martedì 6 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = CRISTIANO CUTURI

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Cristiano Cuturi: “Come rondini in volo” – Ed. La valle del tempo 2026 – pag. 82 - € 16,00
La sensibilità, plasmata con semplicità e delicatezza, regala pagine che sembrano continuamente attendere un segnale che sappia stringere nella morsa della creatività le variegate emozioni che improvvisamente la quotidianità ci porge tra la sgangherata realtà ed rigore inaspettato dei confronti. La scrittura di Crisitano Cuturi si inserisce abilmente nella tradizione plasmando accenni di stesure moderne che nella maggioranza delle composizioni insiste spesso sulla recitazione della preghiera. Attrae l’apertura a questa lettura la poesia “Sulla mia chitarra più vecchia” (pag. 24) che recita:
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Sulla mia chitarra più vecchia più preziosa
ci sono i segni che ha fatto un bambino che non sapeva suonare
l’ho tenuta per tanti anni abbandonata, perché conoscevo solo pochi accordi.
Adesso che so suonare qualcosa vorrei tanto che mi ascoltasse mio padre,
adesso che tutto riposa dentro l’abbracio che da la sera,
troppo generosa e troppo donna, come una femmina che concede
la sua bellezza al mondo intero.
Proprio adesso. Io vorrei che le note di quelle corde che da poco ho cambiato,
arrivassero sino al paradiso, che credo che poi non sia così lontano.
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Chiaramente si costruisce intorno a un oggetto apparentemente semplice, la chitarra, che diventa progressivamente il deposito materiale della memoria e del rapporto con il padre. La “chitarra più vecchia più preziosa” non vale per la sua qualità musicale, ma per i segni lasciati su di essa da un bambino incapace ancora di suonare: quelle tracce infantili sono dunque una sorta di scrittura originaria, testimonianza di un tempo in cui il desiderio precedeva la competenza. La chitarra conserva ciò che il tempo non può cancellare: l’immagine di quel bambino e, insieme, la possibilità di un dialogo rimasto incompiuto. Il passaggio decisivo avviene quando il poeta confessa di averla tenuta per anni “abbandonata”, perché conosceva soltanto pochi accordi. L’abbandono dello strumento può essere letto anche come metafora di una vita sospesa: qualcosa che possiede una voce, ma non ha ancora trovato i mezzi per esprimerla pienamente. Ora, invece, “so suonare qualcosa”: l'espressione volutamente modesta contiene una conquista profonda. Non importa quanto sia grande la competenza raggiunta; ciò che conta è che finalmente il poeta sente di poter dare una forma alla propria voce e, soprattutto, di poterla offrire a qualcuno.
Quel qualcuno è il padre, inseguito ripetutamente nei suoi versi, intaccando e ricucendo memorie, evocato con una frase di struggente semplicità: “vorrei tanto che mi ascoltasse mio padre”. Il desiderio arriva però quando l'ascolto non è più concretamente possibile. Da qui nasce la tensione fondamentale della poesia: proprio nel momento in cui il figlio sente di avere finalmente qualcosa da dire, il destinatario non può più riceverlo. La musica diventa allora un tentativo di oltrepassare la separazione della morte.
Molto intensa è l'immagine della sera, “troppo generosa e troppo donna”, quasi una presenza femminile che accoglie e avvolge ogni cosa. La sera assume così un valore materno ed erotico insieme, una dimensione di abbraccio universale nella quale “tutto riposa”. È il momento in cui i confini tra presenza e assenza sembrano attenuarsi e il ricordo può cercare una strada verso l'oltre.
Le corde appena cambiate rappresentano una possibilità di rinascita della voce. Le nuove corde possono finalmente produrre note capaci di salire verso il padre: “arrivassero sino al paradiso”. Ma anche il paradiso viene sottratto a una dimensione dogmatica: “credo che poi non sia così lontano”. Quel “credo” è fondamentale, perché non afferma una certezza religiosa; esprime piuttosto una speranza, quasi una fiducia poetica. La distanza della morte può forse essere ridotta dalla musica, dalla memoria, dall'amore.
Silloge ricca e programmata nei riflessi di ricordi ed emozioni, nei tratteggi di avvenimenti e metafore completamente sciolte. Poesia della memoria filiale e della parola tardiva, costruita su un linguaggio piano, colloquiale, che acquista intensità proprio al padre. attraverso la sincerità della confessione. Particolarmente efficace è il contrasto tra il “avvenimenti della prima infanzia e l'uomo che oggi vorrebbe essere ascoltato”: in mezzo c'è tutto il tempo della vita.
Il periodo linguistico concettuale si basa su di un atto di fiducia per quei contatti sentimentali ed universali che accostano metafisica e storia, etica e scienza, amore e inganno, illusione e speranza, dubbio e fede, per una sapiente interpretazione del tempo passato e del vissuto attuale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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