giovedì 5 febbraio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = FABIO VALDINOCI


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Fabio Valdinoci: “Argine degli angeli” – Ed. peQuod 2025 – pag. 60 - € 14,00
Anche se suddivisa in tre sezioni (Argine valicabile, Il risveglio, Nel regno dei vivi) la silloge ha compatta struttura, sia di scrittura che di proponimenti speculativi, nello scorrere di accenni o figure, di lampeggi o inventiva.
Appaiono così dei fotogrammi che soffiano sulla pagina: “come si apre l’aria/ sul pavimento ricade/ un tutto intatto/ assorbito nel bianco/ da luce immune// in quella foto ebbra di terra/ ancora felice/ con lo sguardo rovesciato/ abitavo un regno.” Vertiginosamente avvolto dalla quotidianità il poeta cerca di inseguire quei sottili presentimenti che fanno ricchezza delle ore in solitudine o nel mormorio di un crepuscolo.
Nel secondo risvolto di copertina Gianfranco Lauretano così conclude: “La poesia di Valdinoci è canto discreto, non spiegato, e non vuole essere neanche confessionale. Poiché nasce come gesto di ascolto, chiede la stessa postura, la stessa intensa attenzione, dato che il sentimento di un respiro presente non appartiene solo a chi scrive, ma anche a chi legge e a ogni corpo che si è sentito, anche per un istante diviso tra la terra e la memoria.”
Le immagini diventano attraversamento del pensiero, probabilità di un transito che cerca ardentemente un approdo magari verso la fede che non si palesa, una dimensione costretta negli spiragli della fortuna, una transizione che agogna al respiro ed evapora nella eternità, un persistere del gusto per una cena amara, un innesto tra lo spazio dei denti e il battito delle palpebre.
“il passo ha una flebile voce/ esce dal fianco/ e vola di bocca in bocca/ per impegno preso/ un nulla di fatto di chi/ posseduto, ospita il silenzio/ attende un altro punto/ di conferimento/ e con un cappio, si lega/ a questo alveare.”
Per Fabio Valdinoci la scrittura è la sua voce, che tenta di dare forma alle sensazioni, ai sentimenti, al fremito della sorpresa, alla evocazione di un “credo” che possa placare ogni ansia interiore.
Ogni componimento, breve nella sua espansione, conserva con rigore il ritmo delle sillabe, che accennano alla musicalità del dettato e rendono elegantemente l’apertura a riflessioni e richiami del subconscio.
“Nell’impermanenza del mattino/ non saremo che ricordi.”
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ANTONIO SPAGNUOLO

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