SEGNALAZIONE VOLUMI = BARBARA DALL'IDRO
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Barbara Dall’Idro: “apokatàstasis” – Ed. Nulla die – 2026 – pag. 80 - € 15,00
Ecco una raccolta serrata di composizioni, tutte senza titolo, tutte senza punteggio, tutte senza maiuscole, che diviene canto uniforme e musicalmente ricamato, in tre sezioni “labirinto”, “fascinazioni, “panismo”, indubbiamente per chiara disponibilità all’indagine propria del sub-conscio.
Tra le innumerevoli pieghe del tempo, della caotica immanenza del quotidiano, delle vertiginose trasformazioni del pensiero, degli intarsi ombrosi del dolore, delle false colorazioni dell’illusione, la parola, prima scritta e poi sussurrata, incide con eleganza e complicità nel dettato poetico.
“ostaggio della memoria
in una stagione che non mi appartiene
tra prostrazione e vigore
non mi concedo al deperimento
in una dimora di ghiaccio
fomento il fuoco
per denudarmi sempre di ogni orpello
e godere imperitura
di una sacra visione
viatico per il nitido spasmo”
La scrittura si muove lungo una tensione continua tra immobilità e slancio, facendo della memoria non un semplice deposito del passato, ma una forza viva che trattiene e insieme alimenta. La “stagione che non mi appartiene” suggerisce uno scarto esistenziale, un tempo vissuto come estraneo, dentro il quale il soggetto però resiste con consapevole energia. L’opposizione tra “prostrazione e vigore” costruisce una dialettica feconda, in cui la fragilità non annulla, ma rafforza la volontà di non cedere al deperimento. La “dimora di ghiaccio” è immagine potente di isolamento e rigidità, subito riscattata dall’atto attivo del “fomentare il fuoco”, gesto creativo e salvifico. Il linguaggio tende a una spoliazione progressiva, coerente con il desiderio di “denudarsi di ogni orpello”, fino a una nudità essenziale dello sguardo. In questo percorso, la memoria diventa strumento di purificazione più che di rimpianto. La “sacra visione” introduce una dimensione quasi mistica, mai enfatica, ma interiorizzata. Col termine “viatico” rafforza l’idea del testo come passaggio, come soglia. Il finale, con il “nitido spasmo”, fonde chiarezza e dolore in un’immagine di rara intensità. Con questi passi frammentati tra luci ed ombre possiamo affondare tra le pieghe del frastuono, “custodire radici secolari”, affrettarci “oltre la risacca del lenzuolo silente”, tremare “tra le folate solforose della discesa agli inferi”, “esaudire le metamorfosi del primigenio fuoco”.
Il tracciato policromatico di Barbara Dall’Idro convince per compattezza simbolica e rigore espressivo, voce lirica matura, attenta alle curve contemporanee dello sperimentalismo ma ben sostenendo il classico scandire delle sillabe, ed infine capace di trasformare il conflitto interiore in conoscenza. ANTONIO SPAGNUOLO



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