SEGNALAZIONE VOLUMI = IVAN POZZONI
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Ivan Pozzoni: “Lo stato pontificio” Ed. Divina Follia – 2026 – pag. 60 – € 11,40
Una lunga e scintillante discussione fa da prefazione a questo volume che rappresenta una lucida critica sociale e letteraria contro il conformismo e il "chiacchiericcio del nulla".
Con il titolo “IL NUOVO «PARADIGMA» AN-ESTETICO: IL TARDOMODERNISMO LETTERARIO. CADOR-NA E' SOTTOPORTA PIA”, Ivan Pozzoni ci rende partecipi di una nuova idea filosofico/culturale che po-trebbe o dovrebbe alimentare moderne capacità di scrittura.
Le sue poesie allora molto spesso si presentano come un violento manifesto poetico contro il sistema culturale contemporaneo, percepito dall’autore come un “Tempio dell’arte” dominato da mercanti, compromessi e logiche di mercato. Fin dai primi versi emerge una rabbia iconoclasta che assume il to-no della bestemmia profetica e della satira aggressiva. L’io lirico si pone come escluso volontario, ri-fiuta diplomi, percentuali, riconoscimenti ufficiali, scegliendo invece una posizione marginale e anta-gonista.
Le immagini storiche delle Termopili, di Leonida, di Temistocle e di Serse trasformano il conflitto artistico in una guerra epica: il poeta è un combattente isolato contro un esercito smisurato e corrotto. La cultura classica viene però contaminata da linguaggi contemporanei, gergali e provocatori, creando uno scontro continuo tra alto e basso registro stilistico. Questo contrasto produce una poesia volutamente eccessiva, che vive di accumuli verbali, iperboli e invettive.
Molto forte è anche la dimensione cristologica: il poeta si identifica con il martire crocifisso accanto ai ladroni Gestas e Dismas, suggerendo una vocazione sacrificale dell’arte autentica. Tuttavia il tono non è mai elegiaco; al contrario, resta feroce, ironico, quasi rap. Il ritmo sincopato, l’uso delle rime interne e delle assonanze ricordano infatti la spoken poetry e certe strutture dell’hip hop contemporaneo. L’autore costruisce una figura di poeta-anomalia: “anti-patico”, tagliente come un coltello, incapace di integrarsi nel sistema. L’“empatia” del titolo viene rovesciata in “cirrosi”, cioè malattia e degenerazione: la sensibilità diventa una patologia corrosiva che impedisce l’adattamento sociale. La poesia allora non consola, ma colpisce, frattura, destabilizza il lettore.
La penna unisce invettiva, autocelebrazione e sperimentazione linguistica in una scrittura ad alta tensione espressiva. La forza principale risiede nell’energia ritmica e nell’immaginario stratificato, che mescola cultura classica, simbologia religiosa e lessico urbano. A tratti l’eccesso verbale rischia di sovraccaricare il discorso poetico, ma proprio questa ridondanza contribuisce a costruire una voce radicale, disturbante e volutamente fuori controllo.
Non ha timore per i suoi versi e dichiara:
“Purtroppo e inutile che vi agitiate, cardinali e curiali, coi vostri maneggi da contrabbando
i miei riots, a forza di tagliare teste, conquisteranno tutto il mondo,
i miei versi da sindrome da colon irritabile si evacuano con il massimo sforzo
irritano le vostre facce da emorroide, facendovi oscillare come un orologio al quarzo.”
Ecco apparire allora pagina dopo pagina un arcobaleno che offre i colori quasi come scoppi di segreti del nostro sub conscio.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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