POESIA = PIETRO LUCIANO BELCASTRO
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" I "
Discendi nel buio
sulla nudità della sconsolata plaga
usa al grigiore
e posa il tuo candore.
Mi sveglierò a una chiaria
che inghiotte la parola,
in quel silenzio
che stride sotto i passi
e avvolge la vasta distesa,
ad un tratto tutta uguale.
Nell’aria diffusa di biancore
lameggerà la confusa piana
tra l’eco di una più antica scena:
uno sguardo dalla finestra
al lampione,
e un sonno più lieve.
Non era una ierofania,
era solo neve.
*****
" II "
Fu nel tripudio
che la carne si credette immortale,
in quell’afa lugliesca
che scalpitava tra la vasca del Villoresi
e i campi di grano;
tra garbugli di rovi
lo sterrato metteva a ripari
dove consumavano le puttane
il rito triviale; la sfida continuava
ad ogni istante
e si consumava poi poco lontano
senza quasi lasciare traccia.
L’ora s’assottigliava lenta
fino a sera.
-
Si scoprì poi vieppiù disabitata
vieppiù assiduo facendosi il rintocco,
maceria dove s’affoltano rantoli
e vaghi scampoli di memoria;
si scoprì abbandonata
in quella penombra che prelude
alle solitarie vie,
avare di sguardi e voci,
dove si frangono ad una ad una
le certezze, e dove infine
non rimane che un foglio bianco
su cui scrivere una parola
che possa dire di un altrove
immoto e solatio.
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"Le strade non hanno parole"
Onusta di scarpe e ruote che passano, e via,
la strada è restia a tradire
i suoi segreti, storie e destini dei viandanti,
tanto più ora che nulla trapela dal catrame
se non da qualche crepa, cippo o gora,
non ha parola
ma terra e sassi vivi, quali esili rivi
a trame di smemorati tempi
che nei riverberi del silenzio,
lungo il viaggio che scollina la materica nullità
verso le remote e diafane radure,
verso la perduta età,
portano ancora ai casolari di pietra,
tra gli echi di un antico cicalare
e il lavorio dei campi,
ai fremiti degli ulivi
tra i gemiti degli amanti
e un confuso sberciare.
Chiusa a rocca dentro i propri cigli,
la diresti omertosa,
nella sua solitudine però talora si confida
e ci svela quelle grida, quei bisbigli.
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"Nei rari giorni"
Nei rari giorni in cui discioglie i densi veli,
lasciati i palazzi, un sole invernale
trapunge la vetrata
e rilascia sulle nude pareti
e sul freddo guanciale
un tremulo chiarore
che declina l’orrido strapiombo
in assolati pendii,
dove calche di memorie dimenticate
si riscoprono uguali
e un muto vociare sussurra
le immortali parole.
Così mi riesce lieve un sorriso.
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PIETRO LUCIANO BELCASTRO
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