lunedì 19 gennaio 2026

SEGANALAZIONE VOLUMI = IGOR GIAMMANCO


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Igor Giammanco: “Come una cosa del mondo” Ed. Puntoacapo 2025 – pag. 62 - € 12,00
Già dall’intestazione, così semplice ed ingombrante allo stesso tempo, la bizzarria si accende per un’indagine del quotidiano o dell’imprevisto, come sono del resto le incidenze delle cose del mondo. “Se a partire dal titolo – scrive Dario Talarico in prefazione - è possibile rintracciare la ricerca di un linguaggio in grado di tornare alla sua matrice ineludibilmente relazionale – e relazionale in senso cosmico, di restituire dignità allo stesso essere umano, privandolo della sua posizione di sedicente supremazia –, in analoga misura, fin dalle prime pagine, la parola dell’autore si riconosce e si ribadisce minuscola, si vuole sé stessa. Senza posture e senza pretendersi.”
Le ombreggiature delle figure sono allora abbozzate con la punta di un lapis e con molta energia poi messe in evidenza da un continuo sospendere interrogativi e proposte, che rendono la poesia un “singolo abbraccio del momento esistenziale”.
“Rimani, c’è qui/ abbastanza mondo/ cielo larghissimo. / C’è da colmarsi/ vastissimi/ dentro un abbraccio, dal ventre/ esplorarsi/ il bene e il male, darsi/ altre bocche/ altra fame. / Se vai/ mi farò valigia/ mi farò stazione.”
Appare lo scandaglio che accompagna il pensiero per illuminare ogni passo che ispira sia alla dimensione globale, sia al particolare privato, che cuce e ricuce lo scambio dell’impazienza.
“C’è un senso nello stare/ uno nel passo, un centimetro/ dove farsi minuscoli una distanza/ da lasciare intatta. / C’è da abitare/ un abbandono. / Farsi terra/ immobili/ franare.”
I momenti prendono forma plasmabile e necessaria per divenire organizzazione ideale ad eliminare i nostri limiti, tra “i corpi in macerie” e la “scarsità del tempo che resta”.
Raggio dell’interiore e crescita garantita la certezza dell’essere, l’enigma e il senso dell’esistere, tra le insistenti domande che spingono ad investigare tra metafore e simboli, tra sogni e consapevolezze, tra similitudini dell’ora e “frantumi della contentezza”.
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ANTONIO SPAGNUOLO

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