lunedì 21 settembre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CINZIA COPPOLA

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Cinzia Coppola: “Futuro semplice” – Ed Puntoacapo – 2026 – pag. 70 - € 14,00
Le suggestioni e gli stridori di un verso, delicatamente avvolto nel lattiginoso chiarore della luna, appaiono come incisive pennellate nello scorrere delle sezioni che realizzano questa silloge. “Geometrie della memoria”, “Frantumazioni”, “Anima digitale”, “Intermezzo”, “Autorizzare la speranza” si intrecciano, si susseguono, si amalgamano, interagiscono attraverso un filo conduttore che indaga fra le tracce vaporose della quotidianità e ricama frantumazioni che oscillano sia per la cruda realtà sia per il fascino dell’illusione.
Un flashback accende ricordi di figure che il tempo non riesce fortunatamente a cancellare e lascia spazio alla voce viva della poetessa in un canto ritmato e armonioso.
La scrittura è quella consolidata nello stile della tradizione, in un equilibrio misurato dalle ispirazioni, ben calibrata nel metro della contemporaneità, così che ogni componimento dona una musicalità che incide nel racconto, tentando di salvare le reazioni dei sentimenti e le aggressioni della realtà.
Una (pag. 25) poesia si apre con una percezione inquieta dell’esistenza collettiva: «Ci attraversa l’operato della gente» e suggerisce che l’individuo non vive mai isolato, ma è continuamente percorso, condizionato e quasi inciso dalle azioni degli altri. Il «posto illuminato» sembra allora rappresentare uno spazio apparentemente chiaro, visibile, quotidiano, ma subito l’immagine della «ruga dell’asfalto» introduce una frattura: la strada, che dovrebbe indicare una direzione, diviene il segno concreto di una superficie segnata, imperfetta, già consumata dal passaggio degli uomini. Tutti procedono verso quella che ritengono essere una meta, una direzione sicura; tuttavia il testo rovescia immediatamente questa fiducia: «Invece è sempre un posto frantumato». La destinazione non è dunque una conquista definitiva, ma un luogo di disgregazione. Anche il breve sintagma «Un verso» appare ambiguo e significativo: può indicare tanto la direzione quanto il verso poetico, quasi a suggerire che il cammino dell’esistenza e quello della poesia coincidano nella ricerca di un senso.
Cinzia qui sembra accumulare esperienze, episodi, incontri, avvenimenti, in una sorta di fame insaziabile di realtà. Il mondo è «fatto a specchi»: ogni esperienza rimanda ad altre immagini, moltiplica le apparenze e rende difficile raggiungere un nucleo autentico dell’essere. Alla fine, il movimento incessante dell’uomo conduce a una dissipazione: «dissipiamo così quel poco / che ci basta a chiamarla vita». Una radicale consapevolezza esistenziale si traccia in ciò che possediamo, fragile e precario, e proprio quel poco che viene consumato nel tentativo di vivere, conoscere e inseguire continuamente qualcosa.
Con tocco policromatico e personale si costruisce una poesia dell’estraneità e della dispersione attraverso immagini concrete che assumono progressivamente un valore metaforico. Il contrasto tra il movimento apparentemente ordinato degli uomini e la realtà «frantumata,» spezzata, accentua il senso di disorientamento. Cinzia Coppola riesce a realizzare una poesia tanto più riuscita, tanto più significativa in quanto, senza cedere a tentazioni assolutorie e nostalgiche, grazie al suo coraggioso equilibrio culturale, si pone all’altezza delle emozioni, dei sussurri filosofici, dei temi esistenziali, operando con sicuro equilibrio in una dimensione universale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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