lunedì 18 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO GRIMALDI

Fabio Grimaldi : “Gazzella” – Ed. Lietocolle – 2017 – pagg.82 - € 13,00
Si conclude , avverte l’autore , con questo volume un percorso poetico che egli chiama “Trilogia degli ultimi”, rifacendosi alle raccolte precedenti “Via Dolorosa Via Gloriosa . XXIV Segni sulla Passione di Cristo” e “Mi chiamo Barbone” rispettivamente degli anni 2008 e 2015. Un iter severamente cesellato che ripropone una figura dolente e rifiutata del Cristo , una riflessione lacerata dell’uomo emarginato, ed infine una partecipazione emotiva e sofferta al dramma contemporaneo delle centinaia di vittime di migranti , che tentano quotidianamente di raggiungere lidi incandescenti.
Il canto si fa corpo , si fa parola incisa nell’illusione , si fa parola che traspare nelle cromatiche immagini che scandiscono il ritmo , parole che riflettono la sconfitta e assaporano la sorpresa, tra consonanze e dissonanze che riescono a ribadire le pause inaspettate del tempo , nei suoi continui rinvii.
L’inadeguatezza dell’uomo davanti all’ignoto , o davanti al destino , costituisce la dura epifania dell’angoscia di fronte alla temporalità , qui in balia di quel mare che promette luccicanti libertà , ma inganna nelle increspature delle sue onde.
“All’infrangersi violento delle onde sulla barca,
i nostri figli,
accatastati come legna da ardere,
da poco appisolati,
sobbalzano di scatto, atterriti.
*
Infanzie violate,
soffocate in singhiozzi impalliditi.”

Fabio Grimaldi sembra osservare con voluta attenzione la sorte troppo spesso agghiacciante di quei migranti , sospesi al dubbio , all’incertezza , alla negazione, per ripetere attonito , appassionatamente legato alla musica del verso , i riflessi dei fantasmi arroventati dal sole o serrati nell’abbraccio letale.
“Il peschereccio imbarca acqua,
non c’è più tempo,
in un secondo tutto è già inghiottito, perduto;
la luce, i bisbigli, il calore di un bacio,
il tenersi per mano, lo scambiarsi uno sguardo:::
il tempo è un’ombra allucinata,
interrotto da un silenzio di marmo.”

La visione è simbolo archetipico del singhiozzo , lo scorgere dell’affanno nel divenire esistenziale che pulsa , plasmando labbra serrate.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 17 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = INQUIETE INDOLENZE

AA - VV- : INQUIETE INDOLENZE -- Fermenti Editrice, 2017, pp.274, euro 27,00

L’antologia di poeti “Inquiete indolenze” curata dal poeta Raffaele Piazza, è già nella consonanza dei due termini, un’efficace e implicita indicazione di ciò che il lettore può attendersi: inquietudine e indolenza sono le contraddizioni programmatiche dell’attuale polifonia delle più svariate tendenze dei poeti antologizzati.
Niente è meno riconducibile all’ordine e alla disciplina di un preoccupante main stream collettivo, tra le diciotto libere avventure individuali che l’antologia “Nuovi fermenti” ha proposto.
Fermenti Editrice (ferm99@iol.it) 2017 ha al suo attivo anche narrativa e teatro. La connotazione più specifica, indicata dallo stesso Raffaele Piazza nella sua introduzione, è un dato fondamentale dello “scrivere per se stessi”, riconoscibile per una caratteristica che ha attraversato ogni letteratura non ideologica: la scrittura per se stessi è l’unico e forse l’ultimo luogo abitabile per l’essere umano costretto all’ultima prova di sé, quella di “esserci” ma anche il suo estremo “messaggio in bottiglia”.
Quanto scrive Piazza nell’introduzione: “La pratica della poesia come uscita di sicurezza (forse un’eco del romanzo di Silone?)dall’edificio della vita di ciascun poeta come cittadino del proprio tempo” è da sottoscrivere, soprattutto nella sensazione di essere individui costretti talvolta in un edificio-mondo più adatto ad un soggiorno obbligato che ad una residenza liberamente scelta. Infatti, conclude Piazza, “ogni possibile conclusione risulterebbe vana nei nostri tempi d’inquiete indolenze”
*
Franco Celenza

lunedì 11 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = FELICE SERINO

Felice Serino – Le voci remote-- Poesieinversi.it – 2017

Felice Serino è nato a Pozzuoli nel 1941. Autodidatta. Vive a Torino. Copiosa la sua produzione letteraria (raccolte di poesia: da “Il dio – boomerang” del 1978 a “La vita nascosta” del 2017); ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono interessati autorevoli critici. È stato tradotto in otto lingue. Intensa anche la sua attività redazionale. Gestisce vari blog e siti.
“Le voci remote” presenta un’introduzione di Giuseppe Vetromile acuta e ricca di acribia.
Con questa nuova raccolta Serino prosegue il suo percorso, già intrapreso nelle precedenti prove, espressione di una vena mistica, di un senso della trascendenza e del sacro calati nel quotidiano e non solo, discorso secondo il quale la poesia stessa si fa costantemente preghiera.
Libro non scandito, costituito da 45 componimenti, per la sua compattezza strutturale, contenutistica e semantica può essere letto come un poemetto.
Bella nella sua vaghezza e con intenti programmatici la poesia eponima che apre il volume.
Da un lato la suddetta composizione nella prima strofa si potrebbe considerare una poesia sulla creatività, quando l’io – poetante afferma che un’accoppiata di parole o una frase sentita o letta risuonano e sono una fitta nella mente che inizia a elaborare; e qui viene in mente Borges quando, a proposito dell’ispirazione afferma che il primo verso è dato e poi si sviluppa il tessuto linguistico di un testo poetico.
D’altro canto nella seconda strofa è detto che il letto di un fiume è un sudario che raccoglie le voci remote delle anime in sogno e qui pare che venga toccata la tematica di poesia e sogno connessa a quella delle voci che tracciano i tragitti della poesia stessa, che potrebbero essere quella che gli antichi chiamavano musa, gli psicoanalisti nominano come inconscio e gli ebrei e i cristiani designano come Spirito Santo.
A proposito di religiosità viene toccata anche la tematica della spiritualità pagana: per esempio in Sogno di Cupido il figlio di Venere, voce poetante, afferma che come doppio incorporeo aleggiava “per l’aere” e che con molte frecce al suo arco germinava amore.
La tematica della genesi di un componimento poetico è ripresa in Fuoco azzurro nella quale il poeta afferma che da una forzatura dell’ispirazione stessa verrebbe un pastrocchio e che deve essere invece la poesia stessa a visitare col suo fuoco azzurro a pervadere le viscere e a calare nell’humus della parola.
Cifra distintiva della poetica di Serino, evidenziata soprattutto in quest’ultimo lavoro, è quella di una vena vagamente intellettualistica, che si esprime con una parola scabra ed essenziale che sembra procedere per accumulo con intermittenze di accensioni e spegnimenti.
Tutte le composizioni iniziano con la lettera minuscola e questo crea un senso di sospensione, come si provenisse da una regione delle cose e della mente arcana e come se ogni poesia fosse la prosecuzione di quella precedente anche se questa non è stata mai scritta.
In “Primavera canterina” viene realizzata una bella immagine naturalistica che ha qualcosa di pittorico: nell’incipit viene detto che la natura si riveste di verde in chiome folte a specchio di sole e poi viene detto il chiurlo che fa il verso se si abbozza un motivetto.
La dominante venatura mistica di Felice è pregnante in “Tutto è preghiera” quando il poeta afferma che la natura riflesso del cielo è preghiera, affermazione che riporta a quella religiosa ma paganeggiante di Goethe, secondo la quale la natura è l’abito vivente della divinità.
Originalissima e alta per stile, forma e contenuti questa scrittura nella sua forte sensibilità che si coniuga ad amore per la vita.
*
Raffaele Piazza

sabato 9 settembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"Ombre"
Ho tradotto le ombre per chiedere abbandoni
sorteggiando gli spazi che le mura
mi lasciano in sospeso.
Ho gli anni che intrecciano stanchezze indicibili,
traforato da rughe clandestine e dagli antichi accenti
che giocavano al disinganno delle primavere.
L'iride improvvisa ha il mandorlo della gioventù
qualche bisbiglio tra le linee tracciate nei cristalli
per rilanciare promesse.
La tua assenza scivola , e affogo l'ultima illusione.
*
Antonio Spagnuolo

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTOLOGIA AA.VV.

AA. VV., "Inquiete indolenze"; collana Antologia Nuovi Fermenti Poesia; volume antologico con introduzione e note di R. PIAZZA, Roma (Fermenti Editrice), 2017, pp. 276, euro 22.

Raffaele Piazza, oltre ad essere un bravissimo poeta in proprio, è anche un acuto lettore di poesia, cosa che lo porta a diventare un raffinato critico letterario. Proprio in questa veste, di lettore e di “analista” della poesia altrui, Piazza, per l’editore romano “Fermenti”, molto attivo nel campo sia della prosa e della poesia che del teatro con edizioni di autori sia noti che meno noti, ma comunque sempre interessanti, ha selezionato 18 poeti, chiedendo loro di produrre una breve silloge di testi, di cui egli ha curato la presentazione con una acuta, e spesso penetrante, scheda critica che si è aggiunta ad una breve auto-presentazione bio-bibliografica del poeta stesso.
Tutti gli autori presentano testi in lingua italiana, tranne il torinese Dario Pasero, che ci offre una silloge di 10 brevi testi in piemontese con relativa traduzione italiana.
Non potendo, per non appesantire la lettura, parlare analiticamente di ogni sezione, e quindi di ogni poeta, mi limiterò ad alcune osservazioni en passant, toccando comunque (dato che lo meritano) ciascuno dei 18 scrittori, che hanno tutti dato un titolo, coerente ed esplicativo, alle sillogi predisposte.
Si parte dunque, procedendo la raccolta in rigoroso ordine alfabetico, da Giovanni Baldaccini (Alla mia estraneità), nelle cui “interpretazioni onirico-psicologiche” (non per nulla egli è psicologo e psicoterapeuta) non mancano rimandi al volo ed agli uccelli, quasi cadute nel sogno e trasporti notturni in altri mondi, a Franco Celenza (Scenario dei brevi splendori), nei cui distici notturni nascono le invenzioni che chiudono i componimenti tutti rigorosamente monòstrofi, e Bruno Conte (Stridocosmo), le cui invenzioni retoriche e lessicali meravigliosamente periclitano sul confine tra la sciarada e il frammento ellenistico. Si passa poi ad Antonino Contiliano (Trafficanti armi, pas oubliant), sperimentatore energetico di lingue parole immagini anche diversive/eversive, Gianluca Di Stefano (Esilio terrestre), che senza paura ci rivela autori e passi da cui la sua ispirazione dipende, atomo di lucida sincerità (rara avis negli intellettuali) poetica, Edith Dzieduszycka (L’erba incredula), alsaziana nutrita di cultura classica ed italica, lucreziana nel suo “pulviscolo dorato”, e Marco Furia (Ecco, sorprende), nei cui dinamici testi prevalgono le immagini che rimandano al fluire. Procediamo poi con Maria Lenti (Frutti di stagione), poesia di alta quotidianità in cui all’italiano icasticamente innovativo si mescidano versi nella lingua della realtà più intima (romagnolo? marchigiano?; poco importa: ciò che conta è che essa è l’espressione splanchica della nostra verità), Loris Maria Marchetti (Breve suite estiva e Traversata), che già nell’indicazione topografica della nascita (Villafranca arcaicamente Sabauda, invece che modernamente Piemonte) ci fa sentire la sua poetica del “sempre” trasfuso nell’“oggi”, privilegiando quel mare che per i piemontesi ha in sé qualcosa di magicamente inquietante, Dario Pasero (Tor Bronda), l’unico – si dceva – a non presentare testi in italiano, la cui u-topica Torre Bronda è metafisico segnale del “nulla” attuale trasfigurato nel “tutto” arcaico, Antòn Pasterius (I capelli sono sempre fuori di testa), nelle cui composizioni risaltano la critica ai mass-media (e quindi in ultima analisi a buona parte della società contemporanea) e la “scattosità” dei versi, brevi in genere e costruiti su paronomasie e antitesi lessicali, e Pietro Salmoiraghi (Inseguire le voci): passato e presente, memoria e realtà, fine delle illusioni metaforizzata nel vento che non muove più “le mie amate/bandiere rosse”. Per concludere con Italo Scotti (Politikòn Zoòn, ma un grecista noterebbe che il termine, aristotelicamente properispomeno, è in realtà Zóon), esempio di poesia “civile”, una sorta di “instant poetry” testimone delle ansie del nostro tempo, quello di oggi e quello appena passato, Antonio Spagnuolo (Svestire le memorie), con i suoi versi lunghi, che si fanno recitare nell’anima, che raccontano di amore e di ricordi, di sensazioni tattilo-notturne, e che svolgono, a volte con acribia chirurgica, pensieri e tocchi fugaci di donna, Liliana Ugolini (Pellegrinaggio con eco a Firenze), in cui la città del giglio, protagonista assoluta coi suoi luoghi più o meno noti, è davvero – come recita il titolo – “eco”, nei particolari talora microscopizzati, di una inquieta volontà di sublimazione che si fa spesso gioco lessicale, Silvia Venuti (Dediche), coi suoi componimenti tutti (o quasi) bi-strofici in cui ad una prima strofa (stampata in tondo) che presenta uno scorcio concreto risponde una seconda (in corsivo) nella quale l’io poetico interviene a completare e a dare senso al quadro iniziale, Vinicio Verzieri (In attesa di risurrezione), che, grafico e ideatore di ex-libris d’arte, arricchisce i suoi versi con inserti che stanno tra l’illustrazione e lo schizzo ideogrammatico, giungendo ad un esito di grande efficacia sperimentale, e, infine, Giuseppe Vetromile (Da questi treni non attendo più notizie), che con andamento quasi prosastico (nel suo senso più alto) fa scorrere la sua ricerca tra amore e realtà quotidiana.
Un plauso all’editore ed al curatore per l’impegno culturale: al primo anche per la precisione tipografico-editoriale, al secondo anche per il coraggio delle scelte, sempre controcorrentemente azzeccate.
*
Cristina Zaccanti

mercoledì 6 settembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = RENATO FIORITO

Renato Fiorito – La terra contesa--puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 63 - € 10,00

Renato Fiorito è laureato in Economia ed è stato dirigente della Banca d’Italia. È presidente del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Don Luigi di Liegro”. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo “Tradimenti” (Edizioni Zerounoundici) e nel 2011 il romanzo “Ombre”, ambientato nel mondo dei clochard. In poesia ha pubblicato la silloge “Legàmi” (Lepisma, 2012) con la prefazione di Dante Maffia. Ha ottenuto importanti riconoscimenti per i suoi testi in prosa e in poesia. Suoi scritti sono presenti in numerose antologie, riviste e blog letterari. Dirige il blog “La bella poesia”, nel quale vengono segnalate le voci più interessanti del panorama letterario italiano.
“La terra contesa” presenta un’esauriente prefazione di Vincenzo Vita e uno scritto ricco di acribia di Manuel Cohen intitolato “Renato Fiorito: al fuoco della controversia, quasi un reportage”.
Il testo è un poema ispirato al film documentario “Route 181 – Frammenti di un viaggio il Palestina – Israele” di Eyal Sivan (cineasta israeliano) e Michel Khleifi (cineasta palestinese).
Il volume, tripartito, è preceduto dal componimento programmatico che ha per incipit il verso “Non emetto sentenze”.
La PARTE I è intitolata “È per questa strada che si muore?” la PARTE II “Un soldato quando nessuno lo vede può fare quello che vuole”, la PARTE III “Ma io dico che tra noi dobbiamo fare la pace”.
L’opera si può considerare nel panorama odierno un raro esempio di poesia civile, non nel senso pasoliniano di scrittura politico – sociale – economica per una più equa distribuzione dei beni e dei diritti per le classi proletarie, ma nel senso di voler essere una testimonianza in versi del doloroso e duraturo conflitto tra palestinesi e israeliani, che, come ogni guerra, è un’offesa all’intelligenza e si basa, oltre che sul fattore religioso, su quello economico.
Non pare un caso che “La terra contesa” sia ispirata ad un film documentario, perché nel complesso il libro ha un andamento cinematografico.
Il fatto che il lungometraggio che sta a monte sia stato prodotto da un regista israeliano e da uno palestinese insieme fa pensare ad un ideale irenico e pacifista che è il background sul quale si basa il tessuto linguistico che costituisce il libro.
Il poema è molto particolareggiato per i riferimenti storici e questo porta a credere che l’autore si sia documentato profondamente sulle tematiche del conflitto che è il tema del testo.
A volte, elemento interessante e originale, nella scrittura di Fiorito è il sostituirsi all’io – poetante di voci di realistici personaggi maschili e femminili che vivono la quotidianità tragica nei territori tra lavori alienanti per procurarsi il pane quotidiano nei territori occupati dove sono insediati anche rumeni e thailandesi.
Le condizioni descritte sono inumane anche se in un componimento è scritto utopisticamente che la gente è fatta per vivere insieme.
A livello stilistico e formale colpiscono il lettore la chiarezza e la narratività del linguaggio sempre nitido e leggero e nello stesso tempo icastico.
Per il suo genere l’opera è del tutto antilirica ed è portatrice, attraverso la denuncia di un messaggio destinato al lettore occidentale per sensibilizzarlo nei confronti di situazioni a lui estranee.
Se la poesia non può cambiare il mondo può diventare un forte strumento per riflettere sulla mancanza di gioia in Israele e Palestina, detta con urgenza dal poeta.
*
Raffaele Piazza




sabato 2 settembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia e la pioggia di settembre"

Attimi verticali di pioggia
ad accadere per ragazza Alessia
nei capelli e sulle ciglia
a rinfrescare di 18 grammi
di Alessia l’anima nell’intessersi
la vita a camminare fino
all’albereto frontale nell’ossigenarsi
al colmo della grazia Alessia.
E luna polita nell’ inter animarsi
di Alessia con il lascivo lucore
per d’amore fatti stasera
con Giovanni. Attimi di pioggia
a bagnare e benedire le vite
di Alessia e l’amato nel farlo
nell’auto tra i giornali
ai finestrini al Virgiliano
Parco.
*

Alessia e l’acquazzone di settembre

Scende dal cielo fiume
vorticoso d’acque su
Napoli e settembre è al 7.
Suono di liquidità sulle
piante del condominiale
giardino. Aria umida
nella casa per Alessia
come una donna di vedetta
sull’amore. Si prepara
per stasera Alessia (una doccia,
la lingerie nera e la gonna
rossa più corta oltre
al nero delle scarpe).
Gli piacerò? Verrà all’
appuntamento? Proverò
piacere? Avrò l’orgasmo
come una donna io
sedicenne?
Attende Alessia ed ecco
squillare il telefono.
È lui.
*

"Alessia vede venire Mirta"

Alessia ragazza nell’albereto
rosavestita al vento di settembre
sottesa vede Mirta incontro
venirle. Duale abbraccio tra
la pelle di Alessia e di Mirta
l’anima. Senza parole all’inizio.
Occhi negli occhi. Accenna
Mirta un passo di flamenco
e dice amore. Si specchia
sul fondo del lago adiacente
Alessia poi risale felice
del verdetto di Mirta.
S’incamminano le amiche
per il campo di grano
profano luogo per Alessia
e Giovanni. Mirta scompare.
*
"Alessia gioca alla vita"

Vita sottesa al gioco
fiorevole per ragazza Alessia
campita nell’azzurro di settembre.
Così è l’amore nel rigenerarsi
nel farlo con Giovanni.
Come scalza correre nel prato
giocando alla California Alessia
e abbeverarsi ad acque di
sorgente nella fuori stagione
freddezza e ridere come
una donna, sedici anni contati
come semi. Ludico incanto
dopo il sette in matematica
nella scuola – vita che procede
per Alessia nel ricordarsi
vergine.
*

"Alessia sotto il cielo"


Attimi nell’iridarsi
del pensiero di Alessia
sotto il cielo. Fioriscono
dal bianco profumo
i gelsomini nel giardino
di Alessia nell’affrontare
i giorni salva Alessia
una preghiera come
un segreto mantra.
Attesa a scuola dopo
l’autobus o il motorino
a portarla Alessia in
limine ai tronchi dei limoni.
poi nel folto dei segreti
sui sagrati della chiesa
dei responsi. Tesse il
cielo una sinfonia fantastica
nelle mani a scrivere poesie.
Passano le ore nell’incanto
prealbare nel giorno
della festa del santo
e Alessia attende trepida
l’amato nerovestito.
*
"Domenica di Alessia"

C’è qualcosa di nuovo
nella di settembre seconda
domenica. per ragazza Alessia,
forse d’antico dopo l’acquata
dal cielo un solicello a
rallegrare il sembiante
nella visione del mare.
Celestiale Bar ad attendere
Alessia con Giovanni
per una ghiacciata coca cola
per raffreddare l’anima
di diciotto grammi.
Mirta dice che non la lascerà.
Domenica napoletana di Alessia
capelli al vento e occhi azzurri
nell’attenderlo con il nero
dell’auto ai lieti colli della vita.
Procede il tempo azzurro
dell’attimo fino alla telefonata.
*

RAFFAELE PIAZZA

PREMIO = ALBEROANDRONICO

PREMIO ALBEROADRONICO - SCADENZA 30 SETTEMBRE 2017

1.Possono partecipare tutti i cittadini, ovunque residenti, solo con opere in lingua italiana e, limitatamente alla sezione I, con Opere in
dialetto.
2.Ogni concorrente è libero di partecipare ad una o più sezioni.
3.Alla sezione A si partecipa con una poesia dattiloscritta, che non deve superare i 40 versi.
4.Alla sezione B si partecipa con un massimo di 8 poesie, ognuna delle quali non deve superare i 40 versi.
Alla silloge occorre dare un titolo e un indice.
5.Alla sezione C si partecipa con un elaborato (racconto, saggio, favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute
spazi compresi.
6.Alle sezioni D, G e H si partecipa con un elaborato letterario, svolto in poesia (che non deve superare i 40 versi) o in prosa (racconto, saggio,
favola, articolo) che non deve superare le 8 cartelle, ciascuna di 2000 battute spazi compresi, che approfondisca il tema indicato.
7.Alla sezione E si partecipa con un volume edito dal 1 gennaio 2007 alla data di scadenza del Premio, da inviare in 4 copie (non è necessaria
la firma). Sono ammesse anche edizioni elettroniche da inviare all’indirizzo e-mail alberoandronicoediti@gmail.com una sola copia in
formato pdf. Per edizione elettronica si intende opera edita in tale categoria con codice ISBN e non copia sostitutiva di opera in cartaceo.
8.Alla sezione F si partecipa con un testo per una canzone, dattiloscritto, che non deve superare i 40 versi.
9.Alla sezione I si partecipa con una poesia dattiloscritta, in dialetto, con traduzione in italiano a fronte, che non deve superare i 40 versi.
10.Alla sezione L si partecipa con una fotografia inedita a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare per posta elettronica all’indirizzo alberoandronicofotografia@gmail.com,
in formato JPG, della dimensione massima di 1.600 x 1.200 pixel. I file devono essere nominati con
Nome - Cognome - Titolo Foto. Sulla fotografia non dovrà essere indicato né l’autore né alcun altro segno identificativo. Saranno ammesse
solo immagini prodotte tramite apparecchiature fotografiche e non alterate da fotomontaggi e/o fotoritocchi tali da snaturarne l’idea
fotografica e la valenza artistica. Per questa sezione è necessario inviare all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione
e alla ricevuta di cui al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
11.Alla sezione M si partecipa con un cortometraggio a tema libero, di durata non superiore a 15 minuti titoli inclusi, da inviare alternativamente
in 4 copie Dvd o attraverso un link all’indirizzo alberoandronicocortometraggi@gmail.com. Sono ammessi filmati sia in lingua
italiana che straniera; questi ultimi dovranno essere sottotitolati in lingua italiana. L’Autore assume ogni responsabilità per le riprese
effettuate compreso l’utilizzo di musica non originale protetta da diritti d’autore, ogni responsabilità civile e penale del filmato prodotto
e dichiara di avere la disponibilità legale del film, ne autorizza la pubblica proiezione senza pretendere alcun compenso, liberando l’Associazione
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valutati. L’Associazione si riserva il diritto di utilizzare le opere inviate per fini esclusivamente culturali, senza nulla a pretendere da parte
dell’Autore. Per questa sezione è necessario inviare , all’indirizzo sopra indicato, insieme alla scheda di partecipazione e alla ricevuta di cui
al punto 14, lo specifico modulo compilato e firmato scaricabile dal sito www.alberoandronico.net.
12.Alla sezione N si partecipa con un romanzo o saggio o raccolta di poesie inediti. Sono ammesse anche raccolte di racconti purché riuniti
sotto un unico titolo. Le opere classificate al primo posto delle categorie narrativa e poesia saranno pubblicate da primaria Casa editrice.
E'richiesta tassa di lettura di 20,00 euro
Riferimento :alberoandronico@libero.it

venerdì 1 settembre 2017

POESIA = CONCETTA AVELLA



ULISSE ---

Nudo eri trasparente
Così dolce e delicato che,
Guidato dal respiro
L'istinto si è chinato e
Laddove era il dolore
Con un bacio ti ha sfiorato.

Tepore del mattino
In una fresca brezza.
L'approdo di un guerriero
Che a lungo ha navigato e ,
Dentro la mia carezza,
Ha il capo abbandonato

Un attimo rubato
Sfuggito all'attenzione.
Nudo frammento d'anima
che...
Come scintilla ardente
Rivela l'emozione.

Quel gesto accomunava
Il tuo bisogno al mio e...
Se avessi detto :
T'amo.
Avrei risposto:
Anch'io.
*
Concetta Avella

SEGNALAZIONE VOLUMI = ALFONSO RAVAZZANO

Alfonso Ravazzano – Luce che nutre---puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2016 – pag. 83 - € 12,00

Alfonso Ravazzano è nato a Novi Ligure nel 1963. Ha pubblicato due raccolte di poesia, “Cantilena inesorabile” (1994) e “A Luca” (1996). È stato membro del laboratorio letterario “Parole e cose” di Novi Ligure e ha curato per anni una rubrica poetica per “Il novese” e “Il nostro giornale”. Suoi testi appaiono su siti letterari, sia a nome proprio che con lo pseudonimo Nika Otare. Ha partecipato per Radio Pieve al programma “Caleidoscopio” condotto da Andrea Bobbio.
“Luce che nutre”, il libro del Nostro che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Emanuele Spano ricca di acribia ed una puntuale e acuta postfazione di Mauro Ferrari.
Da notare che tutti i componimenti sono senza titolo e che questo elemento ne accresce il senso di indeterminatezza dal quale sono connotati.
Il testo, composito e articolato architettonicamente, è scandito nelle seguenti sezioni: “L’io dei miracoli, Avrebbe goduto il dolore, La nudità dell’acque e Sincronie”.
Il titolo della raccolta fa pensare al principio vitalistico della luce stessa che fa crescere le piante e riscalda la terra, una luce che pare irradiare le composizioni stesse e farsi foriera del principio primo della poesia stessa in generale, che è qualcosa di catartico e salvifico sotteso al pensiero divergente che è quello che anima e stimola la creatività.
Del resto le poesie, che fluiscono spesso anche in lunga ed ininterrotta sequenza attraverso le strofe, esprimono un amore per la vita e sono a volte permeate da un vago misticismo, come quella iniziale che si chiude con il distico: - “ma l’angelo s’incaricò di lasciarti insonne/ e amando il tuo sguardo lo sorprese” -.
Bisogna mettere in evidenza che un tema centrale del libro è quello del dolore, un’angustia che diviene personificata: - “Avrei voluto essere il tuo dolore…”.
Pare che il dolore detto da Ravazzano sia qualcosa di atavico, che inizia con la nascita, con lo strappo nell’entrare nel mondo e che prosegue per tutta la vita connesso all’esserci nella realtà e che trova nella scrittura la sua espressione nelle immagini, frutto di una fortissima urgenza del dire.
Del resto, tornando al tema dell’origine, della provenienza, che è quella dell’io –poetante, non è un caso che in molti componimenti si parli del padre e della madre del poeta stesso che divengono archetipi della sua genesi e che sono sempre descritti, non a caso, con partecipazione commossa.
Il poeta descrive le figure (e non manca un tu femminile del quale ogni riferimento resta taciuto) come strettamente e necessariamente inserite nel cronotopo spazio – temporale: - “Vorrei inventarti all’origine di tutto/ come se nulla fosse mai stato/ il nulla a creato lo spazio/ oltre si resta avvinghiati” -.
La poetica di Alfonso ha come cifra distintiva una forte carica intellettualistica e i versi si sdipanano sempre icastici e avvertiti.
I tessuti linguistici sono sempre antilirici e anti elegiaci e le struttura delle poesie è eterogenea.
Infatti le poesie sono di diverse lunghezze (da quelle brevissime a quelle lunghe e articolate, da quelle verticali a quelle costituite da versi lunghi).
Quello che emerge come una costante è il ritmo sincopato e serrato che produce una stridente e misurata musicalità.
Ci sono aperture all’ottimismo, secondo il vitalismo di cui si diceva: - “Ho preferito guardarti risorgere, porpora e spirito, quasi invisibile” -.
*
Raffaele Piazza