giovedì 22 ottobre 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = DANIELA MARRA

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Daniela Marra: “Le spine del Rosa” – Ed. Colonnese – 2026 – pag. 152 - € 15,00
Dotata di una ricca documentazione epistolare, che rende vivacissimo il racconto, questo romanzo ha il pregio di godere di una scrittura impeccabile, frutto di un ottimo bagaglio culturale, nutrito da decenni di approfondimenti ed indagini.
Una storia di passione e d’arte nella Napoli del ‘600. Daniela Marra riesce a dialogare con i lettori offrendo loro un’opera intensa e originale dedicata all’immortale Salvator Rosa, artista ribelle e visionario del seicento napoletano, sul quale la scrittrice a lungo si è documentata nel tempo, conversando “oniricamente” – ma in modo costante e concreto – con l’uomo e l’artista, attraverso ricerche e letture di documenti inediti, saggi, cullata dagli avvenimenti sempre colorati che baciarono a lungo e e baciano quella Napoli di ieri e di oggi.
Porta vecchia, porta Capuana, il chiostro, gli affanni giovanili, le prime scritture con l’eleganza degli svolazzi, lo struggimento per le prime sconfitte di aspirante pittore.
Le pagine scorrono rapide con la vivace attenzione agli accadimenti e la sorprendete alternanza di lettere autografe.
Temperamento inquieto, insofferente alle convenzioni e animato da un'insaziabile curiosità intellettuale, nato a Napoli, mostrò precocemente una vocazione per la pittura, alla quale si accompagnava un'indole ribelle, incline all'avventura e poco disposta ad accettare le regole imposte dalla società. Nonostante le difficoltà economiche della famiglia, si dedicò allo studio dell'arte, frequentando ambienti artistici e cercando maestri capaci di guidarne il talento.
I suoi primi tentativi furono caratterizzati da una ricerca personale che lo allontanava progressivamente dai modelli più tradizionali. Attratto dalla natura selvaggia, dai paesaggi aspri, dalle rocce e dalle figure immerse in scenari drammatici, Rosa cominciò a delineare uno stile originale, nel quale il paesaggio diventava espressione di una sensibilità inquieta e quasi romantica, anticipatrice di gusti successivi. Le difficoltà della sua formazione lo spinsero a spostarsi e a cercare nuove opportunità, fino al soggiorno romano, dove poté confrontarsi con un ambiente culturale più vasto e competitivo.
Alla pittura affiancò presto la poesia, la satira e la riflessione filosofica, rivelando un'indipendenza di giudizio che lo rese celebre, ma gli procurò anche contrasti con gli ambienti accademici e con alcuni potenti del suo tempo. Le storie della sua giovinezza, talvolta arricchite dalla leggenda, restituiscono l'immagine di un artista insofferente alla disciplina convenzionale, pronto a difendere la propria libertà creativa. I capitoli, tutti con una data ben precisa, si accompagnano ad una lettera, molte delle quali per Giovan Battista Ricciardi. Si ricamano in colorati particolari di vita quotidiana e tessono con fervore il tempo audace e tempestoso dell’artista, che negli ultimi anni fu caratterizzato da una crescente maturità artistica e da un’intensa attività intellettuale. Dopo aver vissuto a Napoli, a Roma e a Firenze, egli si stabilì nuovamente a Roma, dove continuò a dedicarsi alla pittura, alla poesia e alla riflessione filosofica. Spirito indipendente e insofferente alle convenzioni, Rosa aveva sempre difeso con orgoglio la propria libertà creativa, opponendosi alle imposizioni del gusto dominante e alle rivalità degli ambienti artistici. La salute, tuttavia, cominciò a indebolirsi. Salvator Rosa morì a Roma il 15 marzo 1673, all’età di cinquantasette anni, lasciando incompiuti alcuni progetti e un patrimonio artistico che avrebbe esercitato una notevole influenza sulla sensibilità romantica dei secoli successivi. Con energico fascino la scrittrice scalpella la sua figura che rimane quella di un artista ribelle e anticonformista, capace di trasformare la propria insofferenza verso le regole in una nuova concezione della bellezza, nella quale il sublime, il dramma e la libertà dell’immaginazione occupano un posto centrale.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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