SEGNALAZIONE VOLUMI = EMILIA BERSABEA CIRILLO
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Emilia Bersabea Cirillo: “Arsura” – ed. Telebinto 2025 - pag. 82 -- € 12,00
L’impatto, con le scelte metriche, le inconfondibili deviazioni dei significati, il tessuto lessicale e la trama sintattica, si offre in queste liriche con un quadro preciso di sperimentalismo, ben equilibrato e quasi sorprendente per le sue illuminazioni.
La poetessa riceve per il volume il primo premio al concorso Nazionale Aeclanum, che condivide una nota critica di notevole fattura.
“Arsura somiglia a un viaggio, - scrive Rossella Tempesta in prefazione- e non uno qualsiasi ma piuttosto a il viaggio, quello esistenziale per eccellenza, in cui la vita stessa consiste e nel quale il lettore viene coinvolto, cui partecipa pagina dopo pagina, seguendo – appena indietro di un passo – una guida limpida e sensibile qual è la voce della poeta stessa.”
Così una poesia, scelta a caso per interpretare il tragitto, si presenta come una meditazione sul tempo terminale dell’estate, ma progressivamente l’estate stessa diventa metafora di una stagione esistenziale giunta al limite. L’attacco, «Ultimi giorni ultime stanze ultimi fuochi», costruisce subito una scansione ossessiva attraverso la ripetizione dell’aggettivo ultimi: non si tratta soltanto della fine di agosto, ma della percezione di qualcosa che sta esaurendosi, di un tempo che non può essere recuperato. Anche l’espressione «offerte di vacanze last-minute», volutamente quotidiana e quasi prosaica, introduce una nota contemporanea: la società dei consumi tenta di vendere un’ultima possibilità di evasione proprio mentre il soggetto avverte il carattere irreversibile della fine.
Particolarmente efficace è il gioco fonico e semantico di «giorni consumati a consumare»: il verbo consumare si ripete trasformando il tempo in una merce che, mentre viene vissuta, viene anche dissipata. L’estate non è più sinonimo di vitalità e spensieratezza, ma diviene una stagione «acre», «quasi violenta», caratterizzata da un eccesso di luce, di attesa e di notte. La triplice ripetizione «troppa luce troppa attesa troppa notte» restituisce molto bene questa sensazione di saturazione: agosto non è semplicemente troppo caldo o luminoso, è un mese psicologicamente sovraccarico. Il discorso assume un tono più apertamente religioso e invocativo. Agosto è «il mese della festa / della santa Assunta al cielo», e la figura della Vergine viene evocata come possibile protezione dalla condizione dolorosa dell'io. Il «manto azzurro di misericordia» introduce un'immagine di grande tradizione iconografica mariana, ma la preghiera che segue è rivolta a una salvezza eminentemente esistenziale: «liberaci dalla solitudine / dall’uggiosa malinconia senza domani». Il passaggio dal semplice io al noi di «liberaci» allarga la sofferenza individuale a una condizione collettiva.
Cirillo qui possiede una buona compattezza tematica e procede con naturalezza dalla cronaca stagionale alla meditazione sul tempo e sulla solitudine. Interessante soprattutto l'alternanza tra linguaggio contemporaneo («last-minute», «consumati a consumare») e registro lirico-religioso («manto azzurro di misericordia»), che evita una poesia esclusivamente elegiaca e introduce una tensione tra quotidiano e sacro.
“Capita che una luce dimenticata riaffiori”, “I pensieri diventano polvere i desideri stelle introvabili”, “Una sorpresa dopo un’altra una speranza dietro alle finestre in quale luogo mi aspettano”, “Non sono mie le stanze di una casa che ritorna in mente nella controra”, “Raccolgo briciole di pane, resti di candele, tappi di bottiglia, spaghi corti, penne scariche”, “Il mondo non lo fermi perché se ne frega di te e va per la sua strada” – incisi che si alternano al ritmo della caducità e fanno della poesia un veicolo di messaggi dal sapore filosofico nella scansione ben cadenzata delle sillabe.
La parola nasce da un ascolto possibile della dilatazione temporale e determina un percorso che si alterna tra una tensione di ricerca e una dimensione di riferimenti.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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