sabato 11 aprile 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALENTINA MELONI

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Valentina Meloni: “L’evidenza del vuoto” – Ed. Ensemble – 2022- pag. 84 - € 12,00
Il fuoco principale che riscalda queste poesie è la capacità di plasmare il quotidiano e ricondurlo al sorriso che spesso si sofferma al sentore di un mondo che circonda tra “le pareti in intonaco a vernice” e “il fingere l’amore che non siamo”.
Valentina Meloni parla, sussurra, suggerisce, ammira, riflette, ripropone, affonda nel verde del prato o dona con delicatezza una perla d’amore.
Mi piace allora indicare, scelta a caso, una poesia per entrare nella sua ricerca della parola:
"Ci sono giorni pieni di ombre
chiuse a chiave tra i muri
e coperte sfatte di sogni.
Avrei voluto muovere i desideri
far ripartire un tempo nuovo
ma tutto si ferma sempre
a quello che ci manca: l’amore
- Mi ricorda un verso-
È il mancato appuntamento.
Tu non ci sarai alle 6,50
di questo giorno qualunque
non ci sarò io a dirmi mare pane.
Se ne andrà, tra le nebbie dell’alba,
vagando in esausta esistenza
una bambina rubata alle ore."
-
Si costruisce attorno a un’atmosfera di sospensione e mancanza, dove il tempo e lo spazio sembrano contrarsi in una dimensione interiore segnata dall’assenza. Le “ombre chiuse a chiave tra i muri” evocano una condizione di clausura emotiva: non solo un ambiente fisico, ma soprattutto uno stato dell’anima in cui i ricordi e i desideri restano imprigionati. Le “coperte sfatte di sogni” suggeriscono un’intimità violata o incompiuta, come se il sogno non fosse più rifugio ma traccia di una disillusione. Tensione tra volontà e immobilità: “Avrei voluto muovere i desideri / far ripartire un tempo nuovo”, ed ogni slancio si infrange contro una stasi inevitabile. Questo blocco esistenziale trova la sua causa profonda in ciò che manca: “l’amore”, definito con grande efficacia come “il mancato appuntamento”. L’immagine è semplice ma potentissima, perché trasforma un sentimento astratto in un evento concreto e quotidiano, mancato per sempre. L’orario preciso, “alle 6,50”, rafforza questa dimensione realistica e accentua il senso di perdita: il dolore non è vago, ma puntuale, scandito nel tempo.
Il finale introduce una figura simbolica, “una bambina rubata alle ore”, che sembra incarnare l’innocenza sottratta, il tempo perduto o una parte fragile del sé condannata a vagare “tra le nebbie dell’alba”. L’alba, tradizionalmente momento di rinascita, qui si rovescia in uno spazio di smarrimento, sottolineando l’esausta condizione esistenziale del soggetto.
Colpisce per la sua capacità di coniugare immagini concrete e tensione lirica, costruendo un linguaggio essenziale ma denso di suggestioni. L’uso di dettagli quotidiani, come l’orario preciso, si intreccia con simboli più ampi, rendendo il testo accessibile e al contempo profondamente evocativo. Particolarmente riuscita è la definizione dell’amore come “mancato appuntamento”, che condensa in una formula memorabile il tema della perdita. L’intero componimento mantiene un equilibrio efficace tra introspezione e visione, dimostrando una sensibilità poetica autentica e consapevole.
La metrica di tutta la silloge dichiara una personale capacità di scrittura, che riesce fortunatamente a mantenere quel ritmo necessario nel creare musicalità nel verso. Ella ricama figure tra “la pazienza di chi sorregge il cielo” e “la danza delle dita sui tasti bianchissimi della vita”, tra i “sepolcri di mattoni e polvere” e “un pianto trattenuto di petali di neve”, visoni che rendono il cromatismo scintillante della lirica intessuta di preziose metafore.
ANTONIO SPAGNUOLO

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