martedì 5 maggio 2026

SEGNALAZIONE VOLUMI - FIORENZA FINELLI

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Fiorenza Finelli: “Parabole oniriche” – ed. Centro culturale l’ortica- 2026 – pag. 38 - € 10,00
Premio Sandra Mazzei per una silloge inedita questa raccolta si offre con un titolo accattivante e singolare, che lascia aperto lo spiraglio di indagine che del sogno ricama vari lampeggi e affonda quasi sempre nelle circonvoluzioni del nostro sub conscio.
I fotogrammi si alternano a visioni con delicatezza ma anche con improvvisi sussulti, tra il chiaroscuro della Falce nera e i dettami della passione, tra la purezza di un destino e la quiete di un sogno, tra i frammenti del tempo da centellinare e il “disarmo delle ali intorpidite”.
Per centellinare lo stile che la poetessa incide mi piace indagare sulla poesia “Brandelli d’ali”:
Ti sono rimasti soltanto
brandelli d’ali,
piccoli passi stentati
da centellinare,
incerti come i miei transiti
di bambina impellicciata.
Sono le tue ginocchia
inclementi
caverne di sasso
cieche feritoie.
Troppo breve il tempo,
velatura di un fiore,
quando cala l’imbrunire
sull’assieparsi
di desideri ancora vivi.
La natura ebbra
può essere capace
di cicli spietati.
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Questa, che prendo ad esempio, costruisce un’immagine di fragilità e di perdita attraverso una serie di metafore corporee e naturali. L’incipit (“brandelli d’ali”) suggerisce immediatamente una condizione di caduta o di impossibilità del volo: ciò che resta non è più slancio, ma residuo. I “piccoli passi stentati” rafforzano questa dimensione di fatica, quasi una regressione a uno stato infantile o vulnerabile, esplicitato poi nell’immagine dei “transiti / di bambina impellicciata”. Qui emerge un contrasto interessante: l’infanzia, solitamente associata a leggerezza, è invece appesantita, protetta in modo eccessivo, quindi limitata nei movimenti.
Il corpo diventa progressivamente paesaggio: le “ginocchia inclementi” si trasformano in “caverne di sasso”, “cieche feritoie”. È un’immagine dura, chiusa, che evoca immobilità e sofferenza, forse legata al tempo che passa o a una condizione fisica e psicologica di blocco. Il lessico minerale (“sasso”, “caverne”) contribuisce a rendere questa parte del corpo quasi disumanizzata, come se la vitalità fosse stata sostituita da una rigidità inerte.
Il tema del tempo è centrale: “Troppo breve il tempo” introduce una riflessione sulla fugacità, resa attraverso la delicata metafora della “velatura di un fiore”. Tuttavia, questa brevità non annulla il desiderio: i “desideri ancora vivi” si addensano, creando una tensione tra vitalità interiore e limite esterno. L’imbrunire segna un passaggio, una soglia tra luce e oscurità, vita e declino.
La chiusa amplia lo sguardo alla natura, definita “ebbra” ma anche capace di “cicli spietati”. Qui la poesia sembra suggerire che la condizione individuale non è isolata, ma inscritta in una legge più ampia, naturale e inevitabile, dove vitalità e distruzione convivono.
Tutta la raccolta si distingue per un linguaggio fortemente metaforico e compatto, capace di fondere dimensione corporea e paesaggistica in un’unica visione. La tensione tra fragilità e desiderio costituisce il nucleo emotivo della poesia di Fiorenza, mentre ella introduce riflessioni quasi cosmiche sul tempo e sul dolore. L’uso di immagini dure accanto a elementi più delicati crea un efficace contrasto espressivo, si ricongiunge alle palpabili consistenze della natura che circonda e si attarda significativamente nella violenza di una morte incombente.
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ANTONIO SPAGNUOLO.

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