giovedì 15 novembre 2018

POESIA = DOMENICO ALVINO

"Affacciato alla balza"

--------«C’è davvero tutto questo posto per tutto questo

passato, per tutti questi rimpianti, dentro di me?»

Chiara De Fernex, Il moto minore, Subway 2007, p. 7.---
*

Quanto posto ci sarebbe
ora in te
che passato
quanto a spalancarsi con visi e pianti
e letizie e giorni
quanti
a dolere ed a gioire
mentre sto alla balza affacciato
e guardo in giù
che mi verresti incontro salendo lieve
o sovraccarica traendo dietro
la lunga fila di bagattelle
degli anni tutti stracolmi
dei minuti e secondi e più ancora
degli attimi che ti fronteggiano
e poi via dietro il momento.
E i lembi
quanti
simili di passato
perché saresti morta
e trascorsa come sei
se di te vuote le spalle volgessi
all’incombere del mio tramonto
cartapestaio.
*
Domenico Alvino

mercoledì 14 novembre 2018

SEGNALAZIONE RIVISTA = ZETA -

LA RIVISTA ZETA -
Nel mese di giugno di quest’anno è uscito il numero 118 di “Zeta”, storica “Rivista internazionale di poesia e ricerche”, di cui è direttore Carlo Marcello Conti e attorno alla quale si è sviluppata, sin dal 1977, la Casa Editrice Campanotto (fondata durante l’anno precedente a Pasian di Prato, in provincia di Udine), di cui è stata presidente Franca Campanotto.
Si tratta di una realtà editoriale che, seppur piccola, in modo esemplare è riuscita a conservare per decenni il proprio aspetto “militante” attraverso riviste e quaderni e molteplici pubblicazioni e attività, soprattutto in relazione alla poesia sperimentale.
La Redazione di “Zeta” è composta da nomi di primo piano, come Lamberto Pignotti e Paolo Guzzi, e così pure l’elenco dei collaboratori e delle Redazioni estere risulta di rilievo.
Il numero 118 della rivista è un ricco concentrato di argomenti, riflessioni, contributi critici, poesie e racconti, tra immersioni nella realtà più concreta e necessarie astrazioni. Accanto a nomi di autori e critici famosi compaiono anche nomi meno noti, essendo la casa editrice sempre attenta alle novità provenienti dalle voci più giovani, oltre da quelle più importanti, come attestano i tanti riconoscimenti ottenuti.
La prima parte della rivista è riservata ai Saggi. In “Essere e la poesia” Carlo Marcello Conti si interroga su cosa sia la poesia: L’amore è una cosa semplice, canta Tiziano Ferro, e non è molto diverso per la poesia, difficile invece cercare di definirla, e impossibile ingabbiarla in una formula. Tuttavia, come osserva Carlo Marcello Conti: «Dopo questo limite illimitato dell’essere totale della poesia che non dice come essere semplicemente esistere è la sua totalità.».
Segue la Relazione scritta da Lamberto Pignotti, riguardante “Enrique Vila-Matas”, nell’ambito dell’edizione 2017 del Premio Feronia. Indagando su cosa possa vedere l’occhio dello scrittore al giorno d’oggi, si prende coscienza del fatto che in generale l’occhio cattura sempre più spesso la “realtà virtuale” anziché quella naturale. Pignotti accenna anche a quanto la nostra società, in realtà, sia poco divertente e troppo prevedibile, a ben vedere poco stimolante: «C’è troppa furbizia e troppa poca genialità in giro.».
Seguono le pagine piacevolissime firmate da Paolo Barozzi, che i lettori affezionati alla rivista di certo attendono, autore tra l’altro di Peggy Guggenheim – Una donna, una collezione, Venezia (Campanotto Editore, 2011), Peggy Guggenheim di cui è stato amico e collaboratore. Nel numero 118 di “Zeta” egli ci rende partecipi del suo “Incontro con Gore Vidal a Venezia”: come apprendiamo dalle sue stesse parole, «prima delle grandi invasioni dei turisti e delle grandi navi, Venezia offriva spesso la possibilità di incontrare degli scrittori famosi. Quasi ogni giorno incrociavo il poeta Ezra Pound con Olga Rudge durante la loro passeggiata mattutina alle Zattere dove abitavo. Nel mese di agosto vedevo spesso aggirarsi per la città Sartre e Simone de Beauvoir.».
Gore Vidal, durante questa intervista-conversazione, ebbe modo di dire, riguardo alla stesura dei suoi libri: «sono sempre io l’ago della bilancia. Non sono mai del tutto chiaro; senza ambiguità non c’è arte.». Durante il suo incontro con Paolo Barozzi, ci fu l’occasione per ricordare P. M. Pasinetti, troppo spesso dimenticato e apprezzato anche da Italo Calvino. La testimonianza qui riportata si chiude con il ricordo dell’arrivo di Joanne Woodward, la quale doveva recarsi insieme a Gore Vidal al teatro La Fenice. E Paolo Barozzi li accompagnò per un tratto di strada.

Dopo questa appassionante e coinvolgente lettura, seguono gli approfondimenti relativi a “Il fenomeno Hirst e la 57ₐ Biennale di Venezia” di GianCarlo Pagliasso e le “Prospettive aperte; poligrafia quarta” di Curzio Vivarelli.
Dopodiché, come tutto venga fagocitato nel susseguirsi delle stagioni, viene colto dalle parole di V. S. Gaudio con toni poetici e giocosità di forme e colori, in “Passilence – Mini-Lebenswelt con Joan Mirò / Silence”: in «questa macchia rossa di Joan Mirò, c’è quasi tutto il silenzio, c’è anche una “O”, e solo la “S” in alto a sinistra è fuori dalla grossa macchia di rosso, ma è un po’ macchiata da una schizzata di rosso. Se ci si mette, ad aspettare che lei passi, di lato, sul rettangolo giallo, intanto tu pensi che, basta poco, e arriva l’inverno».
La tappa successiva proposta da questi Saggi ci conduce a “I viaggi simulati di Ginzburg”, con uno scritto inedito, risalente al 1980, di Mario Perniola sull’arte di Carlos Ginzburg, a ricordo del filosofo da poco scomparso (in questo numero di “Zeta” si ricordano anche Gillo Dorfles, Angela Felice e Angelo Tonelli).
Successivamente, “William Butler Yeats” e il suo interesse per la simbologia magica, l’esoterismo e lo spiritualismo sono al centro delle riflessioni di Elisabetta Salvador, la quale sottolinea l’importanza dell’immaginazione intesa quale «luogo mentale di sopravvivenza». Pertanto, anche se la maschera «rappresenta iconicamente l’ambiguità della condizione umana», ambiguità necessaria all’arte come sosteneva Gore Vidal (qui si manifesta soltanto uno dei tanti fili invisibili che legano tra loro vari contributi di questo numero della rivista), «l’impossibilità di distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è ha però un suo fascino».
La sezione dedicata ai Saggi si conclude con i “Trent’anni di Photoshop” di Annalisa Moschini, la quale si sofferma sulle varie possibilità di manipolare le immagini. Viene spontaneo pensare al ritocco fotografico e all’eliminazione dei difetti, ma si dovrebbe invece tenere presente l’importanza di quanto rimane al di fuori della fotografia, come si dovrebbe prestare attenzione sempre anche alle parole non dette.
La seconda parte della rivista è occupata dalla Poesia. Nei versi proposti di alcuni autori, vita e morte si compenetrano, nel destino di fragilità che accomuna tutti gli esseri viventi, tra fughe grida e silenzi. Facendo una rapida carrellata, in “Nigredo” di Cristina Caloni il cane, il padre, l’amico e tutti gli altri cari che non ci sono più, grazie alla parola vengono riportati per un attimo tra noi. In “Poesie” di Antonio Napoletano, «nel cuore ladro di signora / trapassa in maschera parola / è il compianto per la gazza / morente nell’afa del giardino». In “Aprire vie di fuga” di Alfonso Lentini, la formica «non sa dello specchio / e perciò non vi cerca sua figura / (e niente sa neppure / di se stessa. // come siamo formiche» anche noi umani, non meno fragili, non meno deboli. In “Entroltre” Bruno Conte, invece, ci rivela: «È un grido / la forma nocchiuta / della conchiglia / animale chiuso che grida / contro il chiuso cielo / del cielo». Chiudono la sezione dedicata alla poesia Carletto Negri con “Imago – (Non)” («avrei dovuto essere più attento / non pensarmi estraneo») e Miodrag Golubovič con “Il segno” («l’urlo ha ululato»).
Segue la sezione dei Testi con “Presente semplice – Bianca, manica lunga, botton down, senza tasca” di Giancarlo Sammito, alla ricerca di una camicia bianca (racconto da leggersi possibilmente, se si desidera seguire le indicazioni dell’autore, con l’accompagnamento di Astor Piazzolla, Histoire du Tango, per arpa e flauto traverso).
Si prosegue “Nel labirinto” di Natalia Milocco: «Mi avviai lungo uno stretto corridoio che immetteva in un vasto capannone le cui pareti, interminabili, come anche il pavimento erano tappezzati di libri disposti in modo un tempo forse ben ordinato. C’erano pile di volumi di varia grandezza, fascicoli, fogli e cartoni riproducenti poesie visive ormai dimenticate, recanti i segni di un nobile passato, esaltato da premi, ingentilito dalla presenza di illustri personaggi, testimoniato da mostre innovative, forse troppo innovative per il sentire comune, così molti lavori erano rimasti là accatastati». Così immagino possano essere gli spazi fisicamente occupati dalla casa editrice Campanotto.
Ancora di Natalia Milocco il commovente racconto “Piccola storia d’amore”, in ricordo di Blanche, per un lutto pieno, vissuto per una creatura innocente che ha portato solo gioia nella propria vita.
Seguono, nella sezione dedicata a Mostre e recensioni varie, “Bonjour à monsieur Julien Blaine” di Patricia Blasutto («Poesia, pane quotidiano, esiste anche in formato senza glutine. Medicina priva di ricetta medica, senza trafila burocratica»), “Tre libri tedeschi” di Vincenzo Cioni, “Rachid Ouramdane: Sfumato – In tournée in vari teatri europei” di Alberto Gabriele, “La 57ₐ Biennale d’Arte di Venezia” di Inga Conti, “Giri di parole” “Butta and Toppa” “Da Djagilev all’Astrattismo 1898-1922” di Carlo Marcello Conti.
*
BRINA MAURER

POESIA = CHIARA TAORMINA


"I"
Posso chiamarti amore
senza traccia di rimpianto
nella notte di lucciole
sul cammino della vita
ho petali d’avorio tra le dita
Posso stringerti al petto
ora e qui con una foto sbiadita
nel cuore che batte di armonie silenti
Posso averti nei pensieri
che si spengono come candele
soffiando sull’anima
ma il buio invade le siepi oltre l’orizzonte
lontano dal mare che un giorno
ti porterà da me

*

"II"
Guardo ancora le tue orme
sulla sabbia del cuore
impresse a fuoco
sulla pelle del domani
vedo ancora i tuoi sorrisi
tra ombre di ricordi
ho ancora spazio
per piangere tra le rose
e strappare le spine
dalle mani della notte

*

"III"

Ti ho lasciato una strada
da seguire oltre il dolore
nella terra del sud
tra ulivi e fragranza di mare
ho adornato il giorno
con il suono del vento caldo
attendo che una foglia stanca
voli nel palmo del tempo
sentire il rintocco della campana
evoca le domeniche del passato
ero bambina e non sapevo
che la pioggia avrebbe reso il cuore
stanco e triste
e che le aurore avrebbero acceso di fuoco
il cielo operaio di ogni speranza
Io figlia del sud attendo che la madre terra
abbracci il canto dell’infinito
*
CHIARA TAORMINA
*
Chiara Taormina nasce a Palermo nel 1973 dove vive e lavora.
2013 Cammy e il tempio del sole (Edizioni Il Ciliegio)
2014 Zeus e la sua magica avventura (Edizioni Il Ciliegio)
2016 Cammy e i pirati dell’ovest (Edizioni Il Ciliegio)
2016 Antologia haiku Hanami estate (Edizioni della sera)
2016 Antologia Haiku tra meridiani e paralleli (Fusibilia Edzioni)
2017 Ruggero e la macchina del tempo- edizioni Il Ciliegio, con la speciale prefazione di Luis Sepúlveda
2018 Sam Paprika, cacciatore di fantasmi – edizioni Nulla die

domenica 11 novembre 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIO SUCCI

Valerio Succi : “Primo” – Ed. Terra d’ulivi – 2018 – pagg. 68 - € 8,00
Giovanissimo studente di Lettere moderne presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna Valerio Succi offre al pubblico un elegante volume di poesie , intrise di una pasta morbida che affonda nel sentimento profondo della meraviglia e della sospensione. Alcuni testi si alternano ad espressioni di incredulità , per affermazioni sociali o psicologiche che investono l’interlocutore , mentre altre pagine si colorano di scambi voraci per immagini e figure che sfiorano l’illusione. Con il sussurro , la parola , la preghiera , gioca tra i versi per alcuni abbandoni della pelle , della carne , del sorriso , o disilluso pronuncia “Inesperto , analfabeta d’amore / come roccia sotto la cascata/ respingo le gocce, via da me / troppo impermeabile a quest’affetto…” –
“Rivolta” , “Manifesto”, “Realismo terminale”, “Provincia” , “Bologna”, “Residui” sono i sei capitoli che realizzano un viaggio temporale e materiale del poeta , fra il vissuto quotidiano e le irruzioni storiche , tra l’urlo di una generazione e le imperfezioni della politica, fra l’ignoto delle ore ed il timore dell’abbandono, fra l’indifferenza della periferia e l’illusione dell’evasione. Il suo ritmo incalza “…non conosce pause, perciò / se succede qualcosa, tutti sanno / e criticheranno tutti, se qualcuno osa fare…” – La custodia dei segreti diviene il labirinto capace di custodire le frecce che la poesia scocca ad ogni meriggio .
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 9 novembre 2018

PREMIO = SIGILLO DI DANTE

LA SOCIETA' DANTE ALIGHIERI BANDISCE IL PREMIO "SARZANA DANTESCA - SIGILLO DI DANTE" -- PER POESIA SINGOLA E SILLOGE INEDITA -
Scadenza 31 gennaio 2019 - premiazione 25 marzo 2019 in Sarzana - Grand Hotel S. Caterina - richiedere il bando completo a sergio.riggio1950@libero.it -

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il disegno della luna"

Selenica meraviglia ad irradiarsi
nell’anima di Alessia
luna ostia di platino a pervaderla
vista dalla Villa Comunale
e sta infinitamente Alessia
tra le centenarie querce e altri
senza nome alberi. Attimi
di sogno ad occhi aperti
e l’Acquario ancora esiste
visitato con l’amica due anni fa.
Disegno della luna nell’interanimarsi
Alessia con le sue tinte
e i mari della tranquillità.
Pensa al suicidio di Mirta Alessia
abbeverandosi alla luce
della compassione.
*

"Alessia contenta di esserci"

Scrive con affilata grafia
una poesia Alessia del rosa
della farfalla contenta
sul balcone intravista del sole.
Mare e cielo non mancano
sul visore della vita
e dell’amore di Giovanni
è sicura. Poi prende il Rosario
Alessia e prega e viene l’angelo
custode a darle gioia.
Poi bussa alla portineria
che spiava la sua felicità
con Mirta.
*

"Alessia sottesa alla luce"

Mattinale incanto nel risveglio
di ragazza Alessia, azzurrità dai
volatili solcata nell’irradiarla
la luce a invadere di Alessia
l’anima e la linea cielo-mare
a determinare la gioia di natura
ridestata senza nuvole grandiose
a panneggiare nell’interanimarsi
Alessia con la vita e a guidarla
l’angelo invisibile. Stupita Alessia
il giardino segreto guarda
e oggi non piove mentre farfalle
volano nel senso della vita
sempre nuovo.
*
Raffaele Piazza

giovedì 8 novembre 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Leggende”

Mentre tu , severa , intrecciavi tarantelle
nel rimpianto di una festa promessa
Io cancellavo fantasmi
inseguendo i furori della luna,
nel grembo più veloce
era il brusio di meraviglie
oltre il gioco del sogno.
Poi l’angoscia in misure irrisolte
gocciolava emozioni
invecchiate come noi al sussurro di leggende.

Un’ombra appena l’ostaggio delle braccia,
nostalgie dei silenzi alle caviglie,
trasparenze delle tue pupille.
Giocavamo ai papaveri nel brivido annunciato,
il tuo seno delicatamente si offriva
al proscenio , stranito ed improvviso,
e le ombre avvolgevano lenzuola.
Alle pareti il fragore del nostro pentagramma
grottesco ed infinito di passioni
confonde nel racconto lungo ciglia
per cancellare il richiamo
soffocato nel vuoto .
Forse ho incendiato i ricordi
e sono qui a scrivere sciocchezze
per una fanciulla nuda inesistente.
*
Antonio Spagnuolo