mercoledì 10 giugno 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ROBERTO CASATI

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Roberto Casati: “Dalla casa controvento” – Ed. Puntoacapo – 2026 – pag. 120 - € 16,00
Sergio Daniele Donati scrive in prefazione: “La poesia di Roberto Casati, in questa raccolta, si presenta come un itinerario che attraversa la memoria personale e collettiva, la genealogia familiare e la storia civile, il paesaggio naturale e la dimensione amorosa. “Dalla casa controvento” non è un mosaico di frammenti isolati, ma un organismo che respira, che si muove tra le stagioni della vita e le stagioni della storia, con un tono sobrio e meditativo, capace di trasformare il quotidiano in simbolo e di collocare la vicenda privata dentro un orizzonte più ampio.”
Sin dai primi versi il sussurro si sviluppa come una delicata meditazione sul tempo vissuto e sul valore dei piccoli momenti che restano nella memoria affettiva. Dall’incipit, “Nel tempo che resta”, emerge la consapevolezza di una stagione della vita che volge verso una maturazione interiore.
L’immagine della vendemmia richiama simbolicamente il raccolto delle esperienze, dei sentimenti e delle emozioni sedimentate negli anni. Le tracce di mosto sulla “bianca camicia” diventano segni concreti di una partecipazione intensa all’esistenza, quasi impronte lasciate dal vivere stesso. A questa dimensione della memoria si intreccia quella dell’amore e della condivisione. Il palloncino colorato che sale verso il cielo suggerisce leggerezza, speranza e desiderio di elevazione, mentre l’incontro degli occhi e il cuore felice disegnato agli angoli evocano una tenerezza spontanea e quotidiana. Le “parole leggere” scambiate davanti a un caffè restituiscono il valore delle piccole intimità che spesso custodiscono il senso più autentico di una relazione.
Il poeta ripercorre idealmente molti cammini compiuti insieme all’altro, alludendo spesso ad una profonda partecipazione umana ed emotiva. L’orizzonte spalancato e il sole che si muove tra le nuvole lungo un “corridoio di uscita” suggeriscono una prospettiva di apertura e di passaggio, quasi una riconciliazione tra il passato custodito e il futuro che si prepara.
Linguaggio semplice e fortemente evocativo, quello del poeta, costruito attraverso immagini quotidiane elevate a simboli esistenziali. Procede a tratti per frammenti visivi che si susseguono con naturalezza, creando un’atmosfera di dolce nostalgia e serena contemplazione. Particolarmente efficace è l’alternanza tra elementi concreti – la vendemmia, il caffè, la camicia – e aperture simboliche verso il cielo e l’orizzonte, che conferiscono al componimento una dimensione lirica e riflessiva di notevole equilibrio.
Il ritmo si staglia attraverso versi che appartengono alla musicalità del canto ed esprime un sentimento di smarrimento esistenziale o di dolorosa ricerca della memoria. Il soggetto lirico appare "in fuga dal vento", immagine che suggerisce precarietà e instabilità, mentre contempla un orizzonte che sembra irraggiungibile. La "scatola senza cielo" rappresenta uno spazio chiuso, limitato, quasi una metafora della condizione interiore in cui il poeta tenta di recuperare, tra le proprie carte, gli anni trascorsi e le relazioni perdute.
L'assenza delle "lampare in attesa" accentua il senso di solitudine e di mancanza di punti di riferimento, mentre le musiche che arrivano da lontano evocano ricordi sfocati e ormai irrecuperabili. Nel vano tentativo di ritrovare tra i propri vizi ciò che realmente desidera, il poeta avverte che anche le parole perdono consistenza e significato.
Il finale è particolarmente intenso: l'"ultimo verso" della poesia a pagina 41 è “fragile” e, nel tentativo di trattenerlo, si spezza "in mille sillabe". L'immagine suggerisce l'impossibilità di fissare pienamente l'esperienza e il ricordo attraverso la scrittura. La poesia diventa così una riflessione sulla fragilità della memoria, sul fallimento della comunicazione e sulla difficoltà di dare forma compiuta al dolore e al tempo perduto. Qui una metrica che denota un buon artigianato riesce ad essere ritmata anche senza impegnarsi nelle sillabe della frammentarietà. E le figure si stagliano in un pentagramma in cui le note glissano uno iato atemporale:
“il suono dell’organo abbracciava il profumo/ ultimo spiraglio un cespuglio di more rosse”
Sembra che il poeta sia consapevole di essere un artefice che respira una certa modernità, tra il frastuono della quotidianità e il vuoto della solitudine, tra la memoria che appartiene ad un tempo indefinito e la sintonia della realtà che ci abbraccia.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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