domenica 1 marzo 2026

POESIA = GENNARO CASTALDO

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"VOCI"
Tacciono le voci
dell’umana specie,
zittite da orridi scempi
che innumerevoli uomini,
hanno inferto al seno,
della prolifera Madre.
La vana cupidigia,
la bramata ricchezza,
il prostrarsi a un dio
duro e senza anima,
hanno reso avida e ingorda
la tua sete di sangue.
Velenosi rifiuti,
frutto della tua malvagità,
hai disseminato
nel ventre di Gea.
Ora, non più partorisce
nettare e ambrosia,
per la tua esistenza,
ma frutti che celano,
un pestifero e crudele morbo.
Osservi la tua semenza
nascere giù morta.
Le hai negato l’unico attimo
d’illusoria felicità.
Le hai troncato le ali
prima che spiccasse il volo,
regalandole un mondo
carico di apocalittiche visioni.
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"Sogno"
Non oso alzare lo sguardo
per non naufragare nei tuoi occhi.
Ho tanto bisogno di te!
per sorreggere le arcate
della mia misera esistenza.
Sei l’oppio ristoratore
per i travagli inconsueti
dei miei nevralgici pensieri.
Inoltro l’assurdo di un sogno
su un percorso irreale,
sento, il peso della tua presenza
fiorire sull’aridità del mio cuore.
Origlio con cautela sull’uscio.
Aspetto! Dammi un cenno,
un piccolo cenno,
aprirò con impeto una falla.
Irromperà, di sicuro la tua essenza
a placare i bollori di un amante
perso, nella scia di un desiderio
abortito e mai nato.
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"Messaggio"
Solo una voce,
risponderà al tuo messaggio,
urlato forte,
affidato al vento.
Ascoltala,
sembra venire
da molto lontano,
da remote regioni,
da monti scoscesi,
da gole profonde,
da orridi abissi.
Invece quella voce,
così diversa, così intensa
non è altro che la voce
della tua coscienza.
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GENNARO CASTALDO

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