lunedì 25 maggio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI = DONATELLA CANESCHI

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DONATELLA CANESCHI: “NEL MISTERO DEL TEMPO” Ed. Prometeus 2025 – pag. 88 - € 18,00
Con un saggio introduttivo di Francesco Solitario---
“La silloge- scrive di suo pugno l’autrice in postfazione- traccia un percorso poetico-esistenziale sul tempo, che da sempre accompagna l’uomo e la coscienza di sé, le sue paure e desideri……
Il libro si articola in 4 sezioni: Nel mistero del tempo, In Viaggio, Flussi, Visioni, che accolgono l’universo poetico e ne custodiscono i segni. Dal tema del tempo, si sviluppano diversi aspetti:
– il mistero del tempo, che si avverte con la fine della vita sulla terra e la perdita;
– quello della storia, con i suoi conflitti, ferite e speranze;
– il tempo del silenzio che nutre il pensiero e favorisce la meditazione, quello del desiderio , del viaggio reale e simbolico.”
Un continuo sfiorare i minuti tra sospensioni e illusioni, debolezze e caducità, fragilità, precarietà, transitorietà e speranze, tutte nell’immagine non consumabile, non corruttibile, in cui il temporaneo e il temporaneo cessano di essere tali in una inversione che va da precario vivente a frequenze contemplate e autosufficienti.
Molta poesia della poetessa si sviluppa intorno alla percezione del tempo come forza generatrice e insieme dissolutrice. L’incipit, “Fertilità del tempo che si frange”, ad esempio, introduce immediatamente una tensione fra pienezza e caducità: il tempo è fertile, produce vita, ma nello stesso istante si infrange contro il limite dell’esistenza. L’immagine della “cova di luci e ombre” accentua questa ambivalenza, poiché ogni esperienza umana nasce dall’intreccio di gioia e malinconia, speranza e perdita.
La natura di Maggio appare come simbolo della perfezione ciclica del mondo, una stagione che continuamente “rigenera linfe”, restituendo energia vitale alla terra e agli esseri umani. Tuttavia, il poeta introduce presto una nota meditativa e dolente: la “sensuale giovinezza di brezze” richiama il fascino della giovinezza, ma subito dopo emerge la consapevolezza che “molti sogni / fra le rughe, non fioriranno”. Le rughe diventano così segno del trascorrere degli anni e della distanza fra desiderio e compimento.
Non c’è però disperazione. Si evolve verso una maturazione interiore: la “nuova saggezza” che “nutre i giorni” indica che l’esperienza del tempo non distrugge soltanto, ma trasforma. I sogni mancati vengono sostituiti da una più profonda comprensione dell’esistenza. L’immagine finale delle “preziose perle” che “colmano la clessidra” è particolarmente efficace: ogni attimo vissuto, anche doloroso, diventa una gemma di memoria e conoscenza che riempie il tempo umano di significato.
Dunque un equilibrio fra vitalità e disincanto, tra eros della vita e meditazione sulla finitudine. La natura insegna che tutto rifiorisce, ma l’uomo può soltanto accettare il fluire del tempo trasformandolo in coscienza e memoria.
Per Donatella Caneschi la compattezza espressiva e la densità simbolica trasudano in lessico essenziale ma ricco di risonanze interiori, mentre le immagini naturali assumono valore esistenziale. Notevole l’uso della clessidra come simbolo conclusivo: non semplice emblema del tempo che fugge, ma contenitore di esperienza e saggezza. Il tono lirico, sobrio e meditativo, conferisce una delicata intensità elegiaca ad ogni componimento, che si adagia sapientemente ad una scrittura piana e comprensibile.
Anche i ricordi hanno la necessità di rivelarsi “prima che tutto abbia fine”, quasi nel desiderio di sigillare dentro il tessuto dell’ “amore”. E “vestita/ di sana follia,/ creare vibranti echi di senso, /smarrimenti.../e ricomporre l’universo intorno.”
Spesso la penna coglie un attimi di sospensione felice, dove lo spazio urbano diventa luogo dell’anima e della memoria. La piazza di Strasburgo appare immersa in una “rara armonia” che unisce storia, leggerezza e vita quotidiana. La cattedrale rappresenta il tempo solenne della civiltà e della durata, mentre le bolle dei clowns evocano l’effimero, il gioco e l’infanzia. In questo equilibrio tra gravità e leggerezza nasce il senso profondo del testo. L’orangina bevuta insieme è un dettaglio semplice ma essenziale, perché trasforma l’esperienza in intimità condivisa. Anche la fotografia non serve soltanto a fermare un’immagine, ma a trattenere un’emozione destinata a svanire. Il “tempo perduto” richiama una nostalgia dolce, non dolorosa, quasi una riconciliazione con il passato. Il sorriso diventa così consapevolezza della precarietà della felicità. Nel finale, la “nuova vita” che sboccia nel flusso dei pensieri suggerisce una rinascita interiore, generata proprio dalla memoria e dalla bellezza del presente. E qui la poesia mostra come piccoli istanti possano aprire spazi di rigenerazione spirituale.
La silloge si distingue per la misura lirica e la limpidezza espressiva. Il linguaggio quotidiano convive con immagini simboliche leggere e persuasive. L’equilibrio fra concretezza narrativa e riflessione interiore conferisce un tono elegante, capace di trasformare una scena in meditazione sul tempo, sulla memoria e sulla rinascita emotiva.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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