SEGNALAZIONE VOLUMI = ALBERTO RIZZI
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Alberto Rizzi: “Pseudo-haiku” – Ed. La linea dell’equatore- 2025 – pag.45 -s.i.p.
Tiratura di cento esemplari numerati a mano limpido omaggio primaverile ricamato da una ricerca armoniosa della parola e del pensiero.
Questi testi, definiti dall’autore “pseudo-haiku”, si muovono nel solco della brevità e dell’intuizione tipiche dell’haiku tradizionale, ma se ne distaccano per una maggiore espansione riflessiva e per una presenza più marcata dell’io. Non si tratta infatti di semplici istantanee naturali, bensì di momenti in cui il dato sensibile si apre immediatamente a una risonanza interiore.
La lettura scivola con frequenze rapide e accattivanti, soffermandoci tra pagina e pagina in esempi delicatamente luminosi, così nel componimento numero 7, “Dolce carezzare giovani alberi / urgono le api ai fiori: / continuo è l’intreccio delle anime”, la scena naturale è attraversata da un movimento armonico e necessario. Il gesto umano del “carezzare” si accorda con l’operosità delle api, creando una rete di relazioni che culmina nell’immagine finale dell’“intreccio delle anime”. Qui la natura non è sfondo ma organismo vivente e interconnesso, in cui ogni elemento – umano e non umano – partecipa a un’unica vibrazione vitale. L’uso del presente (“urgono”, “è”) rafforza l’idea di un flusso continuo, senza interruzioni.
Ancora nel testo numero 13, “Manosfioro la ruvidosa cute / d’un giovane albero; / un brivido mi ricorda promesse”, il contatto si fa più intimo e corporeo. La parola “cute” attribuisce all’albero una qualità quasi umana, accentuando la fusione tra soggetto e natura. Il “brivido” che nasce da questo sfioramento non è soltanto sensoriale, ma evocativo: rimanda a “promesse”, cioè a qualcosa di sospeso tra memoria e desiderio. Rispetto al primo haiku, qui l’accento è meno cosmico e più personale: la natura diventa specchio di una tensione interiore, di un’attesa o di una nostalgia.
Soffermandoci nel componimento numero 35, “Lo scrosciare del torrente è parola, / s’apre fra queste case: / il suono detta strada ad un pensiero”, il paesaggio sonoro assume una funzione quasi linguistica. Il torrente “è parola”: non solo produce un suono, ma comunica, orienta, guida. L’elemento naturale si inserisce nello spazio umano (“fra queste case”) e diventa principio ordinatore del pensiero. L’ultima immagine suggerisce che il fluire dell’acqua non solo accompagna, ma addirittura dirige il percorso mentale, come se il pensiero stesso fosse un’estensione del ritmo naturale.
Felicemente Rizzi mostra una scrittura che, pur ispirandosi alla concisione e all’immediatezza dell’haiku, e si caratterizza per una forte carica analogica nonché per una tendenza alla riflessione esplicita. La natura è costantemente antropomorfizzata o interiorizzata: alberi, api e torrenti non restano oggetti di contemplazione, ma diventano interlocutori o proiezioni dell’io. L’autore sembra dunque operare una ibridazione tra la forma breve orientale e una sensibilità lirica occidentale, più incline all’interpretazione e alla simbolizzazione, dove l’immagine naturale è sempre già attraversata da un significato umano.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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