venerdì 21 marzo 2025

POESIA = LINO ANGIULI


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Si fa presto a dire “Poesia”: meglio dirlo, e dirlo pure ad alta voce, dopo aver navigato nel mare aperto delle “poesie”, che sono davvero tante quanto quelle che potremmo anche definire, ossimoricamente, “politiche poetiche”.
Si pensi che dentro la stessa “casa comune” o “genere” che dir si voglia possono coabitare il Cantico delle creature di San Francesco e Une saison en l’enfer di Arthur Rimbaud. Altrettanto marcata ed evidente è la differenza tra la proposta di Dante Alighieri di fare dell’amore un potente strumento di salvezza escatologica, attraverso un percorso evolutivo della coscienza individuale e storica, e la sublimazione letteraria, pur ricca di eccellenti variazioni sul tema, con cui Francesco Petrarca ha trattato il suo privato sentimento amoroso facendone un canone ancora oggi praticato nelle tante coniugazioni del lirismo, che spesso trovano il loro epicentro in un onnivoro ego, facilmente esposto a derive egolaliche e persino esoteriche. In comune ci sarebbe solo la versificazione.
Un altro esempio di posizioni talmente differenti da essere contrastanti? All’inizio del secolo breve, in Italia, un ipocondriaco giovane torinese prematuramente morto di tubercolosi, Guido Gozzano, nell’opporsi alla mitomania dannunziana, compiva un gesto rivoluzionario scrivendo “Mi vergogno di essere poeta”, mentre Giuseppe Ungaretti, soldato, si accingeva a scrivere “Sono un poeta / un grumo di sogni”, per esaltare una forte vocazione alla parola possibilmente numinosa. E possiamo fermarci qui con gli exempla.
Quindi? Viva il relativismo? Quindi: e naufragar… m’è amaro in questo mare?
No, cari amici praticanti poesia. Tutte queste differenti esperienze costituiscono solo un enorme patrimonio a disposizione di chi decida di assumere la responsabilità della propria irripetibile voce coscienziale, dopo averla appostata cercata scavata inseguita annusata trovata riconosciuta al fine di darle forma, previo diuturno confronto con le altrui voci. Toccherà poi ai critici, militanti o accademici, e ai sedicenti addetti ai lavori individuare formule catalogazioni famiglie tendenze generi e sottogeneri.
Ciò che conta è che ognuno compia il proprio viaggio conoscitivo grazie alla bussola eccezionale che comunemente chiamiamo “poesia”. Come tutte le bussole però, ̶ si sa ̶ basta un nonnulla per rendere l’ago indeciso e oscillante e confuso: tocca quindi a ogni ricercatore mirare a individuare la posizione/direzione/rotta, che auspichiamo dinamica e fertile per sé e per gli altri. Come ogni viaggio, ovviamente, i pericoli sono tanti, come ci spiega nonno Omero, capostipite occidentale dei poeti: bisogna innanzitutto scansare le sirene narcisistiche legate al ruolo, evitare il richiamo delle “scuole” e dei “modelli” abbondantemente disponibili nel supermercato degli “ismi”, e tanti scogli non facili da affrontare. Ma ̶ tutto sommato e tutto sottratto (nonché alla luce della mia esperienza cinquantennale) ̶ il gioco vale la candela per arrivare a poter fare di quella flebile candela un candelabro ricco di luci, assai utile per orientare il cammino della civiltà.
In tal senso, la giornata odierna è proprio quella giusta per formulare e rivolgere a tutti auguri di “buonapoesia”, variante di “buonavita”.
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Lino Angiuli, 21 marzo 2025
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"COLOR SALVAVITA"
Maestrale s’aggira negli orti di marzo
per fare il solletico ad ogni verzura
scampata al rovescio dei mali cervelli
venuti ad armare al posto di amare
ma ci basta un’erre a cambiare le carte
e quanti rumori potremmo aggirare
uscendo da questo terreno infestato
da vermi rimasti arretrati a covare
cavando la ruggine e litri di bava
che fa rovinare ogni ardita salita
dal rosso accecante a un color salvavita.
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= Foto di Giuseppe Di Palma

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