SEGNALAZIONE VOLUMI = GIORGIO MONTANARI
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Giorgio Montanari: “Partiture per occhi sordi” - Ed Il viandante – 2026 - pag. 82 – € 12,00
Proprio come un melodramma la silloge si divide in cinque atti partendo dal “preludio in la”, con “fuga in sol”, “allegro con fuoco in mi minore”, “interludio in do”, “finale adagio in mi”, concludendo con una poesia che si sviluppa come una riflessione sulla complessità dell’essere umano, rappresentato attraverso una sequenza di elementi anatomici e spirituali che convivono nello stesso spazio esistenziale. Le “regioni cangianti” del verso iniziale evocano una condizione di continua trasformazione: il corpo e la coscienza non sono realtà statiche, ma territori mobili in cui si intrecciano materia e pensiero. La successione di termini quali “cartilagine, epidermide, ragione”, seguiti da “battito cardiaco, vertebre, trachea”, costruisce una sorta di inventario dell’identità umana, dove l’aspetto biologico e quello intellettuale si fondono in una medesima unità.
L’immagine dello “snodo” che si sviluppa in verticale suggerisce l’idea della crescita, dell’evoluzione e della tensione verso una forma più alta di consapevolezza. Tuttavia, questa unità rimane fragile e continuamente esposta al confronto con la realtà concreta. Il gesto semplice del chinarsi per raccogliere “rami secchi” introduce infatti una dimensione quotidiana e simbolica insieme: ciò che appare come un’azione ordinaria diventa metafora della ricerca, del recupero di esperienze passate o di frammenti di memoria. Nel finale, le scarpe che “calpestano consapevolezze” esprimono una sottile contraddizione dell’esistenza: mentre l’uomo cerca di comprendere sé stesso e il mondo, rischia involontariamente di ignorare o schiacciare verità già acquisite. La conoscenza, dunque, non è mai definitiva, ma continuamente messa in discussione dal vivere stesso.
La scrittura di Giorgio Montanari si distingue per un linguaggio essenziale e fortemente evocativo, capace di fondere lessico anatomico e riflessione filosofica. La struttura spesso procede per accumulazione di immagini che trasformano il corpo in metafora dell’identità e della coscienza.
Particolarmente efficace è il contrasto tra la verticalità dello “snodo” e il gesto del chinarsi, che crea una tensione simbolica tra aspirazione e limite. Ne deriva una lirica di notevole densità concettuale, nella quale la corporeità diventa strumento privilegiato per interrogare il senso della consapevolezza umana.
Un equilibrato “solfeggio” fa sì che il ritmo delle sillabe sia melodicamente presente ad ogni verso, inserito quasi sempre senza una metrica prestabilita.
Il poeta sviluppa una riflessione intensa sul tema dell’identità e della trasformazione continua dell’essere umano nella contemporaneità, il soggetto poetico appare impegnato in una nuova lettura del reale, come se fosse costretto a reinterpretare incessantemente il mondo e le persone che lo abitano. L’immagine dei “camaleonti sempre pronti a mutare” introduce il motivo centrale del cambiamento, evidenziando una società in cui nulla resta stabile e ogni identità sembra adattarsi alle circostanze.
L’acqua assume una funzione simbolica: è il fluire dell’esistenza, della memoria e del desiderio. La suggestiva espressione “nella trasparenza della sete” unisce due condizioni apparentemente opposte, la limpidezza e la mancanza, suggerendo che la ricerca di senso nasce proprio da una perenne incompiutezza. Di particolare interesse è il riferimento al nastro di Möbius, figura matematica che possiede una sola superficie continua. Attraverso questa metafora, il poeta rappresenta strade e destini che si intrecciano in un percorso senza inizio né fine, dove le persone, pur cambiando “pelle”, restano profondamente collegate. Le “figure non orientabili ma unite” diventano così simbolo di una condizione umana complessa, sfuggente alle definizioni tradizionali. La dimensione teatrale allora si manifesta la tendenza a nascondere la propria autenticità dietro maschere sociali.
Capacità di fondere immagini scientifiche, simboliche e plateali in un tessuto espressivo coerente e suggestivo, per uno stile essenziale ma denso di significati, caratterizzato da un efficace equilibrio tra astrazione filosofica e concretezza visiva. Ne emerge una meditazione originale sulla fluidità dell’identità contemporanea e sulla difficoltà di distinguere l’autenticità dalla rappresentazione.
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ANTONIO SPAGNUOLO



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