lunedì 11 maggio 2026

POESIA = ILARIA CESARINI

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Acqua potabile -
È il verso dell’albero
la luce contraria che risponde e che
sta alle radici come l’acqua inversa
dopo la pioggia di poco fa.
-
Prova a chiederglielo se hanno preparato la casa, il fumo della brace che brucia l’oro della stella;
l’ultima, quella che neanche un cielo possiede
e che sradico ogni notte, sulla corteccia che era
lacrima dura sul mio dito.

Ma non confonderti
se i discorsi si fossero placati
non sarebbe
-
stato possibile arrivare fino a qua
tu con l’aquilone spento io con le iniziali sulla
schiena, alle prese con natali e castagne,
un ossario di propositi.
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Restare -
Resto qui, tra i panni stesi e il cane che abbaia
al vuoto del pomeriggio.
-
C’è una donna alla finestra
che non saluta più nessuno,
un campo che si lascia arare dal silenzio,
un vecchio che dice buongiorno al vento
come fosse un figlio tornato.
-
Non cerco più miracoli,
mi bastano le crepe nei muri,
i nomi scritti sui citofoni
che resistono
alle famiglie che cambiano.
-
Ogni giorno è un paese da abitare:
con la paura,
con la luce che cade obliqua
sulle mani che non fanno più male.
-
Resto.
Perché qualcuno deve restare
a dire che anche la solitudine
è una forma di patria.
* ILARIA CESARINI

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