SEGNALAZIONE VOLUMI = PIER LUIGI GUERRINI
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Pier Luigi Guerrini: “L’amnistia del silenzio” – Ed. Bertoni 2025 – pag. 60 - € 15,00
In prefazione Rita Bonetti scrive: “Il viaggio tra queste pagine colme di vita, sofferenza, gioia, visione e immaginazione poetica, non è da me definitivamente archiviato come un ricordo tra i ricordi. È, anzi, un punto di partenza per il seguito di quell’esplorazione dei sentieri complessi della vita che non deve essere mai interrotto. Nell’opera di Guerrini, infatti, sembrerebbe affiorare l’insistenza con la quale ogni mistero della natura umana debba essere indagato, in questo caso con l’uso della parola più adeguata e con l’uso di un cuore pronto ad alzare il sipario al mondo e sul mondo.”
L’emozione che suscita la poesia allora è come una trafittura piacevole che cerca di risvegliare sentimenti e interrogativi, o ancora meraviglie e illusioni, o ancora memorie e desideri.
In questo panorama multicolore ecco anche il gioco acrobatico della parola:
FUORI POSTO
prova parvo privo di voce
trova torva trave di croce
selva valse troppe illusioni
rupe ch’attende acque pure.
Pasqua si prende il silenzio
tutto per sé.
traverso di fango
mi chino e piango.
rivolto nel sangue
pietà grondanti
e il cielo non è disposto
a rincorrere
il mio esser fuori posto.
nel mare di burrasche,
tante navi fuori porto.
*
Un breve ma intenso percorso emotivo che ruota intorno al sentimento di estraneità e di disarmonia dell’io rispetto al mondo. Fin dai primi versi si avverte una tensione sonora e semantica: “prova parvo privo di voce / trova torva trave di croce”. L’accumulo di allitterazioni e assonanze (soprattutto con le consonanti p, t e v) crea un effetto quasi martellante, che restituisce la fatica dell’espressione e la difficoltà del soggetto poetico a trovare una voce autentica. Il riferimento alla “trave di croce” introduce un’immagine di peso e di sofferenza che richiama implicitamente una dimensione sacrificale.
Anche il paesaggio naturale assume un valore simbolico: la “selva”, la “rupe” e le “acque pure” delineano un ambiente aspro, quasi primordiale, in cui l’illusione si dissolve e rimane soltanto l’attesa di una possibile purificazione. Il verso “Pasqua si prende il silenzio / tutto per sé” suggerisce una sospensione sacrale: la Pasqua, momento di rinascita nella tradizione cristiana, qui appare invece come un tempo di silenzio assoluto, quasi sottratto all’uomo. Il soggetto resta dunque escluso anche dalla promessa di redenzione. L’io poetico entra in scena in modo diretto: “traverso di fango / mi chino e piango”. Il fango è simbolo di caduta e di umiliazione, ma anche di una condizione terrena da cui non si riesce a sollevarsi. Il sangue e la “pietà grondante” evocano ancora un immaginario cristologico, accentuando la dimensione dolorosa dell’esperienza. Tuttavia il cielo “non è disposto / a rincorrere” l’uomo: il divino rimane distante, indifferente alla condizione umana.br />< In tutta la silloge Guerrini si distingue per una scrittura fortemente fonica e concentrata, in cui il lavoro sulle allitterazioni e sulle rime interne svolge un ruolo fondamentale nella costruzione del senso. Le immagini naturali e religiose si intrecciano in un breve percorso simbolico che conduce dalla metafora alla vertigine esistenziale, dal mistero alla incredulità. La sua scrittura appare così come una meditazione sull’inadeguatezza dell’uomo contemporaneo, sospeso tra desiderio di redenzione e la consapevolezza di una irriducibile distanza dal sacro, sospeso tra il sacrificio per il lavoro fisico ed il divertimento sotteso alle frasi.
“il freddo dirada le parole
come il passero in cerca di sole.
i pensieri accavallati
s’inseguono, si trovano,
si scontrano, s’illudono,
si scontano ai saldi di stagione.
*
ANTONIO SPAGNUOLO



1 Commenti:
Grazie di cuore.
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