domenica 18 ottobre 2026

POESIA = VITO SORRENTI

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"IL RAGAZZO CON LA BROCCA"
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Il vento di scirocco avvampava le ginestre
sparse fra le macchie. E le sorgive d'acqua
languivano fra le felci e non davano che gocce
al fondo delle pozze che facevano da specchio
al ragazzo con la brocca.
E tutto era secco sotto il sole di giugno
che scagliava le sue frecce sugli ulivi e sulle vigne.
E la pioggia era un sogno per le arse campagne
assediate dalla gramigna e dalle tele di ragno.
E non vi era alcun segno che lasciasse presagire
l'arrivo della pioggia sugli ortaggi e sul granturco.
E uno strascico di lutto aleggiava dentro gli occhi
e sugli alberi da frutto bruciati dall'arsura.
E il paterno dolore volse gli occhi al cielo
senza scagliare alcuna freccia.
Poi volgendoli sul volto del suo giovane virgulto
diede voce al suo sconforto: “Coltivare la terra da queste parti
è come fare la guerra a un mostro invincibile e crudele”.
E asciugandosi il sudore, disse ancora: “Fuggire
fuggire lontano da questo groviglio di spine
che trafigge le mani e insanguina il cuore.
Fuggire da questa terra avara che rende amara l'anima
e arida la vita. Fuggire da questo fuoco
che brucia ogni speranza e ogni illusione”.
E al sorgere della nuova luna, il ragazzo con la brocca
che correva a piedi nudi sui sentieri del vento
disse addio per sempre ai fiori di campo
e agli odori inebrianti di origano e rosmarino
per dare un cammino diverso al suo avverso destino.
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"IL VIAGGIO"
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Alle soglie della mia giovinezza
spinsi il mio cuore verso il mare aperto
e affrontai i perigli degli avversi flutti
per dare una rotta diversa alla mia avversa sorte.
E del mare e della rotta maestro mi fu il dolore.
E il forte desiderio di divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore sospinse le mie vele
sulla distesa delle acque.
E sollievo al mio sconforto,
nelle notti di tempesta, fu l'amore di una ragazza
dagli occhi di mare dolci più del miele.
E stella polare del mio andare solitario
alla ricerca del sapere, fu la musica delle parole
dei cantori degli ideali e dei valori più alti.
E nel corso della rotta vidi molti lidi e molti porti
e le opere dei dotti ed illustri maestri
di virtute e canoscenza.
E dissetai la mia mente
a tutte le fonti della limpida saggezza
prima di veder dileguare fra i flutti
ogni residuo della mia giovinezza.
E ora, vecchio e ricco di acciacchi,
son ritornato al mio porto segreto,
alla mia Itaca giammai dimenticata,
per risentire fra gli ulivi e le querce
il fremer degli arbusti e delle odorose ginestre,
come facevo da ragazzo,
quando, fra fruscii di frasche ed effluvi silvestri,
salivo con la brocca ad attingere acque
sgorganti dalle rocce limpide e fresche
come dal mio cuore le dolci chimere.
E ora sento, in un canto del cuore,
una profonda tristezza e un ottuso dolore.
E il dolore è tristezza per le defunte chimere.
E la tristezza è amore per la mia terra amara,
disseminata di rovi e di annose miserie.
* VITO SORRENTI

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