SEGNALAZIONE VOLUMI = NICOLETTA NUZZO
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NICOLETTA NUZZO : “MOLTEPLICE” ed. Rupe mutevole – 2026 – pag. 62 - € 10,00
* Lo svolgersi accattivante di queste poesie, attraverso numerosi componimenti che portano dediche per personaggi noti, o per amici, o per il gatto, o ancora per avvenimenti storici e di attualità, ci trasporta agevolmente in un’atmosfera che sorprende per agilità di linguaggio e scelta della frase.
Si muove lungo una linea di tensione costante tra interiorità e dimensione collettiva, tra ricerca identitaria e presa di posizione politica, introducendo un paesaggio simbolico duale: da un lato l’oblio, cioè il rischio della perdita di sé, della dissoluzione nell’indistinto; dall’altro la tempesta, immagine di conflitto, di turbamento ma anche di energia vitale. In questo spazio oscillante prende forma “una storia doppia”, quella di un io che si costruisce nel confronto con il tu e con le altre, senza però rinunciare alla propria singolarità. La ricerca di un’identità “abbastanza consapevole” indica un processo mai compiuto del tutto, ma sufficientemente saldo da permettere la relazione senza smarrimento.
Più avanti il tema della discesa “nel Regno delle mie ombre” richiama una dimensione quasi archetipica, junghiana: il confronto con ciò che è rimosso, oscuro, necessario per una piena integrazione del sé. Non si tratta solo di introspezione, ma di un passaggio obbligato per dare “una forma vivente e in evoluzione” all’essere. L’identità, dunque, non è fissa ma dinamica, attraversata da tensioni e trasformazioni.
Si intreccia la stessa poetessa con forza tra la dimensione politica e quella femminista. Il “no da dire insieme alle altre” segna il passaggio dall’io al noi: la soggettività individuale trova compimento nella solidarietà e nella lotta condivisa. Il sistema patriarcale è descritto con immagini dure e violente: esso “separa e uccide i figli” per vendetta contro il corpo generativo femminile, e avvelena la terra attraverso un “maschile accecato dall’invidia e dal potere”. Qui la poesia assume un tono di denuncia, quasi profetico, in cui la violenza strutturale si riflette tanto nei rapporti umani quanto nell’ambiente.
Ella ha la capacità di ricamare registro lirico e tensione civile senza cadere nella retorica. Il linguaggio è essenziale ma carico di immagini simboliche efficaci (oblio/tempesta, ombre, terra avvelenata), che sostengono un discorso insieme intimo e politico. Muovendosi in uno spazio profondamente interiore, dove l’io lirico sembra attraversare una condizione di smarrimento e ricerca di ordine l’immagine richiama spesso qualcosa di familiare e originario, ma subito questo radicamento viene incrinato dal “peso smarrito” che l’autrice tenta di racchiudere sul cuscino: un gesto intimo, quasi domestico, che però non riesce a contenere davvero il disagio. Le “stanze ben apparecchiate dentro di me” suggeriscono un’interiorità organizzata, forse costruita con cura, ma che appare insufficiente, perché il soggetto cerca invece un “ripostiglio inerte”, uno spazio marginale dove relegare ciò che non trova ancora forma.
Tutta la raccolta si distingue per un linguaggio fortemente metaforico e corporeo, in cui lo spazio domestico si intreccia con quello psichico. La tensione tra ordine e disordine, tra grammatica e caos, costituisce il nucleo tematico principale. Interessante è l’uso di immagini biologiche e floreali, che suggeriscono un processo di metamorfosi non ancora compiuto. Lo stile, frammentato e privo di punteggiatura forte, rispecchia efficacemente la condizione di instabilità dell’io lirico, rendendo il testo coerente nella sua espressività inquieta e sospesa.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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