SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO
Antonio Spagnuolo: "Levigare il finale" , La Valle del Tempo, 2026 - pag. 88 - € 14,00
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E’ innegabile che l’ultimo libro di Antonio Spagnuolo costituisca una prova complessa, probabilmente una sintesi dei suoi temi, prima di tutto, l’amore.
Il sentimento eterno, che Maria Montessori definiva giustamente come “senso”, arricchendolo di una complessità maggiore, dà al poeta la possibilità di ribadire alcune sue considerazioni; l’amore è l’avventura di un esporsi del corpo nelle sue componenti plurime di pensiero, investimento emotivo e affettivo. Non per ultimo, forza travolgente dell’eros.
La reiterazione del tema denuncia uno stato di ansia e di eccitazione costante verso tutte le manifestazioni della vita, per cui l’eros è da intendersi come forza aggregante e disgregante, angosciosamente ripetitiva ma necessaria.
La complessità è da riferirsi anche agli esiti formali del libro: uno stile accattivante, sinceramente esposto nei suoi contenuti, spalleggia, in altre zone, una sintassi a volte rigogliosa, a volte geometrica, in cui l’ “ignoranza” palese dell’esperienza umana è fronteggiata dal tentativo di verificare l’utilità di formule alchemiche del pensiero, sunti, spiegazioni, illuminazioni:
"L’idea"
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Balena e rimbalza più volte nella mente
come incisioni di bisturi all’inconscio.
Nell’alveo vasto dell’eterno, rapita e contesa
come un astro divelto nel fiato corto dell’alba,
s’allontana rapida come folgore, ed ha lasciato
il tremito della mia mano, che non raggiungi più,
perché ti vedo fuggire dalla tua musica,
che frange ancora il cuore nella resa.
Nel tuo silenzio d’oro invano levigo parole
per fermare la corsa nel vuoto ultraterreno.
Invano accendo lo scintillio delle mie notti vigili,
mentre nell’ombra s’innalza Eros, fiero
che alla morte strappa un’ultima festa.
Provo sillabe accidentate per allontanare la falce
che incrina anche il tuo nome e nasce ancora Eros,
tardivo nume della tua assenza, nel gelo di campane
e immagini dal fiato breve.
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Se accogliamo del testo, la centralità della parola “assenza”, questa si significa sia per una questione privata, ma, tutto sommato, universale, dall’altra per l’impossibilità di sintetizzare in formule l’eros che rinasce, tutte le volte che il fiato si riaccende.
L’altro aspetto del libro riguarda una dicitura più immediata, che approda alla preghiera attraverso l’ammissione di un amore più grande, quello del dio verso la propria creatura. La centralità del tema è suggerita dal fatto che i primi testi della raccolta evocano il sacrificio del Crocifisso, verso cui il poeta non indulge passivamente ad esaltazione, ma ne riconsidera la grandezza in contrasto con la limitatezza umana. La memoria dilava; ardua è la salita della ragione perché comprenda, ma il gesto rimane, ed è un gesto che è possibile comprendere attraverso la prassi dell’amore: “Eppure è lì che respira, sulla Croce, / schiacciato dalle notti anche nel buio, / in attesa della mia preghiera”.
Così aveva chiosato nella citazione iniziale Spagnuolo: “L’amore non ha bisogno dell’eternità religiosa / per continuare ad avere realtà. / Esiste come esperienza vissuta, come traccia. / Anche se il destino finale è il silenzio / la traiettoria che lo precede può essere stata / luminosa e indelebile”.
L’amore esiste, dunque, nel mentre: “Troppo scomoda l’idea del dopo, troppe vertigini!”.
Scrive ancora Spagnuolo a proposito della conoscenza: “Forse l’eternità è solo questo: / un’attesa senza voce, senza passi, / senza gli impatti del quotidiano giogo / che rallegra il sapere”.
In altri testi Spagnuolo raggiunge momenti di generosa sincerità:
"Silenzi"
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Bruciare tutto!
Che non rimanga niente
di questo mio percorso.
Rabbia donare l’intelletto all’infinito
che segue inerme nel segno di sconfitte
oltre la morte.
Rigurgito le gelosie subite
aspettando la boa che segna fine,
per lasciarmi in disparte nel vagito
che ricama l’orlo di un amore passato.
Furia senza requie ride al senso
di un oscuro rancore.
Che vale un grido se eterno sarà il silenzio?
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Poesia senile. Poesia che ci dice cos’è la senilità: riassunto, languore, rimpianto, onore e perdita: “Nel mio peregrinare la luce è morta / anche se prima rivolta alle ferite ardenti”. “Ho bisogno di te! / Di quella gioventù che custodiva segreti / ormai incatenati nel crogiuolo delle rimembranze”. “Non voglio morire! / Anche se ho consumato tutte le parole / voglio ancora offrirti le idee, le memorie, / e rinnovare l’ardore che accogliesti da fanciulla”.
Molti testi nella prima parte del libro rimandano all’immagine del rosario, fino al grido della preghiera pura: “La croce” è, appunto, una preghiera di pura bellezza che riporto per intero.
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Che i miei miseri versi diventino preghiera
verso di Te trafitto sulla Croce,
tra la luce che propone spine
ed il sangue che tinge il fiume in rosso.
Sul legno alto nel cielo le stelle
tentano un ponte per tutto il creato,
ed io povero artista ho mani vuote,
sogni spezzati, livide illusioni.
Vorrei porti il segreto con verghe d’oro
e con le pietre, e con versi
che non spariranno in fretta,
ma le mie sillabe tremano di fede,
mimando voce al ladrone smarrito.
Tu accogli il mio muto oscillare,
il desiderio di riuscire a credere,
allontanando il dubbio che corrode
e le parole del mio fragile canto.
Lama di folgori la tua passione terrena
è la ferita per il mio eterno rincorrere.
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SEBASTIANO AGLIECO



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