domenica 30 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la laguna"

Mare raccolto tra i palazzi
e dune sabbiose per Alessia,
da abitare acque per ragazza
Alessia in costume turchese
nell’entrarvi in aprile e
rinfrescarsi nell’anima e
nella fisicità, nell’accedere
alla gioia tramite porte
invisibili. E nuota Alessia
sedicenne come una donna
laguna blu come nel film
nel liberarsi dalla noia dei
giorni. Oggi ha l’esame
d’italiano e quello della vita
ragazza Alessia nel rasentare
il tempo.
*
"Alessia e il lungomare di Trieste"

Abbacinante luce per Alessia
e il pensiero si sperde nell’arancio
del sole a infrangersi sulla
barriera d’anima. Il mare azzurro – squalo
ad avvolgere Alessia nel contemplare
il numinoso sembiante nordico
nel differenziarsi da quello di Napoli
in vetrina ad aspettare Alessia
dopo il viaggio. A Trieste Alessia
sperimenta nuove fragole.
*

"Alessia e la candela accesa"

Pomeriggio azzurro di Alessia
nel filo del tempo, una candela
nell’accenderla su del Mediterraneo
l’infinità del bordo. Attimi rosa
alba o aurora nell’intensificarsi
del mare la tinta a lambire di Alessia
di 18 grammi l’anima. Un gabbiano.
Una rosa. La candela non si spegne.
Sale di Alessia la gioia e prosegue
nell’attimo aranciato del tramonto.
*

"Alessia scalza giocando alla California"

Corre Alessia sui prati del campus
dell’università scalza giocando
alla California. A poco a poco
i fili della vita a collimare a farsi
gioia rosa e verde pari all’erba.
Alessia fragola vestita nel coro
delle vergini, ancora per due giorni
ragazza Alessia in limine alla vita.
Lo scenario prosegue nella notte
tra le stelle. Poi fuoricampo una voce:
non ti lascia. Aria più fresca entra
dai cancelli nel sogno di Alessia.
*

"Alessia e i fiori"

Domestica pianta nel salotto
di Alessia a non conoscerne
il nome. Fiori bianchi ad emergere
dal verde tra la larghezza
delle foglie a entrare in di ragazza
Alessia gli occhi fino all’invisibilità
dell’anima, il candore dove
erano già stati nella precedente
fioritura. Esame superato per
Alessia in quella tinta densa
di giglio nella luminosità
vaga del maggio consecutivo
ad attendere al varco Alessia
con buone nuove.
*

"Alessia e il verde dell’edera"

Frontale edera per Alessia
sul muro calcinato. Verde
di vegetazione a entrare
negli occhi di ragazza Alessia.
Il mare attende lo sguardo
sotto sinfonie di nuvole
grandiose. A poco a poco
la conca di tramonto a cullare
Alessia e la colomba con
l’ulivo nel becco a dare pace.
Si agglutinano ad Alessia
dei verdi dell’edera i contorni:
arriva lui e le dice: ti amo.
*

Raffaele Piazza

POESIA = GIANFILIPPO GRAVINO

"UN FRAMMENTO"


la ferita per sempre sorridente
dell’inizio non ha smesso un solo
istante di scorrere e bruciare
perché per il momento è proprio questa
la sua più probabile certezza

**


"QUELLA SERA GLI VENNE DA PENSARE"


che anche in cima alla vetta più alta
non siamo
che ai piedi di un nuovo monte,
in una valle umida di lacrime
di guazza mattutina anche a mezzo-
giorno passato, o, più semplicemente,
non siamo.

**
GIANFILIPPO GRAVINO


sabato 29 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"PARVENZE"
I tuoi larici tentano d'invadere lo schermo
nella luce dei seni al mattino
monocordio al vibrare delle immagini,
al monile interrotto
a differenze degli attimi in cui la scrittura
ha il dubbio del segno.
Sfuggono pistilli tra le labbra
predate alle memorie,
sotto le braccia il limite dell'eco !
Tu gazzella in cornice
ti inchini agli amplessi giocando ad un rimorso
ormai sospeso al taglio .
Anche lo sguardo accenna a una parvenza
della carne contorta nel cinabro.
*
Antonio Spagnuolo

giovedì 27 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = LAURA PIERDICCHI

LAURA PIERDICCHI : "OLTRE" - ed. Genesi - 2017 - pagg.88 - € 14
"La realtà scorre nel tempo
e nello spazio
di una scena provvisoria.
E' il segno concreto
impasto
di materia e pulsioni.
E' illusione - una prova
necessaria alla coscienza
per la vera Realtà.
Si comprende solo
dopo il soffio d'addio." (pag. 25)
Il dolore per l'assenza ricuce, nelle pagine di un presente illusorio e sensibilmente finito, i ricordi che la nostra memoria riesce a elaborare e rielaborare per un soffio di epifanie rivelatrici e nel tempo stesso sospese.
Le ore scandiscono ogni sfumatura che il palpito riesce a ricamare , per una poesia che ha il ritmo e la musicalità di un vibrare accordato alla stessa sensazione della solitudine.
"L'aspetto del linguaggio poetico assume un'importanza rilevante. In queste poesie - scrive Sandro Gros Pietro nella prefazione -in cui il sentimento della morte e del trapasso è sempre così presente e marcato , l'elemento autobiografico, che pure parrebbe la cariatide fondamentale ,finisce per sfumare nella più vasta problematica delle corrispondenze profonde tra i gesti e le intenzioni, tra le parole e i significati , tra la realtà e la visionarietà, tra l'immagine e le cose."
La poetessa condivide , dentro la continua ricerca del verso e del segno , il tremore intimo della passione capace di realizzare una risposta agli interrogativi che la paura del dopo , la paura dell'eterno , la paura dell'ignoto scalfisce nel nostro subcosciente.
Questa raccolta ha una solida cerniera che riesce a conservare attraverso colorate aperture le immagini che appaiono come fotogrammi nel contrapporsi al vuoto esistenziale.
Molte le riproduzioni di opere pittoriche di Franco Rossetto.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 26 aprile 2017

POESIA = RICORDO DI GABRIELLA SOBRINO

DAL VOLUME " LA CORAZZA NUDA" edito nel 2006 -
"Le luci rincuoranti"
L'odio è un liquore prezioso
per Baudelaire.
Ma come non nutrire odio
se il tempo che incalza
c'impone tragedie
difficili a gestire.
I nostri dolori ci trascinano
lenti
contro i colpi d'ogni giorno
e io
presente nelle incupite ipotesi
in un ultimo impeto
accarezzo ancora luci rincuoranti.
*
Gabriella Sobrino ( 1925 - 2016 )

martedì 18 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO BORGHI


UN POETA-ARTISTA DEL MONTEFELTRO

Mario Borghi, l’autore de “Il Montefeltro… luogo dell’anima”, agile libriccino uscito nel 2015 per la QuattroVenti di Urbino, oltre che in tutta evidenza poeta fa il romanziere ma insieme il pittore, l’incisore e il critico di cose d’arte. È nato e vive ad Urbino: pertanto non stupisce che il fervore culturale diffuso nel capoluogo del Montefeltro gli abbia offerto gli stimoli necessari a tirar fuori un proprio mondo interiore.
Se ciò che un tempo si amava definire milieu è stata la condizione per una quasi inevitabile espressività, il dato singolare è l’aver seguito una molteplicità di sentieri (ancora che siano prevalenti l’inclinazione narrativa con ben tre titoli e accanto ad essa la pittura; quanto alla scrittura grafica essa appare un passaggio obbligato ad Urbino, sede come è noto di molti istituti artistici e almeno in passato conosciuta per una scuola dell’incisione che vantava nomi importanti nel panorama nazionale, da Leonardo Castellani a Nunzio Gulino a Giorgio Bompadre, e presso la quale Mario Borghi si è diplomato).
Non sempre evidentemente si sfugge alle proprie radici. Nel caso di Borghi la marcatura urbinate la si ritrova già nel titolo del suo libro. Quella comparazione che si legge nella seconda parte del titolo – “Il Montefeltro… come luogo dell’anima” – e che viene riferita al territorio di cui Urbino è il centro più rilevante, deriva da una ispirata frase di Carlo Bo, quasi un archetipo. Negli anni ’60, quest’ultimo definì la cittadina ducale un luogo dell’anima (senza alcuna introduzione di paragone, com’è invece didascalicamente nel nostro caso). Sempre Bo in una breve nota critica del 1996 intorno alla produzione lirica di Borghi, la dice poesia di verità volta a inseguire “le voci segrete o perdute dell’anima”.
Ma è un fatto che in quella scrittura entri in campo la formazione culturale e artistica del nostro. Che muove dagli aspetti architettonici del luogo per innestarne il meccanismo all’interno del paesaggio come nella particolare luce che l’attraversa e che questi versi almeno in parte intercettano. Una “ambience”, se si vuole, traverso cui filtrano percezione e sensibilità dell’autore nel suo rimettersi a una vena espressiva mai calcolata sulle mere soluzioni formali e all’incontrario rivolta alla piena sincerità del dettato lirico.
La conferma è nel largo impiego di versi brevisillabi fatti scivolare a schidionata, come nel gioco di acquarellate e assonantiche variazioni: “Appare la luna, / così vicina, / adagio, adagio, / dietro il monte San Biagio. / Spettacolo di vita / terrena, / fra il colle e l’arena, / si stende, / improvvisamente, / un fascio di luce / radente” (Notte di luna piena a Maratea, la cittadina lucana che ha dato i natali alla moglie di Borghi, Rachele, e che si riflette specchialmente, e per così dire naturalmente, nell’elettezza rinascimentale di Urbino).
Va da sé che, in Borghi, di soluzioni appunto ricercatamente formali non si sentirebbe bisogno per ciò che esse sono ma per la possibilità che esse risultino veicolo a modalità meglio definite. C’è in qualche sorta una retorica dell’espressione à l’envers: non un modo per mettersi in mostra sul palcoscenico della letteratura ma invece il segnale atto a intagliare l’indispensabile telaio formale che supporti l’empito delle emozioni nel travaso di un’effusione versale che avvicineremmo ai tratti veloci di pennellate pittoriche.
Infine l’approccio di Mario Borghi alla poesia è sincero e confidente. E il contesto che lo motiva, o almeno lo ispira, osservato in ore diverse e da numerosi punti di vista, ci compare nitido e lucente alla stregua delle riflessioni e dei pensieri che esso suscita, metafisici e materici in egual misura: concitati e disvanenti quali si incontrano ad es. ne “L’arrivo del temporale” e anche in altre composizioni.
*
Gualtiero De Santi
*
GUALTIERO DE SANTI, saggista e insieme studioso di letteratura e cinema, si occupa anche di teatro, filosofia e arti figurative. Tutto ciò in un ambito di ricerca che si richiama all’orizzonte critico e metodologico della comparatistica. Tra i suoi libri: Louis Malle (La Nuova Italia, 1977), Sandro Penna (La Nuova Italia, 1982), Sidney Lumet (La Nuova Italia, 1987), L’Angelo della Storia (Cappelli, 1988), I sentieri della notte (Crocetti, 1996), Carlo Lizzani (Gremese, 2001), Vittorio De Sica (Il Castoro, 2003), Maria Mercader. Una catalana a Cinecittà (Liguori, 2007). Più recentemente sono usciti Zavattini e la radio (Bulzoni, 2012) e Ritratto di Zavattini scrittore (Imprimatur, 2014). Dirige la rivista “Il parlar franco”, sulla letteratura neo-volgare.

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

MELANCHOLIA DELLA ASSENZA

Il titolo dell’ultima raccolta di Antonio Spagnuolo, "Non ritorni" (Robin Edizioni, 2016), mediato e esplicato grazie a una alquanto accurata prefazione di Plinio Perilli, guida l’attenzione dei lettori nella direzione della seconda parte del libro, quella delle Memorie, laddove la prima tendeva a sospendersi nei Lunghi murales. La perdita di una persona cara, della persona che per tanti aspetti si colloca se non all’origine almeno a fondamento di tanti versi dell’autore napoletano, sembra quasi travalicare l’occasione espressiva. Ma anche in un poeta sempre attento alle proprie ragioni e mai incline alle parole d’ordine dominanti, l’immaginazione emotiva ha saputo compiere la propria azione con la più ampia arte coagulandosi e moltiplicandosi su una miriade di fondali: da Sguardo a Mattino ad Ocra (“Hai lasciato l’incanto di armonie / in questo girotondo d’ombre”), da Vertigini ad Azzardo a Chimera.
Sul piano direttamente semantico, il sentimento della lontananza e della cancellazione parrebbe infatti in parte accogliersi all’interno del tessuto verbale: “Qui ho le risposte che rifiutano soluzioni: / tutto scompare tra le pagine bianche ed una sillaba / che sussurro” (Risposte), ancora che i “sussurri” arrivino pure essi a celarsi, rifugiandosi in ombra oppure nel chiaro della pagina. C’è ancora una volta nella semantica interiore di Spagnuolo, il più ampio ricorso a una musicalità fantasmizzata. Ma a contrasto, di là dai richiami e dai sussurri felpati, non vengono esperiti né tantomeno contemplati i “ritorni” che la musica poteva in passato, in altri precedenti libri, concedere.
Nel fruscio delle voci scompare infatti la virtù dell’armonia. Ma giusto l’intervallo tra lo smarrimento definitivo e l’ascolto delle parole parrebbe confermare la poetica antecedente di Spagnuolo, una “sorta di spossatezza e di consapevolezza disseminate ampiamente nella partitura testuale” e quasi raccolte “in un finale di vita”, tanto affermava Ciro Vitiello nel richiamarsi a "Fugacità del tempo".
Sulla porta dell’indugio (questo il titolo dell’intervento, apparso nella rivista Incroci e dove si evocavano esplicitamente i percorsi-passaggi di María Zambrano), segnalava come l’avversità del tempo e l’esaurimento di ogni altra eventualità non esaurissero lo spettro delle reazioni. Anche in Non ritorni si sta alle soglie del mistero tanto quanto del niente. E nell’orizzonte di una luce presso che spenta, non potrebbe avere ancor vita alcun dettato esornativo o armonioso.
Il taglio obbligato dell’assenza tanto quanto di presenze ulteriori fissa nondimeno un cambiamento di postura e alimenta posature di tristezza, se non proprio di disperazione. L’ornamento ovviamente poetico diviene pertanto la pura forza non già del dire, ma di quel che si dice o piange.
E, se le immagini attengono ad un vuoto nereggiante, quella vertigine e quei vortici espressi in molti titoli o comunque variamente evocati nei versi, mettono in moto iridescenti accensioni che condensano simboli, premonizioni e che vedono l’incorniciamento della materia in medaglioni riquadrati su figure metamorfiche e pulsanti, su asimmetrie stroboscopiche che esplodono nella prima parte della raccolta e più precisamente in A, il primo dei ‘lunghi murales’.
Ecco allora sfilare in successione le lune rossastre e le crepe maculate dei testi, le partiture illividite e la moltitudine delle variazioni incessantemente intrecciantisi le une alle altre. Tutte vicende che compongono un partitario di brandelli e di sfrangiature e rifrazioni di specie pittorica e visionaria, ma ancor prima esistenziale ed umana. Tali da definire i caratteri dell’esperienza ma altrettanto dell’esistenza nella scrittura poetica.
*
Gualtiero De Santi



SEGNALAZIONE VOLUMI = ADELE DESIDERI

ADELE DESIDERI :"La figlia della memoria" (Moretti&Vitali 2016, prefazione di Davide Rondoni, nota critica di Franco Loi, pp. 165, euro 15)

L’impostazione introspettiva di questo romanzo fa risaltare a mio avviso tre punti importanti che cercherò di segnalare. La figlia della memoria è una cronaca psicologica scientifica che, come tale, si legge nella sfera della verità; infatti se luoghi, persone e fatti, come dichiara l’autrice, non sono reali, è il vero che traspare sin dalle prime pagine dell'opera con i primi personaggi in scena. Tutto è descritto per immagini come in un documentario, dove vere euforie o vere malinconie si alternano tra i brevi capitoli come stazioni di riflessioni di una memoria antica, quella che appartiene a ciascuno di noi. Ed ecco la prima osservazione: tempo e memoria si incontrano in un punto di condivisione reale che è il nostro tempo presente, traguardo imprescindibile della nostra individuale esistenza anche se vissuto in un passato remoto. L'immaginazione accompagna i ricordi attraverso il tempo, dove al loro arrivo sono accolti da tutti noi; sono tutti personaggi-passeggeri che, anche se appartenenti a un passato più o meno lontano, sono frammenti del nostro vivere quotidiano, del tempo presente. Tempo e memoria in questo viaggio in tandem, hanno la capacità di trasferire attraverso l’esperienza una testimonianza materica del tempo passato in tutta la struttura corporea e nei pensieri che, guarda caso, troviamo all’interno di una stessa famiglia, ma anche all’interno di diversi gruppi culturali e sociali. Ecco perché questa verità è realtà non solo per l'individuo, ma per tutto un popolo, una società. Il tempo allora non è più percepito come categoria astratta ma dimensione diagnostica di un'umanità che corre insieme incontro a un fine ultimo comune. La memoria intanto anima, dà vita al tempo che ora ha valore di verità e realtà. Seneca in una lettera a Lucillo, lo chiama Tempus tantum nostrum est.
Secondo punto: in certi libri per bambini ci sono immagini che allo scorrere delle pagine si elevano in tridimensione; tutti noi ce le ricordiamo. Ecco, l’infanzia va scoperta così, in tridimensione come le pagine dei libri per bambini, pagine vere da toccare e da affidare alla fantasia sempiterna. La fantasia è reale perché abbraccia una dimensione vera. Appare sempre quando meno te lo aspetti ed è sempre il tempo che la definisce come figurazione vivida, un’apparizione. Aprendo molte delle pagine di questo libro ogni figura è un po' la nostra immagine. Siamo solo bidimensionati, come dentro le pagine di un cartone, fino a quando qualcuno ci legge; poi, come per miracolo, ritroviamo il qui e ora, la nostra vera dimensione. Il senso di tutto questo lo ritrovo non soltanto nei luoghi e nei fatti, ma soprattutto nella mia generazione. Si, la mia generazione, quella del freddo invernale, della ricostruzione, della nascita dei rapporti psicologici con la famiglia e con la buona e meno buona società. Ecco! Mi sono detto. Questo libro fatto di immagini è adatto per adulti che hanno aperto con mani innocenti l'album del proprio trascorso. Ci insegna a osservare come si mescolano le carte di un gioco che è la vita con le sue combinazioni e scopriamo per la prima volta che il caso non è poi così bizzarro; non c'è nessuna mesaillances, nessuna distorsione nei rapporti familiari, ma solo una visione a grand'angolo dell’umano visto dall’osservatorio di un bambino. Per questo il romanzo di Adele Desideri è reale ed è anche vero. Non cambia nulla se i nomi non sono reali; quei nomi sono veri e reali insieme, volti dalla fisiognomica umana fusa con la pagina di un tempo che tutti noi vorremmo scrivere. Punto terzo: in questo scritto c’è tutto ciò che la scrittrice ricorda e, siccome i ricordi fanno parte della vita emozionale e sensibile di tutti, eccoci entrare in un itinerarium mentis dove un alto valore morale guida il racconto. Per l’autrice questo romanzo si paragona a una confessione, da cui esce un'assoluzione piena che la memoria elargisce perché è la dea che riconduce l’esperienza all’essere individuale, pur intrappolato nella dimensione reale del tempo; tutto è immerso in un’aura di permeabilità sacra.
Del resto dove e in quale altro modo l’artista, calandosi nel vero, può abbracciare il reale?
Ottimo romanzo per parlare di sé e della storia di tutti, una storia che assolve il libro dal peccato di scoprirsi immortale.
*
Aky Vetere

lunedì 17 aprile 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Scrigno"
Cedo a memorie di amplessi già descritti
lungo il cammino di viali in ombra,
a saccheggiare ancora acerbi silenzi.
La tua figura sbriciola vendette
sballottando ricordi frettolosi
e congiunzioni
e sorrisi.
All'orizzonte naufraga ogni simbolo
incenerito ai tuoi occhi
dove muore il torpore dell'insonnia.
In questo gioco ancora è primavera
mia la tristezza a declinare le sere
quasi inganno aggiogato allo zodiaco:
solitudine nel trucco del tuo scrigno.
(17 / 4 / 17 )
Antonio Spagnuolo

venerdì 14 aprile 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia risorge"

Mattino consecutivo
nel lucore d’alba per
Alessia sottesa al sogno
più dolce della fiorevole
favola in versi e non
in versi. Attende Alessia
alla finestra sulle cose
di sempre l’amato
nel rasserenarsi di sorgente
del freddo delle acque.
Beve Alessia a pieni
sorsi la vita azzurra
e nell’incanto risorge
come una donna sedici
anni contati come semi.
*

"Alessia e le acque"

Nell’immergersi sorgivo
di Alessia in incontaminate
acque del lunedì, incanto
nel lago ad avvolgerla,
fisicità e di 18 grammi l’anima
a lambirla il liquido
elemento nella fabula
infinita, la vita che prosegue.
Viene Giovanni tra dell’
albereto il verde con il segreto
dono a farla bella la sua
Alessia (un rossetto e un
rimmel nel rosso del pacchetto).
Esce dal lago Alessia
e i pensieri volano a ovest
delle rondini azzurre.
*

"Alessia e il foglio azzurro"

Cielo di foglio azzurro per
ragazza Alessia all’entrata
del Parco Virgiliano uscita
dal sogno più soave. E sta
Alessia infinita con l’anima
librata nell’amore e nell’
amicizia, anima di 18 grammi.
Intravede il sentiero per il
Mediterraneo Alessia e sul
bordo delle acque accende
una candela, Alessia rosa vestita
per la vita in versi e non
in versi. Ride Alessia nel verde
del prato d’albereto
e otterrà raccolto.
*

"Alessia e la gioia di platino"

Di platino di Alessia il braccialetto
venuto dalle mani di Giovanni.
Liquidi pensieri di Alessia felice
come una donna col dono
di vittoria dell’amore. (Lo
metterà al polso quando lo
faranno nella sera).
Incantesimo dell’angelo
nel passare Alessia dove era
già stata a 14 anni (Via Toledo).
Parla alla luna ragazza Alessia
che risponde emergendo
da grandiose nuvole.
*

"Alessia e la libertà di vivere"

Tempo di pace nella storia
di Alessia. Tenta per gioco
la felicità ragazza Alessia
monetina nella fontana a
gettare, metallo che nel fresco
acquoreo di aprile affonda.
E prega Alessia l’angelo
invisibile (fa che non mi lasci).
Silenzio di fiume oltre il
tempo e la libertà di vivere
onesta Alessia nel panneggiare
sottile di nuvole infinite.
Alla fine tutto o.k. sorride
la fragola.
*

Raffaele Piazza

giovedì 13 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia", - un cristallo risonante
Alessia (Associazione Salotto culturale Rosso Venexiano, 2017), sessantanove testi di poesia che coprono un arco di tempo che va dal 1984 al 2014. Una durata come l’estensione discontinua delle tante orbite fotoniche che irradiano movimenti di vita e di esistenza tra stagioni e tempi. Sono le facce del cristallo poligonale che si chiama “Alessia” o il mondo giovanile che ci racconta i suoi vari passaggi esistenziali. La durata di un’identità psico-effervescente fatta di slanci e ricadute gioiose, i cui punti sono anche le varie stazioni ideo-iconico-temporali che miscelano sensazioni, sentimenti e pensieri in progress, il mondo di Alessia. “Alessia” è il nuovo lavoro poetico di Raffaele Piazza. Questo nuovo lavoro del poeta campano (Raffaele Piazza) si presenta al lettore come una costruzione cristallina. Anzi un cristallo di simultaneità. Un cristallo che geometricamente ci si può presentare come una configurazione che si realizza in tanti poligoni sfaccettati (indicativi in tal senso possono essere certi gruppi di poesie dove la variazione tematica è legata a un luogo civico-geografico – Alessia a Capri, a Ischia, a Salisburgo, ad Assisi; oppure Alessia e il fulmine, il fuoco e il futuro; oppure Alessia vista in una stagione (Alessia attende la primavera), o in un anno e i suoi mesi come Alessia e San Valentino 2011, Alessia verso Pasqua 2011, Alessia e il 2012, Alessia e gennaio 2012, Alessia verso febbraio 2012, Alessia e il 2014, Alessia e febbraio 2014. Una vera e propria fenomenologia cristallografica. La scristallità poetica cioè che media la visione e la percezione di ogni singolo testo come se ogni tassello fosse una faccia del cristallo poligonale che differenzia e si differenzia. Una configurazione che procede per orbite che si concretizzano in facce trasparenti e onde luminose declinanti variazioni cromatiche – il rosavestita, l’inzurrarsi di cielo …. – e sonore corde di “tela”: «Passano giorni disadorni / pari a polvere d’argento / a posarsi sulla tela lavorata / da Alessia nell’ansia serale / […]» (Alessia e la tela, p. 7). Come dire i fonemi che il principio di equivalenza correlaziona passando dall’asse paradgmatico al sintagmatico dei materiali dei versi). Una sonorità che, unitamente alla tessitura compositivo-sintattica del verso, ritma suoni e accenti semantizzati aperti e chiusi, aspri e non aspri, così com’è la vita e l’esistenza di Alessia con le variabili metriche del tempo che com-pongono la sua identità spirituale e materiale determinata.
È il ritmo, fra l’altro, che Antonio Spagnuolo nella sua prefazione indica poi quale efficace luogo di esplorazione del dettato poetico di Piazza in “Alessia”; e tale che «Nessun rimpianto è sospeso». In controluce infatti «scattano possibili passaggi di aneliti, di dolci pieghe, di nascoste ispirazioni verso graffianti e un poco amare rivelazioni. Alla memoria collettiva è dunque il ritmo all’interno del tempo, un tempo che, nelle sue continue oscillazioni, impone i suoi spostamenti tra paesaggi inventati o metafore avvincenti». E il tempo delle poesie di questo libro di Piazza è quello dell’arco compreso tra il 1984 e il 2014 come una durata scandita dai vari movimenti messi lì a tracciarci il cammino della giovane Alessia per qualificarne le soste e i pensieri d’amore e di vita.
Una scrittura poetica quasi a stazioni di posta che, come tappe spazio-temporalizzate, a parere nostro, servono a controbilanciare la forte tendenza d’intimismo lirico – che il libro, secondo noi, sembra evidenziare lì dove la materialità dei corpi e degli incontri con Giovanni si consuma nel “privato” sentimentale delle “sillabe del sogno” (Alessia e il foglio bianco, p. 28). Rilevabile è però anche una controforza del verso dove corre la metafora quale tecnica di dialettizzazione e ri-flessione con presa di distanza; il distacco che esteriorizza (meta-pherein, porta fuori) il vissuto. Rilevabile è altresì anche la logica di certe analogie “retoriche” che, tramite la poli-funzione del termine “come”, sembra immettere il senso di una forza logica tesa a non far predominare troppo gli abbandoni dell’anima romanticizzata. Il come, utilizzato anche come avverbio o congiunzione, è pure una ana-logia (analogia), quel rapporto che cogliendo la somiglianza di certe parti (delle cose chiamate a rapporto) ne allontana nel contempo l’identificazione. Un espediente, il come, di cui il poeta si serve per argomentar-ci l’avvicinarsi e insieme l’allontanarsi dell’essere di Alessia nel suo stesso essere “come”…; come dire che il poeta nel tratteggiare la figura di Alessia non rinuncia a dirci che in corso d’opera c’è anche il passo della ratio. Non ci sono solo «angeli con liuti, cetre ed arpe / a cantare la vittoria intonata / in un soffio di brina. […]». Esemplare in tal senso è la poesia “Alessia e il foglio bianco” (Alessia, pp. 28-29).

Per ricominciare la vita a scriverla / con incerta grafia sul foglio / bianco trovato nel diario dell’ / adolescenza, Alessia, venti anni / contati come semi. Tutto accade / nel tracciare sillabe nel sogno / ad occhi aperti, teso sulla sera / di cobalto a inazzurrarsi in trasparenza lieve sulle linee del tramonto / come una conca d’arancia / Tutto accade come nel lattescente / mare della tranquillità lunare, / […] Tutta accade una vita / scritta con mano tremante la / parola amore, resiste sui muri / duali delle anime in storie di baci / dati con passione di ragazza / e rise Alessia come una donna / […] / in un soffio di brina. Ecco, detersa la /favola accompagna la storia / con i nuovi figuranti e gli amici.

Nel cristallo “Alessia” – come nel suo focus quantico e nell’insieme delle risonanze che ne qualificano il complesso e caldo mondo d’amore e intrecci verbo-materiali – non c’è rapporto che non leghi somiglianza iconica e volontà concettuale, l’intreccio che strappa le parole alla loro astrattezza di puro segno verbale. Il mondo-Alessia, di cui il poeta Raffaele Piazza coglie poeticamente il divenire-donna, è quel del cristallo poligonale (ripetiamo) che lascia il suo fuoco centrale ardere per figurarsi drappeggio di rosa-azzurro-vestito (colori che si ripetono nel linguaggio del poeta Piazza). Una ri-petizione (un movimento anaforico) che può essere il ri-iniziare della vita in ogni suo-punto-istante come impasto di contenuto e forma e variazioni espressive. Un piegarsi e ripiegarsi nella tela dei rapporti che la vita e il tempo non smettono di tessere. Un drappeggio di colori, luci, percezioni, pensieri, attese… che saltano da un’orbita ad un’altra come pieghe svolte e flesse, votate a inseguire e spingere la vita in cerca di poesia come un cristallo risonante di radiazioni in cifra.
(MARSALA - 13 APRILE 2017)
*
Antonino Contiliano

mercoledì 12 aprile 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

GIUSEPPE VETROMILE : "Di soffi e di lumi" - ed. Centro culturale l'ortica - 2017 - pagg.42 - s.i.p.
Singolarissimo progetto editoriale questo volume , che altro non è che una ricca "antologia" di poesie di Giuseppe Vetromile , tutte , una ad una , premi ricevuti negli anni trascorsi dal 1979 al 2016. Un procedere attento e colorato attraverso momenti di un viaggio intrapreso nella stupenda illusione della poesia documentata.
Le maglie di questo panorama sono la prova tangibile e luminosa di una capacità creativa di notevole spessore, per la quale il poeta dilata immagini in oscillazioni debordanti di assonanze ed accordi , e chiede di essere ascoltato oltre l'immaginazione e dentro il continuo movimento della musicalità.
Nella poesia di Vetromile si intrecciano misure ricomposte di amore e di speranze , di vissuto quotidiano e di preghiera, di partecipazione al disinganno e alla improvvisa folgorazione di uno schermo.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 10 aprile 2017

NOTA = GIORGIO BARBERI SQUAROTTI

GIORGIO BARBERI SQUAROTTI è deceduto ieri Domenica 9 aprile 2017 - Ci lascia un uomo di altissima preparazione culturale , poeta delicato e attento , critico tra i più apprezzati . Era nato nel 1929 -
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