martedì 20 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANNALISA RODEGHIERO


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Annalisa Rodeghiero: “Opposte verità” – Ed. Mac Comunicazione – 2025 – pag. 92 - € 14,00
Il titolo così esplicito di questa silloge dichiara apertamente il tessuto ricamato che la poetessa cerca di proporre in un alternarsi di liriche adagiate alla tradizione e di prose poetiche ricche di sospensioni salvate dallo sperimentalismo puro.
Il ritmo musicalmente accorto si stempera nelle tre sezioni del volume: D’estasi e paura, Interludio, Rive di vento, nelle quali il filo ininterrotto del “racconto” è sorprendentemente policromatico per quegli adagi che insistono tra metafore e simboli, tra pensiero ed emozione, tra interrogativi e sfioramenti filosofici, tra fulminazioni e conquiste. Ed alcuni passaggi, anche se si presentano con un tono strettamente colloquiale, riescono a mantenere quella scansione musicale che fa del fraseggio una composizione dal verso lungo fuori dalla metrica.
“Smembrarsi, disperdere, sovvertire/ andare senza dire, venire e dire/ l’estasi radiale, trattenendo/ un prodigio di suoni// dentro la stanza un’altra/ stanza ni ampiezza d’intese/ soprassalti interiori dentro/ un tempo inesplorato.”
L’esperienza del quotidiano dilata sussurri che cercano di “sollevare un sipario tra la splendenza tenue di nuvole ossessive” e “la vita che è questo transito dell’anima nel suo continuo farsi dentro il rovescio delle cose”.
L’emozione, sempre intrappolata tra le vertigini delle immaginazioni che incidono sulla parola, si manifesta nel suggestivo crepitio dell’amore, nel sogno che germoglia, nella frantumazione dei gesti, nel ronzio delle assenze, per divenire simbolo e gioiello.
Scrittura piana e scorrevole che attraversa verticalmente la realtà, piccole frammentazioni o impetuosi confronti, desideri inespressi o illusioni clandestine, idonee ad abbracciare una luccicante espressione della personale proiezione.
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ANTONIO SPAGNUOLO

POESIA = MARIA TERESA COPPOLA


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"Mancare"
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Nel tuo mancarmi
infinito restante
ancora m' assale
finitezza infinita
che sa solo sostare
nel punto cieco dove
più immenso appari,
familiare, troppo amato
a un fremito d'anima
dal mio -per te- ritrovarmi.
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"Ottobre"
-
Non è mare di foglie né tappeto.
È fine silenziosa
centellinata e dolce
come canto sotto voce
ti accompagna nel sonno.
E ci puoi stare.
Resistenze e riserve si sciolgono.
Scivola di seta il sipario, non pesa
e senza parole, finalmente
senza ansia di senso
lontano ti asseconda a in- finire.
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"La gente della poesia"
-
Sogni a prova di tempo
- non contar mai quel che si perde-
volti sospesi, solo alfabeti
mai soluzioni concrete
alla farsa di vivere
un estraneo cammino
inventato da altri.
La gente della poesia è uva
che tra le foglie si nasconde
dove pampini lancia
la vite-vita nel vuoto.
Tatuatori dello spirito
in cassa integrazione
trascorrono strade senza angoli
tagliate da luce fredda
che umida tristezza distilla
e non risponde.
Nemmeno un alchimista passa
a tramutare veleno in medicina.
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MARIA TERESA COPPOLA

lunedì 19 gennaio 2026

SEGANALAZIONE VOLUMI = IGOR GIAMMANCO


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Igor Giammanco: “Come una cosa del mondo” Ed. Puntoacapo 2025 – pag. 62 - € 12,00
Già dall’intestazione, così semplice ed ingombrante allo stesso tempo, la bizzarria si accende per un’indagine del quotidiano o dell’imprevisto, come sono del resto le incidenze delle cose del mondo. “Se a partire dal titolo – scrive Dario Talarico in prefazione - è possibile rintracciare la ricerca di un linguaggio in grado di tornare alla sua matrice ineludibilmente relazionale – e relazionale in senso cosmico, di restituire dignità allo stesso essere umano, privandolo della sua posizione di sedicente supremazia –, in analoga misura, fin dalle prime pagine, la parola dell’autore si riconosce e si ribadisce minuscola, si vuole sé stessa. Senza posture e senza pretendersi.”
Le ombreggiature delle figure sono allora abbozzate con la punta di un lapis e con molta energia poi messe in evidenza da un continuo sospendere interrogativi e proposte, che rendono la poesia un “singolo abbraccio del momento esistenziale”.
“Rimani, c’è qui/ abbastanza mondo/ cielo larghissimo. / C’è da colmarsi/ vastissimi/ dentro un abbraccio, dal ventre/ esplorarsi/ il bene e il male, darsi/ altre bocche/ altra fame. / Se vai/ mi farò valigia/ mi farò stazione.”
Appare lo scandaglio che accompagna il pensiero per illuminare ogni passo che ispira sia alla dimensione globale, sia al particolare privato, che cuce e ricuce lo scambio dell’impazienza.
“C’è un senso nello stare/ uno nel passo, un centimetro/ dove farsi minuscoli una distanza/ da lasciare intatta. / C’è da abitare/ un abbandono. / Farsi terra/ immobili/ franare.”
I momenti prendono forma plasmabile e necessaria per divenire organizzazione ideale ad eliminare i nostri limiti, tra “i corpi in macerie” e la “scarsità del tempo che resta”.
Raggio dell’interiore e crescita garantita la certezza dell’essere, l’enigma e il senso dell’esistere, tra le insistenti domande che spingono ad investigare tra metafore e simboli, tra sogni e consapevolezze, tra similitudini dell’ora e “frantumi della contentezza”.
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ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 17 gennaio 2026

POESIA = GIANFRANCO ISETTA


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"INCRESPATURE"
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Sono le increspature
dei sogni a proporsi
in fronte come rughe
nel silenzio degli occhi
e senza tregua splendono
a percuotere gli anni.
Siamo solo sequenze
essenze temporali.
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"QUEL VENTO…SE ALLUNGHI LA MANO"
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Si porta via qualcosa del fogliame,
accumulato come una memoria,
e lo conduce senza alcun programma.
fino a incontrare l'insperato appiglio
di un vecchio ramo nudo di speranze.
Un leggero respiro quotidiano
che spinge verso la parete bianca
dove l'attende quella breccia aperta
che s'intravede ... se allunghi una mano.
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"NOSTALGIE"
-
Non venite a spargere nostalgie
come il sale d'inverno sulle strade.
Appassiscono i fiori, solo i petali
restano al centro dell'inquadratura
e non lasciano nulla d'intentato
nel proclamarsi disformi nel cambio
irreversibile. L’acqua scorrendo
scioglie i ritorni e quel profumo di blu
che ora aleggia nei dintorni ne abbrevia
l’orizzonte, pertanto siate allegri
e intermittenti che tutto s'attorce
intorno e nel suo ricomporsi invano.
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GIANFRANCO ISETTA

venerdì 16 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = VALERIA DELL'ERA


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Valeria Dell’Era: “Senza unico filo che conduca” (poesie 2013-2020)- Ed. Eretica – 2023 – pag. 68 – s.i.p.
I sentimenti passano il setaccio, dal semplice accenno dell’invida alla tiepida carezza dell’amore, dagli ingombri pressanti del quotidiano ai fulminanti lampeggi dell’inconscio, dagli attimi del libertinaggio ai caldi momenti dell’imprevisto.
Uno scorrere di versi che ricamano, con una determinata sicurezza stilistica, dal tocco personale aggiornato, una specie di racconto policromatico che accenna a volte a meditazioni ovattate, a volte a ben incisivi interrogativi che cercano di scavare anche nelle “frazioni di secondo”.
Simpatica originalità il constatare che quasi la totalità dei titoli apposti alle composizioni hanno anche la funzione del primo verso.
“Ieri t’ho visto gli occhi, / farsi cuccioli cattivi:/ il nostro amore/ è un autunno/ di troppo. / (La fitta continua/ della punta/ di un campanile.) / Ieri ti ho visto gli occhi/ farsi cuccioli cattivi.”
Valeria Dell’Era intreccia emozioni intime a pennellate di paesaggi, a scontri del dicibile ed usuale, a incisioni delle idee variegate, realizzando così uno tappeto morbido di fantasie, che si declamano agevolmente come smeraldi incastrati nelle sillabe.
Il cavaliere/ viene dall’orizzonte/ ed è sul suo destriero/ solleva terra oscura/ al suo passaggio. / Io come tutti/ sono lungo la sua retta linea/ dalla parte opposta/ messa lì dal Giocatore di scacchi.”
Angolazione che non conosce sbarre, per un ruolo centrale che afferma fenditure da svelare, all’interno di un “fascino universale”, che tratteggia veli filosofici avvolti nelle affinità del ritmo.
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ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 15 gennaio 2026

POESIA = GIULIANA DONZELLO


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"Collane d’erba"
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Sotto questo specchio di luna
s’adorna di presenze la luce
nell’attimo fermo del tempo;
solleva le mie braccia il vento,
ali d’uccello in volo nella sera.
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Tornerò con loro a questa battigia
dove il cuore di mille donne ha pianto,
legato da invisibili collane d’erba.
E tu, vento grato, rendimi a loro.
Che cantino gli alberi e delle acque
i loro cristalli di lacrime versate.
-
S’annuncerà sereno il giorno,
smorzerà i bagliori di lune diamantate
su un prato che già di verde sfavilla.
Non avrà miglior spazio da abitare
la voce di ragazzi votata al canto,
e la mia, così lenta e pacata
che per loro ha ridestato la cetra.
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"I sopravvissuti"
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Siamo stati reduci di giorni fucilati
con le pallottole delle restrizioni.
Feriti sul campo delle solitudini
hanno spurgato sangue i nostri pensieri,
sono volati nell’aria tumida i sorrisi,
piume d’oca con cui abbiamo scritto
l’oltre alle pagine del nostro libro:
vite di fatiche le nostre, e d’incomparabili
emozioni che hanno legato
insieme il mio domani al tuo.
-
Siamo usciti superstiti dalle battaglie
di un tempo che si è dissolto
nelle nubi di fumo di alte ciminiere.
Noi, costruttori di un nuovo fondale
su cui trabocchi oggi di colori,
mio sole alto che mi calamita:
la scena è variegata, profonda,
sul quadrante di un molle orologio
scolpita,

perché siano altri a leggere nel libro
il finale della nostra vita.
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"La clessidra"
-
I miei versi sono parole
che maturano in una coppa
per farmi sentire parte
della luce di un tramonto,
di un rosa d’alba che apre
il mio risveglio al giorno.
E fronda io divento d’albero
custode di un nido canterino,
gioia del cuore e della vita calore.
-
Lagnanza non serbo per le stagioni
mancate, e quelle che non sono,
per le piogge che non arrivano,
per gli improvvisi acquazzoni.
Da sempre cerco un posto in cui sono
stata e che mi è rimasto dentro,
ma nessun luogo mi appartiene
di presagio o tenerezza trasmutata:
abbaglio di fedeltà ritorna
con i giorni feriti dall’insonnia.

E mi prende una brama, un desiderio
di resurrezione, prima che una fine altera
della mia clessidra svuoti la sabbia.
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GIULIANA DONZELLO

sabato 10 gennaio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCO MEZZETTI


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Marco Mezzetti “Poesie 2005-2023” – Ed. Entropia 2024 – pag. 166 - € 14,00
Personalmente coinvolto nelle spire del tempo il poeta ricama un corposo tessuto tra folate d’amore, spazi da illuminare, immagini scavate nel bronzo, illusioni quotidiane, cifre profetiche, in un susseguirsi ritmato dei versi che misurano con accortezza emozioni e parole.
Dallo sgomento del baratro: “Nelle tue mani inutili, / senza sogni, / rifugge persino la polvere, / che, incredula, / non si posa/ per il troppo vuoto…” alle vertigini della passione che svanisce: “Ti sei dissolta/ come lingue rosse di un bivacco/ nel crepitio di una notte/ di fuochi d’artificio…” la memoria ricalca momenti di vita vissuta, capace di riordinare le visioni e le sensazioni in una meditazione continua, rimarginando ferite o riaprendo vincoli.
“Un libro che, se pure viene concepito in un periodo quasi ventennale, – scrive Cinzia Demi in prefazione – sembra scritto di getto, tutto d’un fiato, tanto è lineare la deriva esistenziale che ne ricaviamo. Un libro nel quale si notano modalità di scrittura diverse, forse più arcaico nei primi testi, più lirico lungo la via, più metaforico verso il finale, ma che non riserva troppe sorprese né stilistiche, né di contenuto.”
Una silloge quindi compatta, nella quale Marco infonde un amalgama di sapiente erudizione cucita fra problematiche sociali e bagagli consueti, testimonianze familiari e mutevolezze dei sentimenti, similitudini vaporose e resoconti del destino.
“Ho ripreso la vita/ ch’era sull’orlo, / ammiccante al vuoto, / affascinata dal precipizio/ come un angelo smarrito/ in bilico tra cielo e terra. / L’ho ripresa/ per l’ultimo pensiero rimasto, / per mio padre e mia madre, / per l’stinto di conservazione/ saldato ai miei piedi e alla terra, / al sangue e alle vene, / più che alle nuvole e al cielo.”
Una rotazione ansiosa che incide venature di elettricità tra colori ed oggetti diversi.
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ANTONIO SPAGNUOLO