domenica 19 luglio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIANNA COLAFATI

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Marianna Colafati: “Anatomia del bianco” – Ed. Transeuropa 2026 -pag. 72 -
Il volume è in uscita per i tipi di Transeuropa e a breve saranno disponibili dati editoriali e schedina di presentazione
In apertura l’autrice scrive: “Anatomia del bianco è un’indagine poetica che si muove lungo il confine sottile tra il corpo, la memoria e il trauma, cercando una lingua capace di ricomporre i frammenti di un crollo.
La silloge vive di una duplice tensione espressiva: da un lato, una linea lirico-esistenziale che scava nella natura, nel silenzio, nell’acqua e nella pietra come elementi di resistenza e guarigione; dall’altro, una spinta fortemente materica, quasi industriale, che si scontra con l’asfissia del cemento, il ferro, la ruggine e l’elettricità sterile dei non-luoghi contemporanei.
Articolata in quattro movimenti interni, l’opera accompagna il lettore attraverso le macerie del trauma fino alla riconquista del senso, dove il “bianco” cessa di essere la superficie muta e cieca dell’urlo per farsi, finalmente, chiaro immenso.”
Un esempio di scrittura che risuona della matrice musicale delle sillabe, per “quel respiro che restringe la gola”, per “un graffiante ronzio che parla”, per “il riverbero del sole sopra il catrame che fuma”, per “i macigni che scavano la terra”, per “il vuoto che rispecchia la cecità”. Una frequenza rimarchevole che allude, che incide, per le sue connotazioni di spazio e di quiete, di incertezze e di illusioni, intrise dalle delizie della contemplazione o da una sorta di elegia del tempo trascorso.
La raccolta si presenta come un itinerario di conoscenza che attraversa le zone più fragili dell'esperienza umana, trasformando il dolore in occasione di ricerca e di rinascita. Già dal titolo emerge una tensione significativa: il "bianco", generalmente associato alla purezza, alla luce o al silenzio, viene sottoposto a una vera e propria "anatomia", quasi fosse un corpo da aprire, osservare e comprendere nelle sue fibre più nascoste. Il bianco non è quindi uno spazio vuoto, ma una materia viva, stratificata, che custodisce le tracce del trauma e della memoria.
Lungo un percorso di ricomposizione interiore, dove il linguaggio poetico tenta di dare forma a ciò che appare irrimediabilmente frantumato dove ogni immagine sembra nascere da una tensione continua tra ciò che è stato spezzato e ciò che ancora cerca una possibilità di esistere. La poesia diventa così esercizio di ascolto, gesto paziente di ricostruzione, capace di raccogliere i frammenti dispersi dell'identità.
La struttura in quattro movimenti conferisce alla raccolta una forte coerenza narrativa. Il lettore è condotto attraverso una sorta di viaggio iniziatico: dalle macerie del trauma si approda lentamente a una nuova consapevolezza, in cui il bianco cambia natura. Esso non coincide più con il vuoto o con il silenzio dell'annientamento, ma diventa spazio di apertura, luce ritrovata, possibilità di riconciliazione. Il verso conclusivo, con il riferimento al "chiaro immenso", suggerisce un approdo che non cancella il dolore, bensì lo trasfigura in una forma di conoscenza più ampia e profonda.
Notevole compattezza progettuale per la capacità di fondere riflessione esistenziale e ricerca linguistica. La scrittura, sorvegliata e intensa, alterna registri lirici e immagini di forte concretezza materica, costruendo un tessuto poetico ricco di tensione simbolica. Il percorso dai luoghi della frattura a quelli della possibile rigenerazione conferisce alla raccolta una solida architettura interna e una significativa forza emotiva. Ne emerge una poesia contemporanea che non rinuncia alla complessità del pensiero, ma riesce a trasformare il trauma individuale in un'esperienza di valore universale, restituendo al lettore un senso di speranza conquistata attraverso la consapevolezza.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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