sabato 11 aprile 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = LELLA DE MARCHI

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Lella De Marchi: “Le stanze di Emily”- Anterem edizioni – 2024- pag. 68 - € 14,00
Sin dall’ouverture si assapora quale sia il potenziale amalgamato in una scrittura rapida e corposa insieme, che si colloca in una linea di poesia riflessiva e metapoetica che indaga i processi della percezione più che i contenuti dell’esperienza. L’oggetto quotidiano, ridotto alla sua funzione minima (il cassetto come contenitore , ad esempio), diventa un dispositivo epistemologico: ciò che conta non è il cassetto in sé, ma il modo in cui viene guardato, pensato, isolato o reintegrato.
In quarta di copertina leggiamo: “Grazie a Lella De Marchi rientriamo nella grande storia letteraria e poetica che attraversa l’800 e si spinge fino alla prima metà del novecento, una storia densa di vertigini e drammi, e lo facciamo con il suo sguardo contemporaneo e attualissimo, per merito di una scrittura che naturalmente include e contiene istanze recenti. Cercare la prosa, quasi un’idea narrativa, dentro una forma poetica rende questa raccolta ricca di uno scorrere impreziosito da raffinate iterazioni.
La divisione dell’opera è in sezioni con i nomi delle stanze di una casa, “Le stanze di Emily”: spaesante è l’avere intitolato “Una stanza tutta per sé” quella dedicata alla soffitta. Come se Virginia Woolf entrasse di diritto nella casa di Dickinson. Un proseguimento temporale che può essere un ideale passaggio di testimone, nella tensione del gesto, nel sottile proseguire di una storia a lungo pensata, che finalmente plana in un libro che in più accoglie precise citazioni dickinsoniane.”
La stesura allora si costruisce attorno a un oggetto minimo e quotidiano che diventa progressivamente il centro di una riflessione sul rapporto tra percezione, pensiero e realtà. Fin dai primi versi, l’atto del “guardare” non è mai neutro: osservare il cassetto significa già selezionarlo, isolarlo, conferirgli un privilegio ontologico rispetto al resto del mondo. Il soggetto dichiara esplicitamente questo gesto: “lo scelgo. lo metto a fuoco. / e tutti gli altri cassetti scompaiono”. La realtà, dunque, non è data una volta per tutte, ma emerge come effetto di un’attenzione che esclude.
Si introduce una tensione tra ciò che è e ciò che appare: la visione non coincide con la verità dell’oggetto, ma con una costruzione mentale. In questo senso, il verso “sto guardando un cassetto mentre vedo quello che sto pensando” esplicita la sovrapposizione tra percezione e pensiero: non vediamo le cose, ma il modo in cui le pensiamo.
Così: “ la voce al mattino si sente una moglie tradita./ si è accorta della distanza tra la spalliera/ e il materasso, tra il capo e il fondo del letto./ (della sua distanza, forse, o forse della distanza tra sè e le cose) produce però un effetto emotivo inatteso, che riflette una proiezione del soggetto, riconosce nel destino dell’oggetto il proprio rischio di isolamento, conseguenza della selezione percettiva. Qui la poesia si apre a una dimensione quasi cosmica, in cui l’oggetto iniziale perde centralità e viene ricollocato in una rete infinita di relazioni.
La poetessa, dunque, mette in scena un doppio movimento: da un lato la costruzione soggettiva della realtà attraverso l’attenzione, dall’altro la resistenza oggettiva del mondo che sfugge a questa costruzione. Il tempo è la dimensione necessaria per attraversare questi passaggi: dal dettaglio all’insieme, dall’insieme al dettaglio, in un continuo oscillare che definisce l’esperienza conoscitiva.
La lingua è volutamente piana, quasi prosastica, costruita su ripetizioni e variazioni minime. Questa scelta stilistica rispecchia il contenuto: il pensiero procede per tentativi, correzioni, ritorni. Le iterazioni mimano il lavoro della coscienza che cerca di scardinare i propri automatismi. Non c’è slancio lirico né figurazione complessa, ma una sorta di “ascesi dello sguardo” che riduce il campo per interrogarne le condizioni.--
“riempire quello che c’è da riempire e svuotare/ quello che c’è da svuotare. Avere/ la forza di affidarsi all’ignoto per vederci/ più chiaro, chiarire senza mentire. Dare/forza all’evidenza per vedere quello che resta/al fondo del bicchiere. sapere quello che vedi,”
La centralità del soggetto seleziona, emerge una realtà eccedente, non riducibile alla coscienza. In questo senso, il testo evita sia il solipsismo (tutto è costruito dal soggetto) sia un realismo ingenuo (il mondo è dato indipendentemente): si muove piuttosto in una zona intermedia, in cui percezione e realtà si co-determinano.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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