lunedì 29 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FRANCESCA LO BUE

FRANCESCA LO BUE : "Itinerari" - ed. Soc. Editrice Dante Alighieri - 2017 - pagg.152 - € 8,00
"Itinerarios" , indica il titolo del libro , una traduzione a fronte in spagnolo rende ricche di luminosità queste pagine di tenera poesia , di plastica misura. Il viaggio che l'autrice propone è un lungo intrattenersi tra improvvise visioni di paesaggi colorati , di sogni inseguiti con il cuore fragile e pure insaziabile , di parole sussurrate per rompere i silenzi , di azzurre carezze che il vento sospinge verso lampade sgargianti, di remote rappresentazioni nel groviglio del labirinto , di languidi abbandoni all'oblio inciso nell'orizzonte. I luoghi simbolici hanno particolare concretezza nelle cornici scheggiate della visibilità , con attento rigore lessicale e metrico, che sostiene un ritmo musicale per originali risultati. L'orditura procede per unità a concentrazioni variabili , dove i versi sono a volta brevi , a volta polifonici , ricchi di sostantivi e di verbi tenuti insieme da una ricercata articolazione. Ancora una volta la poesia procede con sostenuta musicalità tra un'ombra estetica ed una luce che rivela l'innocenza del sensibile. Non tradisce Francesca Lo Bue il suo nutrito bagaglio culturale , che ha maturato tra gli studi compiuti in Argentina e gli approfondimenti raggiunti a " La Sapienza" di Roma, curando egregiamente studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 28 maggio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“A sera”
Ascolta !
Ascolta !
Ascolta !
Il rintocco delle campane ha sempre l’eco
delle tue parole,
delle tue parole sussurrate in penombre vespertine,
delle tue parole incise nel mio ricordo
per incendiare convulsioni improvvise .
A sera il vuoto ha bracciate insicure:
il richiamo insistente del tuo profilo sbiadito,
confuso ancora una volta a quei frammenti
che la memoria vagheggia, confonde i polpastrelli,
per lunghe nostalgie tra le mura.
Il fruscio ha luci tremolanti , e dilegua
all’assordante suono di campane.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 27 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI= GEMMA FORTI

Gemma Forti – “Spille da balia - Punte di diamante” - (Poesie 2013 – 2016)
Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 105 - € 16,00

Gemma Forti, poetessa e scrittrice, vive a Roma dove è nata. Ha pubblicato per la poesia: Zeffiro cortese (1996), Finestra in alto (1997), Gli occhi della genziana (2000), Candidi asfodeli vezzose ortiche (2004), Zeero (2007), Il pollice smaltato (2013). Per la narrativa è autrice di: La casta pelle della luna (2002), Ruvido lago (2010), e numerosi racconti.
“Spille da balia - Punte di diamante”, raccolta prefata da Marcello Carlino, presenta in copertina un’immagine policroma di Bruno Conte. Questa si può considerare un collage, raffigurando una mano ed un aereo stilizzato. Lo stesso aereo, che pare ricavato da un foglio di quotidiano con le sue scritte, pare planare sulla mano stessa colpendola con la sua punta.
All’interno il libro è illustrato da icone in bianco e nero dello stesso artista vagamente figurative, magiche ed evocative. Il testo è scandito in sei sezioni: “Vox, Vento di scirocco, Punte di diamante, Il colletto bianco, Arcadiette e d’intorni e Forse”.
A livello tematico si deve sottolineare che la maggior parte dei testi hanno un carattere civile, toccando argomenti politici e sociali e anche fatti di cronaca e costume. Altri componimenti riguardano la sfera dell’interiorità e sono vagamente neo lirici.
Si può considerare questo libro, per quanto riguarda la struttura e i contenuti, in continuum con quella precedente “Il pollice smaltato”, che pure contiene opere pittoriche di Bruno.
Per la forma delle composizioni la poetica dell’autrice si può vagamente considerare visuale a causa della disposizione sulla pagina dei versi. Questi presentano caratteri di dimensioni varie e tipi dei caratteri stessi eterogenei. Infatti si alternano lo standard, il corsivo e il neretto nei sintagmi e nelle strofe che si susseguono con un ritmo sincopato che crea una suadente musicalità.
La suddetta forma si coglie pienamente nell’affascinante connubio tra le poesie e le figure di Conte. Tra esse esiste una relazione che crea un senso di mistero e di vaghezza nella sinergia dei livelli espressivi.
Quindi Gemma riesce a produrre una struttura permeata da un affascinante sperimentalismo, unico nel nostro panorama, che si realizza anche nelle linee in inglese con effetti intriganti. Inoltre, nel suo insieme il libro è bene costruito architettonicamente e anche in maniera composita. Tutti i componimenti sono centrati sulla pagina, elemento che ne accentua l’icasticità.
Comune denominatore delle composizioni è quello di un dettato connotato da nitore, chiarezza e immediatezza e i righi spesso sono brevissimi. Sono costituiti anche da una o due parole, elemento che accentua le suggestioni dei tessuti linguistici.
Ogni singola poesia può considerarsi come un poemetto autonomo, una sequenza non irrelata con le altre.
A volte la Forti utilizza parole del gergo fumettistico come splash o crash. In altri casi nel versificare inserisce riferimenti intellettualistici come la stringa “squarcia il velo/ del pensiero unico/ orizzontale/” che fa parte di Great Wall, prima poesia del volume nella scansione Vox. In essa, dopo l’incipit ridondante “Down down/ giù giù/ Great Wall/ giù giù”, si prosegue con una originale descrizione della storia recente riguardante la caduta del Muro di Berlino nel 1989, evento centrale nei fatti della fine del comunismo dell’URSS.
Insieme alla falla aperta nel muro, episodio epocale, si realizza un invito alla speranza, nell’aprire ad essa i cuori: si gioisce, ci si abbraccia, si canta e si balla con gli altri che divengono amico, amica e sorella mentre s’inneggia alla vittoria che è quella della libertà.
Eppure nella terza parte di Great Wall, in un’atmosfera che potremmo definire di gelo, astratta, da sola si erge una prima pietra, poi una seconda e poi una terza. Così a poco a poco si costruisce una muraglia che si staglia immensa, più alta, più grande di quella appena abbattuta. Quindi, pur rimanendo nel vago, la poesia ha una fine pessimistica con il realizzarsi imprecisato di una nuova barriera fisica ed ideologica, visibile ed invisibile.
Altre sequenze civili sono quella sull’omicidio di Pasolini e quella nella quale vengono dette con cruda efficacia le atrocità del terrorismo dei nostri giorni dell’Isis.
Completamente diverso il tono e gli argomenti nella parte eponima Punte di diamante. In quest’ultima, in “Cosmogonia”, c’è un tu al quale l’io – poetante si rivolge, una bambina della quale ogni riferimento resta taciuto.
Ella, nelle sere estive cariche di fascino, osserva con occhi smarriti e stupiti la volta celeste illuminata da miriadi di punte di diamante, le stelle. In quella che sembra una narrazione per l’infanzia è detto che la piccola ascoltava col fiato corto le sciocchezze del nonno sulle costellazioni. Nella sua ingenuità, si alzava in piedi sulla sedia nella speranza di afferrare quei lumi. Ma inesorabilmente più saliva in alto più aumentava la distanza tra lei e gli astri stessi. Queste vicende vengono descritte in una maniera ludica e intrisa di dolcezza.
A proposito del discorso cosmico si parla in “Cosmogonia” di stelle polari e comete e viene citato il “Cantico delle creature” di San Francesco. Qui si fa riferimento in modo intrigante anche al pianeta Kepler che secondo la NASA è a 500 anni luce dalla terra e nel quale forse c’è vita. Nel finale viene menzionato l’universo infinito dove abitiamo in un pianetino sperso tra miliardi di altri per un gioco del caso, ma anche della necessità.
Molto alta nella sezione Forse la poesia Amistà sull’amicizia che viene paragonata ad acqua sorgiva che sgorga pura dalla vetta alta del monte. Al componimento sono associate varie massime profonde di filosofi e scrittori sul tema dell’amicizia stessa.
Il poiein, nella sua unicità, è assertivo e non manca una vena gnomica che si mescola a ironia e sarcasmo.
Andando controcorrente Gemma Forti nelle ultime raccolte produce una poesia impegnata, di attualità, toccando anche il fatto di cronaca dei recenti sismi che hanno devastato l’Italia. Compone con maestria ed equilibrio una sintesi in versi di fatti sia storici che di fantasia.
Il discorso realizzato dall’autrice è intriso di bellezza ed eleganza, alto e sempre ben controllato, nella sua vena affabulante e nitida, luminosa e leggera.
Così, ancora una volta, la poeta conferma la sua piena consapevolezza e coscienza di intenti. Essi si inverano nei versi luminosi che procedono per accumulo e, spesso, in ininterrotta sequenza, piacevoli alla lettura nell’affondare nella pagina.
*
Raffaele Piazza

giovedì 25 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARISA PAPA RUGGIERO

MARISA PAPA RUGGIERO : “ JOCHANAAN” – Ed. Giuliano Ladolfi - 2015 – pagg. 54 - € 10,00
Il passo che Marisa Papa Ruggiero intraprende in queste liriche, tutte senza titolo e quasi fuse in un ritmato poemetto , è un passo sostenuto , un passo di ferro , un passo marziale , attraverso il quale e con il quale la parola diventa corrispondenza suprema di ricerca , quale irruente proiezione del non dicibile , vuoi per il non detto , vuoi per lo smarrimento che il segno ricuce nel subconscio. Ella si muove tra il declamare a voce alta e l’aspettativa di un’ eco , nell’ambito di un vero e proprio ordito narrativo , tra più personaggi , tra variegate figurazioni , tra intrigati fili retorici. L’attesa diviene compressione spazio temporale ed è un fiume che presiede al nostro anti-inconscio , acquietabile simulacro prenatale , rintracciabile nella psiche , e vero locus del verbo. Totalizzandosi in ogni frammento questa poesia viaggia senza freni tra lo spazio ed il tempo , ricucendo lontananze e profondità , angolature e visioni , eventi e illusioni , denunce e ripensamenti , secondo una agilità stilistica che diviene personale ricerca della scrittura . Una dinamica del tendere verso , del tendere oltre , del rigenerare il ritmo per accaparrarsi le armonie della lirica, amalgama dai contenuti lessicali e semantici mutante in vorticose congerie , senza mai indulgere al volteggiare colorato degli ondeggiamenti.
Il metodo da officina è per Marisa Papa Ruggiero una continua lotta per la conquista della parola , sacra e lecita , insidiosa e plastica , ben segnata in un post moderno, che non ammette né regole fisse né deleghe, vibrato com’è in fraseggi che nulla hanno più a che fare con il parlato quotidiano , con la comunicazione verbale familiare , con il guardarsi negli occhi per comprendere e appropriarsi dell’altro. Un viaggio che apre suoni , illumina paesaggi, nella metafora e nelle significazioni, “raggela le forme “ e “spacca i cristalli” , “attende il sillabare freddo del circolo linfatico” , o “ stremato di sogni si desta dal coma letargico”.
La completezza di un intero ciclo umorale produce una scala emotiva , dai solchi profondi , quasi gemma avulsa dal simbolo.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e il brivido"

Sulla spiaggia di maggio,
stabilimento con tre persone
(padre, madre e bambino),
Alessia al sole sdraiata
nell’inalvearsi dei pensieri
nelle acque del Mediterraneo,
non reprime un brivido
ragazza Alessia in limine
al moto delle onde sottili
come la vita. Regola la felicità
Alessia e prova il brivido
nell’aria tiepida del mese
mariano. Dà alla cosa un
significato che non si può
dire e Alessia tiene per sé.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIULIANA PIOVESAN

Giuliana Piovesan : “Le immagini dell’aria” – Ed Biblioteca dei leoni – 2017 – pagg. 64 - € 10,00 –
Il titolo piuttosto attraente lascia mille sfumature da intendere , giacché l’aria , impalpabile ed invisibile , nella realtà materiale non potrebbe incidere alcuna immagine , né per forza di suggestioni , né per rivelazioni illusorie. Eppure in queste pagine una certa levitazione trasporta il lettore ad ormeggi luminosi , a sfavillii cesellati , a tessiture impreviste di inquietudini , ad agglutinazioni dolci e gustose , che rendono la poesia un percorso ricco di espressività a livelli diversi, che dalla semplice parola giungono molto spesso al tracciato filosofico. Il fondo stesso della scrittura cerca di ingabbiare le minime offerte che la consapevolezza delle percezioni riesce ad articolare , riferendosi all’esistenza , alla lucentezza del tempo , all’istante che fugge pur rimanendo incompiuto. “Tutto vive – scrive Paolo Ruffilli in prefazione – nella raccolta in una intermittenza dominata da una direttrice intellettuale : la presenza costante dell’assenza , che è sostanza stessa delle visione , dell’invenzione fantastica che rappresenta il mistero, anche nella consapevolezza dei suoi aspetti più disincantati.” Non c’è contrasto fra la perfusione metaforica, che domina moltissime pagine con energie espressionistiche personali , e il dettato che sbalza senza crepe , tra versi sempre compiuti e segnati sopratutto da una plausibile etica, volta a cercare e a richiamare amore e pulsioni del sub conscio .
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 24 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO SEVERINO -

ALFONSO SEVERINO – "RIFRAZIONI" - Ed. Dante & Descartes - 2017 - pagg.72 - € 10,00
-- Prefazione --
In questi tempi difficili anche per i poeti non è facile trovare un soffio illuminante che crei l’atmosfera magica del dettato , tra armonia del verso e rigore dello stile. . Ma con sorpresa troviamo ancora fortunatamente qualche autore che tenta disperatamente di incidere la sua voce in un panorama culturale purtroppo disattento e impegnato in momenti disastrosi sia politici che economici. E’ il caso di Alfonso Severino , che ostinatamente calca la sua penna con passione , con intelletto lucido e con vigile preparazione. Egli propone in questo volume una ricca scelta di poesie che hanno il dono quasi tutte della semplicità di scrittura e della limpidezza del ricamo che cerca di assumere un rilievo inconsueto per argomento e resa stilistica

Sempre densa di lusinghe , nel riflesso delle luci mutevoli , la poesia appare quotidianamente tra gli anfratti delle sfumature del dicibile. Il linguaggio consuetudinario perde il suo spirito di appiattimento per diventare intuizioni immediate e spirito di deliberazione , referenza nell’ambito della dinamica creatrice dell’idioma. Nelle tonalità , nel timbro , nel ritmo , i versi sono coerentemente ed intimamente connessi al pensiero che vaga in maniera incontestata tra quelle immagini che garantiscono la forma e la sintonia della cifra. Il lievito, che richiede una precisa determinazione, ingenera la natura mitica della poesia stessa , che muta per ampiezza e per sensibilità, e proietta la propria vitalità al di la di se stessa, nello spazio della conoscenza e dentro il sapere .
Tra l’essere invisibile ed il provvisorio ecco l’incrocio della parola , che in un gesto simbolico riflette il riserbo del poeta per poter lasciar coincidere il contrario che appare tra la verità e l’errore. Nel cammino poetico allora la solitudine rappresenta il passaggio cruciale che il battito della scrittura irradia in una navigazione perigliosa tra i flutti della materialità e il sospetto della illusione, perché la metafora disinneschi il rapporto tra realtà e finzione . Anche Severino cerca la strategia dello sdoppiamento, nell’orizzonte della unità che riesca a trattenere la poesia nella materia , il pensiero nel sospeso , la passione nel verso inciso , il tremore dell’anima nell’indeterminato. Tratteggia pennellate di abbandono tra le improvvise visioni di binari roventi nel sole di una stazione, di abiti bianchi in attesa di danze, di parole che riescano a spogliare le pietre, o proietta particolari schermi luminosi tra le foglie , i rami , le mura che ritagliano porzioni di volteggi.
Dentro le cose e dentro le azioni gli impulsi della immaginazione hanno una evoluzione rapida , tale che il pensiero dominante emerge nella rappresentazione, tra le caratteristiche storiche della musicalità e le frequenti testimonianze del vissuto.
Il registro cerca di intravedere un varco nel fragore delle suggestioni che la parola incide, attraverso le armonie che vorrebbero intaccare l’infinito per scardinare il mistero dell’insondabile e ritrovare le sorprendenti tessiture del noumeno . Le immagini quindi hanno la spazialità nella successione temporale che caratterizza la presenza dell’io poetico nel caos delle corrispondenze , nella immediatezza della comunicazione, nella sublimazione dell’invenzione onirica. E anche là dove la spezzatura dei versi irrigidisce il sistema di attesa ci sorprende la voce contenuta , per gli spazi interiori , la velocità cruda , la tenerezza sempre contenuta , il vigore di una testimonianza indiscutibile. Come uno scalpellino egli plasma le partecipazioni dello spirito nell’ascolto dell’indefinito.
Anche la fascinazione estetica gioca un ruolo rilevante , nel proporre un poeta immerso nel proprio tempo , nella scissione moderna del dettato, nel rovello delle vicissitudini della forma , nelle tracce colorate dell’ordito dei ricordi , delle nostalgie , delle speranze , delle illusioni. Momento , in sequenze metaforiche e metonimiche , intrecciato ai simboli, alle icone , alle figure , ai personaggi , al paesaggio, per un’atmosfera ampia e rutilante ove il reale e l’onirico si alternano , si inseguono , si frappongono e si giustappongono , si elidono e si integrano nel dominio di una fertile creatività . Lessico saldo ed effuso ,semplice ma radioso , nella vorticosa congerie della sua personale “recherche” , fra tempo perduto e ritrovato , fra sculture e ondeggiamenti , fulgide rarefazioni , lieti scoscendimenti , friabili volteggi nel controllo dei frammenti cromatici.
“Abito color cioccolato
respiro bianco di colle
celeste cielo nell’iride,
mare azzurro incontra riva ed orizzonte
Mani legate a quest’abbraccio
ti stringo sul petto
piantato tra le nuvole e i sogni
la voce di ogni opera lontana
segni tra cielo e terra
Custode di quest’attimo
infinito annodo fazzoletti
di tutte le promesse degli amanti,
nell’aria corrono nastrini rossi rosa
verde bianchi gialli indaco
sorridono di tutte le incertezze
sulla lavagna del giorno.”
Evocativo e illusorio il verso diviene spettacolo nella lacerazione di un quotidiano dai colori cangianti.
*
Talvolta capita di scorgere il profilo delineato di una persona cara scandita nello scorrere di una traccia , in una rassegnazione che indica lentezze e ripetizioni per non poter far altro che dimenticare. Ma dimenticare non è possibile perché anche il presente ha molto da raccontare in frammenti che solo l’abitudine riesce ad occultare in un crepuscolo , in un fremito , che sembra allontanarsi sempre di più, via via che procediamo nel nostro viaggio verso il giorno, dentro quella luce che è vertice della visone poetica.
Le allusioni sfruttano con sapienza gli interstizi delle parole e delle immagini senza pretendere con esattezza una verità, che esiste soltanto come fantasma della fantasia, delle nostre illusioni , e cercano di testimoniare un transito che ritorna di volta in volta alla memoria per tradurre il tempo e le incertezze.
Così personaggi o paesaggi , visioni o abbagli , diventano bisbiglii che emozionano e lasciano aperta quella spinta interiore a comprendere le profondità remote e segrete della immaginazione
Tutto ristagna nell’anima , in quella zona neutra in cui le emozioni giocano nel luccichio o giacciono nella penombra dell’incanto, per essere improvvisamente partecipe di un qualsiasi rapporto con la quotidianità : il tempo cade nel tranello delle sensazioni, non per capriccio , ma perché guidato da una forza etica che no ammette deroghe.
“Migranti”

La sorpresa , il dolore umano, l’incapacità a soccorrere , la vergogna che sfiora , dilata le pause del ritmo in oscillazioni debordanti , tra assonanze ed accordi , nel groviglio stesso dell’esistenza che accetta passivamente la storia di un mondo alla deriva.
Tutto è ritorno , egli scrive , mentre l’aspirazione dell’artista si ritrae sino a raggiungere nel suo inconscio l’immagine primordiale, che potrà compensare nel modo più efficace l’imperfezione e la parzialità della contemporanea illusione, che si impossessa delle immagini stesse, modificandone le forme e delineandone la cifra espressiva. Senza ricorrere a temi astratti o a complicati esercizi stilistici la poesia di Severino si snoda tra musicalità di sottofondo e immagini che non seguono un metro preciso ma si muovono liberamente assecondando le incisioni che il poeta ricama. Poesie potremmo dire semplici , sbocciate fra le presenze o le incursioni , fra i profumi o le immagini , a volte sincopando la danza , a volte nell’affabile porgere del sussurro. Una poesia che mostra la serenità dell’autore , immerso nei suoi variegati pensieri , che permettono di non scomporsi e di accettare quel che accade , mentre tutto continuerà ad andare avanti come sempre .
La figura femminile appare e scompare , tratteggiata quasi in sospensione , con la semplicità che serve a rendere la presenza quasi un abbraccio allegro, tra sensazioni estremamente elementari e radicate nella naturalezza più accesa. I versi spesso sono accumuli di umori che a volte affiorano nonostante l’attenzione del poeta volesse nasconderli .
Non manca , tra una pagina insolita, anche la denuncia :
“ …Bambole di carne per uomini di carta
spengono miseri destini di povera gente
macelleria a cielo aperto
le loro notti di brividi
La loro anima consumata
da uomini senza vergogna:
politici-servi
tengono aperto il mercato del falso clandestino
complici bastardi nati da parti oscuri
da madri assoggettate al bisogno
da padri vili senza parola
Voi, dal cuore corroso, date dignità al cazzo
non pensate a fare marchette.”
Ove l’abbaglio diventa buio della notte nel rappresentare e suggerire quanto di pericoloso e indecoroso vi sia nel coagulo che attende in occasioni esplosive. Ed ancora echeggia altrove un imperativo suggello nella disperazione di un profugo nero che sussurra titubando alla madre qualche parola di calore , nel grido della disperazione di annegati senza fortuna.
*
L’atto poetico , per quanto in se stesso indefinibile, se non nella pratica che lo fa scorrere , si inscrive in una costellazione di segni e di forze, di momenti e di luoghi che lo inclinano in una certa direzione e ne dicono il come , il dove , il rapporto con il visibile e l’invisibile, recitando nel ritmo il riconoscimento di ciò che può avvenire , attraverso lo sguardo ed il sospetto , la luce e le ombre , e ci apre all’attesa di quel che potrebbe apparire e coinvolgere , nell’inatteso , nel non ancora avvenuto , alla soglia tra percezione ed essenza , apparenza e realtà.
“Quando mi vedi così
non essere triste
non guardarmi con quel viso
ciò che vedi , è la sola mia tristezza
sono quasi felice d’ averla
questa culla che dondola passi lenti
ha imparato da tempo a consolarmi
il dolore che sommano
i tuoi occhi smarriti non lo sento
Viene da un’altra bocca
da altre mani
da un abbraccio perduto
non guardarmi
lasciami come sono.”
Ricucire i sentimenti diventa un momento di abbandono , un leggero tocco che dall’onirico sboccia nella leggerezza di presenze, rese diafane e lattiginose da uno schermo che , mentre le vela , nella loro improvvisa luminosità anche le rivela, e in particolare per forza e suggestione sottolinea la partecipazione del disinganno. Accanto alle esperienze della vita , del quotidiano , l’inventiva fantastica ricompone in questi versi un continuo gioco di autoconoscenza, che continuamente divarica in assonanze ed accordi che sorprendono nel limbo assolato della pannellata.
Il racconto spesso muove dalla convinzione che «alzare gli occhi al cielo», a scrutare il volo degli uccelli, entrare nel fondo di una visione e tendere l’orecchio a riconoscerne il canto, riapre i varchi del pensiero emotivo e fortifica i legami logici del ragionamento, ammesso che si possa inserire una parentesi logica all’abbaglio che non si riesce a decifrare. Il pensiero stesso è sentito dall’Autore come un’immensa nube carica di umido in cui le idee volano sulle ali del simbolo. Nella raccolta si alternano registri diversi. Se in alcuni testi prevalgono i toni lirici,sostenuti da una pacifica e serena aspettativa, in altri è un’amara ironia a caratterizzare una poesia animata da un forte impegno morale e civile che non manca di sottolineare l’indifferenza degli uomini rispetto alle tragedie. Altre volte, quando il dettato si fa onirico, le immagini divengono surreali, come. Le scelte metriche assecondano l’alternarsi di temi, con prevalenza di endecasillabi, mai giocando con rime, assonanze e allitterazioni, a creare un procedere che, con efficacia ritmica, veste i diversi registri.
La materia qui prende di tanto in tanto forma di canto e l’affabulazione è una leggenda che va letta e riletta , per rincorrere le onde della musicalità. Ogni pagina ha la sua filigrana , molto spesso sottile e speculativa , ove la pregnanza è incipit di chiare visioni , di sofferte esperienze, di fanciullesche preghiere , tutto nel crogiolo della “parola” e del “verso”
ANTONIO SPAGNUOLO


domenica 21 maggio 2017

POESIA = CHARLES BAUDELAIRE

IL NEMICO
La mia giovinezza fu bufera tenebrosa
qua e là attraversata da vividi soli;
piogge e fulmini han fatto tanti disastri che
nel giardino rimangono pochi vermigli frutti.
Ecco , ho assaporato le idee dell'autunno,
e di pala e rastrello bisogna lavorare
per rimettere a nuovo questa terra inondata
dove l'acqua scava buche grandi come tombe.
E chi sa dei fiori nuovi che sogno chi sa
troveranno nei detriti di un'alluvione
il mistico alimento che può ridare vigore.
- O dolore ! O dolore ! Il tempo corrode la vita,
e l'oscuro nemico che ci rosicchia il cuore
cresce si fa forte con il sangue che noi perdiamo.
*
CHARLES BAUDELAIRE - 1861 -

venerdì 19 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

NAZARIO PARDINI : “DI MARE E DI VITA” – ed. Mcabor – 2017 – pagg. 68 - € 10,00 –
Il ritmo serrato e melodioso dell’endecasillabo ricama con colorati riverberi pagine di pregiata fattura , vuoi nella forma , vuoi nei contenuti. Un cesello che Nazario Pardini riesce a elaborare con passione , con emozione , con quella spiccata capacità culturale che lo distingue in ogni sua stesura.Così come egli agisce con quella energia logica ed analizzante che si dispiega nei simboli e nelle metafore, variegata da suggestioni ,o da ricordi, che inducono ad un lavorio di scavo e di introspezione. “… nel comporre versi – scrive Sandro Angelucci nella prefazione – si gioca al gioco più serio del mondo. Scrivere è come arrampicarsi a piedi nudi sugli alberi , come correre dietro alle farfalle o cercare di acchiappare una piccola lucertola…. Costruire castelli sulla battigia, vederli franare all’arrivo dell’onda e riempire di nuovo il secchiello di sabbia è propedeutico, è fondamentale.” La presenza sulla scena del Parnaso si illumina di una miriade di poesie , di innumerevoli saggi critici , di contatti corposi , di incisivi programmi in rete , che affermano nel poeta uno stabile punto di riferimento per gli esiti raggiunti e per la evidente rifrazione di un tirocinio poetico quotidiano. Di particolare interesse , in questo volume , la seconda parte , composta da undici stanze, quasi un poemetto , dedicate a Delia , la donna da amare , la musa da corteggiare , la carne da accarezzare , la depositaria delle parole sussurrate “penetranti fra i corpi rosati di cielo”. L’humor che aleggia rincorre con melodia il mare , per ogni suo ondeggiare , per ogni risacca che gonfia e lenisce la malinconia , nel tramonto che lento misura il tempo troppo pigro per chi soffre. Così anche le pressanti preoccupazioni quotidiane hanno stanze musicali nelle emozioni che si tingono di porpora o nelle fantasie che hanno risvolti incandescenti, e la sospensione della scrittura ha il movimento significativo della coagulazione. Il pensiero, amoroso e non, investe l’inesprimibile nel segno della proiezione , nel segno della fantasia che diviene di volta in volta fattura lirica, ove l’io poetante risente il tormento della ricerca e delle corrispondenze.
ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 18 maggio 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Silenzi”
Giunge anche il silenzio su questo percorso di cenere.
L’ultimo ciclamino sbalzato nell’oro,
sottile nel profumo , tra la bocca e il seno,
scioglie il sussurro che scheggia le mie ore.
Nel nome delle bianche pietre ammucchiate
la fenditura del tempo afferra le parole
che non riusciamo più a dire,
delle cose taciute ,
del volteggio che aggruma,
come la luce che ti spegne dopo anni.
L’orlo delle ciglia tarda in questo buio,
che carpisce le ombre e indugia
nella selvaggia sete di silenzi.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – “Concerto domestico”-- Edizioni Joker – Novi Ligure (Al) – 2017 – pag. 35 - € 8,00

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Cifra essenziale di “Concerto domestico”, la plaquette del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, caratteristica che emerge anche in altre sue opere, sembra essere quella dell’ironia, qualsiasi siamo le tematiche toccate dall’autore, che sono molto eterogenee.
Una quotidianità, che va dal privato al pubblico, nella quale non mancano momenti a contatto stretto con una natura rarefatta e trasfigurata, sembra essere il comune denominatore dei componimenti.
Quello che caratterizza la poetica di Marchetti è una parola avvertita che, di composizione in composizione esprime un senso di disincanto verso la vita che viene vissuta attraverso le poesie come qualcosa che è degna di essere vissuta, nonostante le sue contraddizioni e nonostante il male che ci circonda.
Di raccolta in raccolta Loris Maria esprime il suo antidoto al male di vivere di montaliana memoria, proprio tramite un tono dimesso e segue il filo rosso del difendersi dell’io – poetante nei riguardi del mondo, che va pure affrontato.
Sembra nei versi di questo autore, qualunque sia il tema trattato, dall’amore alla poesia stessa, che se la realtà è impervia e infida, si può dominarla, uscendo vincitori dal combattimento, con un atteggiamento di attenzione che supera il dono del turbamento, che comunque resta un dono.
Loris Maria Marchetti, da feticista del quotidiano, ripercorre nei suoi versi le esperienze della vita come i suoi viaggi; per esempio nella poesia “Notre France” nella quale viene rievocata la magica atmosfera di Strasburgo con il suo magnifico parco, le cicogne e il lago artificiale, che creano una visione idilliaca e riescono a fermare la vita stessa come nell’attimo di uno scatto fotografico.
Malgrado il pessimismo di fondo, rispetto ad un’esistenza che sembra dare scacco, il Nostro sa riscattarsi egregiamente dal gap di un senso di inettitudine ed inadeguatezza.
Quanto suddetto avviene proprio l’autocoscienza della considerazione della scrittura poetica stessa come catartica e salvifica.
A livello formale la poesia dell’autore torinese è cristallina, nitida, sorvegliata e controllatissima in ogni suo singolo sintagma, nella produzione di immagini impeccabili luminose, nitide, veloci e leggere.
Quindi Concerto domestico come espressione di qualcosa di dolce, del ritrovamento del senso della vita proprio tenendo presente che c’è una casa, una dimora, a cui fare ritorno, dopo averla lasciata nei numerosi spostamenti.
Sentito il tema dei luoghi come toponimi, delle città, come per esempio Torino, il cui segreto sembra essere in una luce di qualità assai rara e misteriosa che l’avvolge, la taglia e la feconda.
Nonostante la profondità e la complessità del pensiero che lo sottende, il poiein di Marchetti emerge sempre con una grande chiarezza nei suoi versi scabri ed essenziali e non mancano lo scatto e lo scarto memoriale come in Anni cinquanta, nella quale il poeta affronta i ricordi di una sua domenica da bambino con la nonna essendo i genitori assenti.
*
Raffaele Piazza







mercoledì 17 maggio 2017

POESIA = PAUL CELAN

TI CONOSCO
ti conosco , sei colei che sta ricurva,
io ,il trafitto, ti sono soggetto.
Dove divampa un verbo , che sia d'entrambi
testimonianza ? Tu - interamente,
interamente vera.Io - pura follia.
*
CORROSA E SCANCELLATA
Corrosa e scancellata
dal vento radiante della tua lingua
la chiacchiera versicolore
dei fatti vissuti - la linguacciuta
mia poesia, la nullesia.
Dal
turbine
aperto
il passo attraverso le umane forme
di neve - neve di pentimenti,
fino alle accoglienti
stanze
dei ghiacciai, ai deschi.
In fondo
al crepaccio dei tempi,
presso il favo di ghiaccio
attende , cristallo di respiro,
la tua irrefutabile
testimonianza.
*
PAUL CELAN ( 1920 - 1970 )

martedì 16 maggio 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la scommessa"

Scommette Alessia con Veronica
che Giovanni non la lascia e fa
il tifo per lei l’amica – testimone
della ricerca della felicità di
ragazza Alessia, di una gioia
grandiosa, dell’edificio della vita
di Alessia. Alessia indossa oggi
una veste verde speranza al maneggio
con Veronica e mentre cavalca
suona il telefonino (è Giovanni
e dice: ti amo!!!). Ho vinto pensa
Alessia e ride come una donna.
*

"Alessia felice come una donna"

Sedici serici anni per Alessia
compleanno di maggio mentre
la vita si sposta a casa di Giovanni
nel letto. Piccola Alessia al decimo
ciclo si spoglia nel fare l’amore.
Sorgente nell’albereto adiacente
dove dopo averlo fatto bene
per bere la gioia come una donna
ora che sa tutto della sua
fisicità ragazza Alessia nella felicità
del togliersi dalle cosce di lui il seme.
*

"Alessia allo specchio"

Frontale specchio per Alessia
nuda nello scorgersi le forme,
il seno armonico e il bel sedere
e il sesso biondo. (Sono bella
e speriamo non mi lasci).
Degli occhi impresso l’azzurro
nella lastra si apre al sorriso
sulle cose Alessia (meglio
essere piacenti). La veste
il cielo Alessia nell’arrivo
di Giovanni. Lo vede felice
e prima del letto ride Alessia
come una donna.
*

"Alessia dopo la pioggia"

Umidità nell’aria di inoltrato
maggio dopo la pioggia
a fare liquida di Alessia
l’anima. Attimi verde mare
per Alessia (nella mente
la pianta più bella da rinominare
dell’Orto Botanico per gioco
visitato). Vuole parlarne a
Giovanni nel fluire delle
onde su di Napoli il lungomare.
E un solicello invita ad
una gioia nuova ragazza
Alessia nella camera dell’amore.
*

Raffaele Piazza

lunedì 15 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIO FRESA

MARIO FRESA : " ALFABETO BAUDELAIRE" - ED. EDB ( edbedizioni@libero.it )- 2017 - pagg. 56 - € 19,00
Quaderno / Album questa interessante pubblicazione che Mario Fresa offre in cento esemplari numerati a mano , con la collaborazione dell'artista Dagnino , il quale inserisce con ricerca le sue tavole , non con intento illustrativo , ma con sagace capacità concettuale.
Dodici versioni dai "Fiori del male" , attentamente risolte , con l'impegno culturale che soltanto un poeta di taglio indiscusso riesce a concepire. Il fondo colorato della scrittura di Baudelaire risuona nelle pagine , con levità di versi e di sospensioni , che Fresa riesce a realizzare , nella sua capacità di re/visione , dotata di compiuta apparizione di dettato.
Completano il volume un testo critico di Davide Cortese e un testo critico dello stesso Mario Fresa.
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 12 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = CLAUDIA PICCINNO

Claudia Piccinno : “Ragnatele cremisi” – Ed. Il cuscino di stelle – 2017 – pagg. 68 € 12,00 –
Raramente il poeta è consapevole delle illuminazioni che il subconscio trasmette nell’impareggiabile splendore della creatività , e nella sua gabbia cerca di adattare il modello germogliato alla forma , che come cifra stilistica esige la propria regola e segnatamente sviluppa l’embrione nascosto, come frutto dell’immaginazione e fusione che nomina lo stupore e l’illusione. Qui , tra pagine elegantemente cesellate , una cosciente appropriazione della cultura classica riesce a scolpire una precisa realtà poetica , che cerca di attraversare , dal quotidiano al razionale , dal fantastico al sensazionale-emotivo , la schiettezza della vicenda umana , nel contesto della contemporaneità , pregna di dolori e imprevisti , di sbandamenti e profezie , di inganni ed improvvisi accadimenti.
“Giocoliere”
Creatività soffiata tra bolle di sapone
stupiva i passanti.
Mi fermai !
Incanto da adolescente
si confuse a privazione cosciente.
Volli volare in una bolla
sospinta da brezza
che credetti innocente
e sull’asfalto evaporai.
*
Nella semplice manifattura le pieghe, che arpeggiano lasciando aperta la rielaborazione del dettato, hanno il percorso della tessitura in continua calibratura fra alternanze e invenzioni . L’elemento immaginario prevale , allontanando il momento narrativo per immergersi nelle visioni sonoro/musicali , ove metafore , assonanze , rime interposte , approdi , aprono a spunti di ottima scultura.
Lo sguardo attento della scrittrice indaga fra il silenzio dei sogni e le miserie della menzogna , scava nella memoria per ammiccamenti o per sguardi soffocati , sorprende il racconto sospeso o ripete gli abbracci della natura, e la sua scrittura allo stato sorgivo immerge nel mito il risveglio della preghiera. Spesso la miscela del simbolo evapora in un tenero idealismo , tutto teso a relativizzare la cristallizzazione del mutevole nella rivelazione della fabula.
ANTONIO SPAGNUOLO

lunedì 8 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO

ANTONIO SPAGNUOLO :"Non ritorni" - Ed. Robin - 2016 -----
Il linguaggio poetico di Antonio Spagnuolo ha subito diverse fascinazioni, come ad esempio l’utilizzo di un frasario medico, caso non unico se vogliamo citare un altro poeta dell’area napoletana come Carlo Felice Colucci. Se da una parte vi sono estrazioni formulative e linguistiche di chiara ascendenza novecentesca, dall’altra, per necessità estetica e di rifondazione della parola, appaiono anche calendari linguistici diversi, (diciamo calendari per specificare il limite temporale di una poesia visiva, con cui Spagnuolo si è intrattenuto), che estetizzano la diversità dell’espressione artistica. Con questi indicatori è stato facile proiettarsi nel mondo esterno, vulcanizzando gli aspetti ontologici ed ermeneutici che caratterizzano la realtà, dando una ulteriore dislocazione del proprio IO, con più estroflessioni psicologiche, dove entrano in relazione tematiche dualistiche come Amore e Morte, ed Eros -Thanatos, forse i due fuochi più appariscenti nell’anima del poeta. Vi troviamo ricorrenti inquietudini che costituiscono il dominus di un impianto estetico-verbale, l’unico in grado di esporre traumi cumulativi di ineliminabile cancellazione, dove trovano posto l’assenza, il vuoto, la condizione di solitudine e di smarrimento, le immagini riflesse di un corpo evanescente rivitalizzato dalla memoria. E’ qui, che nasce, riattivandolo in vita, il ricordo della propria donna, come nel recente volume Non ritorni, -Robin editore, 2016, con prefazione di Plinio Perilli. In questo volume emergono accadimenti temporali, fisici, psicoestetici ed esistenziali, all’interno di un canto monodico. La morte cancella l’amore, che mai evaporizza. In questo caso, si cercano sponde salvifiche che si rivelano alla fine illusioni, attraverso riallacciamenti onirici, desiderio compulsivo di riunire i frantumi di una sembianza restituendole corpo e anima., “rincorrendo nostalgie”. Poesie del lutto e della rimembranza, che ricompongono il passato attraverso la rievocazione di ambienti domestici e familiari, con un linguaggio nel quale è soprattutto la figura femminile ad emergere nella costanza tematica del poeta, che recupera il tempo passato, riportando alla luce un quadro in penombra.
*
Mario M. Gabriele

sabato 6 maggio 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = DANTE PASTORELLI

DANTE PASTORELLI : " L'ULTIMO BAGLIORE" - Magi editore - 2017 - pagg.74 - € 15,00
Il trionfo dell'endecasillabo è in queste pagine la musicalità dominante per la perfezione del ritmo e il rintocco della parola . La poesia , che ha come pilastri d'appoggio i sentimenti , il verbo , la memoria , le emozioni , lo sguardo , entra nella realtà per decantazione , e la realtà stessa si traduce in immagini che accarezzano di volta in volta il lirismo nella libertà creativa, pronta ad affrancare le interiorità del tangibile. Pastorelli affida la sua esaltante conoscenza della scrittura ad un ondoso flusso melodico ,quasi stordito nel cogliere il segno della evocazione poetica. Il paesaggio si disegna tra i colori delle mura e delle verzure , i personaggi riaffiorano tra l'ignoto e le sorprese , i ricordi vibrano negli incantamenti della memoria nelle attese di un nuovo improbabile sguardo , i sogni interrogano l'artefice delle speranze che sfiorano l'illusione. Anche se martellante in ogni testo il simbolo contende la logica in un percorso che diviene discorso , finemente intagliato e debitamente stemperato.
ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"STUPORE"
L'ultima beffa in simmetrie incarnate
oscilla per scandire la follia dell'universo,
come la mia ombra tra le tue civetterie di mezzanotte.
Ecco lo scherzo esaurito nel cavo della mano,
tra promesse e guizzi
che nessuno potrebbe ormai fermare
nel disastro dei sensi,
nell'abituale variazione di parole,
nella spirale di percezioni e grida,
anche fuori del tempo a ribadire le arterie
che in dissezione affogano in silenzio.
Nel giro breve di aprile il mistero del marmo
ha lo stupore
del continuo logorio della memoria.
*
Antonio Spagnuolo

martedì 2 maggio 2017

MARIANO RIGILLO LEGGE ANTONIO SPAGNUOLO

"NAPOLI - TEATRO - FESTIVAL"
14/24 giugno
Villa Pignatelli
ore 19
durata 1h e 30min
PROGRAMMA
14 giugno 2017 -
Alfonso Berardinelli
I miei poeti. Un’antologia personale
Un critico sceglie, legge e interpreta i “suoi” poeti, in un incontro che somiglierà sia a un reading poetico che a un discorso di autobiografia letteraria. E mostra come la tradizione sia un fenomeno mobile e sempre in via di assestamento
Mariano Rigillo legge ANTONIO SPAGNUOLO
con un omaggio a Luigi Compagnone
*******
"Il Canzoniere dell’assenza"
Un attore legge le poesie che un poeta ha dedicato alla moglie scomparsa, come se si trattasse di nuovi Xenia montaliani. Entrambi rendono poi omaggio a un poemetto di Luigi Compagnone: “La giovinezza reale e l’irreale maturità”.

lunedì 1 maggio 2017

POESIA = CLARA CHIARIELLO

"VIA"

Muri di cemento
fanno da coperta
al mio corpo
Non si sgretolano
fanno sangue
in silenzio
parlo come preghiera
Non prego
sono solo in ginocchio
Mi maledico
Mi crocifiggo
Ho capito
perché quel treno
è senza porte
né binari
né stazioni
Odiandomi
mi faccio portar via!
*
"BAMBOLE DI PEZZA"

Davanti a me
dietro di me
dentro di me
bambole di pezza
strappate
derise
calpestate
Occhi di sangue
bocca murata
capelli impietriti
Ora
la frangia del sole
le illumina
mi accorgo
che mi somigliano
Un percorso
annunciato
previsto
scontato
Non so difendermi
Accetto tutto
Abbasso occhi
Guardo piedi
Sento stanchezza
Cammino curva
Ho anni da contare
Passioni da ricordare
Sogni sommersi
Sentimenti stagnanti
Ecco
uomini contro uomini
Scienza contro fede
Intelligenza contro evoluzione
Dove sono
Credevo di vivere una favola
Mi vedo
sola
pelle rugosa
notti insonni
Desidero
pace
calore
passione
ma …
mi ritrovo
in un mondo
di bambole di pezza!
*

"FIORE BIANCO"

Il fiore bianco
mi guarda
aspetta da me
un profumo di vita
Devo capire
il nucleo delle cose
Dove la terra bacia
oro
argento
pelle di serpente
Sono ricca di
cavalli di cristallo
frutta di legno
ma anche di
occhi di gatto
zerbino di cocco
Voglio mettermi in gioco
Offro le mie parole
di carta velina
in cambio
di un muro di speranze
di un convento di suore
di un dio misericordioso
Il fiore bianco
mi guarda
piange
ha visto i suoi petali
colorarsi
con gocce di sangue
degli uomini
moderni imperatori
che giocano alla guerra!
*

"TEMPO DI RIFLESSIONE"
Conto con la mente
i cerchi nel mio tronco
Chiedo notizie
a chi mi passa accanto
Non vedo occhi sul viso
Dove sono …
Nel mare
li ho lavati
ho cancellato
il sangue dei fedeli
Nelle grida
di chi è stanco
degli oltraggi alla parola
Tra i rifiuti
testimoniano vita vissuta
Nel cielo
mi contorna
ospita visi
di chi è stato carne
prima di me
Ho tempo di riflessione ancora?
Non so
So solo che rifletto
con la solitudine
ha casa dentro di me
Con l’amore
un campo muto di battaglie
Con i tuoi occhi
mi vestono il viso
mi fanno paura
mi scavano dentro
mi chiedono conto
mi presentano tessere
fotografate al buio
di germani lasciati
negli angoli nascosti
di radici generate
dal ventre fertile
Mi chiedi la vita …
ma non mi appartiene più
è del tempo di riflessione!
*

"NON CHIAMARLO AMORE"
L’amore si presenta
senza occhi
non guarda
il bene nelle mani
il male dietro le porte
le bocche sciocche
le risate sarcastiche
il sale sparso negli angoli
la bruma sui vetri
i mattini sterili d’alba
Nasconde
rughe negli angoli della pelle
capelli bianchi su capo bollente
ossa immerse nell’aceto
terreno tra le dita dei piedi
unghie incarnite con smalto brillante
Respira
singhiozzi nel riso amaro
assenze nel pianto represso
odore di legna bruciata
pane caldo sfornato
latte appena munto
Ha sapore
dolce di panna
amaro di fiele
acre di limone verde
che senti
lungo la strada del tuo corpo
Ma
si presenta anche con
schiaffi
pugni
diavoli in corpo
Come bestia
sbrana
dilania
dissangua
corpi deboli di donne in amore
ma
questo
ti prego
non chiamarlo amore
*
CLARA CHIARIELLO
*
CLARA CHIARIELLO è nata a Napoli il 08/03/1953, ha studiato chimica.
Ha vinto :
1^ premio L.GRILLO
2^ premio C.PEZZULLO
1^ premio giuria popolare Versando Versi
2^ premio contest Versando Versi
Menzione d'onore Ambasciatore del sorriso anno 2015
Menzione d'onore Ambasciatore del sorriso anno 2016
Premio Menzione Speciale " Le Trame di Neith"
Plauso letterario " Diciamolo con la Poesia"
1^-2^-3^ premio ai concorsi Casa Cristalli