sabato 9 maggio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIUSEPPE IULIANO

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Giuseppe Iuliano: “If the Scarecrows Had Voice” – Gradiva publications - 2026 – pag. 90 -- $ 15,00
In elegante veste tipografica ecco l’ultima raccolta di Giuseppe Iuliano, valido promotore di cultura e ottimo autore, con pregevolissima traduzione delle poesie in inglese di Michele Delli Gatti.
"Se gli spaventapasseri avessero la voce"-
Una raccolta serrata e rigidamente controllata che si offre con la genuinità di un frutto profumato e maturo.
Storie di vita quotidiana che sembrano diventare un racconto ricamato con attenzione tra memorie lampeggianti e visioni che allertano, tra le incisioni della natura che colora l’Irpinia e i pensieri che sfiorano di tano in tanto l’aura filosofica, tra le semplici illusioni che sfollano i recinti di nuvole e l’amore indelebile per la terra natia.
“Merletto di natura è corona ai monti
qui verde sparso che si sgrana
o s’addensa a filari, contorni di paesi.
Nel mio borgo la torre campanaria
-alfiere disfatto e disarmato-
svetta bianca come le nuvole
con cui spesso si confonde
in greggi cocciute da sempre in fuga
transumanza e ricovero di ogni stagione….”
* Il maggior numero di poesie si costruisce come un intenso quadro della civiltà contadina abbandonata, dove il paesaggio naturale e quello umano si intrecciano in una malinconica meditazione sul tempo e sulla perdita. Il “merletto di natura” che incorona i monti restituisce un’immagine delicata e viva della terra, fatta di verdi sparsi, filari e paesi sospesi nella memoria. Tuttavia, questa bellezza è subito attraversata dal senso della dissoluzione: la torre campanaria, definita “alfiere disfatto e disarmato”, diventa simbolo di una comunità ormai fragile, privata della sua forza identitaria. Le nuvole in fuga e la “transumanza” evocano un continuo movimento della vita, ma anche la precarietà di ogni radicamento.
In sospensioni varie emerge la figura dell’io lirico, un “guerriero solitario” che assume i tratti del custode estremo di un mondo in declino. Il ricordo dell’infanzia contadina, quando costruiva spaventapasseri con “paglia e stracci”, assume un valore simbolico: quelle “maschere di padrone” rappresentano l’antico tentativo dell’uomo di dominare la natura e proteggere il raccolto. Oggi però il poeta si sente “sfiancato”, moderno Priapo impotente davanti allo spopolamento delle campagne, alle “case chiuse” e ai terreni invasi da rovi ed erbacce.
Il poeta con sussurri incalzanti accentua il tono amaro e teatrale della comunità: il mondo contadino appare come “fondale di terre antiche”, abitato da “figure senz’anima”, quasi marionette private della loro autenticità. La poesia diventa così elegia civile e personale insieme, denuncia della perdita di un rapporto genuino tra uomo, terra e comunità.
La scrittura di Iuliano si distingue per la forte capacità evocativa e per un linguaggio che unisce realismo rurale e tensione simbolica.
Le immagini sono dense, spesso visionarie, e costruiscono un’atmosfera di desolazione attraversata da nostalgia e resistenza morale. Notevole l’uso di metafore epiche applicate alla quotidianità, che conferisce alla poesia una dimensione insieme lirica e civile.
Alcune figure vengono stagliate con l’accortezza dell’orafo, presentando personaggi che “inseguono “sogni di croste depresse” o, alternando, cesella manifestazioni festive della piazza centrale, ripete allusioni al tempo trascorso, discute in silenzio sulle assenze familiari.
Versi che riescono a mantenere la musicalità necessaria allo scandire delle sillabe, tra endecasillabi o settenari, tra proposizioni senza metro e brevissimi accenni.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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