SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTONIO SPAGNUOLO
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Antonio Spagnuolo: "Dìssolvenze e sussurri", Ed. la Valle del Tempo. - 2025 - pag.60 - € 14,00
Leggendo “Dissolvenze e sussurri” di Antonio Spagnuolo, mi è venuta in mente l'assai nota affermazione di Orazio: Ut pictura poësis, non solo perché alcuni testi sono suggeriti dalla visitazione di mostre di pittura (come dichiara il medesimo sottotitolo “per una mostra di pittura” di Mare e Monti, Frontiere, Tra dipinti e illusioni d'estate), ed altri sono dominati dal blu cobalto, colore della spiritualità e del sogno (come nei cieli di Van Gogh), ma perché, come il succitato poeta latino, Spagnuolo è convinto che i colori vengano usati dai pittori come strumenti di rappresentazione di idee e sogni attraverso una rivisitazione della realtà, così come i poeti si servono delle parole per pronunciare il mondo e ricreare atmosfere, come accade, per fare un esempio, nel testo Tramonto rosso (pag. 37) in cui il colore del cielo e del sole declinante viene suggerito, oltre che, appunto, dall'aggettivo “rosso”, da una sua enfatizzazione attraverso la comparazione con il sangue, lo “scarlatto” delle foglie, e, ancora, l'immagine del fuoco presente anche nel participio aggettivato “arroventati” attribuito ai volti.
Se, però, il parallelismo tra pittura e poesia si esaurisse nella capacità di creare belle e suggestive immagini, si resterebbe nell'ambito di un estetismo fine a sé stesso e nella celebrazione di un virtuosismo formale e verbale ammirevole, ma senza spessore etico, laddove l'aggettivo “etico” non va inteso come portatore di moralità strictu sensu, ma di un respiro umano che oltrepassi il significato letterale.
Lo spiega bene lo stesso autore nei versi che chiudono il già citato testo Mare e monti: «visioni che agli occhi e all'anima disvelano/ “Mare e monti” non soltanto paesaggio,/ ma viaggio dell'inconscio e del linguaggio,/ sfumature di vertigini sottili,/ nel vortice al respiro che si adagia».
Non per niente il sogno (vero e proprio teatro della mente, in cui l'inconscio si manifesta attraverso un susseguirsi di immagini che parlano un linguaggio altro da quello codificato) e la memoria (che si affida all'affioramento di frammenti di vita spesso slegati e già metamorfizzati dal sentimento e dalla distanza temporale) sono gli altri due elementi che intramano la poesia di Spagnuolo, avendo l'uno e l'altra come fulcro emotivo la passione amorosa, nient'affatto smorzata nonostante la distanza crescente della perdita, per la moglie, tant'è che mai potrebbe, quest'ultima. essere paragonata a certe donne angelicate, dopo il loro trapasso, di molta letteratura italiana, quanto piuttosto a certe figure del mito greco che conservano la forza di un umanissimo coinvolgimento emotivo in modo quasi esacerbato dalla mancanza di ogni consolazione legata ad un'ipotesi di trascendenza.
L'immagine della sposa, infatti, aderisce, nelle poesie di Spagnuolo, ad un sentimento che trattiene la concretezza carnale, la gestualità aggraziata e ammiccante, il turbamento dei sensi. Nel sogno e nella memoria ella torna palpitante e seducente, così come appaiono concreti e immersivi certi dipinti in cui l'osservatore ha la sensazione di sprofondare fisicamente. E, tuttavia, sta in questo limite della parola (o, per usare i termini definitori del poeta, la sua “menzogna”, il suo tremendo “abbaglio”) che rappresenta il reale, ma non può farlo rinascere come corpo vivente, il dramma ineluttabile (a cui ha dato voce così efficacemente un'autrice come la Pizarnik): «Ora i frammenti sono prigionieri/ dell'eterna sospensione/ e l'impudenza non placa mai le spalle/ offerte ai riflessi della tua memoria» e ancora: «Urlo il tuo nome come lupo alla luna,/ e la luna risponde,/ trasformando ogni sillaba in fantasmi».
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Franca Alaimo
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6 Aprile, Lunedì dell'Angelo 2026



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