SEGNALAZIONE VOLUMI = DANIELE RICCI
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Daniele Ricci: “La macchina da cucire” (geologia del dolore) – Ed. Puntoacapo- 20125 – pag.108 - € 15,00-
Il richiamo persistente alla geologia è in queste poesie come il filo conduttore di un vissuto che si ricama pagina dopo pagina raccontando intermezzi temporali e incisioni memoriali, ombre vorticanti nel paesaggio e fulminee apparizioni di figure, pennellate per colorare il tramonto e profumi di abeti ed altre foglie, inseguire il volo dei gabbiani e affrontare esplosioni di violenze che urtano il presente.
A pagina 79 incontriamo un riflesso stilato che dà nome al volume e mi piace centellinare tra i versi per entrare nella scrittura del poeta:
“la macchina da cucire
per scoprire il dolore del mondo
rapsodo per legare
cielo e terra
enigma e senso
o quel nulla che arriva.
Lei contava le ore il 13 novembre 2018,
arrivò al pronto soccorso
con la polmonite da legionella
e un’insufficienza respiratoria acuta.
Chiedeva in cambio sabbia
per la clessidra.
Mi guidava la parola di mia madre,
era febbrile e dispnoica
nella preghiera che mi assorda
e mi lascia senza nome.
Da più di un anno
la dispnea è receduta.”
* Essa costruisce un itinerario del dolore attraverso immagini domestiche e visionarie. La “macchina da cucire” diventa simbolo di una ricomposizione impossibile: non serve più a unire tessuti, ma a “scoprire il dolore del mondo”, trasformandosi in strumento poetico e conoscitivo. Il termine “rapsodo” richiama la figura antica del cantore che cuce insieme frammenti di storie; qui il poeta tenta di legare “cielo e terra”, “enigma e senso”, cioè di dare ordine all’esperienza della sofferenza e della morte. Tuttavia la tensione verso il significato si arresta davanti a “quel nulla che arriva”, espressione che suggerisce l’irrompere dell’assenza, del vuoto e del limite umano. Il tono narrativo e autobiografico è evidente. La data precisa, “13 novembre 2018”, conferisce concretezza memoriale alla scena del ricovero ospedaliero. Il dettaglio clinico non raffredda il testo, ma accentua il contrasto tra il linguaggio medico e la dimensione simbolica della clessidra, immagine del tempo che si consuma. La richiesta di “sabbia” appare allora come un’invocazione estrema a prolungare la vita. Centrale è la figura materna, la cui parola continua a guidare il poeta anche nel momento della malattia. La preghiera “che mi assorda / e mi lascia senza nome” esprime invece una crisi dell’identità e della fede: il dolore rende impossibile ogni definizione stabile del sé. Il verso finale, “Da più di un anno / la dispnea è receduta”, introduce una quiete solo apparente: il sintomo fisico si attenua, ma resta intatto il trauma interiore.
Ecco che Daniele Ricci intreccia la quotidianità ad una rapsodia capace di evidenziare il dolore nella fusione di registri differenti: il lessico giornaliero e medico convive con immagini metafisiche e simboliche, producendo una poesia di forte intensità elegiaca. La frammentazione sintattica e l’assenza di punteggiatura marcata favoriscono un andamento di respiro spezzato, coerente con il tema della dispnea. L’oggetto concreto – la macchina da cucire, la clessidra – assume un valore allegorico, secondo una linea della poesia contemporanea che trasforma il dato biografico in interrogazione universale sul dolore e sul tempo. Centrale è anche la dimensione della memoria familiare: la madre non è soltanto presenza privata, ma figura archetipica di origine e perdita.
“La poetica di Ricci – scrive Fabrizio Lombardo in prefazione – per rimanendo legata ad una tradizione che dal simbolismo giunge alla scrittura lirica del Novecento per arrivare ai poeti di oggi, riesce a collocare la sua voce all’interno del pulviscolo complesso fatto di relazioni storiche e naturali che il mondo contemporaneo ha generato e che sono fonte dello straniamento di cui questa poesia si nutre.” Ed in effetti la musicalità di queste composizioni riesce ad essere presente nella scansione delle sillabe, che evocano costantemente il ritmo necessario per quella dinamica intensa, scaturita dalle emozioni, dalle evaporazioni del pensiero filosofico, dalle incursioni del sub conscio, sempre pronto a condividere effusioni e tristezze, illusioni e frammenti di memorie.
Le intime incertezze dello scrittore, le calde immersioni del sentimento, gli approcci velati di un abbraccio al dolore, le cifre stabilite dalla sorte per un requiem di sangue, il giusto confine tra gli azzurri del cielo e le negazioni inferte dalle trafitture quotidiane, lo stringersi attorno al fuoco in un senso segreto e il filo spinato che impiglia un palloncino, sono i numerosi fotogrammi che si susseguono come un vertiginoso arcobaleno che sprizza dalla penna del poeta.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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