SEGNALAZIONE VOLUMI == FLAVIA COSMA
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Flavia Cosma: “Elegie e altre poesie” – Ed. Giuliano Ladolfi editore – 2025 – pag. 148 - € 15,00
Per la traduzione in francese (testo a fronte) di Giuliano Ladolfi una avvincente raccolta di poesie che invitano a tuffarsi nella tessitura dei legami dell’essere stato e dell’essere ora, intrecciata tra l’intimità delle passion i e il dubbio delle incertezze, tra i crepitii dell’amore e il silenzio della solitudine, tra l’incertezza del pensiero ricorrente e le illusioni colorate.
“La poesia di Flavia Cosma – si legge in uno degli interventi che arricchiscono le numerose postfazioni - è come una materia sottile che si allunga, vola, torna, permea l’aria, segue i tuoi movimenti, si attacca alla tua pelle. Elegie e altre poesie ha una dimensione gnomica che supera l’espressione pura dello stato di mente poetico come immanente e prende il sopravvento, indicando una sorta di stato trascendente come orizzonte. Non solo la poesia penetra ovunque, ma sembra anche uscire da tutto per trascinarci ancora più in alto nel campo dei misteri. Queste poesie vivono pienamente nel loro tempo, confortandoci nella fede nell’inevitabile ritorno della primavera.”
Il linguaggio è quello armonioso di chi compie un viaggio diafano, perché riflette il luccichio delle immagini attraverso le riflessioni dei sentimenti, amore e delicatezza, finezza e vertigini.
Gran parte di questa poesia costruisce una visione della realtà sospesa tra contemplazione e rinascita interiore. Come il gesto naturale della pioggia che viene trasformato: non “cade”, ma “danza”. Questo slittamento lessicale muta il significato dell’esperienza quotidiana, perché ciò che normalmente richiama malinconia diventa invece movimento armonico, quasi musicale. Tutta la lirica che scelgo è attraversata da questa leggerezza: gli uccelli “ondeggiano nel vento”, la canzone “risuona”, l’arcobaleno addolcisce il paesaggio. La natura non è semplice sfondo, ma partecipe di una sorta di rito liberatorio che coinvolge anche l’io poetico.
Il centro della poesia si trova nelle domande: “Come essere ancora tristi? / Cosa ci fa sempre male?”. Qui emerge una tensione esistenziale che però viene subito superata dalla forza della danza, simbolo di un’energia capace di vincere il tempo e la sofferenza. Il tempo, infatti, “sconfitto”, perde la sua corsa incessante e “scende umilmente nell’eternità”: un’immagine molto intensa che suggerisce una pacificazione profonda, quasi spirituale. Anche la morte sembra dissolversi in questo stato di sospensione serena: “Non c’è più fretta, / Non c’è più morte”. L’attesa finale non è più angoscia, ma apertura fiduciosa verso qualcosa di infinito, accompagnata dagli elementi naturali che diventano segni di consolazione.
La scrittura di Flavia convince per la sua limpidezza espressiva e per la coerenza simbolica delle immagini. Il linguaggio è semplice ma musicale, costruito su ripetizioni che molto spesso rafforzano il tono incantato del testo. Alcuni passaggi sfiorano una dimensione quasi mistica, senza però perdere immediatezza emotiva.
E ancora: “Nel negozio di fini porcellane e di cristalli,/ dove sto per svenire, / solo se decidessi / da che parte cadere,/ davanti, dietro o di lato, / prendendo a caso un calice, raffinato, / un uccello su un supporto, una farfalla, un fiore.” Una scena di apparente eleganza — il negozio di porcellane e cristalli — che in realtà custodisce una tensione estrema, quasi esistenziale. Lo svenimento imminente diventa metafora della fragilità umana: il soggetto non teme tanto la caduta, quanto le conseguenze che essa provocherà nel mondo circostante. La scelta “da che parte cadere” suggerisce l’illusione di poter governare almeno il modo del crollo, anche quando la rovina è inevitabile. Gli oggetti raffinati, i calici, gli uccelli e le farfalle evocano una bellezza delicata, destinata a frantumarsi al minimo urto. Il caos dei frammenti e delle grida rappresenta allora la dissoluzione improvvisa dell’ordine quotidiano. Ma compare un angelo, figura silenziosa e quasi misericordiosa, che introduce una dimensione spirituale inattesa. La sua ala bianca che “spazzerà il pavimento” trasforma la distruzione in gesto di pietà e di ricomposizione. Lo stile è limpido e narrativo, ma attraversato da un forte simbolismo che rende la poesia intensa e visionaria.
Molti ancora gli incipit della poetessa: visioni tra sonno e veglia, figure che si stemperano come fantasmi, la fine di una relazione, il martellare dei ricordi che tornano come macigni. Tutto fortunatamente espresso con la musicalità necessaria allo scandire delle sillabe nel verso.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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