mercoledì 15 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = RAFFAELE URRARO

Raffaele Urraro – "Le forme della poesia"- Ed. La Vita Felice – Milano – 2018 – pag. 227 - € 18,00

Raffaele Urraro, l’autore della raccolta di saggi critici che prendiamo in considerazione in questa sede, è nato nel 1940 a San Giuseppe Vesuviano dove tuttora vive e opera. Dopo aver insegnato italiano e latino nei Licei, ora si dedica esclusivamente al lavoro letterario. Giornalista pubblicista, collabora come redattore alla rivista di letteratura e arte “Secondo tempo” diretta da Alessandro Carandente. Suoi interventi critici con saggi e recensioni, sono presenti anche su altre riviste. Ha pubblicato numerose opere di poesia, saggistica, cultura popolare e studi latini.
"Le forme della poesia" include una presentazione di Rita Pacilio ricca di acribia intitolata "La poesia è un monologo che svela la vita", alla quale segue una nota di Urraro..
Il testo è strutturato in saggi che trattano ognuno approfonditamente ed esaustivamente un singolo libro di ogni poeta antologizzato e agli stessi saggi seguono delle poesie di ogni relativo autore.
Urraro così per ogni singolo scritto relativo ad un volume supera di gran lunga le dimensioni del genere recensione e arriva a scrivere per ogni libro un vero e proprio saggio di notevoli dimensioni approdando a un tipo di analisi veramente rara nel panorama letterario italiano contemporaneo.
Gli autori antologizzati sono in ordine alfabetico Lucianna Argentino, Pasquale Balestriere, Matteo Bonsante, Franco Capasso, Domenico Cipriano, Floriana Coppola, Mariastella Eisemberg, Luigi Fontanella, Rubina Giorgi, Claudia Iandolo, Eugenio Lucrezi, Rossella Luongo, Ketty Martino, Cinzia Marulli, Giampiero Neri, Rita Pacilio, Gerardo Pedicini, Raffaele Piazza, Anna Ruotolo, Antonio Spagnuolo, Rossella Tempesta, Giuseppe Vetromile e Salvatore Violante.
Nell’impossibilità in questa sede di realizzare un’indagine compiuta sugli scritti su ogni singolo poeta incluso ci si soffermerà sulla ricerca del senso dell’operazione compiuta da Raffaele prendendo spunto anche dalla sensibile e acuta presentazione di Rita Pacilio al volume nella quale la poeta parla anche del significato della poesia e della sua critica in generale.
La Pacilio si pone le seguenti domande relative al poiein poetico: come leggere un testo? La poesia svela la produzione letteraria o la vita del poeta? Inoltre, riferendosi all’applicazione reale nell’ambiente culturale afferma che risulta propositivo ed educativo il lavoro di Raffaele Urraro, un testo catalizzatore composto da più voci poetiche, dalle diverse variabili psicologiche su autori provenienti da differenti aree geografiche, che interpretano la vita analizzandola e attraversandola in un atteggiamento visionario soggetto – oggetto – fine – mezzo.
Alla seconda domanda che si pone la Pacilio si deve rispondere che la poesia, per quanto la poesia stessa è un fatto elusivo e tutto in poesia, come affermava Maria Luisa Spaziani, è presunto, svela la vita del poeta perché come affermava Goethe la poesia è sempre d’occasione.
Certamente la poesia non restituisce l’esistere tout-court del suo produttore in nessun caso, ma, anche per lo scatto e lo scarto biologico di chi la scrive è sempre una testimonianza peculiare della sua sensibilità e del suo approccio alle cose.
La poesia viene da profondità assolute e affiorando in superficie, quando è di qualità alta, come nel caso dei poeti qui antologizzati, diviene salvifico esercizio di conoscenza.
*
Raffaele Piazza

martedì 7 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LORIS MARIA MARCHETTI

Loris Maria Marchetti – Mercante ingenuo---Edizioni dell’Orso – Alessandria – 2018 – pag. 63 - € 12,50

Loris Maria Marchetti (Villafranca Sabaudia 1945) ha all’attivo una ventina di opere poetiche, spesso premiate, due volumi di racconti, un romanzo breve e alcune raccolte di elzeviri e prose varie.
Cifra essenziale di Mercante ingenuo, la plaquette del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, caratteristica che emerge anche in altre sue opere, sembra essere quella dell’ironia, qualsiasi siamo le tematiche toccate dall’autore, che sono molto eterogenee.
Il libro è scandito in tre sezioni senza titolo e per la sua unitarietà stilistica e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto.
La quotidianità pare essere, nelle sue sfaccettature, il tema conduttore della raccolta del Nostro.
La parola in questo autore è sempre detta con urgenza e crea, attraverso i sintagmi, nel loro aggregarsi, immagini suggestive e ricche di fascino attraverso un poiein che va sempre a riflettere sulle cose esterne e solipsisticamente su sé stesso, quando il poeta s’interroga sul vero senso della vita.
Rispetto a quanto suddetto si fa riferimento alla composizione Notizie personali divisa in tre scansioni. nella quale l’io – poetante si svela e rivela nel tradurre in versi il suo atteggiamento di fronte all’esistere: - “…//Tutti i libri che ho letto, / la musica udita, / i musei visitati/, perfino le donne che ho amato/ potrei cedere in cambio/ di un attimo di coesistenza/ pacifica con quell’altro/ irriducibile che sono io//…”.
In questi versi, che costituiscono la strofa centrale del componimento, il poeta, nel fare un inventario della sua interiorità, afferma che per lui la cosa fondante, l’evento esistenziale più importante è la pace con sé stesso e che per raggiungerla potrebbe sacrificare non solo l’arte letta e contemplata ma perfino le figure femminili amate: qui Marchetti ci fa pensare all’ideale delle filosofie orientali che cercano il nirvana e l’estasi mettendoli al primo posto.
Il poeta si definisce l’altro irriducibile che sono io e in questo modo efficacemente riflette sulla condizione umana e sulla mente.
Nel citare l’attimo ce lo fa intendere come concepito da Heidegger, inteso come feritoia atemporale tra passato e futuro, il fulcro in cui si fermano e si inverano tutte le esperienze di una vita intera.
Profonda è la concezione di Loris Maria che viene esposta nella poesia eponima, venata da un’amarissima ironia. In essa viene detto appunto un mercante, che pure avendo straordinarie mercanzie da collocare, non seppe venderle e finì da vecchio povero e disperato. Qui è detto anche il tema del male perché l’ingenuità stessa è un male dal quale bisogna assolutamente guardarsi e proteggersi.
Anche un’atmosfera di sogno ad occhi aperti viene raggiunta nella composizione Lei nella quale viene detta una figura femminile dai fianchi ampi e il suo amore sacrificale con i suoi figli bellissimi generati per miracolo senza intervento di uomo.
Il tema della partenogenesi è qui detto in un’atmosfera magica che Marchetti sa evocare e che ha qualcosa di classicistico.
Poeta raffinato e intelligente Marchetti con la sua voce inconfondibile e unica che nel tempo è rimasta costante.
*
Raffaele Piazza

POESIA = STEFANO VITALE

I

Non è mai detta l’ultima parola
in questa vita lunga una frase intera
restiamo in equilibrio precario
su incerte latitudini
a sfidare la voce del silenzio
con l’inutile saggezza d’una causa persa
tra il muro, la finestra e il cielo
dentro al foglio bianco di latte
figlio d’un colpo di tosse
e d’una ferita coperta di sale
dove la lingua ricama sillabe e accenti
grezzo tappeto infinito d’aria e materia.
*
II
Basta poco, un pensiero distratto
un salto da niente
per poter fare a meno di sé
per lasciare il mondo affondare
nello scuro silenzio che sfonda
il muro bianco della mente
mentre un fiore rosso spunta a sorpresa
nella neve sporca di fango
sul bordo sbilenco del marciapiede.
*
III
Ci sono giorni felici
in cui salta il confine protetto
e si scioglie la pretesa della verità
e il battere quieto del martello
d’un pensiero ricuce la tela
delle ore rinate, rimesse in fila
sul fronte d’una nuova destinazione
ritorna l’antica primordiale carezza
della luce di passi ancora senza una meta,
gesti e mani senza la servitù d’una paga.
*
STEFANO VITALE
*

Stefano Vitale (1958), vive e lavora a Torino.
Nel 2003 ha pubblicato (con Bertrand Chavaroche e Andy Kraft) la plaquette Double Face (Ed. Palais d’Hiver, Gradingnan, Francia; nel 2005 Viaggio in Sicilia (Libro Italiano, Ragusa), Semplici Esseri (Manni Editore, Lecce). Per le Edizione Joker ha pubblicato Le stagioni dell’istante (2005) e La traversata della notte (2007, prefazione di Giorgio Luzzi)) che hanno dato vita a spettacoli di poesia e musica. Ha partecipato inoltre a diversi Festival e letture pubbliche, sue poesie sono pubblicate in riviste ed antologie (ricordiamo “Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta” , Puntoacapo, 2013 e “Il fiore della poesia”, Puntoacapo, 2016). Nel 2012 ha pubblicato la raccolta “Il retro delle cose” (prefazione di Gabriella Sica) sempre per Puntoacapo. Nel 2013 “Angeli” presso l’editore Gribaudo nella collana “Disegno diverso” con le illustrazioni di Albertina Bollati. Dal libro è nato lo spettacolo omonimo di teatro-danza andato in scena al Teatro Astra di Torino nel 2014 e nel 2015 nel quadro di “Torino Spiritualità”.. Ha curato, con Maria Antonietta Macciocu, l’antologia di poesia “Mal’Amore no. Frammenti di un percorso amoroso” (prefazione di Bianca Pitzorno) per le Edizioni “SeNonOraQuando”? (2015). Nel 2016 ha scritto una silloge di 24 poesie per il catalogo e la mostra “La figura messa a nudo” di Ezio Gribaudo presentata all’Accademia Albertina di Torino. Nel 2017 pubblica presso “La vita felice” la raccolta di poesie “La saggezza degli ubriachi” (prefazione di Alfredo Rienzi). Giornalista pubblicista, è redattore della rivista “école”. Idee per l’Educazione (Como) dove cura la rubrica “Anni Verdi” e del giornale on line www.ilgiornalaccio.net con le rubriche “Fatti e Misfatti” e “Oggetti smarriti” dedicata alla critica letteraria e di poesia in particolare.

lunedì 6 agosto 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Mirta nell’anima"

Mi sorridi nell’estasi
tua e poi ridi e mi dici:
volta pagina, entra nella
gioia e diventa felice
perché lo si diventa
quando lo si vuole!!!
Amica Mirta, tersa è
la tua luce a entrarmi
nell’anima, Amica
Mirta suicida e mi hai
spezzato il cuore.
Ti sei ammazzata e il
giorno prima avevo
pranzato con te nel mito
della tua villa tra le
alberate fantastiche, i
limoni, gli aranci, i
melograni e la centrale
mimosa, Mirta del
chiarore infinito del
tuo sguardo bevo
ancora al tuo ruscello
di parole quelle che
tu lettore leggi perché
Mirta mi era Amica.
*

"Alessia campita nel cielo"

Rosatramonto vestita ragazza
Alessia campita nel cielo
così azzurro da turbare l’anima
bianca di Alessia nel pensare
a quando era vergine. Un cutter
attraversa un’altra estate e Alessia
sorride a Napoli che si staglia
immensa da Posillipo splendore
di Castel dell’Ovo. E mette
in ordine la vita Alessia (mi sono
venute, non mi lascia e sono
stata promossa). Aperto sipario
sulle cose se è felice Alessia
sottesa al sogno più soave.
*

"Mirta Amica"

Se sul farsi della tela
della sera firmamento
infiorato da stelle margherite
ti penso succede ancora
di fotocopiare la felicità
di quando dividemmo
l’innocenza di un gelato
per rinfrescarci le anime.
E la fotocopia può essere
più bella della vita
prima del tuo suicidio,
Mirta, ragazzina di 44
anni dai molti amanti
se tocco il pacchetto
che mi desti, reliquia,
anche se non sei Santa
Mirta (che non esiste
e ti festeggiavano a
Ognissanti). Hai spezzato
me stesso mio col tuo
ammazzarti e ora ti
penso e il pacchetto che
toccasti osservo e mi
pare di rivedere la scena
alla villa quando volesti
€ 5 per avermelo comprato
e me lo desti. Attimi fiorevoli
e tutta prosegue la vita.
*

"Alessia cavalca al maneggio"

Fisica gioia di Alessia
sul candore del cavallo
al galoppo nel maneggio
del villaggio iridato a vestirsi
d’azzurrità presa dal cielo.
L’ostacolo lo salta non Alessia
ma del cavallo il bianco e
pensa all’Amica Mirta suicida
Alessia a lei che non cavalcherà
più. Non si arrende Alessia
ragazza e veloce amazzone
salta con paura di avere paura
la palizzata e atterra dolcemente
il cavallo. (Successo di Alessia
nell’aria di un agosto consecutivo
e spuntano le fragole del senso).
*

"In memoria di Mirta"

Ti sei suicidata e invece
io resto nel mondo fiorevole
anche se la vita a volte
è cattivella. Mirta, Amica,
era meglio se non ti toglievi
la vita. Se non ti ammazzavi
potevamo di nuovo pranzare
insieme e ridere. Tu sai se è vero
o no che credo in Dio. Io credo
in Dio e non mi arrendo.
Mirta come il sacro mirto
la tua anima esiste. Non sei
nulla come direbbe Foscolo.
Mi resta la tua fotografia
nel pozzo del cuore.
*

"Alessia e il patto d’amicizia"

Amiche per sempre ragazza
Alessia e Antonella (hanno
messo le firme nei diari del
loro patto fiorevole lunare
e del sole meridiano). Di banco
compagne studiano insieme
nel giardino segreto di
Antonella quando Alessia
le chiede se starà per sempre
con Giovanni tra i limoni,
gli aranci, i melograni e la
centrale mimosa delle donne.
Annuisce l’amica dai capelli
corvini e ride senza dare parole.
Trasale Alessia e getta un ramo
al pastore tedesco che corre
e lo riporta nella bocca
come nel gioco della vita.
*

"Felicità ti chiedevo"

Felicità ti chiedevo
avevi un sorriso scabro
non molto misurabile nella luce
dei tuoi occhi immani, e
le spighe dei tuoi capelli
in sogno, la prateria infinita
sulla tua bocca si faceva
parola, e così parlavi
ondeggiando nel tempo
nel colore rosa dello spazio.
*
Raffaele Piazza

domenica 5 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = IRNO SCARANI

IRNO SCARANI. UNA VOCE PER CLEMENTE REBORA : "Tra luce e dolore" - 2017 -

Ne è passato del tempo. Finalmente però la religione ufficiale ha abbassato le armi contro la modernità anche artistica, senza più dedicarsi a una critica del sospetto e delle accuse e all’esercizio del rifiuto indiscriminato. Senza pretendere, come volevano oltranzisti e destrorsi, che le sue posizioni identificassero tout court l’intera civiltà occidentale, laddove lo spazio della modernità europea è più vasto, partendo del resto dalla ragione greca per arrivare a quella dell’illuminismo.
Ho ricevuto un annetto fa una plaquette di Irno Scarani intitolata "Tra luce e dolore", che lui stesso ha curato nel febbraio 2017 per la Tipografia Tiziano di Pieve di Cadore. Sulla copertina un suo disegno del 2012 e all’interno, nella prima pagina recante anch’essa una figura di Cristo, una dedica personale con caratteri tracciati a mano integrati nel progetto grafico. Un pensiero di cui gli sono grato e che mi ha colpito (una dedica in un qualche modo cristologica non è cosa di tutti i giorni).
Nell’interno due poemetti di carattere religioso del resto segnalati nel sottotitolo: l’eponimo che porta dunque il nome di Tra luce e dolore; il secondo "Invocazioni" («O serena e quieta illuminazione / guidaci nei fiorenti / e solenni cammini. / […] / Accoglici / nel tuo grembo oracolare, / incoronaci con le tue spine».
Il primo in ascesa alla volta di cerchi fiammeggianti e azzurrinità angelicate: un flusso di versi che esplorano il creato sino a invadere l’oscurità degli uomini: resurrezione e martirologio. Il secondo viceversa vibrato su un ritmo monodico ed esclamativo d’altronde già presente nell’explicit del primo poemetto che si chiude con una litania esaltante la rinascita di Gesù quantunque vessato ed arpionato,
malmenato e straziato: «Cristo trafitto / Cristo martirizzato / Cristo inchiodato. // E sempre rinato».
Ma la suggestione maggiore, almeno per me che ho dedicato una parte cospicua dei miei studi alla figura di Clemente Rebora (un mio ultimo contributo relativo ai rapporti del poeta di "Canti anonimi" con la mistica spagnola cinque-secentesca è contenuto in "Fuori dall’ombra", appena edito da Mimesis e dalla Nuova Rosminiana a cura di Elisa Manni); la suggestione e l’attrattiva maggiore, dicevo, sono in una composizione - "Una voce per Clemente Rebora" - non segnalata nel sottotitolo e ispirata dal poeta milanese. Scritta nel 1996, essa dichiara in un certo senso la propria derivazione da una specifica phoné reboriana.
Quella maturatasi nel fermento della grande città – Milano, già centro della modernità negli anni Dieci del Novecento e del post-moderno nella seconda metà del secolo – e poi lasciata ascendere verso l’alto, per rifondersi in canto e sciogliersi in inno. D’altronde Scarani è di nascita milanese (vi ha visto la luce il 19 agosto 1937) e il fervore degli anni ’50 e ’60 egli l’ha vissuto appieno, come pittore e come poeta (sette raccolte e un volumetto di pensieri e aforismi almeno prima di Tra luce e dolore).
"Una voce per Clemente Rebora" si muove profeticamente verso l’alto, ispirato dalla tensione alla verticalità che incontriamo in Rebora. Si formula poeticamente in una maniera radicale e cerca, di Rebora, lo Jetztzeit mistico ma anche introduce elementi per così dire meta poetici, interpretativi della opera lirica reboriana. Del quale ripercorre la “sillaba fulgente” che si sviluppa nella quotidianità, il bisbiglio doloroso che cerca di raggiungere e quasi smuovere la voce divina, il tempo della meditazione.
Il Rebora delle ultime poesie tentava l’ascolto di Dio e a lui rivolgeva domande, che però non sarebbero venute. Ebbene, il testo di Irno Scarani si prova a fornire risposte. Poi, nella chiusa, tornano le stelle di luce e gli angeli di fuoco che avevamo conosciuto nei due precedenti poemetti.
*
GUALTIERO DE SANTI

SEGNALAZIONE VOLUMI = COMUNICATO STAMPA

Comunicato Stampa

«[Q]uesto ho voluto fare scrivendo il dramma: sognare e perdermi nella meraviglia di una storia d’amore e morte, di guerra e di pace, di luce e di tenebre, di sogno e di libertà. Una terra, in una dimensione parallela e contemporanea al periodo storico, assolutamente verosimili.»
Emanuele Marcuccio, dalla nota di Introduzione, p. 23.
*
Esce «Ingólf Arnarson - Dramma epico in versi liberi. Un Prologo e cinque atti», opera poetica e teatrale di ambientazione islandese del palermitano Emanuele Marcuccio per i tipi della marchigiana Le Mezzelane Casa Editrice. Il libro raccoglie un lavoro iniziato nel maggio 1990 e terminato nell’aprile 2016; un totale di 2380 versi con un lavoro di ben diciannove anni escludendo i sette complessivi di interruzione.
Il volume di 188 pagine riporta in copertina un particolare dell’opera «Oltre le apparenze» della pittrice Alberta Marchi e si apre con una nota di Introduzione dell’autore, prosegue con una Prefazione del critico letterario Lorenzo Spurio e termina con una Postfazione del critico letterario Lucia Bonanni: “Una introduzione alla drammaturgia dell’Ingólf Arnarson”1. Impreziosisce il tutto una Nota storica di Marcello Meli (ordinario di Filologia germanica presso l’università di Padova) e una Quarta di copertina del critico letterario Francesca Luzzio.
Scrive Lorenzo Spurio nella Prefazione: «Il dramma di Marcuccio tratta con originalità e chiarezza di linguaggio molti topos dell’epica germanica: i riferimenti ai combattimenti, al cozzar di spade, all’importanza della fama e della gloria; l’impiego di prove per testare la valorosità dell’eroe; la credenza e l’invocazione del fato, spesso personificato, il tema del tesoro e il motivo del viaggio in terra straniera. Essendomi occupato di fatalismo germanico, devo riconoscere che nell’opera di Marcuccio il destino non è un semplice concetto, un’idea, ma viene caricato di un significato proprio facendo di esso quasi un personaggio. Fato, destino, sorte, fortuna sono concetti che derivano dall’antico inglese wyrd, spesso personificato dalle Norne, che si riferisce a una cultura precristiana, pagana. A tutto ciò Marcuccio aggiunge elementi che rimandano alla conversione dell’Islanda al cristianesimo: la presenza di un monastero e di monaci, l’influenza celtica, la presenza di croci che viene, quindi, a rappresentare una fase successiva di sviluppo politico-sociale-economico della vita dell’Islanda di epoca norrena.
Tuttavia ciò che Marcuccio narra non è solo un racconto epico, è molto di più. È evidente, infatti, la potenza del lirismo, soprattutto in alcuni momenti, come nella scena d’amore tra Sigurdh e Halldóra e, allo stesso tempo, di una certa vicinanza alla cultura popolare con riscontrabili cadenze e dialettismi che rendono particolarmente significativo e vivo il testo, sottolineando quanto sia importante la componente orale nella trasmissione della cultura.» (pp. 30-31)-
*
1)- Pubblicato come postfazione al dramma epico di Emanuele Marcuccio, costituisce il penultimo capitolo del saggio monografico inedito di Lucia Bonanni sulla stessa opera poetica e teatrale.

SEGNALAZIONE VOLUMI = GUIDO FURCI

Guido Furci – Per una galleria intatta---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 47 - € 10,00

Guido Furci (1984) collabora con numerose riviste scientifiche. Le sue pubblicazioni si concentrano principalmente su questioni di carattere testimoniale. È autore di un racconto in versi, Asinus in fabula, nel 2015.
"Per una galleria intatta" presenta una nota di lettura di Paolo Artali acuta e sensibile.
Cifra essenziale della poetica di Furci è una vena intellettualistica e ironica che a volte diviene surreale nelle composizioni che sono ambientate quasi sempre nella quotidianità della quale sono dette per esempio situazioni relative all’attività di docente universitario del Nostro o della vita familiare con la moglie e la figlia.
La dizione dei versi è chiara ed è connotata da una certa narratività e non a caso una breve parte del libro è costituita da un frammento di prosa poetica.
Ottima la tenuta dei frequenti versi lunghi che danno ai componimenti ritmicità e sospensione e un senso di musicalità a volte tramite le rime.
Come scrive Artali, che paragona il testo ad una partitura musicale, già il titolo, che potrebbe avere una valenza ossimorica, annuncia uno dei possibili temi del libro, quello del viaggio, affiancando l’altra asse portante: l’attesa.
A volte c’è un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, presumibilmente l’amata e bellissimo è questo distico: -” Cerco di volermi bene, / per volerne a te senza riserve”, versi di grande eticità che hanno per tema la capacità d’amare.
Se quando si scrivono poesie lo si fa sempre riferendosi a sé stessi, se la poesia è sempre d’occasione, come diceva Goethe, il dipanarsi dei versi di Furci ne è un’esatta dimostrazione.
In un contesto in cui dominano i soggiorni all’estero (cinque paesi in quattro mesi), connessi agli impegni lavorativi, l’io-poetante rimane attento al mondo domestico, agli affetti per cui con intelligente attenzione il poeta coglie in essi sfaccettature che divengono veri e propri esercizi di conoscenza.
In conformità a quanto suddetto si citano questi versi: - “La prima cosa che ho imparato da mia figlia/ è che le rime non servono a descrivere l’accaduto// Sottolineano/ rassicurano, / legano. / Cuociono insieme, a loro modo, tasselli di mondo. // Ma non descrivono/ E quando lo fanno sbagliano. // Al riparo dagli errori altrui/ tento di correggere i miei: accarezzo una palla che sa di latte, / che dentro è viva, nella quale oso perdermi come in apnea//.” -.
L’autore dimostra di essere riflessivo nel destreggiarsi nell’epica del quotidiano che lo circonda e da feticista dello stesso quotidiano trova le strategie per giungere al senso profondo della vita che come affermava il Pragmatismo americano è degna di essere vissuta.
L’amore, come si accennava, costituisce una delle tematiche del testo: - “Non ho mai pensato che l’esistenza fosse necessariamente un dono. // Tu però lo sei. // E se mi auguro qualcosa in questa notte di silenzio antico/ è che prima o poi ti possa dire lo stesso. // Magari in piedi davanti allo specchio, / gli occhi negli occhi di un’immagine
illesa//…” -. Qui il poeta riflette sull’esistere e con delicato erotismo si avvicina all’amata e decide di guardarla negli occhi che sono lo specchio dell’anima.
E la vita è fatta di tante cose: - “Un biberon al mattino, gli omogeneizzati a pranzo, / un succo a metà pomeriggio, e poi in funzione di quello che chiede lei// Le istruzioni della mamma/ e le improvvisazioni di papà. //…”.
Così l’esistere trova compimento in fotogrammi di quello che è il negativo fotografico delle immagini da guardare, negativo fotografico della vita stessa che è la poesia.
*
Raffaele Piazza

sabato 4 agosto 2018

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Ricordi”
Il tuo bacio aveva anche il sapore
del temporale di agosto,
quando il calore
cede alla pioggia e il cielo
ha le urla di Giove .
Tu,
sempre bambina al mio desiderio,
aprivi petali, sciogliendo oltre il respiro
il cuscino imperlato e il calco d’ombre
che vorticava al sussurro.
Ora ti cerco di notte, tra l’uggia e il viola,
nella vecchia illusione dei capelli
imbiancati dal tempo in solitudine.
*
Antonio Spagnuolo

venerdì 3 agosto 2018

POESIA = GIORGIO MOIO

"VORTICE"

un indefinibile vuoto
salta dal mare
come un saltimbanco
avvolge un popolo :
in dismissione
: già avaro d’idee
sull’orlo di un precipizio
dove non c’è pace
non c’è riscossa

un indefinibile vuoto
si rituffa nel mare
se l’irregolare è temuto
e il resistere
un’ombra nel buio :
se l’amicizia è un difetto
l’aria si fa salina
: ed è l’unica certezza
in un vortico di solitudine
*
GIORGIO MOIO

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA TESTA

Andrea Testa – Sottovoce---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2018 – pag. 111 - € 15,00

Andrea Testa è nato a Lecco nel 1972. Vive da sempre nella provincia comasca. Sottovoce è la sua raccolta d’esordio.
Il libro presenta una postfazione di Paolo Artale acuta e sensibile.
Come scrive il critico questo è uno di quei libri che assomigliano alla soglia di una casa non conosciuta, la quale si passa in punta di piedi per troppa paura di essere indiscreti.
Il testo, che non è scandito, per la sua unitarietà formale e contenutistica potrebbe essere considerato un poemetto, un mosaico in cui le composizioni spesso brevi sembrano esserne i tasselli che, nel loro complesso, rimandano ad un’entità più vasta e articolata fondendosi tra loro.
L’io poetante è molto autocentrato e si svela intimisticamente infatti, come è messo in rilievo da Artale, il termine più ricorrente nei testi è “anima” elemento che presuppone un ascolto e una deferenza interna che si esprime davvero sottovoce.
Non a caso nella poesia eponima nella quale viene ripetuta anaforicamente proprio la parola “sottovoce” si compie un vero scavo nell’interiorità quando il poeta dice con urgenza un dolce sussurrare di parole che avviene guardandosi negli occhi per poi trovare pace.
Nel suddetto componimento viene detto anche il sognare tra la nebbia di silenzi assordanti, restando alzati a lungo a respirare, a condividere il piacere con una canzone masticata tra le strofe, cercando un tempo per immergersi di luce e sorprendersi a capire.
In questa composizione domina l’ottimismo che emerge anche dal presunto relazionarsi del poeta con un tu del quale ogni riferimento resta taciuto e che potrebbe essere la persona amata (guardandosi negli occhi).
Altre volte il rivolgersi al tu è più esplicito come in Di te, poesia vagamente epigrammatica: - “Di te/ io terrei /solo un ricordo/ Un’immagine/ perfetta, / svuotata di significato/” -.
Si respira una vaghezza nelle poesie di Testa permeate da una bellezza neolirica solo a tratti, con accensioni subitanee, mentre il tono dominante sembra essere quello che esprime una poetica intellettualistica.
Pare esserci una straordinaria tensione verso la felicità che si raggiunge solo con l’amore corrisposto.
E a volte a proposito delle sofferenze amorose si tocca il baratro come in Uccidimi: - “Uccidimi/ se non sei in grado/ di salvarmi, / risparmiami l’agonia/ di non averti/ accanto. / Uccidimi/ sbattendomi in faccia/ un uovo amore/ con cui non so competere/ nemmeno quando muoio” -.
In bilico tra gioia e dolore dunque il poiein di Andrea e nel suo narrarci l’anima è sottinteso che la forza magmatica dei versi leggeri icastici e luminosi emerge da un inconscio controllato.
A volte l’anima trova riappacificazione con la realtà e sintonia con essa come in Anime candide, uno dei componimenti più alti: - “Nel silenzio di un sorriso, / nel clamore/ di uno sguardo, / corde silenti/ tornano a vibrare/ perché le anime candide/ guardandosi negli occhi/ si vedono attraverso/ e le parole/ come brezza sottile/ le accarezzano soltanto” -.
Quindi una vena che sottende una partenza dall’immaterialità, quella della poetica di Testa come in Punti di vista: - “Guardami dentro/ ma non ti sporgere troppo/ non vorrei che poi/ ti perdessi”. -
Anche l’ironia è tipica in questi versi veramente molto condensati e magici.
*
Raffaele Piazza

giovedì 2 agosto 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUCIANNA ARGENTINO

Lucianna Argentino : “Le stanze inquiete” – Ed. La vita felice – 2017 – pagg. 104 - € 14,00 –
“Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante undici lunghi anni alla cassa di un supermercato . Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria , seppur minima , di alcune delle persone con cui sono venuta a contatto…” - Con questa chiarissima introduzione in risvolto di copertina si apre la lettura di una suggestiva raccolta di poesie , nate e suggerite da esperienze di quotidianità , raccolte in parole , segni , pensieri , nel ritmo accelerato del verso . Persone e momenti scorrono con i colori dell’arcobaleno tra i paragrafi di una sospensione lavorativa nel camice verde di una banale cassa di supermercato. Il dubbio ed il destino, l’illusione e la preghiera , lo sguardo e la speranza , la merce e le monete , la semplicità e il sottinteso, le apparenze e le solitudini , momenti di moltissime sequenze nella traccia di una umanità e di un amore, sullo sfondo del tempo che corrode e rinnova.
Molteplici le suggestioni che insistono nelle voci del libro , come carrellate che riescono ad incidere la tempera di una favola, raccontata con la semplicità musicale e la freschezza di un dettato aggregatore.
ANTONIO SPAGNUOLO

mercoledì 1 agosto 2018

ANTOLOGIA = FARMACO D'AMORE

"FARMACO D'AMORE" antologia di poeti italiani e stranieri a cura di Giuseppe Napolitano e Ida Di Ianni - Editore Volturnia - 2018 - pagg. 140 - € 12,00 -
Ventidue poeti scelti con sobrietà parlano d'amore , offrendo versi di ottima fattura, nel ritmo musicale di variegati sussurri. In rigoroso ordine alfabetico: Anton Baev , Pasquale Balestriere, Richard Berengarten, Anton Nike Berisha, Laure Cambau , Umberto Cerio , Maria Benedetta Cerro , Antonio Crecchia , Leone D'Ambrosio , Rossella Fusco , Dalila Hiaoui , Adriana Hoyos, Arjan Kallco, Daniel Leuwers, Milosava Pavlovic, Liana Sakelliou, Filippo Salvatore , Antonio Spagnuolo , Raffaele Urraro , Athanase Vantchev Thracy, Giuseppe Vetromile , Ilire Zajmi .
L'amore è anche sogno e come sogno l'amre è molto spesso poesia .

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE VETROMILE

Ifigenia siamo noi----Antologia poetica a cura di Giuseppe Vetromile
Scuderi Editrice – Avellino – 2018 – pag. 95 - € 12,50

Il senso di una nuova antologia, come quella che prendiamo in considerazione in questa sede, va ricercato innanzitutto nella selettività del Curatore della stessa (in questo caso Giuseppe Vetromile) nello scegliere le sedici poetesse incluse che, esprimendosi in maniere differenti, raggiungono in modo incontrovertibile esiti estetici alti.
Le autrici antologizzate sono in ordine alfabetico: Lucianna Argentino, Gaetana Aufiero, Victoria Artomonova, Floriana Coppola, Ulrike Draesner, Federica Giordano, Anila Hanxhari, Giovanna Iorio, Amalia Leo, Ketti Martino, Vera Mocella, Rita Pacilio, Vanina Zaccaria, Regina Célia Pereira da Silva, Anna Tumanova, Monika Rinck.
Il filo rosso che guida l’opera vista nel suo insieme è quello della tematica della scrittura poetica al femminile come afferma nella prefazione densissima e ricca di acribia lo stesso Vetromile.
Il testo è strutturato con la presenza iniziale della suddetta introduzione di Vetromile alla quale seguono le sillogi delle poesie e poi vengono le note biografiche sulle stesse autrici, alcune straniere.
Viene in mente, e questo è il tema conduttore della presentazione, se esistano come categorie una poesia al maschile e una al femminile.
Una differenziazione di tale genere potrebbe essere avvalorata dall’incontrovertibile scatto e scarto biologico che avviene nella genesi del poiein poetico considerate le differenze fisiche uomo – donna.
Se questo è un dato interessante da prendere in considerazione molto più pregnanti e importanti sono da considerare gli aspetti culturali, sociologici, psicologici, antropologici e storici che sottendono la condizione della donna stessa considerata ontologicamente in maniera diacronica.
E qui entra in scena la simbolizzazione attraverso la figura di Ifigenia e il suo sacrificio che viene detta nella mitologia greca.
Ifigenia come archetipo della condizione femminile dagli albori della civiltà fino ai nostri giorni, già stigmatizzata da fenomeni come il femminismo nella lotta per l’emancipazione della donna.
Del resto il sesso femminile non è debole dal punto di vista fisico visto che in media le donne sono più longeve dei maschi.
Scrive il Curatore che Ifigenia siamo noi, siamo ancora tutte noi, donne madri sorelle mogli figlie compagne. Siamo noi che lottiamo per la nostra libertà e per i nostri diritti, in qualunque tempo della storia e in qualunque luogo della terra.
E quindi la poesia per il passaggio dal sacrificio alla liberazione, poesia come salvifica redenzione, riscatto.
Se ha scritto un’altra poetessa, Patrizia Cavalli, Le mie poesie non cambieranno il mondo, si deve però ammettere che la poesia stessa sia un fatto di elevata intensità etica, frutto del pensiero divergente che è alla base della creatività.
Per questo le autrici antologizzate proprio scrivendo (e non solo scrivendo) escono dalla condizione del sacrificio per una femminilità che riesca a realizzarsi a tutto tondo proprio in un rapporto paritario con l’universo maschile.
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Raffaele Piazza