venerdì 24 gennaio 2020

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

BLUFF
Mi sembra un bluff tutta la mia vita,
sfuggita come un battito d'ali,
perchè non resta nulla oltre i ricordi
affievoliti dei giorni monotonamente eguali.
Mille libri incamerati nelle meningi
sono svaniti d'incanto e il mio sapere
vacilla nell'inganno del futuro.
Ho bleffato agli studi sorridendo
nel giro vorticoso degli esami,
ho bluffato per lunghi cinquant'anni
tra diagnosi d'impegno e terapie,
ho bluffato alle donne capricciose
dichiarando gli amori clandestini,
ho bluffato nel recitare i versi
di queste mie poesie oltre misura,
ed ora bleffo per non cadere invano
tra gli artigli del dubbio dell'eterno!
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = STEFANO VITALE

Stefano Vitale – Incerto confine--Illustrazioni di Albertina Bollati- Ed.Disegno diverso – 2019 – pag. 65 - € 20,00

Il libro che prendiamo in considerazione in questa sede è stampato in settecento copie numerate delle quali le prime cinquanta contengono un’opera originale di Albertina Bollati.
Le poesie sono precedute dal brano introduttivo di Vittorio Bo intitolato Se alzi un muro pensa a ciò che resta fuori.
Il poiein in Incerto confine è connotato da un tono chiaro e affabulante apparentemente elementare ma intrinsecamente complesso, composito e articolato.
In La paura della gioia ritroviamo la bellissima sinestesia ad ascoltare il suono/ dell’erba crescere lontano.
Il testo non è scandito è per la sua compattezza contenutistica, tematica e semantica potrebbe essere letto come un poemetto.
Le immagini nei componimenti sgorgano le une dalle altre e una natura rarefatta specialmente di tipo vegetale e permeata da un afflato cosmico nell’essere detti il cielo e il mare pervade le composizioni.
Si amalgamano bene i controllati componimenti nell’intersecarsi con le immagini pittoriche nel crearsi una fortissima dose d’ipersegno così che diviene quasi un ipertesto l’opera attraverso le due linee di codice.
Una vena vagamente neolirica è la cifra essenziale della poetica di Vitale che raggiunge in numerosissimi passaggi una forte linearità dell’incanto.
Notevole il ritmo impresso alla parola detta sempre con urgenza che crea una musicalità suadente e sincopata.
Sospensione e una certa magia connotano i dettati linguistici icastici e leggeri.
Un amore creaturale per la vita che sa stupirsi sottende implicitamente i componimenti imbevuti di luce e veloci che trasmettono una capacità di meravigliarsi che ricorda quella che si prova leggendo le poesie di Tagore.
Nelle belle immagini della Bollati s’inseriscono efficacemente scritti tratti dalle poesie che si definiscono con la grafia dell’autore stesso.
Il piacere del testo letto s’intensifica attraverso le belle figure a colori della pittrice.
È detta la condizione umana in L’eco di Paul nei versi restiamo prigionieri dei confini/ qui tracciati avvinti al nostro corso/ poesia nella quale sono inseriti versi di Celan.
Bello il cromatismo delle immagini che sembra dare colore ai componimenti nel fondersi dei livelli espressivi.
C’è una certa tendenza alla fluidità nel versificare di Vitale nell’inverarsi dei versi in lunga ed ininterrotta sequenza, cosa che crea nel lettore stupore.
E sono toccati anche i temi politici e sociali dei fenomeni dei migranti e degli attentati terroristici dell’Isis.
Il tema del confine incerto come dal titolo è ricorrente, confine tra pieno e vuoto, essere e nulla.
Il poeta e la pittrice, intrinsecamente legati, danno vita ad un’opera che è espressione della capacità salvifica della poesia e della pittura e, tra loro, tutte le arti sono sorelle.
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Raffaele Piazza

giovedì 23 gennaio 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORETTO MATTONAI

LORETTO MATTONAI: "Cantabili" - Ed. Bandecchi e Vivaldi - 2019 - pagg. 32 -s.i.p.
Un tratteggio musicale che si estende per il canto che ogni composizione riesce a trasmettere, con delicatezza e contemporaneamente con arguzia. Il verso, per lo più breve, avvia ad un ritmo che accarezza la parola poetica e la illumina di riflessi cangianti ad ogni pagina, tra improvvise vertigini di orgasmo "in valigia/ dove l'amore/ si pressa si pigia" o nella cucitura del buio che la notte avvolge "coi primi moduli già spenti/ oltre ruoli appesantiti". - "L'apertura alla cultura più o meno diffusa - scrive Massimo Bacigalupo nella prefazione- anche e sopratutto linguistica, rimane una caratteristica della lingua di Mattonai, che sceglie un registro appunto vernacolare, da vecchio ragazzo..." e la scrittura si addensa quando le immagini si fanno colorate e le illusioni ritornano "oltre le foglie oscure". Il titolo da il segreto al cantabile, proprio perché alcune poesie sembrano filastrocche da sussurrare sottovoce o canticchiando. Un esempio :"Giù dal cielo le sue fusa/ questo giorno è un gatto grigio/ il suo pelo sopra il mondo/ e sui topi qua nel fondo..." L'irrompere dello stupore diviene un quadro composito dalle diverse coloriture, dal tempo e nel tempo, e nella essenzialità della tensione astratta o fissata nella sintesi.
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCO CELENZA

Franco Celenza – Di certi inverni della mente--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pagg. 75 - € 12,00

Franco Celenza, drammaturgo e storico del teatro, ha pubblicato testi di saggistica, di poesia, commedie rappresentate e sceneggiati radiofonici diffusi in rete nazionale.
Di certi inverni della mente, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione ricca di acribia di Ivan Fedeli.
La raccolta non è scandita ed è costituita da composizioni tutte fornite di titolo e risolte efficacemente in un’unica strofa.
Frequente in ogni singola poesia l’uso dei punti in modo tale che ognuno dei componimenti è formato da varie parti che si collegano tra loro. In questa maniera il poiein di Celenza emerge come connotato da una forte compattezza stilistica.
I versi procedono per accumulo di immagini eleganti e calibrate, leggere e nello stesso tempo icastiche, scattanti, luminose e nitide.
Cifra essenziale della poetica, che Franco esprime nel libro, è quella di una vena neolirica e affabulante, pervasa da grazia e bellezza.
Una natura rarefatta, a volte solare, in altri casi oscura, sembra essere la protagonista del testo e l’io-poetante, calato in questo contesto, subisce inequivocabilmente il suo fascino, in un percorso che va dai sensi al pensiero e alla mente.
La chiave interpretativa del testo si può ritrovare nella poesia intitolata E’ autunno improvviso: in essa viene svelato, con parole scabre ed essenziali, l’alternanza delle stagioni con il loro influsso, non solo climatico, sulle persone
Nella suddetta poesia vengono detti con urgenza gli inverni della mente, già nominati nel titolo.
L’inverno inteso qui dal poeta è vissuto come un tempo vago che, con i brividi del freddo e la neve, porta ai rimpianti di una stagione lontana quando tutto sembrava vero e gli anni che correvano erano quelli della migliore fortuna.
Tale situazione si rivela proprio nella mente del poeta, dalla quale sgorgano i versi agili e chiari
Il tema della mente è presente anche in La falena: nel suo incipit il poeta dice che ci occupò la mente una falena nel suo esistere in una casa, ambiente vago. Poi la falena stessa scompare dal vivere e con ali vistose oltrepassa lo stupore e libera la mente.
Un tono mitico si inserisce nel discorso quando vengono detti la Fenice il sole re o gli dei.
Anche il tema erotico – amoroso viene toccato dal poeta in Notturno agosto, testo nel quale l’argomento è quello dell’idillio di due amanti. Qui le menti dei due contengono pensieri simili ad ori splendenti.
Una scrittura originale, quella di Celenza, nella quale sembra d’intravedere un andamento teatrale nelle descrizioni (non a caso il poeta è anche drammaturgo).
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Raffaele Piazza

mercoledì 22 gennaio 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

Raffaele Piazza, ALESSIA E MIRTA (Ibiskos Ulivieri) febbraio 2019

Ho pensato spesso, leggendo questo libro, di trovarmi catapultata, per analogia, in uno dei fortunati romanzi di Elena Ferrante: L’amica geniale. Vuoi per contiguità geografica, essendo l’autore, e forse, la vita delle due protagoniste, accadute in quelle terre. Varie sono le poesie che testimoniano quei luoghi. Oppure per la doppia presenza nella scena e nella trama. Ma evidentemente così non è, trattandosi per Alessia e Mirta di un affresco, certamente, più contemporaneo, dove non si respira quell’ aria di miseria, stagnante putrefazione, violenze familiari e soprusi sociali di cui apprendiamo nel citato romanzo. Qui, le due protagoniste, sebbene siano rappresentate con un importante scarto di versi: più numerose quelle dedicate ad Alessia, snodano per mano dell’autore le più svariate vicende, in una sequenza di poesie istantanee, scattate all’indomani della sveglia mattutina, nelle stazioni, su un jet o lungo le carreggiate di un’autostrada. Del loro destino, l’autore, esibisce molti fiori all’occhiello, a volte tristi e malinconici, a volte ironici e riconoscenti. Dove il filo sembra sempre essere quelle delle emozioni più profonde dell’animo umano. Sensazioni senza le quali sembra non esistere vita, o cibo genuino per essa. Semplicemente la ricerca di una più pacifica dimensione da augurarci. Per Alessia: sera di plenilunio d’estasi, sfogliando una margherita rosa tutto può accadere ai blocchi di partenza… nel campo animato, in arcobaleni, di bei sogni. Sfogliando la margherita dai petali dispari. E ancora: Onda a lambirla di fianco/e di traverso di Alessia/la barca verde. Si apre il cielo/stella notturna nel guidarla, /- Alessia nel jet si identifica con una bianca scia che regala presenza e vita, in una dimensione di azzurrità. Mirta sembra avere altri destini, una presenza più discreta e oserei dire, figura essenziale del libro. È un’anima di luna che ti dice di non avere paura. Mirta è l’amica che ti raggiunge nei momenti chiave della vita o della scrittura, quando pensi a una canzone o recitando i versi di una poesia, colei o colui che vorremmo avere sempre al nostro fianco, o di cui abbiamo vivido il ricordo, forte e costante, nonostante tutto: Se sul farsi della tela/della sera firmamento/infiorato da stelle margherite/ti penso succede ancora/di fotocopiare la felicità/di quando dividemmo/l’innocenza di un gelato (pag. 37). Così il tempo passato, sembra non scalfire la solida unione tra la protagonista e l’io narrante; nel tempo si fanno largo i ricordi: Amicizia fiore raro hai ancora/per me dall’oltrecielo ora che/non sei più carne ma solo anima, /il tuo suicidio mi turba e il giorno/prima ridevi come una donna/ma eri infelice. Anche oggetti di uso comune, come un pacchetto, una cassetta, restano segni tangibili di unione e comunione, testimonianze tra noi, la vita reale e il mistero della morte, che scuote e annoda ogni vita.
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Lina Salvi

SEGNALAZIONE VOLUMI = BRUNO GALLUCCIO

Bruno Galluccio – Verticali---Einaudi – Torino – 2013 – pag. 113 - € 12,00

Bruno Galluccio è nato a Napoli. Questo è il suo primo libro. Quella del nostro è una poesia che tende a fare affiorare “il lato rovescio del pensiero” attraverso vari modi: slittamenti semantici, spazi deformati, visionarietà onirica. In questo contesto entra in gioco anche una serie di metafore tratte dal linguaggio matematico che rimandano a un mondo di certezze e di perspicuità continuamente disatteso. Come nella poesia dedicata a George Cantor, vera e propria cerniera aperta a metà del libro, dove alcuni aspetti del pensiero del grande matematico diventano l’occasione per una percezione diretta e acuta della complessità e del “confronto terreno tra infiniti”. I versi di Galluccio muovono da una ferita esistenziale che trova espressione in varie forme di linguaggio quotidiano, dilatandosi e trasformandosi in simboli capaci di spostare verticalmente le immagini, le distanze, i nodi irrisolti. Senza fare esplicitamente una poesia metafisica. Galluccio recupera tutta la pregnanza di scorie e residui della realtà interiore ed esterna, come se il prolungamento di questi dettagli potesse condurre, non tanto a risposte pacificanti, ma a nuove domande, a nuovi problemi che nessun teorema sembra in grado di risolvere. Il fatto che le poesie di Verticali siano tutte senza titolo, ne accresce il senso di sospensione. La raccolta, compatta dal punto di vista espressivo, è scandita in tre sezioni, intitolate: Piano di emersione, Proiezioni e Verticali. Tra la sezione Proiezione e quella Verticali, incontriamo la poesia intitolata George Cantor matematico, componimento, da una parte a sé stante nella raccolta, ma per altri versi, centrale e inserito in modo forte nel tessuto dell’opera complessiva. In tutte le scansioni incontriamo un “tu” femminile, al quale il poeta si rivolge, un “tu”, che, presumibilmente, è quello della figura della donna amata dal poeta, cosa che si può evincere dal tono colloquiale e anche connivente, con il quale l’io-poetante Galluccio le si rivolge. È un “tu” di una donna che non risponde al poeta, creando una zona di non detto. Quasi tutte le poesie del libro sono costituite da brevi strofe. Riscontriamo nella poetica di Galluccio, espressa in questo libro, un costante onirismo purgatoriale, fattore costante in tutte le sezioni, una luminosità lunare e non solare e, leggendo i componimenti di Verticali, pare di attraversare un territorio misterioso e sfuggente. Si può considerare del tutto antilirica la scrittura di Verticali, e, in essa, la natura, rappresentata attraverso vari elementi, soprattutto vegetali, ha una notevole importanza. Il tono della raccolta è sognante e, spesso, vengono dette “atmosfere del freddo”, che fanno da sfondo ai componimenti. In molte poesie di Verticali si avverte il senso di un’imminenza, di un’ansia controllata che pervade i versi scattanti. Galluccio ha, studiato matematica; per questo molte poesie della raccolta, hanno per contenuto temi prelevati tout-court dal linguaggio matematico. Questo insieme di “poesie matematiche” è caratterizzato da una grande originalità e costituisce un unicum nel panorama della poesia italiana contemporanea.
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Raffaele Piazza

martedì 21 gennaio 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO CASERZA

Guido Caserza – Flatus vocis---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2014 – pagg. 95 - € 11,00

Guido Caserza è nato a Genova nel 1960; ha pubblicato numerosi libri di poesia e narrativa.
Flatus vocis, prefato con notevole acribia da Marco Berisso, ritrova, nel suo titolo, le ragioni della sua progettualità.
Non a caso la suddetta espressione latina ha per significato: parole e frasi senza importanza, che non producono nessuna conseguenza.
Da quanto affermato si potrebbe dedurre la presenza, nella concezione letteraria dell’autore, di un’idea, secondo la quale, le poesie non hanno peso nel contesto della nostra società, nel nostro postmoderno occidentale, dominato nelle coscienze dai valori dell’avere, che superano di gran lunga quelli dell’essere, come già stigmatizzato da Erich Fromm negli anni Ottanta.
Se la poeta Patrizia Cavalli ha scritto la raccolta di versi Le mie poesie non cambieranno il mondo, si può intendere che anche Caserza, pur praticando la poesia, pensi che quest’ultima non abbia la capacità e la possibilità di influire su una realtà pesante e liquida come quella della nostra contemporaneità.
Non per questo si deve intendere che per Caserza, o per qualsiasi altro poeta, la poesia sia inutile a livello soggettivo, perché la scrittura stessa, a livello personale e intimo, è salutare anzi salvifica, per ritrovare sintonia e armonia nel mare magnum della quotidianità.
La poesia può anche essere un modo per lanciare un messaggio in bottiglia per relazionarsi con gli amici e i critici letterari ed è molto vitale attualmente, se non altro perché sono moltissimi quelli che scrivono libri di poesia e numerosi sono gli editori che pubblicano nomi anche sconosciuti nel circuito letterario.
Flatus vocis è una raccolta composita e ben strutturata architettonicamente.
Il libro è scandito nelle seguenti sezioni, tutte costituite da pochi componimenti: Sestini, Sonetti minimi, Scritture, Vexilla regis, Sax Suite, Imitazioni, Sic et simpliciter, Traveggole e Il libro dei morti.
Cifra essenziale della poetica del Nostro è quella di una forma delle composizioni veramente originale: infatti tutti i testi sono caratterizzati da verticalità e composti da brevi strofe.
Originalissimo il linguaggio di questo autore nel primo testo, che pare essere costituito da un impasto linguistico di italiano e latino, che produce un idioletto veramente unico nel nostro panorama.
Icasticità e velocità costellano la dizione dei componimenti, nei quali sono frequenti accensioni e spegnimenti.
Una tematica mistica connota la sezione Scritture, nella quale, non a caso, i testi sono intitolati: Giobbe, Salmi, Proverbi e Qoèlet.
Molte composizioni sono costituite da terzine dai versi brevissimi e ben modulati.
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Raffaele Piazza