lunedì 24 agosto 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = LUIGI TRISOLINO

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Luigi Trisolino: “Carnànima” – ed. Ensemble – 2026 – pag. 108 - € 15,00
Basta soffermarsi sul titolo, che da solo fonde anima e corpo, per immaginare il percorso che il poeta intende ricamare, invitando il lettore a passi risoluti di conoscenza e ad interrogarsi sul valore effettivo di alcuni incisi quotidiani: i diritti legali, la libertà e la responsabilità personale, il possibile grido di illusioni e speranze.
Divisa in cinque sezioni – Risorgendo il verso, Versi dalle Galizie, Segni ardenti, Veementi versi dall’Egitto e Fede, coscienza e missione – la silloge si distingue per una forma di scrittura intensa e visionaria, capace di unire l’amore, la spiritualità, la giustizia, la politica e il paesaggio in un’unica tensione poetica. La carne diventa luogo dell’esperienza umana, mentre la parola si fa testimonianza, resistenza e possibilità di rinascita, in un continuo dialogo tra il giornaliero e l’eterno.
La scrittura, volutamente incendiata da tensioni e contrasti, diventa uno strumento di resistenza, una lama che ferisce l’inerzia, ma al contempo una fiamma che può illuminare nuove vie di convivenza, quasi a voler accogliere le vibrazioni della conoscenza, unitamente ai segreti del sub conscio, da svelare con avidità.
Scegliendo a caso un componimento, per penetrare nella destinazione dell’identità, la poesia “Oltre il Millennio” si presenta come una meditazione sulla dimensione spirituale dell'esistenza e sulla capacità della fede di proiettare l'uomo oltre la contingenza del presente. L'avvio, «Misterica fede / che / riscopre magnificenza», introduce subito un'atmosfera sacrale, nella quale il mistero religioso diviene strumento di riscoperta della bellezza. La «romana Chiesa» non appare soltanto come istituzione, ma soprattutto come luogo simbolico, spazio della memoria, della luce e della trascendenza. Il riferimento al «Millennio ulteriore» amplia quindi la prospettiva: il tempo storico procede, ma la poesia cerca ciò che permane oltre il tempo, «verso il sapore dell'eterno».
Significativo è il rapporto fra presente e trascendenza. «Abitiamo dolci e veementi il / Presente» suggerisce una partecipazione intensa alla vita concreta, all'azione e alla creazione; ma immediatamente questa esperienza viene oltrepassata attraverso il «trascendendo l'immanente». Il poeta costruisce così una sorta di itinerario ascensionale: dal presente all'oltre, dall'ora all'eterno, dalla realtà visibile a una dimensione spirituale appena intuita. La Chiesa diviene infine una «soave casa», una «venatura di luce», immagine delicata di una possibile dimora nell'immenso. L'ultima parola, «Oltre», lasciata isolata, funziona quasi come una soglia: la poesia non conclude veramente il suo discorso, ma lo apre verso l'infinito. Una forte tensione spirituale e un lessico volutamente solenne, adatto alla materia religiosa, adatto alla speculazione filosofica, adatto alle particolarità intellettive, sono capaci di trasformare la realtà istituzionale in luogo interiore e metafisico. Anche la disposizione spezzata dei versi conferisce alle poesie di Trisolino un andamento che oscilla cromaticamente fra il contemplativo, quasi liturgico, e il deferibile, tra il sussurrabile e il tragico, dove il pensiero metafisico si trasforma in immagine, quale ascesa dal tempo contingente all’eternità.
Trisolino nei suoi ritmi presenta come una meditazione inquieta sul destino della poesia e sul rapporto, sempre problematico, tra il verso e la realtà storica. L’attacco, rivolto ai «signori" e alle "signore di quest’era», assume il tono di una interrogazione quasi profetica: le lacrime della Vergine Maria, immagine della sofferenza sacralizzata, possono davvero «scendere» nella storia e modificarla, oppure restano soltanto un segno di pietà e di dolore? La domanda religiosa diventa così una domanda più ampia sul senso dell’arte: che cosa può realmente fare la poesia di fronte al male, al potere del denaro, alla crisi delle coscienze?
Il poeta colloca se stesso e gli altri poeti in una dimensione insieme «mistica» e marginale. I versi sono «scolpiti inutili ma grondanti / dalle vene», dunque apparentemente improduttivi, incapaci di incidere immediatamente sulla realtà, ma autentici perché nascono dal sangue, dalla sofferenza, da una necessità interiore.
Particolarmente significativa è l'ammissione: «un’inutile filastrocca / m’ha salvato la vita». Qui l’apparente inutilità della poesia si rovescia nel suo contrario: ciò che non produce ricchezza, potere o successo può tuttavia diventare indispensabile alla sopravvivenza spirituale. Egli preferisce «far più di verso che di conto», scegliendo consapevolmente la fedeltà alla propria vocazione contro la logica degli «apogei monetari». Il ritorno di Cristo «sulle acque» introduce infine una dimensione escatologica: il poeta attende un possibile riscatto, consolando con il proprio verso il dolore che ci corrode.
Un nostalgico desiderio di tessuto esistenziale diviene per lo scrittore una sorta di temporalità radicata e viscerale, che non esclude la drammatica consapevolezza della miseria umana. L’inclinazione formale del processo creativo è in queste pagine trattenuta egregiamente in un voluttuoso abbandonarsi alla scrittura per rivelare il verbo coniugato alla storia.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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