martedì 22 agosto 2017

POESIA = GIOVANNI PERRI

"Cose"
Ho sistemato, sai, con cura, ogni piccola cosa: il rubinetto che perde,
la scala che da al seminterrato, il piede del tavolo in giardino. Ho messo
persino una lucina al ripostiglio, che tanto, dicevi, mancava. E ora che tutto è a posto
in questi cavi minuscoli del giorno, io mi sistemo: e riesco persino a parlarti, per ogni
goccia, passo, inclinatura del mondo.
A volte, lascio il televisore acceso su quei canali che vendono tappeti
e lì mi addormento: antenna, fossile, conchiglia. Più di ogni cosa
soffro lo squillo del telefono, ma anche lo specchio nell'armadio,
l'odore di questa saponetta che scappa dalle mani.
Sono le cose che restano, questioni antiche da sopportarne ogni piccola dose:
isole idiote, poesie che girano gli occhi
nidi all'orecchio che fanno paura.
*
"Cinema di pomeriggio"
Sembriamo due miracolati, io e te,
venuti via da chissà quale dramma,
salvati con la bocca, due bambini intaccabili.
Siamo legati con la lava, una sola memoria, frusta, vetusta, bandita.
Appena un grammo di dolore ci sbilancia
e la trama ci avvolge.
Siamo noi il cinema, il buio: poltrone reclinabili
che inghiottono bottiglie, borselli, storie.
*
"Figure"
e non soltanto gli occhi, quelli davanti al giorno che muore:
mi prende la parola, il gesto, ed ogni resto di luce incastrata,
l'ora che in un suo giro d'onde mi ritorna:
e riconosco i suoi sottomarini,
la gioia che inchioda l'acqua e più su, le vette avvistate lamelle
della malinconia.
Son'io lo spazio prolungato, il volto venuto dalla sabbia
l'uomo che studia al tavolino le costellazioni,
la carica dei pesci sotto il materassino.
*
GIOVANNI PERRI

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