lunedì 2 novembre 2026

INTERVENTO = CARLA MALERBA

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Un excursus policromatico attraverso ultima poesia
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"TEMI E POETICA NELLA PRODUZIONE DI ANTONIO SPAGNUOLO"
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Lettura di Carla Malerba
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E’ in distribuzione dal mese di giugno 2026 il nuovissimo volume “Levigare il finale”- edito da "La valle del tempo" - con il quale Antonio Spagnuolo festeggia il suo novantacinquesimo compleanno, aggiungendo un tocco particolare per la sua poesia. Quasi a voler lenire la corrosione degli anni, ormai giunti ad un traguardo imbarazzante, il poeta cerca ancora una volta di amalgamare lo scandire delle ore nell’impasto avvolgente dei versi, tentando di sopravvivere tra lo sciogliersi ritmato delle sillabe.
Offre una vertiginosa partecipazione il componimento “Cenere”: "Sento perfettamente il rigore della morte che mi blocca,/ chimicamente innamorato abbandono le energie / giorno per giorno anche sognando./ Lo so! / Non potrò vedere la mia carne disfarsi lentamente/ e non potrò contare le ossa levigate, segretamente,/ supplicando un tortuoso legame alle giunture/ nel dondolante rintocco degli squilli./ Tutto è sospeso nel simbolo bruciato/ dal solito verso indescrivibile./ Quel poeta che mi punzecchia contro/ trascinando a ritroso la piaga infetta dell'invidia/ stupirà nel vedere la mia ultima sfera/ con i nastri di porpora avvolta nell'eterno."
Si sviluppa come una meditazione intensa e lucida sulla morte, percepita non come evento lontano ma come presenza concreta che accompagna il vivere quotidiano. L'incipit introduce subito una dimensione di consapevolezza assoluta: la morte non è un'astrazione filosofica, bensì una forza che limita, condiziona e rende fragile ogni slancio vitale. Tuttavia, accanto a questa percezione emerge il paradosso di un soggetto «chimicamente innamorato», ancora legato ai desideri e alle passioni della vita. L'amore e la morte si intrecciano così in una tensione continua, mentre le energie si consumano lentamente «giorno per giorno anche sognando».
Il poeta contempla l'impossibilità di assistere alla propria dissoluzione fisica. L'immagine della carne che si disfa e delle ossa levigate introduce un realismo quasi anatomico, ma immediatamente trasfigurato in una dimensione simbolica. Le giunture che supplicano un legame evocano il desiderio umano di permanenza, il bisogno di trattenere ciò che inevitabilmente tende alla disgregazione. Gli «squilli» e il loro «dondolante rintocco» suggeriscono una liturgia funebre, un richiamo che accompagna il passaggio verso l'ignoto.
Particolarmente significativa è la figura del poeta-rivale che «punzecchia» il soggetto lirico. Qui affiora una riflessione sulla vanità, sull'invidia e sulle competizioni letterarie che continuano ad agitare gli uomini (particolarmente in questi ultimi decenni) anche davanti all'evidenza della fine. La morte diviene allora il momento della rivelazione definitiva: ogni rivalità perde significato e persino l'avversario resterà stupito davanti all'«ultima sfera», immagine enigmatica che sembra rappresentare il compimento dell'esistenza, avvolto nei «nastri di porpora» dell'eternità. Il finale lascia aperta una prospettiva di trascendenza, in cui la fine biologica si converte in una forma di permanenza spirituale e poetica.
Una fusione di registri diversi: il dato corporeo e anatomico convive con una forte tensione simbolica e metafisica. Il linguaggio, ricco di immagini visionarie e di accostamenti inattesi, costruisce un'atmosfera di inquietudine esistenziale che trova equilibrio nella riflessione sul destino umano. La presenza della metapoesia, attraverso il riferimento al poeta rivale, aggiunge una dimensione autocritica che arricchisce il discorso sulla morte, trasformandolo anche in una meditazione sul senso dell'arte e della memoria. La chiusa, volutamente enigmatica, conferisce al componimento una suggestiva apertura interpretativa.
La rilevante produzione di Antonio Spagnuolo, oggi tra i grandi poeti viventi italiani, è testimonianza di un estro poetico che si alimenta di temi disparati: amore, meditazione esistenziale, dolore della perdita, celebrazione della bellezza e della gioia, rievocazione del ricordo. Ad essi si aggiungono elementi paesaggistici e cromatici di grande effetto.
Leggere le sue sillogi mi induce a soffermarmi su questa sua capacità di diversificare il linguaggio, di rispettare la musicalità del verso, di commuovere senza voler commuovere, il tutto legato a un concetto di amore che rimane oltre il tempo, anche se non più tangibile. Non c’è titolo di un suo libro che non richiami l’immagine di Elena, amore di una vita, passione della gioventù e dell’età matura, senile rimpianto, sua accorata solitudine.
Tra le sue raccolte mi piace menzionare qui, tra le altre, “Ricami dalle frane”, titolo significativamente ossimorico nell’assegnare ai sostantivi “ricami” e “frane” la potente, immaginifica visione di due momenti esistenziali in opposizione tra loro: il trionfo dell’amore e l’avvento della morte.
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"Incorreggibile destrezza degli anni
l’intreccio della fiaba e del timore,
se madreperla a merletti ricamava
l’impertinente speranza delle labbra
La poesia iniziale che apre la raccolta rievocando l’amore di Catullo per Lesbia, attraverso reminiscenze classiche e il ritmo della versificazione produce suggestioni e armonie liriche notevoli.
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"E ancora baci!
Ancora più di mille,
se l’apostrofo rosa ha le vertigini
tra le parole t’amo.
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Un’altra silloge che si impone per i suoi temi e per la delicatezza con cui Spagnuolo sfiora le tematiche amorose è “Futili arpeggi”. La raccolta si apre con una riflessione dell’autore sul fare poetico e sul processo che precede la stesura della poesia e si delinea poi come ritmo eleggendo spesso nelle sue composizioni l’endecasillabo, il verso che meglio si confà alla narrazione in versi nella nostra tradizione letteraria.
Senza voler scovare vocaboli altisonanti ci basterà iniziare col dire che la poesia è principalmente musica, ritmo che specialmente con l’endecasillabo ritorna nel segno che la penna incide, Ma questa musica vien fuori da quel mistero che tutti noi conserviamo nel nostro sub conscio, nel luogo segreto del pensiero, che avviluppa le nostre circonvoluzioni cerebrali e diviene canto (Cos’è la poesia? - Antonio Spagnuolo "Futili arpeggi" pag.7)
Altra caratteristica presente nella produzione poetica di Spagnuolo è il tema memoriale, una costante che si intreccia con svariati altri temi; con essa il poeta intende affidare alla poesia il compito di richiamare le immagini del passato grazie alle numerose sollecitazioni che attinge dal presente.
Così il tema del ricordo, diviene asse portante di una ispirazione rivolta all’interiorità di un tempo che risplende nei versi, vivo e presente come non mai.
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"È giunto il tempo di chiudere i conteggi/ e affido il mio bagaglio di poeta All’illusione dell’eternità. /Futili arpeggi dunque, i versi, la poesia, l’amore? No, se ancora si affacciano/ tracce di gemme e di immortalità."
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E ancora amore, paesaggio e cromatismo connotano i suoi versi di note, cadenze ed effetti del tutto particolari.
"Anche la luna riflette le illusioni/ che la notte prepara tra le onde/mentre luccica il ventre tuo nel mare/tra sorrisi e perle luminose." (Dissolvenze e sussurri, 2025)
Ecco, la poesia è danza di parole e immagini, è sospiro e canto, fiaba e accadimento.

"Il preludio sorprende ogni verso,
rincorrendo i colori di un arcobaleno
tra le note del tramonto: illusione di fuochi
che tra i piedi e le mani avemmo in abbandoni.
Le tue braccia una fiaba senza fine,
una fiaba incisa tra le mura, ogni mattina,
che poteva squarciare l’attesa
nelle armonie dei silenzi.
Il raggio del respiro era negli occhi,
nelle palpebre appena socchiuse dal risveglio,
inquiete o illuse di stanare nuove immagini.
Grido sul foglio gli abbandoni del tuo corpo
ora che solo un lamento mi risveglia."
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(“Fiaba” in “Svestire le memorie,2019)
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CARLA MALERBA

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