martedì 2 marzo 2021

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANNI MARCANTONI


***Gianni Marcantoni – Complicazioni di altra natura***puntoacapo Editrice – Pasturana (AL) – 2020 – pag. 75 - € 12,00
Si tratta di una raccolta di poesie non scandita e compatta che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il volume è prefato da Alessandra Paganardi che, con le sue parole acute e piene di acribia. entra felicemente nel merito di una definizione del testo con lo scritto Per non essere distratti dal niente. Programmatico il titolo "Complicazioni di altra natura" che sembrerebbe avere una connotazione pessimistica non di un pessimismo cosmico di stampo leopardiano, bensì di un pessimismo che sembrerebbe individuale, che si riferisce presumibilmente al vissuto privato e pubblico del poeta.
Se la vita dà scacco un po’ a tutti con tutte le sue contraddizioni tipiche dell’essere sotto specie umana anche nel postmoderno occidentale nell’era di internet, e-mail, sms e di tutti gli strumenti che la rendono liquida e velocissima le inevitabili complicazioni nel quotidiano sono più acute per il poeta rispetto al non – poeta e attualmente ancora di più per il fenomeno pandemia.
Il discorso potrebbe continuare con la constatazione che i poeti e le poetesse sono persone ipersensibili ma, attenzione, non per questo devono essere annoverate necessariamente come persone deboli, anzi la poesia stessa, la leggerezza dell’esistenza stessa, se controllata dal poeta può divenire uno strumento vincente nel confrontarsi del poeta con la realtà. Quindi anche se le complicazioni della vita sono di varia natura il poeta può superarle come ogni persona, un po’ facendo uso di strategie come il difendersi e migliorare la propria capacità d’amare, un po’ ricorrendo alla scrittura poetica salvifica perché il male è sempre in agguato e questo prescinde dal parallelismo etico – estetico che ha i suoi limiti intrinseci.
Entrando nel merito della poetica di Marcantoni si constata innanzitutto che si può definire antilirica e antielegiaca e predomina in essa un fortissimo senso del dolore e della morte che provoca emozioni nel lettore e che è gridato e debordante e forse non efficacemente controllato.
Sia che l’io-poetante si ripieghi solipsisticamente su sé stesso, sia che si apra all’alterità, un tu del quale ogni riferimento resta taciuto, la sua parola icastica fa i conti con l’autocompiacimento nel suo essere veramente detta con una viscerale urgenza. Ma non è un’angustia fine a sé stessa quella di Marcantoni che attraverso la sofferenza non manca d’intravedere un possibile approdo nel mare – magnum di un mondo caotico e di una vita stessa che, per dirla con i pragmatisti americani, è sempre degna di essere vissuta. Colpisce la chiarezza dei versi e la densità metaforica e sinestesica crea talvolta accensioni fulminanti con spegnimenti successivi che potrebbero essere correlati al senso del dolore suddetto.
La felicità sembra essere una lontana possibilità: un vento puro ha sradicato il nostro albero felice, scrive il poeta e il discorso complessivamente potrebbe essere considerato come affabulante e il poeta è perfettamente conscio della funzione che può avere la poesia nel suo vissuto.
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Raffaele Piazza

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