martedì 20 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA GRAZIA GALATA'

***************************
Maria Grazia Galatà: “Orfani di meraviglia” Ed.Effigi – 2026 – pag. 92 - € 12,00
*
“cadute tra luce e buio/ nel rimpianto/ di una via persa” = tre versi che potrebbero essere l’incipit di un itinerario variegato e intagliato che cerca di imporre una forza rigenerante. Sillaba dopo sillaba compaiono le “vivisezioni” di emozioni e vertigini, di illusioni e preghiere, di abbandoni e ripiegamenti, di sussurri e ascolti. Lo spazio che la poetessa occupa con il ritmo musicale del verso è lo spazio dell’infinito, un’ascesa verso la brace di un focolare sospeso tra il soffio dell’infinito e la realtà quotidiana.
Si apre in una dimensione di raccoglimento assoluto, là dove il silenzio precede persino la preghiera e diventa il luogo originario di una domanda. Il «punto interrogativo» che sorge da questa sospensione suggerisce l’inquietudine dell’uomo di fronte all’esistenza, il bisogno di interrogare ciò che sfugge alla ragione e alla certezza. Non è ancora una richiesta di risposte, ma il manifestarsi di un dubbio che abita la coscienza prima ancora che la parola possa esprimerlo.
Le notti, con la loro opera discreta e incessante, «cesellano parole»: l’immagine attribuisce al tempo notturno la funzione di un artefice silenzioso, capace di modellare pensieri e sensazioni nella dimensione dell’impercettibile. In questo spazio si incontrano la noia e il sonno, definiti «vicini invisibili», presenze che accompagnano l’uomo senza rivelarsi pienamente, quasi fossero manifestazioni di un vuoto interiore o di una stanchezza esistenziale. Tutto ciò che rimane nascosto, che non trova espressione immediata, alberga «tra questa luce sopraffatta»: una luminosità fragile, forse vinta dall’oscurità, ma non del tutto cancellata.
Il tempo, pur nella sua imprevedibilità, conserva la possibilità di un dono, di un’esperienza ancora da vivere o di una rivelazione improvvisa. Molti testi si distinguono per una scrittura rarefatta, nella quale prevalgono immagini allusive e accostamenti semantici capaci di suggerire più che di dichiarare. Efficace è soprattutto il contrasto tra la luce sopraffatta e il dono di un tempo ignoto, che mantiene aperta una possibilità di attesa. La poesia di Maria Grazia si sviluppa a tratti anche come una breve scena di assenza, nella quale il ricordo di una persona amata si affaccia improvvisamente alla coscienza, senza tuttavia trovare alcuna corrispondenza nella realtà. Così «mi sei venuta in mente», suggerisce un’apparizione interiore, un richiamo della memoria che sembra quasi prendere corpo attraverso la finestra aperta. Ma oltre la nebbia, che può essere interpretata come simbolo di una percezione incerta e confusa, la figura evocata non c’è. L’assenza dell’altro diventa così occasione per scoprire una disarmonia più radicale: non è soltanto venuta meno una presenza desiderata, ma sembra essersi dissolta la trama di significati che consentiva di abitare la realtà.
Ella affida dunque a immagini quotidiane e scarne una riflessione sulla solitudine, sulla memoria e sulla crisi del senso, lasciando che sia proprio l’incompiutezza a esprimere l’impossibilità di una risposta.
“adesso guardo in su ed è/ così lontano il tempo/ in cui non sono” lievi tocchi di immersioni filosofiche.
*
ANTONIO SPAGNUOLO

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]

<< Home page