giovedì 27 agosto 2020

SEGNALAZIONE VOLUMI = SILVANO TREVISANI

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Silvano Trevisani : “Le parole finiranno, non l’amore” – Ed. Manni 2020 – pag.128 - € 13,00 -
Le poesie che Silvano Trevisani porge con attenta selezione sembrano tessere un lungo colloquio dai mille sgargianti colori, proposto come una singolare sfaccettatura della quotidianità che ci aggancia e ci spinge verso le onde della filosofia. Il martellare di sentimenti in onda nella nostra vicenda terrena, dal dolore alla gioia, dal sussurro alla preghiera, dalla verità agli artifici, dal silenzio ai sogni, dalle illusioni agli strappi, dalle reminiscenze alle attese, è sempre motivo di poesia, tesa nel ritmo musicale che la distingue. A tratti il dettato diventa racconto, un calcare i momenti in cui: “Lo sguardo s’invaghisce dei vuoti/ grandezza e umiltà di vite fuori luogo./ Era un satellite di mondo senza rotta, abitato/ dai nessuno che potevano/ vivere e scomparire senza accredito. Bastava,/ per il loro, il nome del padrone/ a dare al mondo un numero sembiante./ Era un mondo universo,/ di odori incrostati al loro nido/ dove l’unico volo dei braccianti/ era il pane puntuale sulla mensa,/ e una tazza di latte, rubato alle stelle verso sera, e versato/ nei secchi, avidi di mattino.”
Ogni occasione per il poeta diventa fantasma creativo, che nasce dal bisogno di esternare l’esperienza del vissuto, alla ricerca di quelle emozioni che sono trafitture del famoso “male di vivere”, male spesso rassicurante, che amalgama la vicenda del carisma profetico o accenna al distacco dal gioco patetico dell’incanto. La tessitura entra in conflitto con la negazione ed affiora nel desiderio di monitorare epifanie, sempre nel bisogno inconscio delle armonie perdute, contro la trasfigurazione delle ossessioni e dello spaesamento, contro il dettato di teoremi che ci costringono a rimanere troppo spesso senza risposte.
La funzione del poeta, nella pagina scritta come nella memoria, nell’illusione, nel dichiararsi, consiste nell’esprimere folgorazioni che illuminano, consiste nel promuovere nuove sentenze e figure, nuovi modi di sentire, nuove luci delle stille di una storia, sempre avvinto dal valore rappresentativo della metafora.
Numerose identità fluttuanti scandiscono, nella poesia di Silvano Trevisani, la specularità dell’ “io”, tra le continue intermittenze di un repertorio variegato, capace di spostare la traiettoria del dicibile nell’approdo liberatorio della parola. Il poeta vive una sorta di magia del verso, che “arde di voluttà repressa”, nell’illusione “di consegnarsi all’eternità”, un dispiegamento discontinuo che tende verso le scene che rinnovano le immagini, un ricamare mutamenti di vita palpabili come eventi del tempo fragile e insicuro.
“Lavorare/ non stanca se ripari/ navi che sfidano burrasche,/ nei capannoni grigi di fatica./ C’è troppo sole fuori, non importa,/ qui refoli di salsedine/ dissipano il silenzio/ nel martellare delle macchine utensili.”
Frammenti di cosmo fanno ressa per avere un contatto fisico con la molteplicità oggettiva, creando con i versi la suggestione del simbolo, l’ossidazione della ragione, la trepidazione di tensioni da differire.
Anche se suddiviso in undici capitoletti il volume ha una tematica unica, che si sviluppa in varie onde lunghe, che sembrano voler comunicare messaggi diversi, tra ossimori e slittamenti, libere associazioni di idee e baluginare di speranze, sino alla sosta desiderata sussurrando: “E qui sono rimasto a macerare/ in un frastuono di pensieri ventosi, gli impasti/ di felicità che vivemmo,/ in una stagione diversa./ La voglia di recupero, a fine incontro,/ che l’arbitro di solito non lesina.”
Lo scenario anticipa e trascende l’espressione verbale e diventa condizione musicale, diventa il palcoscenico della rappresentazione che il poeta vorticosamente identifica fra luci ed ombre dell’inquietudine. L’imprevedibilità dissolve la girandola.
“Che senso avrebbe, se no,/ aver vissuto, aspettando un’insipida morte,/ per sparire dalla storia. Non credete/ a chi dice che la vita è nella memoria/ di chi rimane! Nessuno rimane abbastanza/ per ricordare il colore degli occhi/ e i sogni che vi galleggiavano, nessuno/ può vivere per voi. E poi,/ la vita sta solo davanti, quello che è passato/ è passato,/ l’eternità ricomincia da domani.”
Riproporre le astrazioni e immergersi nella realtà, in un labirinto invisibile e magico che ci trattiene fino alla fine, nelle segrete affinità dell’immaginazione.
ANTONIO SPAGNUOLO

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