate per una sconosciuta ansia difficile da pronunciare.Intensa narrazione che si svolge in cinque capitoli, per una realtà che sembra sgretolarsi al richiamo dei valori tradizionali e al rincorrersi emozionale dei frammenti.ANTONIO SPAGNUOLO -
venerdì 18 maggio 2012
POESIE = RITA PACILIO
< NON CAMMINARE SCALZO > --
Se benedici me ti poso l’alba
nascondimi al suo fianco muta
tu lo sai che t’amo?
mi stavo uccidendo a colori
Per te mutando il mio aspetto,
germogli confessati gli occhi verdi.
Vieni a dormire sul mio petto
senza l’anello ti sono fedele:
se ad occhi chiusi sono io lei
lascia sul cuscino tutti i silenzi
e scriverò ogni parola perduta
per dire come un’eco vedova,
chissà se porto tutto nella tomba.
Sei passione che schianta le voci
come uno spostamento d’aria.
La senti l’eco laggiù nel burrone?
Ninna nanna, figlio mio, stanotte.
Io quando soffro muoio tutta intera
ed ogni volta non te lo ricordi,
accade che ti accorgi che esisto
quando non respiro
io sono eternità che dura poco.
*
RITA PACILIO
( da “Non camminare scalzo” 2011 )
*
Rita Pacilio è nata a Benevento, Sociologa, Performer, Collaboratore letterario, si occupa di Poesia, Narrativa, di Musica jazz e di Orientamento e Formazione, di Mediazione familiare e dei conflitti interpersonali, di Prevenzione delle dipendenze. Ha pubblicato:“Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”; Edizioni Scientifiche Italiane 2003 -“Tu che mi nutri di Amore Immenso” Silloge Sacra N. Calabria Editore 2005- “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” N. Calabria Editore 2005 - “Ciliegio Forestiero” LietoColle 2006 - “Tra sbarre di tulipani” LietoColle 2008 - “Alle lumache di aprile” LietoColle 2010 - “Di ala in ala” (Pacilio – Moica) LietoColle 2011 – “Non camminare scalzo” Edilet Edilazio Letteraria 2011 (monologo teatrale/romanzo poetico)
Se benedici me ti poso l’alba
nascondimi al suo fianco muta
tu lo sai che t’amo?
mi stavo uccidendo a colori
Per te mutando il mio aspetto,
germogli confessati gli occhi verdi.
Vieni a dormire sul mio petto
senza l’anello ti sono fedele:
se ad occhi chiusi sono io lei
lascia sul cuscino tutti i silenzi
e scriverò ogni parola perduta
per dire come un’eco vedova,
chissà se porto tutto nella tomba.
Sei passione che schianta le voci
come uno spostamento d’aria.
La senti l’eco laggiù nel burrone?
Ninna nanna, figlio mio, stanotte.
Io quando soffro muoio tutta intera
ed ogni volta non te lo ricordi,
accade che ti accorgi che esisto
quando non respiro
io sono eternità che dura poco.
*
RITA PACILIO
( da “Non camminare scalzo” 2011 )
*
Rita Pacilio è nata a Benevento, Sociologa, Performer, Collaboratore letterario, si occupa di Poesia, Narrativa, di Musica jazz e di Orientamento e Formazione, di Mediazione familiare e dei conflitti interpersonali, di Prevenzione delle dipendenze. Ha pubblicato:“Luna, stelle…e altri pezzi di cielo”; Edizioni Scientifiche Italiane 2003 -“Tu che mi nutri di Amore Immenso” Silloge Sacra N. Calabria Editore 2005- “Nessuno sa che l’urlo arriva al mare” N. Calabria Editore 2005 - “Ciliegio Forestiero” LietoColle 2006 - “Tra sbarre di tulipani” LietoColle 2008 - “Alle lumache di aprile” LietoColle 2010 - “Di ala in ala” (Pacilio – Moica) LietoColle 2011 – “Non camminare scalzo” Edilet Edilazio Letteraria 2011 (monologo teatrale/romanzo poetico)
mercoledì 16 maggio 2012
NOTIZIE = IL SEGRETO DELLE FRAGOLE
LIETO COLLE invita alla partecipazione gratuita tutti coloro che praticano la scrittura poetica, mediante l'invio dei propri elaborati come segue:- massimo 2 poesie inedite, per massimo 28 versi ciascuna (comprese spaziature interne ai versi, titolo e nome autore)- Tema suggerito : "La poesia in tempo di crisi" -
- termine ultimo per l'invio: 15 giugno 2012
- invio dei testi, in un unico documento formato Word, alla redazione LIETOCOLLE unicamente via mail all'indirizzo fragole@lietocolle.com
- nella mail di accompagnamento indicare i dati personali, indirizzo, breve notizia biografica e la seguente dichiarazione:
Dichiaro che gli elaborati qui proposti sono di mia produzione e sono inediti. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003).
Le selezioni saranno pubblicate sul sito www.lietocolle.com entro il 15 settembre 2012 e agli autori selezionati verrà inviata comunicazione personale. L'edizione 2013 sarà disponibile per consegna a fine ottobre mediante prenotazione e sarà distribuita nelle librerie dal 15 novembre.
http://www.lietocolle.info/it/bando_il_segreto_delle_fragole_2013.html
- termine ultimo per l'invio: 15 giugno 2012
- invio dei testi, in un unico documento formato Word, alla redazione LIETOCOLLE unicamente via mail all'indirizzo fragole@lietocolle.com
- nella mail di accompagnamento indicare i dati personali, indirizzo, breve notizia biografica e la seguente dichiarazione:
Dichiaro che gli elaborati qui proposti sono di mia produzione e sono inediti. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003).
Le selezioni saranno pubblicate sul sito www.lietocolle.com entro il 15 settembre 2012 e agli autori selezionati verrà inviata comunicazione personale. L'edizione 2013 sarà disponibile per consegna a fine ottobre mediante prenotazione e sarà distribuita nelle librerie dal 15 novembre.
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