domenica 3 maggio 2026

POESIA = ORIETTA MOSCHITTI CHISARI

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“ Specchio delle nostre brame”
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Chiedimi se è mia la chiglia
che ha squarciato il fondo
e se sepolte nei solchi di fanghiglia
stanno in stracci le fole d'un facondo.
Di rimando farò di me il tuo specchio,
specchio delle tue brame
vissute, arse, gettate dentro un secchio
domando la regina e il suo reame.
Mira a pelo d'acqua l’ardire tuo involuto
e quel volto acerbo tuttora mai cresciuto,
chiedi a lui il senso dell’andare, tornare,
dire tacendo, tacere dicendo,
e quel restare senza saper restare.
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“Il nome delle cose”
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Avrei voluto dare un nome
a quell’aura dal colore bruno, a quella voce acidula d’agrume,
a quei silenzi affogati di parole,
al cuore fievole nutrito di digiuno.
A fianco mi camminava il gelo,
sulla pelle d’agosto sotto il sole
o in autunno quando s'abbruna il
cielo.
Di questo enigma tu avresti trovato
il centro,
dalla circonferenza attraversando il raggio,
e lì, ferma avresti scolpito il nome.
Ma qui non sei Madre e dunque ti subentro,
vago nel cerchio senza un ancoraggio,
affondo, riemergo, inciampo nel suo nome.
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“Meringhe”
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Tintinna nel piatto l’amabile forchetta,
è silenzio lapidario quel tuo sguardo
e trafittura della dura madre,
uno schizzo rosso sulla camicetta,
dunque l'amore non è che folle azzardo.
Ma dove andranno le parole meringate
mutate in ombre come tante ladre?
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ORIETTA MOSCHITTI CHISARI

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