POESIA = CINZIA PANUCCIO
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"MEDITERRANEO"
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Lungo le coste color dell’oro,
tra bergamotti e cedri
tracce di viaggiatori erranti,
rincorrono leggende e miti
senza tempo,
gitani in un mondo sconosciuto.
In mezzo alla tempesta,
pezzi di legno,
danzano tra le maree.
Sono i resti dei barconi
agitati da acque impetuose,
tra corpi che non hanno nome
e volti che raccontano storie.
Sono le tratte percorse
da gente disperata,
anime innocenti,
come opere d’arte
trafugate come merci.
Li vedi fluttuare inermi,
tra lunghe estati e gelidi inverni,
in attesa di essere salvati,
affamati, stremati,
sono i nuovi emigrati.
Spesso senza documenti,
sognano nuovi paradisi terrestri
li vedi tendere le mani verso i salvagenti.
Morti viventi, sopra pozzanghere di illusioni,
sogni spezzati, in attesa di chi ti porti sulla riva un fiore.
E fai finta di niente, sordo e cieco difronte alla morte,
da quel dolore che lacera il cuore,
quella pelle trema e gli occhi cercano un bagliore.
Ma all’improvviso un abbraccio ti stringe,
un viso sorride, cela nuove sfide,
una forza motrice ridona la vita
ad un fiore reciso, senza preavviso.
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"IL FIORE D’ORO"
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Attraversi deserti e tempeste di vento,
fragile come un fuscello d’argento,
vestita di mille colori
porti in Italia nuove tradizioni.
Come una dea che rinasce dal mare
allunghi le braccia per farti aiutare
lasci barconi e vite spezzate
la tua casa con bocche affamate.
Arrivi di notte tra onde furiose,
con scarpe rotte e poche cose,
qualche foto, una gonna, un fermaglio carino,
con il sogno di un nuovo destino.
Donna straniera sotto un unico cielo,
non sei diversa sotto altra bandiera,
porti le tue radici e cammini infiniti
ma resti vittima di pregiudizi.
Donna migrante
di questa terra sei parte integrante,
una ricchezza di resilienza
insegni il valore dell’accoglienza.
Cresce il rispetto e la comprensione
per chi arriva da un’altra nazione,
splendidi occhi delicato pallore
arrivi leggiadra dritto al cuore,
diventi il simbolo dell’integrazione.
Abbassi muri, scavalchi confini,
magari solo per lavare dei gradini,
o raccogliere frutta in grandi giardini.
Ma in questo prato così colorato,
cresce un seme quasi fatato,
ha il volto d’oro di chi è abituato
a resistere al tempo cristallizzato,
è il fiore della speranza
donna migrante
hai concluso il tuo viaggio
appassionante.
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"L’amore che uccide."
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Pretende ogni respiro, ogni soffio di vita
vive dentro il tuo cavum come un parassita,
ti attira con false promesse, è una calamita.
Brucia la tua anima nuda, oramai eremita,
dov’è finito il tuo spirito libero, in questa assurda vita.
Speme che mente sulla cattiva sorte,
si compiace spavaldo delle verità distorte,
inutili corse in ospedale tutte le volte
stà zitta o pian piano,
ti riempie di botte,
principessa prigioniera, smarrita dentro la sua torre.
Una tempesta squarcia il cielo,
all’improvviso fiero sferra un pugno a bruciapelo,
troppo nervoso,
mentre si scusa per aver perso il controllo,
con fiori in mano bello come uno sposo.
Un ciclo tossico che ogni volta si fa perdonare
una bomba a tempo che non riesci a disinnescare.
Fragile e leggera come una piuma da spezzare
respiri tremante di paura pensando che
la prossima volta ti potrebbe accoltellare,
e ti inginocchi a suoi piedi,
per farti perdonare.
Ad un tratto cerchi di ribellarti al gaslighting adulatore,
scheggia impazzita
con una forza inaudita,
ma poi lo guardi commossa ed invaghita
mentre non ti accorgi che
pian piano all’inferno sei finita.
Le tue lacrime ataviche sono gocce di vetro
scivolano su un tempo imperfetto dal colore tetro,
su mancati sorrisi ed istanti rubati,
sogni d’amore fugaci oramai accantonati.
Parole nere come la pece
si infiltrano tra le lenzuola in punta di piedi
in un silenzio sfumato fatto di fede.
Lucciole e stelle nella notte buia,
ti amo, ripete sotto la luna
usa una maschera convincente
fatta di mille promesse che valgono un niente.
Pentita, sfinita, tradita, cerchi accecata una via d’uscita
donna fatta di ferro si, ma arrugginita.
Oggi il tempo si è fermato difronte a questo abisso maledetto
uno sparo deciso dritto al cuore
nessun rimorso, nessun errore.
Senza pietà uccisa,
si sgretola così un’eternità breve e sbiadita,
si sgretola così una giovane vita.
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CINZIA PANUCCIO



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