mercoledì 13 maggio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA ROMPIANESI

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Andrea Rompianesi: “Arcaismo a fronte” – Ed. Transeuropa/nuova poetica- 2026 – pag. 52- € 15,00
XXI composizioni, quasi tutte “quartine”, si rincorrono in queste variopinte poesie di Rompianesi, chiaramente impregnate ed impegnate da uno sperimentalismo del tutto personale e per tal ragione efficacemente singolare.
Egli oso dire “gioca” con le parole, gioca rincorrendo gioiosamente i vocaboli e ricercando la sopita potenzialità dei lemmi arcaici per riproporli accanto in versi contemporanei.
Immagino che la sua ricerca sia stata ed è impegnativa, forse anche faticosa, immersa com’è in un ricamo di centinaia di termini, che donano ancora oggi un ritmo ed una esplosione singolare, e volgerli in una versione contemporanea .
Per comprendere a pieno questa operazione di scrittura mi limito ed esaminare una poesia, scelta a caso:
“VIII”
Rarificativa scherna frontale
impedica allotta invenia
sonevole e allenia cumpater
rusponi elucidati vadati
lenendo esterminevole costinci
//
Divenuto rado l’inganno d’origine
distoglie allora il perdono
risonante e lenisce complice
ricchezze dichiarate passate
placando da luogo distruggitore
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La poesia si sviluppa in due movimenti distinti ma complementari. La prima sezione appare come una sorta di lingua deformata, quasi pre-verbale, in cui le parole sembrano spezzarsi e ricomporsi in un magma sonoro: “Rarificativa scherna frontale / impedica allotta invenia…”. Qui il significato non è immediatamente logico, ma fonico e intuitivo. Il lettore entra in uno spazio di sperimentazione dove il linguaggio perde la sua funzione comunicativa tradizionale e diventa materia viva, pulsazione, tentativo di dire l’indicibile. È come se il poeta volesse mostrare la nascita stessa della parola, ancora incerta, incompleta, ma carica di tensione emotiva. Nella proposta a fronte, invece, il discorso si chiarisce e si apre a una dimensione riflessiva: “Divenuto rado l’inganno d’origine / distoglie allora il perdono…”. Qui emerge chiaramente il tema dell’inganno primario, forse legato alla memoria, all’identità o alla condizione umana. Quando questo inganno si rarefà, il soggetto poetico sembra attraversare una fase di consapevolezza dolorosa ma necessaria. Il perdono, che potrebbe salvare o riconciliare, viene “distolto”, quasi rifiutato, mentre il linguaggio si fa più meditativo e insieme apocalittico. L’ultima immagine, “placando da luogo distruggitore”, lascia intuire una possibilità di quiete nata proprio dalla distruzione, come se il dolore potesse trasformarsi in purificazione.
Il poeta mostra una forte impronta sperimentale, vicina alle esperienze della neoavanguardia e alla poesia fonetica. Utilizza la frantumazione lessicale non come puro esercizio stilistico, ma come ricerca di un livello più profondo della parola poetica. Il contrasto tra il caos linguistico iniziale e la maggiore chiarezza della seconda parte crea un percorso di emersione del senso, dove il lettore passa dall’oscurità sonora a una rivelazione solo parziale e inquieta. Ne deriva una poesia intensa, che privilegia la suggestione e il valore evocativo del linguaggio rispetto alla narrazione lineare.
Nella nota in appendice Giorgio Bonacini scrive: “E dove c’è stupore c’è un continuo riavvolgimento di sensi che provano a districarsi, ma di nuovo si riagganciano, anche in operazioni apparentemente tecniche che diventano, invece, tentativi di avvicinare le energie di un pensiero con le innumerevoli sfaccettature della poesia.”
Ecco un bagaglio culturale da centellinare e possibilmente ponderare, rincorrendo le onde magnetiche dell’incessante ritmo delle sillabe.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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